Consigli generali

  • Mascherine contro il coronavirus

    Mascherine contro il coronavirus

    Le mascherine di protezione sono ormai sulla bocca di tutti, uno strumento ormai difficile da trovare perchè dovrebbe , e ribadisco il dovrebbe perché non è sempre vero, proteggerci dal coronavirus. Vediamo perchè e come si usano, e quali sono le differenze tra i vari tipi in commercio.

    Innanzitutto c’è da dire che esistono vari tipi di mascherine, quelle chirurgiche che non proteggono dal contrarre il virus ma evitano qualora fossimo infetti di contagiare altre persone. Queste tra quelle utili sono le meno costose.  

    Mascherina Chirurgica

    Poi abbiamo le FFP2 o FFP3 , chiamate anche N95 nei paesi asiatici che invece proteggono chi le indossa dall’infezione, e possono avere o no una valvola: se ce l’hanno sono più comode nell’uso prolungato ma le particelle di saliva posso uscire dalla valvola e in quel caso proteggono chi ha la mascherina ma non impediscono di infettare qualora fossimo positivi al virus, infatti per questa ragione il personale medico le usa mettendoci davanti la mascherina chirurgica.

    Mascherina FFP2 con valvola

    Tutte queste mascherine sono monouso, quindi non possono essere riutilizzati e hanno una durata molto limitata, di circa 6 ore , quindi vanno cambiate spesso.

    Verificate sempre che sia presente la classificazione della maschera e il marchio CE stampato sulla maschera.

    Data l’elevata richiesta , la scarsa disponibilità e i prezzi ovviamente saliti alle stelle, tante aziende che producevano altro, specie industrie grafiche o tessili si sono riconvertiti alla produzione di mascherine, cosi come tanti privati hanno iniziato a costruirsele in casa.

    Purtoppo l’efficacia di queste mascherine improvvisate è quasi sempre ZERO, purtoppo non solo non proteggono dal ricevere il virus ma neanche fanno da barriera in caso foste infetti, cosi come non serve usare una sciarpa o un fazzoletto: purtoppo il virus è talmente piccolo che penetra le fibre e fuoriesce, rendendo inutile la mascherina improvvisata.

    L’unico vantaggio è che vi permette di entrare nei supermercati dove è obbligatorio avere la mascherina per poter accedere al negozio, ma a quel punto tanto vale farsela a casa con la carta da forno, che tra le tante soluzioni fatte in casa è quella più semplice e più vicina al concetto della mascherina chirurgica.

    Ma ricordate: le mascherine autocostruite, o quelle prodotte senza la certificazione non servono a proteggersi ne a proteggere gli altri, gira un video molto esplicativo fatto da un dottore spagnolo che fa un semplice esperimento spruzzando un deodorante dall’interno della mascherina , come fosse la bocca di chi la indossa, e tutte le varie mascherine fatte in casa fanno uscire lo spray all’esterno, mentre la chirurgica e la FFP2 senza filtro la bloccano.

    Pensateci quando acquistate le mascherine ed evitate prodotti inutili e costosi, buoni solo per fare marketing , ma che non proteggono: se lo scopo è solo entrare nei supermercati in assenza di una mascherina certificata, piuttosto che spendere tanti soldi fatevela in casa con la carta forno, se invece vi occorre veramente acquistatene una certificata.

    Ovviamente i prezzi in giro sono saliti alle stelle, e se una mascherina FFP2 prima del virus costava anche 30 centesimi, ora trovarne sotto i 3 euro è già quasi un miracolo, e spesso le più economiche che si trovano su internet arrivano dall’estero, Cina in primis, con tempi di spedizione piuttosto lunghi, e chi le ha disponibili in Italia se le fa pagare care, anche perché probabilmente le ha pagate care dal suo fornitore e non necessariamente ci sta speculando.

    Fate attenzione quindi alle possibili truffe, acquistando solo da rivenditori affidabili che vi garantiscano che le mascherine siano effettivamente certificate, che arrivino in tempi brevi e quindi non vengano bloccate in dogana nel tragitto, quindi possibilmente spedite se non dall’italia quanto meno dall’europa, anche a costo di pagarle un po di più , ma purtoppo è la  legge del mercato: se la domanda è superiore all’offerta i prezzi salgono.

  • Un piccolo trucco per risparmiare su Amazon

    Tutti conosciamo Amazon e la sua proverbiale assistenza al cliente che fa si che la soddisfazione di chi compra dal famoso sito di e-commerce sia la massima possibile. Per fare questo evitando problemi , oltre a un valido servizio clienti, da la possibilità di rendere o sostituire i nostri acquisti entro 30 giorni dal ricevimento della merce, facendosi pure carico delle spese per il reso.

    In questo modo chi acquista è sicuro che cio che ha visto sul sito sia effettivamente quello che ci si aspetta, e che faccia perfettamente al proprio caso. Qualcuno usa anche il reso in maniera furba, come una sorta di noleggio gratuito e c’è chi prende due prodotti simili perche è indeciso, restituendo quello che dopo la prova ritiene meno adatto.

    Ma dove finiscono questi prodotti resi dai clienti? Come detto Amazon vuole la massima soddisfazione dei propri clienti e non rivenderà per nuovi questi prodotti, anche se sono stati solo provati dai clienti, ma una volta ricontrollati per garantire la funzionalità li venderà come usati ricondizionati nella sezione Warehouse Deals, insieme a prodotti che per qualche motivo, magari spostandosi per i magazzini, non risultano essere impeccabili per gli standard del sito.

    Questi prodotti verranno messi in vendita con sconti più o meno importanti rispetto al prezzo del nuovo, e spesso ulteriormente ridotti durante particolari campagne promozionali, dove magari è offerto un’ulteriore sconto del 20/30% sul prodotto ricondizionato, arrivando a pagare meno della metà un prodotto praticamente nuovo.

    Ovviamente il prezzo varia a seconda delle condizioni, indicati con tre gradi: come nuovo, ottime condizioni e condizioni accettabili, e comunque vengono indicati gli eventuali difetti, che in genere si limitano a qualche graffio, alla mancanza di qualche manuale, o accessorio, alla scatola ammaccata o sostituita, alla peggio alla sostituzione di qualche accessorio o cavetto con qualcosa di compatibile, ma ad ogni modo è garantita la perfetta funzionalità dell’oggetto, a un prezzo più conveniente rispetto al nuovo. Talvolta il prodotto non è di provenienza nazionale , ma questo non inficia la funzionalità.

    Ovviamente come per i prodotti nuovi venduti e spediti da Amazon vige la solita garanzia, che permette il reso gratuito entro 30 giorni, quindi in caso di problemi si è comunque in una botte di ferro: l’unica differenza è che essendo prodotti unici non sarà possibile una sostituzione, ma solo un rimborso.

    Per trovare questi prodotti esiste una sezione apposita , Warehouse Deals, che si puo trovare sia dal motore di ricerca, sia dalla sezione offerte che nella scheda di un singolo prodotto quando è presente Nuovi e Usati tra le offerte disponibili sulla colonna destra, accertandosi che sia presente il bollino warehouse deals tra le offerte dei venditori dell’usato, che certifica che quell’articolo usato è venduto e spedito da Amazon e non da venditori terzi, che potrebbero avere un’assistenza e un’affidabilità inferiore a quella garantita direttamente da Amazon.

    Non sempre però il prodotto usato è disponibile, quindi in quel caso non riusciremo a fare l’affare che ci eravamo prefissato, ma se non abbiamo fretta basta attendere che venga messo a disposizione, oppure possiamo provare alcune strade alternative: la ricerca nei Warehouse Deals dei siti Amazon di altri paesi europei o i Ricondizionati Garantiti offerti da venditori terzi.

    Nel primo caso si tratta di andare sul sito Amazon francese, tedesco, inglese, spagnolo, etc. e provare a vedere se è disponibile tra le offerte Warehouse Deals l’artocolo che stavamo puntando, tenendo conto che le spese di spedizione non saranno gratuite, che il servizio clienti probabilmente non ci risponderà in italiano, e che in caso di resi dovremo anticipare noi i costi di spedizione del prodotto verso un magazzino estero (che ci verranno comunque restituiti), ma se il risparmio è interessante e le condizioni dell’oggetto soddisfacenti il gioco vale comunque la candela.

    Il secondo caso è invece rappresentato dai ricondizionati garantiti da venditori terzi, dove Amazon effettua un controllo più blando, seppure effettui una certa selezione dei venditori, alla stregua di quello che accade con i venditori Marketplace sul nuovo: si sta tranquilli, ma un po meno rispetto a quando venduto direttamente da Amazon, ci si dovrà interfacciare con un venditore terzo che avrà i propri parametri e le proprie garanzie che non è detto siano buone quanto quelle di Amazon, ma se il risparmio è interessante puo essere comunque valutato, e sempre meglio dell’usato standard dove non è detto che sia stato adeguatamente ricondizionato.

    Ad ogni modo valutate sempre le condizioni e la garanzia e valutate bene il risparmio: se la differenza col nuovo è molto esigua tanto vale avere la doppia garanzia offerta non solo dal venditore ma anche dal produttore, ma se il risparmio è importante vai di usato ricondizionato!

  • L’ecologia non è la soluzione

    In un epoca di supporters di Greta Thunberg , dove orde di ragazzi si riuniscono nei Friday for Future per sensibilizzare i politici e la popolazione sui temi dell’ambiente, esordire con queste parole può suonare fuori luogo, ma ragionando un pò fuori dagli schemi e sopratutto fuori da quello che i media ci vogliono trasmettere ci accorgeremo che non è cosi sovversivo come qualcuno potrebbe pensare fermandosi a leggere solo il titolo.

    Infatti il pensiero comune, specie ai nostri tempi dove chi pensa fuori dal coro ha grosse difficoltà ad essere ascoltato per esporre le proprie ragioni, issa la bandiera dell’ambientalismo a tutti i costi anche quando non ce ne sarebbe bisogno.

    Dall’evitare l’uso della plastica, a demonizzare i mezzi di trasporto o di riscaldamento si vuole demonizzare l’uso comune dei prodotti e dei servizi che ogni giorno utilizziamo nell’ottica di sostituirli con qualcosa di più sostenibile, ma è davvero cosi?

    In realtà se è pur vero che è giusto fare la nostra parte per ridurre l’inquinamento del pianeta, arrivare a posizioni talebane non giova a nessuno , se non a chi produce e vende prodotti ecologici , di modo che si possano sostituire prodotti e produttori tradizionali con qualcos’altro, entrando magari in un mercato consolidato difficilmente aggredibile da un nuovo entrante.

    Il problema è che se vado a sostituire un prodotto che il consumatore ha già in casa con un’altro sulla carta più ecologico dovrò smaltire quello vecchio e produrne uno nuovo inquinando, quindi siamo sicuri che stiamo rendendo un servizio all’ambiente? O forse sarebbe meglio piuttosto che produrre qualcosa di nuovo riparare e allungare il ciclo di vita dei prodotti anzichè rottamarli con la scusa dell’ecologia, asserendo che il nuovo prodotto inquina di meno del precedente?

    E’ corretto eliminare la plastica tout-court anche in Europa per evitare che finisca nei mari quando il 90% di quella plastica arriva da Cina e India, e magari la si sostituisce con alluminio e cartone, più pesante e voluminoso, quindi più inquinante nel trasporto e nello stoccaggio? Ha senso mettere paletti sempre più stringenti ai parametri di inquinamento delle automobili, aumentando i costi di produzione e di manutenzione con l’intento di favorire le auto elettriche, mettendo a rischio posti di lavoro della filiera dell’automobile tradizionale, quando l’inquinamento delle città deriva solo marginalmente dalle autovetture, magari tralasciando che la maggior parte di quell’inquinamento deriva da caldaie, industrie, navi e aerei solo perchè sono più difficili da controllare?

    Spesso per questioni di principio si vuole perseguire a tutti i costi la riduzione dell’inquinamento, o di quello che si crede inquini, e che spesso non ha neanche solide basi scientifiche, arrivando al paradosso che per cercare di ridurre di qualche punto percentuale l’inquinamento si è costretti a sostituire un determinato prodotto con qualcosa che costa molto di più e/o molto più scomodo, spesso utilizzando la scusa dell’ecologia per mascherare nuove tasse, o per costringerci a comprare dei prodotti che altrimenti non avremmo acquistato.

    Il problema è che se si deve sostituire un prodotto con uno più scomodo e più costoso, anche con le enormi azioni dei media per convincerci del contrario, verrà visto dai più come un’imposizione, a maggior ragione quando toccano il portafoglio, sopratutto in paesi come l’Italia , dove l’economia non è cosi ricca , a differenza dei paesi del nord Europa dove questo sentimento ecologista è nato e si è sviluppato.

    Se si vuole superare questo problema quello che è necessario fare è cambiare punto di vista, non si deve puntare all’ecologia ma all’efficienza: se un prodotto è efficiente , probabilmente costa meno e inquina meno, ma sopratutto non verrà visto come un’imposizione dalla massa, perchè se ci farà risparmiare corrente, benzina, manutenzione, etc. saremo stimolati dal risparmio economico senza neanche accorgerci che stiamo inquinando meno, anche a costo di pagarlo un pò di più di uno tradizionale.

    Se invece siamo costretti, magari da una legge che ne vieta o ne limita l’utilizzo, a sostituire il nostro prodotto, magari ancora perfettamente funzionante, con uno nuovo che magari inquina il 5% in meno ma costa il doppio cercheremo tutte le scappatoie possibili, con il rischio pure di inquinare di più per cercare di gabbare la legge.

    Il segreto quindi è cercare di rendere sostenibile economicamente il prodotto, e automaticamente costando meno , vuoi perchè dura di più evitando l’obsolescenza programmata, vuoi perchè consuma meno, automaticamente sarà più sostenibile dal punto di vista ambientale, magari sarà un pò meno ecologico di un prodotto pensato per massimizzare la riduzione dell’inquinamento, ma la sostenibilità ecologica non deve fare venire meno quella economica, cosi come un prodotto fortemente economico, puo far venire meno la sostenibilità ambientale.

    E’ giusto quindi pagare leggermente di più per avere un prodotto più ecologico, a patto che non sia molto più scomodo, e che magari mi compensi il maggiore esborso con un risparmio futuro, mentre non lo è certo quanto si è costretti a pagare il doppio, qualcosa che magari avremmo pure evitato di comprare, solo perchè una legge ci impone delle limitazioni di cui avremmo volentieri fatto a meno.

  • I prodotti su licenza sono una fregatura?

    Quando valutiamo l’acquisto di un qualsiasi prodotto ci troviamo generalmente a scegliere tra varie marche, selezionando tra quelle migliori per il nostro budget, ma spesso abbiamo a che fare con delle marche inaspettate per quel genere di articolo.

    Magari troviamo un’occhiale con il marchio di un famoso marchio di calzature, una valigia col marchio di una squadra di calcio, una maglietta col marchio di un produttore di elettronica, un profumo con il marchio di una casa automobilistica, un’orologio con l’effige di un marchio di abbigliamento e cosi via…

    Si tratta del cosiddetto licensing, dove un marchio famoso viene dato in licenza dal titolare ad un’altra ditta specializzata per produrre determinate linee di prodotto secondarie, generalmente differenti dall’attività prinicipale dell’azienda.

    A volte inoltre viene utilizzata la stessa tecnica quando un grosso marchio vuole dismettere la produzione di alcuni prodotti cedendo il marchio su licenza ad un concorrente, e mantenendolo in casa per il resto della produzione.

    In ogni caso ci si trova ad acquistare un prodotto che non è realizzato dal titolare del marchio, ma da un’azienda terza che non è detto rispetti gli stessi standard qualitativi della casa madre.

    Se la casa madre è un pregiato marchio di lusso tendenzialmente fà una selezione accurata dei propri licenziatari arrivando anche a sindacare sulla qualità dei singoli prodotti licenziati per evitare di sminuire il valore del proprio brand, ma non sempre è così, specie se il marchio è meno importante o se l’articolo su licenza è di una categoria poco affine alla produzione principale di quel marchio: per una casa di moda un quaderno probabilmente non avrà le stesse attenzioni di un occhiale o un profumo.

    Se il marchio invece non è già in partenza dei più prestigiosi, o se si ritrova costretto a cedere le licenze a causa di difficoltà finanziarie, o se il marchio stesso è in decadenza, o ancora in assenza di accurati controlli, è possibile che la licenza finisca in mano ad aziende terze con pochi scrupoli che potrebbero sfruttare il marchio famoso per smerciare prodotti di scarsa qualità, spesso a prezzi elevati o comunque non corrispondenti al valore del prodotto.

    In quel caso è bene evitare il prodotto su licenza o quanto meno informarsi sulla qualità dell’articolo e del reale produttore considerando anche che il licenziatario potrebbe anche avere licenze di più marchi e trattare i singoli marchi in maniera differente, qualcuno con il giusto rapporto qualità/prezzo e qualcuno meno, qualcuno con prodotti di qualità e qualcuno meno.

    Questo spiega anche perchè si trovino nelle bancarelle, nei mercati e nei negozi “low cost” prodotti di marchi prestigiosi, spesso decaduti o su prodotti molto differenti dall’attività principale dell’azienda ,come le calze o le mutande con l’effige di un marchio di abbigliamento di lusso, i trapani o le coperte di una famosa ditta di pigiami, le scarpe antinfortunistiche di una famosa ditta di abbigliamento sportivo, i profumi con il nome di un personaggio dello spettacolo, etc. , non si tratta di falsi, ma di prodotti su licenza che si sono trovati a competere nella fascia bassa del mercato e che probabilmente non sono di qualità particolarmente eccelsa.

    Il problema però è se lo stesso prodotto su licenza lo ritroviamo in punti vendita più seri in mezzo e agli stessi prezzi di prodotti di cui siamo sicuri della qualità: ci possiamo fidare del marchio famoso fuori contesto o è meglio prendere il sicuro con un marchio che ha storicamente sempre prodotto quel genere di articoli?

    Non c’è una risposta univoca: bisogna informarsi sul prodotto, sulla qualità dei prodotti del licenziatario (tenendo conto che a linee e marchi diversi potrebbero corrispondere qualità e prezzi differenti), e in mancanza di informazioni, o di tempo, perchè magari ci si trova davanti a una super offerta del giorno , nel dubbio prendere il sicuro acquistando qualcosa prodotto da chi ha sempre prodotto quel genere di articolo.

    Anche li però un’attenzione all’etichetta, dove è riportato l’effettivo produttore o licenziatario va sempre data: come detto alcune case danno su licenza alcune linee di prodotto ad aziende terze, mantenendo in casa delle altre quindi magari la linea sportiva di quella marca famosa di abbigliamento è su licenza mentre quella elegante è prodotta in casa, oppure la grande casa di elettronica produce in casa le lampadine o gli elettrodomestici, mentre da su licenza all’azienda asiatica di turno i televisori o i computer che sono meno remunerativi per l’azienda.

    Questo non significa che un prodotto su licenza non sia di qualità o che costi sempre più di quanto valga effettivamente, dipende molto dalla tipologia di prodotto licenziato e dalla serietà del brand e del licenziatario: ma c’è da tenere gli occhi aperti specie quando si trovano offerte particolarmente interessanti: un classico esempio è il televisore della famosa marca giapponese o tedesca superscontato al supermercato: con buona probabilità si tratta di un prodotto asiatico di scarsa qualità marchiato con un nome decaduto ottenuto su licenza.

  • Comprare dalla Cina conviene davvero?

    Navigando in rete, magari vedendo ciò che viene pubblicizzato in certi banner vi sarà venuto in mente di acquistare dei prodotti dalla Cina. Considerando che gran parte dei negozi vendono prodotti provenienti dal celeste impero, probabilmente saltando qualche intermediario avrete pensato che potrebbe scapparci l’affare. E’ davvero cosi?

    Purtroppo non esiste una risposta univoca, perchè se è pur vero che acquistare alla fonte può portarci a trovare dei prezzi bassi, non è affatto vero che ciò convenga.

    Infatti vanno considerati diversi fattori, in primis la qualità: un prodotto cinese pensato da cinesi per il mercato cinese ha degli standard qualitativi più bassi di quelli per cui siamo abituati, compresa la maggiore difettosità. Un prodotto ingegnerizzato o comunque pensato per i mercati occidentali, seppur prodotto in Cina, è sicuramente di qualità migliore. Ovviamente quanto questa qualità incide dipende dal prodotto che cerchiamo e dal nostro budget, ma dover rispedire un prodotto difettoso a un centro di assistenza in Cina, come avremmo modo di vedere, non è sempre una soluzione conveniente.

    Un problema un po più importante che riguarda i prodotti cinesi è la certificazione: un prodotto pensato per la Cina deve sottostare a delle regole ben più blande di quelle richieste alle nostre latitudini, pertanto il prodotto cinese costa meno anche per questo motivo. Tralaltro un prodotto che non rispetta le regole in vigore nel nostro paese potrebbe venire sequestrato in dogana, aggiungendo la beffa di non ricevere un prodotto già pagato e magari rischiare pure delle sanzioni per via del nostro acquisto.

    Altro fattore importante è quello delle contraffazioni: in Cina ne girano parecchie, addirittura esistono contraffazioni di imitazioni: non potendo visionare con mano si rischia di pagare per buono un prodotto illegale, anch’esso a rischio di sequestro, oltre a trovarci un prodotto con caratteristiche inferiori rispetto a quelle dichiarate (anche se il problema è presente anche con prodotti perfettamente legali dove capita spesso di trovare reclamizzate delle prestazioni ben superiori di quelle effettive).

    Conviene sempre accertarsi che il prodotto che vogliamo acquistare sia di buona qualità e fattura, sia originale, che provenga da un venditore affidabile, e che esista una sorta di protezione per gli acquirenti (dal feedback sui venditori, al rimborso in caso di mancata consegna o di prodotto contraffatto, come previsto sia da ebay pagando con paypal, sia dai maggiori e-commerce cinesi), anche avvalendosi dei consigli di chi già ha acquistato quel prodotto, reperibili nelle recensioni in rete e sui forum.

    Al di la del fattore prodotto, gioca un ruolo importante anche la spedizione: è bene valutare molto bene i costi e i tempi di consegna. Infatti è possibile spedire dalla Cina a prezzi molto bassi, ma con tempi di consegna lunghi (a volte una spedizione economica tra tempi di spedizione e sdoganamento potrebbe arrivare sulla nostra scrivania anche tre mesi dopo il giorno dell’ordine), mentre per contro le spedizioni con corriere, nonostante garantiscano una consegna in meno di una settimana hanno costi assai elevati.

    A questo si aggiunge il fattore dogana. Purtoppo la dogana italiana è forse una delle piu lente e burocratiche del pianeta: una volta che il nostro pacchetto arriva in terra italiana, deve essere sdoganato,con costi e sopratutto tempi incerti. I costi (sdoganamento, iva e dazi) in realtà sarebbero ben definiti, ma la dogana ha la facoltà di ispezionare il pacco e qualora non ritenesse congruo il valore dichiarato in bolla può applicare gli oneri su una loro stima del valore, a meno che non si provi (ad esempio con la fattura dei prodotti acquistati) il reale valore dei beni. Purtroppo però quando ci si trova in questo caso (a volte anche  per colpa di chi spedisce che pensa ingenuamente che dichiarare il contenuto come regalo o con un valore molto basso, inferiore alla franchigia doganale , possa servire ad evitare il controllo e il relativo pagamento degli oneri doganali) si entra in una sorta di calvario che tra tempi di sdoganamento lunghi per via del poco personale, raccomandate, fax e call center sempre occupati, fa si che si perda anche più di mese da quando il nostro plico arriva in terra italiana.

    Esiste poi qualche trucchetto per cercare di farla franca in dogana (ad esempio di questi tempi va di moda farsi spedire la roba con le poste di una nazione europea, esempio olandesi o svedesi, che vendono i propri servizi di spedizione internazionale anche in Cina, e raggruppano le spedizioni  fino alla propria nazione per poi spedire da li il pacco alla destinazione europea, ed avendo la spedizione un codice internazionale europeo tende a saltare i controlli doganali, recuperando i più lunghi tempi di consegna con il bypassare la nostra lenta dogana)  , ma non sono mai garanzia assoluta, anche perchè la validità di questi trucchetti non dura in eterno (un tempo si suggeriva per passare indenni dalla dogana di utilizzare i corrieri espresso, ora invece utilizzando questo tipo di spedizione si ha la certezza di essere fermati, anche se i tempi di sdoganamento sono effettivamente più rapidi) e non è garantita.

    Ovviamente se mettiamo in conto costi e tempi è possibile che nel periodo che intercorre tra l’ordine e la consegna il nostro prodotto scenda di prezzo, e che quindi comprarlo in europa, saltando le lunghe tempistiche necessarie di un acquisto intercontinentale,  possa costarci anche meno, oltre al fatto che più un pacco rimane in giro e più rischia di perdersi o di finire in mano a qualche impiegato postale disonesto.

    A questo si aggiunge il discorso garanzia : infatti seppur di durata inferiore ai nostri 2 anni, anche un prodotto venduto in Cina gode di una garanzia: il problema è che rispedire in Cina il nostro prodotto guasto ci espone a diverse problematiche. La prima è il costo della spedizione , infatti diversamente dalle spedizioni originate dalla Cina, spedire un pacchetto dall’Italia verso la Cina è molto costoso, e spesso per rispedirlo si va a spendere più di quanto ci è costato il prodotto da far riparare, rendendo poco conveniente la cosa. A questo si aggiungono i tempi di spedizione (che incidono anche sul valore residuo di un prodotto elettronico, che quando ritornerà dall’assistenza potrebbe  essere stato sopravanzato dal nuovo modello uscito nel frattempo, perdendo di valore), sia all’andata verso il venditore che per la riconsegna e i costi della dogana per il prodotto riparato. Sicuramente rispedire il prodotto a un centro di garanzia europeo significa tempi certi e costi piu brevi.

    Il consiglio è quindi di non considerare il solo prezzo del prodotto, ma tutti questi fattori di cui si parlava: probabilmente per pochi euro in più potremmo trovare lo stesso prodotto in europa sia in rete (accertandoci pero’ che la spedizione avvenga dal territorio europeo: spesso alcuni venditori, specie su ebay o sul marketplace di amazon, fanno dropshipping dalla cina, questo significa che fanno spedire per loro conto il prodotto da un venditore cinese facendoci un ricarico, ma questo ci espone agli stessi problemi di un acquisto fatto direttamente in Cina), o sia nei mercatoni cinesi oramai presenti nelle periferie di tutte le nostre città o addirittura nei centri commerciali, dove si trovano sempre più spesso prodotti di provenienza cinese distribuiti da ditte europee a prezzi poco più alti di quelli del paese di origine, ma che godono dei 2 anni di garanzia europea, e dell’assistenza del venditore, al quale poterlo riportare per la sostituzione in caso di problemi.

  • Comprare su internet dall’estero

    Comprare su internet dall’estero

    Acquistare prodotti in rete generalmente è più conveniente rispetto ai negozi fisici, poichè la concorrenza è maggiore: il venditore non dovrà solo confrontarsi con i colleghi del suo quartiere, o della sua città, ma con un mercato globale.

    C’è da dire che allargare gli orizzonti per cercare convenienza lontano non è sempre l’opzione migliore, ma dipende molto da cosa cerchiamo, e da quando ci serve.

    Infatti se abbiamo necessità di qualcosa urgentemente, andremo nel negozio sotto casa, non dando troppo peso al prezzo, ma se non si ha premura si possono fare buoni affari.

    Il primo scoglio della nostra ricerca sono i confini nazionali: sicuramente acquistare nel nostro paese ci da una tutela maggiore, sopratutto in caso di interventi in garanzia : spedire  un prodotto in italia costa sicuramente meno che fuori confine, oltre ad arrivare prima, specie se fuori europa. Inoltre fuori dal nostro paese anche la comunicazione si fa più difficile, in particolar modo se non si ha dimistichezza con le lingue straniere.

    Se poi il venditore spedisce da fuori la comunità europea le cose si complicano abbastanza. Difatti i prodotti acquistati entro i confini della comunità europea e destinati all’europa, anche per via di alcune direttive comunitarie sono grossomodo gli stessi che troveremo nel nostro paese, quindi saremmo praticamente certi di poterlo utilizzare anche da noi ,al limite procurandosi qualche adattatore. Un prodotto non  destinato all’europa potrebbe invece essere sensibilmente differente da quello venduto da noi (possono variare la dotazione, gli accessori, ma anche le funzionalità per meglio adattarsi al paese di destinazione) o addirittura non funzionare  in Europa. Inoltre anche la garanzia, che in tutta la comunità europea , seppur con qualche limitazione, copre fino a due anni, fuori dal nostro continente generalmente si riduce a solo un’anno, ma secondo cosa si è comprato, rispedire in garanzia il prodotto potrebbe non convenirci affatto, dato che la spedizione rischia di costarci ben di più di quanto lo abbiamo pagato.

    C’è da aggiungere che tutti gli acquisti al di fuori della comunità europea passano per la dogana: questo si traduce in incerti costi aggiuntivi, e lunghi tempi per la consegna, per via di una burocrazia nostrana tutt’altro che snella, che tende a bloccare le nostre spedizioni per il  lungo tempo necessario allo sdoganamento.

    Difatti qualsiasi pacco spedito da fuori UE passerà per gli uffici della dogana, che ne ispezioneranno il contenuto , sia per evitare l’importazione di articoli vietati nel nostro paese, e sia poichè vanno pagate delle tasse per l’importazione, a meno che il valore non sia talmente esiguo (all’incirca sotto i 20 euro)  da esserne esente.  Questa operazione richiederà del tempo , specie se il valore doganale dichiarato non corrisponde a quanto stimato dalla dogana o se per quell’articolo fosse necessaria della documentazione aggiuntiva, e i tempi possono allungarsi ,fino a raggiungere anche i tre mesi dal giorno in cui il prodotto varca il suolo italiano.

    A parte i casi esenti per via di valori sotto la soglia minima,  avremmo da pagare  l’IVA (generalmente il 22% del valore doganale della merce e del costo di spedizione) , più eventuali dazi e i costi di sdoganamento (circa 11 euro), in contrassegno alla consegna del pacco.

    Ovviamente uno sbattimento tale con la dogana,  è giustificato solo se ci troviamo di fronte a un prodotto introvabile da noi, o se  il prezzo pagato è notevolmente più conveniente , magari in virtù di un tasso di cambio favorevole,  avendo però cura di considerare per bene le spese doganali, i tempi (teniamo conto che un prodotto hi-tech comprato appena uscito, in caso di tre mesi di fermo doganale rischia di svalutarsi sensibilmente) e i costi di spedizione, che non sono affatto trascurabili (ad esempio spedire con corriere un pacchettino dagli Stati Uniti può costarci anche oltre 100 euro, figuriamoci se il pacco fosse ingombrante e pesante…) .

    C’è anche da dire che alcuni siti esteri (ad esempio i siti americani di amazon o ebay) stanno iniziando a fornire un servizio di sdoganamento anticipato: le pratiche vengono seguite dal venditore tramite un’agenzia doganale, quindi si conoscono e si pagano a priori i costi di sdoganamento, tagliando sensibilmente i tempi di consegna, ed evitando le lungaggini burocratiche della nostra dogana.

    Un’altro problema, oltre a quelli citati, è che molti negozi online extra comunitari consegnano solo nel proprio paese d’origine. Anche qui ci si può ingegnare, se si ha un parente o un conoscente nel paese del venditore si può chiedere che faccia l’acquisto per nostro conto, o quanto meno si può far consegnare la merce al suo indirizzo, per poi farcelo rispedire a casa nostra.

    Ma non tutti possono avere qualcuno oltre confine, o magari non si ha voglia di disturbare lo “zio d’america”, pertanto sono nati specie negli Stati Uniti, dei servizi di remailing (ad esempio MyUs.com, usabox.com, usa2me.com , Shipto.com,  nybox.com,  ipsparcel.com,  usgobuy.com e simili ) , che forniscono un’indirizzo locale per la ricezione di corrispondenza, e che provvedono a rispedirla all’indirizzo di casa vostra, eventualmente raggruppando le spedizioni in un’unico invio periodico. Non sono servizi propriamente economici, ma a volte sono l’unica ancora di salvezza, specie perchè all’occorrenza mettono a disposizione dei servizi aggiuntivi che possono essere indispensabili quando il venditore adotta delle politiche restrittive sulla nazionalità del compratore, esempio impedendo il pagamento con carte di credito estere, o la consegna a caselle postali : in quel caso sarà il sito di remailing a occuparsi per nostro conto dell’acquisto, ovviamente ad un costo extra.

    Alla fine della fiera l’acquisto extra comunitario, con le relative difficoltà che questo comporta, conviene solo quando non se ne può fare a meno: comprando in europa l’acquisto sarà molto più immediato e sicuro, e spesso a conti fatti è anche la scelta più conveniente.

  • Risparmiare su detersivi e prodotti per la casa

    Risparmiare su detersivi e prodotti per la casa

    I prodotti detergenti sulla casa sono uno degli elementi della spesa che si prestano ai maggiori risparmi per svariati motivi: non essendo facilmente deperibili  potremmo avvalerci di offerte famiglia su grandi formati o confezioni multiple, farne incetta in caso di sottocosto, oltre ad essere una categoria di prodotti dove si possono trovare sostituti validi non di marca.

    Ovviamente, come già detto, il prodotto discount va sperimentato, ma spesso la qualità dei prodotti no-brand è buona, specie su alcuni prodotti per la casa e gli accessori per la pulizia (secchi, stracci, scope, etc.)

    Questo significa che l’opzione discount può essere presa in considerazione, ma non solo: anche i prodotti sfusi (alla spina), reperibili in negozi specializzati e in qualche supermercato possono essere un’idea: portandoci da casa il contenitore, andremmo a pagare solo per la quantità desiderata, risparmiando sul prezzo perchè non si paga l’imballaggio e i costi di trasporto per il venditore sono più contenuti.

    Altra possibilità sono i centri specializzati in prodotti per la casa (ad esempio le catene Risparmio Casa, Maury’s, Acqua e Sapone), questi negozi di grandi superficie riescono a fare prezzi più convenienti dei supermercati,  per via delle quantità trattate: non essendo prodotti deteriorabili possono stoccare le merci anche per lungo tempo, pertanto possono piazzare ordini più consistenti ai produttori spuntando dei prezzi più bassi, che si traducono in un risparmio per il cliente. Inoltre, similmente ai discount, si possono trovare dei prodotti col marchio della catena, a prezzi molto conveniente anche fuori dalle offerte volantino, e spesso di ottima qualità .

    Poi ci sono sempre le offerte dei supermercati: spesso vengono fatte delle offerte civetta molto convenienti su confezioni multiple (generalmente non mancano mai nei volantini detersivo per lavatrice, per i piatti, ammorbidente, oltre a  carta igienica e carta casa): non andando a male, possiamo approfittarne, spazio in dispensa permettendo, magari permettendoci di acquistare 3 confezioni a poco più del prezzo che pagheremmo per una sola.

    Ad ogni modo, teniamo sempre a mente il prezzo fuori offerta  e la confezione del prodotto desiderato, spesso in queste offerte i formati o le fragranze dei prodotti possono non essere quelli più comuni, e ciò potrebbe trarre in inganno facendo pensare a un risparmio maggiore di quello effettivo, quando ad essere in offerta multipla è la varietà meno costosa di quel determinato prodotto.

  • Le carte fedeltà multi esercizio

    2014-03-04 01.06.32

    Anche in Italia, da qualche tempo a questa parte sono arrivate le carte fedeltà multi esercizio. Sono evoluzioni delle carte fedeltà tradizionalmente rilasciate dai supermercati, per fidelizzare la clientela in cambio di sconti o premi, che col tempo sono diventate indipendenti dal supermercato e che consentono di raccogliere punti anche in altre tipologie di negozi.

    Infatti queste carte consentono l’accumulo di punti non soltanto presso una determinata catena di supermercati, ma anche presso i distributori di carburante,  negozi di elettrodomestici, determinati negozi in franchising, per gli acquisti online in alcuni siti convenzionati, ricariche telefoniche, acquisto di biglietti aerei, etc.

    Il funzionamento è semplice, presentando la carta all’atto dell’acquisto si accumulano dei punti che possono essere utilizzati per ritirare dei premi (a volte con un integrazione in denaro), oppure come buono sconto sulla spesa (opzione che generalmente è più vantaggiosa) al raggiungimento di un determinato numero di punti.

    In pratica cumulando gratuitamente  i punti si ottiene una sorta di sconto (che come detto può essere erogato come premio o come buono spesa), che a conti fatti equivale a circa il 2-3% di quanto speso. Ovviamente il vantaggio per gli esercenti è la fedeltà ,dato che per raccogliere i punti tendenzialmente preferiremo i negozi convenzionati con la nostra carta, e l’utilizzo dei dati del cliente sia per indagini di mercato (esempio lo studio delle abitudini dei clienti), sia per l’invio di comunicazioni promozionali.

    Da noi la pioniera è stata Nectar, carta di origini inglesi , ma evoluzione di una carta fedeltà di una compagnia aerea canadese, che ha coinvolto i supermercati del gruppo Auchan, i benzinai IP, la catena di elettronica Unieuro e alcune altre insegne e siti on-line.

    Da poco è arrivata nel nostro paese la carta concorrente, di origine tedesca, chiamata Payback, che in Italia può godere del supporto del gruppo Carrefour, dei distributori Esso, della compagnia telefonica 3 e di Alitalia.

    Ad ogni modo, dato che l’uso per il cliente è gratuito, e spesso da diritto a delle promozioni riservati ai titolari della carta, è consigliabile parteciparvi qualora siamo soliti fare la spesa nei punti vendita convenzionati dalla carta prescelta.

    Ovviamente però è bene conoscere i prezzi di ciò che compriamo : se per accumulare punti spendiamo più di quanto spenderemmo in un’altro negozio il gioco non vale la candela, se la differenza di prezzo è nell’ordine della percentuale media dello sconto praticato o più basso, l’acquisto con carta fedeltà si rivela conveniente, altrimenti meglio acquistare dove l’articolo che ci interessa costa meno.

  • Ebay conviene ancora?

    Per tanti anni il leader indiscusso per le piccole vendite online è stato Ebay.  Un privato che voleva vendere un prodotto usato o un piccolo venditore che voleva iniziare ad espandere il suo business online, trovava nel popolare sito di aste un’alleato prezioso.

    Il vantaggio è presto detto, si ha a disposizione un’ampia platea di potenziali compratori, attirati sia dall’offerta che dalla protezione sugli acquisti, data da una parte dal feedback rilasciato dall’acquirente, dall’altra parte da Paypal , il sistema di pagamento posseduto dalla stessa Ebay, che protegge l’acquirente in caso di frodi.

    Il problema però è dato dall’evoluzione stessa di ebay, che nato come sito di aste online si sta lentamente trasformando in un marketplace dove venditori professionali  vendono in quantità prodotti economici, spesso di scarsa qualità.

    Infatti per certi versi ebay inizia ad assomigliare ai megastore cinesi situati nelle periferie delle nostre città: l’assortimento spesso è il medesimo, con il vantaggio di prezzi leggermente più bassi e la comodità di ricevere il prodotto direttamente a casa.

    Infatti il venditore tipo è diventato il cinese, produttore o grossista, che spedisce direttamente dall’asia il nostro prodotto (che quindi verrà fermato dalla dogana nostrana, allungando per effetto della italica burocrazia i tempi di consegna e gravando il pacco di poco simpatici ed incerti oneri doganali), oppure il rivenditore europeo che acquista dalla cina una selezione di prodotti più o meno richiesti dal mercato e li rivende in europa, nei casi più fortunati facendo magazzino sul suolo europeo, evitando quindi la dogana all’acquirente finale o nei casi meno fortunati facendo dropshipping (quindi acquistando a richiesta dalla cina il prodotto, che verrà spedito direttamente dal produttore asiatico per conto del venditore ebay)

    Il vecchio venditore di ebay invece sta emigrando su altri lidi: il privato sulle sezioni mercatino dei forum di settore e/o sui siti di annunci, il piccolo venditore locale su altri marketplace legati a grandi siti e-commerce (ad esempio amazon o pixmania) oppure aprendo un proprio sito di e-commerce.

    La motivazione purtroppo è dovuta dal tipo di tariffazione che va a escludere i piccoli venditori con margini limitati: infatti tra commissioni sulla vendita, costi di inserzione, compralo subito e prezzo di riserva si rischia che per vendere un telefonino del valore di 300 euro se ne debba pagare circa 50 tra tariffe ebay e costi di paypal, incidendo sul valore con commissioni percentuali non trascurabili e rendendo poco conveniente la stessa vendita su ebay.

    Potemmo noi stessi verificare il tariffario, o simulare i costi sul comodo calcolatore di tariffe, messo a disposizione in maniera non ufficiale da alcuni utenti del sito d’aste per renderci se vale la pena utilizzare ebay per la nostra vendita.

    Per questo motivo i prodotti usati stanno lentamente sparendo per lasciar posto alle vendite di massa, recentemente affiancate dai negozi ebay di grandi e-commerce nazionali e internazionali, presenti anche in un’apposita sezione con offerte periodiche a prezzo fisso e spedizione gratuita (dove tralaltro spesso si fanno affari interessanti)

    Ebay rimane comunque , nonostante queste tariffe, indispensabile quando abbiamo da vendere un prodotto di nicchia, apprezzato da pochi amatori (magari esteri) e non esistano mercatini specializzati per la vendita di quel genere di prodotto.

  • Spedire pacchi senza svenarsi

    Quando dovevamo spedire un pacco fino a qualche tempo fa andavamo alle poste:  prima si usava il pacco ordinario, che arrivava in 5 giorni e non era tracciabile (quindi mancava un tracking code per seguire la spedizione), poi arrivò il Paccocelere 3, che costava poco di più , arrivava in 3 giorni ed era tracciabile, insieme al suo fratello Paccocelere 1 che arrivava in un giorno.

    Poi un pò per i prezzi che via via sono aumentati, e un pò per la modifica delle aliquote IVA sui pacchi, che hanno perso le agevolazioni fiscali , con ovvie ricadute sul listino, spedire un pacco alle poste è diventato abbastanza caro (si superano i 10 euro a spedizione), inoltre ci si deve sorbire un bella fila allo sportello, e comunque i tempi di consegna non sono così brevi, specie se non si vuole prendere i servizi più costosi.

    E qualcosa di simile accade coi pacchi per l’estero, dove le tariffe sono sensibilmente più alte: spedire un modesto pacchetto a un parente fuori dei confini nazionali , se le dimensioni non ci consentono di spedirlo per raccomandata, può costare oltre 50 euro!

    Ma fortunatamente la soluzione esiste, basta guardarsi un po intorno: avete notato che quando facciamo degli ordini per corrispondenza le spese di spedizione con corriere sono generalmente modeste anche per pacchi di dimensioni generose?

    Bene, direte voi la soluzione è rivolgersi ai corrieri espresso, ma purtroppo non è cosi semplice: in assenza di abbonamenti e convenzioni spedire un pacco “una-tantum” per un privato è molto costoso, anche tre volte tanto quanto si spenderebbe alle poste.

    Anche in questo caso però la rete è nostra amica, infatti esistono siti di società specializzate che mettono a disposizione i loro abbonamenti coi principali corrieri, dando la possibilità anche al privato che fa una spedizione sporadica di accedere alle scontistiche riservate alle grandi aziende, comportandosi come una sorta di “broker”, rivendendo il servizio del corriere, ottenuto con sconti importanti per via del numero elevato di spedizioni, con un piccolo margine.

    Il funzionamento è semplice, si va nel sito del broker  si inseriscono dati di mittente, destinatario, peso e dimensioni del pacco e una volta pagato con carta di credito  la cifra stabilita, si riceve nel giro di qualche ora per mail una lettera di vettura (di uno dei principali corrieri nazionali) che andrà stampata e incollata sul pacco.

    Il giorno dopo l’incaricato del corriere mandato dal broker, della compagnia indicata sulla lettera di vettura, passerà a casa nostra per prelevare il pacco e consegnarlo (generalmente entro 48 ore) al nostro destinatario. Potremmo anche seguire il nostro pacco inserendo il numero di spedizione nella sezione tracking del corriere espresso che ha ritirato il nostro pacco.

    Ovviamente le società che forniscono il servizio sono tante e in concorrenza tra loro, pertanto anche gli scaglioni tariffari (che variano in base al peso , e al volume del pacco: il cosiddetto “peso volumetrico”, oltre che a seconda del corriere utilizzato) variano da sito a sito , facendo si che per un determinato pacco possa convenire servirsi di un sito, mentre per un altro magari un poco piu pesante, o diretto in una diversa città convenga un diverso fornitore.

    Dato il proliferare di questi siti anche alcuni corrieri (tra cui le stesse poste) hanno iniziato a vendere i loro servizi a prezzi scontati ai privati tramite internet, oppure si sono convenzionati con i siti di annunci (per esempio ebay) per praticare tariffe scontate per chi vende online mettendo un’inserzione per cui è prevista la spedizione.

    Addirittura ora esistono dei comparatori online (ad esempio Spediscimeglio.it, Iospedisco.it, Truckpooling.it o Ecoparcel.eu) che come quelli di viaggi e hotel,  mettono in concorrenza i vari spedizionieri , e dove inserendo la destinazione, il peso e le dimensioni del pacco verremo indirizzati da chi fà il prezzo migliore per la nostra particolare spedizione.

    La sostanza è che si riesce a spedire, risparmiando anche il 50% rispetto alle tariffe delle poste, ottenendo  un servizio più celere, evitando le file allo sportello e senza doversi spostare da casa.

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