Tag: europa

  • Arriva la cauzione per i nostri rifiuti in plastica

    Arriva la cauzione per i nostri rifiuti in plastica

    Dal 12 agosto in Spagna è arrivato un nuovo balzello sull’acquisto di prodotti venduti in contenitori di plastica o lattine sotto i 3 litri, e questa soluzione che è già applicata in altri paesi europei potrebbe presto arrivare anche da noi.

    Infatti a causa del mancato conseguimento dell’obiettivo di riciclo della raccolta differenziata una direttiva europea obbliga gli stati ad istituire una cauzione sull’acquisto di prodotti contenuti in lattina o plastica, che nelle intenzioni del legislatore dovrebbe costringere i cittadini a fare la raccolta differenziata dei rifiuti.

    Infatti quando andremo a fare la spesa la nostra bottiglia d’acqua, la confezione del detersivo o la lattina della nostra bibita preferita verranno maggiorate di 10 centesimi, ma riportando il vuoto in negozio, dove verranno predisposti appositi contenitori automatici , i 10 centesimi vi verranno restituiti e saranno utilizzabili per la spesa successiva.

    segregating waste in plastic boxes

    Questo sistema è già presente da anni nei paesi del nord europa, dove il concetto di raccolta differenziata non funziona come da noi , dato che generalmente non esistono i contenitori della spazzatura differenziati per tipologia, preferendo sistemi automatici di smistamento dell’indifferenziata e cauzioni all’acquisto.

    E dato che questi sistemi sono meno efficienti, ma sono attuati nei paesi con maggiore peso politico, quando si è trattato di migliorare le percentuali, dato che il dato medio di differenziata nei paesi europei è basso, si è pensato di obbligare tutti i paesi europei a questo metodo, compresa l’Italia, che è comunque una delle nazioni più virtuose nella raccolta differenziata.

    colorful recycling bins outdoors in sunlight

    Ma il regolamento europeo PPWR (UE 2025/40), che dovrà essere applicato entro il 1 gennaio 2029, consente poche deroghe, se la nazione non raggiunge almeno l’80% di differenziata la cauzione DRS va applicata, con l’obiettivo di arrivare in una seconda fase al 90%.

    E l’Italia nonostante raggiunga il 77% di riciclo complessivo sulla totalità degli imballaggi, è sotto il 70% per la plastica, quindi a meno di un miglioramento repentino si troverà  probabilmente a dover seguire l’esempio di Spagna, Germania o Portogallo e introdurre la cauzione.

    workers collecting garbage in mexico city street scene

    I consorzi di riciclo stanno provando, con campagne pubblicitarie, incentivi e nuovi eco-compattatori installati nei supermercati ad arrivare alla soglia per evitare l’imposizione, ma sarà difficile riuscirci nei tempi previsti.

    Il risultato quindi sarà che, a meno di un miracolo o di qualche rinvio, nel giro di qualche anno, anche in Italia comprare la nostra confezione di detersivo, bottiglia d’acqua, lattina di coca ci costerà di più, anche se già facevamo regolarmente la differenziata e pagavamo  la TARI.

    Si salvano dalla cauzione solo le bottiglie di vino, latte e superalcolici e le confezioni vendute nel mondo della ristorazione che vengono consumate nel locale.

    Infatti a meno di non crearci una nuova routine e quindi non buttare più vetro, plastica e lattine negli appositi contenitori differenziati che abbiamo in casa, abituandosi a portarci scomodamente dietro la spazzatura quando andremo a fare la spesa, finiremo per pagare due volte il riciclo, sia nella cauzione che nella tari.

    Anche perchè magari ce li dimenticheremo nel cofano dell’auto o davanti alla porta di casa, e poi quando i vuoti si accumuleranno finiremo per buttarli comunque alla differenziata normale e rinunciare ai nostri 10 centesimi di cauzione.

    Ma anche ad essere virtuosi, i 10 centesimi probabilmente non valgono lo sbattimento di conservare e portarsi dietro il vuoto che possiamo tranquillamente differenziare a casa.

    Forse l’unico vantaggio è che qualche mendicante potrà chiedere una bottiglia vuota al posto della classica moneta e magari arrangiare qualche soldo extra raccogliendo le bottiglie buttate per terra nelle nostre città, contribuendo alla pulizia delle nostre strade.

    Ma a parte quello il sistema è scomodo e farraginoso, e probabilmente la maggior parte delle persone rinuncerà o si dimenticherà di riprendere la cauzione, pagando di fatto più cari i prodotti della spesa.

    Voi conoscevate questo sistema? Pensate di utilizzarlo o vi dimenticherete della cauzione pagando più cari i prodotti?

  • I dazi sono arrivati davvero e fanno male al nostro portafoglio

    I dazi sono arrivati davvero e fanno male al nostro portafoglio

    Alla fine la tassa di 3 euro sugli acquisti dalla Cina è arrivata e sta facendo pure piu danni del previsto.

    Infatti dal 1 luglio tutte le spedizioni che arrivano da fuori la comunità europea, di valore inferiore ai 150 euro, pagano un dazio di 3 euro piu iva per ciascuna categoria merceologica.

    Questo significa che se nel nostro ordine da 10 euro abbiamo messo una penna, uno zainetto, un cavetto per il cellulare e una cover, quindi 4 articoli di categorie merceologiche diverse, pagheremo la bellezza di 4 dazi, quindi 14.64 euro di tasse su un valore di 10 euro, e se magari aggiungiamo un altro prodotto per raggiungere uno sconto extra o la spedizione gratuita, se la categoria merceologica cambia avremo altri 3.66 euro da pagare.

    In pratica, sui prodotti più economici,  si paga più di dazio che di valore dei prodotti, cosa che rende estremamente sconveniente l’acquisto, quindi a meno di non avere alternative saremo costretti a comprare quegli articoli altrove.

    E quindi i grandi magazzini cinesi nelle nostre periferie, o le catene di cianfrusaglie economiche tipo Action, Pepco, Kik, Tedi e similari festeggeranno, mentre noi pagheremo i prodotti più cari.

    Ma oltre al danno abbiamo pure la beffa, le piattaforme online, come Temu, Aliexpress, Haul e Shein, sono dei marketplace che non vendono direttamente i prodotti, ma mettono in contatto un venditore esterno con l’acquirente, e stessa cosa fanno molti siti di ecommerce nostrani che affiancano ai prodotti venduti direttamente, una sezione marketplace con prodotti venduti da altri.

    working macbook computer keyboard

    Questo significa che all’interno dello stesso ordine i venditori possono essere diversi, quindi rischiamo di pagare il dazio di 3.66 per ogni prodotto, anche se la categoria merceologica è la medesima, ma il venditore è differente o se l’ordine è spedito in pacchetti separati.

    Per evitare il balzello bisogna fare attenzione a cosa si compra, scegliendo venditori che spediscano effettivamente dall’Europa, senza farci fregare dal sito locale, dato che molti venditori esterni lavorano in dropshipping dalla Cina, esponendoci al dazio.

    Ciò vuol dire leggere molto bene la descrizione degli articoli, e controllare al check-out il prezzo finale comprensivo dei dazi prima di piazzare l’ordine per evitare sgradite sorprese, ma soprattutto valutate per bene se valga davvero la pena acquistare quel prodotto.

    Dopotutto se un prodotto da 1 euro , rischia di costare 8 tra dazi e spedizioni, probabilmente rinunceremo a comprarlo o lo cercheremo altrove, ma se non si fa attenzione la fregatura è dietro l’angolo, e ce la stanno servendo non dei negozianti disonesti o una piattaforma furbetta ma le regole della comunità europea.

    person shopping online

    In più anche molti dei prodotti che vediamo online su siti insospettabili arrivano , magari senza comunicarlo chiaramente, dalla Cina quindi avranno un aumento pari al dazio nascosto nell’aumento dei prezzi del prodotto.

    Sicuramente i nostri acquisti su Temu, Shein o Aliexpress si ridimensioneranno, avendo perso molto della loro convenienza. Voi comprerete ancora da questi siti o cambierete fornitori?

  • Anche i giapponesi si arrendono: le loro TV ai giganti cinesi

    Anche i giapponesi si arrendono: le loro TV ai giganti cinesi

    Storicamente quando pensiamo a un televisore di qualità pensiamo a marchi storici che da sempre sono nel settore e con i quali possiamo andare sul sicuro anche comprando un prodotto non necessariamente di alta gamma.

    Quelle aziende che storicamente producevano tutto in casa, dallo chassis all’elettronica, allo schermo a differenza di marchi piu economici che si trovavano ad assemblare pezzi prodotti da terzi, che non si potevano permettere di fare brutta figura.

    Ma il mercato nel tempo si è fatto molto agguerrito e se un tempo i leader del mercato erano aziende europee o americane, lo scettro è passato in mano ad ottime aziende asiatiche, generalmente taiwanesi, giapponesi o coreane.

    Ma anche loro hanno sofferto la concorrenza, soprattutto nella fascia più economica dove produttori cinesi e turchi riescono, lavorando sulla quantità, riescono a sfornare prodotti appena decenti ma a prezzi fortemente ridotti, e usando spesso marchi di fantasia si possono pure permettere di mettere sul mercato prodotti scadenti senza fare grandi figuracce.

    Ma a furia di sfornare migliaia di televisori questi produttori nel tempo hanno migliorato la loro qualità e riescono a mettere sul mercato anche prodotti di fascia medio alta a prezzi comunque competitivi.

    E spesso per aggredire il mercato fanno incetta di vecchi marchi caduti in disuso, acquisendo su licenza storici marchi per rimarchiare prodotti orientali: per questo potete trovare nei mercatoni o nei supermercati televisori con marchi del passato a prezzi low-cost.

    Qualche produttore asiatico, quelli più strutturati, ha col tempo acquisito le divisioni di progettazione e di componentistica dei produttori storici portandosi in casa il know-how e utilizzando per lanciare i propri marchi premium, magari mantenendo una collaborazione col marchio storico per il quale si occupano di produrre le linee più economiche conto terzi.

    Ma anche questo tipo di collaborazioni , dove il grande marchio tiene in casa la produzione della linea premium demandando al partner orientale la linea entry level rivendendola  a prezzo maggiorato sta iniziando a venire meno, dato che spesso allo stesso prezzo dell’entry level del grande marchio si porta a casa un prodotto di gamma alta del marchio orientale.

    Questo significa che al grande marchio non conviene più stare sul mercato, a causa della concorrenza, dei margini risicati e della ridotta competitività finendo per dover alzare bandiera bianca.

    Quelle che resistevano, anche per motivi culturali, sono state le case giapponesi, che seppur con qualche compromesso tenevano alta la bandiera nipponica in fatto di qualità, anche se ultimamente meno competitivi rispetto ai marchi cinesi emergenti.

    Ma anche loro sono iniziate a cadere, consegnando la loro divisione TV nelle mani di giganti cinesi, come fece qualche anno fa il leader europeo Philips, che cedette il marchio a TPVision, azienda cinese nota per i monitor AOC. 

    La prima giapponese a cadere è stata Sharp, finita nelle mani di Foxconn, seguita da Toshiba che ha ceduto la propria divisione TV ad Hisense (e a Vestel per il mercato europeo).
    Ma di recente due colossi giapponesi, famosi per le innovazioni in ambito televisivo, hanno finito per cedere la loro divisione TV al nemico cinese: si tratta di Sony, finita nelle mani di TCL e Panasonic che invece si è alleata a Skyworth.

    Questi due marchi storici continueranno a fornire una sorta di consulenza al partner cinese, ma la produzione, l’assistenza e la distribuzione, appena smaltite le scorte a magazzino passano di mano, sancendo la fine dei grandi nomi storici delle TV.

    Al momento giusto i coreani mantengono in casa la produzione delle linee di prodotto più costose, ma anche loro dopo avere ceduto la produzione dei pannelli a terzi, hanno demandato la produzione dei tv di fascia media ed economica a produttori esterni.

    In pratica diventerà quasi impossibile fare a meno di trovarsi in casa un televisore made in China, nelle migliore delle ipotesi sarà fatto in Turchia, o assemblato nell’Europa dell’Est con componentistica cinese.

    C’è però da dire che i prodotti cinesi sono migliorati tanto, e le loro linee migliori non hanno nulla a che invidiare ai marchi storici, anche perchè spesso, come detto, finiscono per uscire dalle stesse fabbriche o comunque ne hanno acquisito la tecnologie.

    Voi acquisterete ancora i marchi storici, o tanto vale preferite i brand asiatici più economici?

  • Arrivano nuove tasse sui prodotti cinesi

    Arrivano nuove tasse sui prodotti cinesi

    Un nuovo balzello é in arrivo per i consumatori europei che acquistano prodotti cinesi, infatti é allo studio l’anticipo al 2026 dell’eliminazione del de minimis sui dazi per pacchi in arrivo da fuori l’unione europea, questo significa dover pagare oltre all’iva che giá si paga, anche un dazio aggiuntivo, che attualmente non é previsto per le spedizioni di basso valore, sotto i 150 euro.

    Questo vuol dire che ci sará una tassa aggiuntiva, che nella migliore delle ipotesi allo studio potrebbe essere forfettaria di 2 euro a pacco, ma che comunque bloccherá i pacchi alla dogana, rallentando i tempi di consegna, con lo scopo di disincentivare gli acquisti low cost dall’oriente nella speranza di frenare il fast fashion e gli acquisti di cianfrusaglia, elettronica e non di bassa qualitá reperibili online a prezzi molto convenienti.

    person using black and white smartphone and holding blue card

    Il problema é che così facendo si va soltanto a creare problemi all’acquirente che comunque difficilmente rinuncerá a risparmiare per acquistare prodotti molto simili, e comunque di provenienza orientale, nei negozi fisici.

    Così come difficilmente abbandonerá il fast fashion per acquistare un prodotto sartoriale di alta gamma, al massimo acquisterá qualcosa di analogo in un negozio fisico o in una catena specializzata, che si rifornisce presso le stesse fabbriche orientali, a un prezzo maggiorato o si rassegnerá a ricevere il pacco in tempi piú lunghi, magari con la scomoditá di dover pagare una tassa al postino.

    man carrying boxes beside a van

    Infatti la seccatura non é tanto dover pagare una piccola tassa aggiuntiva, che pagata in proporzione, su importi di scarso valore non sará particolarmente esosa, ma la burocrazia legata alla riscossione di questa tassa, visto che lo spedizioniere potrebbe richiedere dei costi per la gestione della pratica di sdoganamento che possono superare non solo il costo della tassa ma anche il valore stesso della merce, ma soprattutto si ha la scomoditá di dover attendere i tempi di sdoganamento, dato che dovendo fermare tutti i pacchi alla dogana, si allungheranno a dismisura bloccando magari per settimane i pacchi prima della consegna. Inoltre si aggiunge il rischio di dover pagare la tassa in contrassegno al postino, cosa che complica la ricezione dei pacchi se non siamo presenti a casa, non consentendo ad esempio di poter lasciare il pacco nella cassetta delle lettere o ad un vicino, costringendoci ad attendere un nuovo tentativo di consegna o a recuperare il pacco presso la sede dello spedizioniere.

    Al momento non c’è ancora una decisione definitiva, anche perché la data originaria del 2028 nasceva dalla necessitá che prima entri in vigore un nuovo sistema doganale europeo ancora in fase di sviluppo, altrimenti lo sdoganamento potrebbe avvenire in un paese europeo non ancora pronto alla riscossione, permettendo l’elusione della tassa. 

    couple people woman hand

    E’ stato comunque proposto in sede europea un contributo forfettario per i prodotti sotto i 150 euro di valore che dovrebbe entrare in vigore dal 2028, ma i singoli stati, tra cui l’Italia, si stanno muovendo anche in autonomia per anticipare i tempi, e non potendo decidere sui dazi hanno allo studio ulteriori tassazioni che si sommerebbero al dazio, come ad esempio una tassa ambientale di 2 euro per i pacchi fino ai 2kg di peso da applicare giá dal 2026.

    Come detto il problema non è tanto una tassa aggiuntiva, che comunque non scoraggerá gli acquirenti, ma la burocrazia necessaria e i costi che questa burocrazia si porterá dietro pagati dal consumatore, ma probabilmente anche dai singoli stati se saranno obbligati ad assumere maggiore personale doganale.

    scrabble tiles spelling temu shein on wooden table

    Ma il vero discorso è che questa decisione non serve per l’ambiente o per la tutela dei commercianti come la politica vorrebbe far credere, ma è una mossa geopolitica nei confronti della Cina, da cui arrivano la maggior parte di quel genere di pacchi, che alla fine finiranno per pagare i consumatori.

    Voi eravate a conoscenza di questa nuova tassa? Acquistate spesso online dalla Cina?

  • Arriva Haul, l’Amazon made in China

    Arriva Haul, l’Amazon made in China

    Nonostante Amazon sia il più importante e-commerce del mondo, deve affrontare la concorrenza di siti che possono rivelarsi più competitivi, specie in particolari nicchie o segmenti di mercato.

    Infatti per alcune categorie di acquisti, fuori da Amazon si può trovare migliore consulenza all’ acquisto, prezzi più competitivi o una maggiore varietà di prodotti specializzati.

    Dalla sua però Amazon mette sempre il servizio clienti, la possibilità di reso semplice e gratuita e la logistica che è sempre al top, consentendo dei tempi di consegna veramente rapidi, e una soddisfazione garantita.

    Ma come detto, in alcuni casi può essere conveniente rinunciare ai vantaggi di Amazon, magari perchè si riesce a trovare gli stessi prodotti a prezzi più vantaggiosi.

    E uno di questi casi è l’acquisto dei prodotti low cost di origine cinese, che dovendo essere importati , sdoganati e immagazzinati in Europa vedono i loro prezzi lievitare in quanto i costi di gestione si spalmano eccessivamente sui prezzi quando il valore del bene è molto basso.

    package from amazon prime carried by the delivery man

    Infatti per questo genere di acquisti i siti cinesi come Aliexpress, Temu o Shein si rivelano più competitivi, gestendo il processo di vendita direttamente dalla Cina, e mantenendosi competitivi anche quando fanno uso di depositi in Europa per accorciare i tempi di spedizione.

    Infatti questi siti di origine cinese, riescono una volta raggiunto un certo minimo d’ordine ad avere la convenienza ad appoggiarsi ad un magazzino locale, consentendo consegne in tempi ragionevoli, circa una settimana – dieci giorni , contro almeno un mese necessario da una spedizione diretta dalla cina.

    E lo fanno senza addebitare degli extra per il trasporto se si raggiunge come detto un certo minimo d’ordine sotto il quale a seconda dei casi si ha la spedizione lenta o la possibilità di avere quella più veloce pagando un costo di consegna, in luogo della spedizione gratuita.

    E questo procedimento logistico , unito ai prezzi cinesi alla fine rende questi siti competitivi per quel genere di acquisti, tanto da indurre Amazon a correre ai ripari e lanciare un servizio simile, chiamato Haul che è approdato da poco anche nel nostro paese, dopo essere già stato lanciato in altre nazioni.

    a man in red shirt carrying a cardboard box beside the van

    E anche questo Haul,  come i vari siti cinesi, si occupa di reperire prodotti a basso prezzo direttamente in Cina, e farli arrivare direttamente dalla Cina utilizzando le piattaforme logistiche di Amazon.

    E allo stesso modo da tempi di ricezione più lunghi di un normale acquisto Amazon, circa 1-2 settimane, e un costo di spedizione di 3.50 euro se non si raggiunge un carrello di almeno 15 euro, mentre superata questa soglia la spedizione sarà gratuita, oltre ad avere degli sconti extra in base al numero o al valore degli articoli ordinati, che variano a seconda delle offerte del periodo.

    In pratica è qualcosa di molto simile a Temu o alla sezione Choice di Aliexpress, con magari all’inizio un po meno varietà, in quanto nella prima fase ancora in beta gli articoli a disposizione non sono tantissimi.

    Ad ogni modo i prezzi sono più bassi , soprattutto rispetto ad acquistare gli stessi prodotti sull’Amazon tradizionale, ovviamente al costo di una spedizione meno rapida.

    warehouse with stock on metal shelves

    Haul si può trovare, come una sezione speciale del sito, linkato su Amazon o cercandolo nella barra di ricerca: se invece cerchiamo direttamente un prodotto troveremo quelli venduto dall’Amazon tradizionale, quindi non c’è il rischio di confondersi: per poter accedere al catalogo Haul bisogna andarci di proposito.

    Si tratta ovviamente di un’alternativa ai soliti siti cinesi, e considerando che spesso Amazon tende a fare offerte potrebbe rivelarsi una scelta interessante per i nostri acquisti low cost.

    Voi lo conoscevate? Lo avete già provato?

  • Arrivano le kei car europee

    Arrivano le kei car europee

    Il mercato automobilistico europeo è da tempo in crisi tra normative ecologiche pazze, prezzi alle stelle, stipendi che non crescono e qualità discutibile dei prodotti con il risultato che si vendono sempre meno auto e chi vorrebbe cambiare auto spesso desiste tenendo in circolazione vecchi catorci.

    Inoltre l’imposizione dell’auto elettrica , con lo spauracchio dell’abbandono dei motori termici a partire dal 2035, non ha fatto altro che peggiorare le cose obbligando le case a grossi investimenti che si sono riverberati nei prezzi di listino, che a parità di vettura sono praticamente raddoppiati nel giro di pochi anni.

    Ma il consumatore europeo tendenzialmente non vuole le auto a pile perchè allo stato attuale sono meno pratiche e più costose rispetto ad una macchina termica.

    electric cars charging on stations

    Infatti autonomia limitata, tempi di ricarica lunghi, costi di ricarica poco competitivi, specie alle colonnine, che comunque sono poco disponibili lungo le nostre strade, oltre alla necessità di programmare gli spostamenti in funzione della carica dell’auto, specie nei viaggi lunghi, porta a vivere la macchina con meno libertà.

    E se poi con tutte queste limitazioni la macchina elettrica costa pure di più ovviamente chi può la evita, nonostante si siano nel tempo aumentati i listini delle auto termiche anche per nascondere la differenza di prezzo con l’equivalente a pile o gli incentivi all’acquisto vincolati alla rottamazione di auto termiche.

    E se poi l’elettrica diventa l’unico modo per accedere nei centri cittadini e nelle ZTL senza dover pagare ulteriori ticket di ingresso, quindi si è costretti obtorto collo a doverne comprare una per poter andare a lavoro si prende la meno cara, spianando la strada alle auto cinesi.

    E sfortunatamente per l’industria europea su questa tipologia di auto i cinesi sono molto più avanti tecnologicamente, soprattutto sulle batterie per le quali dispongono non solo i più avanzati brevetti, ma anche la disponibilità quasi esclusiva dei materiali per la loro costruzione, oltre ad aver affinato la produzione giocando sulla tecnologia mutuata dai prodotti informatici per i quali sono leader mondiali, oltre a poter produrre a prezzi bassissimi.

    white car charging

    Diventa quindi importante difendere il mercato europeo dall’ assalto dei prodotti elettrici cinesi a basso costo, e le soluzioni possibili sono tante.

    E la più semplice potrebbe essere abbandonare l’imposizione dall’alto delle auto elettriche, lasciando tempo al mercato e alle tecnologie di affinarsi in modo che col tempo le elettriche si rendano competitive naturalmente senza forzare la mano e nel contempo continuare a produrre in Europa quello che i nostri costruttori di auto sanno fare meglio: le auto termiche.

    Altra soluzione è spingere all’utilizzo dell’auto elettrica solo dove può essere competitiva con l’auto termica, in città e nelle brevi distanze, lasciando spazio alle termiche per chi ha esigenze di autonomia, prestazioni, emergenze, lunghe percorrenze.

    Infatti , usata in città, una macchina elettrica piccola, quindi con un pacco batterie limitato che si traduce in costi più bassi, ricaricata preferibilmente in garage può essere sostenibile, mentre una grande berlina che ha bisogno di batterie capienti che fanno costare la macchina tanto e che costringono a fermarsi delle ore durante il percorso per la ricarica, e/o a spendere cifre folli per la ricarica nelle colonnine ultra veloci ha sicuramente meno senso.

    Senza pensare al fatto che se tutte le auto andassero a batteria, l’infrastruttura energetica del paese, che già soffre durante l’estate per i condizionatori, andrebbe adeguata pesantemente, oltre a richiedere l’installazione di migliaia di colonnine, e la cosa comporta non solo imponenti investimenti ma di anche tempo e di reperire competenze necessarie.

    Ma l’idea di ripensare la mobilità elettrica in chiave cittadina, inizia ad essere recepita in europa, con la proposta di creare un nuovo tipo di piccole automobili elettriche pensate per la città ai quali applicare delle agevolazioni rispetto a quelle standard, sulla falsariga delle kei car giapponesi.

    Infatti in giappone esiste una categoria di auto, limitate nella cilindrata, nella potenza e nelle dimensioni che ha numerose agevolazioni per le tasse e per il possesso rispetto alle macchine più grandi, e si sta pensando di replicare la cosa anche in Europa, per una nuova categoria di minicar elettriche.

    La cosa potrebbe avere senso, ovviamente se le agevolazioni le rendono davvero competitive rispetto alle termiche e se ovviamente si lascia la possibilità a chi vive fuori dai centri cittadini di poter scegliere il mezzo più adatto alle proprie esigenze non andando a penalizzare ulteriormente le termiche.

    Voi cosa ne pensate? Le minicar elettriche possono essere la soluzione di compromesso oppure meglio puntare sulle auto tradizionali?

  • Ryanair: nuove dimensioni per i bagagli

    Ryanair: nuove dimensioni per i bagagli

    Raramente le modifiche alle condizioni di viaggio di Ryanair sono migliorative per gli utenti, ma questa volta c’é una piccola conquista per i viaggiatori , perlomeno quelli che viaggiano col solo bagaglio in cabina.

    Infatti a breve sará possibile imbarcare gratuitamente un bagaglio piú grande: si passa infatti dalle dimensioni di 40x25x20 al 40x30x20: cinque centimetri in piú che fanno sicuramente comodo per chi porta con sede il solo zainetto gratuito da stivare sotto il sedile.

    Probabilmente é la scusa per fare digerire una politica di controlli piú rigida, specie rispetto a tempo fa dove anche zaini palesemente fuori misura non venivano sanzionati, mentre ora si rischia piú frequentemente di dover pagare la tassa per il bagaglio fuori misura.

    O forse è soltanto marketing , dato che i concorrenti come Easyjet, Wizzair, Vueling o Volotea consentono delle dimensioni piú generose per il bagaglio gratuito, con misure che variano dai 45x36x20 della compagnia inglese, ai 40x30x20 delle altre compagnie concorrenti che diventano lo standard anche per il vettore irlandese.

    Ma probabilmente é una mossa per ingraziarsi la commissione trasporti del parlamento europeo che sta pensando a delle nuove disposizioni per le low cost in merito ai bagagli trasportabili gratuitamente.

    Infatti la proposta europea prevederebbe un doppio bagaglio gratuito: una piccola borsa 40x30x15 e un trolley da 7 kg, con somma delle dimensioni pari a 100 cm e un peso di 7 kg.

    Ovviamente una soluzione del genere arrecherebbe gravi danni alle compagnie low cost, che con margini bassissimi, e spesso voli in perdita non potendo assorbire i costi, sarebbero costretti ad aumentare i biglietti a tutti gli utenti, anche quelli a cui bastava viaggiare col solo zaino gratuito.

    Magari uno standard piú generoso del bagaglio gratuito sotto il sedile , capace di contenere tutto il necessario per un viaggio di alcuni giorni, potrebbe far desistere la comunitá europea dall’applicazione di una norma, che seppur con buone intenzioni, finirebbe per punire i consumatori che non sono interessati a portare un trolley in stiva, preferendo risparmiare quanto più possibile sul volo.

    Ricordiamoci peró che le nuove misure non sono ancora operative, quindi verificate sul sito della compagnia le regole operative al momento della partenza, e ricordate sempre che superare le misure può portare a delle penali sino a 70 euro a tratta.

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    Se abbiamo in mente di fare acquisti o abbiamo bisogno di piú spazio valutiamo sempre la possibilitá di acquistare l’imbarco prioritario che da diritto a portare a bordo anche il trolley da stivare nelle cappelliere o il bagaglio registrato in stiva, che in fase di prenotazione ha un costo generalmente conveniente e ci mette al riparo da penali che, soprattutto in viaggi con scalo, potrebbero costarci molto care dato che andrebbero pagate su ogni tratta del nostro viaggio.

    E magari valutiamo l’acquisto di zaini intelligenti dove poter stivare piú vestiti a paritá di spazio grazie a scomparti segreti e sistemi per espellere l’aria in eccesso, magari aiutandosi anche con sacchetti sottovuoto da viaggio e con il classico cuscino da viaggio riempibile che mette a disposizione uno spazio extra dove nascondere una parte dei nostri vestiti.

    Ad ogni modo verifichiamo sempre in fase di prenotazione e poco prima del viaggio le regole aggiornate per evitare sgradevoli e costosi inconvenienti.

    Voi eravate al corrente della notizia? Preferite viaggiare col solo bagaglio gratuito o preferite la comoditá del bagaglio a pagamento?

  • STOP ai Diesel euro5

    STOP ai Diesel euro5

    Gli automobilisti sono purtoppo una delle categorie piú vessate dallo stato, dato che probabilmente sono le piú semplici da colpire ed ogni volta il conto si fa sempre piú pesante.

    E una delle scuse piú gettonate é quello dell’inquinamento, dove con lo scopo di imporre la cosiddetta mobilitá sostenibile, dall’auto elettrica ai mezzi pubblici o all’uso di biciclette o monopattini, si tolgono parcheggi e si mettono divieti all’ingresso delle auto.

    E l’ennesima mazzata la subiranno i proprietari di autovetture diesel Euro5 , dove dall’autunno si vedranno precluso l’ingresso in molte località del centro e nord Italia con popolazione superiore ai 30.000 abitanti.

    modern cars in auto salon

    Infatti il superamento delle soglie di inquinamento previste dalla comunità europea nella valle del Po, e in diverse localitá di Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna e Veneto, ma anche centri come Roma o Firenze , per evitare delle sanzioni alle amministrazioni dovute alle procedura di infrazione europee, vedranno ribaltare il problema sugli automobilisti con il blocco degli ingressi.

    A seconda della localitá il blocco si estenderá a tutti i giorni e a tutti gli orari, mentre in altre la circolazione per questi mezzi sará libera alla sera e nei fine settimana o nel periodo estivo. 

    smoke coming from the exhaust pipes

    Viene anche introdotta la possibilitá di dotarsi, a proprie spese, di un apparecchio chiamato Move-In che monitora tramite un GPS gli ingressi e consente un certo numero di chilometri annui, nelle zone altrimenti vietate,in funzione della classe di inquinamento dell’auto, fino ad un massimo di 9.000 e che presuppone un costo di installazione e un canone mensile a carico dell’utente.

    Ovviamente chi ha scelto un mezzo diesel lo ha fatto perché fa chilometri e un limite annuo, nella migliore delle ipotesi, di 9.000 km non risolve il problema, costringendo chi vive in una zona interessata dai blocchi a dover cambiare auto.

    Quello che peró non capisce chi ha pensato questa norma é che se uno ha ancora in uso una macchina di 10 o 15 anni, probabilmente non ha i soldi per permettersene una nuova, soprattutto negli ultimi tempi dove i listini delle vetture sono praticamente raddoppiati.

    cars parked on side of the road near high rise buildings

    E se facciamo un discorso ambientale , inquina molto di piú smaltire un’auto funzionante e costruirne una nuova, piuttosto che mantenere in efficienza una esistente, considerato che la differenza di inquinamento tra una euro5 e una euro6 è ben poca, soprattutto se poi la si sostituisce con una macchina piú grande e inquinante magari rottamando una piccola utilitaria per un grosso SUV.

    Ma la cosa piú tragica è che vietare l’ingresso delle diesel euro5 non cambierá le sorti dell’inquinamento da PM10 rilevato dalle centraline, dato che le automobili contribuiscono nella ipotesi piú generosa a un 10% dell’inquinamento cittadino, con il grosso derivante da sistemi di riscaldamento e impianti industriali.

    traffic and pedestrians in cold town at sunset

    Quindi costringere le persone a cambiare auto non cambierá le sorti delle infrazioni comunitarie, anzi per assurdo potrebbe portare a piú inquinamento se si vanno a sostituire con mezzi piú grossi, dato che oramai le piccole utilitarie sono sparite dal mercato proprio a causa delle norme antinquinamento che le ha rese anti economiche per i produttori, che ora hanno a listino principalmente solo grossi SUV.

    E non pensiate che la soluzione siano le auto elettriche: chi ha un diesel lo ha scelto perché fa tanta strada e probabilmente non si puó permettere di sostituirlo con una elettrica, sia per questione di costi sia all’acquisto che alle colonnine di ricarica, che soprattutto di tempi di ricarica, quindi al piú passerá nella migliore delle ipotesi a un ibrida o a un benzina.

    E questo costo si ribalterá , come per le accise del diesel, recentemente aumentate, anche su chi non guida, visto che porteranno ad aumentare i costi di trasporto delle merci, che notoriamente viaggiano a gasolio, facendo aumentare i prezzi dei prodotti della nostra spesa.

    Purtroppo le politiche ambientali miopi di certi politici, portano a delle storture che pagheranno a caro prezzo i cittadini e che non risolvono il problema dell’inquinamento, anzi rischiano di enfatizzarlo: se a causa dell’abolizione dei parcheggi o del restringimento di una carreggiata per far spazio a una pista ciclabile, dovró stare piu tempo in auto col motore acceso inquineró di piú: probabilmente costruire piu strade e piú parcheggi migliora i valori dell’inquinamento piú che limitare gli ingressi delle euro5 diesel.

    electric cars charging on stations

    Voi cosa ne pensate? Anche voi sarete costretti a cambiare auto?

  • Arriva una nuova tassa sugli acquisti dalla Cina

    Arriva una nuova tassa sugli acquisti dalla Cina

    Una brutta notizia per chi acquista spesso nelle piattaforme online a basso costo come Shein, Temu o Aliexpress, dato che sono allo studio da parte del commissario europeo al commercio delle nuove regole per affossare queste piattaforme, in modo da favorire in maniera sleale quelle europee.

    Infatti nonostante queste piattaforme siano giá state colpite recentemente dall’obbligo di riscossione dell’IVA alla fonte per gli acquisti inferiori ai 150 euro, con i costi delle operazioni doganali a carico della nazione mittente e degli introiti sicuri per le casse europee dato che l’IVA non puó piú essere elusa come in passato, la cosa non basta all’Europa.

    Infatti é stata proposta una tassa ulteriore di 2 euro per ogni pacchetto di valore inferiore ai 150 euro destinato all’utente finale e di 0.50 euro se spedito dal paese extra UE a un magazzino europeo, rendendo poco competitivi gli acquisti low cost fatti da questo genere di piattaforme, visto che i prezzi al consumatore possono anche raddoppiare, nella speranza che vengano comprati da siti europei.

    seaport during golden hour

    E le giustificazioni sono le piú false: dalla concorrenza sleale degli store cinesi, che si vuole combattere facendo a loro volta concorrenza sleale, o per rispondere ai dazi americani che sono stati comminati proprio per queste norme che subdolamente limitano i prodotti e i servizi extra UE, o alle maggiori spese doganali che in realtá non esistono perché lo sdoganamento viene effettuato nel paese del mittente.

    In pratica è un modo per favorire le meno efficienti imprese europee a scapito non solo di quelle cinesi ma del consumatore che si troverá a pagare di piú gli stessi prodotti, che venduti da uno store europeo o cinese , magari con un marchio differente, sono sempre prodotti in Cina, quindi al limite la cosa va a vantaggio solo degli importatori.

    person holding debit card

    E in secondo luogo è una nuova tassa che potrà essere utile a comprare nuove armi per il piano di riarmo europeo, per difendersi da delle guerre che nascono proprio con queste mosse commerciali che alla lunga creano dei nemici sul campo.

    E che non si dica che serve per evitare l’acquisto di prodotti spazzatura, salvare l’ambiente o evitare la contraffazione, dato che gli stessi prodotti , anche se venduti da uno shop o con un nome differente o  a un prezzo piú alto continueranno a circolare, intaccando il potere d’acquisto dei cittadini europei che giá soffre molte scelte scellerate europee specie in tema energetico o ambientale.

    working macbook computer keyboard

    Voi cosa ne pensate? Acquistate spesso in queste piattaforme low cost? Smetterete di farlo in caso passasse questa nuova legge?

  • Cambiano le accise per diesel e benzina

    Cambiano le accise per diesel e benzina

    Dal 15 maggio una variazione normativa colpirá gli automobilisti, infatti vengono modificate le accise per diesel e benzina, con un aumento di 1,5 centesimi al litro per i diesel e una conseguente riduzione della stessa quantitá per i benzina.

    La cosa viene giustificata come una mossa per l’inquinamento ma in realtá é una scusa, dato che diesel e benzina inquinano entrambi anche se in modi differenti.

    Infatti nonostante un costo industriale piú alto il diesel é sempre costato meno in quanto sussidiato con una tassazione minore.

    Ma questi sussidi vengono visti dalla comunitá europea come ambientalmente dannosi e devono essere aboliti per poter accedere ai fondi del PNRR.

    silver and yellow fuel pump

    In realtá é un modo per fare cassa , con l’idea di equiparare gradualmente le accise di diesel e benzina entro il 2030.

    Per un privato cittadino che fa un pieno di 50 litri ogni 15 giorni questa novitá cuberá grossomodo una ventina di euro l’anno, a seconda dei consumi e della caratteristiche della macchina, che si spendono in piú per chi va a gasolio o si risparmiano se si ha un benzina, ma ovviamente per chi fá tanta strada o lavora con la macchina, che generalmente sceglie un diesel, questa novitá puó essere pesante per il portafoglio.

    Considerato che tra gli utenti privati le auto a benzina sono piú di quelle a gasolio potrebbe pure sembrare una bella notizia, ma in realtá non lo é dato che le merci viaggiano quasi esclusivamente su camion o furgoni a gasolio e questo porterá a far aumentare i costi di trasporto che si riverseranno sul costo delle merci. 

    blue and red freight truck on road

    E generalmente quando c’é un aumento dei prezzi non è strettamente proporzionale ai maggiori costi vivi, magari perché si vanno a compensare dei costi precedentemente assorbiti dai venditori , col rischio che si scateni la scintilla per un ulteriore esplosione dei prezzi, magari a fronte di costi aumentati dell’1% i prezzi sugli scaffali aumentano anche del 20%, quindi non certo un affare per le nostre tasche.

    E alla fine la cosa riguarda non solo l’automobilista che guida le auto termiche, ma anche chi va solo in elettrico o proprio neanche usa l’automobile, visto che comunque fará la spesa e si troverá a pagare di piú i beni che acquista regolarmente.  

    white car charging

    E non servirá nemmeno a incentivare l’acquisto dei veicoli elettrici, visto che chi viaggia tanto sceglie il diesel a prescindere perché non ha rivali come economia e versatilitá, nonostante gli aumenti, dato che anche volendo un elettrico tra costi e tempi di ricarica non è minimamente competitivo sulle lunghe distanze.

    Voi sapevate di questa novitá? Spenderete di piú o di meno?