Acquisti Online

  • Arriva Amazon Family ed é pure gratis!

    Arriva Amazon Family ed é pure gratis!

    Quasi tutte le piattaforme di streaming hanno iniziato una lotta senza quartiere alla condivisione degli account, dopo avere utilizzato questo strumento per far conoscere i propri servizi al grande pubblico.

    Infatti sino a qualche anno fa era prassi comune condividere un abbonamento family con amici o parenti dividendo le spese o scambiandosi gli account.

    Ma poi le piattaforme si sono rese conto che spremere di più gli utenti e magari costringerli a passare ad un piano individuale con pubblicità dove la profilazione degli utenti diventa particolarmente appetibile per gli inserzionisti, li fa guadagnare molto di più.

    hand holding smartphone with streaming apps

    E quindi prima hanno aumentato i prezzi dei piani family rendendo meno conveniente la condivisione, poi hanno limitato la condivisione nel numero dei dispositivi concessi, poi controllando i documenti o gli ip dei dispositivi per stanare i furbetti, costringendo chi condivideva senza essere effettivamente parte dello stesso nucleo familiare a passare ad un account personale.

    Ma c’è una piattaforma che sta facendo il contrario, che non aveva un servizio di condivisione e ora addirittura lo sta regalando: si tratta di Amazon Family.

    person holding black remote control

    Infatti la novità degli ultimi tempi è che ora è possibile collegare il nostro account Amazon Prime a quello di un familiare gratuitamente, pagando un unico abbonamento a Prime e poter entrambi sfruttare la condivisione dei servizi, dalla consegna gratuita degli acquisti,a Prime Video, dai contenuti musicali di Amazon Music Prime, ai servizi inclusi nell’abbonamento come gli e-book di Kindle o i videogiochi di Amazon Luna.

    Ci sarà un account amministratore, quello che paga l’abbonamento , che potrà invitare un familiare adulto alla condivisione dei servizi, mantenendo ognuno una propria cronologia, sia per gli acquisti che per la fruizione dei servizi.

    Il problema però è che condividendo l’account, si va a condividere obbligatoriamente l’uso della carta che paga il servizio, ragion per cui è bene effettuare questa condivisione solo con un familiare di cui fidiamo ciecamente (magari il partner o il figlio, non certo il vicino di casa), infatti seppure le transazioni tra i due account restino separate, quelle fatte con la carta di credito condivisa che paga il servizio si vedranno anche sul profilo dell’amministratore.

    Ovviamente gli account non sono obbligati ad utilizzare la carta condivisa, ma sono comunque abilitati a farlo e questo significa che magari condividendo l’account con la moglie o con il figlio questo possa sfruttare la nostra carta, magari senza permesso.

    package from amazon prime carried by the delivery man

    Quindi può essere sicuramente una comodità o un risparmio, ma anche un’insidia in caso di usi non concordati, magari perchè abbiamo abilitato il servizio a nostro figlio per consentirgli di vedere le proprie serie tv preferite e poi finisce per fare acquisti su amazon usando la carta di credito condivisa a nostra insaputa.

    Per abilitare il servizio, che viene rilasciato gradualmente agli utenti italiani, bisognerà andare nelle impostazioni dell’account Amazon abbonato a Prime e invitare un altro utente Amazon al nostro nucleo familiare, che avrà 14 giorni per accettare l’invito recapitato nella propria casella di posta.

    logo on vehicle livery

    Una volta accettato poi potrà accedere ai benefici di Prime senza necessità di pagare un’altro abbonamento, mantenendo separate tutte le cronologie all’interno dell’account.

    Quello che però non va dimenticato è che l’account ospite può, anche se non è obbligato, utilizzare la carta di credito che paga il servizio e che questa condivisione della carta è un requisito obbligatorio per poter condividere gratuitamente il nostro Prime con il familiare ospite. 

    Voi conoscevate questa nuova funzionalità? Vi è gia stata abilitata nel vostro account Amazon? Pensate di utilizzarla o la ritenete pericolosa?

  • Ricondizionati: Come risparmiare sugli acquisti tecnologici

    Ricondizionati: Come risparmiare sugli acquisti tecnologici

    Quando si è alla ricerca di un prodotto tecnologico, un elettrodomestico o un prodotto per la mobilità esiste un modo per risparmiare, a volte anche in maniera consistente senza fare troppe rinunce.

    Infatti a mano di non bramare soltanto l’ultimo ritrovato della tecnologia, magari pagando pure un extra per riceverlo in anteprima, la soluzione è puntare al prodotto che sta venendo sostituito che spesso viene messo in offerta dai grossi negozi per svuotare i magazzini, consentendo di portarci a casa un prodotto ancora valido ad un prezzo più ragionevole, specie in un periodo dove i listini, causa guerre e inflazione non fanno altro che salire.

    online shopping with credit card and laptop

    Se volessimo risparmiare ancora di più, potremmo puntare al mercato dell’usato, giocando su chi si libera del prodotto precedente per acquistare l’ultimo uscito, riuscendo magari a portarsi a casa un prodotto premium al prezzo di uno economico.

    Ma andare sul mercato dell’usato ci espone a dei rischi, specie se non conosciamo il compratore e come è stato utilizzato quell’oggetto: soprattutto certi articoli tecnologici potrebbero nascondere dei difetti la cui riparazione costerebbe cifre importanti che annullerebbero il nostro risparmio.

    a laptop with a broken screen sitting on a table

    E se si tratta di un difetto palese che si presenta subito, magari litigando un po col venditore, si può provare ad annullare il nostro acquisto o farci restituire parte della spesa, ma se il difetto, magari dovuto all’usura del prodotto stesso si presentasse dopo qualche mese difficilmente il venditore vi verrà incontro, trasformando quello che pensavamo essere un affare in una fregatura.

    Acquistando un usato da un privato infatti non esiste garanzia di conformità, quindi a meno non ci sia una residua garanzia del produttore, e che vi sia stato fornito lo scontrino o la fattura di vendita, non esiste una copertura a meno di vizi occulti nascosti in malafede dal venditore, dato che si utilizza la formula visto e piaciuto.

    technician repairing computer in electronics store

    Le cose sono differenti se si acquista da un commerciante professionista, che è tenuto a dare una garanzia di conformità anche su un usato, seppur più limitata rispetto ad un prodotto nuovo, dato che può essere ridotta ad un solo anno, non copre l’usura o eventuali difetti già specificati all’atto dell’acquisto, e che in caso di problemi potrebbe portare ad una soluzione in economia poco gradita all’acquirente , come una riparazione in luogo di una sostituzione, un parziale rimborso o alla risoluzione del contratto lasciandoci senza il nostro prodotto e costringendoci a doverlo ricomprare, magari a prezzo pieno altrove.

    Ma esiste anche una terza strada, che è una sorta di via di mezzo tra nuovo ed usato: il ricondizionato. Si tratta di prodotti venduti da venditori specializzati o da delle apposite sezioni di grandi e-commerce come Amazon o MediaWorld dove vengono venduti i prodotti resi dagli acquisti online, i prodotti rientrati dai centri assistenza dopo una sostituzione in garanzia, gli articoli di esposizione che non possono essere venduti come nuovi magari a causa di un difetto estetico o della mancanza di qualche accessorio o degli imballi originali.

    racks with cardboard boxes in a warehouse

    In alcuni casi possono essere dei prodotti tecnologici, come smartphone o computer dati in leasing o in noleggio alle aziende che alla fine del contratto vengono rimessi a nuovo e rivenduti. Il vantaggio di queste soluzioni è che si ha un prodotto che spesso è praticamente nuovo, venduto con una garanzia pari al nuovo, ma al prezzo di un usato.

    E quando a vendere sono grandi e-commerce che devono svuotare i magazzini, può capitare che durante alcuni periodi dell’anno facciano delle promozioni che aumentano lo sconto sul prezzo di vendita, magari ad un prodotto pari al nuovo normalmente scontato del 20%, si aggiunge un 50% ulteriore, riuscendo a farci portare a casa un prodotto ad una frazione del prezzo, soprattutto se si tratta di prodotti di scarso appeal: difficilmente troverete super scontato un iphone, ma magari riuscirete a portarvi a casa un forno a microonde, un deumidificatore  o un amplificatore hifi a un quinto del suo prezzo di listino. 

    vintage cameras displayed at tbilisi market

    Ovviamente non stiamo acquistando un prodotto nuovo quindi si dovrà fare attenzione alla serietà del venditore, ma sopratutto alle condizioni e al suo prezzo.

    Infatti in queste tipologie di acquisto occorre prestare particolare attenzione alle condizioni sia estetiche che funzionali, chiaramente indicate nella scheda prodotto, e magari visibili nelle foto a corredo: a volte un’offerta molto allettante è dovuta alla mancanza di un accessorio indispensabile per il funzionamento o a dei difetti importanti, altre magari si tratta della mancanza dei manuali, degli imballi o di un graffio o un’ammaccatura , cosa che a seconda degli utilizzi potrebbe non essere un problema specie in relazione al prezzo pagato.

    man fixing a computer

    Altra cosa a cui stare attenti in caso di prodotti tecnologici sono le caratteristiche tecniche, a volte lo sconto sembra allettante rispetto al prezzo di listino di quando sono stati messi in commercio, ma se si tratta di fondi di magazzino o di prodotti rientrati da leasing aziendali non molto recenti, a parità di spesa si potrebbero trovare prodotti nuovi con caratteristiche superiori, dato che un prodotto medio gamma attuale è tendenzialmente più potente di un prodotto di fascia alta con alcuni anni alle spalle, e magari supporta tecnologie più moderne, diventando una scelta più oculata.

    Ma conoscendo cosa si sta andando a comprare, e sfruttando magari sconti aggiuntivi e periodi promozionali si rischia di fare degli affari importanti. Voi conoscevate questi prodotti?

    african american engineer conducting hardware diagnostic in repair shop
  • I dazi sono arrivati davvero e fanno male al nostro portafoglio

    I dazi sono arrivati davvero e fanno male al nostro portafoglio

    Alla fine la tassa di 3 euro sugli acquisti dalla Cina è arrivata e sta facendo pure piu danni del previsto.

    Infatti dal 1 luglio tutte le spedizioni che arrivano da fuori la comunità europea, di valore inferiore ai 150 euro, pagano un dazio di 3 euro piu iva per ciascuna categoria merceologica.

    Questo significa che se nel nostro ordine da 10 euro abbiamo messo una penna, uno zainetto, un cavetto per il cellulare e una cover, quindi 4 articoli di categorie merceologiche diverse, pagheremo la bellezza di 4 dazi, quindi 14.64 euro di tasse su un valore di 10 euro, e se magari aggiungiamo un altro prodotto per raggiungere uno sconto extra o la spedizione gratuita, se la categoria merceologica cambia avremo altri 3.66 euro da pagare.

    In pratica, sui prodotti più economici,  si paga più di dazio che di valore dei prodotti, cosa che rende estremamente sconveniente l’acquisto, quindi a meno di non avere alternative saremo costretti a comprare quegli articoli altrove.

    E quindi i grandi magazzini cinesi nelle nostre periferie, o le catene di cianfrusaglie economiche tipo Action, Pepco, Kik, Tedi e similari festeggeranno, mentre noi pagheremo i prodotti più cari.

    Ma oltre al danno abbiamo pure la beffa, le piattaforme online, come Temu, Aliexpress, Haul e Shein, sono dei marketplace che non vendono direttamente i prodotti, ma mettono in contatto un venditore esterno con l’acquirente, e stessa cosa fanno molti siti di ecommerce nostrani che affiancano ai prodotti venduti direttamente, una sezione marketplace con prodotti venduti da altri.

    working macbook computer keyboard

    Questo significa che all’interno dello stesso ordine i venditori possono essere diversi, quindi rischiamo di pagare il dazio di 3.66 per ogni prodotto, anche se la categoria merceologica è la medesima, ma il venditore è differente o se l’ordine è spedito in pacchetti separati.

    Per evitare il balzello bisogna fare attenzione a cosa si compra, scegliendo venditori che spediscano effettivamente dall’Europa, senza farci fregare dal sito locale, dato che molti venditori esterni lavorano in dropshipping dalla Cina, esponendoci al dazio.

    Ciò vuol dire leggere molto bene la descrizione degli articoli, e controllare al check-out il prezzo finale comprensivo dei dazi prima di piazzare l’ordine per evitare sgradite sorprese, ma soprattutto valutate per bene se valga davvero la pena acquistare quel prodotto.

    Dopotutto se un prodotto da 1 euro , rischia di costare 8 tra dazi e spedizioni, probabilmente rinunceremo a comprarlo o lo cercheremo altrove, ma se non si fa attenzione la fregatura è dietro l’angolo, e ce la stanno servendo non dei negozianti disonesti o una piattaforma furbetta ma le regole della comunità europea.

    person shopping online

    In più anche molti dei prodotti che vediamo online su siti insospettabili arrivano , magari senza comunicarlo chiaramente, dalla Cina quindi avranno un aumento pari al dazio nascosto nell’aumento dei prezzi del prodotto.

    Sicuramente i nostri acquisti su Temu, Shein o Aliexpress si ridimensioneranno, avendo perso molto della loro convenienza. Voi comprerete ancora da questi siti o cambierete fornitori?

  • Food Delivery sotto attacco: Glovo e Deliveroo commissariate

    Food Delivery sotto attacco: Glovo e Deliveroo commissariate

    É notizia recente il commissariamento giudiziario di due delle principali società di consegna di cibo a domicilio, Glovo e Deliveroo, accusate di caporalato in quanto i rider che lavorano per queste società vengono pagati a consegna e non assunti come dipendenti.

    Purtroppo i giudici , ritenendo la paga dei riders troppo bassa, hanno ben pensato di voler intervenire per scardinare un sistema che non hanno capito, provocando grossi problemi ai lavoratori e ai ristoratori che utilizzano queste piattaforme per la consegna dei pasti ai propri clienti.

    Infatti queste piattaforme pagano al rider per la consegna un compenso variabile, deciso da un algoritmo in funzione della richiesta, del giorno della settimana, dell’orario e della distanza, ma soprattutto permettono al rider di accettare o meno una consegna, senza vincoli e senza esclusive.

    courier with glovo bag on electric bicycle in city

    Questo significa che uno studente può fare qualche consegna per arrotondare solo quando ha tempo senza dover sottostare a degli orari definiti, o che semplicemente può lavorare per più piattaforme contemporaneamente ottimizzando i tempi e guadagnando da più fornitori.

    Inoltre questo sistema ha permesso a molti immigrati di crearsi un reddito onestamente, sfuggendo dall’esigenza di dover fare lavori malfamati, sottopagati o di lavorare in attività criminali.

    food delivery motorbikes in dubai street scene

    E i guadagni, considerato il tempo dedicato, i bonus, la possibilità di lavorare per più compagnie permette, a chi si impegna con costanza, di portare a casa un bello stipendio, probabilmente più alto del cameriere o del lavapiatti che lavora nelle cucine degli stessi ristoranti che utilizzano le piattaforme.

    Ma probabilmente i giudici non capiscono che se una data consegna viene pagata 2 euro, quello non è lo stipendio mensile, visto che il compenso varia da consegna a consegna, ed è mediamente più alto (generalmente sui 4-5 euro) e a seconda dei casi la stessa consegna può venire pagata anche 8-10 euro , più un eventuale mancia e soprattutto che magari in una serata standard di consegne se ne fanno tranquillamente una decina, consentendo di portare a casa a fine mese uno stipendio dignitoso.

    crowded winter scene at wroclaw holiday market

    Inoltre in molti casi la flessibilità, e la possibilità di non accettare una consegna permette maggiore sicurezza e tranquillità rispetto a chi pagando un fisso mensile costringe ad effettuare un certo numero di consegne per rientrare nei costi.

    E decidere di azzoppare queste piattaforme costringendole ad assumere i riders è pericoloso: molti dei rider stessi preferiscono la flessibilità e la meritocrazia ad uno stipendio minimo vincolato ad orari fissi, ma soprattutto renderebbero poco conveniente alle piattaforme rimanere sul mercato, già gravate di costi altissimi e margini molto risicati.

    a biker holding a box of food

    Infatti quelle assunzioni obbligatorie potrebbero portare alla scelta di abbandonare il mercato italiano, come fatto da varie piattaforme che nel tempo hanno chiuso o sono state assorbite da società concorrenti.

    Ma c’è anche un pericoloso precedente: il commissariamento di Uber Eats per le stesse ragioni ha portato la compagna di food delivery ad abbandonare il nostro paese e solamente una compagnia delle poche rimaste sul mercato, Just Eat, ha dei riders assunti con uno stipendio fisso.
    E se Glovo e Deliveroo , seguendo la stessa logica, decidessero di abbandonare il mercato italiano, si ammazzerebbe la concorrenza portando l’ultima piattaforma superstite ad aumentare i prezzi per le consegne, rendendo poco conveniente il servizio per l’utente finale.

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    E se il consumatore non acquista a perderci sono anche i ristoratori che offrono il servizio di consegna tramite le piattaforme con il rischio di tagliare personale o addirittura di chiudere l’attività, specie per quelle molto focalizzate su asporto e food delivery.

    Alla fine perseguendo questa idea del costringere le piattaforme ad assumere i riders si creano danni non solo alle piattaforme, ma ai rider stessi che perderanno il lavoro, ai lavoratori dei ristoranti, agli stessi ristoranti e agli utenti.

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    Senza contare che il rider trovatosi senza lavoro finisce , nella migliore delle ipotesi, per essere a carico dello stato o di finire nelle grinfie della criminalità organizzata: sicuramente meglio avere un rider con uno stipendio basso che un pusher ben pagato.

    Voi cosa ne pensate? Usate le piattaforme di food delivery?

  • Arrivano nuove tasse sui prodotti cinesi

    Arrivano nuove tasse sui prodotti cinesi

    Un nuovo balzello é in arrivo per i consumatori europei che acquistano prodotti cinesi, infatti é allo studio l’anticipo al 2026 dell’eliminazione del de minimis sui dazi per pacchi in arrivo da fuori l’unione europea, questo significa dover pagare oltre all’iva che giá si paga, anche un dazio aggiuntivo, che attualmente non é previsto per le spedizioni di basso valore, sotto i 150 euro.

    Questo vuol dire che ci sará una tassa aggiuntiva, che nella migliore delle ipotesi allo studio potrebbe essere forfettaria di 2 euro a pacco, ma che comunque bloccherá i pacchi alla dogana, rallentando i tempi di consegna, con lo scopo di disincentivare gli acquisti low cost dall’oriente nella speranza di frenare il fast fashion e gli acquisti di cianfrusaglia, elettronica e non di bassa qualitá reperibili online a prezzi molto convenienti.

    person using black and white smartphone and holding blue card

    Il problema é che così facendo si va soltanto a creare problemi all’acquirente che comunque difficilmente rinuncerá a risparmiare per acquistare prodotti molto simili, e comunque di provenienza orientale, nei negozi fisici.

    Così come difficilmente abbandonerá il fast fashion per acquistare un prodotto sartoriale di alta gamma, al massimo acquisterá qualcosa di analogo in un negozio fisico o in una catena specializzata, che si rifornisce presso le stesse fabbriche orientali, a un prezzo maggiorato o si rassegnerá a ricevere il pacco in tempi piú lunghi, magari con la scomoditá di dover pagare una tassa al postino.

    man carrying boxes beside a van

    Infatti la seccatura non é tanto dover pagare una piccola tassa aggiuntiva, che pagata in proporzione, su importi di scarso valore non sará particolarmente esosa, ma la burocrazia legata alla riscossione di questa tassa, visto che lo spedizioniere potrebbe richiedere dei costi per la gestione della pratica di sdoganamento che possono superare non solo il costo della tassa ma anche il valore stesso della merce, ma soprattutto si ha la scomoditá di dover attendere i tempi di sdoganamento, dato che dovendo fermare tutti i pacchi alla dogana, si allungheranno a dismisura bloccando magari per settimane i pacchi prima della consegna. Inoltre si aggiunge il rischio di dover pagare la tassa in contrassegno al postino, cosa che complica la ricezione dei pacchi se non siamo presenti a casa, non consentendo ad esempio di poter lasciare il pacco nella cassetta delle lettere o ad un vicino, costringendoci ad attendere un nuovo tentativo di consegna o a recuperare il pacco presso la sede dello spedizioniere.

    Al momento non c’è ancora una decisione definitiva, anche perché la data originaria del 2028 nasceva dalla necessitá che prima entri in vigore un nuovo sistema doganale europeo ancora in fase di sviluppo, altrimenti lo sdoganamento potrebbe avvenire in un paese europeo non ancora pronto alla riscossione, permettendo l’elusione della tassa. 

    couple people woman hand

    E’ stato comunque proposto in sede europea un contributo forfettario per i prodotti sotto i 150 euro di valore che dovrebbe entrare in vigore dal 2028, ma i singoli stati, tra cui l’Italia, si stanno muovendo anche in autonomia per anticipare i tempi, e non potendo decidere sui dazi hanno allo studio ulteriori tassazioni che si sommerebbero al dazio, come ad esempio una tassa ambientale di 2 euro per i pacchi fino ai 2kg di peso da applicare giá dal 2026.

    Come detto il problema non è tanto una tassa aggiuntiva, che comunque non scoraggerá gli acquirenti, ma la burocrazia necessaria e i costi che questa burocrazia si porterá dietro pagati dal consumatore, ma probabilmente anche dai singoli stati se saranno obbligati ad assumere maggiore personale doganale.

    scrabble tiles spelling temu shein on wooden table

    Ma il vero discorso è che questa decisione non serve per l’ambiente o per la tutela dei commercianti come la politica vorrebbe far credere, ma è una mossa geopolitica nei confronti della Cina, da cui arrivano la maggior parte di quel genere di pacchi, che alla fine finiranno per pagare i consumatori.

    Voi eravate a conoscenza di questa nuova tassa? Acquistate spesso online dalla Cina?

  • Arriva Haul, l’Amazon made in China

    Arriva Haul, l’Amazon made in China

    Nonostante Amazon sia il più importante e-commerce del mondo, deve affrontare la concorrenza di siti che possono rivelarsi più competitivi, specie in particolari nicchie o segmenti di mercato.

    Infatti per alcune categorie di acquisti, fuori da Amazon si può trovare migliore consulenza all’ acquisto, prezzi più competitivi o una maggiore varietà di prodotti specializzati.

    Dalla sua però Amazon mette sempre il servizio clienti, la possibilità di reso semplice e gratuita e la logistica che è sempre al top, consentendo dei tempi di consegna veramente rapidi, e una soddisfazione garantita.

    Ma come detto, in alcuni casi può essere conveniente rinunciare ai vantaggi di Amazon, magari perchè si riesce a trovare gli stessi prodotti a prezzi più vantaggiosi.

    E uno di questi casi è l’acquisto dei prodotti low cost di origine cinese, che dovendo essere importati , sdoganati e immagazzinati in Europa vedono i loro prezzi lievitare in quanto i costi di gestione si spalmano eccessivamente sui prezzi quando il valore del bene è molto basso.

    package from amazon prime carried by the delivery man

    Infatti per questo genere di acquisti i siti cinesi come Aliexpress, Temu o Shein si rivelano più competitivi, gestendo il processo di vendita direttamente dalla Cina, e mantenendosi competitivi anche quando fanno uso di depositi in Europa per accorciare i tempi di spedizione.

    Infatti questi siti di origine cinese, riescono una volta raggiunto un certo minimo d’ordine ad avere la convenienza ad appoggiarsi ad un magazzino locale, consentendo consegne in tempi ragionevoli, circa una settimana – dieci giorni , contro almeno un mese necessario da una spedizione diretta dalla cina.

    E lo fanno senza addebitare degli extra per il trasporto se si raggiunge come detto un certo minimo d’ordine sotto il quale a seconda dei casi si ha la spedizione lenta o la possibilità di avere quella più veloce pagando un costo di consegna, in luogo della spedizione gratuita.

    E questo procedimento logistico , unito ai prezzi cinesi alla fine rende questi siti competitivi per quel genere di acquisti, tanto da indurre Amazon a correre ai ripari e lanciare un servizio simile, chiamato Haul che è approdato da poco anche nel nostro paese, dopo essere già stato lanciato in altre nazioni.

    a man in red shirt carrying a cardboard box beside the van

    E anche questo Haul,  come i vari siti cinesi, si occupa di reperire prodotti a basso prezzo direttamente in Cina, e farli arrivare direttamente dalla Cina utilizzando le piattaforme logistiche di Amazon.

    E allo stesso modo da tempi di ricezione più lunghi di un normale acquisto Amazon, circa 1-2 settimane, e un costo di spedizione di 3.50 euro se non si raggiunge un carrello di almeno 15 euro, mentre superata questa soglia la spedizione sarà gratuita, oltre ad avere degli sconti extra in base al numero o al valore degli articoli ordinati, che variano a seconda delle offerte del periodo.

    In pratica è qualcosa di molto simile a Temu o alla sezione Choice di Aliexpress, con magari all’inizio un po meno varietà, in quanto nella prima fase ancora in beta gli articoli a disposizione non sono tantissimi.

    Ad ogni modo i prezzi sono più bassi , soprattutto rispetto ad acquistare gli stessi prodotti sull’Amazon tradizionale, ovviamente al costo di una spedizione meno rapida.

    warehouse with stock on metal shelves

    Haul si può trovare, come una sezione speciale del sito, linkato su Amazon o cercandolo nella barra di ricerca: se invece cerchiamo direttamente un prodotto troveremo quelli venduto dall’Amazon tradizionale, quindi non c’è il rischio di confondersi: per poter accedere al catalogo Haul bisogna andarci di proposito.

    Si tratta ovviamente di un’alternativa ai soliti siti cinesi, e considerando che spesso Amazon tende a fare offerte potrebbe rivelarsi una scelta interessante per i nostri acquisti low cost.

    Voi lo conoscevate? Lo avete già provato?

  • La fregatura del Buy Now Pay Later

    La fregatura del Buy Now Pay Later

    Quando facciamo acquisti online, e qualche volta pure in alcuni negozi fisici, ci viene proposta una formula di pagamento dilazionato chiamata Buy Now Pay Later, spesso pubblicizzata col nome commerciale della ditta che offre il servzio come Klarna, Scalapay, PagoDil o simili.

    Questi servizi permettono di accedere in maniera rapida e veloce al credito di piccoli acquisti, frazionando la spesa in poche rate senza interessi, senza dover passare dalla burocrazia e dalle complicazioni di una finanziaria tradizionale.

    Il sistema nasce per essere vantaggioso per tutti: il venditore incrementa le vendite, specie dei clienti piú titubanti, o chi non ha tutta la cifra a disposizione come i giovanissimi che spesso hanno difficoltà ad accedere al credito in mancanza di un lavoro stabile, il cliente potrá permettersi uno sfizio in piú e pagarlo senza interessi e complicazioni, e il servizio guadagnare dalle commissioni pagate dai commercianti, dalle penali in caso di ritardo dei pagamenti e dalla possibilitá di vendere ulteriori servizi agli utenti.

    man in red long sleeved shirt

    Il problema é che un uso sconsiderato di questi sistemi puó diventare pericoloso per l’utente: infatti giocando sul vuoto normativo si potrebbe incappare in servizi poco seri o non regolamentati, che potrebbero riservare sorprese quando ci dovessimo trovare in difficoltà nel pagare le rate residue, da penali capestro, a servizi di recupero crediti alla segnalazione di cattivo pagatore, che ci potrá precludere mutui e finanziamenti in futuro.

    E l’assenza di un vero controllo della solvibilitá dell’utente in modo da automatizzare il processo , considerate anche le basse cifre in gioco, puó creare problemi se si abusa di questi servizi: se é vero che ogni servizio mette dei limiti ai propri utenti, nulla ci vieta di utilizzare piú servizi, che potrebbero portarci a cumulare delle rate, arrivando a delle cifre per noi insostenibili.

    couple people woman desk

    E se aggiungiamo che , per alcune categorie di lavoratori precari, queste soluzioni sono le uniche per poter accedere al credito, e che la crisi porta ad usare questi servizi anche per pagare la spesa al supermercato , o il pasto al fast food o al delivery, il rischio di diventare insolventi non é da sottovalutare, specie se non abbiamo contezza delle nostre spese o se siamo costretti a usare questi sistemi per compensare il pagamento dello stipendio in ritardo.

    Questo non significa che usare questi servizi sia il demonio, ma vanno utilizzati per acquistare qualcosa che ci possiamo permettere, e soprattutto non bisogna abusarne per evitare problemi.

    couple people woman relaxation

    Sono ottimi per il prodotto che avevamo in mente di acquistare ma per cui eravamo indecisi, e li la rateizzazione senza interessi fa da incentivo: il rischio é di comprare qualcosa che magari avremmo potuto evitare di comprare, o che magari finisce inutilizzata in un cassetto, creando rifiuti in barba alla sostenibilitá, ma tutto sommato rimane qualcosa di gestibile.

    Importante è non usarlo per le spese correnti, dove il rischio di finire intrappolati, come una sorta di dipendenza, puó portare ad accumulare debiti che poi non si è in grado di ripagare, soprattutto se si sommano le rate, a magari ad altri finanziamenti che abbiamo in corso o ai vari servizi in abbonamento , dal telefono, allo streaming, alla connessione dati o ai videogiochi che sommati nel mese potrebbero metterci in difficoltá.   

    euro banknotes and coins

    Certo é che, anche i servizi dovranno stringere le maglie in futuro, sia per una maggiore regolamentazione , giá allo studio in Europa, e sia per evitare problemi di sostenibilitá come successo a Klarna, che sta soffrendo dei ritardi di pagamento fuori scala, specie negli Stati Uniti, aumentando la propria esposizione debitoria e costringendola a un taglio di personale, sostituito parzialmente dall’intelligenza artificiale. 

    Sono alla fine degli strumenti ottimi, se utilizzati in maniera intelligente, ma possono diventare pericolosi se ci si fa prendere la mano. Voi li utilizzate? Avete avuto dei problemi?

  • Arriva una nuova tassa sugli acquisti dalla Cina

    Arriva una nuova tassa sugli acquisti dalla Cina

    Una brutta notizia per chi acquista spesso nelle piattaforme online a basso costo come Shein, Temu o Aliexpress, dato che sono allo studio da parte del commissario europeo al commercio delle nuove regole per affossare queste piattaforme, in modo da favorire in maniera sleale quelle europee.

    Infatti nonostante queste piattaforme siano giá state colpite recentemente dall’obbligo di riscossione dell’IVA alla fonte per gli acquisti inferiori ai 150 euro, con i costi delle operazioni doganali a carico della nazione mittente e degli introiti sicuri per le casse europee dato che l’IVA non puó piú essere elusa come in passato, la cosa non basta all’Europa.

    Infatti é stata proposta una tassa ulteriore di 2 euro per ogni pacchetto di valore inferiore ai 150 euro destinato all’utente finale e di 0.50 euro se spedito dal paese extra UE a un magazzino europeo, rendendo poco competitivi gli acquisti low cost fatti da questo genere di piattaforme, visto che i prezzi al consumatore possono anche raddoppiare, nella speranza che vengano comprati da siti europei.

    seaport during golden hour

    E le giustificazioni sono le piú false: dalla concorrenza sleale degli store cinesi, che si vuole combattere facendo a loro volta concorrenza sleale, o per rispondere ai dazi americani che sono stati comminati proprio per queste norme che subdolamente limitano i prodotti e i servizi extra UE, o alle maggiori spese doganali che in realtá non esistono perché lo sdoganamento viene effettuato nel paese del mittente.

    In pratica è un modo per favorire le meno efficienti imprese europee a scapito non solo di quelle cinesi ma del consumatore che si troverá a pagare di piú gli stessi prodotti, che venduti da uno store europeo o cinese , magari con un marchio differente, sono sempre prodotti in Cina, quindi al limite la cosa va a vantaggio solo degli importatori.

    person holding debit card

    E in secondo luogo è una nuova tassa che potrà essere utile a comprare nuove armi per il piano di riarmo europeo, per difendersi da delle guerre che nascono proprio con queste mosse commerciali che alla lunga creano dei nemici sul campo.

    E che non si dica che serve per evitare l’acquisto di prodotti spazzatura, salvare l’ambiente o evitare la contraffazione, dato che gli stessi prodotti , anche se venduti da uno shop o con un nome differente o  a un prezzo piú alto continueranno a circolare, intaccando il potere d’acquisto dei cittadini europei che giá soffre molte scelte scellerate europee specie in tema energetico o ambientale.

    working macbook computer keyboard

    Voi cosa ne pensate? Acquistate spesso in queste piattaforme low cost? Smetterete di farlo in caso passasse questa nuova legge?

  • I rischi dei prodotti falsi

    I rischi dei prodotti falsi

    Negli ultimi anni, il mercato dei prodotti falsi o alterati ha conosciuto una crescita significativa, favorita dalla globalizzazione e dalla diffusione degli acquisti online.

    Tuttavia, dietro a un prezzo apparentemente conveniente si nascondono rischi notevoli, sia per chi acquista che per chi vende. Inoltre, è importante distinguere tra prodotti che sono semplicemente imitazioni legali (come i “dupe”) e quelli che sono invece falsi illegali, che violano diritti di proprietà intellettuale.

    I prodotti falsi sono beni che imitano intenzionalmente un marchio registrato, cercando di ingannare il consumatore facendogli credere di acquistare un prodotto originale. Questi articoli spesso violano le leggi sul copyright, sui brevetti o sui marchi registrati. I prodotti alterati, invece, sono articoli originali che sono stati modificati in modo non autorizzato, ad esempio con l’aggiunta di componenti di bassa qualità o la rimozione di parti essenziali, o camuffando certificazioni o origine per vendere prodotti di specifiche piú modeste a prezzo maggiorato.

    Un caso diverso è quello delle imitazioni legali, spesso chiamate “dupe”. Si tratta di prodotti che si ispirano a design o funzionalità di articoli di marca, ma senza utilizzare loghi o nomi protetti da copyright. Questi prodotti sono legali, purché non violino diritti di proprietà intellettuale, e sono spesso apprezzati da chi cerca alternative più economiche.

    Acquistare un falso ci espone a diversi rischi, sia a livello di sicurezza, che di qualità che di assistenza dopo la vendita: difficilmente ci potremmo fare restituire i soldi se il nostro orologio falso smette di funzionare dopo un mese dall’acquisto.

    Ma soprattutto ci espone a problemi di tipo legale: se non é reato possedere un prodotto contraffatto acquistarlo può esserlo, infatti é tollerato esclusivamente per l’uso personale, ma acquistarlo per rivenderlo o anche solo per regalarlo a un amico, un familiare o un parente o acquistarlo per conto di qualcun altro fa scattare le multe in quanto si verrebbe sanzionati per ricettazione, rischiando anche il carcere fino a 8 anni.

    Va anche considerato che acquistare merci sospette o di illecita provenienza potrebbe portare al reato di incauto acquisto punito con sanzioni amministrative e con l’arresto fino a 6 mesi.

    Ma se l’acquirente, magari in buona fede o in caso di falso grossolano puó evitare grossi guai, al piú limitandosi a ricevere delle sanzioni, il venditore dei prodotti contraffatti rischia sempre sia il carcere che le sanzioni, che a seconda dei casi possono arrivare sino a 1 milione di euro.

    Ovviamente l’acquisto del prodotto puó essere intenzionale, ma potremmo anche incappare in un falso essendo convinti di avere acquistato un prodotto originale, magari di seconda mano.

    Infatti per evitare queste spiacevoli situazioni alcune piattaforme online di compravendita di prodotti usati danno la possibilitá di certificare a pagamento il bene di lusso inviandolo ad un perito che fa da tramite tra venditore e acquirente e protegge l’acquirente dall’acquisto di un potenziale falso, riaccreditando la cifra spesa e inibendo la successiva vendita del prodotto contraffatto su quella piattaforma.
    Acquistare o vendere prodotti falsi o alterati comporta rischi significativi, sia dal punto di vista legale che della salute e della sicurezza e rappresentano una minaccia per i consumatori, i marchi legittimi e l’economia nel suo insieme. È fondamentale esserne consapevoli, privilegiando sempre la qualità e la legalità. 

    Piuttosto non potendo avere il prodotto originale, è preferibile acquistare un imitazione legale o un dupe, con i quali non ci si espone ai rischi di un prodotto contraffatto. Investire in prodotti originali o in alternative legali non solo protegge la salute e il portafoglio, ma contribuisce anche a sostenere un mercato equo e trasparente.

    Vi é mai capitato di acquistare dei prodotti falsi o delle imitazioni. Cosa ne pensate?

  • I dupe: imitazioni legali o pericolosi falsi?

    I dupe: imitazioni legali o pericolosi falsi?

    Negli ultimi anni, il termine dupe è diventato sempre più popolare, soprattutto tra le generazioni più giovani, nel mondo della moda, della bellezza e dei prodotti di consumo. Ma cosa significa esattamente? E quali sono le implicazioni legali ed etiche legate a questo fenomeno? 

    Il termine dupe deriva dalla parola inglese duplicate, che significa “duplicato” o “copia”, mentre qualcuno lo fa risalire al termine francese duperie che significa “inganno”. 

    Un dupe è un prodotto che imita le caratteristiche di un articolo di marca, spesso di lusso, ma che non ne riproduce il logo o i dettagli protetti da copyright. A differenza dei prodotti fake o contraffatti, i dupe non cercano di spacciarsi per l’originale, ma offrono un’alternativa più accessibile, mantenendo un’estetica o una funzionalità simile.

    Sono diventati virali tra i giovani che non possono o non vogliono permettersi prodotti di lusso e che cercano un’alternativa economica che possa sostituire un prodotto molto richiesto ma inaccessibile, anche perché banalmente fuori produzione.

    Ad esempio, una borsa dupe potrebbe avere una forma e un colore molto simili a quelli di una borsa di lusso, ma non riporterà il logo del brand originale. Questo rende i dupe legali, a patto che non violino i diritti di proprietà intellettuale.

    I dupe sono particolarmente diffusi in settori come:

    1. Moda: borse, scarpe e accessori che imitano lo stile di brand come Louis Vuitton, Gucci o Chanel, ma senza utilizzare i loro marchi registrati.
    2. Bellezza: profumi, creme e cosmetici che replicano fragranze o formule di prodotti di alta gamma, spesso venduti a una frazione del prezzo.
    3. Elettronica: accessori come custodie per smartphone o cuffie che imitano il design di prodotti Apple o Samsung, ma senza riprodurre i loghi ufficiali.
    4. Alimentari: prodotti , tipicamente reperibili nei discount che imitano la forma e il sapore di dolciumi e snacks costosi ma a prezzi molto più abbordabili.

    Un esempio celebre è quello dei profumi dupe, come quelli prodotti da aziende che creano fragranze ispirate a quelle di grandi marchi (ad esempio, un profumo che ricorda il famoso Chanel N°5 ma con un nome e un packaging diversi).

    Ma quali sono le differenze tra dupe, fake e prodotti contraffatti? I dupe sono legali perché non copiano direttamente i marchi registrati o i loghi. Si limitano a offrire un’alternativa ispirata al design o alla funzionalità del prodotto originale, mentre i fake sono illegali perché riproducono fedelmente il logo, il design e i dettagli del prodotto originale, ingannando il consumatore sulla provenienza e la qualità. Spesso sono realizzati con materiali scadenti e possono rappresentare un rischio per la salute e la sicurezza.
    Sebbene i dupe siano legali, il loro acquisto e la loro vendita presentano alcuni rischi:

    • Qualità inferiore: i dupe spesso utilizzano materiali meno pregiati rispetto ai prodotti originali, il che può influire sulla durata e sulle prestazioni.
    • Aspetti etici: acquistare dupe può sostenere pratiche commerciali che sfruttano il lavoro sottopagato o condizioni di produzione non etiche.
    • Confusione per il consumatore: alcuni dupe possono essere presentati in modo ambiguo, portando i clienti a credere di acquistare un prodotto di qualità superiore rispetto a quella effettiva.
    • Rischi legali per i venditori: se un dupe si avvicina troppo all’originale, violando i diritti di proprietà intellettuale (ad esempio, copiando un design protetto da brevetto, copiando le confezioni di vendita o dichiarando la corrispondenza con l’originale), il venditore potrebbe affrontare cause legali.


    La legalità dei dupe dipende dalla loro conformità alle leggi sulla proprietà intellettuale. Mentre i prodotti fake sono chiaramente illegali, i dupe possono essere considerati legali se non violano marchi registrati, brevetti o copyright. Tuttavia, il confine tra dupe legale e contraffazione può essere sottile. Ad esempio, se un dupe copia un design protetto da brevetto , copia il packaging o utilizza un nome troppo simile a quello di un brand famoso, potrebbe comunque essere considerato illegale.

    I dupe rappresentano un’alternativa accessibile ai prodotti di lusso, ma è importante distinguerli chiaramente dai fake o dai prodotti contraffatti. Mentre i dupe sono legali e offrono una scelta economica ai consumatori, i fake sono illegali e possono comportare rischi significativi. Chi acquista dupe dovrebbe essere consapevole delle possibili differenze nella qualità e nell’etica della produzione, mentre i venditori devono assicurarsi di non violare le leggi sulla proprietà intellettuale.

    In un mondo sempre più attento alla sostenibilità e all’etica, la scelta tra un prodotto originale e un dupe non è solo una questione di prezzo, ma anche di valori e responsabilità. Voi li conoscevate? Ne utilizzate qualcuno?

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