Consigli generali

  • Arriva Amazon Family ed é pure gratis!

    Arriva Amazon Family ed é pure gratis!

    Quasi tutte le piattaforme di streaming hanno iniziato una lotta senza quartiere alla condivisione degli account, dopo avere utilizzato questo strumento per far conoscere i propri servizi al grande pubblico.

    Infatti sino a qualche anno fa era prassi comune condividere un abbonamento family con amici o parenti dividendo le spese o scambiandosi gli account.

    Ma poi le piattaforme si sono rese conto che spremere di più gli utenti e magari costringerli a passare ad un piano individuale con pubblicità dove la profilazione degli utenti diventa particolarmente appetibile per gli inserzionisti, li fa guadagnare molto di più.

    hand holding smartphone with streaming apps

    E quindi prima hanno aumentato i prezzi dei piani family rendendo meno conveniente la condivisione, poi hanno limitato la condivisione nel numero dei dispositivi concessi, poi controllando i documenti o gli ip dei dispositivi per stanare i furbetti, costringendo chi condivideva senza essere effettivamente parte dello stesso nucleo familiare a passare ad un account personale.

    Ma c’è una piattaforma che sta facendo il contrario, che non aveva un servizio di condivisione e ora addirittura lo sta regalando: si tratta di Amazon Family.

    person holding black remote control

    Infatti la novità degli ultimi tempi è che ora è possibile collegare il nostro account Amazon Prime a quello di un familiare gratuitamente, pagando un unico abbonamento a Prime e poter entrambi sfruttare la condivisione dei servizi, dalla consegna gratuita degli acquisti,a Prime Video, dai contenuti musicali di Amazon Music Prime, ai servizi inclusi nell’abbonamento come gli e-book di Kindle o i videogiochi di Amazon Luna.

    Ci sarà un account amministratore, quello che paga l’abbonamento , che potrà invitare un familiare adulto alla condivisione dei servizi, mantenendo ognuno una propria cronologia, sia per gli acquisti che per la fruizione dei servizi.

    Il problema però è che condividendo l’account, si va a condividere obbligatoriamente l’uso della carta che paga il servizio, ragion per cui è bene effettuare questa condivisione solo con un familiare di cui fidiamo ciecamente (magari il partner o il figlio, non certo il vicino di casa), infatti seppure le transazioni tra i due account restino separate, quelle fatte con la carta di credito condivisa che paga il servizio si vedranno anche sul profilo dell’amministratore.

    Ovviamente gli account non sono obbligati ad utilizzare la carta condivisa, ma sono comunque abilitati a farlo e questo significa che magari condividendo l’account con la moglie o con il figlio questo possa sfruttare la nostra carta, magari senza permesso.

    package from amazon prime carried by the delivery man

    Quindi può essere sicuramente una comodità o un risparmio, ma anche un’insidia in caso di usi non concordati, magari perchè abbiamo abilitato il servizio a nostro figlio per consentirgli di vedere le proprie serie tv preferite e poi finisce per fare acquisti su amazon usando la carta di credito condivisa a nostra insaputa.

    Per abilitare il servizio, che viene rilasciato gradualmente agli utenti italiani, bisognerà andare nelle impostazioni dell’account Amazon abbonato a Prime e invitare un altro utente Amazon al nostro nucleo familiare, che avrà 14 giorni per accettare l’invito recapitato nella propria casella di posta.

    logo on vehicle livery

    Una volta accettato poi potrà accedere ai benefici di Prime senza necessità di pagare un’altro abbonamento, mantenendo separate tutte le cronologie all’interno dell’account.

    Quello che però non va dimenticato è che l’account ospite può, anche se non è obbligato, utilizzare la carta di credito che paga il servizio e che questa condivisione della carta è un requisito obbligatorio per poter condividere gratuitamente il nostro Prime con il familiare ospite. 

    Voi conoscevate questa nuova funzionalità? Vi è gia stata abilitata nel vostro account Amazon? Pensate di utilizzarla o la ritenete pericolosa?

  • Ricondizionati: Come risparmiare sugli acquisti tecnologici

    Ricondizionati: Come risparmiare sugli acquisti tecnologici

    Quando si è alla ricerca di un prodotto tecnologico, un elettrodomestico o un prodotto per la mobilità esiste un modo per risparmiare, a volte anche in maniera consistente senza fare troppe rinunce.

    Infatti a mano di non bramare soltanto l’ultimo ritrovato della tecnologia, magari pagando pure un extra per riceverlo in anteprima, la soluzione è puntare al prodotto che sta venendo sostituito che spesso viene messo in offerta dai grossi negozi per svuotare i magazzini, consentendo di portarci a casa un prodotto ancora valido ad un prezzo più ragionevole, specie in un periodo dove i listini, causa guerre e inflazione non fanno altro che salire.

    online shopping with credit card and laptop

    Se volessimo risparmiare ancora di più, potremmo puntare al mercato dell’usato, giocando su chi si libera del prodotto precedente per acquistare l’ultimo uscito, riuscendo magari a portarsi a casa un prodotto premium al prezzo di uno economico.

    Ma andare sul mercato dell’usato ci espone a dei rischi, specie se non conosciamo il compratore e come è stato utilizzato quell’oggetto: soprattutto certi articoli tecnologici potrebbero nascondere dei difetti la cui riparazione costerebbe cifre importanti che annullerebbero il nostro risparmio.

    a laptop with a broken screen sitting on a table

    E se si tratta di un difetto palese che si presenta subito, magari litigando un po col venditore, si può provare ad annullare il nostro acquisto o farci restituire parte della spesa, ma se il difetto, magari dovuto all’usura del prodotto stesso si presentasse dopo qualche mese difficilmente il venditore vi verrà incontro, trasformando quello che pensavamo essere un affare in una fregatura.

    Acquistando un usato da un privato infatti non esiste garanzia di conformità, quindi a meno non ci sia una residua garanzia del produttore, e che vi sia stato fornito lo scontrino o la fattura di vendita, non esiste una copertura a meno di vizi occulti nascosti in malafede dal venditore, dato che si utilizza la formula visto e piaciuto.

    technician repairing computer in electronics store

    Le cose sono differenti se si acquista da un commerciante professionista, che è tenuto a dare una garanzia di conformità anche su un usato, seppur più limitata rispetto ad un prodotto nuovo, dato che può essere ridotta ad un solo anno, non copre l’usura o eventuali difetti già specificati all’atto dell’acquisto, e che in caso di problemi potrebbe portare ad una soluzione in economia poco gradita all’acquirente , come una riparazione in luogo di una sostituzione, un parziale rimborso o alla risoluzione del contratto lasciandoci senza il nostro prodotto e costringendoci a doverlo ricomprare, magari a prezzo pieno altrove.

    Ma esiste anche una terza strada, che è una sorta di via di mezzo tra nuovo ed usato: il ricondizionato. Si tratta di prodotti venduti da venditori specializzati o da delle apposite sezioni di grandi e-commerce come Amazon o MediaWorld dove vengono venduti i prodotti resi dagli acquisti online, i prodotti rientrati dai centri assistenza dopo una sostituzione in garanzia, gli articoli di esposizione che non possono essere venduti come nuovi magari a causa di un difetto estetico o della mancanza di qualche accessorio o degli imballi originali.

    racks with cardboard boxes in a warehouse

    In alcuni casi possono essere dei prodotti tecnologici, come smartphone o computer dati in leasing o in noleggio alle aziende che alla fine del contratto vengono rimessi a nuovo e rivenduti. Il vantaggio di queste soluzioni è che si ha un prodotto che spesso è praticamente nuovo, venduto con una garanzia pari al nuovo, ma al prezzo di un usato.

    E quando a vendere sono grandi e-commerce che devono svuotare i magazzini, può capitare che durante alcuni periodi dell’anno facciano delle promozioni che aumentano lo sconto sul prezzo di vendita, magari ad un prodotto pari al nuovo normalmente scontato del 20%, si aggiunge un 50% ulteriore, riuscendo a farci portare a casa un prodotto ad una frazione del prezzo, soprattutto se si tratta di prodotti di scarso appeal: difficilmente troverete super scontato un iphone, ma magari riuscirete a portarvi a casa un forno a microonde, un deumidificatore  o un amplificatore hifi a un quinto del suo prezzo di listino. 

    vintage cameras displayed at tbilisi market

    Ovviamente non stiamo acquistando un prodotto nuovo quindi si dovrà fare attenzione alla serietà del venditore, ma sopratutto alle condizioni e al suo prezzo.

    Infatti in queste tipologie di acquisto occorre prestare particolare attenzione alle condizioni sia estetiche che funzionali, chiaramente indicate nella scheda prodotto, e magari visibili nelle foto a corredo: a volte un’offerta molto allettante è dovuta alla mancanza di un accessorio indispensabile per il funzionamento o a dei difetti importanti, altre magari si tratta della mancanza dei manuali, degli imballi o di un graffio o un’ammaccatura , cosa che a seconda degli utilizzi potrebbe non essere un problema specie in relazione al prezzo pagato.

    man fixing a computer

    Altra cosa a cui stare attenti in caso di prodotti tecnologici sono le caratteristiche tecniche, a volte lo sconto sembra allettante rispetto al prezzo di listino di quando sono stati messi in commercio, ma se si tratta di fondi di magazzino o di prodotti rientrati da leasing aziendali non molto recenti, a parità di spesa si potrebbero trovare prodotti nuovi con caratteristiche superiori, dato che un prodotto medio gamma attuale è tendenzialmente più potente di un prodotto di fascia alta con alcuni anni alle spalle, e magari supporta tecnologie più moderne, diventando una scelta più oculata.

    Ma conoscendo cosa si sta andando a comprare, e sfruttando magari sconti aggiuntivi e periodi promozionali si rischia di fare degli affari importanti. Voi conoscevate questi prodotti?

    african american engineer conducting hardware diagnostic in repair shop
  • Arriva la cauzione per i nostri rifiuti in plastica

    Arriva la cauzione per i nostri rifiuti in plastica

    Dal 12 agosto in Spagna è arrivato un nuovo balzello sull’acquisto di prodotti venduti in contenitori di plastica o lattine sotto i 3 litri, e questa soluzione che è già applicata in altri paesi europei potrebbe presto arrivare anche da noi.

    Infatti a causa del mancato conseguimento dell’obiettivo di riciclo della raccolta differenziata una direttiva europea obbliga gli stati ad istituire una cauzione sull’acquisto di prodotti contenuti in lattina o plastica, che nelle intenzioni del legislatore dovrebbe costringere i cittadini a fare la raccolta differenziata dei rifiuti.

    Infatti quando andremo a fare la spesa la nostra bottiglia d’acqua, la confezione del detersivo o la lattina della nostra bibita preferita verranno maggiorate di 10 centesimi, ma riportando il vuoto in negozio, dove verranno predisposti appositi contenitori automatici , i 10 centesimi vi verranno restituiti e saranno utilizzabili per la spesa successiva.

    segregating waste in plastic boxes

    Questo sistema è già presente da anni nei paesi del nord europa, dove il concetto di raccolta differenziata non funziona come da noi , dato che generalmente non esistono i contenitori della spazzatura differenziati per tipologia, preferendo sistemi automatici di smistamento dell’indifferenziata e cauzioni all’acquisto.

    E dato che questi sistemi sono meno efficienti, ma sono attuati nei paesi con maggiore peso politico, quando si è trattato di migliorare le percentuali, dato che il dato medio di differenziata nei paesi europei è basso, si è pensato di obbligare tutti i paesi europei a questo metodo, compresa l’Italia, che è comunque una delle nazioni più virtuose nella raccolta differenziata.

    colorful recycling bins outdoors in sunlight

    Ma il regolamento europeo PPWR (UE 2025/40), che dovrà essere applicato entro il 1 gennaio 2029, consente poche deroghe, se la nazione non raggiunge almeno l’80% di differenziata la cauzione DRS va applicata, con l’obiettivo di arrivare in una seconda fase al 90%.

    E l’Italia nonostante raggiunga il 77% di riciclo complessivo sulla totalità degli imballaggi, è sotto il 70% per la plastica, quindi a meno di un miglioramento repentino si troverà  probabilmente a dover seguire l’esempio di Spagna, Germania o Portogallo e introdurre la cauzione.

    workers collecting garbage in mexico city street scene

    I consorzi di riciclo stanno provando, con campagne pubblicitarie, incentivi e nuovi eco-compattatori installati nei supermercati ad arrivare alla soglia per evitare l’imposizione, ma sarà difficile riuscirci nei tempi previsti.

    Il risultato quindi sarà che, a meno di un miracolo o di qualche rinvio, nel giro di qualche anno, anche in Italia comprare la nostra confezione di detersivo, bottiglia d’acqua, lattina di coca ci costerà di più, anche se già facevamo regolarmente la differenziata e pagavamo  la TARI.

    Si salvano dalla cauzione solo le bottiglie di vino, latte e superalcolici e le confezioni vendute nel mondo della ristorazione che vengono consumate nel locale.

    Infatti a meno di non crearci una nuova routine e quindi non buttare più vetro, plastica e lattine negli appositi contenitori differenziati che abbiamo in casa, abituandosi a portarci scomodamente dietro la spazzatura quando andremo a fare la spesa, finiremo per pagare due volte il riciclo, sia nella cauzione che nella tari.

    Anche perchè magari ce li dimenticheremo nel cofano dell’auto o davanti alla porta di casa, e poi quando i vuoti si accumuleranno finiremo per buttarli comunque alla differenziata normale e rinunciare ai nostri 10 centesimi di cauzione.

    Ma anche ad essere virtuosi, i 10 centesimi probabilmente non valgono lo sbattimento di conservare e portarsi dietro il vuoto che possiamo tranquillamente differenziare a casa.

    Forse l’unico vantaggio è che qualche mendicante potrà chiedere una bottiglia vuota al posto della classica moneta e magari arrangiare qualche soldo extra raccogliendo le bottiglie buttate per terra nelle nostre città, contribuendo alla pulizia delle nostre strade.

    Ma a parte quello il sistema è scomodo e farraginoso, e probabilmente la maggior parte delle persone rinuncerà o si dimenticherà di riprendere la cauzione, pagando di fatto più cari i prodotti della spesa.

    Voi conoscevate questo sistema? Pensate di utilizzarlo o vi dimenticherete della cauzione pagando più cari i prodotti?

  • I dazi sono arrivati davvero e fanno male al nostro portafoglio

    I dazi sono arrivati davvero e fanno male al nostro portafoglio

    Alla fine la tassa di 3 euro sugli acquisti dalla Cina è arrivata e sta facendo pure piu danni del previsto.

    Infatti dal 1 luglio tutte le spedizioni che arrivano da fuori la comunità europea, di valore inferiore ai 150 euro, pagano un dazio di 3 euro piu iva per ciascuna categoria merceologica.

    Questo significa che se nel nostro ordine da 10 euro abbiamo messo una penna, uno zainetto, un cavetto per il cellulare e una cover, quindi 4 articoli di categorie merceologiche diverse, pagheremo la bellezza di 4 dazi, quindi 14.64 euro di tasse su un valore di 10 euro, e se magari aggiungiamo un altro prodotto per raggiungere uno sconto extra o la spedizione gratuita, se la categoria merceologica cambia avremo altri 3.66 euro da pagare.

    In pratica, sui prodotti più economici,  si paga più di dazio che di valore dei prodotti, cosa che rende estremamente sconveniente l’acquisto, quindi a meno di non avere alternative saremo costretti a comprare quegli articoli altrove.

    E quindi i grandi magazzini cinesi nelle nostre periferie, o le catene di cianfrusaglie economiche tipo Action, Pepco, Kik, Tedi e similari festeggeranno, mentre noi pagheremo i prodotti più cari.

    Ma oltre al danno abbiamo pure la beffa, le piattaforme online, come Temu, Aliexpress, Haul e Shein, sono dei marketplace che non vendono direttamente i prodotti, ma mettono in contatto un venditore esterno con l’acquirente, e stessa cosa fanno molti siti di ecommerce nostrani che affiancano ai prodotti venduti direttamente, una sezione marketplace con prodotti venduti da altri.

    working macbook computer keyboard

    Questo significa che all’interno dello stesso ordine i venditori possono essere diversi, quindi rischiamo di pagare il dazio di 3.66 per ogni prodotto, anche se la categoria merceologica è la medesima, ma il venditore è differente o se l’ordine è spedito in pacchetti separati.

    Per evitare il balzello bisogna fare attenzione a cosa si compra, scegliendo venditori che spediscano effettivamente dall’Europa, senza farci fregare dal sito locale, dato che molti venditori esterni lavorano in dropshipping dalla Cina, esponendoci al dazio.

    Ciò vuol dire leggere molto bene la descrizione degli articoli, e controllare al check-out il prezzo finale comprensivo dei dazi prima di piazzare l’ordine per evitare sgradite sorprese, ma soprattutto valutate per bene se valga davvero la pena acquistare quel prodotto.

    Dopotutto se un prodotto da 1 euro , rischia di costare 8 tra dazi e spedizioni, probabilmente rinunceremo a comprarlo o lo cercheremo altrove, ma se non si fa attenzione la fregatura è dietro l’angolo, e ce la stanno servendo non dei negozianti disonesti o una piattaforma furbetta ma le regole della comunità europea.

    person shopping online

    In più anche molti dei prodotti che vediamo online su siti insospettabili arrivano , magari senza comunicarlo chiaramente, dalla Cina quindi avranno un aumento pari al dazio nascosto nell’aumento dei prezzi del prodotto.

    Sicuramente i nostri acquisti su Temu, Shein o Aliexpress si ridimensioneranno, avendo perso molto della loro convenienza. Voi comprerete ancora da questi siti o cambierete fornitori?

  • Arrivano i saldi, ma hanno ancora senso?

    Arrivano i saldi, ma hanno ancora senso?

    Come ogni anno esistono due periodi dove acquistare abbigliamento a prezzo scontato: i saldi di fine stagione, che quest’anno iniziano, nella loro variante estiva, il 4 luglio.

    E come per ogni anno, molta gente aspetta l’inizio dei saldi con la speranza di fare l’affare della vita, ma molto spesso il risparmio vero è molto meno di quello che si pensa.

    E non parlo di comportamenti scorretti da parte dei negozianti, che devono sottostare a delle regole precise, come evitare di fare sconti prima del tempo, rialzare i prezzi poco prima dei saldi, indicare percentuali di sconto fasulle, osteggiare i cambi e i resi, etc.

    outdoor sale display of fashionable clothing

    Certo si può stare attenti, perlustrando le vetrine prima dell’inizio degli sconti sia per scovare la merce da comprare che per accorgersi di comportamenti scorretti del negoziante e facendo bene attenzione a non trovare tra i capi in saldo articoli con difetti o contraffatti.

    Inoltre si sa che alcuni articoli, come capi continuativi e nuove collezioni generalmente non vanno in saldo quindi ha anche poco senso aspettare gli sconti di fine stagione con il rischio che il modello, la taglia o il colore che desideriamo possa andare esaurito.

    Ma la vera domanda è: i saldi hanno ancora senso?

    black gift boxes with discount signs

    Si tratta di eventi osteggiati da alcuni produttori e negozianti in quanto superati nel concetto, visto che un po tutto l’anno esistono delle vendite promozionali mascherate, dei black friday fuori stagione: per esempio certi negozi si inventano dei black friday fuori periodo, addirittura a giugno, che durano svariati giorni anziché essere, come dovrebbero, solo a novembre il venerdì successivo alla festa del ringraziamento , così come dei saldi camuffati con promozioni dedicati agli utenti fidelizzati pubblicizzati con newsletter o comunicazioni in codice ambigue come il classico “30 buoni motivi” che nasconde lo sconto del 30%.

    Il problema però sono anche le date dei saldi: a inizio luglio, così come a inizio gennaio la stagione è ancora in corso, quindi non si vanno a smerciare le rimanenze di magazzino, ma a vendere il normale campionario.

    In pratica il consumatore che non ha fretta non acquista a giugno ad inizio stagione, ma aspetterà un mesetto per comprare in saldo il suo costume da bagno, che probabilmente poi userà ad agosto: questo significa che il commerciante conoscendo questo meccanismo sarà tentato a fare prezzi di cartellino più alti, in modo da avere margine per i saldi, visto che è l’unico periodo dove riesce a fare la vendita, col risultato che chi acquista a inizio stagione paga di più, ma soprattutto chi acquista in saldo non ha davvero risparmiato.

    Questo ovviamente nasce perché il commercio per sua natura è altamente competitivo, quindi se un operatore forza la mano, i concorrenti sono costretti ad inseguire per non perdere la vendita, producendo distorsioni sul mercato.

    I saldi hanno ragione di esistere per far fuori le rimanenze di magazzino a stagione conclusa: così facendo chi acquista in saldo può fare un grosso risparmio per un capo che userà la stagione successiva e non uno sconto di facciata che nasce aumentando i listini per giustificare lo sconto.

    red balloons

    Con un uso corretto dei saldi ne gioverebbero i consumatori, con la possibilità di avere un prezzo più equo e trasparente durante tutto l’anno, con la possibilità di fare veri risparmi a fine stagione.

    Andando invece, anno dopo anno a forzare la mano si prende in giro il cliente e non lo si fà risparmiare, cosa che potrebbe spingerlo ad acquistare altrove, magari online dove può esistere un vero risparmio indipendemente dal periodo.

    A quel punto probabilmente avrebbe forse più senso cancellare il concetto di saldi permettendo al negoziante la libertà di fare sconti quando lo ritiene più opportuno, cosa che per controbattere la concorrenza dei colleghi ma anche delle piattaforme di e-commerce porterebbe a dei sicuri risparmi per i consumatori, oltre che maggiore trasparenza, senza dover ricorrere a mezzucci, come vendite promozionali furbette o black friday anticipati che attualmente tanti negozi sono costrette a fare, falsando il mercato.

    close up photo of red paper bag

    Voi cosa ne pensate? I saldi hanno fatto il loro tempo o sono ancora indispensabili? Voi attendete l’inizio dei saldi o ormai li ignorate sapendo che in qualche modo si risparmia anche in altri periodi?

  • Food Delivery sotto attacco: Glovo e Deliveroo commissariate

    Food Delivery sotto attacco: Glovo e Deliveroo commissariate

    É notizia recente il commissariamento giudiziario di due delle principali società di consegna di cibo a domicilio, Glovo e Deliveroo, accusate di caporalato in quanto i rider che lavorano per queste società vengono pagati a consegna e non assunti come dipendenti.

    Purtroppo i giudici , ritenendo la paga dei riders troppo bassa, hanno ben pensato di voler intervenire per scardinare un sistema che non hanno capito, provocando grossi problemi ai lavoratori e ai ristoratori che utilizzano queste piattaforme per la consegna dei pasti ai propri clienti.

    Infatti queste piattaforme pagano al rider per la consegna un compenso variabile, deciso da un algoritmo in funzione della richiesta, del giorno della settimana, dell’orario e della distanza, ma soprattutto permettono al rider di accettare o meno una consegna, senza vincoli e senza esclusive.

    courier with glovo bag on electric bicycle in city

    Questo significa che uno studente può fare qualche consegna per arrotondare solo quando ha tempo senza dover sottostare a degli orari definiti, o che semplicemente può lavorare per più piattaforme contemporaneamente ottimizzando i tempi e guadagnando da più fornitori.

    Inoltre questo sistema ha permesso a molti immigrati di crearsi un reddito onestamente, sfuggendo dall’esigenza di dover fare lavori malfamati, sottopagati o di lavorare in attività criminali.

    food delivery motorbikes in dubai street scene

    E i guadagni, considerato il tempo dedicato, i bonus, la possibilità di lavorare per più compagnie permette, a chi si impegna con costanza, di portare a casa un bello stipendio, probabilmente più alto del cameriere o del lavapiatti che lavora nelle cucine degli stessi ristoranti che utilizzano le piattaforme.

    Ma probabilmente i giudici non capiscono che se una data consegna viene pagata 2 euro, quello non è lo stipendio mensile, visto che il compenso varia da consegna a consegna, ed è mediamente più alto (generalmente sui 4-5 euro) e a seconda dei casi la stessa consegna può venire pagata anche 8-10 euro , più un eventuale mancia e soprattutto che magari in una serata standard di consegne se ne fanno tranquillamente una decina, consentendo di portare a casa a fine mese uno stipendio dignitoso.

    crowded winter scene at wroclaw holiday market

    Inoltre in molti casi la flessibilità, e la possibilità di non accettare una consegna permette maggiore sicurezza e tranquillità rispetto a chi pagando un fisso mensile costringe ad effettuare un certo numero di consegne per rientrare nei costi.

    E decidere di azzoppare queste piattaforme costringendole ad assumere i riders è pericoloso: molti dei rider stessi preferiscono la flessibilità e la meritocrazia ad uno stipendio minimo vincolato ad orari fissi, ma soprattutto renderebbero poco conveniente alle piattaforme rimanere sul mercato, già gravate di costi altissimi e margini molto risicati.

    a biker holding a box of food

    Infatti quelle assunzioni obbligatorie potrebbero portare alla scelta di abbandonare il mercato italiano, come fatto da varie piattaforme che nel tempo hanno chiuso o sono state assorbite da società concorrenti.

    Ma c’è anche un pericoloso precedente: il commissariamento di Uber Eats per le stesse ragioni ha portato la compagna di food delivery ad abbandonare il nostro paese e solamente una compagnia delle poche rimaste sul mercato, Just Eat, ha dei riders assunti con uno stipendio fisso.
    E se Glovo e Deliveroo , seguendo la stessa logica, decidessero di abbandonare il mercato italiano, si ammazzerebbe la concorrenza portando l’ultima piattaforma superstite ad aumentare i prezzi per le consegne, rendendo poco conveniente il servizio per l’utente finale.

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    E se il consumatore non acquista a perderci sono anche i ristoratori che offrono il servizio di consegna tramite le piattaforme con il rischio di tagliare personale o addirittura di chiudere l’attività, specie per quelle molto focalizzate su asporto e food delivery.

    Alla fine perseguendo questa idea del costringere le piattaforme ad assumere i riders si creano danni non solo alle piattaforme, ma ai rider stessi che perderanno il lavoro, ai lavoratori dei ristoranti, agli stessi ristoranti e agli utenti.

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    Senza contare che il rider trovatosi senza lavoro finisce , nella migliore delle ipotesi, per essere a carico dello stato o di finire nelle grinfie della criminalità organizzata: sicuramente meglio avere un rider con uno stipendio basso che un pusher ben pagato.

    Voi cosa ne pensate? Usate le piattaforme di food delivery?

  • Arrivano nuove tasse sui prodotti cinesi

    Arrivano nuove tasse sui prodotti cinesi

    Un nuovo balzello é in arrivo per i consumatori europei che acquistano prodotti cinesi, infatti é allo studio l’anticipo al 2026 dell’eliminazione del de minimis sui dazi per pacchi in arrivo da fuori l’unione europea, questo significa dover pagare oltre all’iva che giá si paga, anche un dazio aggiuntivo, che attualmente non é previsto per le spedizioni di basso valore, sotto i 150 euro.

    Questo vuol dire che ci sará una tassa aggiuntiva, che nella migliore delle ipotesi allo studio potrebbe essere forfettaria di 2 euro a pacco, ma che comunque bloccherá i pacchi alla dogana, rallentando i tempi di consegna, con lo scopo di disincentivare gli acquisti low cost dall’oriente nella speranza di frenare il fast fashion e gli acquisti di cianfrusaglia, elettronica e non di bassa qualitá reperibili online a prezzi molto convenienti.

    person using black and white smartphone and holding blue card

    Il problema é che così facendo si va soltanto a creare problemi all’acquirente che comunque difficilmente rinuncerá a risparmiare per acquistare prodotti molto simili, e comunque di provenienza orientale, nei negozi fisici.

    Così come difficilmente abbandonerá il fast fashion per acquistare un prodotto sartoriale di alta gamma, al massimo acquisterá qualcosa di analogo in un negozio fisico o in una catena specializzata, che si rifornisce presso le stesse fabbriche orientali, a un prezzo maggiorato o si rassegnerá a ricevere il pacco in tempi piú lunghi, magari con la scomoditá di dover pagare una tassa al postino.

    man carrying boxes beside a van

    Infatti la seccatura non é tanto dover pagare una piccola tassa aggiuntiva, che pagata in proporzione, su importi di scarso valore non sará particolarmente esosa, ma la burocrazia legata alla riscossione di questa tassa, visto che lo spedizioniere potrebbe richiedere dei costi per la gestione della pratica di sdoganamento che possono superare non solo il costo della tassa ma anche il valore stesso della merce, ma soprattutto si ha la scomoditá di dover attendere i tempi di sdoganamento, dato che dovendo fermare tutti i pacchi alla dogana, si allungheranno a dismisura bloccando magari per settimane i pacchi prima della consegna. Inoltre si aggiunge il rischio di dover pagare la tassa in contrassegno al postino, cosa che complica la ricezione dei pacchi se non siamo presenti a casa, non consentendo ad esempio di poter lasciare il pacco nella cassetta delle lettere o ad un vicino, costringendoci ad attendere un nuovo tentativo di consegna o a recuperare il pacco presso la sede dello spedizioniere.

    Al momento non c’è ancora una decisione definitiva, anche perché la data originaria del 2028 nasceva dalla necessitá che prima entri in vigore un nuovo sistema doganale europeo ancora in fase di sviluppo, altrimenti lo sdoganamento potrebbe avvenire in un paese europeo non ancora pronto alla riscossione, permettendo l’elusione della tassa. 

    couple people woman hand

    E’ stato comunque proposto in sede europea un contributo forfettario per i prodotti sotto i 150 euro di valore che dovrebbe entrare in vigore dal 2028, ma i singoli stati, tra cui l’Italia, si stanno muovendo anche in autonomia per anticipare i tempi, e non potendo decidere sui dazi hanno allo studio ulteriori tassazioni che si sommerebbero al dazio, come ad esempio una tassa ambientale di 2 euro per i pacchi fino ai 2kg di peso da applicare giá dal 2026.

    Come detto il problema non è tanto una tassa aggiuntiva, che comunque non scoraggerá gli acquirenti, ma la burocrazia necessaria e i costi che questa burocrazia si porterá dietro pagati dal consumatore, ma probabilmente anche dai singoli stati se saranno obbligati ad assumere maggiore personale doganale.

    scrabble tiles spelling temu shein on wooden table

    Ma il vero discorso è che questa decisione non serve per l’ambiente o per la tutela dei commercianti come la politica vorrebbe far credere, ma è una mossa geopolitica nei confronti della Cina, da cui arrivano la maggior parte di quel genere di pacchi, che alla fine finiranno per pagare i consumatori.

    Voi eravate a conoscenza di questa nuova tassa? Acquistate spesso online dalla Cina?

  • Arriva Haul, l’Amazon made in China

    Arriva Haul, l’Amazon made in China

    Nonostante Amazon sia il più importante e-commerce del mondo, deve affrontare la concorrenza di siti che possono rivelarsi più competitivi, specie in particolari nicchie o segmenti di mercato.

    Infatti per alcune categorie di acquisti, fuori da Amazon si può trovare migliore consulenza all’ acquisto, prezzi più competitivi o una maggiore varietà di prodotti specializzati.

    Dalla sua però Amazon mette sempre il servizio clienti, la possibilità di reso semplice e gratuita e la logistica che è sempre al top, consentendo dei tempi di consegna veramente rapidi, e una soddisfazione garantita.

    Ma come detto, in alcuni casi può essere conveniente rinunciare ai vantaggi di Amazon, magari perchè si riesce a trovare gli stessi prodotti a prezzi più vantaggiosi.

    E uno di questi casi è l’acquisto dei prodotti low cost di origine cinese, che dovendo essere importati , sdoganati e immagazzinati in Europa vedono i loro prezzi lievitare in quanto i costi di gestione si spalmano eccessivamente sui prezzi quando il valore del bene è molto basso.

    package from amazon prime carried by the delivery man

    Infatti per questo genere di acquisti i siti cinesi come Aliexpress, Temu o Shein si rivelano più competitivi, gestendo il processo di vendita direttamente dalla Cina, e mantenendosi competitivi anche quando fanno uso di depositi in Europa per accorciare i tempi di spedizione.

    Infatti questi siti di origine cinese, riescono una volta raggiunto un certo minimo d’ordine ad avere la convenienza ad appoggiarsi ad un magazzino locale, consentendo consegne in tempi ragionevoli, circa una settimana – dieci giorni , contro almeno un mese necessario da una spedizione diretta dalla cina.

    E lo fanno senza addebitare degli extra per il trasporto se si raggiunge come detto un certo minimo d’ordine sotto il quale a seconda dei casi si ha la spedizione lenta o la possibilità di avere quella più veloce pagando un costo di consegna, in luogo della spedizione gratuita.

    E questo procedimento logistico , unito ai prezzi cinesi alla fine rende questi siti competitivi per quel genere di acquisti, tanto da indurre Amazon a correre ai ripari e lanciare un servizio simile, chiamato Haul che è approdato da poco anche nel nostro paese, dopo essere già stato lanciato in altre nazioni.

    a man in red shirt carrying a cardboard box beside the van

    E anche questo Haul,  come i vari siti cinesi, si occupa di reperire prodotti a basso prezzo direttamente in Cina, e farli arrivare direttamente dalla Cina utilizzando le piattaforme logistiche di Amazon.

    E allo stesso modo da tempi di ricezione più lunghi di un normale acquisto Amazon, circa 1-2 settimane, e un costo di spedizione di 3.50 euro se non si raggiunge un carrello di almeno 15 euro, mentre superata questa soglia la spedizione sarà gratuita, oltre ad avere degli sconti extra in base al numero o al valore degli articoli ordinati, che variano a seconda delle offerte del periodo.

    In pratica è qualcosa di molto simile a Temu o alla sezione Choice di Aliexpress, con magari all’inizio un po meno varietà, in quanto nella prima fase ancora in beta gli articoli a disposizione non sono tantissimi.

    Ad ogni modo i prezzi sono più bassi , soprattutto rispetto ad acquistare gli stessi prodotti sull’Amazon tradizionale, ovviamente al costo di una spedizione meno rapida.

    warehouse with stock on metal shelves

    Haul si può trovare, come una sezione speciale del sito, linkato su Amazon o cercandolo nella barra di ricerca: se invece cerchiamo direttamente un prodotto troveremo quelli venduto dall’Amazon tradizionale, quindi non c’è il rischio di confondersi: per poter accedere al catalogo Haul bisogna andarci di proposito.

    Si tratta ovviamente di un’alternativa ai soliti siti cinesi, e considerando che spesso Amazon tende a fare offerte potrebbe rivelarsi una scelta interessante per i nostri acquisti low cost.

    Voi lo conoscevate? Lo avete già provato?

  • E’ la fine per gli store cinesi?

    E’ la fine per gli store cinesi?

    Quando abbiamo necessità di qualche prodotto a basso costo che non ci deve necessariamente durare per tanto tempo ma che deve costare il meno possibile il primo posto a cui pensiamo sono i megastore gestiti da cinesi generalmente situati nelle periferie delle città, anche quelle di piccole dimensioni.

    E si può trovare di tutto, dall’ abbigliamento ai casalinghi, dagli articoli per il bricolage alla cartoleria, dai detersivi al materiale elettrico, dai prodotti per l’automobile all’elettronica, dai prodotti per gli animali all’attrezzatura sportiva.

    E col tempo questi maxi centri si sono ingranditi o specializzati in determinate categorie di prodotti, rilevando anche storiche strutture esistenti e assumendo personale locale.

    Ma per tante ragioni, sia politiche che economiche queste attività da qualche tempo sono più soggette a controlli , sia sulla qualità dei prodotti che sull’evasione fiscale che erodono i guadagni e non consentono di tenere i prezzi super competitivi a cui ci siamo abituati nel tempo.

    Infatti spesso i prezzi erano bassi non solo per la qualità molto bassa e spesso non perfettamente in regola con le nostre normative, ma anche per la possibilità, con sistemi più o meno leciti, di eludere le tasse nell’importazione dei prodotti, cosa che forniva loro un vantaggio rispetto alla concorrenza, consentendo di applicare prezzi particolarmente bassi.

    Inoltre gli affitti di strutture enormi e gli investimenti per acquistare le merci e pagare il personale si ripagano solo quando il giro d’affari è importante, e se diventano meno competitivi i prezzi anche i fatturati calano non permettendo di tenere aperte tutte queste strutture.

    E infatti si iniziano a vedere, dopo anni di nuove aperture con megastore immensi e assortimenti da fare invidia ai migliori grossisti, le prime chiusure, con trasferimenti in locali più ristretti, cambi di insegna o vendite di liquidazione per cessata attività.

    E queste chiusure possono anche essere un vantaggio per portarsi a casa dei prodotti a prezzo di saldo, ma probabilmente si perde un centro di riferimento per gli acquisti a basso costo.

    Ma in realtà, avendo perso il vantaggio di prezzi ultra bassi e disponibilità immediata dalla peggiore cianfrusaglia al prodotto dignitoso a prezzi decenti, si trovano alternative nella concorrenza che può sostituire il megastore in periferia con prodotti e prezzi similari.

    E la concorrenza viene soprattutto dagli e-commerce cinesi come Aliexpress, Temu o Shein che permettono di trovare quegli stessi prodotti a prezzi più bassi e con dei tempi di spedizione che nel tempo, grazie a soluzioni logistiche aggiornate e magazzini in territorio europeo consentono di ricevere la merce, senza sorprese, in pochi giorni a differenza delle spedizioni classiche dalla Cina che potevano richiedere anche mesi tra tempi di consegna e di sdoganamento, almeno fino a quando dazi e normative doganali minacciati dalla politica europea non affosseranno questi siti.

    Ma anche altri negozi offrono prodotti analoghi senza dover attendere una spedizione: infatti stanno nascendo delle catene europee di articoli non alimentari a basso prezzo, come Action, Tedi, Kik, NKD  e simili che propongono a rotazione prodotti low cost a prezzi molto allettanti.

    Ma anche le corsie no food dei discount alimentari spesso hanno di questi prodotti a prezzi che non fanno rimpiangere i megastore cinesi e che possiamo trovare senza perdere tempo durante la nostra spesa alimentare.

    Alla fine questi megastore probabilmente diminuiranno o cambieranno forma e per qualcuno diventerà meno comodo frequentarli, ma ad ogni modo fin quando ci sarà la concorrenza a fornire prodotti simili non mancherà la possibilità di acquistare dei prodotti non alimentari a prezzi bassi. 

    Voi acquistate nei megastore cinesi o preferite altre tipologie di negozi o di prodotti?

  • Discount o supermercato? Come cambia la spesa in Italia

    Discount o supermercato? Come cambia la spesa in Italia

    Una recente notizia ha cambiato le sorti della distribuzione alimentare italiana, infatti dopo anni di perdite anche Carrefour, l’ultimo dei grandi operatori di ipermercati internazionali lascia l’Italia, cosi come aveva fatto qualche anno addietro il concorrente Auchan, anche lui francese che vendette la sua rete a Conad.

    E ad acquistare anzichè un altro marchio già presente in italia o uno spezzatino con vendita di negozi a più concorrenti come quando Billa , la ex Standa lascio’ il nostro paese, è un produttore alimentare italiano, New Princes, molto attivo , oltre che con marchi propri, con produzioni conto terzi e all’estero ma non impegnato direttamente nella distribuzione.

    carrefour logo

    Ma la notizia è importante perché mette la parola fine , nel nostro paese, al concetto di grande ipermercato, dove si compravano sia generi alimentari , con una scelta ampissima e generalmente tante offerte convenienti, e altrettanta scelta di prodotti non alimentari, dall’elettronica ai casalinghi, passando per i prodotti per il bricolage o per la cura dell’auto, dalla cartoleria ai giocattoli.

    Infatti molti ipermercati sono spariti, molti si sono ridimensionati, specializzandosi solo sull’alimentare e grandi insegne internazionali hanno spesso lasciato il posto a marchi locali e a volte a format completamente rivisti, come negozi everyday low price , dove spariscono le offerte e i volantini per mantenere un prezzo , sulla carta  più basso, costante tutto l’anno, negozi aperti anche come magazzini all’ingrosso per commercianti o ristoratori  o addirittura discount.

    E quest’ultimo formato ormai è diventato talmente comune da sostituire il supermercato classico in una grande parte dei consumatori, attratti da prezzi più bassi, e una qualità che col tempo si è alzata, spesso proponendo anche prodotti di marca a fianco ai marchi di fantasia della catena.

    E i discount si sono nel tempo avvicinati ai supermercati tradizionali accogliendo i banchi del servito, scegliendo selezioni ordinate di prodotti sia coi propri marchi che accogliendo quelli di marca, spesso affiancati ad alcuni di qualità premium delle proprie linee.

    In più hanno aggiunto prodotti e servizi utili, dai banchi del no food, a viaggi, acquisti online a sistemi di casse automatiche per permetterci di saltare la fila.

    Se prima quasi ci si vergognava di fare la spesa al discount, ora la cosa diventa la norma, specie se raggiungibile comodamente dalla nostra abitazione, relegando al supermercato tradizionale spese di emergenza, ricerca di prodotti particolari o acquisto di prodotti in offerta speciale.

    Ma le abitudini cambiano anche perchè la capacità di spesa degli italiani è diminuita, a causa di un aumento di prezzi dei beni di consumo che non si è riverberata sugli stipendi: in pratica lo stipendio è grossomodo lo stesso da anni, ma aumentando i prezzi possiamo acquistare sempre meno roba quindi ci si deve in qualche modo ingegnare per arrivare a fine mese.

    E quindi la ricetta è sempre la solita: ridurre gli sprechi, concedersi qualche lusso in meno e soprattutto spendere meno per la spesa quotidiana.

    Ed è qui che il discount si è reso vincente, mantenendo una certa convenienza nonostante si sia avvicinato, sia per ordine che per qualità ai supermercati tradizionali.

    Ovviamente non abbiamo più gli scatoloni a terra in maniera confusionaria da dove prendere prodotti senza marca , spesso di dubbia qualità, venduti a prezzi bassissimi, ma dei prodotti dove un po per la forza commerciale delle catene, e un po per l’assenza di pubblicità permettono di portare sulle nostre tavole prodotti di sufficiente qualità a prezzi competitivi.

    E spesso i prodotti arrivano dalle stesse fabbriche del prodotto di marca, e basta fare attenzione all’indirizzo dello stabilimento di produzione indicato sulla confezione per accorgersene.

    Ovviamente non è matematico dedurre che nonostante condividano lo stabilimento  i prodotti siano i medesimi, visto che potrebbero esserci delle variazioni di ingredienti, ma spesso a cambiare sono solo il packaging e la pezzatura del prodotto, dato che potrebbe non essere conveniente creare una linea di produzione solo per i marchi dei supermercati.

    E il trucco è sempre il solito, provateli e verificate voi stessi la qualità, specie se la differenza col prodotto di marca è importante: se ha soddisfatto le attese la ricomprerete, altrimenti quell’articolo è bene acquistarlo in un altro discount o al supermercato, magari anche lì dando una chance agli articoli con il logo del supermercato , generalmente più convenienti dei prodotti di marca , spesso venduti  a prezzi simili a quelli del discount e con buona qualità garantita dal fatto che mettendo il logo del supermercato sulla confezione , per questione di immagine, non vorranno giocarsi la reputazione con prodotti di scarsa qualità, a differenza del discount che usando marchi di fantasia può facilmente cambiare nome a un prodotto poco gradito al pubblico senza destare troppa attenzione.

    Insomma la spesa degli italiani è cambiata e cambierà ancora, con sempre più acquisti online di beni a lunga conservazione venduti a prezzi competitivi e formule anti spreco per salvare la spesa grazie alle app per acquistare rimanenze e prodotti invenduti a prezzo scontato.

    Voi avete notato questi cambiamenti? Fate la spesa nel supermercato tradizionale, nel discount o usate servizi di spesa online?

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