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  • Inflazione: la tassa invisibile che mangia i nostri risparmi

    Inflazione: la tassa invisibile che mangia i nostri risparmi

    Purtroppo esiste una tassa invisibile che può fare male ai nostri portafogli, è l’inflazione che nasce quando i prezzi si alzano più dei nostri stipendi, facendoci perdere potere d’acquisto, che ci porta ad acquistare meno beni con la stessa quantità di denaro.

    E in questo periodo tra guerre, tensioni geopolitiche, blocco dei canali commerciali, mancanza di petrolio e materie prime i prezzi non possono fare altro che salire, e dato che l’economia è stagnante siamo destinati a perdere potere d’acquisto.

    E per difenderci quello che possiamo fare è attivare delle strategie che possono metterci almeno parzialmente al riparo da questi aumenti.

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    Ad esempio se abbiamo dei risparmi fermi sul conto tenendoli fermi banalmente varranno di meno, se ad esempio con le stesse 10 euro fino a ieri potevamo comprare 10 penne , aumentando i prezzi, magari tra un anno ne potremmo comprare solo 8, quindi per fare in modo di poter comprare le stesse 10 penne i nostri 10 euro devono diventare 12.50.

    In alternativa dobbiamo trovare una diversa penna o un diverso fornitore che continui a venderle ad 1 euro l’una.

    Nel primo caso avremmo bisogno di investire i nostri denari di modo che ci venga dato un interesse che possa far crescere quei nostri 10 euro iniziali, ovviamente ci si esporrà al rischio che se sbagliamo investimento potremmo perdere i nostri soldi, pertanto maggiore sarà questo rischio e maggiore sarà quanto potremmo ottenere in più dal nostro investimento: quelli più sicuri renderanno poco, quelli che promettono grandi guadagni potrebbero farci perdere il nostro denaro, ed in un periodo di crisi gli investimenti che storicamente sono stati ritenuti come sicuri potrebbero non esserlo in futuro.

    euro banknotes and coins on a table

    Questo significa che per investire bisogna capire bene come funzionano questi meccanismi, magari facendosi aiutare da dei consulenti indipendenti che facciano i nostri interessi e non quelli di chi ci propone l’investimento.

    Alternativamente quello che si può fare è cercare di spendere meno, modificando le nostre abitudini, cercando alternative più economiche o fornitori meno cari, magari facendo scorta quando troviamo offerte convenienti.

    dynamic financial analysis with technology tools

    Ovviamente fare scorta è possibile per dei beni durevoli : se troviamo la carta igenica o il cibo in scatola a lunga conservazione a un prezzo più basso del solito ha senso farne incetta, se compriamo una cassetta di frutta e non la consumiamo in fretta finiremo per buttarne una parte, facendo aumentare il reale costo.

    Tralaltro fare scorta in un periodo di tensioni geopolitiche ci mette anche al riparo da possibili aumenti futuri a causa della scarsità della produzione: se domani le aziende avranno difficoltà a produrre la carta igienica facilmente le poche confezioni disponibili sul mercato aumenteranno di prezzo, diciamo da 3 a 6 euro, e se noi le abbiamo pagate in offerta prima degli aumenti magari 2 euro l’una abbiamo fatto un risparmio notevole, che magari ci consente di permetterci di comprare un prodotto fresco a prezzo maggiorato di cui giocoforza non abbiamo potuto fare scorta.

    Alla fine proteggersi dall’inflazione diventa un gioco di strategia per cercare di risparmiare il più possibile senza rinunciare ai nostri consumi, dato che visto il periodo è sempre più difficile aumentare le entrate cercando un lavoro con uno stipendio più alto.

    Voi avete altre strategie per mettervi al riparo da questi aumenti?

  • Le auto elettriche ci salveranno dal caro petrolio?

    Le auto elettriche ci salveranno dal caro petrolio?

    Purtroppo la chiusura dello stretto di Hormuz ha portato a dei rincari importanti dei carburanti, che nonostante il temporaneo taglio delle accise sta portando il prezzo di diesel e benzina a livelli mai visti, con lo spauracchio di una difficoltà di rifornimento che potrà portare a vendite calmierate, blocco delle auto o circolazione a targhe alterne.

    Pertanto chi ha una macchina a benzina o a gasolio magari può pensare che il momento possa essere favorevole per passare ad una macchina elettrica che non risente degli aumenti della benzina, ma che comunque non è esente da tutti gli altri aumenti che il blocco dello stretto provoca, compreso quello per l’energia elettrica.

    Infatti ad aumentare non è solo la benzina, e nel conto che bisogna fare per capire se la soluzione di cambiare auto possa essere conveniente va considerato il costo del kilowattora.

    distributor on a petrol station

    E questo dipende da tanti fattori, ma soprattutto dove andremo a ricaricare la macchina: nel nostro garage, magari alimentando la nostra wallbox da un impianto fotovoltaico o alla colonnina.

    Infatti ricaricare esclusivamente alla colonnina, soprattutto da quelle più veloci, già da prima della crisi petrolifera era particolarmente costoso, rendendo il costo del nostro pieno meno conveniente di un equivalente auto termica, che a seconda dei casi rendono il prezzo della ricarica veloce anche due o tre volte più costoso di un pieno di benzina, rendendo la soluzione delle colonnine veloci un’opzione valida solo per chi ha la necessità estemporanea di rifornire in viaggio, non certo per un uso continuativo.

    Se invece ci si avvale della ricarica nelle colonnine lente, scegliendo bene contratti e fornitori, e sperando che quelle a noi più comode possano accedere alle migliori tariffe, si può arrivare ad eguagliare i costi di rifornimento di un benzina, magari a seconda dei casi essere leggermente più competitivi, ma generalmente non si risparmia e considerati anche i costi di acquisto della nuova auto, i conti ci dicono che se vogliamo risparmiare nei rifornimenti il gioco non vale la candela.

    Qualche chance di convenienza potrebbe esserci ricaricando in casa la macchina, specie se si ha un contratto , magari a prezzo bloccato, con delle tariffe a kilowattora molto convenienti o ancora meglio se abbiamo un impianto fotovoltaico che ci fornisce energia a costo zero.

    Il problema però diventa ammortizzare questo risparmio: infatti per via della crisi difficilmente si ripeteranno i generosi incentivi all’acquisto delle auto elettriche, e anche ipotizzando di avere l’energia gratis per recuperare la spesa di decine di migliaia di euro necessarie all’acquisto del veicolo servirebbero anni di lunghe percorrenze, superiori probabilmente alla vita utile della stessa vettura.

    Quindi difficilmente l’idea di cambiare tipologia di auto per salvarsi dai costi del blocco del petrolio ha senso, ma al limite può essere valutata se già dovevamo cambiare auto.

    electric car charging at station in australia

    Resta però da capire se l’uso che facciamo della macchina e le nostre abitudini sono compatibili con l’uso di una macchina elettrica, dato che i tempi e le modalità di ricarica possono essere un problema per chi magari ha necessità di fare lunghe percorrenze o non ha modo di pianificare i propri spostamenti in anticipo, soprattutto se non si ha la possibilità di ricaricare la macchina nel proprio garage di casa.

    Sicuramente resta una possibilità da valutare, ma difficilmente la scelta ha senso per motivi economici, magari meglio pensarla come uno sfizio, o per provare una nuova tecnologia o magari per motivi etici, ma ragionando con il portafoglio difficilmente è la scelta migliore.

    stylish and functional home ev charger blending seamlessly with modern home exteriors

    Voi cosa ne pensate?Acquisterete una macchina elettrica o magari ne avete già una?

  • La tassa anti pirateria colpisce ancora: tassati anche cloud e ricondizionati

    La tassa anti pirateria colpisce ancora: tassati anche cloud e ricondizionati

    In Italia esiste una tassa anacronistica che nasce per tutelare i titolari dei diritti di contenuti audiovisivi dalla copia, ridistribuendo loro parte di questa tassa.

    Questa tassa nasce oltre 20 anni fà quando era normale piratare su musicasette, cd o videocassette il nostro album o film preferito, pertanto si era pensato di tassare i supporti vergini per creare una sorta di rimborso ai titolari dei diritti d’autore.

    Era una norma, seppur corretta nella finalità, iniqua in partenza perché nel supporto vergine non è detto che venisse registrata un’opera coperta da diritti d’autore, ma magari solo nostri dati privati o le foto o i filmati delle nostre vacanze.

    portrait shot of a woman

    Ed era ancora più ingiusta perchè è stata estesa a tutti quei dispositivi che possono, anche solo potenzialmente, registrare delle opere coperte dal diritto d’autore, quindi anche chiavette usb, schede di memoria, dischi rigidi e ssd per il computer, ma anche i dispositivi stessi dai videoregistratori, masterizzatori, ai lettori mp3 , dagli smartphone ai computer, anche se si tratta di dispositivi aziendali dove è poco verosimile che vengano stoccati file pirata.

    E dato che la tassa viene riscossa dai produttori, su alcuni dispositivi che astrattamente potrebbero registrare contenuti multimediali le case preferiscono disabilitare le funzioni per i prodotti destinati al nostro mercato, ad esempio smartwatch o decoder per il digitale terrestre, dove la funzionalità multimediale non è essenziale spesso si preferisce castrare il dispositivo per non pagare questa tassa.

    several transparent compact audio cassettes with visible tape and red inner reels placed randomly on a blue background selective focus technique

    Ma se può essere tollerabile pensare di pagare una tassa sui supporti CD, DVD o Bluray vergini, e in astratto anche i masterizzatori, anche se obiettivamente sono ormai superati sia dalla tecnologia che dallo streaming che ha sconfitto quel tipo di pirateria diffusa sino ai primi anni 2000, questa tassa colpisce dispositivi che difficilmente vengono usati per la pirateria. Infatti pagano la tassa anche le schedine SD per le macchine fotografiche, le chiavette usb che usiamo per spostare i dati nei computer, ma anche gli stessi dischi , interni o esterni, che usiamo per il backup dei nostri computer, così come i televisori, tablet e i computer stessi.

    A seconda del dispositivo, specie sui dischi e le memorie più grandi, pagando la tassa a seconda della capacità in gigabyte la spesa non è trascurabile e può arrivare a decine di euro che si sommano al prezzo del dispositivo, anche se non è destinato a contenere file multimediali.

    an external storage drive on wooden table

    E queste tariffe sono state recentemente riviste al rialzo, mantenendo la tassazione su dispositivi obsoleti ormai spariti dal mercato ma rivendendo gli scaglioni per colpire i dispositivi più capienti arrivati sul mercato, aumentando tra il 15 e il 40% le precedenti tariffe e estendendole a dispositivi di nuova concezione.

    E tra le novità c’è il pagamento della tassa anche sui dispositivi ricondizionati, quindi soggetti ad una doppia tassazione, sia quando sono stati venduti da nuovi che quando vengono rivenduti come usati, ma quella più pericolosa è la tassazione sul cloud.

    modern and vintage data storage solutions

    Infatti i servizi di cloud storage dovranno ogni mese pagare una tassa su ogni giga fornito ai propri utenti, anche se in forma gratuita e indipendentemente dall’utilizzo dello spazio, pagando di fatto una doppia tassa, dato che il compenso è già stato pagato all’acquisto del server e dei dischi.

    Inoltre nel cloud difficilmente vengono caricate opere piratate, anche perché questo violerebbe le norme dei gestori, dato che vengono perlopiù utilizzati per backup e conservazione di dati privati come file di lavoro, documenti o fotografie.

    La norma paradossalmente colpisce anche servizi come quelli di posta elettronica o di backup che superando il giga di spazio sono costretti a pagare una tassa, anche se offrissero il servizio in forma gratuita, con il rischio che decidano di bloccarlo nel nostro paese o costringerci a pagare un abbonamento.

    box server illuminated on blue

    E colpire il cloud significa azzoppare la digitalizzazione del paese e favorire i gestori cloud esteri che possono eludere la legge non dovendo sottostare alla nostra legislazione, ma soprattutto costringere i provider cloud italiani creare delle procedure costose ad hoc per il conteggio e la riscossione di questa tassa, nata ignorando le richieste delle associazioni di categoria.

    Ma quello che infastidisce di più è che la pirateria è solo una scusa per una tassa extra, visto che il fenomeno grazie allo streaming legale, è praticamente scomparso, tanto più che la tassa si paga principalmente su dispositivi, come pennette usb, schede di memoria e dischi che si usano principalmente per scopi leciti ben lontani dalla pirateria.

    stack of discs in close up shot

    Purtroppo se acquistiamo i nostri dispositivi in Italia siamo costretti a pagarla, e a seconda della capienza dei dispositivi non si tratta di qualche centesimo in più pagato su un cd vergine, ma a seconda dei casi di decine di euro.

    Voi eravate al corrente di questa novità? Utilizzate dispositivi soggetti alla tassazione?

  • Cambiano le accise per diesel e benzina

    Cambiano le accise per diesel e benzina

    Dal 15 maggio una variazione normativa colpirá gli automobilisti, infatti vengono modificate le accise per diesel e benzina, con un aumento di 1,5 centesimi al litro per i diesel e una conseguente riduzione della stessa quantitá per i benzina.

    La cosa viene giustificata come una mossa per l’inquinamento ma in realtá é una scusa, dato che diesel e benzina inquinano entrambi anche se in modi differenti.

    Infatti nonostante un costo industriale piú alto il diesel é sempre costato meno in quanto sussidiato con una tassazione minore.

    Ma questi sussidi vengono visti dalla comunitá europea come ambientalmente dannosi e devono essere aboliti per poter accedere ai fondi del PNRR.

    silver and yellow fuel pump

    In realtá é un modo per fare cassa , con l’idea di equiparare gradualmente le accise di diesel e benzina entro il 2030.

    Per un privato cittadino che fa un pieno di 50 litri ogni 15 giorni questa novitá cuberá grossomodo una ventina di euro l’anno, a seconda dei consumi e della caratteristiche della macchina, che si spendono in piú per chi va a gasolio o si risparmiano se si ha un benzina, ma ovviamente per chi fá tanta strada o lavora con la macchina, che generalmente sceglie un diesel, questa novitá puó essere pesante per il portafoglio.

    Considerato che tra gli utenti privati le auto a benzina sono piú di quelle a gasolio potrebbe pure sembrare una bella notizia, ma in realtá non lo é dato che le merci viaggiano quasi esclusivamente su camion o furgoni a gasolio e questo porterá a far aumentare i costi di trasporto che si riverseranno sul costo delle merci. 

    blue and red freight truck on road

    E generalmente quando c’é un aumento dei prezzi non è strettamente proporzionale ai maggiori costi vivi, magari perché si vanno a compensare dei costi precedentemente assorbiti dai venditori , col rischio che si scateni la scintilla per un ulteriore esplosione dei prezzi, magari a fronte di costi aumentati dell’1% i prezzi sugli scaffali aumentano anche del 20%, quindi non certo un affare per le nostre tasche.

    E alla fine la cosa riguarda non solo l’automobilista che guida le auto termiche, ma anche chi va solo in elettrico o proprio neanche usa l’automobile, visto che comunque fará la spesa e si troverá a pagare di piú i beni che acquista regolarmente.  

    white car charging

    E non servirá nemmeno a incentivare l’acquisto dei veicoli elettrici, visto che chi viaggia tanto sceglie il diesel a prescindere perché non ha rivali come economia e versatilitá, nonostante gli aumenti, dato che anche volendo un elettrico tra costi e tempi di ricarica non è minimamente competitivo sulle lunghe distanze.

    Voi sapevate di questa novitá? Spenderete di piú o di meno?

  • I Videogames sono sempre piú cari

    I Videogames sono sempre piú cari

    Purtroppo il periodo non è il migliore per le tasche dei videogiocatori visto che i prezzi stanno aumentando in maniera spropositata sia sul mondo console che su quello pc e comunque la si guardi, anche a voler rinunciare a qualcosa si dovrá aprire il portafoglio piú del solito.

    Sul mondo console se sicuramente vedere il prezzo della nuova Nintendo Switch 2 superare i 500 euro non fá piacere ma sicuramente non era così inaspettato, certo lo sono i prezzi dei giochi dato che a seconda del titolo arriveranno ai 90 euro trascinando al rialzo i prezzi dei videogiochi anche nei sistemi concorrenti.

    E la concorrenza non è rimasta ferma neanche sul costo dell’hardware con il prezzo della PS5 aumentato da un giorno all’altro di ulteriori 50 euro, senza aggiornamenti come per il precedente aumento che ci fú al rilascio della versione slim, portando al paradosso che i prezzi delle console anziché scendere col tempo una volta ammortizzate le spese di sviluppo come è sempre stato, ormai conviene acquistarle al momento del lancio.

    Stessa cosa sul mondo PC con le schede video ormai arrivate a prezzi stellari e soprattutto hanno portato parecchio in alto l’asticella dei prezzi spostando i prodotti di fascia media, dove comunque a seconda del gioco si dovranno fare delle rinunce, sopra le 1000 euro ai quali si sommano i costi delle altre componenti come processori e schede madri, anche loro con prezzi in rialzo, ram, alimentatori, case, dissipatori, etc.

    Questo significa che se prima ci si riusciva a fare un pc che consentiva, magari con qualche compromesso, di giocare e lavorare al prezzo di una console, ora con la stessa cifra si fa fatica a portare a casa una scheda video di fascia bassa, visto che le prestazioni di una scheda video pagata oggi 400/500 euro sono quelle che ci sia aspetterebbe dalla scheda entry level che fino a prima del covid si portava a casa intorno alle 200 euro.

    E ad ogni nuova generazione va sempre peggio visto che le prestazioni gen to gen aumentano di pochissimo al contrario dei prezzi che schizzano alle stelle, e che a differenza del passato si aggiunge la sparizione delle serie precedenti, ancora valide, con le quali si sarebbe potuto risparmiare.

    E la giustificazione delle tech che dovrebbero portare prestazioni strabilianti anche su hardware poco prestante è solo una scusa per farci vendere il modello nuovo, visto che non sempre sono supportate dai giochi, e anche quando lo sono partendo da hardware limitati la qualitá e l’input lag ne sconsigliano l’adozione, a differenza di una scheda giá carrozzata dove il miglioramento è sicuramente piú tangibile ma è costata molto di piú, rendendo il giocare molto piú costoso a meno di accontentarsi di risoluzioni, dettagli e fps piú bassi.

    Ma il problema dipende non solo dall’aviditá dalle case produttrici e dal monopolio tecnologico di aziende come TSMC o Nvidia che hanno fatto schizzare alle stelle i costi dell’hardware, ma soprattutto dagli utenti che continuano a comprare imperterriti nonostante gli aumenti di listino.

    Infatti se, ad esempio, Sony avesse notato un calo di vendite della PS5 dopo il primo rialzo di prezzo delle console, difficilmente ne avrebbe fatto un’altro, ma lo stesso vale per le altre case o per i produttori di schede video per i PC.

    E al danno si aggiunge la beffa visto che nonostante i prezzi da rapina, manca la disponibilitá dell’hardware portando i prezzi ad aumentare oltre quelli suggeriti o di listino, dato che chi ha la fortuna di averne qualcuna a magazzino sfrutta la situazione aumentando i prezzi, favorito anche dalla mancanza di concorrenza.

    boy with black headphones playing computer game

    Questo significa che chi ha la fortuna di avere comprato il prodotto al lancio, nelle poche unità disponibili che generalmente vanno via in pochi minuti, avrá speso la cifra , spesso giá folle , indicata dal produttore, chi non ha fatto in tempo o ha deciso di non comprare il prodotto a scatola chiusa rischia di pagarlo ancora di piú , rendendo poco conveniente l’acquisto di prodotti, magari anche validi tecnicamente ma decisamente inaccettabili a certe cifre.

    close up shot of person holding a game controller


    Anche voi avete notato questi aumenti? Come vi difenderete? Rinuncerete alle performance, aprirete il portafoglio o appenderete il controller al chiodo?

  • Conviene cambiare auto?

    Conviene cambiare auto?

    Se avete la macchina dal meccanico e si prospetta un conto salato, o se vista l’etá state facendo visita alle officine troppo spesso, o avete il cruscotto che sembra un albero di natale con le varie spie dei guasti accese, o anche se il finanziamento della macchina è prossimo alla scadenza vi sará venuto in mente che il momento possa essere propizio per cambiare auto.

    E se in passato l’idea  sarebbe stata corretta coi prezzi delle auto aumentate a dismisura il ragionamento potrebbe cambiare.

    Infatti basta consultare i listini e accorgerci che rispetto a un 5/7 anni fa la stessa macchina costa praticamente il doppio: se fino a pochi anni fa con 20.000 euro si portava a casa un suv o una berlina media di un certo prestigio nuova, oggi con la stessa cifra si fá fatica a comprare un’utilitaria come una Panda o una Clio.

    E ovviamente se aumenta il prezzo del nuovo di conseguenza anche i prezzi dell’usato si adeguano di conseguenza, con utilitarie di 10/12 anni vendute in salone a 8/10.000 euro, cifra con la quale sino a poco tempo fá si poteva portare a casa un usato fresco o un’aziendale con al massimo tre o quattro anni di vita.

    shaking hands over car

    Infatti tra normative antinquinamento, obblighi di adozione di sistemi di aiuto alla guida, omologazioni varie e multe per la cO2 al costruttore produrre la stessa auto costa molto di piú, inoltre il cercare di imporre per legge la mobilitá elettrica sta peggiorando le cose perché i maggiori investimenti richiesti vengono ribaltati sui listini non solo delle auto elettriche ma anche di quelle termiche.

    Inoltre per evitare penalizzazioni dovute alla scarsa vendita di elettriche, poco richieste dalle masse per via del prezzo e della minore versatilitá nell’utilizzo i costruttori stanno limitando la vendita di auto termiche, facendo sparire modelli particolarmente richiesti o aumentando i listini per disincentivare le vendite delle termiche in favore delle elettriche.

    E se si vendono meno termiche da nuove, aumenta la richiesta nel mercato dell’usato coi prezzi saliti ormai alle stelle.

    man fixing vehicle engine

    Questo significa che cambiare auto, sia sul nuovo che sull’usato diventa molto meno conveniente, ad esempio se si vuole ricontrattare un finanziamento ridando dentro la macchina attuale per una nuova della stessa categoria la rata aumenterebbe considerevolmente rendendo sicuramente piú conveniente riscattarla piuttosto che cambiarla, a meno di sceglierne una di categoria inferiore.

    Stessa cosa se si ha un leasing o un noleggio a lungo termine, con l’aggravante della modifica alla legge sul fringe benefit che rende conveniente allungare i contratti vecchi piuttosto che immatricolare un’auto nuova.

    Ma anche se voglessino cambiare auto per sfizio potremmo accorgerci che ci servirá un budget molto piú importante a parità di tipologia di automobile, e se le nostre entrate non sono aumentate almeno quanto gli aumenti dei listini saremo costretti a fare qualche rinuncia.

    Peggio ancora se dobbiamo cambiare auto per necessitá: se abbiamo una macchina con tanti anni e magari chilometri sulle spalle fino a qualche tempo fá probabilmente al primo guasto importante l’avremmo rottamata e sostituita con un nuovo grazie agli incentivi , ora probabilmente conviene investire qualche soldo e farla riparare: magari sino a qualche anno fá spendere 2 o 3 mila euro di riparazioni su una macchina di dieci anni sarebbe stata una scelta poco saggia, ma coi prezzi del nuovo, ma anche dell’usato, la cosa ha molto piú senso specie se si considera che conosciamo la nostra macchina piú di una sostituta presa usata e che con la cifra della riparazione non porteremo a casa neanche la piú squallida delle macchinette per neopatentati che prima venivano quasi regalate o cedute al solo costo del passaggio di proprietá per accedere agli incentivi per la rottamazione.

    E prenderla nuova significa fare sacrifici importanti, dato che gli stipendi sono praticamente fermi contrariamente ai listini delle auto, e anche accedendo a qualche agevolazione si porta a casa un auto infarcita di elettronica e con una qualitá tendenzialmente piú bassa rispetto alla media delle auto che circolavano anche solo una decina di anni fa con il rischio di trovarsi con un auto nuova poco affidabile, rischiando pure di avere problemi a reperire i ricambi se si é optato per qualche marchio esotico per risparmiare qualcosa sul prezzo di acquisto.

     Alla fine della fiera finché si puó é meglio tenersi stretta una macchina con qualche anno alle spalle, pagata coi listini vecchi, anche a costo di spendere qualcosa di piú in manutenzione.

  • Dazi alle cinesi, addio alle auto elettriche?

    Dazi alle cinesi, addio alle auto elettriche?

    Una novità colpisce le automobili elettriche prodotte in Cina, visto che a partire da Luglio vengono applicati dei dazi aggiuntivi , che variano , a seconda del produttore, dal 19 al 38% che si sommano al 10% previsto per le auto cinesi di qualsiasi motorizzazione.

    Questo dazio monstre nasce con la scusa di compensare ipotetici aiuti di stato concessi ai produttori cinesi dallo stato, e questo spiega la differenza di trattamento tra case come BYD o Tesla a cui viene applicata la tassa minima e MG, Maxus e gli altri prodotti del gruppo SAIC a cui viene applicato il massimo, con una pletora di costruttori a cui viene applicata una via di mezzo.

    electric cars charging on stations

    In realtá si tratta di una guerra commerciale contro la Cina, dato che anche i produttori europei godono di imponenti aiuti di stato per la produzione di macchine pulite, ma soprattutto si tratta di un’operazione contraria al principio di libero scambio delle merci, che porterá delle contromisure come ritorsione, e considerando la dipendenza delle case europee dalla Cina, sia per la vendita di auto di lusso europee che per l’importazione di componentistica, questo porterá grossi problemi alle case europee, e a seconda delle decisioni  che verranno prese potrebbe estendersi ad altri settori, come ai prodotti alimentari europei venduti massicciamente in Cina e che potrebbero essere colpiti di dazi della stessa portata.

    Inoltre non va dimenticato che gran parte delle auto elettriche in vendita in Europa, anche se hanno sul cofano importanti marchi tedeschi, spagnoli , svedesi, francesi, americani, italiani o inglesi sono importati direttamente dalla Cina.

    In qualche caso in Europa viene fatto solo l’assemblaggio finale con componentistica completamente di provenienza asiatica, o un adattamento di un prodotto sostanzialmente made in China, ma anche quelle dove almeno una parte della produzione è locale montano quasi tutte esclusivamente batterie e motori di origine orientale.

    Ovviamente questi dazi non fermeranno i produttori cinesi , dato che quelli piú grossi si stanno attrezzando per assemblare in Europa i loro prodotti con l’apertura di stabilimenti o con la collaborazione con aziende europee, mentre quelli piú di nicchia valuteranno l’abbandono del mercato europeo.

    Ad ogni modo sia che le auto elettriche vengano costruite in Cina o magari assemblate in Europa, con costi di produzione sicuramente piú alti di quelli cinesi, il rincaro dovuto ai dazi verrá ribaltato sui prezzi pagati dall’utente finale, e se parte degli aumenti potranno in una prima fase di assestamento essere assorbiti dai produttori con i dazi piú bassi, certo non potrá farlo chi si trova a pagare il 48% di tasse di importazione.

    Questo sta portando e porterá a tendere ad aumentare considerevolmente i listini delle auto elettriche, che giá erano poco apprezzate dai consumatori a causa delle problematiche e dei compromessi necessari al loro utilizzo rispetto alle loro controparte termica e con gli aumenti di prezzo le renderá poco appetibili alla maggior parte della popolazione.

    Se poi si considera che dopo le elezioni europee il peso dei partiti ambientalisti si è ridotto, questo potrebbe essere il colpo di grazia alla mobilitá elettrica o comunque alla sua imposizione sulla totalitá delle nuove immatricolazioni previsto per il 2035, che diventa ancora piú irrealizzabile se l’automobilista comune non potrá piú permettersi di acquistare un auto elettrica a causa del prezzo d’acquisto folle.

    Tutto dipenderá dalla lungimiranza dei politici europei, ma c’è da dire che queste azioni non  lasciano presagire nulla di buono per le tasche dei consumatori.

  • Aumenti shock per Telepass

    Aumenti shock per Telepass

    Una nuova stangata è in arrivo per gli utilizzatori del telepass, il famoso dispositivo di telepedaggio che consente di evitare la fila ai caselli addebitando al passaggio dell’auto dotata di questo sistema il costo dei pedaggi nel nostro conto corrente anziché dover pagare in contanti o con carta al casello.

    Infatti dal 1 luglio 2024 con la scusa di semplificare l’offerta tariffaria, il costo mensile del piano base di Telepass piú che raddoppia passando dagli 1.83 euro mensili a ben 3.90, che diventano 4.90 per chi ha sottoscritto l’offerta plus che da diritto ad alcuni servizi aggiuntivi disponibili sulla app.

    Aumenta anche il costo per chi ha l’abbonamento a consumo, dato che dalla stessa data  si passerá dai 2.50 euro valevoli per tutto il mese ad un 1 euro per ogni giorno di utilizzo, con il rischio di pagare cifre importanti se in un mese lo utilizziamo per piú di 3 o 4 giornate, cosa che renderá questa formula particolarmente pericolosa e sconveniente rispetto all’abbonamento mensile.

    Questa mossa rende Telepass meno competitivo rispetto ai concorrenti, che se non decideranno di adeguarsi agli aumenti dell’ex monopolista diventano la soluzione ideale per evitare un salasso.

    Come infatti vi spiegavo in precedenza, giá da qualche anno sono nati alcuni concorrenti di Telepass che offrono un servizio analogo, a un prezzo un po piú basso, ma se prima la differenza di prezzo con Telepass non era stratosferica, ora a causa di questi aumenti diventano particolarmente appetibili, anche a chi per pigrizia o sfiducia non aveva intenzione di cambiare fornitore.

    Infatti le tariffe sia di Unipolmove che di MooneyGo sono decisamente piú convenienti, con l’operatore della compagnia assicurativa Unipol che, salvo aumenti, richiede 1.50 euro al mese con l’abbonamento mensile o 0,50 euro al giorno con la modalitá a consumo, mentre MooneyGo chiede anch’esso 1.50 al mese per l’abbonamento mensile, ma con un costo di attivazione di 5 euro non previsto dal concorrente, oppure 2.20 euro per il mese di utilizzo in caso di formula a consumo. 

    Alla fine coi concorrenti si va a risparmiare parecchio sia in modalitá abbonamento, che soprattutto in modalitá a consumo, anche se un consiglio che posso darvi è telefonare al call center di Telepass per lamentarvi degli aumenti e per chiedere le modalitá di recesso. Tendenzialmente , come succede per le compagnie telefoniche, vi faranno un’offerta di retention che dovrebbe assorbire gli aumenti almeno per un primo periodo, evitando di passare da subito nelle braccia della concorrenza: considerate peró che se nel frattempo i concorrenti dovessero adeguarsi agli aumenti alla fine del periodo di grazia vi troverete comunque a pagare di piú.

    E se invece questa offerta non dovesse arrivare potete recarvi al punto blu per restituire l’apparecchio e sottoscrivere con la concorrenza, con ancora piú soddisfazione.

  • Sono i ricambi il problema delle auto cinesi?

    Sono i ricambi il problema delle auto cinesi?

    Se avete avuto l’idea o la necessitá di cambiare auto ve ne sarete accorti: le auto rispetto solo a pochi anni fá costano decisamente di piú, e se prima del covid con 20.000 euro vi portavate a casa un macchinone, ora con la stessa cifra fate difficoltá ad acquistare un’utilitaria.

    Questo perché le normative sull’inquinamento hanno di fatto creato una tassa occulta su ogni auto venduta con il risultato che la stessa auto costi alcune migliaia di euro in piú, che se possono essere piú facilmente spalmabili in auto dal costo importante, su una macchina economica, dove i guadagni per le case sono sempre stati esigui significa arrivare alla decisione , giá presa da molte case, di non vendere piú automobili piccole perché non convenienti: se il consumatore, deve spendere 30.000 euro per un’utilitaria per la stessa cifra preferirá una macchina piú grande, che paradossalmente consuma ed inquina di piú.

    E entrando in una concessionaria di marchi storicamente alla portata di tutti vedere esposte quasi tutte le auto a prezzi superiori ai 40-50.000 euro ci lascerá quantomeno esterefatti facendoci pensare a delle alternative.

    E visto che di macchine piú piccole ormai praticamente non se ne trovano, almeno a prezzi umani, le alternative sono due: o si punta su marchi super economici o sull’usato.

    Ma anche i prezzi dell’usato sono aumentati parecchio, rendendo la scelta meno conveniente, in quanto risentono degli aumenti dei prezzi di listino del nuovo e delle difficoltà di consegna di molte auto, con tempi di attesa estenuanti che solo recentemente stanno iniziando a tornare alla normalità.

    Pertanto pensare a quei marchi sconosciuti, spesso di origine cinese, che fanno capolino nelle pubblicitá, venduti a prezzo di affare, dove a meno del prezzo di un’utilitaria si porta a casa un suv moderno con tutte le tecnologie che vanno di moda sicuramente diventano un’opzione da considerare. Ma è tutto oro quello che luccica?

    Beh c’è da dire che già solo rispetto a qualche anno fa queste auto sono migliorate sia nella qualità che nelle prestazioni, e seppur vero che in qualche caso bisogna fare qualche rinuncia, il risparmio rispetto ad un’automobile europea fa passare in secondo piano qualche piccola mancanza. 

    Spesso poi anche la garanzia che viene offerta da questi marchi è superiore a quella di case piú blasonate, indice che cura costruttiva e qualità sono quantomeno adeguate, altrimenti andrebbero in perdita riparando in garanzia le automobili.

    Quello dove peccano peró questi modelli sono nella reperibilitá dei ricambi, esistono casi di auto ferme anche un anno e mezzo in attesa dei pezzi di ricambio, e questo significa nel migliore dei casi andare in giro con una macchina non perfetta in attesa della risoluzione del problema, o altrimenti avere la macchina ferma in officina con seri problemi per la nostra mobilitá.

    Il problema è più evidente con quelle auto importate da un distributore europeo che rimarchia col proprio nome auto di origine cinese: approviggionandosi da diversi produttori e avendo tanti modelli a listino è difficile tenere un magazzino ricambi fornito di tutti i pezzi per tutte le auto trattate e se per sfortuna a noi serve un pezzo non disponibile nel magazzino europeo, ordinarlo dal paese di origine richiede mesi. 

    Se si è fortunati si puó tentare di trovare il pezzo da un’altra casa perché condiviso con altre auto o perché banalmente un altro distributore rimarchia con il proprio nome la stessa auto cinese, ma se si tratta di un pezzo modificato appositamente per il distributore o per il mercato europeo non potremmo neanche tentare di acquistarlo direttamente dalla Cina, e quindi dover attendere necessariamente i tempi dell’importatore ufficiale.

    Inoltre c’è da considerare che in Cina i marchi di automobili sono oltre 300, e che i distributori europei che trattano auto cinesi sono tantissimi e molti vista la richiesta tanti si stanno affacciando a questo mercato: ció significa che dopo un primo boom iniziale tanti scompariranno o si fonderanno tra di loro e se abbiamo la sfortuna di aver acquistato la macchina di un brand destinato a morire,  reperire i ricambi, soprattutto dopo alcuni anni dall’acquisto,  potrebbe diventare impossibile, con il paradosso di dover rottamare un’auto potenzialmente ancora valida perché non si trova un pezzo di ricambio da pochi euro.

    Questo non significa evitare di acquistare auto cinesi, dato che generalmente sono comunque buoni prodotti e proposti a prezzi piú che interessanti, ma di informarsi sulle case produttrici e scegliere magari prodotti di quelle piú solide e importanti e che magari abbiano un’importazione diretta e non passino da un piccolo distributore che potrebbe fallire da un momento all’altro se sbaglia il modello da importare.

    Succede come il mercato dell’elettronica dove i supermercati sono pieni di televisori o piccoli elettrodomestici venduti a basso prezzo con marchi di fantasia o con nomi storici riesumati da un distributore locale che fa marchiare prodotti economici di origine orientale, finché siete nel periodo di garanzia in caso di problemi ve lo sostituiscono con uno nuovo, ma dopo trovare anche un semplice ricambio diventa un’impresa tanto che spesso in caso di problemi fuori garanzia finiscono rottamati, ma se la cosa puó essere tollerata con prodotti del valore di qualche decina di euro, la cosa non ha senso per le automobili che per quanto siano economiche costano svariate migliaia di euro.

    Pertanto va fatta attenzione nell’acquisto , informandosi bene sulla reperibilitá dei ricambi ed eventualmente sulla compatibilitá con modelli di altre case per evitare problemi o grosse attese magari anche per un piccolo problema di routine, ad esempio in seguito a un piccolo incidente stradale, che vi puó costringere a stare senza macchina per diversi mesi.

    Voi avete valutato l’acquisto di queste macchine? Ne avete una, o preferite comunque altre soluzioni? Avete domande, curiositá o qualcosa da segnalare? Scrivetelo nei commenti.

  • Come risparmiare sui regali di Natale

    Come risparmiare sui regali di Natale

    Come tutti gli anni si avvicina l’evento che inaugura la stagione degli acquisti natalizi, il famoso Black Friday che come da una tradizione americana lanciata negli anni 30 del secolo scorso dai grandi magazzini Macy’s si svolge il giorno successivo al Giorno del Ringraziamento, pertanto il quarto venerdì di novembre si aprono gli acquisti con degli sconti speciali, tanto sostanziosi da creare file di clienti dalla sera prima in quanto gli sconti non solo sono particolarmente importanti, ma valgono solo per quella giornata e soprattutto fino ad esaurimento scorte, quindi i pezzi piú ricercati o banalmente quelli piú scontati finiscono giá nei primi minuti dopo l’apertura. 

    Ovviamente poi tutti gli altri negozi americani , attratti dalle orde di persone che hanno appena ritirato lo stipendio e che sono pronti a spenderlo per fare i regali di natale, hanno copiato l’iniziativa facendo diventare il Black Friday un fenomeno globale ormai copiato anche oltre oceano da quasi tutti i negozi

    ll problema é che magari la copia non è sempre così fedele all’originale e gli sconti dalle nostre parti non sempre sono così sostanziosi ne nella percentuale di sconto ne soprattutto nell’assortimento, relegando la vera convenienza a pochi articoli e non a tutto il catalogo come avviene oltre oceano.

    photo of a woman holding shopping bags

    Ma comunque l’opzione di poter risparmiare è sempre bene accetta, soprattutto in un periodo dove l’inflazione alle stelle ha eroso il nostro potere d’acquisto rendendo difficile poter fare regali importanti a tutti i nostri cari, quindi se non si vuole tagliare sui regali, relegandoli a un pensiero simbolico di poco conto o addirittura depennando qualcuno dalla lista , la soluzione è spendere meno o meglio i nostri soldi per riuscire ad accontentare tutti, e il black friday ci viene sicuramente in aiuto consentendoci di non sforare il budget e a non dover fare delle rinunce.

    Tralaltro il vantaggio di acquistare per tempo e’ che si evita che un articolo molto gettonato vada esaurito costringendoci a ripiegare su altro o a strapagarlo all’ultimo rivenditore che ne ha ancora qualcuno a magazzino e che magari approfitta della situazione, così come ci evita di dover cercare all’ultimo momento un rimpiazzo , generalmente costoso e di scarsa qualitá, perché ci siamo dimenticati di una persona, o che magari avevamo ignorato di proposito  ma ci ha fatto un suo regalo costringendoci a dover contraccambiare.

    two women holding paper bags

    Il consiglio quindi è di approfittarne perché gli sconti importanti, soprattutto nei negozi fisici, difficilmente si ripeteranno sino all’inizio dei saldi a Gennaio, a meno dell’apertura di nuovi negozi o delle offerte civetta di qualche supermercato, generalmente limitate solo ad alcuni articoli.

    Ma se poi il black friday non ci dovesse soddisfare, perché quello che avevamo puntato è andato a ruba o non è andato in sconto, per fortuna, essendoci ancora un mese di tempo, non tutto è perduto, grazie a internet.

    man in red long sleeved shirt

    Infatti come nei negozi fisici anche quelli online, sia i marketplace come Amazon che gli e-commerce delle catene presenti nelle nostre strade fanno i loro sconti per il black friday e magari diventano una soluzione ideale quando la disponibilitá dei prodotti scontati nei negozi fisici dovesse essere terminata, magari anche mettendo in conto di pagare qualcosa per la spedizione. Ma soprattutto essendoci piú concorrenza, questo significa guerra dei prezzi per accaparrarsi il cliente e quindi maggiore disponibilità di prodotti scontati per il black friday.

    Ma se fallissimo anche questa opportunitá , esiste una possibilitá ulteriore: il  Cyber Monday altra giornata di sconti nata come il corrispettivo online del Black Friday inventato da Amazon per raccogliere gli acquisti di chi non é riuscito o si é dimenticato di fare qualche regalo scontato, replicando il lunedi successivo al Black Friday lo stesso genere di offerte.

    women shopping in a clothing store

    Ovviamente anche questa iniziativa é stata poi copiata da altri negozi online , e come è successo per il Black Friday nato nei negozi fisici e disponibile anche online, qui avviene l’opposto con alcuni negozi fisici che fanno una seconda giornata di sconti in corrispondenza del Cyber Monday, anche se a differenza dei negozi online, essendo in coda alle grandi vendite del venerdí precedente difficilmente avranno riassortito i prodotti piú in voga, quindi é sempre un ripiego utile come seconda possibilitá, problema che non si pone online dato che al massimo potranno allungarsi i tempi di spedizione una volta piazzato l’ordine a prezzo scontato.

    E per gli ulteriori ritardatari , dopo il Cyber Monday, non resta che scandagliare le offerte soprattutto online ma facendo particolare attenzione ai tempi di spedizione, infatti piú ci si avvicina al natale e piú i corrieri saranno intasati quindi i tempi di consegna si allungano, così come aumentano le possibilitá che il pacco venga smarrito, e si rischia che il nostro regalo arrivi fuori tempo massimo costringendoci a cercare una soluzione di ripiego, ragione per cui se se si vuol essere sicuri di riceverli per tempo é meglio evitare gli acquisti online dopo il 15 dicembre dai siti nazionali , e dopo il 10 dicembre per quelli che spediscono da un’altra nazione europea, con qualche giorno di tolleranza extra per i siti come Amazon che hanno un sistema di logistica particolarmente veloce e consentono di ridurre i tempi di consegna, soprattutto nei centri abitati piú grandi.

    photo of gifts under christmas tree

    Insomma anche fare regali natalizi è un’arte, non solo per riuscire a trovare il regalo perfetto per ciascuno dei nostri cari, ma anche per risparmiare e, grazie a qualche qualche trucco, non finire fuori budget.

    Voi conoscete altri di questi trucchi? Avete qualche domanda, curiositá o qualcosa da segnalare?Scrivetelo nei commenti!