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  • Inflazione: la tassa invisibile che mangia i nostri risparmi

    Inflazione: la tassa invisibile che mangia i nostri risparmi

    Purtroppo esiste una tassa invisibile che può fare male ai nostri portafogli, è l’inflazione che nasce quando i prezzi si alzano più dei nostri stipendi, facendoci perdere potere d’acquisto, che ci porta ad acquistare meno beni con la stessa quantità di denaro.

    E in questo periodo tra guerre, tensioni geopolitiche, blocco dei canali commerciali, mancanza di petrolio e materie prime i prezzi non possono fare altro che salire, e dato che l’economia è stagnante siamo destinati a perdere potere d’acquisto.

    E per difenderci quello che possiamo fare è attivare delle strategie che possono metterci almeno parzialmente al riparo da questi aumenti.

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    Ad esempio se abbiamo dei risparmi fermi sul conto tenendoli fermi banalmente varranno di meno, se ad esempio con le stesse 10 euro fino a ieri potevamo comprare 10 penne , aumentando i prezzi, magari tra un anno ne potremmo comprare solo 8, quindi per fare in modo di poter comprare le stesse 10 penne i nostri 10 euro devono diventare 12.50.

    In alternativa dobbiamo trovare una diversa penna o un diverso fornitore che continui a venderle ad 1 euro l’una.

    Nel primo caso avremmo bisogno di investire i nostri denari di modo che ci venga dato un interesse che possa far crescere quei nostri 10 euro iniziali, ovviamente ci si esporrà al rischio che se sbagliamo investimento potremmo perdere i nostri soldi, pertanto maggiore sarà questo rischio e maggiore sarà quanto potremmo ottenere in più dal nostro investimento: quelli più sicuri renderanno poco, quelli che promettono grandi guadagni potrebbero farci perdere il nostro denaro, ed in un periodo di crisi gli investimenti che storicamente sono stati ritenuti come sicuri potrebbero non esserlo in futuro.

    euro banknotes and coins on a table

    Questo significa che per investire bisogna capire bene come funzionano questi meccanismi, magari facendosi aiutare da dei consulenti indipendenti che facciano i nostri interessi e non quelli di chi ci propone l’investimento.

    Alternativamente quello che si può fare è cercare di spendere meno, modificando le nostre abitudini, cercando alternative più economiche o fornitori meno cari, magari facendo scorta quando troviamo offerte convenienti.

    dynamic financial analysis with technology tools

    Ovviamente fare scorta è possibile per dei beni durevoli : se troviamo la carta igenica o il cibo in scatola a lunga conservazione a un prezzo più basso del solito ha senso farne incetta, se compriamo una cassetta di frutta e non la consumiamo in fretta finiremo per buttarne una parte, facendo aumentare il reale costo.

    Tralaltro fare scorta in un periodo di tensioni geopolitiche ci mette anche al riparo da possibili aumenti futuri a causa della scarsità della produzione: se domani le aziende avranno difficoltà a produrre la carta igienica facilmente le poche confezioni disponibili sul mercato aumenteranno di prezzo, diciamo da 3 a 6 euro, e se noi le abbiamo pagate in offerta prima degli aumenti magari 2 euro l’una abbiamo fatto un risparmio notevole, che magari ci consente di permetterci di comprare un prodotto fresco a prezzo maggiorato di cui giocoforza non abbiamo potuto fare scorta.

    Alla fine proteggersi dall’inflazione diventa un gioco di strategia per cercare di risparmiare il più possibile senza rinunciare ai nostri consumi, dato che visto il periodo è sempre più difficile aumentare le entrate cercando un lavoro con uno stipendio più alto.

    Voi avete altre strategie per mettervi al riparo da questi aumenti?

  • Chip alle stelle: Crisi e IA accoppiata letale per i nostri portafogli

    Chip alle stelle: Crisi e IA accoppiata letale per i nostri portafogli

    Per il portafoglio degli appassionati di tecnologia il momento è veramente spaventoso, infatti se da una parte dovremmo essere contenti degli sviluppi dell’intelligenza artificiale dall’altra ci scontriamo sulla carenza di chip di memoria che ha spostato le produzioni dei chip verso le più remunerative tecnologie per i datacenter dove i sistemi di intelligenza artificiale sono ospitati.

    E dato che ogni dispositivo elettronico moderno, anche quello più insospettabile, ha a bordo delle memorie , in mancanza di disponibilità la produzione si ferma e i prezzi di quel poco che è disponibile schizzano alle stelle.

    Ma purtroppo al peggio non c’è mai fine e il blocco dello stretto di Hormuz ha peggiorato le cose, infatti tra i sottoprodotti del petrolio bloccati a causa della guerra abbiamo anche dei gas come l’elio indispensabili per la produzione di microchip in generale, peggiorando la già limitata disponibilità.

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    Inoltre i blocchi navali e la scarsità di kerosene per gli aerei rallentano la consegna dei prodotti finiti dalla Cina, portando a potenziali shortage che provocano ulteriori aumenti dei prezzi.

    E le tensioni geopolitiche tra Usa e Cina non fanno altro che peggiorare la situazione tra veti e divieti incrociati di esportare tecnologie e materie prime, e rischi di nuovi dazi all’orizzonte comprare anche un banale smartphone o laptop potrebbe costarci molto di più di quanto siamo abituati.

    Ma basta vedere cosa è successo al mondo delle console da videogiochi per capirlo: se un tempo col passare del tempo i prezzi diminuivano dopo il lancio, ormai siamo al quarto aumento dal lancio di Playstation 5, passata in sei anni ,un rincaro alla volta, da costare 399 euro al lancio ai 599 odierni con la versione Pro arrivata a costare ben 899 euro.

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    Inoltre questi rincari stanno ammazzando prodotti di sicuro interesse che si trovano a posticipare a data indefinita il rilascio, come nel caso di Steam Machine ma anche le schede grafiche della serie 6000 di Nvidia, e comunque bloccando il consueto rilascio di aggiornamenti di dispositivi hardware.

    Ma anche altri dispositivi non se la passano meglio, dai pc che con prezzi di ram e schede video alle stelle hanno raddoppiato i prezzi, spesso tagliando pure le prestazioni, al mercato degli smartphone che si ritrova con aumenti e carenza di disponibilità.

    Insomma il periodo pare essere particolarmente funesto per tutti i dispositivi elettronici, e nonostante qualche nuova tecnologia per ridurre il consumo di memoria per i sistemi di intelligenza artificiale faccia ben sperare, dovremo a lungo convivere con la penuria di componenti.

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    E questo non fa che cambiare il paradigma della tecnologia, rallentando l’innovazione e aumentando i costi.

    La speranza è che qualcosa possa cambiare ma gli interessi della finanza, uniti alle tensioni geopolitiche in atto difficilmente potranno portare a qualcosa di buono.

    Avete notato anche voi questi aumenti?

  • Riusciremo a viaggiare con la crisi petrolifera?

    Riusciremo a viaggiare con la crisi petrolifera?

    La chiusura dello stretto di Hormuz sta rivoluzionando i trasporti e giocoforza anche i viaggi, portando a delle situazioni inaspettate anche al più preciso pianificatore.

    Infatti venendo a mancare il kerosene necessario ad alimentare gli aerei le compagnie si vedono costrette ad attuare delle contromisure che possono costare caro a chi ha organizzato un viaggio, magari con un certo anticipo per massimizzare il risparmio.

    E queste contromisure sono sostanzialmente due: ottimizzare i voli, cancellandoli o accorpandoli, o chiedere delle integrazioni al prezzo già pagato per il biglietto invocando le cause di forza maggiore previste dal contratto.

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    Infatti alcune compagnie come Volotea, stanno facendo valere una clausola che prevede il pagamento di un supplemento per il maggiore costo dei carburanti , da pagare prima dell’imbarco pena la cancellazione del volo: si tratta di pochi euro a tratta, ma che non ci si aspetta di dover pagare dopo l’emissione del biglietto: anche se probabilmente è il minore dei mali.

    volotea airplane at sunset

    Infatti per altre compagnie intervenire sulla scarsità di kerosene, che ha aumentato consistentemente i prezzi del carburante, può significare che magari un certo volo diretto venga tramutato in uno con scalo in modo da riempire l’aereo, o che vengano ridotti o cancellati dei voli, spostandovi su un volo alternativo che potrebbe essere più scomodo, perchè magari cambia di data costringendoci a variare il nostro piano ferie, cambiando magari l’aeroporto o addirittura cancellando i voli meno remunerativi, come ha fatto Ryanair su un certo numero di tratte previste per la prossima estate.

    E se le compagnie in qualche modo ci possono venire incontro trovando, seppure con qualche disagio una soluzione alternativa o il rimborso dei biglietti, modificando o cancellando il volo potremmo avere problemi con il resto della vacanza.

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    E la cosa più problematica è l’alloggio, specie se per risparmiare o per assenza di alternative avevamo scelto una tariffa non modificabile o non rimborsabile, ma lo stesso problema potremmo averlo con eventuali biglietti e prenotazioni di attività e spostamenti pianificati a destinazione.

    E non sempre fare modifiche ai nostri piani è possibile, possono esserci a seconda dei casi delle penali o si rischia addirittura di non recuperare quanto già pagato, specie in caso di offerte speciali, o di non trovare alternative, che ci costringono a cancellare la nostra vacanza.

    Immaginate di aver pianificato il viaggio per andare a vedere una partita o un concerto di un artista famoso, faticando per trovare un biglietto e vi viene spostato il volo al giorno dopo l’evento: magari recuperate il costo del volo, se siete fortunati magari riuscite a trovare una soluzione per l’albergo ma perdete il concerto, quindi soldi buttati e vacanza rovinata anche potendo riuscire ad arrivare a destinazione…

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    Questo significa che a seconda dei casi, e della possibilità di rimborso cancellare per intero la vacanza,  magari cambiando completamente destinazione potrebbe essere la scelta più conveniente. 

    Tralaltro questo genera un fenomeno piuttosto strano: i prezzi dei voli più lontani stanno scendendo di prezzo perchè la gente che li ha già comprati, magari con largo anticipo, rinuncia per paura di vedersi il volo cancellato all’ultimo momento e quindi vengono rimessi in vendita a prezzi stracciati.

    Questo potrebbe significare riuscire a prendere un volo intercontinentale con poche centinaia di euro, accollandosi il rischio di una cancellazione dell’ultimo minuto , plausibile perché svendendo i posti operare il volo potrebbe risultare antieconomico per la compagnia, specie in periodo di rincari dei carburanti.

    elegant boutique hotel entrance in baghdad

    Ma in quel caso se ci si organizza scegliendo sistemazioni cancellabili e rimborsabili, mantenendo una certa flessibilità negli itinerari , e magari dotandosi di una buona assicurazione viaggi, potrebbe essere un’occasione molto ghiotta per raggiungere destinazioni altrimenti fuori budget. 

    Il problema potrebbe però sorgere se ad essere cancellata , magari all’ultimo momento, è solo una tratta del viaggio, che facendo scali intermedi, potrebbe lasciarci a terra dall’altra parte del mondo, costringendoci magari a trovare all’ultimo minuto un salatissimo volo alternativo per tornare a casa.

    La cosa quindi potrebbe essere un rischio salato ma anche un opportunità specie per chi riesce a sapersi organizzare e mettere in campo soluzioni di emergenza in caso di bisogno.

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    Ad ogni modo il modo di viaggiare in questi periodi cambierà parecchio e ci dovremo abituare a un tipo di viaggio differente, magari scegliendo destinazioni e mezzi di trasporto diversi da quelli soliti e per cui siamo abituati.

    Voi cosa ne pensate? Viaggerete comunque o rinuncierete a viaggiare per evitare lo stress di una vacanza rovinata?

  • RAM alle stelle: come l’IA ci sta rubando i componenti elettronici

    RAM alle stelle: come l’IA ci sta rubando i componenti elettronici

    Chi quest’anno ha provato a fare dei preventivi per l’acquisto di un computer se ne sarà accorto: i prezzi stanno aumentando e per alcune componenti in modo veramente significativo. Tutto nasce dalla fame di memoria necessaria per i sistemi di intelligenza artificiale, settore molto sulla cresta dell’onda che paga profumatamente e ha bisogno di quantitá importanti di memoria, sia essa RAM che disco, nel piú breve tempo possibile. 

    Questo significa che i produttori di queste componenti stanno spostando le produzioni dai prodotti per i consumatori a quelli per i server e i data center i cui margini sono ordini di grandezza superiore, riducendo o mettendo in standby la produzione di componentistica consumer il cui guadagno è molto piú limitato, impegnando le fabbriche con le produzioni per le quali si guadagna di piú.

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    Ma la richiesta è talmente alta che i prezzi si sono alzati al punto che i listini alla produzione che si aggiornavano normalmente una volta all’anno, cambiano giorno per giorno a causa dei rilanci al rialzo fatti dagli utilizzatori professionali, e dai rivenditori che hanno bisogno di fare scorte a un prezzo certo, tanto che ormai fare un preventivo diventa come seguire l’andamento di un titolo in borsa.

    E le case che seguivano sia i mercati professionali che quelli per il consumatore, stanno abbandonando quello meno redditizio, come successo da poco con lo storico marchio Crucial abbandonato dalla casa madre Micron che ha deciso di dedicarsi solo al settore professionale dove i margini sono molto migliori e senza i costi e il personale necessario per gestire il rapporto con i consumatori diretti, o come Nvidia che ha rallentato la produzione delle proprie schede video da gaming per orientare la produzione sui chip per l’IA.  

    Con queste premesse la produzione per il mercato consumer, se contiene delle memorie, è bloccata, quindi le poche scorte a magazzino, per la legge della domanda e dell’offerta schizzano alla stelle.

    Questo significa che a mancare non sono soltanto RAM e dischi SSD ma tutto ciò che contiene memorie, come schede video ma anche cellulari, tablet e persino prodotti di uso casalingo che hanno funzionalitá smart, dalle tv ai sistemi domotici a banalmente a elettrodomestici come frigoriferi o lavastoviglie connessi a internet.

    E se la fame di memoria continua questo porterà anche altre categorie a soffrirne, pensiamo ad esempio alle moderne automobili ormai diventate tablet con le ruote che ne fanno uso.

    Tutto quello che contiene memorie è destinato ad aumentare di prezzo, almeno sino a che il mercato non si stabilizzerá, ma non é l’unico problema.

    Infatti esistono vari tipi di memorie e tecnologie, e se magari quelle meno recenti potrebbero soffrire meno il problema dato che i macchinari, le lavorazioni e i fornitori sono diversi rispetto a quelli all’ultimo grido utilizzate dall’IA, il problema è che visto che i guadagni sono ordine di grandezza superiori i produttori stanno convertendo le produzioni a ciò che richiede il mercato, creando shortage anche sulle tecnologie piú datate che in teoria non dovrebbero soffrire del problema, creando problemi anche a prodotti molto meno tecnologici e comuni che si potrebbero trovare senza componentistica.

    E questo magari va a creare problemi anche a prodotti non particolarmente tecnologici, ma che magari hanno al loro interno componentistica elettronica  prodotta dagli stessi produttori di memorie, che si trovano senza componenti, vista la proritá data alla produzione di memoria,  portando a minore disponibilità e aumenti di prezzo anche a prodotti che in teoria non hanno a che fare con la tecnologie IA.

    Quindi se avete bisogno di un prodotto tech le strade sono due, o ci si fionda ad acquistarlo il prima possibile prima che i prezzi continuino a salire o si mette in standby l’acquisto, presumibilmente per almeno 1-2 anni in attesa che i prezzi si stabilizzano, che scoppi la bolla, o che magari qualche nuovo produttore asiatico decida di entrare sul mercato per colmare il vuoto, rimettendo a posto i prezzi.

    Insomma dopo lo shortage tecnologico della pandemia, ora è l’IA a minare i portafogli di chi deve acquistare tecnologia, dopo un periodo che si era finalmente stabilizzato.

    Voi avete bisogno di acquistare tecnologia e avete trovato rialzi? Pensate di attendere che i prezzi si ristabiliscano o acquisterete prima di ulteriori nuovi aumenti?

  • Trump fa fuori i droni made in china?

    Trump fa fuori i droni made in china?

    Brutte notizie nel mondo dei droni, almeno sul territorio americano con il ban dei prodotti di produzione estera, che si vedranno negate le autorizzazioni al commercio di nuovi prodotti, sia per prodotti finiti che per la componentistica.

    In pratica i maggiori produttori, che sono di origine cinese come i leader di mercato DJI e Autel vengono inseriti nelle entity list dell’ FCC per problemi di sicurezza nazionale, così come è stato fatto in passato coi prodotti elettronici e di rete di Huawei e ZTE o gli antivirus Kaspersky, leader di mercato ai quali è stato tagliato il mercato americano, compromettendo le vendite anche nei paesi amici degli Stati Uniti.

    L’ inserimento in questa lista rende impossibile l’approvazione  sul suolo americano di nuovi modelli, ma comunque consente l’utilizzo dei prodotti già in commercio e già nelle mani dei consumatori, ovviamente il problema si riscontrerá solo coi nuovi prodotti e probabilmente nei ricambi.

    flying white drone tilt shift lens photography

    E la perdita di un mercato importante diventa un problema per un’azienda globale come DJI, che magari dovrá ripensare i propri prodotti per il mercato domestico e dei paesi alleati della Cina, rallentando , almeno sulla carta, l’innovazione non potendo piú spalmare i costi di ricerca e sviluppo, essenziali per le aziende ad alta tecnologia, sui numeri globali.

    C’è da dire che l’azienda sta iniziando a prendere le proprie contromisure estendendo la produzione ad altri articoli meno sensibili per la sicurezza , come i robot aspirapolvere.

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    Inoltre il ban americano non significa che automaticamente ci sarà una misura simile anche in Europa, ma il rischio che per motivi geopolitici anche da noi ci possa essere una mossa simile non é certamente da escludere.

    Il problema peró é che , almeno sul mercato consumer, non esistono alternative non cinesi che permettano di avere gli stessi risultati, la stessa tecnologia e gli stessi prezzi.

    Questo significa che le attività che fanno uso di droni civili, dall’agricoltura all’ingegneria o alle creazione di contenuti video subiranno forti rallentamenti in assenza di alternative, soprattutto ai prezzi economici a cui siamo abituati.

    green leafed plants

    E anche le motivazioni di sicurezza probabilmente sono pretestuose, servono piú per colpire un avversario commerciale molto forte nel suo settore con delle barriere protezionistiche che rischiano di rivelarsi controproducenti, almeno nell’ambito civile.

    E’ magari vero che in ambito militare dipendere troppo da fornitori esteri, di paesi per giunta non amici può essere pericoloso, così come il fatto che il drone civile puó trasformarsi con apposite modifiche in un’arma, ma in assenza di alternative il rischio è che la toppa sia peggio del buco.

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    Ad ogni modo attendiamo di capire come vorrá muoversi l’Europa, se seguire la mossa dell’amministrazione Trump rinunciando all’innovazione dei droni cinesi o se continuare per la propria strada.

    Voi utilizzate i droni cinesi?

  • Grande schermo TV o Videoproiettore ?

    Grande schermo TV o Videoproiettore ?

    Chi ha la necessità di cambiare televisore avrà sicuramente pensato a come risparmiare qualcosa, soprattutto se punta a modelli di grandi dimensioni.

    E per risparmiare ci sono tante opzioni, magari rivolgersi a un marchio meno blasonato, scegliere un modello non recentissimo, o scegliere una tecnologia più economica, al prezzo di qualche rinuncia sulla qualità o sulle funzionalità.

    Ma esiste anche una soluzione un pò particolare che ci può permettere di avere schermi enormi a un prezzo molto conveniente: i videoproiettori.

    Infatti nel tempo le tecnologie si sono evolute e i prezzi diminuiti, consentendo di avere proiettori in alta definizione, con funzionalità smart anche al prezzo di poche decine di euro.

    Questo perché alcuni produttori asiatici sono riusciti ad adattare la tecnologia di un comune smartphone, ad una lampada consentendo la proiezione a costi bassissimi, e se fino a poco tempo fà con queste soluzioni si pagava pegno nella definizione e nella risoluzione, almeno nei modelli più economici, ora si riesce ad avere proiettori con un’alta definizione reale a prezzi impensabili solo qualche anno fa, specie quando non hanno marchi altisonanti sulla scocca.

    Ovviamente non sono prodotti perfetti, ma possono essere un’alternativa economica a chi sogna di avere una sala cinema low cost, a patto di avere un ambiente non troppo illuminato e un telo o una parete sgombra per la proiezione.

    Infatti se questo genere di prodotti lowcost hanno un difetto è la luminosità, che anche scegliendo i modelli migliori tende a scarseggiare , non consentendo la visione in stanze illuminate a differenza di un televisore che può essere goduto anche in piena luce.

    La soluzione può essere abbassare le serrande e goderselo con il buio, ma considerato anche la necessità di avere un telo o uno spazio apposito sul quale proiettare li rende poco versatili, quindi magari non saranno un sostituto della tv, ma sicuramente un valido complemento.

    Ma con un po’ di fantasia, e grazie ai sistemi di regolazione automatica nulla ci vieta magari di proiettare sul soffitto o su un telo retrattile magari motorizzato.

    Altri difetti di questi proiettori lowcost possono essere la disponibilità di ricambi, ma va considerato che spesso questi proiettori finiscono per costare meno del costo di una lampada di ricambio per un proiettore di marca, quindi considerato il costo, in caso di guasto a fine garanzia non ci si fà tanti problemi nel rottamarli e magari sostituirli da un modello più aggiornato.

    Va ovviamente tenuto conto nella scelta che ci sono ancora sul mercato modelli vecchi con risoluzione non full hd nativa, da scartare vista la differenza di prezzo esigua con un modello moderno, così come modelli poco luminosi o con caratteristiche palesamente fantasiose e non corrispondenti al vero, motivo per cui meglio leggere qualche recensione prima dell’acquisto per accertarsi che il prodotto scelto sia valido.

    Accertatevi anche della presenza di tutte le porte necessarie per collegare i vostri dispositivi e di un comparto audio o multimediale adeguato, e se ha le funzionalità smart tv che abbia le certificazioni per i contenuti protetti come netflix e la possibilità di installare delle app grazie a sistemi operativi comunemente supportati.

    Ad ogni modo se ne trovano in rete di origine cinese , spesso con marchi di fantasia, a prezzi molto abbordabili che meritano quanto meno un test per capire se possono fare al caso nostro, magari riservandovi di fare un reso se non siete soddisfatti.

    Voi li conoscevate? Ne avete uno? Li utilizzate o preferite la classica TV?

  • E’ la fine per gli store cinesi?

    E’ la fine per gli store cinesi?

    Quando abbiamo necessità di qualche prodotto a basso costo che non ci deve necessariamente durare per tanto tempo ma che deve costare il meno possibile il primo posto a cui pensiamo sono i megastore gestiti da cinesi generalmente situati nelle periferie delle città, anche quelle di piccole dimensioni.

    E si può trovare di tutto, dall’ abbigliamento ai casalinghi, dagli articoli per il bricolage alla cartoleria, dai detersivi al materiale elettrico, dai prodotti per l’automobile all’elettronica, dai prodotti per gli animali all’attrezzatura sportiva.

    E col tempo questi maxi centri si sono ingranditi o specializzati in determinate categorie di prodotti, rilevando anche storiche strutture esistenti e assumendo personale locale.

    Ma per tante ragioni, sia politiche che economiche queste attività da qualche tempo sono più soggette a controlli , sia sulla qualità dei prodotti che sull’evasione fiscale che erodono i guadagni e non consentono di tenere i prezzi super competitivi a cui ci siamo abituati nel tempo.

    Infatti spesso i prezzi erano bassi non solo per la qualità molto bassa e spesso non perfettamente in regola con le nostre normative, ma anche per la possibilità, con sistemi più o meno leciti, di eludere le tasse nell’importazione dei prodotti, cosa che forniva loro un vantaggio rispetto alla concorrenza, consentendo di applicare prezzi particolarmente bassi.

    Inoltre gli affitti di strutture enormi e gli investimenti per acquistare le merci e pagare il personale si ripagano solo quando il giro d’affari è importante, e se diventano meno competitivi i prezzi anche i fatturati calano non permettendo di tenere aperte tutte queste strutture.

    E infatti si iniziano a vedere, dopo anni di nuove aperture con megastore immensi e assortimenti da fare invidia ai migliori grossisti, le prime chiusure, con trasferimenti in locali più ristretti, cambi di insegna o vendite di liquidazione per cessata attività.

    E queste chiusure possono anche essere un vantaggio per portarsi a casa dei prodotti a prezzo di saldo, ma probabilmente si perde un centro di riferimento per gli acquisti a basso costo.

    Ma in realtà, avendo perso il vantaggio di prezzi ultra bassi e disponibilità immediata dalla peggiore cianfrusaglia al prodotto dignitoso a prezzi decenti, si trovano alternative nella concorrenza che può sostituire il megastore in periferia con prodotti e prezzi similari.

    E la concorrenza viene soprattutto dagli e-commerce cinesi come Aliexpress, Temu o Shein che permettono di trovare quegli stessi prodotti a prezzi più bassi e con dei tempi di spedizione che nel tempo, grazie a soluzioni logistiche aggiornate e magazzini in territorio europeo consentono di ricevere la merce, senza sorprese, in pochi giorni a differenza delle spedizioni classiche dalla Cina che potevano richiedere anche mesi tra tempi di consegna e di sdoganamento, almeno fino a quando dazi e normative doganali minacciati dalla politica europea non affosseranno questi siti.

    Ma anche altri negozi offrono prodotti analoghi senza dover attendere una spedizione: infatti stanno nascendo delle catene europee di articoli non alimentari a basso prezzo, come Action, Tedi, Kik, NKD  e simili che propongono a rotazione prodotti low cost a prezzi molto allettanti.

    Ma anche le corsie no food dei discount alimentari spesso hanno di questi prodotti a prezzi che non fanno rimpiangere i megastore cinesi e che possiamo trovare senza perdere tempo durante la nostra spesa alimentare.

    Alla fine questi megastore probabilmente diminuiranno o cambieranno forma e per qualcuno diventerà meno comodo frequentarli, ma ad ogni modo fin quando ci sarà la concorrenza a fornire prodotti simili non mancherà la possibilità di acquistare dei prodotti non alimentari a prezzi bassi. 

    Voi acquistate nei megastore cinesi o preferite altre tipologie di negozi o di prodotti?

  • Arrivano le kei car europee

    Arrivano le kei car europee

    Il mercato automobilistico europeo è da tempo in crisi tra normative ecologiche pazze, prezzi alle stelle, stipendi che non crescono e qualità discutibile dei prodotti con il risultato che si vendono sempre meno auto e chi vorrebbe cambiare auto spesso desiste tenendo in circolazione vecchi catorci.

    Inoltre l’imposizione dell’auto elettrica , con lo spauracchio dell’abbandono dei motori termici a partire dal 2035, non ha fatto altro che peggiorare le cose obbligando le case a grossi investimenti che si sono riverberati nei prezzi di listino, che a parità di vettura sono praticamente raddoppiati nel giro di pochi anni.

    Ma il consumatore europeo tendenzialmente non vuole le auto a pile perchè allo stato attuale sono meno pratiche e più costose rispetto ad una macchina termica.

    electric cars charging on stations

    Infatti autonomia limitata, tempi di ricarica lunghi, costi di ricarica poco competitivi, specie alle colonnine, che comunque sono poco disponibili lungo le nostre strade, oltre alla necessità di programmare gli spostamenti in funzione della carica dell’auto, specie nei viaggi lunghi, porta a vivere la macchina con meno libertà.

    E se poi con tutte queste limitazioni la macchina elettrica costa pure di più ovviamente chi può la evita, nonostante si siano nel tempo aumentati i listini delle auto termiche anche per nascondere la differenza di prezzo con l’equivalente a pile o gli incentivi all’acquisto vincolati alla rottamazione di auto termiche.

    E se poi l’elettrica diventa l’unico modo per accedere nei centri cittadini e nelle ZTL senza dover pagare ulteriori ticket di ingresso, quindi si è costretti obtorto collo a doverne comprare una per poter andare a lavoro si prende la meno cara, spianando la strada alle auto cinesi.

    E sfortunatamente per l’industria europea su questa tipologia di auto i cinesi sono molto più avanti tecnologicamente, soprattutto sulle batterie per le quali dispongono non solo i più avanzati brevetti, ma anche la disponibilità quasi esclusiva dei materiali per la loro costruzione, oltre ad aver affinato la produzione giocando sulla tecnologia mutuata dai prodotti informatici per i quali sono leader mondiali, oltre a poter produrre a prezzi bassissimi.

    white car charging

    Diventa quindi importante difendere il mercato europeo dall’ assalto dei prodotti elettrici cinesi a basso costo, e le soluzioni possibili sono tante.

    E la più semplice potrebbe essere abbandonare l’imposizione dall’alto delle auto elettriche, lasciando tempo al mercato e alle tecnologie di affinarsi in modo che col tempo le elettriche si rendano competitive naturalmente senza forzare la mano e nel contempo continuare a produrre in Europa quello che i nostri costruttori di auto sanno fare meglio: le auto termiche.

    Altra soluzione è spingere all’utilizzo dell’auto elettrica solo dove può essere competitiva con l’auto termica, in città e nelle brevi distanze, lasciando spazio alle termiche per chi ha esigenze di autonomia, prestazioni, emergenze, lunghe percorrenze.

    Infatti , usata in città, una macchina elettrica piccola, quindi con un pacco batterie limitato che si traduce in costi più bassi, ricaricata preferibilmente in garage può essere sostenibile, mentre una grande berlina che ha bisogno di batterie capienti che fanno costare la macchina tanto e che costringono a fermarsi delle ore durante il percorso per la ricarica, e/o a spendere cifre folli per la ricarica nelle colonnine ultra veloci ha sicuramente meno senso.

    Senza pensare al fatto che se tutte le auto andassero a batteria, l’infrastruttura energetica del paese, che già soffre durante l’estate per i condizionatori, andrebbe adeguata pesantemente, oltre a richiedere l’installazione di migliaia di colonnine, e la cosa comporta non solo imponenti investimenti ma di anche tempo e di reperire competenze necessarie.

    Ma l’idea di ripensare la mobilità elettrica in chiave cittadina, inizia ad essere recepita in europa, con la proposta di creare un nuovo tipo di piccole automobili elettriche pensate per la città ai quali applicare delle agevolazioni rispetto a quelle standard, sulla falsariga delle kei car giapponesi.

    Infatti in giappone esiste una categoria di auto, limitate nella cilindrata, nella potenza e nelle dimensioni che ha numerose agevolazioni per le tasse e per il possesso rispetto alle macchine più grandi, e si sta pensando di replicare la cosa anche in Europa, per una nuova categoria di minicar elettriche.

    La cosa potrebbe avere senso, ovviamente se le agevolazioni le rendono davvero competitive rispetto alle termiche e se ovviamente si lascia la possibilità a chi vive fuori dai centri cittadini di poter scegliere il mezzo più adatto alle proprie esigenze non andando a penalizzare ulteriormente le termiche.

    Voi cosa ne pensate? Le minicar elettriche possono essere la soluzione di compromesso oppure meglio puntare sulle auto tradizionali?

  • Discount o supermercato? Come cambia la spesa in Italia

    Discount o supermercato? Come cambia la spesa in Italia

    Una recente notizia ha cambiato le sorti della distribuzione alimentare italiana, infatti dopo anni di perdite anche Carrefour, l’ultimo dei grandi operatori di ipermercati internazionali lascia l’Italia, cosi come aveva fatto qualche anno addietro il concorrente Auchan, anche lui francese che vendette la sua rete a Conad.

    E ad acquistare anzichè un altro marchio già presente in italia o uno spezzatino con vendita di negozi a più concorrenti come quando Billa , la ex Standa lascio’ il nostro paese, è un produttore alimentare italiano, New Princes, molto attivo , oltre che con marchi propri, con produzioni conto terzi e all’estero ma non impegnato direttamente nella distribuzione.

    carrefour logo

    Ma la notizia è importante perché mette la parola fine , nel nostro paese, al concetto di grande ipermercato, dove si compravano sia generi alimentari , con una scelta ampissima e generalmente tante offerte convenienti, e altrettanta scelta di prodotti non alimentari, dall’elettronica ai casalinghi, passando per i prodotti per il bricolage o per la cura dell’auto, dalla cartoleria ai giocattoli.

    Infatti molti ipermercati sono spariti, molti si sono ridimensionati, specializzandosi solo sull’alimentare e grandi insegne internazionali hanno spesso lasciato il posto a marchi locali e a volte a format completamente rivisti, come negozi everyday low price , dove spariscono le offerte e i volantini per mantenere un prezzo , sulla carta  più basso, costante tutto l’anno, negozi aperti anche come magazzini all’ingrosso per commercianti o ristoratori  o addirittura discount.

    E quest’ultimo formato ormai è diventato talmente comune da sostituire il supermercato classico in una grande parte dei consumatori, attratti da prezzi più bassi, e una qualità che col tempo si è alzata, spesso proponendo anche prodotti di marca a fianco ai marchi di fantasia della catena.

    E i discount si sono nel tempo avvicinati ai supermercati tradizionali accogliendo i banchi del servito, scegliendo selezioni ordinate di prodotti sia coi propri marchi che accogliendo quelli di marca, spesso affiancati ad alcuni di qualità premium delle proprie linee.

    In più hanno aggiunto prodotti e servizi utili, dai banchi del no food, a viaggi, acquisti online a sistemi di casse automatiche per permetterci di saltare la fila.

    Se prima quasi ci si vergognava di fare la spesa al discount, ora la cosa diventa la norma, specie se raggiungibile comodamente dalla nostra abitazione, relegando al supermercato tradizionale spese di emergenza, ricerca di prodotti particolari o acquisto di prodotti in offerta speciale.

    Ma le abitudini cambiano anche perchè la capacità di spesa degli italiani è diminuita, a causa di un aumento di prezzi dei beni di consumo che non si è riverberata sugli stipendi: in pratica lo stipendio è grossomodo lo stesso da anni, ma aumentando i prezzi possiamo acquistare sempre meno roba quindi ci si deve in qualche modo ingegnare per arrivare a fine mese.

    E quindi la ricetta è sempre la solita: ridurre gli sprechi, concedersi qualche lusso in meno e soprattutto spendere meno per la spesa quotidiana.

    Ed è qui che il discount si è reso vincente, mantenendo una certa convenienza nonostante si sia avvicinato, sia per ordine che per qualità ai supermercati tradizionali.

    Ovviamente non abbiamo più gli scatoloni a terra in maniera confusionaria da dove prendere prodotti senza marca , spesso di dubbia qualità, venduti a prezzi bassissimi, ma dei prodotti dove un po per la forza commerciale delle catene, e un po per l’assenza di pubblicità permettono di portare sulle nostre tavole prodotti di sufficiente qualità a prezzi competitivi.

    E spesso i prodotti arrivano dalle stesse fabbriche del prodotto di marca, e basta fare attenzione all’indirizzo dello stabilimento di produzione indicato sulla confezione per accorgersene.

    Ovviamente non è matematico dedurre che nonostante condividano lo stabilimento  i prodotti siano i medesimi, visto che potrebbero esserci delle variazioni di ingredienti, ma spesso a cambiare sono solo il packaging e la pezzatura del prodotto, dato che potrebbe non essere conveniente creare una linea di produzione solo per i marchi dei supermercati.

    E il trucco è sempre il solito, provateli e verificate voi stessi la qualità, specie se la differenza col prodotto di marca è importante: se ha soddisfatto le attese la ricomprerete, altrimenti quell’articolo è bene acquistarlo in un altro discount o al supermercato, magari anche lì dando una chance agli articoli con il logo del supermercato , generalmente più convenienti dei prodotti di marca , spesso venduti  a prezzi simili a quelli del discount e con buona qualità garantita dal fatto che mettendo il logo del supermercato sulla confezione , per questione di immagine, non vorranno giocarsi la reputazione con prodotti di scarsa qualità, a differenza del discount che usando marchi di fantasia può facilmente cambiare nome a un prodotto poco gradito al pubblico senza destare troppa attenzione.

    Insomma la spesa degli italiani è cambiata e cambierà ancora, con sempre più acquisti online di beni a lunga conservazione venduti a prezzi competitivi e formule anti spreco per salvare la spesa grazie alle app per acquistare rimanenze e prodotti invenduti a prezzo scontato.

    Voi avete notato questi cambiamenti? Fate la spesa nel supermercato tradizionale, nel discount o usate servizi di spesa online?

  • I motori a quattro cilindri stanno scomparendo

    I motori a quattro cilindri stanno scomparendo

    Chi é alle prese con la ricerca di un utilitaria per sostituire la propria auto con tante primavere alle spalle se ne sará accorto: rispetto ad una decina di anni fa le cose sono cambiate e di tanto.

    Dai cambi automatici sempre piú presenti alle auto elettriche ed ibride tanto reclamizzate e poco gradite dai consumatori ai listini lievitati con prezzi praticamente raddoppiati e obblighi di finanziamento e rottamazione per accedere alle scontistiche. 

    Ma una cosa fa storcere il naso ai puristi, a chi ama guidare e non vuole solo un mezzo che ti porti da un punto A a un punto B: nei segmenti piccoli e medi sono praticamente scomparse le auto a quattro cilindri, sostituite da piccoli motori a tre cilindri, spesso sovralimentati coadiuvati a volte da una parte ibrida, leggera o pesante.

    close up photo of black and silver car engine

    E non importa se si tratti della piccola utilitaria da cittá, anch’essa diventata merce rara, dove un piccolo borbottante tre cilindri potrebbe avere senso, ma anche i suv medi , nonostante la stazza, hanno sempre piú spesso un tre cilindri di piccola cilindrata, generalmente tra il 1.0 e il  1.3, dove un tempo veniva montato un 2.0 quattro cilindri.

    Questo viene fatto per un discorso di emissioni, diventato un mantra per le case costruttrici dove per evitare di dover pagare sanzioni o comprare crediti energetici sono costretti a ridurre al massimo la CO2 anche a pena di sacrificare modelli, piacere di guida o affidabilitá dei mezzi.

    Infatti il motore piú piccolo porta a consumi piú bassi nei cicli di omologazione, e quindi meno emissioni dichiarate, con la minore potenza che viene compensata da turbo o sistemi ibridi.

    Il problema é che un motore tre cilindri é meno rotondo e piú rumoroso perché naturalmente sbilanciato , quindi molto meno gradevole da guidare, nonostante gli stratagemmi per controbilanciare l’albero motore e smorzare le vibrazioni.

    smoke coming from the exhaust pipes

    Ma mettere motori piú piccoli su vetture piú pesanti, nonostante le sovralimentazioni per recuperare potenza, significa sfruttare di piú il motore e garantirgli una minore longevità.

    E se poi ci si aggiungono scelte infelici come le famigerate cinghie a bagno d’olio, che soprattutto nei famigerati motori PureTech del gruppo Stellantis , portano a richiedere intervalli di manutenzione estremamente ravvicinati per garantire il funzionamento del motore, con distribuzioni da fare ogni 30-40.000 chilometri per evitare che la cinghia si sciolga e contamini l’olio motore , ci porta ad avere macchine molto piú costose non solo da comprare che anche da mantenere.

    E come detto a voler spulciare i listini di buoni vecchi 4 cilindri rimane ben poco, almeno sulle macchine medie: a benzina si trova ancora qualche versione pepata delle macchine del gruppo Volkswagen che ancora monta il 2.0, il 1.2 Hyundai montato su alcune versioni di i20,Kia Picanto e Stonic, il 1.4 della Suzuki Vitara, il 1.6 full hybrid di Renault e gli onnipresenti 1.5 delle macchine cinesi: tutto il resto sono motori a 3 cilindri tra i mille e i millecinquecento cc.

    L’alternativa per chi vuole un quattro cilindri sarebbe quella di trovare un diesel, ma tra FAP e norme antinquinamento anche loro sono spariti dal mercato, specie nelle auto piú piccole, costringendoci ad andare almeno su berline medie dove il prezzo di listino balla ormai intorno ai 30.000 euro.

    Quindi alla fine o ci si accontenta a malincuore di un 3 cilindri, o si passa a un modello di categoria e prezzo superiore oppure ci si deve rivolgere alle auto di origine cinese.

    Infatti praticamente tutte le cinesi, e i modelli di marchi europei derivati da quelli cinesi, se non sono esclusivamente elettrici, montano un 1.5, cilindrata scelta per questioni di dazi che consente di creare motori versatili , in modo da poter utilizzare lo stesso motore con minime varianti su vetture di diverse categorie: dalle utilitarie , alle berline ai grossi suv, e che per semplicitá di costruzione e di manutenzione é un buon vecchio 4 cilindri, cosa che minimizza i rischi di dover richiedere interventi di manutenzione su macchine vendute su scala globale.

    Ci si dovrá quindi turare il naso per fare una scelta che non avremmo sicuramente fatto 10 anni fa, sia essa accontentarsi del tre cilindri, che aprire considerevolmente il portafoglio per prendere una macchina di categoria superiore o passare ad una cinese: è un qualcosa che non ci sarebbe mai passato per la testa.

    Voi state pensando di cambiare auto? Volete per forza un quattro cilindri o vi accontenterete di un frullino a 3 cilindri o addirittura di un elettrica?