Fino a poco fa la concorrenza nei sistemi di telepedaggio aveva fatto sì che potevamo avere dei dispositivi concorrenti del Telepass, che offrivano gli stessi servizi a un prezzo molto vantaggioso.
Ma Telepass forte del suo nome che è sinonimo di telepedaggio, non temendo più di tanto la concorrenza ha pure aumentato i prezzi giustificandoli con qualche servizio aggiuntivo non indispensabile offerto nel pacchetto.
I concorrenti, principalmente Unipolmove e Moneygo quindi diventavano particolarmente convenienti rispetto al gestore storico, dato che grazie a prezzi piu bassi e delle promozioni perennemente rinnovate hanno concesso di offrire il servizio a dei prezzi molto concorrenziali.
Ma purtroppo la pacchia dei canoni mensili a 1 euro , 1.50 o 1.90 è finita anche per questi nuovi operatori bramosi di farsi conoscere, che alla fine hanno alzato i prezzi.
Infatti anche UnipolMove, che era certamente quello dai prezzi più concorrenziali, ha cambiato le condizioni andando ad eliminare gli sconti in essere, riportando al prezzo attuale di listino chi aveva un canone scontato.
Gli utenti sono infatti stati informati della variazione che dal 28 Settembre porta a 2.50 mensili il prezzo della propria offerta, mantenendo a 1 euro mensile il canone per l’eventuale dispositivo aggiuntivo.
Il nuovo prezzo resta concorrenziale rispetto a quello di Telepass, ma arrivando a costare 2.50 al mese si equipara alla cifra richiesta da MooneyGo, lasciando poco spazio a soluzioni alternative: l’unica soluzione per risparmiare qualcosa per chi è stato colpito dagli aumenti è usufruire del primo anno gratuito offerto da tutti i concorrenti , eventualmente dando disdetta al termine del periodo gratuito.
Inoltre come succede di solito, l’operatore alla ricezione della disdetta potrebbe farvi delle controfferte con dei mesi gratuiti per convincervi a non chiudere il contratto, riuscendo quantomeno a rimandare il problema per qualche tempo.
Ad ogni modo tutto aumenta, e anche il costo del telepedaggio non è da meno, e quindi volenti o nolenti , se usiamo questo servizio, ci si trova a dover pagare il balzello aggiuntivo.
Voi sapevate di questi aumenti? Utilizzate il telepedaggio?
Se per le nostre vacanze estive abbiamo deciso di utilizzare l’automobile, la moto o un camper, magari per viaggi di parecchi chilometri è bene che il nostro mezzo sia in piena efficienza e magari pensare di dotarsi di strumenti che possano tirarci fuori da spiacevoli inconvenienti, soprattutto se il mezzo non è più giovanissimo.
Verifichiamo come prima cosa che assicurazione e revisione siano regolari, e magari controlliamo anche la validità della nostra patente, e se transitiamo per le autostrade di paesi esteri di avere la vignette dove prevista, per evitare spiacevoli conseguenze in caso di controlli delle forze dell’ordine.
Controlliamo poi l’efficienza del mezzo: verifichiamo i livelli di olio motore, liquido di raffreddamento, liquido freni e lavavetro, facendo eventualmente i necessari rabbocchi.
Controlliamo anche lo stato dei pneumatici, sia per la pressione corretta ai casi di utilizzo, che per l’usura, oltre alle condizioni di eventuale ruotino o kit di gonfiaggio.
Diamo un occhio anche all’ impianto elettrico accertandoci che tutte le luci siano funzionanti, che il clima , essenziale d’estate, funzioni correttamente così come i tergicristalli, sostituendoli in caso di necessità.
Un check andrebbe fatto anche a freni e batteria, oltre alla presenza di triangolo , giubbotto catarifrangente e di tutti i documenti del mezzo.
Verifichiamo inoltre di aver fatto i tagliandi, e nel caso prendere appuntamento in officina prima possibile, dato che nel periodo estivo tra chiusure per ferie e controlli pre-vacanzieri trovare disponibilità potrebbe essere più complicato del solito.
Possiamo poi dotarci di alcuni accessori utili in caso di emergenza, come un jump starter , quella sorta di powerbank che consente di avviare l’auto in caso di emergenza o batteria scarica, cosa che con caldo e anzianità non è così infrequente e che potrebbe salvarci la vita, specie se la nostra auto monta batterie particolari che non si trovano con facilità, magari nel bel mezzo delle ferie di agosto di ricambisti e officine.
Altro strumento salvavita utile da tenere in macchina è un compressore elettrico portatile, sicuramente più efficiente dei kit per il gonfiaggio dei pneumatici in dotazione all’auto e che può essere utile anche per gonfiare palloni, gomme di biciclette, monopattini, sup, materassini o attrezzatura da campeggio che magari abbiamo con noi in vacanza.
Altro salvavita è la dashcam, per registrare eventuali incidenti, danneggiamenti, furti o truffe assicurative che potremmo subire lontano da casa.
Non sarebbe male inoltre avere in auto uno scanner o monitor OBD , che ci consente, tramite l’apparecchio o con un’app collegata al nostro smartphone di verificare parametri ed errori della macchina, consentendoci anche di resettare eventuali spie che dovessero accendersi nel quadro.
Essenziale avere con sé il proprio smartphone, anche per la musica e la navigazione, ma è bene tenerlo collegato alla macchina per la ricarica, possibilmente tramite un caricatore ad alta velocità da accendisigari dotato di quick charge e/o di power delivery e che magari consenta la ricarica simultanea di altri dispositivi in caso di necessità, da abbinare ad un supporto stabile per posizionarlo in maniera sicura tramite magneti, ventose e/o alle bocchette dell’aria, consentendo anche il raffreddamento durante la ricarica.
Se abbiamo il navigatore integrato verifichiamo di avere le mappe aggiornate, e se usiamo quello sullo smartphone scarichiamo le mappe offline delle zone che abbiamo in mente di visitare in modo da poterci muovere anche in assenza di segnale telefonico.
E se abbiamo in mente di spostarci all’estero, soprattutto fuori dalla comunità europea, verifichiamo il roaming internazionale del nostro gestore telefonico, eventualmente integrando il piano dati con un piano per l’estero, acquistando una sim estera o una e-sim, magari da installare in un secondo telefono o in un router wifi a batteria , le cosiddette saponette, per condividere la connessione dati alla macchina , al nostro smartphone e agli altri dispositivi connessi che abbiamo con noi.
E pensiamo anche ad una soluzione di backup come le mappe cartacee in caso la tecnologia dovesse abbandonarci lontano da casa, e dove anche comunicare potrebbe essere complicato.
Se abbiamo un mezzo elettrico controlliamo di avere con noi il cavo di ricarica, verifichiamo la presenza di colonnine nel tragitto e nei pressi della destinazione, e di poter accedere alle colonnine di eventuali gestori esteri.
E se i viaggi sono lunghi possiamo pensare ad un piccolo frigo, magari di quelli a 12 volt, da installare in macchina per mantenere fresche bevande ed alimenti può essere una soluzione comoda, anche se con tanti compromessi rispetto a quello di casa.
Insomma fare qualche controllo preliminare e dotarci di qualche gadget può farci affrontare il viaggio con maggiore serenità. Voi avete altri controlli o accessori da suggerire?
Le auto elettriche volenti o nolenti sono sempre più presenti nel mercato, e può capitare di doverne guidare una, magari perchè ci viene prestata , fornita dall’azienda o noleggiata, o magari semplicemente perchè ne stiamo valutando l’acquisto, magari per sostituire un’auto termica o per cercare di proteggersi dal caro carburanti.
Ad ogni modo diventa essenziale capire come, dove e quando ricaricare le auto e quanto ci può costare farlo. Infatti ricaricare una macchina elettrica è qualcosa di più complesso di una macchina termica, dove l’unica cosa che dobbiamo sapere è se è a benzina o a gasolio, considerato che i distributori sono super diffusi e che soprattutto possiamo fare il pieno in pochi minuti e poter ripartire per centinaia di chilometri senza doversi più fermare a rifornire.
Sulle elettriche oltre al prezzo per la ricarica, cambia il tipo di attacco, la velocità di ricarica, l’autonomia, infatti generalmente le auto possono essere caricate, a seconda dei modelli, in corrente alternata, generalmente più lenta o in corrente continua, pertanto cambia il connettore che deve avere la macchina e la colonnina alla quale la ricarichiamo.
In Europa le auto hanno sostanzialmente due tipi di attacchi il tipo 2 o Mennekes che supporta generalmente fino ai 22kW in corrente alternata, e il CCS2 che invece consente la ricarica in corrente continua ultra rapida anche fino ai 350kw sempre che sia la macchina che la colonnina supporti tale velocità.
Nel primo caso generalmente abbiamo bisogno di tenere in auto il cavo di ricarica per attaccarsi alla colonnina, nel secondo utilizzeremo quello integrato, sempre che i ladri di rame non lo abbiano rubato mettendo fuori uso la colonnina, cosa che purtroppo non è così rara.
Ovviamente sia la macchina che la colonnina devono supportare tali velocità, altrimenti la ricarica andrà alla velocità più lenta: ad esempio se la nostra auto permette ricariche sino a 11kW e noi la carichiamo in una colonnina da 22 andrà comunque a 11.
E la velocità di ricarica è essenziale, perché una ricarica lenta, a seconda della dimensione della batteria e della quantità di carica residua, significa dover tenere in carica l’automobile per svariate ore. Ovviamente più le colonnine sono veloci e più costa la ricarica, quindi la comodità di ripartire dopo mezz’ora anziché dopo 3 o 4 ore potrebbe costarci anche 3 o 4 volte tanto a parità di ricarica.
Infatti la soluzione più economica per la ricarica è utilizzare una wallbox in casa o in garage, possibilmente alimentata da un fotovoltaico o comunque da un contratto di fornitura elettrica con tariffe vantaggiose, magari con l’aiuto di una wallbox intelligente per ottimizzare tempi e costi di ricarica senza dover paralizzare l’impianto elettrico casalingo.
Ma se non si ha un garage dove poter ricaricare l’auto, la colonnina è l’unica soluzione, e non solo quando siamo in viaggio.
Ovviamente tutte le colonnine hanno prezzi differenziati a seconda del gestore e della velocità, e in qualche caso come qualche hotel o supermercato possono offrire la possibilità di una ricarica gratuita ai propri clienti.
Ma ovviamente nella maggior parte dei casi la ricarica è a pagamento, e spesso in mancanza di abbonamenti o convenzioni rischia di essere particolarmente salata, e sicuramente non competitiva coi costi di rifornimento di una termica.
Inoltre accedere ad alcune colonnine richiede una certa burocrazia per l’abilitazione della ricarica, come la richiesta di una card o l’installazione di un’app specifica che poco si presta per un uso sporadico della colonnina, magari in emergenza perchè abbiamo la batteria quasi a zero.
Esistono però delle app per trovare e confrontare le colonnine, per permetterci di risparmiare e soprattutto di localizzare una colonnina compatibile con la nostra auto, specie se ce ne occorre una veloce o comoda per i nostri spostamenti.
Inoltre ci sono degli abbonamenti in roaming che permettono di utilizzare colonnine di più gestori senza doversi abbonare ad ogni singolo operatore, consentendoci di risparmiare con delle tariffe convenzionate o acquistando dei pacchetti di energia prepagata.
Altra cosa a cui fare attenzione sono le tariffe di stazionamento: soprattutto nelle colonnine rapide lasciare attaccata la macchina dopo che la ricarica è completa comporta degli addebiti extra per ogni minuto oltre il necessario, visto che si toglie spazio ad un altro utente che potrebbe avere bisogno di ricaricare. Infatti se nelle colonnine più lente lasciare attaccata l’auto è più tollerato, o comunque ha dei periodi di grazia più lunghi dato che è normale lasciare la macchina in carica anche per delle ore, in una colonnina veloce dove , se la macchina lo permette riusciamo a dare una buona ricarica anche in mezzora, lasciarla in carica mentre andiamo per otto ore in ufficio, sfruttando la colonnina come un parcheggio potrebbe costarci davvero caro.
E infine quello che conta è calcolare l’autonomia residua della macchina, in funzione del percorso che prevediamo di fare e della disponibilità di una colonnina nel nostro tragitto, che sia libera e funzionante, magari mantenendo un margine per una soluzione alternativa in caso di colonnina fuori uso, specie se stiamo facendo un viaggio lungo o fuori programma, ragione per cui è sempre bene tenere la batteria ben carica e non rasentare la riserva con il rischio di dover chiamare un carroattrezzi per farci raggiungere una colonnina.
Alla fine la ricarica di una macchina elettrica è sicuramente più complicata di una termica, perché richiede di conoscere tante procedure e tanti trucchetti che una termica non necessita, da come sfruttare i tempi morti durante una ricarica, a come risparmiare o arrivare a destinazione senza brutte sorprese, cose che non sono necessarie con una termica.
Voi guidate una moderna macchina elettrica, o preferite la semplicità di una termica?
Purtroppo la chiusura dello stretto di Hormuz ha portato a dei rincari importanti dei carburanti, che nonostante il temporaneo taglio delle accise sta portando il prezzo di diesel e benzina a livelli mai visti, con lo spauracchio di una difficoltà di rifornimento che potrà portare a vendite calmierate, blocco delle auto o circolazione a targhe alterne.
Pertanto chi ha una macchina a benzina o a gasolio magari può pensare che il momento possa essere favorevole per passare ad una macchina elettrica che non risente degli aumenti della benzina, ma che comunque non è esente da tutti gli altri aumenti che il blocco dello stretto provoca, compreso quello per l’energia elettrica.
Infatti ad aumentare non è solo la benzina, e nel conto che bisogna fare per capire se la soluzione di cambiare auto possa essere conveniente va considerato il costo del kilowattora.
E questo dipende da tanti fattori, ma soprattutto dove andremo a ricaricare la macchina: nel nostro garage, magari alimentando la nostra wallbox da un impianto fotovoltaico o alla colonnina.
Infatti ricaricare esclusivamente alla colonnina, soprattutto da quelle più veloci, già da prima della crisi petrolifera era particolarmente costoso, rendendo il costo del nostro pieno meno conveniente di un equivalente auto termica, che a seconda dei casi rendono il prezzo della ricarica veloce anche due o tre volte più costoso di un pieno di benzina, rendendo la soluzione delle colonnine veloci un’opzione valida solo per chi ha la necessità estemporanea di rifornire in viaggio, non certo per un uso continuativo.
Se invece ci si avvale della ricarica nelle colonnine lente, scegliendo bene contratti e fornitori, e sperando che quelle a noi più comode possano accedere alle migliori tariffe, si può arrivare ad eguagliare i costi di rifornimento di un benzina, magari a seconda dei casi essere leggermente più competitivi, ma generalmente non si risparmia e considerati anche i costi di acquisto della nuova auto, i conti ci dicono che se vogliamo risparmiare nei rifornimenti il gioco non vale la candela.
Qualche chance di convenienza potrebbe esserci ricaricando in casa la macchina, specie se si ha un contratto , magari a prezzo bloccato, con delle tariffe a kilowattora molto convenienti o ancora meglio se abbiamo un impianto fotovoltaico che ci fornisce energia a costo zero.
Il problema però diventa ammortizzare questo risparmio: infatti per via della crisi difficilmente si ripeteranno i generosi incentivi all’acquisto delle auto elettriche, e anche ipotizzando di avere l’energia gratis per recuperare la spesa di decine di migliaia di euro necessarie all’acquisto del veicolo servirebbero anni di lunghe percorrenze, superiori probabilmente alla vita utile della stessa vettura.
Quindi difficilmente l’idea di cambiare tipologia di auto per salvarsi dai costi del blocco del petrolio ha senso, ma al limite può essere valutata se già dovevamo cambiare auto.
Resta però da capire se l’uso che facciamo della macchina e le nostre abitudini sono compatibili con l’uso di una macchina elettrica, dato che i tempi e le modalità di ricarica possono essere un problema per chi magari ha necessità di fare lunghe percorrenze o non ha modo di pianificare i propri spostamenti in anticipo, soprattutto se non si ha la possibilità di ricaricare la macchina nel proprio garage di casa.
Sicuramente resta una possibilità da valutare, ma difficilmente la scelta ha senso per motivi economici, magari meglio pensarla come uno sfizio, o per provare una nuova tecnologia o magari per motivi etici, ma ragionando con il portafoglio difficilmente è la scelta migliore.
Voi cosa ne pensate?Acquisterete una macchina elettrica o magari ne avete già una?
Una delle ultime modifiche del codice della strada è appena entrata in vigore: l’obbligo di targa per i monopattini, con necessità di assicurare il veicolo e adeguarsi a nuove disposizioni per l’utilizzo, come l’obbligo di casco, il divieto di trasportare passeggeri o circolare contromano.
Va anche ricordato che la velocità massima è ora di 20 km/h sulle strade urbane e di 6 km/h nelle aree pedonali e che nella guida notturna è obbligatorio indossare giubbotto o bretelle catarifrangenti.
E dal 16 maggio 2026 è scattato l’obbligo del targhino, da richiedere in motorizzazione e che va applicato al mezzo pena una multa da 100 fino a 400 euro.
Per richiedere il contrassegno, da applicare sul monopattino, ci si può rivolgere ad una agenzia di pratiche con i documenti di riconoscimento e il codice fiscale, o compilando un form online sul portale dell’automobilista , accedendo con spid o cie e successivamente, una volta trasmessi i documenti e ottenuta la conferma, ritirare il contrassegno in motorizzazione dopo aver pagato i relativi bolli e diritti per una spesa complessiva di circa 35 euro.
Se si posseggono più monopattini, presentando un’unica domanda, il bollo (16 euro) si paga una volta sola, mentre costo del contrassegno e diritti di motorizzazione si pagano per ciascun mezzo (rispettivamente 8.66 e 10.20 euro).
Il contrassegno, sarà legato al codice fiscale del richiedente e non al mezzo, come avviene per le automobili e dovrà essere applicato, sotto il parafango posteriore , se presente, o sul piantone dello sterzo
E dal 16 luglio 2026 anche l’assicurazione dei mezzi diventa obbligatoria per poter circolare per strada, che andrà stipulata con un’ agenzia assicurativa e sarà legata al codice fiscale e al contrassegno.
Questo significa un esborso che potrà variare a seconda dei casi e delle garanzie richieste tra i 25 e 150 euro all’anno.
Il motivo di queste date differenti dei due obblighi dipende dal posticipo richiesto dalle assicurazioni, in difficoltà per riuscire ad integrare il nuovo sistema di targhe nei loro sistemi.
Ma non sono solo le assicurazioni ad essere in ritardo, anche il rilascio dei targhini sta avvenendo in maniera molto lenta a causa del picco di richieste, cosa che porterà molti utenti a rischiare delle salate multe o a non circolare col proprio mezzo in attesa di ricevere la targa.
E un altra categoria colpita sono i noleggiatori di monopattini elettrici, che se non hanno ricevuto in tempo le targhe saranno costretti a fermare i mezzi sospendendo il servizio, creando un disservizio agli utenti.
Alla fine se da una parte questa modifica al codice della strada dà modo di avere maggiori controlli contro l’uso spericolato, specie da parte dei più giovani, e di avere una copertura assicurativa dei monopattini, dall’altra aggiunge inutile e costosa burocrazia, che porterà molti utenti a sbarazzarsi o a cestinare il monopattino, magari tornando ad utilizzare mezzi di trasporto più inquinanti per la propria mobilità.
Voi sapevate di questa novità? Utilizzate i monopattini elettrici?
Esiste una categoria di automobili a cavallo tra termiche ed elettriche che dovrebbe sulla carta unire i vantaggi di questi due mondi: le ibride plug-in.
Sono quelle macchine che hanno sia un motore elettrico che uno termico e che hanno la possibilità di essere caricate alla spina da una normale wall box o colonnina di ricarica, consentendo una discreta autonomia in elettrico, ma anche di poter effettuare lunghe percorrenze senza dover ricaricare, grazie al loro motore termico.
Ma questo sistema che sulla carta è geniale, allo stato dei fatti fà lievitare i costi, vista la complessità della doppia trazione, il peso della vettura e conseguentemente anche i consumi.
Il vantaggio è principalmente normativo, consentendo di accedere alle agevolazioni dedicate alle macchine elettriche anche in presenza di un motore termico, sistema che diventa interessante sulle auto sportive altrimenti limitate per le emissioni quando dotate esclusivamente di motore termico.
Ma i costruttori sfruttano le zone grigie della omologazioni che non tengono conto dell’uso effettivo dell’auto e dell’inquinamento reale , visto che tendono a premiare l’uso del motore elettrico che su una macchina sportiva è utilizzato poco, specie se il proprietario tende a non ricaricare la macchina alla presa.
E infatti uno studio tedesco sui consumi effettivi di migliaia di auto con a bordo un sistema di monitoraggio dei consumi rivela che il consumo effettivo delle PHEV è ben più alto del dichiarato, anche del 300% in più rispetto ai valori di omologazione.
Inoltre queste macchine tendono ad essere utilizzate in modalità full electric per meno del 30% della loro percorrenza, scendendo sotto il 15% per i modelli più sportivi.
Questo accade perché l’utente di queste tipologie di auto dimentica di usare la funzionalità elettrica della propria auto, utilizzandola soltanto come se fosse un benzina ma con l’aggravante di consumare di più in quanto penalizzata dal peso di batteria e trasmissione elettrica.
Ma se i costruttori sono obbligati per legge a ridurre le emissioni non possono permettersi il lusso, a meno di non pagare delle compensazioni, di mettere sul mercato macchine a motore termico puro, specie su macchine grandi o prestazionali e le PHEV si rivelano una scelta furba per gabbare il sistema normativo, anche se tecnicamente si rivela una scelta poco felice.
C’è però da dire che anche le omologazioni stanno cambiando, stringendo un po le maglie di queste zone grigie, costringendo i produttori ad aumentare l’autonomia in elettrico per rientrare nei parametri di inquinamento, aumentando però peso e costi specie per chi non ha intenzione di usarle in modalità elettrica pura.
E con buona pace dei listini e dei consumi effettivi, tutto sommato se uno può permettersi certi macchinoni, il prezzo o il consumo effettivo sono probabilmente problemi trascurabili.
Voi conoscevate le PHEV? Cosa ne pensate? Ne avete una?
Una notizia importante per gli automobilisti, come ampiamente prevedibile é saltato il divieto di immatricolazione di nuove auto termiche, previsto inizialmente per il 2035, questo permetterá alle case automobilistiche, seppure con delle limitazioni, di continuare a vendere auto a motore termico, ripensando l’idea iniziale di avere esclusivamente auto elettriche.
Fortunatamente la ragionevolezza ha prevalso sull’ideologia, dato che tecnicamente ne le case automobilistiche europee ne le reti elettriche erano pronte al cambiamento dell’intero parco circolante, e ne i consumatori ne gradivano l’acquisto , dato che nonostante generosi incentivi e limitazioni sempre piú stringenti per le auto termiche non hanno cambiato le abitudini di acquisto, relegando le elettriche pure a numeri bassi.
Inoltre ci si scontra con problemi economici, dato che le auto elettriche , a paritá di caratteristiche, costano piú delle termiche e soprattutto il periodo non florido non permette ai consumatori di poter cambiare auto facilmente, evitando l’acquisto di nuove auto, e se proprio costretti tendono a scegliere quelle piú economiche.
Inoltre anche i costi per alimentarle non rendono le elettriche convenienti a causa dei costi dell’energia alle stelle a causa di guerre e situazioni geopolitiche instabili e dell’abbandono dell’energia nucleare da parte di alcuni paesi, rendendo importante la differenza col termico specialmente quando si fa uso di colonnine pubbliche veloci per la ricarica, mantenendo una certa convenienza solo se si ha la possibilitá di ricaricarle in casa, magari grazie ad un impianto fotovoltaico, condizione che ovviamente é riservata solo ad una piccola fetta della popolazione.
Inoltre questa imposizione stava rovinando l’industria automobilistica europea, tradizionalmente molto forte coi motori termici, ma in ritardo sulle tecnologie elettriche, cosa che avrebbe eccessivamente avvantaggiato i produttori cinesi, con conseguente chiusura di stabilimenti e marchi europei in favore di quelli orientali leader del mercato che ne avrebbero assorbito produzione e vendite facendo scompare la nostra industria, come successo in altri settori.
Questo non significa che le elettriche smetteranno di essere vendute, ma ci sará un assorbimento piú graduale che permetterá sia ai costruttori, che specialmente agli operatori elettrici di adeguarsi, potenziando le reti, la produzione e l’installazione piú capillare di colonnine e punti di ricarica.
Nel frattempo la quota di auto ibride ed elettrificate, ad esempio quelle dotate di range extender andranno a prendere quote di mercato delle termiche pure, abituando gli utenti a viaggiare anche in elettrico, magari nelle aree urbane dove ha piú senso, utilizzando il motore termico per i viaggi extraurbani o per consentire la ricarica delle batterie in assenza di colonnine.
E nel tempo , quando i costi dell’elettrico scenderanno, la tecnologia sará piú rodata anche il mix di auto termiche, ibride ed elettriche si rimodellerá naturalmente sulle tecnologie migliori per il consumatore, dato che soprattutto per alcuni usi , come i viaggi a lunga percorrenza o per la rapiditá nella ricarica, la versatilitá delle auto termiche è al momento inarrivabile dalle elettriche.
Inoltre gli obblighi di riduzione delle emissioni comunque rimangono, seppur fissando target un po meno stringenti, aprendo la strada a biocarburanti, idrogeno, auto ibride e alla compensazione delle emissioni grazie a crediti verdi ad esempio con l’uso di acciai meno inquinanti o con la vendita di minicar elettriche.
Ad ogni modo si è scampato un pericolo, anche se alla fine il diavolo sta nei dettagli ed eventuali passi falsi rischiano di costare parecchio ai consumatori europei.
Voi sapevate di questa novitá? Avreste mantenuto il divieto? Preferite le termiche o le elettriche?
Nelle cittá un modo innovativo di muoversi in autonomia senza spendere troppo è certamente il car sharing, dove si ha la possibilitá di avere a propria disposizione un’auto per raggiungere la nostra destinazione noleggiandola solo per il tempo necessario alla nostra commissione, spesso potendola rilasciare nei pressi della nostra destinazione e magari noleggiarne un’altra per tornare a casa quando abbiamo terminato i nostri affari.
Con questo sistema oltre al risparmio rispetto ad un mezzo equiparabile come un taxi, organizzandosi per bene si ha il vantaggio di poter fare a meno di avere la macchina o quanto meno poter rinunciare ad una seconda vettura in famiglia.
Inoltre la possibilitá di accedere a ZTL e parcheggi gratuiti creano una comoditá e un risparmio anche nei confronti dell’auto privata se accediamo spesso alle zone a traffico limitato gravate da ticket di ingresso o dove comunque parcheggiare gratuitamente é una chimera.
Ma questi servizi che andavano tanto di moda prima del covid, con la diffusione dello smartworking hanno perso appeal e soprattutto clienti, e anche col ritorno alla normalitá i numeri dei noleggi non sono tornati a quelli dei primi tempi, portando alla chiusura di alcuni operatori, gravati da costi sempre piú alti, inciviltá degli utenti che comporta spese di ripristino delle vetture a carico degli operatori e canoni comunali sempre piú alti.
Ma anche riducendo l’offerta, per le compagnie che hanno resistito, i conti non riescono a tornare, e se i primi a cadere sono stati gruppi internazionali che hanno gradualmente venduto le attivitá o abbandonato il nostro paese per dedicarsi a localitá piú redditizie, quello che fá riflettere è la trasformazione di enjoy, il servizio di car sharing di eni leader del mercato che in pratica sta rivoluzionando il servizio rendendolo simile a quello di un autonoleggio a breve termine, simile a quelli che troviamo in aeroporto, operando solo dalle stazioni di servizio della casa madre e da alcuni parcheggi convenzionati.
In pratica dal 2026 non si potrá piú prendere una macchina disponibile per strada e rilasciarla a destinazione, né si avrá piú il libero accesso alle ztl e ai parcheggi blu: si noleggerá , prenotando l’auto tramite la app, che tralaltro smetterá di accettare le carte di credito prepagate, e riportandola solo nel punto di ritiro dove la si è noleggiata o in un parcheggio convenzionato.
Ovviamente questo cambiamento la rende utile solo per chi ha bisogno di un mezzo temporaneo per qualche ora o al limite per pochi giorni, come un turista, un trasfertista o per chi ha la macchina di proprietá indisponibile magari a causa di una riparazione, ma non per l’uso quotidiano in sostituzione di un veicolo di proprietá, vanificando la possibilitá di fare a meno dell’auto di casa, anche in considerazione della minore disponibilitá di mezzi.
Ma Enjoy non é l’unica a capitolare, anche Zity il noleggio di auto elettriche di Mobilize, branchia dedicata alla micromobilitá del gruppo Renault chiude il servizio, lasciando in pratica solo un grande operatore sul mercato a fare il servizio di car sharing free floating nel nostro paese, al netto di qualche piccolo operatore locale e di operatori che noleggiano da stazioni fisse su prenotazione, dove comunque si perde il vantaggio di poter noleggiare una macchina come fosse un mezzo pubblico.
Ma anche chi rimane non se la passa benissimo, quindi non sarebbe strano che nel giro di poco tempo questi operatori vadano a sparire o comunque ad abbandonare il servizio di free floating, magari spostando le auto, distribuendole in altre cittá inizialmente non coperte dal servizio in modalitá station based, un po come ha fatto la stessa enjoy con i point che hanno raggiunto buona parte del territorio nazionale, estendendosi dalle grandi metropoli anche alle cittá piú piccole, che per ragioni di turismo o di affari possono assorbire una piccola flotta, magari molto meno capillare rispetto alle metropoli, ma rivolgendosi a una clientela diversa.
Voi utilizzate i servizi di car sharing? Vi trovate bene? Sapevate di questa novitá?
Con l’arrivo dell’inverno arriva anche l’obbligo dell’utilizzo di pneumatici invernali o catene nelle strade di montagna dove è probabile incontrare neve o ghiaccio. Ovviamente l’obbligo non riguarda tutte le strade ma solo quelle dove è presente l’apposita segnaletica valida dal 15 novembre al 15 aprile, pena una multa compresa tra i 41 e i 338 euro e tre punti sulla patente, a seconda della tipologia della strada.
E per ottemperare a questo obbligo ci si puó dotare di diverse soluzioni: gli pneumatici invernali con l’indicazione M+S, le catene e da qualche anno anche le calze da neve, purché omologate e della misura corretta.
E la scelta dipende da dove e come usiamo la macchina in inverno, ma spesso anche dalla tipologia di vettura. Se si abita in una zona montana, dove il rischio di trovare neve o ghiaccio é reale e frequente, la soluzione ideale, non solo per praticitá ma anche per sicurezza sono i pneumatici invernali, che se è vero che sono costosi e richiedono di essere cambiati a fine stagione, durano di piú e soprattutto sono piú efficaci in caso di condizioni metereologiche impreviste.
L’alternativa, per chi va in montagna sporadicamente o per essere sempre in regola é l’uso delle catene da neve da tenere in macchina e montare solo in caso di necessitá: il loro vantaggio é il costo, dato che sono relativamente economiche, specie per le misure piú comuni, e la durata dovuta alla loro robustezza, ma sono complesse da montare e da gestire, specie per chi non è abituato alle strade innevate. Inoltre alcune auto, specie quelle piú sportive, con cerchi grandi e assetti ribassati spesso non sono catenabili, o nelle migliori delle ipotesi richiedono delle catene specifiche, piú costose e di difficile reperibilitá.
La soluzione per gli usi sporadici e per le vetture non catenabili sono le ultime arrivate, e omologate per l’uso solo da pochi anni: le calze da neve, una sorta di guanto di uno speciale tessuto tecnico da montare sopra la gomma in maniera estremamente rapida , che possono rimanere nel cofano dell’auto ed essere utilizzate rapidamente senza doversi fermare per tesare le catene e utilizzare astruse istruzioni per agganciarle, cosa cruciale per chi magari vede la neve raramente e che sicuramente avrá dimenticato la giusta procedura per montarle e utilizzarle.
Anche il costo delle calze è relativamente economico, oltre al fatto che la stessa misura di calza tende ad adattarsi a piú misure di pneumatici, e questo ci consente di risparmiare, trovare quelle giuste con piú facilitá e magari anche riuscire a farcele prestare in caso di necessitá.
Ovviamente pagano una durata molto limitata , essendo generalmenre testate per soli 120 km, e il limite di velocità , quando in uso, di 50 km/h, che comunque non è un grosso problema in considerazione del fatto che in presenza di neve normalmente si guida a bassa velocità.
Per farle durare piú a lungo è consigliato rimuoverle appena in assenza di neve o ghiaccio e di evitare accelerazioni e frenate brusche.
Come per le catene, bisogna accertarsi che siano omologate e che corrispondano alla misura del pneumatico, vanno montate almeno nelle ruote motrici dell’auto, anche se non è sbagliato montarle su entrambi gli assi per maggiore sicurezza.
A livello prestazionale sono ottime su neve fresca, ma sono meno efficaci in presenza di ghiaccio o neve abbondante rispetto alle catene, ma la loro versatilitá e soprattutto la facilitá di montaggio la rendono la soluzione ideale per gli usi sporadici, magari per attraversare una strada soggetta ad obbligo di catene rimanendo in regola in caso di controlli.
Con l’avvento degli ecoincentivi per l’acquisto delle auto elettriche che permettono risparmi sostanziosi, sino a 11.000 euro sul prezzo di acquisto, in caso di isee sotto i 30.000 euro , rottamazione di una vecchia auto termica e residenza in alcune aree denominate FUE, molte persone stanno valutando l’acquisto di una macchina elettrica attirati dal risparmio sul prezzo di listino, che permette di portarsi a casa una piccola utilitaria a batteria anche per poco più di 5.000 euro.
Purtroppo però non è solo il prezzo di listino quello da valutare, ma anche le ricariche, soprattutto se non si ha a disposizione un garage dotato di energia elettrica dove poter mettere in carica la macchina.
Inoltre i modelli più economici generalmente hanno autonomie limitate, in quanto vanno a risparmiare sulla capacità delle batterie per poter tenere più bassi i prezzi di listino, essendo la batteria il componente più costoso, rendendole quindi poco adatte all’uso extraurbano.
Infatti nella scelta, va calibrata con cura l’autonomia della vettura, che difficilmente coincide con i dati dichiarati dal costruttore, con la possibilità di ricaricarla , in garage o in una colonnina pubblica e coi tempi di ricarica.
Infatti ci si deve scontrare con diversi problemi , che non affliggono chi viaggia con una macchina termica: la disponibilità di punti di ricarica, la velocità e i costi di ricarica che possono variare tantissimo a seconda di dove ricarichiamo e della velocità di ricarica.
Infatti , seppure le cose stanno iniziando col tempo a migliorare, la disponibilità di colonnine pubbliche di ricarica nelle città è molto limitata, e magari ci costringono a fare chilometri dalla nostra abitazione per poter ricaricare: questo significa che nell’attesa, lunga se vogliamo risparmiare o se non abbiamo a disposizione colonnine veloci, sarà difficoltoso tornare a casa, magari non potremo parcheggiare la sera la macchina per trovarla carica la mattina seguente, come potremmo fare se avessimo una wallbox in garage o una colonnina sotto casa. Inoltre con pochi punti di ricarica sarà più difficile trovare delle alternative comode qualora le colonnine fossero occupate o fuori servizio.
Altro gran problema è la velocità di ricarica: se si ricarica a casa , si è limitati dalla potenza del nostro contatore, e anche se si hanno 4.5 o 6 kW in luogo dei classici 3, caricare completamente una macchina elettrica può richiedere anche più di 24 ore, a seconda della capacità della batteria del veicolo e dalla carica residua, e nonostante alcuni comportamenti virtuosi , come mettere in carica la macchina ogni notte senza attendere che sia completamente scarica, ci si può scontrare con la non disponibilità della ricarica e con l’autonomia residua.
L’alternativa è caricare alle colonnine, sicuramente più veloci che caricare da casa, ma anche molto più costose, e con prezzi molto variabili tra operatori, necessità di abbonamenti e soprattutto velocità di ricarica, dato che la ricarica nelle colonnine più veloci è generalmente più costosa di quelle standard, con costi del kwh anche 4 volte superiori a quello che si può avere a casa scegliendo un gestore con prezzi onesti, e senza la possibilità di usufruire di una ricarica gratuita grazie ad un eventuale impianto fotovoltaico.
Ovviamente pensare di ricaricare in casa presuppone la presenza di un garage o di un cortile dove poter installare una wallbox e di un adeguamento dell’impianto, che comporta dei costi aggiuntivi da mettere in conto.
Si deve anche mettere in conto che ricaricare un’auto , ma anche programmare i nostri itinerari in base alle necessità di ricarica non è qualcosa di così semplice, specie per chi è poco avvezzo alla tecnologia, e diventa problematico in caso di emergenze dove una batteria poco carica ci potrebbe impedire di utilizzare l’auto non potendola ricaricare rapidamente o prestare ad un parente.
Inoltre, specialmente se si ricarica fuori casa, potrebbe essere necessario avere più abbonamenti per vari gestori di colonnine oppure affidarsi ad aggregatori che consentono una sorta di roaming ma che hanno dei costi di gestione aggiuntivi oltre al costo della ricarica.
Alla fine la ricarica finisce per essere qualcosa di complicato, che richiede nuove abitudini e costi che potrebbero rivelarsi più impegnativi del previsto, e che potrebbero aumentare in futuro con l’aumento dei costi dell’energia o della tassazione, magari per recuperare parte delle accise non incassate sui prodotti petroliferi.
Ovviamente con un po di organizzazione e di conoscenza si può sopperire alle problematiche di una macchina elettrica, ma sicuramente bisogna conoscerle ed essere capaci di stimarle prima dell’acquisto prima di impegnarsi su una spesa non indifferente come l’acquisto di un auto e non lasciarsi tentare da un incentivo se l’elettrica non è la tipologia di auto adatta al nostro utilizzo abituale.
Voi utilizzate auto elettriche o pensate di comprarne una?