Tecnologia

  • Arriva Amazon Family ed é pure gratis!

    Arriva Amazon Family ed é pure gratis!

    Quasi tutte le piattaforme di streaming hanno iniziato una lotta senza quartiere alla condivisione degli account, dopo avere utilizzato questo strumento per far conoscere i propri servizi al grande pubblico.

    Infatti sino a qualche anno fa era prassi comune condividere un abbonamento family con amici o parenti dividendo le spese o scambiandosi gli account.

    Ma poi le piattaforme si sono rese conto che spremere di più gli utenti e magari costringerli a passare ad un piano individuale con pubblicità dove la profilazione degli utenti diventa particolarmente appetibile per gli inserzionisti, li fa guadagnare molto di più.

    hand holding smartphone with streaming apps

    E quindi prima hanno aumentato i prezzi dei piani family rendendo meno conveniente la condivisione, poi hanno limitato la condivisione nel numero dei dispositivi concessi, poi controllando i documenti o gli ip dei dispositivi per stanare i furbetti, costringendo chi condivideva senza essere effettivamente parte dello stesso nucleo familiare a passare ad un account personale.

    Ma c’è una piattaforma che sta facendo il contrario, che non aveva un servizio di condivisione e ora addirittura lo sta regalando: si tratta di Amazon Family.

    person holding black remote control

    Infatti la novità degli ultimi tempi è che ora è possibile collegare il nostro account Amazon Prime a quello di un familiare gratuitamente, pagando un unico abbonamento a Prime e poter entrambi sfruttare la condivisione dei servizi, dalla consegna gratuita degli acquisti,a Prime Video, dai contenuti musicali di Amazon Music Prime, ai servizi inclusi nell’abbonamento come gli e-book di Kindle o i videogiochi di Amazon Luna.

    Ci sarà un account amministratore, quello che paga l’abbonamento , che potrà invitare un familiare adulto alla condivisione dei servizi, mantenendo ognuno una propria cronologia, sia per gli acquisti che per la fruizione dei servizi.

    Il problema però è che condividendo l’account, si va a condividere obbligatoriamente l’uso della carta che paga il servizio, ragion per cui è bene effettuare questa condivisione solo con un familiare di cui fidiamo ciecamente (magari il partner o il figlio, non certo il vicino di casa), infatti seppure le transazioni tra i due account restino separate, quelle fatte con la carta di credito condivisa che paga il servizio si vedranno anche sul profilo dell’amministratore.

    Ovviamente gli account non sono obbligati ad utilizzare la carta condivisa, ma sono comunque abilitati a farlo e questo significa che magari condividendo l’account con la moglie o con il figlio questo possa sfruttare la nostra carta, magari senza permesso.

    package from amazon prime carried by the delivery man

    Quindi può essere sicuramente una comodità o un risparmio, ma anche un’insidia in caso di usi non concordati, magari perchè abbiamo abilitato il servizio a nostro figlio per consentirgli di vedere le proprie serie tv preferite e poi finisce per fare acquisti su amazon usando la carta di credito condivisa a nostra insaputa.

    Per abilitare il servizio, che viene rilasciato gradualmente agli utenti italiani, bisognerà andare nelle impostazioni dell’account Amazon abbonato a Prime e invitare un altro utente Amazon al nostro nucleo familiare, che avrà 14 giorni per accettare l’invito recapitato nella propria casella di posta.

    logo on vehicle livery

    Una volta accettato poi potrà accedere ai benefici di Prime senza necessità di pagare un’altro abbonamento, mantenendo separate tutte le cronologie all’interno dell’account.

    Quello che però non va dimenticato è che l’account ospite può, anche se non è obbligato, utilizzare la carta di credito che paga il servizio e che questa condivisione della carta è un requisito obbligatorio per poter condividere gratuitamente il nostro Prime con il familiare ospite. 

    Voi conoscevate questa nuova funzionalità? Vi è gia stata abilitata nel vostro account Amazon? Pensate di utilizzarla o la ritenete pericolosa?

  • Playstation dice addio al disco fisico, noi alla nostra libertá digitale

    Playstation dice addio al disco fisico, noi alla nostra libertá digitale

    Sony ha recentemente fatto un annuncio importante per gli utenti Playstation, comunicando l’abbandono del formato fisico per i suoi giochi a partire dal 2027.

    Questo significa che a breve l’unico modo per acquistare giochi Playstation sarà in digitale, e se per qualcuno può sembrare una notizia insignificante, va a cambiare di parecchio la fruizione dei nostri dispositivi e soprattutto la possibilità di farci risparmiare nell’acquisto dei giochi.

    Infatti il gioco fisico, che anche se richiede di scaricare degli aggiornamenti online, ci consente di prestare, regalare, scambiare o vendere sul mercato dell’usato la nostra copia del gioco dandogli una seconda vita dopo averlo giocato.

    a white game console

    Questo significa recuperare parte della spesa, di giochi che costano sempre di più, ma che con il digitale non potremmo piu fare, cosi come collezionare il nostro gioco per poterlo rigiocare tra qualche anno.

    Infatti, a meno che non vengano implementati dei sistemi di revoca e di compravendita della licenza digitale che al momento non esistono, il gioco acquistato digitalmente rimarrà sempre vincolato all’account dell’utente senza possibilità di trasferire questa licenza, andando ad uccidere il mercato dell’usato.

    E se è vero che sul PC è prassi comune acquistare i giochi in digitale, a differenza del mondo console dove si è vincolati al canale ufficiale, gli store sono tanti in concorrenza tra loro, quindi i prezzi, soprattutto dei titoli meno recenti, si abbassano tantissimo, dato che lo stesso gioco potremmo trovarlo non solo sullo store ufficiale ma anche su Steam, su Epic Store, su GOG etc.

    Sulla console esiste solo lo store ufficiale, e al limite qualche venditore di chiavi quindi le possibilità di risparmiare, e soprattutto le politiche commerciali le fa solo uno store consentendo di fare solo i propri interessi e non quelli dei consumatori.

    Ma c’è un lato ancora più oscuro della cosa, eliminare il fisico significa anche passare dall’acquisto di una copia che rimane sempre di nostra proprietà, e che a meno che non spengano i server dei giochi online rimarrà giocabile e collezionabile per sempre , all’ottenimento di una licenza che , anche se sembra perpetua, di per sé è revocabile.

    E proprio Playstation di recente ce lo ha fatto capire quando scaduto un accordo con Studio Canal ha cancellato dallo store ben 500 film, anche a chi li aveva comprati e quindi in teoria aveva il diritto di poter usufruire per sempre della visione di quel film, ma se lo è visto cancellato tralaltro senza neanche  la possibilità di ottenere un rimborso in quanto questa procedura era esplicitamente consentita dai termini di licenza a cui generalmente nessuno fa attenzione.

    E non è la prima volta che succedono cose simili, in passato anche Amazon ha cancellato alla stessa maniera dei libri digitali dai Kindle degli utenti per la stessa ragione.

    D’altronde si tratta di una licenza e non del possesso di una copia di un opera , come potrebbe essere un dvd, un cd o un disco in vinile, che finchè non si rompe, potremmo sempre goderci senza neanche necessità di collegarci a internet.

    Ma purtroppo il problema è comune con tutte le piattaforme digitali in abbonamento , da quelle di streaming ai servizi online, ci danno a noleggio la licenza di alcuni contenuti, che potranno sempre toglierci nonostante abbiamo pagato il nostro canone.

    a person holding a game controller

    E questo significa che se tutti i servizi digitali, nati per costringerci a pagare un abbonamento e trasformare un comune acquisto in un finanziamento perenne, diventano l’unico modo di accedere a quei contenuti, eliminando la concorrenza del fisico, qualcuno per qualsiasi ragione può escluderci dalla loro fruizione nonostante li abbiamo pagati.

    Potranno essere ragioni commerciali, ma anche geopolitiche o anche di repressione dei nostri diritti commerciali, ma cosi come eliminare il contante per passare esclusivamente a dei sistemi digitali , cancellando le alternative, questo gioco serve solamente ad ingabbiare gli utenti.

    Il problema diventano le finalità di chi ci vuole ingabbiare, fare più soldi, smettere di pagare un fornitore, bloccare un oppositore politico, cancellare un certo servizio ad un intero paese nemico.

    Diciamo che è un tassello in più che, quando non esiste alternativa ,anche se fosse più scomoda, rende la nostra vita sempre controllata e pericolosa, e che se agli occhi di un utente comune questo può sembrare un argomento da complottista in realtà è una sempre maggiore limitazione delle nostre libertà digitali.

    Voi cosa ne pensate? Siete team solo digitale o preferite che il fisico comunque rimanga?

  • Chip alle stelle: Crisi e IA accoppiata letale per i nostri portafogli

    Chip alle stelle: Crisi e IA accoppiata letale per i nostri portafogli

    Per il portafoglio degli appassionati di tecnologia il momento è veramente spaventoso, infatti se da una parte dovremmo essere contenti degli sviluppi dell’intelligenza artificiale dall’altra ci scontriamo sulla carenza di chip di memoria che ha spostato le produzioni dei chip verso le più remunerative tecnologie per i datacenter dove i sistemi di intelligenza artificiale sono ospitati.

    E dato che ogni dispositivo elettronico moderno, anche quello più insospettabile, ha a bordo delle memorie , in mancanza di disponibilità la produzione si ferma e i prezzi di quel poco che è disponibile schizzano alle stelle.

    Ma purtroppo al peggio non c’è mai fine e il blocco dello stretto di Hormuz ha peggiorato le cose, infatti tra i sottoprodotti del petrolio bloccati a causa della guerra abbiamo anche dei gas come l’elio indispensabili per la produzione di microchip in generale, peggiorando la già limitata disponibilità.

    central processor of a computer

    Inoltre i blocchi navali e la scarsità di kerosene per gli aerei rallentano la consegna dei prodotti finiti dalla Cina, portando a potenziali shortage che provocano ulteriori aumenti dei prezzi.

    E le tensioni geopolitiche tra Usa e Cina non fanno altro che peggiorare la situazione tra veti e divieti incrociati di esportare tecnologie e materie prime, e rischi di nuovi dazi all’orizzonte comprare anche un banale smartphone o laptop potrebbe costarci molto di più di quanto siamo abituati.

    Ma basta vedere cosa è successo al mondo delle console da videogiochi per capirlo: se un tempo col passare del tempo i prezzi diminuivano dopo il lancio, ormai siamo al quarto aumento dal lancio di Playstation 5, passata in sei anni ,un rincaro alla volta, da costare 399 euro al lancio ai 599 odierni con la versione Pro arrivata a costare ben 899 euro.

    a person holding a game controller

    Inoltre questi rincari stanno ammazzando prodotti di sicuro interesse che si trovano a posticipare a data indefinita il rilascio, come nel caso di Steam Machine ma anche le schede grafiche della serie 6000 di Nvidia, e comunque bloccando il consueto rilascio di aggiornamenti di dispositivi hardware.

    Ma anche altri dispositivi non se la passano meglio, dai pc che con prezzi di ram e schede video alle stelle hanno raddoppiato i prezzi, spesso tagliando pure le prestazioni, al mercato degli smartphone che si ritrova con aumenti e carenza di disponibilità.

    Insomma il periodo pare essere particolarmente funesto per tutti i dispositivi elettronici, e nonostante qualche nuova tecnologia per ridurre il consumo di memoria per i sistemi di intelligenza artificiale faccia ben sperare, dovremo a lungo convivere con la penuria di componenti.

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    E questo non fa che cambiare il paradigma della tecnologia, rallentando l’innovazione e aumentando i costi.

    La speranza è che qualcosa possa cambiare ma gli interessi della finanza, uniti alle tensioni geopolitiche in atto difficilmente potranno portare a qualcosa di buono.

    Avete notato anche voi questi aumenti?

  • Smart Glasses : il gadget del momento

    Smart Glasses : il gadget del momento

    Ultimamente c’è un dispositivo elettronico che sta salendo alla ribalta, grazie anche al lavoro di Meta, che grazie ad alcune collaborazioni di successo lo sta spingendo sul mercato: parliamo degli smart glasses.

    Sono quegli occhiali intelligenti che consentono di integrare quello che vediamo e sentiamo con informazioni provenienti da internet per creare una sorta di realtà aumentata.

    Ne esistono di vari tipi e prezzi , con differenti funzionalità e utilizzi: ad esempio potremmo annoverare in questa categoria i visori 3d, come i Meta Quest, che mettiamo sugli occhi e degli schermi creano un ambiente tridimensionale dove immergerci: in realtà però , a meno di non utilizzare delle fotocamere per vedere all’esterno del visore, otteniamo una rappresentazione di un ambiente virtuale, utile per attività ludiche o scientifiche ma non adatte ad uno costante, anche perchè peso, autonomia, dimensioni e soprattutto l’impossibilità di vedere nativamente il mondo esterno ne consentono un uso limitato nel tempo e nella funzionalità.

    Ci sono poi degli occhiali con schermo, come i TCL RayNeo, che invece trasformano dei normali occhiali in un mega schermo consentendoci di immergerci in film o spettacoli meglio che al cinema e senza avere necessità di uno spazio dedicato, ma possiamo considerarli come dei televisori portatili indossabili più che degli occhiali smart.

    Ma forse la tipologia più famosa, e sicuramente sulla cresta dell’onda per via della collaborazione tra la casa madre di Facebook e Rayban, sono gli smart glasses RayBan Meta, dove nella montatura di un normale occhiale Rayban trovano spazio una telecamera, degli altoparlanti e una batteria, che si collegano con una app da installare sul proprio smartphone.

    Questo ci permette di registrare video POV, scattare immagini dagli occhiali e chiedere all’intelligenza artificiale cosa stiamo vedendo, ascoltare la musica o interagire con un assistente vocale direttamente dagli occhiali, tradurre quello che un nostro interlocutore ci dice, postare sui social cio che vediamo o ascoltiamo anche quando magari siamo alla guida di un auto o mentre facciamo una passeggiata.

    E tutto questo lo si fa con un dispositivo che è praticamente indistinguibile da un normale paio di occhiali, e che addirittura puo essere dotato di lenti graduate in caso di problemi di vista, anche perchè le lenti, a differenza dei prodotti precedentemente citati, non visualizzano nulla, ma sono normali lenti, magari neutre, fotocromatiche  o da sole.

    Questo significa che non avendo display anche il consumo è limitato, quindi la batteria necessaria riesce ad essere inglobata nelle stanghette, consentendo di avere un peso simile a quello di un comune paio di occhiali.

    Inoltre grazie al consumo e al peso limitato si riescono ad utilizzare come fossero un accessorio del nostro smartphone da usare costantemente, alla stregua di uno smartwatch, non avendo la necessità di essere collegati con un filo ad un dispositivo elettronico o a un powerbank , come succede con gli Apple Vision Pro.

    Tra l’altro i modelli di Meta hanno anche una custodia che ricarica gli occhiali come delle cuffiette bluetooth, consentendo un uso prolungato anche fuori casa.

    I prezzi per questi modelli vanno dai circa 250 euro della prima generazione di RayBan Meta, a intorno ai 400 per quelli di seconda generazione, anche se esistono dei modelli imitazione di origine cinese che riescono a costare anche un decimo di questa cifra e che tutto sommato si avvicinano con qualche limitazione agli originali.

    Generalmente sono venduti in portali come Amazon, Aliexpress o Temu , spesso spacciati negli annunci per grossi marchi di tecnologia, quando in realtà si riceve un prodotto generico senza marca,  e si avvalgono di una app, HeyChan , che consente l’integrazione di camera e microfono con un assistente basato su ChatGpt, di registrare video, foto e audio, rispondere alle chiamate o ascoltare la musica.

    Ovviamente si tratta di prodotti molto meno raffinati di quelli di Meta, ma che possono servire a farci capire se questo genere di gadget possa fare al caso nostro senza spendere cifre importanti, tralaltro col vantaggio , a differenza degli originali, di poter teoricamente nascondere il led che segnala la registrazione consentendoci di fare delle registrazioni senza farlo sapere a chi abbiamo davanti.

    Attenzione però che sui soliti marketplace cinesi esistono anche degli occhiali spacciati per smart che in realtà non lo sono: integrano infatti su una comune montatura un auricolare bluetooth, quindi si collegano col cellulare ma hanno ben poco di smart, l’unico vantaggio è il prezzo generalmente super economico e magari il non dimenticarsi gli auricolari dato che ce li portiamo appresso con gli occhiali.

    Stanno poi per arrivare sul mercato anche degli occhiali ancora più avanzati, i Meta Ray-Ban Display, dove si riesce a proiettare sulla lente delle informazioni senza perdere la visione esterna, che consentono una vera realtà aumentata senza dover avere in mano lo smartphone, grazie anche ad un braccialetto da indossare per poter comandare le funzioni a mani libere.

    Insomma sono un gadget a prova di futuro che può essere utile anche nella vita di tutti i giorni e che integrandosi con lo smartphone consente di accedere a informazioni e servizi in maniera più naturale che attraverso lo schermo di un telefono.

    Non sono sicuramente dei gadget indispensabili al momento, ma comunque molto comodi e sicuramente un regalo interessante per gli appassionati di tecnologie.

    Voi li conoscevate?

  • La tassa anti pirateria colpisce ancora: tassati anche cloud e ricondizionati

    La tassa anti pirateria colpisce ancora: tassati anche cloud e ricondizionati

    In Italia esiste una tassa anacronistica che nasce per tutelare i titolari dei diritti di contenuti audiovisivi dalla copia, ridistribuendo loro parte di questa tassa.

    Questa tassa nasce oltre 20 anni fà quando era normale piratare su musicasette, cd o videocassette il nostro album o film preferito, pertanto si era pensato di tassare i supporti vergini per creare una sorta di rimborso ai titolari dei diritti d’autore.

    Era una norma, seppur corretta nella finalità, iniqua in partenza perché nel supporto vergine non è detto che venisse registrata un’opera coperta da diritti d’autore, ma magari solo nostri dati privati o le foto o i filmati delle nostre vacanze.

    portrait shot of a woman

    Ed era ancora più ingiusta perchè è stata estesa a tutti quei dispositivi che possono, anche solo potenzialmente, registrare delle opere coperte dal diritto d’autore, quindi anche chiavette usb, schede di memoria, dischi rigidi e ssd per il computer, ma anche i dispositivi stessi dai videoregistratori, masterizzatori, ai lettori mp3 , dagli smartphone ai computer, anche se si tratta di dispositivi aziendali dove è poco verosimile che vengano stoccati file pirata.

    E dato che la tassa viene riscossa dai produttori, su alcuni dispositivi che astrattamente potrebbero registrare contenuti multimediali le case preferiscono disabilitare le funzioni per i prodotti destinati al nostro mercato, ad esempio smartwatch o decoder per il digitale terrestre, dove la funzionalità multimediale non è essenziale spesso si preferisce castrare il dispositivo per non pagare questa tassa.

    several transparent compact audio cassettes with visible tape and red inner reels placed randomly on a blue background selective focus technique

    Ma se può essere tollerabile pensare di pagare una tassa sui supporti CD, DVD o Bluray vergini, e in astratto anche i masterizzatori, anche se obiettivamente sono ormai superati sia dalla tecnologia che dallo streaming che ha sconfitto quel tipo di pirateria diffusa sino ai primi anni 2000, questa tassa colpisce dispositivi che difficilmente vengono usati per la pirateria. Infatti pagano la tassa anche le schedine SD per le macchine fotografiche, le chiavette usb che usiamo per spostare i dati nei computer, ma anche gli stessi dischi , interni o esterni, che usiamo per il backup dei nostri computer, così come i televisori, tablet e i computer stessi.

    A seconda del dispositivo, specie sui dischi e le memorie più grandi, pagando la tassa a seconda della capacità in gigabyte la spesa non è trascurabile e può arrivare a decine di euro che si sommano al prezzo del dispositivo, anche se non è destinato a contenere file multimediali.

    an external storage drive on wooden table

    E queste tariffe sono state recentemente riviste al rialzo, mantenendo la tassazione su dispositivi obsoleti ormai spariti dal mercato ma rivendendo gli scaglioni per colpire i dispositivi più capienti arrivati sul mercato, aumentando tra il 15 e il 40% le precedenti tariffe e estendendole a dispositivi di nuova concezione.

    E tra le novità c’è il pagamento della tassa anche sui dispositivi ricondizionati, quindi soggetti ad una doppia tassazione, sia quando sono stati venduti da nuovi che quando vengono rivenduti come usati, ma quella più pericolosa è la tassazione sul cloud.

    modern and vintage data storage solutions

    Infatti i servizi di cloud storage dovranno ogni mese pagare una tassa su ogni giga fornito ai propri utenti, anche se in forma gratuita e indipendentemente dall’utilizzo dello spazio, pagando di fatto una doppia tassa, dato che il compenso è già stato pagato all’acquisto del server e dei dischi.

    Inoltre nel cloud difficilmente vengono caricate opere piratate, anche perché questo violerebbe le norme dei gestori, dato che vengono perlopiù utilizzati per backup e conservazione di dati privati come file di lavoro, documenti o fotografie.

    La norma paradossalmente colpisce anche servizi come quelli di posta elettronica o di backup che superando il giga di spazio sono costretti a pagare una tassa, anche se offrissero il servizio in forma gratuita, con il rischio che decidano di bloccarlo nel nostro paese o costringerci a pagare un abbonamento.

    box server illuminated on blue

    E colpire il cloud significa azzoppare la digitalizzazione del paese e favorire i gestori cloud esteri che possono eludere la legge non dovendo sottostare alla nostra legislazione, ma soprattutto costringere i provider cloud italiani creare delle procedure costose ad hoc per il conteggio e la riscossione di questa tassa, nata ignorando le richieste delle associazioni di categoria.

    Ma quello che infastidisce di più è che la pirateria è solo una scusa per una tassa extra, visto che il fenomeno grazie allo streaming legale, è praticamente scomparso, tanto più che la tassa si paga principalmente su dispositivi, come pennette usb, schede di memoria e dischi che si usano principalmente per scopi leciti ben lontani dalla pirateria.

    stack of discs in close up shot

    Purtroppo se acquistiamo i nostri dispositivi in Italia siamo costretti a pagarla, e a seconda della capienza dei dispositivi non si tratta di qualche centesimo in più pagato su un cd vergine, ma a seconda dei casi di decine di euro.

    Voi eravate al corrente di questa novità? Utilizzate dispositivi soggetti alla tassazione?

  • Nuova tassa: lo SPID diventa a pagamento

    Nuova tassa: lo SPID diventa a pagamento

    Come qualsiasi italiano alle prese con la burocrazia ha imparato, per gestire tutte le pratiche della pubblica amministrazione on-line in autonomia dal proprio computer, tablet o smartphone abbiamo bisogno di un sistema di identificazione pubblico riconosciuto dall’ente del quale vogliamo usufruire i servizi.

    Questo sistema serve per certificare che la persona che accede al servizio pubblico digitale sia effettivamente chi dichiara di essere, dato che dietro al sito dell’ente non ci puó essere un impiegato che possa verificare la corrispondenza del documento del richiedente.

    Pertanto l’utente per farsi riconoscere, evitando che qualcun’altro spacciandosi per lui possa accedere a dati personali importanti come fascicoli sanitari, fiscali, pensionistici etc. deve avere un dispositivo che attesti ufficialmente l’identitá, che sia sicuro ed univoco, e che possa comunicare con il sito dell’ente pubblico.

    Esistono diversi metodi per avere questo servizio, dalla carta di identita digitale, all’app IO (IT Wallet), alla tessera sanitaria con CNS, ai sistemi di identitá digitale con token, tessere o chiavi digitali, ma quello generalmente piú compatibile, visto che per legge deve essere reso  disponibile da tutte le varie amministrazioni è lo SPID.

    SPID, acronimo di servizio pubblico di identitá digitale é un sistema nato nel 2014 dalla AgID, Agenzia per l’Italia Digitale, ente pubblico che si occupa della digitalizzazione della pubblica amministrazione, per consentire un accesso unico ai vari servizi digitali della pubblica amministrazione.

    Il sistema richiede che l’utente si registri al sistema presso un identity provider, che dovrá certificare la corrispondenza dell’utenza col documento di riconoscimento, e quando accederá all’ente erogatore del servizio (service provider) questo si collegherá con l’identity provider e ne consentirá l’accesso.

    L’identity provider può essere un ente pubblico o una società privata autorizzata a fornire il servizio, che spesso avveniva erogato gratuitamente o a costi molto ridotti, in quanto storicamente sovvenzionato da contributi statali.

    Qualcuno di questi provider riesce a coprire i costi chiedendo un contributo di attivazione una tantum, o vendendo dei servizi aggiuntivi, come l’identificazione con modalitá piú comode, o maggiori livelli di sicurezza, ma più o meno tutti gli identity provider, magari con qualche piccola limitazione, davano modo di avere uno SPID in modalitá gratuita.

    Il problema é che questi contributi col tempo sono andati a scomparire, rendendo insostenibile economicamente mantenere il servizio gratuito, specie per le società private.

    E se qualcuna (Intesa) ha cessato il servizio, altri come Aruba, InfoCert o Poste sono state costrette a chiedere un canone annuale per il servizio, nella migliore delle ipotesi gratuito per il primo anno.

    E il caso che ha fatto piú rumore é stato Poste, che è quello piú utilizzato in Italia, grazie alla facilitá di recarsi in un ufficio postale per la attivazione, che dal 2026 passa da essere totalmente gratuito al canone annuo di 6 euro, eccetto per alcuni utenti svantaggiati, minorenni o over 75.

    Ovviamente se ci siamo abituati ad usare SPID e non vogliamo pagarlo, quello che possiamo fare è cancellare la nostra utenza contattando il nostro identity provider , spesso con una procedura nell’area riservata o con l’invio di una apposita modulistica per la cancellazione, e parallelamente fare la registrazione con uno dei provider che continua a fornire il servizio gratuitamente, sperando di non scoprire di essere stati vittima della truffa del secondo spid, dove alcuni malintenzionati riuscivano a creare , presso un diverso provider, un secondo spid a insaputa della vittima rubando copie dei documenti: in quel caso se il vostro codice fiscale fosse giá utilizzato il nuovo provider non vi potrebbe rilasciare lo SPID.

    Il problema, è però,  che in assenza di contributi pubblici, sia per spending review che per favorire l’uso di un sistema totalmente senza costi di gestione per lo stato come la carta d’identità elettronica,  i pochi fornitori residui getteranno la spugna nel prossimo futuro e ci troveremo volenti o nolenti a dover pagare un canone annuo, così come successo per la PEC, inizialmente gratuita, che poi qualcuno la rese a pagamento dopo il primo anno e poi divenuta a pagamento senza alternative presso tutti i fornitori.

    E se come per la PEC i piú grandi fornitori del servizio (Poste ed Aruba) sono diventati a pagamento, purtroppo anche i piú piccoli finiranno per seguirli, anche solo per non dover trovarsi a gestire i clienti che si trasferiranno per scappare dal canone annuale.

    L’alternativa è iniziare ad utilizzare, laddove é supportata, al posto dello SPID, la CIE, che non ha bisogno dei servizi, e quindi dei costi, di un ente terzo: il problema é che l’adozione nelle pubbliche amministrazioni è ancora limitata, anche perché piú complessa da implementare, quindi al momento non si risolverebbe il problema al 100%, nonostante le promesse di una implementazione completa entro il 2026 .

    Voi avete uno SPID vittima del canone annuale? Con cosa lo sostituirete?

  • Arriva HBO Max: la nuova piattaforma streaming che ci farà diventare pirati?

    Arriva HBO Max: la nuova piattaforma streaming che ci farà diventare pirati?

    Purtroppo sembra che le piattaforme di streaming non abbiano capito che il loro nemico non é la pirateria, ma la frammentazione del mercato che ha portato a canoni sempre più cari e cataloghi sempre meno interessanti.

    E infatti ecco che da gennaio 2026 una nuova piattaforma di streaming video si è affaccia nel nostro paese: HBO Max, piattaforma di origine americana del gruppo Warner che arriva anche in Italia con molte serie che abbiamo conosciuto trasmesse sino all’anno scorso su Sky, con cui aveva in precedenza degli accordi.

    Il risultato: il catalogo di Sky si impoverisce dei contenuti del gruppo Warner Bros Discovery, nonostante l’aggiunta di qualche produzione propria e un rinnovato accordo con Disney, ma non diminuisce i prezzi, e se vogliamo continuare a seguire le serie HBO dobbiamo fare un nuovo abbonamento, ad eccezione per alcune serie che temporaneamente saranno disponibili su entrambe le piattaforme. 

    Ma se vogliamo vedere il vecchio catalogo delle serie HBO, DC Universe e WB, rivedere le stagioni precedenti o le nuove serie firmate HBO, il catalogo dei film Warner, lo sport di Eurosport e i contenuti esclusivi precedentemente disponibili su Discovery+ avremo bisogno di un nuovo abbonamento.

    E come per le piattaforme concorrenti pagare un canone mensile di almeno 5.99 euro per il piano con pubblicitá , che diventano 11.99 per eliminarla o 16.99 per il 4K, a cui aggiungere eventualmente ulteriori 3 euro per lo sport.

    Il problema è che comunque i contenuti previsti fanno gola quindi significa molto probabilmente aggiungere un abbonamento alla lista di quelli che già paghiamo, che magari comprende Netflix, Paramount Plus, Disney+, Amazon Prime Video, etc.

    Qualche complicazione in meno se si ha Tim Vision o Amazon Prime che potranno integrare HBO Max al loro abbonamento, altrimenti avremo anche bisogno di scaricare una nuova app e soprattutto verificare se il nostro smart tv o dispositivo di streaming sia compatibile col nuovo servizio, cosa che potrebbe creare qualche grattacapo per chi ha dispositivi datati o non aggiornati.

    Inoltre c’è da segnalare che il gruppo Warner Bros Discovery , proprietario di HBO, non naviga in buone acque e sta per essere venduto, conteso tra Netflix e Paramount, cosa che potrebbe portare in futuro alla scissione delle attività televisive da quelle cinematografiche con la perdita di diritti, funzionalitá a vantaggio di una piattaforma concorrente, dato che entrambi i pretendenti hanno le loro piattaforme di streaming.

    Il rischio è che quindi questa nuova piattaforma, a seconda di chi va ad acquistare la casa madre WB Discovery, possa finire per chiudere o ridimensionarsi nel giro di poco tempo, almeno fuori dagli Stati Uniti.

    Insomma abbiamo un nuovo concorrente nel mercato dai piedi fragili, che nonostante i contenuti di sicuro interesse rischia di essere una rogna in piú anziché un vantaggio per il consumatore.

    E menomale che lo streaming doveva agevolare gli utenti e sconfiggere la pirateria: queste nuove piattaforme costringono ad ulteriori esborsi per trovare i contenuti di nostro interesse e finiranno per stimolare ancora di piú l’uso di stream e download pirata, nonostante gli sforzi delle autorità, che finiscono per sortire gli effetti contrari, anche a causa di scelte prive di logica.

    Infatti, parlando di scelte illogiche, a causa del famigerato piracy shield ultimamente è in atto uno scontro tra AgCom e CloudFlare, infrastruttura di rete al quale si appoggiano la maggior parte dei servizi internet, che nonostante non sia responsabile della pirateria, ma che alcuni pirati potrebbero sfruttare, si è vista comminare una multa superiore al proprio fatturato annuo, per qualcosa che non ha commesso e che per come funziona tecnicamente la rete non puó evitare: ovviamente la societá americana non ha intenzione di pagare la multa e minaccia di abbandonare l’italia creando problemi di sicurezza e velocità al traffico internet italiano, creando per le imprese italiane danni 700 volte piú grandi della multa, comminata da gente che vuole creare pressioni politiche senza capire i risvolti tecnici delle proprie azioni.

    Purtroppo quando le piattaforme si fanno più avide e magari ci si mette di mezzo la politica per foraggiarle, si ottengono soltanto danni, facendo perdere l’unico grande vantaggio che avevano all’inizio: farci trovare i contenuti facilmente, senza sbattimenti e con poca spesa.

    Voi sapevate di questo nuovo servizio? Pensate di abbonarvi, ignorarlo o di passare alla pirateria?

  • RAM alle stelle: come l’IA ci sta rubando i componenti elettronici

    RAM alle stelle: come l’IA ci sta rubando i componenti elettronici

    Chi quest’anno ha provato a fare dei preventivi per l’acquisto di un computer se ne sarà accorto: i prezzi stanno aumentando e per alcune componenti in modo veramente significativo. Tutto nasce dalla fame di memoria necessaria per i sistemi di intelligenza artificiale, settore molto sulla cresta dell’onda che paga profumatamente e ha bisogno di quantitá importanti di memoria, sia essa RAM che disco, nel piú breve tempo possibile. 

    Questo significa che i produttori di queste componenti stanno spostando le produzioni dai prodotti per i consumatori a quelli per i server e i data center i cui margini sono ordini di grandezza superiore, riducendo o mettendo in standby la produzione di componentistica consumer il cui guadagno è molto piú limitato, impegnando le fabbriche con le produzioni per le quali si guadagna di piú.

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    Ma la richiesta è talmente alta che i prezzi si sono alzati al punto che i listini alla produzione che si aggiornavano normalmente una volta all’anno, cambiano giorno per giorno a causa dei rilanci al rialzo fatti dagli utilizzatori professionali, e dai rivenditori che hanno bisogno di fare scorte a un prezzo certo, tanto che ormai fare un preventivo diventa come seguire l’andamento di un titolo in borsa.

    E le case che seguivano sia i mercati professionali che quelli per il consumatore, stanno abbandonando quello meno redditizio, come successo da poco con lo storico marchio Crucial abbandonato dalla casa madre Micron che ha deciso di dedicarsi solo al settore professionale dove i margini sono molto migliori e senza i costi e il personale necessario per gestire il rapporto con i consumatori diretti, o come Nvidia che ha rallentato la produzione delle proprie schede video da gaming per orientare la produzione sui chip per l’IA.  

    Con queste premesse la produzione per il mercato consumer, se contiene delle memorie, è bloccata, quindi le poche scorte a magazzino, per la legge della domanda e dell’offerta schizzano alla stelle.

    Questo significa che a mancare non sono soltanto RAM e dischi SSD ma tutto ciò che contiene memorie, come schede video ma anche cellulari, tablet e persino prodotti di uso casalingo che hanno funzionalitá smart, dalle tv ai sistemi domotici a banalmente a elettrodomestici come frigoriferi o lavastoviglie connessi a internet.

    E se la fame di memoria continua questo porterà anche altre categorie a soffrirne, pensiamo ad esempio alle moderne automobili ormai diventate tablet con le ruote che ne fanno uso.

    Tutto quello che contiene memorie è destinato ad aumentare di prezzo, almeno sino a che il mercato non si stabilizzerá, ma non é l’unico problema.

    Infatti esistono vari tipi di memorie e tecnologie, e se magari quelle meno recenti potrebbero soffrire meno il problema dato che i macchinari, le lavorazioni e i fornitori sono diversi rispetto a quelli all’ultimo grido utilizzate dall’IA, il problema è che visto che i guadagni sono ordine di grandezza superiori i produttori stanno convertendo le produzioni a ciò che richiede il mercato, creando shortage anche sulle tecnologie piú datate che in teoria non dovrebbero soffrire del problema, creando problemi anche a prodotti molto meno tecnologici e comuni che si potrebbero trovare senza componentistica.

    E questo magari va a creare problemi anche a prodotti non particolarmente tecnologici, ma che magari hanno al loro interno componentistica elettronica  prodotta dagli stessi produttori di memorie, che si trovano senza componenti, vista la proritá data alla produzione di memoria,  portando a minore disponibilità e aumenti di prezzo anche a prodotti che in teoria non hanno a che fare con la tecnologie IA.

    Quindi se avete bisogno di un prodotto tech le strade sono due, o ci si fionda ad acquistarlo il prima possibile prima che i prezzi continuino a salire o si mette in standby l’acquisto, presumibilmente per almeno 1-2 anni in attesa che i prezzi si stabilizzano, che scoppi la bolla, o che magari qualche nuovo produttore asiatico decida di entrare sul mercato per colmare il vuoto, rimettendo a posto i prezzi.

    Insomma dopo lo shortage tecnologico della pandemia, ora è l’IA a minare i portafogli di chi deve acquistare tecnologia, dopo un periodo che si era finalmente stabilizzato.

    Voi avete bisogno di acquistare tecnologia e avete trovato rialzi? Pensate di attendere che i prezzi si ristabiliscano o acquisterete prima di ulteriori nuovi aumenti?

  • Trump fa fuori i droni made in china?

    Trump fa fuori i droni made in china?

    Brutte notizie nel mondo dei droni, almeno sul territorio americano con il ban dei prodotti di produzione estera, che si vedranno negate le autorizzazioni al commercio di nuovi prodotti, sia per prodotti finiti che per la componentistica.

    In pratica i maggiori produttori, che sono di origine cinese come i leader di mercato DJI e Autel vengono inseriti nelle entity list dell’ FCC per problemi di sicurezza nazionale, così come è stato fatto in passato coi prodotti elettronici e di rete di Huawei e ZTE o gli antivirus Kaspersky, leader di mercato ai quali è stato tagliato il mercato americano, compromettendo le vendite anche nei paesi amici degli Stati Uniti.

    L’ inserimento in questa lista rende impossibile l’approvazione  sul suolo americano di nuovi modelli, ma comunque consente l’utilizzo dei prodotti già in commercio e già nelle mani dei consumatori, ovviamente il problema si riscontrerá solo coi nuovi prodotti e probabilmente nei ricambi.

    flying white drone tilt shift lens photography

    E la perdita di un mercato importante diventa un problema per un’azienda globale come DJI, che magari dovrá ripensare i propri prodotti per il mercato domestico e dei paesi alleati della Cina, rallentando , almeno sulla carta, l’innovazione non potendo piú spalmare i costi di ricerca e sviluppo, essenziali per le aziende ad alta tecnologia, sui numeri globali.

    C’è da dire che l’azienda sta iniziando a prendere le proprie contromisure estendendo la produzione ad altri articoli meno sensibili per la sicurezza , come i robot aspirapolvere.

    two assorted quadcopter drones with controllers

    Inoltre il ban americano non significa che automaticamente ci sarà una misura simile anche in Europa, ma il rischio che per motivi geopolitici anche da noi ci possa essere una mossa simile non é certamente da escludere.

    Il problema peró é che , almeno sul mercato consumer, non esistono alternative non cinesi che permettano di avere gli stessi risultati, la stessa tecnologia e gli stessi prezzi.

    Questo significa che le attività che fanno uso di droni civili, dall’agricoltura all’ingegneria o alle creazione di contenuti video subiranno forti rallentamenti in assenza di alternative, soprattutto ai prezzi economici a cui siamo abituati.

    green leafed plants

    E anche le motivazioni di sicurezza probabilmente sono pretestuose, servono piú per colpire un avversario commerciale molto forte nel suo settore con delle barriere protezionistiche che rischiano di rivelarsi controproducenti, almeno nell’ambito civile.

    E’ magari vero che in ambito militare dipendere troppo da fornitori esteri, di paesi per giunta non amici può essere pericoloso, così come il fatto che il drone civile puó trasformarsi con apposite modifiche in un’arma, ma in assenza di alternative il rischio è che la toppa sia peggio del buco.

    person holding white and black quadcopter drone

    Ad ogni modo attendiamo di capire come vorrá muoversi l’Europa, se seguire la mossa dell’amministrazione Trump rinunciando all’innovazione dei droni cinesi o se continuare per la propria strada.

    Voi utilizzate i droni cinesi?

  • Grande schermo TV o Videoproiettore ?

    Grande schermo TV o Videoproiettore ?

    Chi ha la necessità di cambiare televisore avrà sicuramente pensato a come risparmiare qualcosa, soprattutto se punta a modelli di grandi dimensioni.

    E per risparmiare ci sono tante opzioni, magari rivolgersi a un marchio meno blasonato, scegliere un modello non recentissimo, o scegliere una tecnologia più economica, al prezzo di qualche rinuncia sulla qualità o sulle funzionalità.

    Ma esiste anche una soluzione un pò particolare che ci può permettere di avere schermi enormi a un prezzo molto conveniente: i videoproiettori.

    Infatti nel tempo le tecnologie si sono evolute e i prezzi diminuiti, consentendo di avere proiettori in alta definizione, con funzionalità smart anche al prezzo di poche decine di euro.

    Questo perché alcuni produttori asiatici sono riusciti ad adattare la tecnologia di un comune smartphone, ad una lampada consentendo la proiezione a costi bassissimi, e se fino a poco tempo fà con queste soluzioni si pagava pegno nella definizione e nella risoluzione, almeno nei modelli più economici, ora si riesce ad avere proiettori con un’alta definizione reale a prezzi impensabili solo qualche anno fa, specie quando non hanno marchi altisonanti sulla scocca.

    Ovviamente non sono prodotti perfetti, ma possono essere un’alternativa economica a chi sogna di avere una sala cinema low cost, a patto di avere un ambiente non troppo illuminato e un telo o una parete sgombra per la proiezione.

    Infatti se questo genere di prodotti lowcost hanno un difetto è la luminosità, che anche scegliendo i modelli migliori tende a scarseggiare , non consentendo la visione in stanze illuminate a differenza di un televisore che può essere goduto anche in piena luce.

    La soluzione può essere abbassare le serrande e goderselo con il buio, ma considerato anche la necessità di avere un telo o uno spazio apposito sul quale proiettare li rende poco versatili, quindi magari non saranno un sostituto della tv, ma sicuramente un valido complemento.

    Ma con un po’ di fantasia, e grazie ai sistemi di regolazione automatica nulla ci vieta magari di proiettare sul soffitto o su un telo retrattile magari motorizzato.

    Altri difetti di questi proiettori lowcost possono essere la disponibilità di ricambi, ma va considerato che spesso questi proiettori finiscono per costare meno del costo di una lampada di ricambio per un proiettore di marca, quindi considerato il costo, in caso di guasto a fine garanzia non ci si fà tanti problemi nel rottamarli e magari sostituirli da un modello più aggiornato.

    Va ovviamente tenuto conto nella scelta che ci sono ancora sul mercato modelli vecchi con risoluzione non full hd nativa, da scartare vista la differenza di prezzo esigua con un modello moderno, così come modelli poco luminosi o con caratteristiche palesamente fantasiose e non corrispondenti al vero, motivo per cui meglio leggere qualche recensione prima dell’acquisto per accertarsi che il prodotto scelto sia valido.

    Accertatevi anche della presenza di tutte le porte necessarie per collegare i vostri dispositivi e di un comparto audio o multimediale adeguato, e se ha le funzionalità smart tv che abbia le certificazioni per i contenuti protetti come netflix e la possibilità di installare delle app grazie a sistemi operativi comunemente supportati.

    Ad ogni modo se ne trovano in rete di origine cinese , spesso con marchi di fantasia, a prezzi molto abbordabili che meritano quanto meno un test per capire se possono fare al caso nostro, magari riservandovi di fare un reso se non siete soddisfatti.

    Voi li conoscevate? Ne avete uno? Li utilizzate o preferite la classica TV?

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