Brutte notizie nel mondo dei droni, almeno sul territorio americano con il ban dei prodotti di produzione estera, che si vedranno negate le autorizzazioni al commercio di nuovi prodotti, sia per prodotti finiti che per la componentistica.
In pratica i maggiori produttori, che sono di origine cinese come i leader di mercato DJI e Autel vengono inseriti nelle entity list dell’ FCC per problemi di sicurezza nazionale, così come è stato fatto in passato coi prodotti elettronici e di rete di Huawei e ZTE o gli antivirus Kaspersky, leader di mercato ai quali è stato tagliato il mercato americano, compromettendo le vendite anche nei paesi amici degli Stati Uniti.
L’ inserimento in questa lista rende impossibile l’approvazione sul suolo americano di nuovi modelli, ma comunque consente l’utilizzo dei prodotti già in commercio e già nelle mani dei consumatori, ovviamente il problema si riscontrerá solo coi nuovi prodotti e probabilmente nei ricambi.
E la perdita di un mercato importante diventa un problema per un’azienda globale come DJI, che magari dovrá ripensare i propri prodotti per il mercato domestico e dei paesi alleati della Cina, rallentando , almeno sulla carta, l’innovazione non potendo piú spalmare i costi di ricerca e sviluppo, essenziali per le aziende ad alta tecnologia, sui numeri globali.
C’è da dire che l’azienda sta iniziando a prendere le proprie contromisure estendendo la produzione ad altri articoli meno sensibili per la sicurezza , come i robot aspirapolvere.
Inoltre il ban americano non significa che automaticamente ci sarà una misura simile anche in Europa, ma il rischio che per motivi geopolitici anche da noi ci possa essere una mossa simile non é certamente da escludere.
Il problema peró é che , almeno sul mercato consumer, non esistono alternative non cinesi che permettano di avere gli stessi risultati, la stessa tecnologia e gli stessi prezzi.
Questo significa che le attività che fanno uso di droni civili, dall’agricoltura all’ingegneria o alle creazione di contenuti video subiranno forti rallentamenti in assenza di alternative, soprattutto ai prezzi economici a cui siamo abituati.
E anche le motivazioni di sicurezza probabilmente sono pretestuose, servono piú per colpire un avversario commerciale molto forte nel suo settore con delle barriere protezionistiche che rischiano di rivelarsi controproducenti, almeno nell’ambito civile.
E’ magari vero che in ambito militare dipendere troppo da fornitori esteri, di paesi per giunta non amici può essere pericoloso, così come il fatto che il drone civile puó trasformarsi con apposite modifiche in un’arma, ma in assenza di alternative il rischio è che la toppa sia peggio del buco.
Ad ogni modo attendiamo di capire come vorrá muoversi l’Europa, se seguire la mossa dell’amministrazione Trump rinunciando all’innovazione dei droni cinesi o se continuare per la propria strada.
Chi ha la necessità di cambiare televisore avrà sicuramente pensato a come risparmiare qualcosa, soprattutto se punta a modelli di grandi dimensioni.
E per risparmiare ci sono tante opzioni, magari rivolgersi a un marchio meno blasonato, scegliere un modello non recentissimo, o scegliere una tecnologia più economica, al prezzo di qualche rinuncia sulla qualità o sulle funzionalità.
Ma esiste anche una soluzione un pò particolare che ci può permettere di avere schermi enormi a un prezzo molto conveniente: i videoproiettori.
Infatti nel tempo le tecnologie si sono evolute e i prezzi diminuiti, consentendo di avere proiettori in alta definizione, con funzionalità smart anche al prezzo di poche decine di euro.
Questo perché alcuni produttori asiatici sono riusciti ad adattare la tecnologia di un comune smartphone, ad una lampada consentendo la proiezione a costi bassissimi, e se fino a poco tempo fà con queste soluzioni si pagava pegno nella definizione e nella risoluzione, almeno nei modelli più economici, ora si riesce ad avere proiettori con un’alta definizione reale a prezzi impensabili solo qualche anno fa, specie quando non hanno marchi altisonanti sulla scocca.
Ovviamente non sono prodotti perfetti, ma possono essere un’alternativa economica a chi sogna di avere una sala cinema low cost, a patto di avere un ambiente non troppo illuminato e un telo o una parete sgombra per la proiezione.
Infatti se questo genere di prodotti lowcost hanno un difetto è la luminosità, che anche scegliendo i modelli migliori tende a scarseggiare , non consentendo la visione in stanze illuminate a differenza di un televisore che può essere goduto anche in piena luce.
La soluzione può essere abbassare le serrande e goderselo con il buio, ma considerato anche la necessità di avere un telo o uno spazio apposito sul quale proiettare li rende poco versatili, quindi magari non saranno un sostituto della tv, ma sicuramente un valido complemento.
Ma con un po’ di fantasia, e grazie ai sistemi di regolazione automatica nulla ci vieta magari di proiettare sul soffitto o su un telo retrattile magari motorizzato.
Altri difetti di questi proiettori lowcost possono essere la disponibilità di ricambi, ma va considerato che spesso questi proiettori finiscono per costare meno del costo di una lampada di ricambio per un proiettore di marca, quindi considerato il costo, in caso di guasto a fine garanzia non ci si fà tanti problemi nel rottamarli e magari sostituirli da un modello più aggiornato.
Va ovviamente tenuto conto nella scelta che ci sono ancora sul mercato modelli vecchi con risoluzione non full hd nativa, da scartare vista la differenza di prezzo esigua con un modello moderno, così come modelli poco luminosi o con caratteristiche palesamente fantasiose e non corrispondenti al vero, motivo per cui meglio leggere qualche recensione prima dell’acquisto per accertarsi che il prodotto scelto sia valido.
Accertatevi anche della presenza di tutte le porte necessarie per collegare i vostri dispositivi e di un comparto audio o multimediale adeguato, e se ha le funzionalità smart tv che abbia le certificazioni per i contenuti protetti come netflix e la possibilità di installare delle app grazie a sistemi operativi comunemente supportati.
Ad ogni modo se ne trovano in rete di origine cinese , spesso con marchi di fantasia, a prezzi molto abbordabili che meritano quanto meno un test per capire se possono fare al caso nostro, magari riservandovi di fare un reso se non siete soddisfatti.
Voi li conoscevate? Ne avete uno? Li utilizzate o preferite la classica TV?
La maggiore concorrenza delle piattaforme di streaming, e gli aumenti sempre piú frequenti degli abbonamenti alle piattaforme hanno ricreato un terreno fertile per la pirateria, dove trovare il nostro evento sportivo, il nostro film o la nostra serie tv preferita senza dover necessariamente pagare la piattaforma che lo trasmette, magari al costo di sorbirsi un po di pubblicitá o di navigare in qualche sito sospetto.
Infatti è scomparso il netflix o lo spotify degli albori dove con pochi euro al mese, per di piú condivisibili con alcuni amici, si poteva avere accesso ad un catalogo di contenuti pressoché infinito e senza pubblicitá ,ma con il tempo le cose sono cambiate e in peggio
L’avvento di nuove piattaforme , ingolosite dal successo dei primi arrivati, hanno fatto sì che ci si dovesse dotare di piú account per fruire degli stessi contenuti, visto che sono nate le esclusive delle singole piattaforme.
Ma comunque anche questo scoglio all’inizio è stato superato con la condivisione degli account: magari io prestavo il mio account di netflix al mio amico che in cambio mi dava quello suo di disney plus, e complice il fatto che la condivisione, pensata ufficialmente per l’ambito familiare, era tollerata specie negli abbonamenti piú costosi, si riusciva ad usare lo streaming senza bisogno di ricorrere alla pirateria.
Ma le piattaforme col tempo sono diventate piú avare e da un lato hanno iniziato a bloccare la condivisione, e ad aumentare sostanzialmente i prezzi degli abbonamenti family in modo da renderli meno competitivi, in seguito hanno lanciato dei piani con pubblicitá al prezzo della quota di questa condivisione degli abbonamenti in modo da cercare di non perdere utenza.
Ma anche questo non è bastato alle piattaforme, e col tempo, hanno iniziato a far scomparire i piani base senza pubblicitá , e aumentare il prezzo del piano con pubblicitá fino al prezzo originario del piano base, in pratica costringendo l’utente sia a pagare il prezzo pieno che sorbirsi la pubblicitá.
E oltre a questo, rimane il problema che se la serie tv che mi interessa non è presente nella piattaforma al quale sono abbonato, dovró attivare piú abbonamenti, che non potendo piú condividere sono diventati un salasso.
E la soluzione, complice anche un periodo di inflazione alle stelle , non potendosi abbonarsi a tutte le piattaforme sul mercato , non può essere che quella di rinunciare a vedere il contenuto o di rispolverare , nostro malgrado, la pirateria.
E inutile dire che questa seconda alternativa è tornata in voga, complice anche applicazioni per smartphone, tablet e smart tv capaci di intercettare flussi streaming pirata e visualizzarli direttamente sulla tv.
Questi flussi, reperibili in siti poco raccomandabili facendo slalom tra mille pubblicità o pagando un piccolo obolo, sostanzialmente piú abbordabile degli abbonamenti regolari, consente di vedere un po’ tutti i contenuti del momento.
E come detto poter trasmettere questi contenuti sul grande schermo di casa è quasi un gioco da ragazzi grazie alle smart tv e ai dongle per vedere lo streaming da attaccare alla tv, come chromecast o fire stick, reperibili in rete per pochi euro ed estremamente comodi.
Questi apparecchi, pensati per le piattaforme ufficiali, con pochi smanettamenti permettono l’installazione di app terze non previste dal produttore, e complice il sistema operativo android, lo stesso degli smartphone, consentono l’installazione di programmi non presenti negli store ufficiali, capaci di visualizzare questi flussi pirata in maniera piú o meno lecita: alcuni sono dei player universali, capaci coi giusti settaggi di intercettare anche i segnali pirata, e altri ancora piú loschi sono espressamente pensati con lo scopo di diffondere contenuti pirata.
E tutto sommato questi smanettamenti sono alla portata di quasi tutti, alla fine basta seguire qualche guida disponibile in rete e avere un minimo di dimestichezza con i computer per farli funzionare.
E questa facilitá di accedere alla pirateria ovviamente non piace alle piattaforme, in primis quelle sportive che pagando fior di quattrini per i diritti vogliono bloccare ogni possibilitá di visione non autorizzata, facendo la guerra al cosiddetto `pezzotto`, il decoder pirata che con un abbonamento minimo consentiva la visione delle partite di serie a e dei maggiori eventi sportivi live.
E per la prima volta ad essere multati e a rischiare il carcere non sono stati solo i responsabili delle trasmissioni pirata, ma anche gli utenti che si sono visti recapitare a casa delle multe di diverse centinaia di euro.
Inoltre si è messa in piedi una struttura , chiamata piracy shield per bloccare in maniera immediata la trasmissione illegale di eventi sportivi in diretta, a cui hanno dovuto per legge aderire tutti i provider internet del nostro paese, e che per come è pensata va a bloccare anche siti che non hanno nulla a che fare con la pirateria, ma che hanno la sfortuna di condividere lo stesso server con il flusso pirata.
E come se non bastasse questo sistema all’italiana, è stato esteso anche a contenuti non in diretta come film e serie tv, aumentando i problemi di falsi positivi, andando a bloccare per diverso tempo anche siti legalissimi.
Ma non basta, ora anche i dispositivi come le chiavette fire tv stanno iniziando a bloccare le app pirata, e se in un primo tempo nascondevano la possibilitá di installare app terze, con gli ultimi aggiornamenti hanno iniziato a disabilitare alcune app `ambigue` per problemi di sicurezza, mettendo cosí fine alla visione di molte app pirata e addirittura utilizzando un nuovo sistema operativo non piú basato su android per bloccare le app terze alla radice.
Inizialmente questo nuovo sistema operativo di Amazon, chiamato VegaOS e basato su Linux, viene installato nei nuovi dispositivi Fire Tv Select, che spesso vengono venduti a prezzo scontato e proposti come upgrade per chi possiede i vecchi modelli, ma col tempo potrá sostituire con un aggiornamento di sistema il vecchio FireOs basato su Android sui dispositivi in circolazione.
Inutile dire che per chi vuole continuare ad usufruire di quei contenuti, dovrá cercare di evitare aggiornamenti o di comprare la nuova versione o rivolgersi ai tv box con sistema Android nativo, che al momento possono bypassare questa limitazione, almeno sino alle prossime contro misure che sicuramente verranno implementate in futuro.
Alla fine si ritorna alla solita lotta del gatto contro il topo, dove il pirata e le piattaforme si inseguono per avere la meglio, non avendo capito che la chiave per debellare la pirateria era stata trovata agli albori delle piattaforme: se si forniscono contenuti interessanti a prezzi umani gli utenti non hanno bisogno di piratare, se le piattaforme si accontentano di incassare qualche euro in meno dal singolo utente , e soprattutto rendono fruibili i contenuti con un unico abbonamento, otterranno sempre piú utenti felici di pagare il proprio abbonamento, senza dover spendere soldi in contromisure tecniche e legali per inseguire i pirati.
Voi utilizzate le piattaforme di streaming? Siete dalla parte dei pirati o delle piattaforme?
Ciao Amici del risparmio, il mondo dei videogiochi sta cambiando e se un tempo lo gli strumenti piú in voga per giocare a casa erano le console come xbox o playstation ora, statistiche alla mano, non sono piú il dispositivo piú usato soppiantate dai pc.
Infatti i prezzi delle console e dei giochi nel tempo si sono sempre piú alzati, e se un tempo le consolle venivano vendute sottocosto, dando la possibilitá anche allo studente squattrinato o al ragazzino di giocare, recuperando la spesa con il costo piú alto dei giochi ormai il costo di entrata in queste piattaforme si é alzato parecchio, richiedendo diverse centinaia di euro per l’hardware, oltre al prezzo dei giochi sicuramente piú alto dei corrispettivi per PC e con meno possibilitá di accedere a sconti ed offerte.
Infatti a conti fatti un PC, nonostante costi di piú rispetto al passato, garantisce prestazioni superiori, maggiore versatilitá visto che puó essere utilizzato per altri scopi oltre al gioco, e prezzi del software molto piú abbordabile.
Inoltre anche le esclusive per console col tempo sono sparite o si sono ridotte a brevi finestre temporali che rendono l’alternativa PC molto attraente.
E questo successo dei PC sta cambiando il mondo dei videogiochi, con Xbox che sta cambiando pelle trasformandosi da console ad un ambiente PC ottimizzato per il gioco, lasciando il mercato delle console pure solo a Playstation, che comunque rende disponibili i suoi titoli anche su PC e al mondo Nintendo, che peró rivolgendosi ai piú piccoli ha un suo personale mercato e una sua clientela affezionata.
Inoltre stanno nascendo validi servizi di gioco in streaming come GeForce Now che permettono di giocare senza avere in casa hardware costoso, giusto uno schermo, come quello di un tv o uno smartphone, una connessione a banda larga e un controller.
Questo rinnovato interesse al mondo PC sta permettendo di invadere anche gli spazi tradizionalmente occupati dalle console, dai dispositivi portatili ai salotti di casa.
Infatti il grande successo degli handeld pc, come Steamdeck, ROG Ally, Legion Go e simili ha permesso di utilizzare i giochi per PC in mobilitá mobile come fossero delle console, tanto che anche Xbox ha finito per firmare e personalizzare un proprio modello, iniziando la propria trasformazione da console ad ambiente multipiattaforma.
Ma anche la prossima Xbox diventerá un PC sotto mentite spoglie, grazie ad un’interfaccia windows semplificata e ottimizzata per il gaming, utilizzabile anche da joypad, mutuando l’esperienza da Xbox Ally.
Il suo problema è che dovrà scontrarsi con un altro rivale pronto a fare il salto da dispositivo portatile al salotto di casa: Steam Machine.
Infatti è fresca di presentazione l’evoluzione fissa dello Steamdeck che diventa un piccolo cubetto di 15cm di lato contenente un mini pc da attaccare al televisore , dotato di un controller dedicato e un sistema operativo basato su linux pensato per il gioco.
E se le prestazioni non fanno gridare al miracolo, é la compatibilità col parco titoli dei PC, un’interfaccia semplificata pronta all’uso videoludico, uniti al prezzo dell’hardware vicino a quello di una Playstation che sono riusciti a portare un PC con steam in salotto.
E i tempi ora sono maturi, dato che Valve , la casa madre di Steam aveva provato una strada simile una decina di anni fa con una fallimentare prima versione che ebbe vita breve.
Ma i tempi sono cambiati, e se la gente è ormai disposta a fare a meno di un supporto fisico per giocare è pronta anche a fare entrare un PC con un catalogo online di giochi nel proprio salotto, anche a costo di qualche compromesso sull’hardware.
Voi cosa pensate di questa evoluzione? Giocate col PC o con una console? E con cosa pensate di giocare in futuro?
Alcuni telefoni come il nuovo iphone air, o gli iphone destinati al mercato americano o alcuni telefoni pieghevoli vengono venduti senza il carrellino dove inserire la sim card fornita dall’operatore telefonico.
Questo perchè la sim fisica viene sostituita da una virtuale da installare sul telefono che ci consente potenzialmente di attivare il telefono online senza doverci recare in un punto vendita o ricevere a casa tramite un corriere la sim da inserire nell’apparecchio.
Il vantaggio è sicuramente nell’impermeabilità del telefono e nel suo design, oltre alla possibilità di installare delle sim locali quando si va all’estero per poter risparmiare sul roaming dati del telefono, con differenti compagnie telefoniche specializzate che hanno pacchetti di esim per viaggiatori da attivare appena prima di partire e che spesso possono dare il servizio in varie nazioni senza dover cambiare operatore o installare una nuova sim.
Dall’ altro canto la procedura per l’attivazione non è disponibile con tutti i gestori, specie per quelli virtuali, e anche per quelli più strutturati non è sempre semplicissima da attivare, specie se si passa da sim fisica a quella virtuale o si cambia operatore.
Anche installare la sim, può non essere alla portata di tutti, nonostante si tratti di inquadrare un codice qr , da recuperare presso l’operatore telefonico e seguire le operazioni a schermo, che comunque necessitano di una connessione a internet, per esempio wifi, per portare a termine le operazioni.
E altra scocciatura è che spostare una sim virtuale da un telefono ad un altro, magari temporaneamente perché abbiamo finito la batteria non è un’operazione semplice, visto che va disinstallato il profilo dal vecchio telefono prima di poterlo attivare sul nuovo, oltre al fatto che il numero di cambi consentiti, a seconda dell’ operatore è limitato.
Questo significa che può essere necessario contattare l’ operatore telefonico per spostare la sim da un telefono ad un altro, cosa che invece nelle sim fisiche è immediata e che non richiede che il telefono dove era originariamente installata la sim sia acceso.
E anche passare da una sim fisica ad una virtuale non è immediato, e può avere dei costi a seconda dell’ operatore.
Dall’altro canto diventa semplice e rapido cambiare piano o operatore, come ad esempio nei viaggi all’ estero o per la gestione di più numeri, con la possibilità di gestire due numeri di telefono in caso di dispositivi dual sim o di attivare e disattivare i profili esim presenti sul telefono a seconda delle esigente.
Come per le sim fisiche è possibile per l’ operatore bloccare le esim da remoto in caso di furto, quindi una volta fatta la denuncia presso le autorità competenti si potrà richiedere l’emissione di un nuovo profilo esim o di ottenere una sim fisica da parte dell’ operatore, con costi variabili a seconda della compagnia.
Va inoltre tenuto conto che solo una limitata selezione di telefoni è compatibile con le esim, quindi se ne vogliamo comprare una per i nostri viaggi all’estero o se attivando un nuovo contratto telefonico ci viene chiesto se vogliamo la sim fisica o elettronica dobbiamo assicurarci che il nostro dispositivo la supporti, considerando che esistono telefoni che possono supportare sia sim fisiche che virtuali, solo virtuali come certi iphone o solo sim fisiche come la maggioranza dei telefoni di fascia medio bassa, specie se non sono particolarmente recenti.
Un trucco per sapere se il nostro telefono è compatibile con le esim è quello di digitare sulla tastiera del telefono il codice *#06# e vedere se viene indicato uno o piu codici EID: in quel caso il telefono è compatibile con le e-sim.
Ad ogni modo è bene conoscere se il nostro telefono è compatibile, anche per poter gestire eventuali emergenze o per accedere a determinati piani o offerte telefoniche.
Cambiare batterie ai nostri dispositivi è sicuramente un costo importante, specie per quelli particolarmente energivori, in mano ai bambini o che necessitano di restare sempre accesi, che fanno fuori le nostre stilo o ministilo in un battibaleno.
E consumare batterie significa , oltre che dover spendere cifre anche importanti per sostituirle, anche creare rifiuti speciali, che vanno smaltiti in modo adeguato, generalmente riportando quelle esauste presso i negozi che vendono batterie.
E per poter risparmiare qualcosa esistono due strade: acquistarle in grandi confezioni su internet oppure passare alle ricaricabili.
Infatti un trucco da non sottovalutare é che spesso su Amazon o siti simili si trovano in vendita confezioni da 40, 100 o piú batterie, spesso di tipo industriale, vendute a un prezzo unitario sensibilmente inferiore a quello del classico pacchetto da 4 venduto al supermercato: queste grandi confezioni sia per la quantitá che per un packaging piú semplice o per la marca sconosciuta ci consentono dei risparmi importanti.
L’unica accortezza é fare attenzione a cosa si compra, specie sui prodotti piú economici, non solo per il tipo corretto di batteria, ma per la tipologia: ci sono infatti pile zinco carbone e pile alcaline: le prime sono leggermente meno costose ma durano sensibilmente meno rispetto alle alcaline, che vanno preferite soprattutto se si usano in dispositivi che richiedono molta corrente.
Ovviamente va ricordato che le batterie hanno una data di scadenza, che se pur può essere di alcuni anni, va tenuta in conto: se le acquistiamo in quantità e non le usiamo entro la scadenza rischieremo di buttarle vanificando il risparmio.
L’alternativa sono quelle ricaricabili, che richiedono una spesa piú importante per l’acquisto rispetto alle classiche alcaline , oltre alla necessitá di dover acquistare un caricabatterie dedicato, ma che si possono riutilizzare tante volte ammortizzando , giá dopo qualche ricarica, il prezzo di acquisto, come una sorta di investimento.
E un consiglio importante, se si vuole usarle a lungo senza rovinarle e senza danneggiare gli apparecchi é quello di scegliere sia batterie ricaricabili che caricabatterie di qualitá preferendo spendere qualche euro in piú piuttosto che dover cestinare le batterie dopo pochi cicli di ricarica.
Infatti a differenza di quelle alcaline, dove ormai la tecnologia é stabile quindi una marca vale l’altra, quindi anche quelle con il logo del discount che costano pochissimo vanno bene, sulle ricaricabili meglio preferire marchi conosciuti e affidabili.
Se quelle alcaline hanno un costo molto basso e si trovano praticamente ovunque, e come detto a patto di evitare quelle zinco carbone una vale l’altra, quelle ricaricabili si trovano con piú fatica, soprattutto se di qualitá, ed é bene acquistarle solo in negozi specializzati o online, anche per poterci far aiutare nella scelta, dato che richiedono qualche competenza in piú per evitare di comprare prodotti inadatti, specie se si usano con apparecchi delicati o energivori.
Infatti le batterie ricaricabili hanno generalmente un voltaggio piú basso rispetto al suo equivalente monouso: 1.2 volt contro 1.5, questo significa che alcuni dispositivi particolarmente energivori potrebbero non essere compatibili, quindi o non accendersi o funzionare ad una potenza ridotta: ad esempio per un aspirapolvere con le ricaricabili potrebbe aspirare meno come se avesse le batterie quasi scariche.
Inoltre le batterie ricaricabili bisogna ricordarsi di tenerle cariche, non solo perché rischieremmo di non averne a disposizione nel momento del bisogno, ma perché qualora si scaricassero oltre una certa soglia potrebbero non funzionare piú o non tenere piú la carica come in origine e quindi vanno smaltite.
E’ vero che esistono delle strategie per salvare o recuperare le batterie ricaricabili esauste, ma non sempre ne vale la pena: serve una certa conoscenza della materia ma soprattutto dei caricabatterie particolari che riescono combinando in particolari cicli, voltaggi, temperature e tempi di ricarica, a salvare le nostre batterie problematiche, ma che ovviamente costano molto di piú del semplice caricabatterie economico che possiamo trovare venduto nel blister insieme alle pile.
Va inoltre fatto presente che le batterie ricaricabili piú comuni, a causa della loro tecnologia, tendono a scaricarsi se non le usiamo, quindi andrebbero ricaricate periodicamente sia per non rovinarle, che per trovarsi senza scorte nel momento del bisogno, a differenza di una pila alcalina che possiamo anche dimenticare in un cassetto e trovare sempre carica, almeno sino alla data della sua scadenza.
Insomma entrambe le soluzioni sono valide, quelle ricaricabili sono piú amiche dell’ambiente e nel lungo periodo tendono a farci risparmiare, ma hanno costi piú alti, che tendono a ripagarsi nel tempo, mentre quelle alcaline sono molto economiche all’acquisto, sempre pronte e reperibili praticamente ovunque.
Spesso navigare in wifi a casa può essere difficoltoso, specie nelle stanze più distanti dal router installato dal nostro gestore internet. Questo succede per due ragioni: l’uso di router economici che in assenza di tecnologie moderne e con potenza limitata riescono ad essere efficienti solo nei pressi dell’apparecchio e soprattutto la presenza di muri, arredi e dispositivi che generano interferenze al segnale wifi diminuendone la portata.
Per ovviare al problema esistono varie strategie, e spesso con l’aggiunta di qualche accessorio reperibile con una spesa limitata su internet si possono migliorare sensibilmente le cose, risparmiando su upgrade del contratto internet, che spesso si limitano a noleggiare a vita e a caro prezzo gli stessi apparecchi che possiamo comprare in autonomia e montarci da soli a patto di aver un minimo di dimestichezza con la tecnologia.
Il primo consiglio specie se si ha una linea veloce in fibra, è usare per quanto possibile la connessione via cavo, facendo attenzione a utilizzare cavi di rete che supportino alte velocità (quindi almeno di categoria 5e o superiori). Ovviamente passare un cavo ethernet lungo tutta la casa , se non è già predisposta può essere costoso se ci rivolgiamo ad un elettricista o antiestetico se facciamo un po di fai da te bucando in autonomia i muri, ma una soluzione di compromesso può essere passare un unico cavo dal router alla zona meno raggiunta dal wifi e collegarci un router o un access point in cascata al quale collegare via cavo e/o via wifi i dispositivi, sgravando del compito il router principale. Se poi si utilizza nel dispositivo secondario lo stesso SSID e la stessa password del router principale non ci sarà bisogno di impostare una nuova rete wifi sui nostri dispositivi che si potranno collegare a quello più vicino senza perdere la connessione.
E lo stesso concetto lo possiamo utilizzare sia quando non abbiamo la possibilità di far passare cavi e/o quando vogliamo sgravare il router fornitoci dall’operatore per sostituirlo con qualcosa di più moderno ed efficiente.
Infatti se abbiamo un router wifi 6 possiamo riuscire ad avere velocità importanti anche senza necessariamente passare un cavo ethernet a patto che i dispositivi che abbiamo in casa supportino questa tecnologia.
L’ostacolo più grosso generalmente è il router dell’operatore che spesso non possiamo sostituire liberamente con uno a nostro piacimento, e che per questione di costi o di vetustà non è dotato delle ultime tecnologie, ma nulla ci vieta di collegare un secondo router in cascata dotato di tecnologia wifi 6 e di porta WAN che va collegata alla porta ethernet del router del gestore: su Amazon già spendendo cifre intorno ai 50 euro si iniziano a trovare prodotti validi che potrebbero risolvere il problema.
Ma se la copertura non fosse sufficiente basta dotarsi di range extender wifi 6: si tratta di apparecchi ripetitori da mettere a metà strada tra il router e la zona dove il wifi è debole per estendere la portata del segnale wifi, mantenendo lo stesso SSID e la stessa password del router principale: ovviamente più vicini li mettere rispetto al router principale , maggiore sarà la velocità che riuscirete ad ottenere, e nulla vieta di acquistarne più di uno per coprire più zone scoperte facendoli funzionare in cascata. Anche qui i costi non sono proibitivi, gia intorno ai 30 euro si acquistano prodotti validi, ma fate attenzione alla presenza di wifi 6 (quelli più economici hanno tecnologie più vecchie) e alla velocità di trasmissione indicata con la sigla AX seguita da un numero (esempio AX1200, AX1600): più è grande più sono veloci.
L’alternativa è installare un sistema mesh: una sorta di piccola rete di extender wifi che si parlano tra di loro e si suddividono la rete della casa garantendo la massima copertura lavorando in parallelo anziché in cascata. Si tratta di un sistema molto facile da configurare, ma spesso poco adattabile ad esigenze particolari e soprattutto più costoso: si spende almeno un centinaio di euro per un sistema a tre punti decente, ma che può andare bene a chi non è particolarmente ferrato sulle configurazioni delle reti informatiche, visto che una volta collegati basta solo una app sul cellulare per farli funzionare.
Insomma con poca spesa si può portare il segnale wifi anche nelle stanze più remote rispetto al router dove il segnale wifi è instabile e lento, cosa che diventa essenziale in case grandi, con più piani o dove il router dell’operatore è installato agli estremi della casa e non in una zona centrale equidistante dai vari utilizzatori.
Voi utilizzate alcune di queste soluzioni? Riuscite a navigare veloci e stabili anche nelle zone più remote della casa?
Con la fine dell’estate è tempo di pensare al rientro a scuola, e come ogni anno oltre a zaini, astucci, quaderni e cancelleria non si può far a meno di pensare a gadget tecnologici che possano aiutare nello studio.
Sicuramente molto utile se non indispensabile è il personal computer che può essere utilizzato non solo per studiare, mandare mail, gestire la burocrazia scolastica, ma anche per giocare.
Pensando di poterlo portare anche a scuola può essere utile pensare ad un portatile, in modo da usarlo anche per prendere appunti in classe: in quel caso meglio orientarsi su prodotti con bassi consumi e grande autonomia, e in quel caso un Macbook Air di Apple può essere una scelta sensata, a patto di non giocarci.
Se invece si vuole una macchina che può andare bene anche per il gioco la scelta principale sarà un computer Windows dotato di scheda grafica dedicata: anche se scegliere un portatile con queste caratteristiche significa avere una macchina pesante e costosa: in tal caso un computer fisso può essere una soluzione più intelligente, magari da affiancare ad un tablet da portare in classe o a un chromebook, i portatili leggeri di Google, pensati per essere un’estensione del proprio smartphone, che consentono un uso leggero (mail, navigazione internet, creazione di documenti, etc.) del computer a un prezzo molto contenuto.
Oppure si può pensare ad un tablet dove poter prendere sia appunti, navigare, leggere libri in formato elettronico, sia installare app didattiche. Anche qui la scelta è come per il mondo degli smartphone divisa tra Android e Apple, con costi tendenzialmente maggiori sulla seconda, e applicazioni differenti che possono far preferire una soluzione o l’altra.
Sempre per prendere appunti esistono ebook reader che hanno la possibilità di digitalizzare appunti tramite un pennino, come il famoso, ma costoso, Remarkable 2 o il Kindle Scribe, o soluzioni di carta digitale dove una speciale carta e una penna digitalizzatrice permettono di scrivere contemporaneamente su carta e in formato digitale (ad esempio Moleskine Smart o Rocketbook).
Oppure se l’esigenza è quella di sbobinare una lezione esistono registratori audio digitali che tramite una app e l’intelligenza artificiale riescono a rendere la registrazione un testo digitale modificabile, organizzarlo e riassumerlo facendo risparmiare tempo prezioso (ad esempio i prodotti Plaud) .
E l’intelligenza artificiale viene in aiuto nello studio, non solo con dispositivi dedicati che la integrano, ma anche con app da installare su cellulare o tablet o direttamente dal browser internet.
Ci sono infatti strumenti per creare riassunti e mappe mentali, correttori ortografici, o semplicemente il ChatGPT o il Gemini di turno a cui chiedere aiuto per tesine, temi, ricerche e compiti.
Magari il problema a cui stare attenti è che un uso eccessivo dell’IA se da una parte facilita il lavoro, dall’altra non dovendosi sforzare per ottenere il risultato non ci aiuta ad assimilare concetti nuovi e soprattutto ci espone al rischio di ottenere dall’IA risposte errate seppur verosimili, le cosiddette allucinazioni, che possono portarci a brutte figure con l’insegnante.
Insomma studiare è diventato qualcosa di tecnologico, che presuppone l’uso di strumenti moderni. Voi o i vostri figli li usano? Ne avete altri da suggerire?
Un dispositivo che in passato era utilizzatissimo sia a casa che in auto sta scomparendo, la radio ,che prima era una funzione degli impianti hifi in casa, e che col tempo sono stati soppiantati da casse bluetooth e musica liquida, portando in cantina anche cassette e cd.
Dove invece bene o male resisteva era in auto, dove praticamente tutte le auto da una trentina d’anni a questa parte , quando cessò di esistere la tassa sull’autoradio, ne avevano una.
Ma il mondo cambia e anche in macchina le cose stanno cambiando, nonostante una normativa che obblighi ad avere la radio DAB nelle autoradio e in qualunque apparecchio radio, comprese le radioline portatili , le macchine moderne stanno facendo a meno dell’antenna di serie.
Infatti sopratutto nei modelli piú economici, l’autoradio sta iniziando ad essere sostituito con un sistema per collegare il telefono alle casse della macchina, via cavo o bluetooth, spostando la fruizione della musica dalla radio a quella cha abbiamo scaricato sul telefono o su una pennetta usb o sulla musica in streaming.
Ovviamente la cosa penalizza le emittenti radiofoniche che stanno puntando il dito per rendere obbligatoria l’adozione della radio in macchina, quanto meno tramite un aggregatore delle stazioni in streaming.
E anche li si userá la scusa della prominence e dei SIG , Sistemi di Informazione Generale per costringere i produttori a fare delle eccezioni tecniche solo per il mercato italiano che finiranno per pagare gli utenti o in termini di prezzi o nell’abbandono del mercato da parte dei produttori piú piccoli.
E la stessa scusa é stata utilizzata sulle smart TV dove a partire dallo scorso Maggio, i produttori sono stati obbligati a inserire nei telecomandi un tastierino numerico , un’icona per il digitale terrestre e quattro icone per i SIG nella home page della smart TV.
La scusa è che i servizi di informazione generale, dove possono essere ascoltate le notizie devono essere accessibili sempre in maniera semplice e immediata, in realtá é un modo per farli risaltare dato che nessuno li usa piú dato che sono stati soppiantati dallo streaming, sia in tv che in auto.
Infatti è piú probabile che il tv lo accendiate per vedere una serie TV sulla vostra piattaforma di streaming preferita o che la musica o i podcast in auto li sentiate via Spotify o simili e non via etere, e questo alla politica non va giú.
Sicuramente si tuteleranno dei posti di lavoro di chi nelle tv e nelle radio ci lavora, ma è anche vero che queste imposizioni servono a indirizzare il dibattito politico: probabilmente ascoltando una playlist o guardando una serie tv non sentirete politici parlare, nel bene o nel male.
Ma i tempi cambiano e anche se proveranno a favorire con questi mezzi i sistemi di trasmissione piú antiquati, difficilmente andranno a spostare le abitudini dei piú giovani che comunque preferiranno i servizi in streaming.
L’unico vantaggio sarà per gli utenti piú attempati e meno tecnologici che potranno accedere ai sistemi tradizionali in maniera piú semplice.
Voi avete abbandonato radio e tv per lo streaming o siete ancora affezionati ai sistemi della tradizione?
L’intelligenza artificiale sta ormai arrivando in mezzo a noi e si sta integrando in un modo che spesso diventa difficile capire che si ha a che fare con la risposta di una macchina, cambiando il modo di relazionarsi anche con gli strumenti di uso quotidiano.
E questo accade anche se non siamo esperti di tecnologia, ed esperti di prompt magici capaci di estrarre il massimo dai motori IA, ma spesso anche utilizzando prodotti comuni come rispondere al telefono o usare il nostro browser web.
Un esempio eclatante é la ricerca sul web, infatti giá molta gente cerca direttamente con una app di intelligenza artificiale come ChatGPT, Gemini o Deepseek anziché passare da un motore di ricerca tradizionale come Google, ma anche questo si é adattato all’IA e quando andiamo a fare una ricerca sempre piú spesso ci risponde con una risposta ai nostri quesiti elaborata dall’intelligenza artificiale, chiamata AI Overviews.
Questo ci evita di dover cercare le risposte saltando da un sito ad un altro , facendoci risparmiare il tempo necessario a fare una sintesi delle fonti proposte, dandoci la pappa pronta in pochi secondi, e che a seconda dell’importanza di ció che cercavamo puó essere sufficiente ad esaudire la nostra richiesta, eventualmente integrabile con altre fonti quando necessita un approfondimento o si tratta di argomenti piú sensibili o delicati.
Ma affidarsi esclusivamente all’intelligenza artificiale non è una scelta saggia per tanti motivi, prima fra tutti la qualitá della risposta, dato che a seconda della potenza del modello e dei dati che ha processato potrebbe non essere in grado di dare una risposta corretta e quindi a seconda dei casi o non rispondere o dare una risposta totalmente inventata ma che puó suonare verosimile agli occhi di un non esperto.
Se chiedo qualcosa di una materia che conosco almeno a grandi linee, sono in grado di riconoscere un’allucinazione, cosí vengono chiamate queste risposte false ma verosimili, ma se la risposta è relativa ad una materia che non conosco posso dare per buona una risposta falsa con esiti inaspettati per l’uso che faró di questa risposta: magari potró fare una brutta figura con qualcuno, o causare dei danni al lavoro o al mio portafoglio.
L’IA infatti deve essere un ausilio al lavoro non la mera sostituzione di un essere umano con una macchina, perché la macchina, per quanto possa essere ben programmata e istruita non sará in grado di accorgersi di un’errore, mancherá di empatia, risponderá con tono e un lessico adeguato in base a ciò che ha appreso, ma potrebbe essere stata forzata a non conoscere o a non rispondere a certi argomenti e se ci fidassimo esclusivamente della macchina la cosa puó diventare un problema.
Infatti se tutti , per comoditá, si fidassero ciecamente dell’IA è possibile pilotare il pensiero e le azioni dei suoi utenti, facendogli credere a certi argomenti piuttosto che a degli altri, negando l’esistenza di altri ancora, magari per fini politici o commerciali.
Infatti il rischio di affidarsi ciecamente a queste soluzioni sará, col tempo, la mancanza di senso critico: se mi fido del riassuntino del mio motore di ricerca dó per buono quello che mi propone e non leggo le opinioni e i punti di vista di magari, quattro o cinque fonti diverse che mi danno modo di formare una mia idea , scartando quelle piú inverosimili o lontane dai miei valori.
E la cosa in futuro sará sempre peggio perché questo tipo di risposte sintetiche renderanno inutili molti siti o fonti di informazione perché soppiantate dall’IA, e quelle presenti tenderanno a scomparire perché a causa del minor numero di visitatori non potranno sostentarsi e mantenersi in vita.
A questo si somma pure l’evoluzione dei motori di ricerca che si trasformeranno in pure interfacce per l’intelligenza artificiale, come ad esempio il nuovo AI mode di Google, presentato recentemente al Google I/O , che permette l’integrazione di vari strumenti che trasformeranno la ricerca web in qualcosa di differente, capace ad esempio di simulare di indossare un vestito o di comprare per noi beni e servizi al miglior prezzo , ad esempio organizzandoci una vacanza senza doverci preoccupare di scegliere hotel e compagnia aerea.
Sicuramente se implementata bene, porta efficienza e risparmi, ma possiamo fidarci che tutto funzioni a regola d’arte e che non sia pilotato da secondi fini che possano spingerci a comportamenti inattesi?
Voi cosa ne pensate? Usate e soprattutto vi fidate dell’Intelligenza artificiale?