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  • E’ la fine per il car sharing?

    E’ la fine per il car sharing?

    Nelle cittá un modo innovativo di muoversi in autonomia senza spendere troppo è certamente il car sharing, dove si ha la possibilitá di avere a propria disposizione un’auto per raggiungere la nostra destinazione noleggiandola solo per il tempo necessario alla nostra commissione, spesso potendola rilasciare nei pressi della nostra destinazione e magari noleggiarne un’altra per tornare a casa quando abbiamo terminato i nostri affari. 

    Con questo sistema oltre al risparmio rispetto ad un mezzo equiparabile come un taxi, organizzandosi per bene si ha il vantaggio di poter fare a meno di avere la macchina o quanto meno poter rinunciare ad una seconda vettura in famiglia. 

    Inoltre la possibilitá di accedere a ZTL e parcheggi gratuiti creano una comoditá e un risparmio anche nei confronti dell’auto privata se accediamo spesso alle zone a traffico limitato gravate da ticket di ingresso o dove comunque parcheggiare gratuitamente é una chimera.

    Ma questi servizi che andavano tanto di moda prima del covid, con la diffusione dello smartworking hanno perso appeal e soprattutto clienti, e anche col ritorno alla normalitá i numeri dei noleggi non sono tornati a quelli dei primi tempi, portando alla chiusura di alcuni operatori, gravati da costi sempre piú alti, inciviltá degli utenti che comporta spese di ripristino delle vetture  a carico degli operatori e canoni comunali sempre piú alti.


    Ma anche riducendo l’offerta, per le compagnie che hanno resistito, i conti non riescono a tornare, e se i primi a cadere sono stati gruppi internazionali che hanno gradualmente venduto le attivitá o abbandonato il nostro paese per dedicarsi a localitá piú redditizie, quello che fá riflettere è la trasformazione di enjoy, il servizio di car sharing di eni leader del mercato che in pratica sta rivoluzionando il servizio rendendolo simile a quello di un autonoleggio a breve termine, simile a quelli che troviamo in aeroporto, operando solo dalle stazioni di servizio della casa madre e da alcuni parcheggi convenzionati.

    In pratica dal 2026 non si potrá piú prendere una macchina disponibile per strada e rilasciarla a destinazione, né si avrá piú il libero accesso alle ztl e ai parcheggi blu: si noleggerá , prenotando l’auto tramite la app, che tralaltro smetterá di accettare le carte di credito prepagate, e riportandola solo nel punto di ritiro dove la si è noleggiata o in un parcheggio convenzionato.

    Ovviamente questo cambiamento la rende utile solo per chi ha bisogno di un mezzo temporaneo per qualche ora o al limite per pochi giorni, come un turista, un trasfertista o per chi ha la macchina di proprietá indisponibile magari a causa di una riparazione, ma non per l’uso quotidiano in sostituzione di un veicolo di proprietá, vanificando la possibilitá di fare a meno dell’auto di casa, anche in considerazione della minore disponibilitá di mezzi. 

    Ma Enjoy non é l’unica a capitolare, anche Zity il noleggio di auto elettriche di Mobilize, branchia dedicata alla micromobilitá del gruppo Renault chiude il servizio, lasciando in pratica solo un grande operatore sul mercato a fare il servizio di car sharing free floating nel nostro paese, al netto di qualche piccolo operatore locale e di operatori che noleggiano da stazioni fisse su prenotazione, dove comunque si perde il vantaggio di poter noleggiare una macchina come fosse un mezzo pubblico.

    Ma anche chi rimane non se la passa benissimo, quindi non sarebbe strano che nel giro di poco tempo questi operatori vadano a sparire o comunque ad abbandonare il servizio di free floating, magari spostando le auto, distribuendole in altre cittá inizialmente non coperte dal servizio in modalitá station based, un po come ha fatto la stessa enjoy con i point che hanno raggiunto buona parte del territorio nazionale, estendendosi dalle grandi metropoli anche alle cittá piú piccole, che per ragioni di turismo o di affari possono assorbire una piccola  flotta, magari molto meno capillare rispetto alle metropoli, ma rivolgendosi a una clientela diversa.

    Voi utilizzate i servizi di car sharing? Vi trovate bene? Sapevate di questa novitá?

  • Amazon ammazza la pirateria

    Amazon ammazza la pirateria

    La maggiore concorrenza delle piattaforme di streaming, e gli aumenti sempre piú frequenti degli abbonamenti alle piattaforme hanno ricreato un terreno fertile per la pirateria, dove trovare il nostro evento sportivo, il nostro film o la nostra serie tv preferita senza dover necessariamente pagare la piattaforma che lo trasmette, magari al costo di sorbirsi un po di pubblicitá o di navigare in qualche sito sospetto.

    Infatti è scomparso il netflix o lo spotify degli albori dove con pochi euro al mese, per di piú condivisibili con alcuni amici, si poteva avere accesso ad un catalogo di contenuti pressoché infinito e senza pubblicitá ,ma con il tempo le cose sono cambiate e in peggio

    L’avvento di nuove  piattaforme , ingolosite dal successo dei primi arrivati, hanno fatto sì che ci si dovesse dotare di piú account per fruire degli stessi contenuti, visto che sono nate le esclusive delle singole piattaforme. 

    couple love sitting evening

    Ma comunque anche questo scoglio all’inizio è stato superato con la condivisione degli account: magari io prestavo il mio account di netflix al mio amico che in cambio mi dava quello suo di disney plus, e complice il fatto che la condivisione, pensata ufficialmente per l’ambito familiare, era tollerata specie negli abbonamenti piú costosi, si riusciva ad usare lo streaming senza bisogno di ricorrere alla pirateria.

    Ma le piattaforme col tempo sono diventate piú avare e da un lato hanno iniziato a bloccare la condivisione, e ad aumentare sostanzialmente i prezzi degli abbonamenti family in modo da renderli meno competitivi, in seguito hanno lanciato dei piani con pubblicitá al prezzo della quota di questa condivisione degli abbonamenti in modo da cercare di non perdere utenza.

    woman in white shirt using silver macbook

    Ma anche questo non è bastato alle piattaforme, e col tempo, hanno iniziato a far scomparire i piani base senza pubblicitá , e aumentare il prezzo del piano con pubblicitá fino al prezzo originario del piano base, in pratica costringendo l’utente sia a pagare il prezzo pieno che sorbirsi la pubblicitá.

    E oltre a questo, rimane il problema che se la serie tv che mi interessa non è presente nella piattaforma al quale sono abbonato, dovró attivare piú abbonamenti, che non potendo piú condividere sono diventati un salasso.

    E la soluzione, complice anche un periodo di inflazione alle stelle , non potendosi abbonarsi a tutte le piattaforme sul mercato , non può essere che quella di rinunciare a vedere il contenuto o di rispolverare , nostro malgrado, la pirateria.

    Television screen with Netflix logo

    E inutile dire che questa seconda alternativa  è tornata in voga, complice anche applicazioni per smartphone, tablet e smart tv capaci di intercettare flussi streaming pirata e visualizzarli direttamente sulla tv.

    Questi flussi, reperibili in siti poco raccomandabili facendo slalom tra mille pubblicità o pagando un piccolo obolo, sostanzialmente piú abbordabile degli abbonamenti regolari, consente di vedere un po’ tutti i contenuti del momento.

    E come detto poter trasmettere questi contenuti sul grande schermo di casa è quasi un gioco da ragazzi grazie alle smart tv e ai dongle per vedere lo streaming da attaccare alla tv, come chromecast o fire stick, reperibili in rete per pochi euro ed estremamente comodi.

    Questi apparecchi, pensati per le piattaforme ufficiali, con pochi smanettamenti permettono l’installazione di app terze non previste dal produttore, e complice il sistema operativo android, lo stesso degli smartphone, consentono l’installazione di programmi non presenti negli store ufficiali, capaci di visualizzare questi flussi pirata in maniera piú o meno lecita: alcuni sono dei player universali, capaci coi giusti settaggi di intercettare anche i segnali pirata, e altri ancora piú loschi sono espressamente pensati con lo scopo di diffondere contenuti pirata.

    E tutto sommato questi smanettamenti sono alla portata di quasi tutti, alla fine basta seguire qualche guida disponibile in rete e avere un minimo di dimestichezza con i computer per farli funzionare.

    E questa facilitá di accedere alla pirateria ovviamente non piace alle piattaforme, in primis quelle sportive che pagando fior di quattrini per i diritti vogliono bloccare ogni possibilitá di visione non autorizzata, facendo la guerra al cosiddetto `pezzotto`, il decoder pirata che con un abbonamento minimo consentiva la visione delle partite di serie a e dei maggiori eventi sportivi live.

    E per la prima volta ad essere multati e a rischiare il carcere non sono stati solo i responsabili delle trasmissioni pirata, ma anche gli utenti che si sono visti recapitare a casa delle multe di diverse centinaia di euro.

    Inoltre si è messa in piedi una struttura , chiamata piracy shield per bloccare in maniera immediata la trasmissione illegale di eventi sportivi in diretta, a cui hanno dovuto per legge aderire tutti i provider internet del nostro paese, e che per come è pensata va a bloccare anche siti che non hanno nulla a che fare con la pirateria, ma che hanno la sfortuna di condividere lo stesso server con il flusso pirata.

    E come se non bastasse questo sistema all’italiana, è stato esteso anche a contenuti non in diretta come film e serie tv, aumentando i problemi di falsi positivi, andando a bloccare per diverso tempo anche siti legalissimi.

    Ma non basta, ora anche i dispositivi come le chiavette fire tv stanno iniziando a bloccare le app pirata, e se in un primo tempo nascondevano la possibilitá di installare app terze, con gli ultimi aggiornamenti hanno iniziato a disabilitare alcune app `ambigue` per problemi di sicurezza, mettendo cosí fine alla visione di molte app pirata e addirittura utilizzando un nuovo sistema operativo non piú basato su android per bloccare le app terze alla radice.

    Inizialmente questo nuovo sistema operativo di Amazon, chiamato VegaOS e basato su Linux, viene installato nei nuovi dispositivi Fire Tv Select, che spesso vengono venduti a prezzo scontato e proposti come upgrade per chi possiede i vecchi modelli, ma col tempo potrá sostituire con un aggiornamento di sistema il vecchio FireOs basato su Android sui dispositivi in circolazione.

    Inutile dire che per chi vuole continuare ad usufruire  di quei contenuti, dovrá cercare di evitare aggiornamenti o di comprare la nuova versione o rivolgersi ai tv box con sistema Android nativo, che al momento possono bypassare questa limitazione, almeno sino alle prossime contro misure che sicuramente verranno implementate in futuro.

    Alla fine si ritorna alla solita lotta del gatto contro il topo, dove il pirata e le piattaforme si inseguono per avere la meglio, non avendo capito che la chiave per debellare la pirateria era stata trovata agli albori delle piattaforme: se si forniscono contenuti interessanti a prezzi umani gli utenti non hanno bisogno di piratare, se le piattaforme si accontentano di incassare qualche euro in meno dal singolo utente , e soprattutto rendono fruibili i contenuti con un unico abbonamento, otterranno sempre piú utenti felici di pagare il proprio abbonamento, senza dover spendere soldi in contromisure tecniche e legali per inseguire i pirati.

    netflix on an imac

    Voi utilizzate le piattaforme di streaming? Siete dalla parte dei pirati o delle piattaforme?

  • Ryanair: carte di imbarco solo su App

    Ryanair: carte di imbarco solo su App

    Ryanair ha introdotto una novitá sulle procedure di check-in che potrebbe causare qualche problema a chi non è al corrente della cosa o poco avvezzo alla tecnologia.

    Infatti la compagnia irlandese ha recentemente smesso di accettare carte di imbarco stampate, costringendo gli utenti a fare il check-in online, dall’app o dal sito,  prima di recarsi in aeroporto e di avere installata l’app Ryanair sul proprio smartphone o tablet per accedere al gate.

    Questo significa, che se non abbiamo pagato l’extra per il posto assegnato, scegliendo il posto gratuito dovremo fare il check in online, da sito o a app, da 24 ore a 2 ore prima della partenza e avere con noi la app Ryanair per visualizzare il QR code che ci dará accesso al gate in aeroporto.

    people boarding an airplane

    Ovviamente per chi é poco tecnologico significa che se possiamo fare il check in gratuitamente da casa prima della partenza, magari usufruendo dell’aiuto di un parente o un amico piú abituato alla tecnologia,  probabilmente dovremo fare il nostro check in per il ritorno in autonomia tramite la app nella localitá di  destinazione.

    C’è da sapere che se acquistiamo il posto a sedere a pagamento si ha la possibilitá di fare il check in anche 60 giorni prima della partenza, togliendoci il problema di dover fare il checkin online fuori casa, magari in un paese estero dove non abbiamo connessione, ma comunque dovremo avere con noi il telefono.

    Ovviamente se non abbiamo uno smartphone, o se abbiamo smarrito il telefono dove abbiamo la app con il nostro check in o banalmente si é scaricato, se abbiamo dimenticato o non aver potuto fare il nostro check in il giorno prima della partenza in quel caso dovremmo rivolgerci al banco dei check in in aeroporto per risolvere la situazione, ma a seconda dei casi potremmo dover pagare un supplemento che puó arrivare a 55 euro. 

    Se peró abbiamo effettuato il check in online per tempo, o stiamo partendo dal Marocco dove le carte di imbarco digitali non sono accettate, il banco checkin potrá stamparci gratuitamente la carta di imbarco, altrimenti dovremmo pagare il supplemento in aeroporto, ad ogni modo non vi lasceranno a terra.

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    Ma perché questi cambiamenti? Nonostante ve li vendano come un sistema per risparmiare tempo e denaro o per salvaguardare l’ambiente, sono come per la verifica di identità richiesta quando si acquista il biglietto fuori dal sito ufficiale, un modo per costringere il viaggiatore ad utilizzare la app Ryanair.

    Questo perché diventa un modo più semplice per la compagnia di mettersi in contatto con il cliente per comunicare magari delle variazioni sul volo, ad esempio un ritardo o un cambio di gate, ricordargli di effettuare il check in o di recarsi all’imbarco ma è soprattutto un modo per cercare di vendergli qualche extra, dal posto assegnato al bagaglio in stiva, dal servizio bar alla navetta per il centro, dall’hotel all’autonoleggio dove intascare delle commissioni.

    Ovviamente vale il solito discorso con Ryanair, ma é simile per un po tutte le low cost, che se è vero che si risparmia sul costo del biglietto, non informarsi sulle loro regole, a volte volontariamente astruse, puó crearci problemi e costose penali da pagare.

    Alla fine si tratta solo di organizzarsi, se abbiamo familiarità con le app basta usare lo smartphone per il check in, magari sfruttando il wifi dell’albergo o di un ristorante. 

    Se invece siete allergici alla tecnologia un buon trucco è quello di viaggiare col posto a pagamento assegnato, utile anche per viaggiare accanto al vostro compagno di viaggio , in modo da poter fare il check in direttamente quando state acquistando il biglietto e di recarvi in aeroporto per farvi stampare gratuitamente la carta di imbarco.

    cheerful female passenger walking with luggage to departure check in counter

    Voi sapevate di questa novitá? Viaggiate spesso con Ryanair e usate la loro app?

  • Auto elettriche: é tutta questione di ricarica

    Auto elettriche: é tutta questione di ricarica

    Con l’avvento degli ecoincentivi per l’acquisto delle auto elettriche che permettono risparmi sostanziosi, sino a 11.000 euro sul prezzo di acquisto, in caso di isee sotto i 30.000 euro , rottamazione di una vecchia auto termica e residenza in alcune aree denominate FUE, molte persone stanno valutando l’acquisto di una macchina elettrica attirati dal risparmio sul prezzo di listino, che permette di portarsi a casa una piccola utilitaria a batteria anche per poco più di 5.000 euro.

    Purtroppo però non è solo il prezzo di listino quello da valutare, ma anche le ricariche, soprattutto se non si ha a disposizione un garage dotato di energia elettrica dove poter mettere in carica la macchina.

    Inoltre i modelli più economici generalmente hanno autonomie limitate, in quanto vanno a risparmiare sulla capacità delle batterie per poter tenere più bassi i prezzi di listino, essendo la batteria il componente più costoso, rendendole quindi poco adatte all’uso extraurbano. 

    Infatti nella scelta, va calibrata con cura l’autonomia della vettura, che difficilmente coincide con i dati dichiarati dal costruttore, con la possibilità di ricaricarla , in garage o in una colonnina pubblica e coi tempi di ricarica.

    white car charging

    Infatti ci si deve scontrare con diversi problemi , che non affliggono chi viaggia con una macchina termica: la disponibilità di punti di ricarica, la velocità e i costi di ricarica che possono variare tantissimo a seconda di dove ricarichiamo e della velocità di ricarica.

    Infatti , seppure le cose stanno iniziando col tempo a migliorare, la disponibilità di colonnine pubbliche di ricarica nelle città è molto limitata, e magari ci costringono a fare chilometri dalla nostra abitazione per poter ricaricare: questo significa che nell’attesa, lunga se vogliamo risparmiare o se non abbiamo a disposizione colonnine veloci, sarà difficoltoso tornare a casa, magari non potremo parcheggiare la sera la macchina per trovarla carica la mattina seguente, come potremmo fare se avessimo una wallbox in garage o una colonnina sotto casa. Inoltre con pochi punti di ricarica sarà più difficile trovare delle alternative comode qualora le colonnine fossero occupate o fuori servizio.

    andersen ev home ev charger with integrated cable management for a tidy and efficient setup installed by an in house team of professional ev specialists

    Altro gran problema è la velocità di ricarica: se si ricarica a casa , si è limitati dalla potenza del nostro contatore, e anche se si hanno 4.5 o 6 kW in luogo dei classici 3, caricare completamente una macchina elettrica può richiedere anche più di 24 ore, a seconda della capacità della batteria del veicolo e dalla carica residua, e nonostante alcuni comportamenti virtuosi , come mettere in carica la macchina ogni notte senza attendere che sia completamente scarica, ci si può scontrare con la non disponibilità della ricarica e con l’autonomia residua.

    L’alternativa è caricare alle colonnine, sicuramente più veloci che caricare da casa, ma anche molto più costose, e con prezzi molto variabili tra operatori, necessità di abbonamenti e soprattutto velocità di ricarica, dato che la ricarica nelle colonnine più veloci è generalmente più costosa di quelle standard, con costi del kwh anche 4 volte superiori a quello che si può avere a casa scegliendo un gestore con prezzi onesti, e senza la possibilità di usufruire di una ricarica gratuita grazie ad un eventuale impianto fotovoltaico.

    Ovviamente pensare di ricaricare in casa presuppone la presenza di un garage o di un cortile dove poter installare una wallbox e di un adeguamento dell’impianto, che comporta dei costi aggiuntivi da mettere in conto.

    Si deve anche mettere in conto che ricaricare un’auto , ma anche programmare i nostri itinerari in base alle necessità di ricarica non è qualcosa di così semplice, specie per chi è poco avvezzo alla tecnologia, e diventa problematico in caso di emergenze dove una batteria poco carica ci potrebbe impedire di utilizzare l’auto non potendola ricaricare rapidamente o prestare ad un parente.

    Inoltre, specialmente se si ricarica fuori casa, potrebbe essere necessario avere più abbonamenti per vari gestori di colonnine oppure affidarsi ad aggregatori che consentono una sorta di roaming ma che hanno dei costi di gestione aggiuntivi oltre al costo della ricarica.

    Alla fine la ricarica finisce per essere qualcosa di complicato, che richiede nuove abitudini e costi che potrebbero rivelarsi più impegnativi del previsto, e che potrebbero aumentare in futuro con l’aumento dei costi dell’energia o della tassazione, magari per recuperare parte delle accise non incassate sui prodotti petroliferi.

    Ovviamente con un po di organizzazione e di conoscenza si può sopperire alle problematiche di una macchina elettrica, ma sicuramente bisogna conoscerle ed  essere capaci di stimarle prima dell’acquisto prima di impegnarsi su una spesa non indifferente come l’acquisto di un auto e non lasciarsi tentare da un incentivo se l’elettrica non è la tipologia di auto adatta al nostro utilizzo abituale.

    Voi utilizzate auto elettriche o pensate di comprarne una?

  • Il telepedaggio a consumo conviene davvero?

    Il telepedaggio a consumo conviene davvero?

    E’ notizia recente la diffusione nei supermercati, autogrill, negozi di elettronica e siti e-commerce di un nuovo apparecchio di telepedaggio a consumo di Telepass chiamato Grab&Go, acquistabile e attivabile in autonomia grazie ad una app senza bisogno di passare da call center o punti blu.

    In realtà non è cosi semplice come ci si potrebbe aspettare visto che vanno registrate le targhe, massimo due per dispositivo, e soprattutto un metodo di pagamento dato che la cifra di 29.90 euro pagata al negozio copre il costo del dispositivo che rimarrà in nostro possesso, ma non il costo del servizio, un euro al giorno, per i soli giorni di utilizzo del servizio, né i costi del pedaggio.

    Oltre al costo di acquisto del dispositivo, che rimane di nostra proprietà va inoltre aggiunto il costo di attivazione, di 20 euro, salvo promozioni.

    E alla fine non è cosi conveniente se lo si confronta con le formule a consumo della concorrenza, visto che Unipol Move fa pagare 0.50 euro al giorno , sempre per i soli giorni di utilizzo, e si pagano solo 5 euro di attivazione per l’attivazione del dispositivo in comodato.

    E il concorrente MooneyGo fa una formula differente, che può fare a caso a chi usa le autostrade solo in alcuni periodi dell’anno, dato che si pagano 2.20 euro al mese, per i soli mesi di utilizzo, più 10 euro di attivazione.

    Ma sopratutto, a meno di usare le autostrade veramente sporadicamente le formule a consumo non sono particolarmente convenienti nei confronti di una formula tradizionale.

    Infatti già con 1.50 al mese si accede al servizio base in abbonamento, e spesso il primo anno di canone viene omaggiato: nel caso di UnipolMove basta usare l’autostrada per più di 3 volte al mese per rendere conveniente il servizio base.

    Per Mooney Go il discorso dipende da quanto usiamo autostrade e servizi di telepedaggio, dato che con il servizio in abbonamento si spenderebbe 1.50 euro al mese anziché 2.20 , e si risparmiano 5 euro sull’attivazione, ma si pagano tutti i mesi indipendentemente dall’uso o meno del servizio.

    Per Telepass , nonostante i prezzi più alti, vige il ragionamento fatto per Unipol Move : con la formula ad abbonamento Telepass Sempre si spendono 3.90 euro mensili, quindi sopra i tre giorni al mese conviene l’abbonamento, e ancora di più se ci si rivolge ad un concorrente dato che pagando 1.50 al mese basta usare il telepedaggio più di una volta al mese per rendere l’abbonamento conveniente rispetto al gettone di 1 euro al giorno.

    Alla fine dipende molto dall’uso che si fa di autostrada o dei servizi di telepedaggio , utilizzandolo per esempio per pagare parcheggi , Area C di Milano o il traghetto dello stretto di Messina: se lo si usa già più di 2 volte al mese, meglio rivolgersi ad un abbonamento di uno dei nuovi operatori, più economici dello storico Telepass.

    Se invece l’uso è sporadico, e non si vuole comunque fare la fila al casello, Unipol Move è ottimo per usi occasionali , come prendere l’autostrada per raggiungere un centro commerciale o una gita fuori porta ogni tanto, mentre la formula di Money Go è utile se si usa solo in determinati periodi dell’anno , come quelli di vacanza, anche più volte nel mese.

    Voi li utilizzate? Avete lo storico Telepass o siete passati ai nuovi operatori, magari usufruendo di qualche promozione di benvenuto?

  • I gadget tecnologici per il rientro a scuola

    I gadget tecnologici per il rientro a scuola

    Con la fine dell’estate è tempo di pensare al rientro a scuola, e come ogni anno oltre a zaini, astucci, quaderni e cancelleria non si può far a meno di pensare a gadget tecnologici che possano aiutare nello studio.

    Sicuramente molto utile se non indispensabile è il personal computer che può essere utilizzato non solo per studiare, mandare mail, gestire la burocrazia scolastica, ma anche per giocare. 

    a young girl typing on her laptop while sitting on the chair inside the classroom

    Pensando di poterlo portare anche a scuola può essere utile pensare ad un portatile, in modo da usarlo anche per prendere appunti in classe: in quel caso meglio orientarsi su prodotti con bassi consumi e grande autonomia, e in quel caso un Macbook Air di Apple può essere una scelta sensata, a patto di non giocarci. 

    Se invece si vuole una macchina che può andare bene anche per il gioco la scelta principale sarà un computer Windows dotato di scheda grafica dedicata: anche se scegliere un portatile con queste caratteristiche significa avere una macchina pesante e costosa: in tal caso un computer fisso può essere una soluzione più intelligente, magari da affiancare ad un tablet da portare in classe o a un chromebook, i portatili leggeri di Google, pensati per essere un’estensione del proprio smartphone, che consentono un uso leggero (mail, navigazione internet, creazione di documenti, etc.) del computer a un prezzo molto contenuto.

    Oppure si può pensare ad un tablet dove poter prendere sia appunti, navigare, leggere libri in formato elettronico, sia installare app didattiche. Anche qui la scelta è come per il mondo degli smartphone divisa tra Android e Apple, con costi tendenzialmente maggiori sulla seconda, e applicazioni differenti che possono far preferire una soluzione o l’altra.

    Sempre per prendere appunti esistono ebook reader che hanno la possibilità di digitalizzare appunti tramite un pennino, come il famoso, ma costoso, Remarkable 2 o il Kindle Scribe, o soluzioni di carta digitale dove una speciale carta e una penna digitalizzatrice permettono di scrivere contemporaneamente su carta e in formato digitale  (ad esempio Moleskine Smart o Rocketbook).

    Oppure se l’esigenza è quella di sbobinare una lezione esistono registratori audio digitali che tramite una app e l’intelligenza artificiale riescono a rendere la registrazione un testo digitale modificabile, organizzarlo e riassumerlo facendo risparmiare tempo prezioso (ad esempio i prodotti Plaud) .

    E l’intelligenza artificiale viene in aiuto nello studio, non solo con dispositivi dedicati che la integrano, ma anche con app da installare su cellulare o tablet o direttamente dal browser internet.

    Ci sono infatti strumenti per creare riassunti e mappe mentali, correttori ortografici, o semplicemente il ChatGPT o il Gemini di turno a cui chiedere aiuto per tesine, temi, ricerche e compiti.

    Magari il problema a cui stare attenti è che un uso eccessivo dell’IA  se da una parte facilita il lavoro, dall’altra non dovendosi sforzare per ottenere il risultato non ci aiuta ad assimilare concetti nuovi e soprattutto ci espone al rischio di ottenere dall’IA risposte errate seppur verosimili, le cosiddette allucinazioni, che possono portarci a brutte figure con l’insegnante.

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    Insomma studiare è diventato qualcosa di tecnologico, che presuppone l’uso di strumenti moderni. Voi o i vostri figli li usano? Ne avete altri da suggerire?

  • Ecco i trucchi per risparmiare sulla spesa

    Ecco i trucchi per risparmiare sulla spesa

    Esistono vari modi per risparmiare nei nostri acquisti alimentari dai piú semplici ai piú complessi che ci possono , tra sconti , offerte e con un po di attenzione farci spendere qualcosa di meno, ma che sommati spesa dopo spesa ci portano a risparmi non trascurabili a fine mese.


    Controllare bene le offerte facendo attenzione al prezzo al chilo , specie in periodo di shrink flation , è sicuramente uno dei consigli piú importanti, dove un prezzo unitario piú basso puó nascondere un prezzo effettivo molto piú alto: per esempio un pacco da 300 grammi di biscotti venduto a 1 euro è molto piu caro di uno da 700 grammi a 1,50 euro, nonostante il prezzo di cartellino possa ingannare.

    Anche scegliere prodotti di una marca diversa a parità di qualità puó farci risparmiare parecchio, ad esempio tra due prodotti simili scegliere quello in offerta ci fará spendere meno anche se non è la marca a cui siamo abituati, e in quest’ottica è bene non disdegnare i prodotti col marchio del supermercato o quelli dei discount se sappiamo essere di qualitá: spesso sono prodotti dalle stesse fabbriche delle marche famose, e soprattutto se abbiamo avuto l’occasione di testarli e di accertarci che la qualitá fosse soddisfacente nonostante il prezzo più basso possono essere una scelta vincente.

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    Per risparmiare è bene scegliere con cura dove fare la spesa, dato che il supermercato piú comodo o quello piú vicino non è sempre quello piú conveniente, e che generalmente se un supermercato è conveniente su certi articoli tendenzialmente lo è meno su certi altri.

    Pertanto è importante scegliere bene dove andare a fare la spesa valutando tra piú supermercati quello che ha in offerta , o a prezzi convenienti ció che compriamo piu spesso specie se si tratta di prodotti di valore come olio, caffè, carni, formaggi, frutta o verdura pregiata dove la differenza tra un prodotto in offerta e uno pagato a prezzo pieno può fare la differenza sullo scontrino.

    Ma per fare queste scelte occorre prima un qualcosa di veramente potente, semplice e antico ma spesso trascurato : la lista della spesa.

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    Questo strumento un po arcaico ma estremamente utile ci permette infatti di non dimenticarci nulla quando siamo al negozio, di aiutarci nella scelta sia dei prodotti sia quando stiamo decidendo in che supermercati andare, che tra le corsie, facendoci risparmiare sia tempo che denaro, evitando di dover ritornare al negozio perché magari abbiamo preso articoli in piú ma ci siamo dimenticati proprio quello indispensabile.

    E sappiamo tutti che tornare al negozio significa anche finire per comprare qualcosa che magari non ci serviva, a meno di non attenersi scrupolosamente alla nostra lista.

    infatti la lista della spesa può essere anche uno strumento psicologico per farci risparmiare se lo usiamo per evitare di acquistare quello che nella lista non era stato segnato, specie se non sappiamo resistere alla tentazione di mettere certi prodotti nel carrello.

    Il problema magari è fare proprio la lista, ricordarsi cosa manca in dispensa, cosa facile quando siamo a casa, meno facile se siamo in ufficio e ci ricordiamo qualcosa da aggiungere, o se non ci ricordiamo se effettivamente quel prodotto lo avevamo davvero finito.

    Ma volendo anche la tecnologia ci può aiutare usando il nostro smartphone per fare la lista: esistono infatti app dedicate dove spuntare ciò che abbiamo già messo nel carrello e che riescono pure a fare l’inventario della nostra dispensa, ma anche senza installare un’app dedicata si può sempre usare una nota nel cellulare o usare gli assistenti vocali come alexa o google home per fare aggiungere qualcosa alla lista della spesa appena ci viene in mente. Tra l’altro abbiamo anche il vantaggio che se il nostro assistente vocale è connesso alla macchina possiamo anche aggiungere qualcosa alla lista della spesa quando siamo alla guida, magari nella strada verso il supermercato.

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    Si tratta alla fine di organizzazione, conoscere i prezzi, avere una lista, e sfogliare i volantini in cerca delle offerte, magari tramite quelle app che consentono di vederli in digitale nel nostro telefono per scegliere cosa e dove comprare.

    Queste stesse app sfoglia volantini tralaltro possono anche gestire la lista della spesa al loro interno , ci consentono di salvare le tessere fedeltà dei supermercati per accedere agli sconti senza dovere avere la tessera fisicamente con noi, evitando di dimenticarla a casa e  perdendo la possibilità di accedere agli sconti.

    C’è anche da dire che a volte anche le app dei supermercati ci vengono in aiuto, sia per la lista della spesa, che per la tessera fedeltà che per sfogliare i volantini, dandoci spesso la possibilità di accumulare punti extra o ricevere omaggi ma hanno lo svantaggio che non ci permettono di confrontare i prezzi con la concorrenza.

    Alla fine però con un po’ di organizzazione e un po’ di tecnologia si riesce a risparmiare tempo e denaro. Voi conoscevate questi trucchetti? Ne avete altri da segnalare?

  • Occhio al bagaglio: arrivano nuovi balzelli sulle lowcost!

    Occhio al bagaglio: arrivano nuovi balzelli sulle lowcost!

    Viaggiare con una low cost significa adattarsi alle regole a volte astruse delle compagnie per evitare balzelli e penali.

    E considerato che il guadagno delle compagnie arriva principalmente dal trasporto dei bagagli e dai servizi accessori piú che dal costo del biglietto stesso, faranno sempre piú attenzione al fatto che le regole siano rispettate alla lettera in modo da poter eventualmente applicare delle penali a chi magari sgarra con un bagaglio poco piú pesante o ingombrante.

    E ultimamente Ryanair, una delle low cost piú utilizzate in Europa ha deciso di dare una stretta sui bagagli a mano, specie il classico zainetto da portare gratuitamente sotto il sedile, per il quale i controlli si sono fatti piú stringenti nelle dimensioni.

    blue travel luggage

    Infatti prima, dato che essendo generalmente morbidi , e non prendendo spazio nelle cappelliere, il  bagaglio personale leggermente fuori misura, che non causava ritardi o costi aggiuntivi per la compagnia, veniva tollerato.

    Ma le regole della compagnia prevedono che se un bagaglio risultasse fuori misura al gate debba essere imbarcato a pagamento, e una penale di 70 euro fá parecchio comodo ad una compagnia che vola con ricarichi bassissimi e che specie su voli semi vuoti potrebbe volare in perdita.

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    Inoltre le normative di alcuni paesi europei stanno cercando di modificare le regole delle compagnie in tema di bagaglio a mano in modo da offrirlo gratuitamente, andando ad erodere una delle loro principali fonti di guadagno, quindi le compagnie si devono tutelare andando a recuperare gli introiti dove ancora è permesso.

    La soluzione per l’utente è di porre quindi maggiore attenzione alle franchigie concesse, utilizzando zaini delle misure consentite, magari di quelli che grazie a delle soluzioni furbe riescono a contenere piú bagaglio grazie ad una gestione intelligente degli spazi e dell’aria.


    Inoltre, se non siamo certi di riuscire a stare nei limiti consentiti, é bene mettere in conto di prendere il bagaglio registrato o in stiva al momento dell’emissione del biglietto, perché spendere una decina di euro in piú sul biglietto ci evita il rischio di doverne pagare 70 al gate, spesa che si moltiplica per ogni volo, cosa che in caso di scali potrebbe diventare pesante per il budget della nostra vacanza.  

    E il costo dei bagagli non va trascurato in fase di scelta della compagnia aerea, magari scegliendo , quando ne abbiamo la possibilitá, una con tariffe o regole sui bagagli meno stringenti , che va a compensare il maggior costo del biglietto , rendendo nel complesso magari piú conveniente una compagnia tradizionale, magari trovata in offerta, di una low cost con il vantaggio di servizi migliori o piú comodi, come ad esempio su orari o aeroporti, sedili piú larghi o pasti a bordo.

    photo of airliner seats

    Altra novitá Ryanair in arrivo é sulla carta di imbarco che a breve non sará piú stampata in aeroporto, neanche a pagamento, con la scusa di salvaguardare l’ambiente o dare un servizio piú veloce, in realtá é pensata per spingere l’utente a utilizzare la loro app con la speranza di acquistare dei servizi aggiuntivi per il volo, che generalmente costano di piú una volta emesso il biglietto, rendendo la vita difficile per gli utenti poco avvezzi alla tecnologia, che comunque potranno ancora stamparsi a casa il proprio biglietto ma non potranno perderlo o dimenticarselo.

    Insomma viaggiare low cost sta ridiventando una lotta, e se per un periodo le compagnie si erano fatte meno assillanti con l’applicazione dei balzelli, stanno tornando alla carica col rischio di doversi imbattersi in spiacevoli e costose spese impreviste.

    Voi lo sapevate? Avete altri trucchi per viaggiare low cost senza pagare degli extra?

  • Anche lavatrici sono in abbonamento

    Anche lavatrici sono in abbonamento

    Ormai ci stiamo abituando ai servizi in abbonamento, dove pagando una piccola quota mensile evitiamo di comprare un bene costoso, avendo a disposizione maggiore scelta e comodità senza limitazioni e pensieri.

    E la cosa è particolarmente diiffusa nelle piattaforme di streaming per l’intrattenimento come i vari Netflix, Disney+, Prime Video o simili,  per quelle musicali come Spotify o quelle per i videogiochi, ma la cosa ha preso piede in altri ambiti come per le stampanti dove é possibile abbonarsi a un servizio del produttore della stampante dove a fronte di un abbonamento in base al numero di stampe previste si riceveranno direttamente a casa le cartucce appena si apprestano a finire, eventualmente pagando un extra per le copie aggiuntive.

    Ma vuoi per moda o per comoditá la cosa sta forse sfuggendo di mano dato che si é arrivato ad avere qualcosa di simile anche per le lavatrici.

    Infatti Haier ha da qualche tempo sul mercato una propria lavatrice che è possibile ottenere in abbonamento insieme a degli specifici detersivi professionali realizzati da Nuncas che utilizzano un sistema di chimica disaggregata mutuato dalle lavatrici professionali: in pratica ha dei flaconi di detersivi liquidi speciali (smacchiatore, detergente delicato, super sgrassante e ammorbidente) che vengono combinati grazie ad una app nelle dosi specifiche per il singolo lavaggio ottenendo un risultato perfetto per ogni tipologia di capo e di sporco.

    Inoltre essendo collegata a internet la lavatrice saprá quando i flaconi si stanno esaurendo e fará in modo che possiate ricevere per tempo i nuovi comodamente a casa compresi nell’abbonamento sottoscritto.

    Questo abbonamento , della durata di 36 mesi, ha un costo mensile che varia in base al numero di lavaggi previsto: 18 euro per 100 lavaggi annui (circa 2 alla settimana), 23 euro per 220 lavaggi annui (circa 4 alla settimana) e 28 euro per 340 lavaggi annui (circa 6 alla settimana), a cui si aggiungono 80 euro per la consegna e installazione e comprende anche l’assistenza per tutto il periodo dell’abbonamento.

    A conti fatti peró la cifra che andiamo a pagare è importante, e alla fine il plus rispetto ad una comune lavatrice di proprietá puó essere l’esclusiva su quel particolare tipo di detersivi, ammesso che possa essere di nostro gradimento e la comoditá di non dovere acquistare detersivi o additivi.

    Se poi aggiungiamo che quella lavatrice in abbonamento è basata, flaconi a parte, su un modello a marchio Candy comunemente in vendita intorno ai 450 euro alla fine stiamo spendendo pure piú soldi per una lavatrice che al termine dell’abbonamento dovremo restituire.

    Il gioco quindi vale la candela solo se riteniamo i risultati del lavaggio, che comunque sono ottimi, migliori di quelli di una normale lavatrice con i detersivi tradizionali di nostro gradimento, altrimenti portafoglio alla mano possiamo tranquillamente sceglierne una normale, magari la stessa dalla quale deriva quella a noleggio, spendendo meno soldi.

    Diverso discorso se ci fossero delle promozioni o delle convenzioni che abbattono il prezzo, ma generalmente é piú facile che vadano in sconto delle lavatrici nei volantini dei centri di elettronica che non possa scendere un servizio in abbonamento, e considerato quello che succede con quelli in streaming non è neanche escluso che possa aumentare col tempo, aggiungendo pure la beffa di aver pagato anche di piú di quanto preventivato alla sottoscrizione.

    Voi le conoscevate? Avete valutato la sottoscrizione? Avete qualche dubbio, curiositá o suggerimento? Scrivetelo nei commenti,

  • Come dare una seconda vita a ció che non utilizziamo piú

    Come dare una seconda vita a ció che non utilizziamo piú

    Spesso quando facciamo i nostri acquisti capita di farci prendere la mano e portare a casa qualcosa che nonostante ci sembri bellissima, useremo molto poco e finirá inutilizzata per mesi per poi finire buttata o nella migliore delle ipotesi donata.

    Ovviamente questo diventa un problema non solo per le nostre tasche ma anche per l’ambiente, perché si è prodotto e si è trasportato qualcosa sfruttato molto poco nel proprio ciclo di vita, ma soprattutto finisce in discarica quasi nuovo non avendo compensato con la propria vita utile l’energia necessaria per produrlo e smaltirlo.

    L’ideale quindi é dare una seconda vita ai prodotti inutilizzati anziché buttarli, vendendo o comprando questi prodotti di seconda mano, che spesso hanno condizioni pari al nuovo e che possono essere un affare sia per chi li compra, dato che spenderá meno che comprarli nuovi, che per chi li vende che puó ricavare qualcosa per un prodotto che non usa dimenticato in un cassetto.

    woman looking at the coin purse from the wooden box

    Ma se un tempo andare per mercatini era una cosa complicata, specie per chi ha qualcosa da vendere, le cose stanno cambiando.

    Infatti vendere un prodotto di seconda mano significava mettere degli annunci o organizzare una bancarella nei mercatini, perdere del tempo per la contrattazione, organizzare la consegna e esporsi al rischio di essere truffati o derubati, cosa che poteva valere la pena se si ha un flusso costante di articoli da vendere, meno se la vendita era sporadica e il ricavato basso. 

    Sono arrivati poi i negozi specializzati in articoli usati che risolvono solo in parte il problema dei venditori, perché se é vero che facilitano le cose, é un servizio che si paga con una percentuale cospicua del ricavato, che gli eventuali sconti per rendere appetibili i prodotti invenduti sono a carico del venditore e soprattutto vengono accettati solo gli articoli che il negozio prevede di vendere con piú facilitá: se si ha qualcosa di particolare, magari di valore spesso o ci si accontenta di svenderlo o si devono trovare metodi alternativi.

    Ma come detto i tempi sono cambiati e cosi come si compra online, si puó vendere i nostri prodotti usati con delle apposite piattaforme che mettono in contatto venditori e acquirenti, non solo alle piccole distanze di una consegna a mano, ma potenzialmente in tutto il mondo, risolvendo anche uno dei problemi piú grandi: le spedizioni.

    Infatti se si vende un prodotto usato, spedirlo, specie se voluminoso o pesante potrebbe costare piú del suo valore rendendo non conveniente la vendita rispetto al nuovo, quindi a meno che non si tratti di qualcosa di raro e introvabile difficilmente avrebbe mercato, ma se la spedizione ha un prezzo calmierato grazie alla convenzione delle piattaforme con dei corrieri, la cosa diventa sostenibile.

    Inoltre queste piattaforme, a volte pagando una piccola commissione, possono fare da garante tra venditore e compratore assicurando che il compratore riceva esattamente quanto pattuito , funzionante e in buono stato e che il venditore riceva i suoi soldi , al valore di mercato e senza essere truffato.

    Utilizzando delle app inoltre tutto il processo di inserzione, gestione del contatti e delle spedizioni avviene in maniera molto facile e rapida, cosi come la risoluzione di eventuali controversie mediate dalla piattaforma.

    Tralaltro dai siti di annunci online che si sono evoluti nel tempo come Ebay o Subito, sono nate delle piattaforme basate su app come VintedWallapop o il marketplace di Facebook cosi come dei siti specializzati su alcune nicchie come ad esempio Cakawiki per gli articoli da collezione, Chrono24 e Watchfinder per gli orologi, Discogs per la musica, Vinted e Vestiare Collective per l’abbigliamento, Autoscout24 per i veicoli, Buycicle e Bikeen per le biciclette, Etsy per gli articoli artigianali, Libraccio e Abebooks per i libri, Webuy per l’elettronica etc.

    Tralaltro usare un app specializzata rende piú facile trovare un prodotto specifico, vendere o comprare un prodotto di nicchia e soprattutto ricavare un valore di mercato, cosa che in un marketplace non specializzato potrebbe non accadere, con il rischio di finire per svendere o di non riuscire a trovare compratori perché non viene percepito il valore.

    woman and man standing beside piles of books

    Insomma anche il prodotto che non usiamo ha una seconda vita, un suo valore ma soprattutto diventa un modo molto piú sostenibile di fare acquisti.

    Voi conoscevate queste piattaforme, ne avete altre da segnalare?