Casa e Energia

  • Proteggersi dal caldo: dal ventilatore al condizionatore

    Proteggersi dal caldo: dal ventilatore al condizionatore

    Estate è sinonimo di caldo, quindi è normale pensare a come proteggerci e consentirci di refrigerarsi, magari evitando di spendere una fortuna.

    E a parte vestirci leggeri e stare all’ombra o in ambienti freschi, quello che si può fare è aiutarsi con qualche dispositivo elettrico che può alleviare la calura.

    E quello più economico di tutti è certamente il ventilatore, che smuovendo l’aria riesce a darci sollievo con una spesa irrisoria, visto che ce ne sono in vendita anche al prezzo  di pochi euro, sia per l’acquisto che per l’energia, essendo in pratica composto da un piccolo motore che fa girare una pala, e che può essere, a seconda dei modelli, essere alimentato anche a batteria o dalla presa usb presente anche su computer o powerbank.

    relaxing indoor scene with multiple fans

    Ovviamente spostando solo l’aria, che a seconda della dimensione delle pale e della potenza del suo motore, crea un sollievo effimero, dato che non fà diminuire né la temperatura e l’umidità, ma la sua semplicità, dato le poche richieste può permetterci di averne tanti , da piazzare in vari punti della casa e magari portarlo con noi.

    I modelli più evoluti, riescono ad avere dei sistemi senza pale per una maggiore efficienza, ma spesso la differenza di prezzo rispetto ad un modello standard non vale la pena.

    Un’evoluzione del ventilatore è il raffrescatore, dove il sistema di pale che smuove l’aria viene integrato con un nebulizzatore che spara piccole gocce d’acqua che attinge da un apposito serbatoio, capaci di dare un maggiore sollievo.

    Il prezzo si alza un pochino, specie per i modelli più complessi magari dotati di timer o telecomando, ma si tratta di spendere poche decine di euro per l’acquisto, e un consumo solo leggermente superiore rispetto ad un ventilatore standard, e che molto spesso consuma meno di una lampadina.

    L’inconveniente però è dover gestire il serbatoio dell’acqua che va mantenuto pieno, e possibilmente raffreddato con dei ghiacciolini riutilizzabili, tipo quelli che si usano nelle borse frigo, da far congelare nel freezer di casa.

    Ovviamente la gestione di acqua e ghiaccioli non ne consentono l’uso in tutte le situazioni, ma sono un upgrade gestibile rispetto ad un ventilatore standard.

    Ma la soluzione migliore non può essere che un vero condizionatore d’aria, che è più complesso e costoso, ma consente risultati sicuramente molto migliori per il nostro sollievo contro il caldo, visto che abbattono realmente la temperatura, ma non solo, dato che i sistemi a pompa di calore consentono anche il riscaldamento, rendendo l’apparecchio utile in tutte le stagioni.

    Il problema però più grande da considerare è che il climatizzatore ha bisogno oltre alla corrente elettrica di uno scarico della condensa, ma soprattutto di ricevere aria dall’esterno.

    Ne esistono di fissi o di portatili , molto spesso dotati di un’unità esterna da installare fuori dalla stanza dove lo andremo ad installare, ma anche quelli che non ce l’hanno, come i modelli portatili o i modelli dedicati all’installazione in facciate di palazzi storici necessitano comunque di un buco, sul vetro o sulla parete per prendere aria dall’esterno.

    Questo significa che anche le unità portatili, che potremmo teoricamente spostare da una stanza ad un altra tanto portatili non sono, ma soprattutto richiedono degli interventi invasivi per la messa in opera.

    A quel punto, a meno di altri problemi, la soluzione più intelligente è installare un tradizionale condizionatore fisso a pompa di calore, con split e unita esterna, sicuramente più efficente e meno rumoroso.


    Il prezzo dei modelli più economici parte da poche centinaia di euro, fino ad arrivare a qualche migliaia di euro per modelli super sofisticati, che permettono consumi più bassi, ma soprattutto di gestire più stanze con un’unica unità esterna.

    Inoltre , come accennavamo, consentono di essere utilizzare non solo per raffrescare ma anche per riscaldare le stanze dove lo avremo installato, consentendo magari di sostituire altri sistemi di riscaldamento , soluzione che può avere molto senso in caso di condomini dove , per varie ragioni, viene disattivato il riscaldamento centralizzato.

    Inoltre questi apparecchi hanno varie modalità di utilizzo e possono essere utilizzati anche come un ventilatore escludendo il motore esterno, come deumidificatore e come riscaldamento.

    I consumi in modalità clima ovviamente sono molto superiori rispetto ad un ventilatore o ad un raffrescatore che generalmente non consuma più di 50 watt: si parla , a seconda dei modelli, di almeno 5/600 watt, con punte  che possono toccare anche 1.5 kW a seconda di potenza ed efficienza dell’apparecchio.

    Ragione per cui è importante scegliere con cura il prodotto, preferendo quelli con efficienza maggiore e correttamente dimensionati alle dimensioni delle stanze.

    Da controllare oltre la classe energetica, i BTU che indicano la capacità dell’apparecchio di raffreddare o riscaldare in base alla metratura della stanza (indicativamente un 9000 BTU va bene per ambienti sino a 25mq, 12000 BTU per quelli tra 25 e 40 mq, 18.000 BTU tra 40 e 60mq) e i valori di SEER e SCOP rispettivamente per raffrescamento e riscaldamento: più questi valori sono alti e meno consumerà l’apparecchio.

    E un’altra cosa a cui fare attenzione è l’installazione, sia per i costi che per la disponibilità di installatori certificati F-GAS, che dovranno rilasciare una dichiarazione di conformità dell’impianto, visto che per legge è vietato il fai da te e che si rischiano multe salate in caso di controlli.

    Ovviamente questa normativa riguarda solo gli impianti fissi, quindi in caso di climatizzatore portatile si può fare da soli, a patto di riuscire a fare un buco nel muro o nella finestra per il tubo di scarico dell’aria.

    Ad ogni modo, qualsiasi di queste opzioni riescono, con i loro pregi e difetti ad alleviare le sofferenze date dal caldo, e che sono spesso indispensabili in presenza di anziani e bambini.

    Voi come trovate refrigerio in estate? Avete altri sistemi da suggerire?

  • E’ giunto il momento di abbandonare il gas in casa?

    E’ giunto il momento di abbandonare il gas in casa?

    Con il gas alle stelle a causa del blocco dello stretto di Hormuz è normale pensare a sostituirlo con qualcosa di più economico.

    Il problema è che non sempre questa può essere la soluzione migliore, anche se tutto dipende dai nostri consumi, da quanto e come utilizziamo i dispositivi a gas in casa e il loro costo di sostituzione.

    Infatti nelle nostre case utilizziamo il gas principalmente per scaldarci , per cucinare e per l’acqua sanitaria, ed esistono soluzioni che possono essere più efficienti e meno inquinanti del gas, ma non è detto che siano la soluzione più economica.

    Per cucinare potremmo pensare di sostituire il nostro fornello o il forno a gas con dei dispositivi elettrici, come un piano ad induzione: i costi di acquisto sono sicuramente molto più abbordabili rispetto ai primi modelli e la sostituzione potrebbe avere senso abbinata al bonus elettrodomestici o al bonus green per l’acquisto di elettrodomestici ad alta efficienza, ma va valutato lo stato del nostro impianto elettrico dato che i consumi elettrici , in presenza di resistenze, saranno molto elevati e soprattutto la potenza impegnata ci richiede di dover aumentare la portata del nostro contatore elettrico se non vogliamo che scatti quando lo utilizziamo contemporaneamente ad altri dispositivi elettrici di uso comune.

    electric stove and window in background

    Inoltre dati i consumi elevati di questi apparecchi potrebbe necessitare aggiornare l’impianto elettrico della casa utilizzando cavi di maggiore sezione a causa della maggiore potenza necessaria, questo significa un costo extra che si somma al costo dei nuovi apparecchi.

    Questo significa dover valutare bene i costi, i consumi e capire in quanto tempo il risparmio dato dalla maggiore efficienza del sistema elettrico si ripaga: se dobbiamo intervenire anche sull’impianto e non solo sui singoli elettrodomestici il gioco potrebbe non valere la candela, ma ad ogni modo si tratta di una spesa comunque alla portata di un normale bilancio familiare.

    an electrician using pliers to repair the ac power plugs and sockets

    Discorso differente se si tratta di scaldare la casa e produrre l’acqua sanitaria: a seconda dei casi intervenire sugli impianti fuori da una ristrutturazione potrebbe portare benefici limitati rispetto a sistemi ad alta efficienza che richiedono però interventi invasivi.

    Possiamo infatti facilmente sostituire uno scaldabagno a gas con uno elettrico, ma efficienza e consumi delle due soluzioni tendono a far preferire la soluzione a gas, data la maggiore comodità data dal più rapido riscaldamento dell’acqua che non richiede di riscaldare e tenere in temperatura, consumando corrente, un serbatoio di decine di litri d’acqua.

    La soluzione elettrica efficiente sarebbe l’utilizzo di un sistema a pompa di calore, magari integrata alla caldaia, dove un unico impianto fornisce acqua sia per i rubinetti che per i termosifoni o il riscaldamento della casa.

    plumber repairing power source

    Il problema è che passare ad un sistema del genere diventa costoso in quanto oltre al costo delle macchine moderne, è necessario intervenire sugli impianti idrici della casa, con costi importanti, che hanno senso in fase di ristrutturazione, ma meno per il solo efficientamento.

    Lo stesso dicasi per sostituire il riscaldamento a gas con delle alternative: le soluzioni veramente efficienti richiedono costi di impianto importanti, o dei sistemi altrettanto esposti al costo variabile delle materie combustibili.

    Infatti sostituire con il riscaldamento con delle stufette elettriche, che hanno il vantaggio di costare poco e di non richiedere grossi costi di impianto, a patto di avere un impianto elettrico a norma, non portano grandi benefici sulla bolletta, ma soprattutto soffrono della necessità di adeguare la potenza del contatore, coi relativi costi, specie se abbiamo la necessità di riscaldare più ambienti contemporaneamente.

    view of the air conditioning unit outside the building

    Una soluzione di compromesso che può avere senso nelle località non particolarmente fredde è utilizzare gli split dell’aria condizionata in modalità riscaldamento: rispetto ad una stufetta elettrica consumano anche meno della metà e se gli sbalzi di temperatura con l’esterno non sono eccessivi riescono ad essere competitivi rispetto al gas, nonostante vadano calibrate bene per le caratteristiche della casa, e comunque si vanno a scontrare, anche se in maniera meno pronunciata rispetto alla stufetta, con la potenza del contatore in caso di più elettrodomestici accesi nello stesso momento.

    Alternativamente si può pensare ad una stufa a pellet o a legna, ma va considerato che la scarsità di pellet, rischia di creare costi variabili a seconda del periodo e della disponibilità del prodotto, che unito alla scomodità di dover caricare e stoccare il pellet oltre alla necessità di regolare manutenzione e alle normative sull’inquinamento che potrebbero vietarne l’uso specie nei centri urbani, la rendono nella maggior parte dei casi una scelta poco lungimirante per una sostituzione.

    Alla fine passare da gas ad elettrico ha senso solo accoppiando l’intervento ad un efficentamento generale della casa, magari da abbinare alla sostituzione degli infissi accedendo ad incentivi statali per la ristrutturazione, come il bonus ristrutturazioni, o ad interventi mirati come il conto termico 3.0 o l’ecobonus utili per pensare ad un sistema di scaldacqua a pompa di calore, sicuramente più efficiente del gas.

    Quello che invece ha poco senso, se non per soluzioni temporanee è l’uso di stufette o piani cottura elettrici di tipo economico: generalmente i consumi in mancanza di tecnologie moderne sono alti e il risparmio e la scomodità le rendono poco convenienti.

    Voi avete già abbandonato il gas in favore dell’elettrico o lo preferite comunque nonostante i rincari?

  • Anche i giapponesi si arrendono: le loro TV ai giganti cinesi

    Anche i giapponesi si arrendono: le loro TV ai giganti cinesi

    Storicamente quando pensiamo a un televisore di qualità pensiamo a marchi storici che da sempre sono nel settore e con i quali possiamo andare sul sicuro anche comprando un prodotto non necessariamente di alta gamma.

    Quelle aziende che storicamente producevano tutto in casa, dallo chassis all’elettronica, allo schermo a differenza di marchi piu economici che si trovavano ad assemblare pezzi prodotti da terzi, che non si potevano permettere di fare brutta figura.

    Ma il mercato nel tempo si è fatto molto agguerrito e se un tempo i leader del mercato erano aziende europee o americane, lo scettro è passato in mano ad ottime aziende asiatiche, generalmente taiwanesi, giapponesi o coreane.

    Ma anche loro hanno sofferto la concorrenza, soprattutto nella fascia più economica dove produttori cinesi e turchi riescono, lavorando sulla quantità, riescono a sfornare prodotti appena decenti ma a prezzi fortemente ridotti, e usando spesso marchi di fantasia si possono pure permettere di mettere sul mercato prodotti scadenti senza fare grandi figuracce.

    Ma a furia di sfornare migliaia di televisori questi produttori nel tempo hanno migliorato la loro qualità e riescono a mettere sul mercato anche prodotti di fascia medio alta a prezzi comunque competitivi.

    E spesso per aggredire il mercato fanno incetta di vecchi marchi caduti in disuso, acquisendo su licenza storici marchi per rimarchiare prodotti orientali: per questo potete trovare nei mercatoni o nei supermercati televisori con marchi del passato a prezzi low-cost.

    Qualche produttore asiatico, quelli più strutturati, ha col tempo acquisito le divisioni di progettazione e di componentistica dei produttori storici portandosi in casa il know-how e utilizzando per lanciare i propri marchi premium, magari mantenendo una collaborazione col marchio storico per il quale si occupano di produrre le linee più economiche conto terzi.

    Ma anche questo tipo di collaborazioni , dove il grande marchio tiene in casa la produzione della linea premium demandando al partner orientale la linea entry level rivendendola  a prezzo maggiorato sta iniziando a venire meno, dato che spesso allo stesso prezzo dell’entry level del grande marchio si porta a casa un prodotto di gamma alta del marchio orientale.

    Questo significa che al grande marchio non conviene più stare sul mercato, a causa della concorrenza, dei margini risicati e della ridotta competitività finendo per dover alzare bandiera bianca.

    Quelle che resistevano, anche per motivi culturali, sono state le case giapponesi, che seppur con qualche compromesso tenevano alta la bandiera nipponica in fatto di qualità, anche se ultimamente meno competitivi rispetto ai marchi cinesi emergenti.

    Ma anche loro sono iniziate a cadere, consegnando la loro divisione TV nelle mani di giganti cinesi, come fece qualche anno fa il leader europeo Philips, che cedette il marchio a TPVision, azienda cinese nota per i monitor AOC. 

    La prima giapponese a cadere è stata Sharp, finita nelle mani di Foxconn, seguita da Toshiba che ha ceduto la propria divisione TV ad Hisense (e a Vestel per il mercato europeo).
    Ma di recente due colossi giapponesi, famosi per le innovazioni in ambito televisivo, hanno finito per cedere la loro divisione TV al nemico cinese: si tratta di Sony, finita nelle mani di TCL e Panasonic che invece si è alleata a Skyworth.

    Questi due marchi storici continueranno a fornire una sorta di consulenza al partner cinese, ma la produzione, l’assistenza e la distribuzione, appena smaltite le scorte a magazzino passano di mano, sancendo la fine dei grandi nomi storici delle TV.

    Al momento giusto i coreani mantengono in casa la produzione delle linee di prodotto più costose, ma anche loro dopo avere ceduto la produzione dei pannelli a terzi, hanno demandato la produzione dei tv di fascia media ed economica a produttori esterni.

    In pratica diventerà quasi impossibile fare a meno di trovarsi in casa un televisore made in China, nelle migliore delle ipotesi sarà fatto in Turchia, o assemblato nell’Europa dell’Est con componentistica cinese.

    C’è però da dire che i prodotti cinesi sono migliorati tanto, e le loro linee migliori non hanno nulla a che invidiare ai marchi storici, anche perchè spesso, come detto, finiscono per uscire dalle stesse fabbriche o comunque ne hanno acquisito la tecnologie.

    Voi acquisterete ancora i marchi storici, o tanto vale preferite i brand asiatici più economici?

  • Addio Posta1 : dal 1 maggio sparisce la posta prioritaria

    Addio Posta1 : dal 1 maggio sparisce la posta prioritaria

    Una notizia importante riguarda il servizio postale italiano: dal 1 maggio 2026 sparisce la posta prioritaria dai servizi erogati dalle Poste nel perimetro del Servizio Universale.

    Questo significa che nella legge di bilancio 2026 si è stabilito che questo prodotto, molto utilizzato per via delle spedizioni rapide, economiche e soprattutto tracciate, venga cessato.

    Ricordiamo che il servizio , denominato commercialmente Posta1, permetteva di spedire lettere e documenti sino ai 2kg di peso, con tracciamento, consegnati generalmente nel giorno lavorativo successivo a quello di accettazione, con un costo a partire da 3 euro.

    Viene utilizzato quando si vuole spedire velocemente una lettera e/o quando si vuole essere sicuri che venga consegnata, grazie al tracciamento: questo ha fatto sì che sia molto usata nelle spedizioni di piccoli acquisti online, venduti sia da privati che da commercianti, dato che , se ci si mantiene nei pesi e nelle dimensioni previste, permette di avere un servizio simile a quello dei corrieri espresso a circa la metà del prezzo.

    E il cancellare questo diffusissimo prodotto creerà problemi non solo al negoziante, o a chi vende l’usato su Ebay, ma anche a chi acquista prodotti economici online, come ad esempio accessori, custodie per il telefono, cavetteria che hanno dimensioni, valore e peso contenuto: se la spedizione ci costa più del valore della merce probabilmente o non la compriamo online, o siamo costretti a dover raggiungere un certo minimo d’ordine per la spedizione gratuita, vanificando la convenienza del nostro acquisto.

    Il piccolo commerciante soprattutto si vedrà soffiare la vendita dalle grosse piattaforme internazionali che possono accorpare le spedizioni o che forniscono spedizioni gratuite, ma è il consumatore che dovrà pagare di più, perchè i maggiori costi di spedizione, sia che siano affogati in un ordine più grande o se paga la singola spedizione avrà comunque degli aumenti.

    E le alternative ancora disponibili nel servizio postale universale poco si sposano con gli acquisti online: la posta ordinaria (commercialmente chiamata Posta4), se è pur vero che è più economica, non solo ha tempi di consegna più lunghi, almeno quattro giorni oltre il giorno di accettazione, ma manca di tracciabilità, cosa che la rende incompatibile con gli acquisti online dove la prova della consegna è indispensabile per evitare truffe.

    La raccomandata invece ha una gestione molto più complessa e prezzi poco competitivi rispetto ad un corriere espresso, e lo stesso dicasi per l’assicurata: questo significa che i commercianti dovranno gioco forza orientarsi sui servizi di corriere espresso, più costosi.

    E ovviamente spariranno le spedizioni gratuite o saranno vincolate ad un  certo minimo d’ordine, che probabilmente non raggiungerete facilmente specie se acquistate da un negozio specializzato, e questo favorirà i grandi marketplace dove è possibile cumulare le spedizioni, sempre che la spedizione non sia comunque gestita dal singolo venditore e che quindi soffrirà del problema, costringendolo ad alzare i prezzi.

    Alla fine, questa mossa nasce per far risparmiare qualcosa allo stato, ma genera problemi per i cittadini , e se magari si può soprassedere se si ha l’esigenza di spedire una lettera o dei documenti, dato che lo si fà sempre più raramente, almeno in forma cartacea, il problema si crea quando dobbiamo spedire qualcosa di fisico: quindi quella spedizione economica che spesso ci veniva omaggiata, in assenza di alternative, ora in qualche modo la dovremmo pagare.

    Voi eravate al corrente della notizia? Usavate la posta prioritaria? Con cosa la sostituirete?

  • Chi paga i conti della guerra? Aumenti e Benzina Razionata!

    Chi paga i conti della guerra? Aumenti e Benzina Razionata!

    Uno degli effetti della guerra in Iran è sicuramente l’aumento dei costi dell’energia, dato che una consistente parte di gas e petrolio arrivano da quelle parti, e tra blocchi navali e bombardamento agli impianti, non solo di Iran ma anche dei paesi limitrofi , non solo la distribuzione ma anche la produzione si è quasi interrotta, proprio in un momento dove al termine della stagione fredda si fanno scorte per l’inverno successivo.

    Questo porta ad un aumento dei prezzi ed ad una maggiore concorrenza nell’acquisto che porta, per via della legge della domanda e dell’offerta a fare schizzare in alto i prezzi.

    E se da noi il problema dei prezzi, in parte è compensato da un temporaneo taglio delle accise per i carburanti da autotrazione, nella speranza che la situazione si possa risolvere a breve, non è il solo a cui dovremo far fronte.

    white and black gas pumps

    Infatti la maggior richiesta, unita alla necessità di accaparrarsi delle scorte prima di ulteriori aumenti o anche quella di doversi approvvigionare da fonti alternative a quelle del golfo persico fa sì che la disponibilità di gas e petrolio sui mercati mondiali stia diminuendo.

    E questo non significa solo un problema prezzi, che diventerà molto più evidente al termine del taglio temporaneo delle accise, ma soprattutto di disponibilità: infatti gas e petrolio stanno iniziando a scarseggiare.

    In molti paesi, specialmente in quelli particolarmente dipendenti dalle importazioni di gas e petrolio infatti sta iniziando una sorta di razionamento delle energie, con stazioni di servizio chiuse e con lunghe code in quelle dove il prodotto è disponibile, stop a produzioni energivore e black out elettrici.

    Ma anche dalle nostre parti, alcune stazioni di servizio, soprattutto nelle zone più periferiche, iniziano a funzionare a singhiozzo a causa della mancanza di carburanti e la situazione non potrà fare altro che peggiorare , soprattutto se la guerra si allunga.

    E per l’Italia c’è da ricordare che importa la maggior parte del suo fabbisogno energetico dall’estero, e una volta tagliati i ponti con la Russia ci stavamo fornendo di gas in buona parte dal Qatar, da un impianto che è stato bombardato e che potrà ritornare pienamente operativo solo nel giro di alcuni anni.

    Ciò significa essere con il coltello alla gola nella ricerca di fornitori alternativi, con il rischio di prezzi ancora più cari ma soprattutto di dover competere con chi ne ha assolutamente bisogno e quindi disposto a pagarlo di più, alzando l’asticella dei prezzi.

    Ma soprattutto si rischia di non trovarne, neanche a volerlo pagare dieci volte tanto quanto costava prima della guerra, ed essendoci necessario per riscaldarci e creare energia elettrica si rischiano i razionamenti.

    Inoltre il nostro mix energetico è fortemente sbilanciato sugli idrocarburi, non avendo più centrali nucleari in attività che potrebbero consentire una produzione costante di energia senza dipendere dall’estero.

    rows of solar modules in photovoltaic power station

    E anche volendo aumentare la produzione da fonti rinnovabili come solare o eolico ci si scontrerebbe con la dipendenza dall’estero, dai tempi di messa in opera ma soprattutto da una produzione che funziona solo in determinati periodi o ore della giornata, cosa che non riuscirebbe, se non solo in parte, a risolvere i nostri problemi di approvvigionamento.

    Ciò significa che dovremmo prepararci a periodi di scarsità di energia che si protrarranno nel tempo anche al termine delle ostilità, visto che le catene di approvvigionamento e gli impianti distrutti richiederanno tempi lunghi per tornare a regime, con il rischio, anche per noi, di razionamenti e blackout.

    clouds over wind turbine

    Quindi quello che possiamo fare , nel nostro piccolo, per alleviare il problema è fare scorta di carburante, magari dotandosi anche di un generatore di emergenza, e di fare scorta di prodotti derivati dal petrolio che possono risentire della scarsità di materie prime e di difficoltà nei trasporti, ma la cosa si può estendere a qualsiasi prodotto che viaggiando su gomma, subirà problemi di disponibilità e aumenti di prezzo, e di cercare contratti di fornitura di luce e gas a prezzo fisso per mettersi a riparo dagli aumenti, che probabilmente dureranno a lungo. 

    Voi avete altre idee su come salvarsi da questi problemi di prezzi e disponibilità?

  • Il conto della guerra in Iran lo paghiamo noi europei

    Il conto della guerra in Iran lo paghiamo noi europei

    Purtoppo il periodo storico non è il migliore a causa delle varie guerre in giro per il pianeta, alle quale si è recentemente aggiunta quella in Iran.

    E quest’ultima a causa della posizione geografica rischia di costare molto cara ai consumatori europei.

    Infatti la zona del golfo persico diventata teatro di guerra è cruciale per la produzione di gas e petrolio, e con l’abbandono delle forniture russe a basso prezzo a causa della guerra in Ucraina, a meno di non acquistare a prezzi altissimi dagli Stati Uniti,i nostri maggiori fornitori attualmente provengono da quelle aeree.

    E se anche magari non si acquistava gas e petrolio direttamente dall’Iran, le navi gasiere e petroliere provenienti dai paesi del golfo devo passare dalle coste iraniane che ora a causa della guerra, tra blocchi navali e regole assicurative che vietano alle navi di transitare in zone di guerra, sono diventate off limits.

    gasoline pumps in close up photography

    Inoltre la posizione delle raffinerie dei vari emirati costringono obbligatoriamente le petroliere a passare davanti alle coste iraniane, non essendoci altri sbocchi al momento, togliendo dal mercato dei fornitori fondamentali, che sono costretti ad interrompere la produzione facendo salire i prezzi.

    Aggiungiamo poi che gli attacchi iraniani a impianti di produzione di gas e petrolio ai paesi confinanti per costringerli a fare pressione nei confronti degli Stati Uniti per terminare la guerra, unite al blocco navale stanno causando minore produzione e quindi un immediato aumento dei prezzi all’ingrosso dei prodotti energetici, soprattutto del gas qatariota che rappresenta circa il 20% della produzione mondiale.

    industrial buildings at night

    E questo significa aumenti immediati per il pieno della nostra auto, del gas per il riscaldamento, per l’energia elettrica, e se la guerra si protrarrà causerà aumenti a catena anche del costo di trasporto delle merci che si riverbererà sui prezzi di tutti i prodotti.

    Ma non è solo l’energia a soffrire a causa delle guerre in medio oriente, ma anche il turismo e il traffico aereo, visto il ruolo dei paesi arabi nelle rotte aeree internazionali delle compagnie del golfo, che hanno fatto diventare gli aeroporti della zona scali obbligatori nelle maggiori rotte aeree intercontinentali.

    E il problema non è solo dei turisti, o di influencer e fuffaguru che fanno la bella vita a Doha o a Dubai, ma dello scalo delle merci che viaggiano sulle stesse rotte aeree, con le compagnie del golfo costrette a lasciare a terra aerei e passeggeri.

    Inoltre l’Iran sia come ritorsione, che come arma di pressione, ma soprattutto per proteggersi sta bombardando i paesi confinanti, distruggendo sia le basi militari statunitensi dalle quali arrivano i missili a lei destinati, ma anche strutture civili come porti, aeroporti e hotel legati alle attività dei militari, estendendo l’area di guerra a tutto il golfo persico.

    Ovviamente poi questa escalation porta ulteriori problemi con Israele che approfitta della situazione per bombardare i paesi che aiutano l’Iran con il risultato di un allargamento del conflitto, cosa che posticipa sempre più la risoluzione delle ostilità.

    E più passa il tempo e più il contraccolpo sull’economia mondiale è importante, e a pagare il conto non sono tanto gli USA o Israele, ma in parte gli altri stati del golfo, che perdono non solo introiti dalla vendita di prodotti petroliferi, ma anche lo status di ricchi e sicuri rifugi nel deserto costruiti coi petrodollari, ma soprattutto quei paesi che il gas e petrolio arabo lo acquistano, come gli europei.

    Il blocco navale sulle coste iraniane blocca inoltre ai paesi europei la ricezione di merci provenienti dall’Asia, con aumento dei costi e dei tempi di trasporto, dovendo le navi circumnavigare l’Africa per raggiungere le nostre coste.

    Infatti energia alle stelle, costi dei trasporti che gioco forza lieviteranno, minore disponibilità di prodotti cinesi e l’incertezza dovuta alla guerra faranno rapidamente salire l’inflazione.

    E questa tassa nascosta colpirà i nostri portafogli come abbiamo già sperimentato nelle crisi degli ultimi anni: i prezzi vanno alle stelle, ma gli stipendi restano fermi, costringendoci a ulteriori sacrifici in un momento poco roseo, anche a causa della guerra in Ucraina che continua e degli strascichi del periodo Covid che non sono stati ancora completamente assorbiti.

    Quello che si può fare è sperare che questa guerra possa finire prima possibile, perchè più si protrae nel tempo, e visti i presupposti potrebbe rivelarsi molto lunga, e più saremo noi europei a pagare il conto, anche a causa dei rapporti interrotti con la Russia, nostro vecchio fornitore energetico ormai abbandonato.

    Insomma le cose sembrano volgere al peggio, considerato che volenti o nolenti saremo chiamati a pagare i conti di questa spiacevole situazione. Cosa ne pensate?

    iran flag and toy soldiers on map
  • iRobot: l’inventore del Roomba sta fallendo

    iRobot: l’inventore del Roomba sta fallendo

    Gli aspirapolvere robot sono ormai presenti nelle nostre case da tempo, grazie alla loro comodità e al prezzo contenuto, almeno per i modelli meno sofisticati.

    Certo non possono sostituire una accurata pulizia manuale, ma aiutano certamente a raccogliere lo sporco e grazie alla loro automazione fanno risparmiare tempo prezioso, magari relegando le più accurate pulizie tradizionali ad un evento periodico, lasciando alla macchina le pulizie quotidiane.

    Quelli piú evoluti hanno anche la possibilitá di pulire i pavimenti con acqua e detergente, di scaricare in autonomia la sporcizia e di lavare autonomamente le spazzole, così come la possibilitá di mappare la casa con sistemi lidar per garantire migliore copertura ed evitare gli ostacoli.

    black round device on brown wooden flooring

    Insomma nel tempo questo elettrodomestico si è evoluto e da primizia tecnologica è diventato un prodotto adatto a tutte le tasche e le esigenze.

    Ovviamente visto il successo tante case produttrici sono entrate nel mercato consentendo innovazione e prezzi sempre piú bassi, tanto che addirittura si può trovare qualche modello anche a prezzo volantino nei reparti no food dei discount.

    Ma se facciamo un pó di mente locale ricorderemo i primi robot presenti sul mercato, i Roomba della casa americana iRobot che li ha inventati negli anni 90: costosi e indistruttibili erano la novitá tecnologica piú desiderata delle nostre case, almeno prima dell’avvento di tanti cloni orientali altrettanto validi ma sicuramente piú a buon mercato.

    Questa azienda era stata creata da alcuni professori di robotica del MIT che decisero di mettersi in proprio e offrire sul mercato i frutti delle loro ricerche, sia in ambito militare che civile.

    Infatti da iRobot nascerá la tecnologia del rover spaziale Sojorner della Nasa, così come un robot da ricognizione usato anche tra le macerie dell’attentato al World Trade Center, oltre al famosissimo Roomba che divenne un successo planetario.

    Ma questo successo portò nel tempo l’azienda a decidere di vendere la propria divisione militare per concentrarsi su quella civile, senza considerare gli effetti della concorrenza orientale che nel tempo fecero perdere al Roomba quella posizione di innovatore a vantaggio dei produttori cinesi, che miglioravano i loro prodotti molto rapidamente e con costi molto ridotti, tanto che la stessa iRobot é stata costretta a demandare la produzione ad aziende cinesi per poter rimanere competitiva.

    Ma nonostante le difficoltá il colpo di grazia è arrivato quando Amazon si offrì di acquistare l’azienda: questa operazione , che avrebbe potuto sistemare le traballanti finanze dell’azienda fú bloccata dalle autoritá antitrust temendo per l’eccessiva mole di dati che il colosso dell’e-commerce potesse ottenere dall’operazione, obbligando l’azienda di Jeff Bezos a ritirarsi dall’affare e lasciando iRobot in condizioni finanziariamente critiche che hanno portato recentemente a dover accedere al famigerato Chapter 11, l’anticamera al fallimento negli Stati Uniti.

    E a salvare la storica azienda sará un suo fornitore cinese, Picea , che realizza robot aspirapolvere conto terzi per marchi come General Electric, Xiaomi,Electrolux, Karcher, Haier, Shark,Whirpool, Anker, Philips e appunto iRobot oltre che con il suo marchio 3i.

    Questa azienda cinese acquisterá la storica casa americana, i marchi, i brevetti e la distribuzione salvandola dal fallimento.

    E ironia della sorte questo accade in un’America dove si alzano barriere protezionistiche nei confronti della Cina , ad esempio come successo coi droni DJI, ma si lascia scappare un’azienda fortemente innovativa, che nonostante non abbia piú lo smalto dei primi tempi è sicuramente importante per l’indipendenza tecnologica occidentale.

    Ovviamente il nuovo proprietario garantirà l’assistenza e la disponibilità di ricambi, quindi i prodotti già acquistati resteranno funzionanti, anche se i prodotti che utilizzano servizi in cloud o modelli molto datati potrebbero risentire di problemi e limitazioni.

    Voi sapevate di questo fallimento? Usate i prodotti di iRobot?

  • Grande schermo TV o Videoproiettore ?

    Grande schermo TV o Videoproiettore ?

    Chi ha la necessità di cambiare televisore avrà sicuramente pensato a come risparmiare qualcosa, soprattutto se punta a modelli di grandi dimensioni.

    E per risparmiare ci sono tante opzioni, magari rivolgersi a un marchio meno blasonato, scegliere un modello non recentissimo, o scegliere una tecnologia più economica, al prezzo di qualche rinuncia sulla qualità o sulle funzionalità.

    Ma esiste anche una soluzione un pò particolare che ci può permettere di avere schermi enormi a un prezzo molto conveniente: i videoproiettori.

    Infatti nel tempo le tecnologie si sono evolute e i prezzi diminuiti, consentendo di avere proiettori in alta definizione, con funzionalità smart anche al prezzo di poche decine di euro.

    Questo perché alcuni produttori asiatici sono riusciti ad adattare la tecnologia di un comune smartphone, ad una lampada consentendo la proiezione a costi bassissimi, e se fino a poco tempo fà con queste soluzioni si pagava pegno nella definizione e nella risoluzione, almeno nei modelli più economici, ora si riesce ad avere proiettori con un’alta definizione reale a prezzi impensabili solo qualche anno fa, specie quando non hanno marchi altisonanti sulla scocca.

    Ovviamente non sono prodotti perfetti, ma possono essere un’alternativa economica a chi sogna di avere una sala cinema low cost, a patto di avere un ambiente non troppo illuminato e un telo o una parete sgombra per la proiezione.

    Infatti se questo genere di prodotti lowcost hanno un difetto è la luminosità, che anche scegliendo i modelli migliori tende a scarseggiare , non consentendo la visione in stanze illuminate a differenza di un televisore che può essere goduto anche in piena luce.

    La soluzione può essere abbassare le serrande e goderselo con il buio, ma considerato anche la necessità di avere un telo o uno spazio apposito sul quale proiettare li rende poco versatili, quindi magari non saranno un sostituto della tv, ma sicuramente un valido complemento.

    Ma con un po’ di fantasia, e grazie ai sistemi di regolazione automatica nulla ci vieta magari di proiettare sul soffitto o su un telo retrattile magari motorizzato.

    Altri difetti di questi proiettori lowcost possono essere la disponibilità di ricambi, ma va considerato che spesso questi proiettori finiscono per costare meno del costo di una lampada di ricambio per un proiettore di marca, quindi considerato il costo, in caso di guasto a fine garanzia non ci si fà tanti problemi nel rottamarli e magari sostituirli da un modello più aggiornato.

    Va ovviamente tenuto conto nella scelta che ci sono ancora sul mercato modelli vecchi con risoluzione non full hd nativa, da scartare vista la differenza di prezzo esigua con un modello moderno, così come modelli poco luminosi o con caratteristiche palesamente fantasiose e non corrispondenti al vero, motivo per cui meglio leggere qualche recensione prima dell’acquisto per accertarsi che il prodotto scelto sia valido.

    Accertatevi anche della presenza di tutte le porte necessarie per collegare i vostri dispositivi e di un comparto audio o multimediale adeguato, e se ha le funzionalità smart tv che abbia le certificazioni per i contenuti protetti come netflix e la possibilità di installare delle app grazie a sistemi operativi comunemente supportati.

    Ad ogni modo se ne trovano in rete di origine cinese , spesso con marchi di fantasia, a prezzi molto abbordabili che meritano quanto meno un test per capire se possono fare al caso nostro, magari riservandovi di fare un reso se non siete soddisfatti.

    Voi li conoscevate? Ne avete uno? Li utilizzate o preferite la classica TV?

  • I gadget per la cucina: indispensabili, utili o superflui ?

    I gadget per la cucina: indispensabili, utili o superflui ?

    Chi si diletta in cucina spesso non riesce a resistere a comprare nuovi utensili o elettrodomestici per la cucina, che spesso finiscono dopo l’ entusiasmo iniziale, dimenticati in un cassetto.

    Altri invece diventano di uso quotidiano, tanto da pentirci di non averli acquistati prima e certi altri non sono indispensabili, ma se sono presenti ci possono fare risparmiare tempo ed energie.

    Individuarli prima di metterli nel carrello , fisico o virtuale, ci permetterà di risparmiare soldi di un incauto acquisto che spazio in cucina, risorsa assai scarsa nelle case moderne.

    Inoltre può essere utile conoscerli per fare un regalo azzeccato a chi si diletta in cucina o si è appena trasferito in una nuova casa e necessita dell’attrezzatura per cucinare.

    Anche categorizzare questi utensili è qualcosa di personale, quello che per qualcuno è indispensabile potrebbe essere opzionale per altri, e quello che noi riteniamo inutile può rivelarsi un toccasana.

    Tralasciando i grandi elettrodomestici fissi della cucina come forno, frigo e fornelli sicuramente non si può fare a meno di una selezione di pentole e coltelli , più o meno corposa a seconda di cosa siamo soliti cucinare e dello spazio a nostra disposizione, taglieri, cucchiai e spatole di legno, bilancia da cucina, minipimer, scolapasta, grattugia e apriscatole, mentre tra gli elettrodomestici non può mancare il microonde per scaldare, scongelare o cuocere in maniera rapida i cibi o la friggitrice ad aria per cucinare e riscaldare senza grassi e in tempi più rapidi rispetto al forno, ma anche un bollitore elettrico o una macchina per il caffè sono particolarmente utili per le nostre colazioni.

    Tra gli utensili opzionali, quelli che pur non essendo indispensabili sono particolarmente comodi quando li abbiamo a disposizione, e che potrebbero essere un’idea azzeccata per un regalo possiamo pensare a timer da cucina, mandolina, spremiaglio, tagliapizza, mortaio e pestello, mentre tra quelli elettrici può essere di grande aiuto una impastatrice planetaria, specie per chi si diletta a fare torte o lievitati, ma anche un frullatore potente o un  robot da cucina diventa particolarmente comodo, così come può essere utile ma non indispensabile avere una bistecchiera elettrica o un tostapane, mentre tra i grandi elettrodomestici sicuramente possiamo annoverare in questa lista lavastoviglie, cappa aspirante e congelatore a pozzetto.

    Invece tra quelli di cui potremo fare a meno senza troppe remore possiamo pensare a tutti quegli utensili monotask, che fanno solo una cosa e che spesso finiamo per dimenticare nei cassetti come taglia panini, sbuccia uova, misura spaghetti e simili.

    Tra gli elettrodomestici potremmo fare una lista di strumenti tutto sommato superflui, utili solo per pochi e una per quelli inutili a prescindere, che rischiano di finire sicuramente dimenticati in fondo ad un cassetto.

    Nella prima possiamo pensare alla macchina per il pane, utile solo per chi ha la pazienza di farselo in casa ogni giorno, al cuoci riso elettrico utile per gli amanti della cucina asiatica ma che può essere sostituito da una classica pentola, così come accade per il cuoci uova o la vaporiera, alla yogurtiera, utile per chi mangia tanto yogurt  e preferisce farlo in casa, alla centrifuga, ottima per i salutisti ma che è ad alto rischio di finire in cantina anche perché occupa spazio sul piano di lavoro, ma anche strumenti utili ma complessi da utilizzare come la gelatiera o la macchina per il sottovuoto.

    Mentre tra i più inutili possiamo pensare a estrattori di succo o  lavaggio a vapore, che generalmente finiscono presto in cantina dopo l’innamoramento iniziale, così come le macchine per popcorn o zucchero filato, gli scalda tazze o gli strumenti per cuocere un singolo dolce come crepiere, cuoci waffle o cuoci muffin elettrici che possono essere sostituiti da normali strumenti multiuso come teglie o pentolini senza occupare spazio extra in cucina.

    Ovviamente questa lista cambia anche in base alle esigenze e le abitudini di ognuno e dello spazio a disposizione in cucina, ovviamente avere una cucina da 2.40 metri è ben diverso da avere un isola più 10 metri lineari di spazio, dove sicuramente possono trovare spazio anche elettrodomestici che si usano di rado.

    Voi come stilereste queste liste? Cosa per voi è indispensabile e cosa può finire tranquillamente in cantina?

  • Come salvarsi dalle bollette

    Come salvarsi dalle bollette

    Uno dei modi per ottimizzare le spese familiari è quello di risparmiare sulle bollette, cosa che può essere fatta limitando i consumi utilizzando comportamenti più virtuosi e apparecchi più efficienti, ma anche scegliendo degli operatori più economici e delle tariffe che meglio rispettano le nostre esigenze di consumo.

    Cambiare operatore, sia che si tratti di telefonia, di connessione internet o di luce e gas generalmente potrebbe farci risparmiare se sul mercato sono comparse offerte più convenienti, magari con delle condizioni molto vantaggiose per convincerci al cambio.

    Ma non sempre il cambio è vantaggioso, perchè magari abbiamo sottoscritto degli abbonamenti quando i prezzi erano più bassi o perché il nuovo operatore ha dei costi o delle tariffe che non sono convenienti per l’uso che facciamo della nostra utenza, o perchè ha delle fasce orarie o delle limitazioni che non si addicono alle nostre esigenze.

    Questo significa che prima di cambiare operatore dobbiamo conoscere bene quanto paghiamo abitualmente , quanto e come consumiamo , sia essa telefonia, connessione a internet , luce o gas, e leggere attentamente le condizioni dell’operatore con il quale vorremmo cambiare il nostro contratto, andando a simulare la spesa dell’ultimo anno per capire se, e quanto avremmo potuto risparmiare cambiando operatore.

    Volendo cercare il miglior operatore, ci si deve però districare in una giungla di offerte, operatori e condizioni che possono variare molto, con il rischio , se si sceglie quello sbagliato, di trovarci a pagare anche di più del nostro attuale contratto, al quale difficilmente potremmo ritornare dopo un cambio azzardato.

    Questo significa che prima di firmare un nuovo contratto, magari pressati da un venditore o un call center con un’offerta a breve scadenza bisogna essere ben consci delle nuove condizioni e di quanto si potrà effettivamente risparmiare.

    Il consiglio è quindi quello di farsi mandare tutta la documentazione , magari per mail, con indicate chiaramente le tariffe, prima della firma in modo da poter simulare i costi e confrontarla con le bollette del nostro attuale operatore, senza che un venditore interessato a piazzare un contratto possa farci credere che ci sia un risparmio in realtà inesistente, o addirittura farci spendere di più.

    close up photo of accounting documents

    Alternativamente una buona idea è quella di informarci in autonomia senza attendere che un venditore venga a proporci un nuovo contratto, magari utilizzando dei comparatori e approfondendo le offerte dei vari operatori.

    Per farlo si dovrà avere a disposizione le ultime bollette, preferibilmente quelle dell’ultimo anno , specie per quelle utenze come luce e gas dove i consumi variano in base alla stagione, per individuare consumi e modalità.

    person putting coin in a piggy bank

    Ricordiamoci anche che i comparatori privati, cioè non afferenti ad un autorità indipendente come il portale offerte di arera per luce e gas, guadagnano dagli operatori e quindi vi proporranno offerte solo degli operatori con i quali hanno degli accordi , magari nascondendovi offerte più vantaggiose.

    Esistono poi dei servizi più evoluti di comparazione che permettono di caricare le nostre bollette in una app o in un sito per sapere se e quanto è possibile risparmiare, semplificandoci la vita nei calcoli: anche in questo caso il servizio potrebbe non essere convenzionato con l’offerta migliore sul mercato , che magari riesce a mantenere i prezzi più bassi proprio perchè non paga intermediari, ma comunque il solo fatto di indicarci che esistono offerte migliori di quella attualmente in uso può stimolarci nella ricerca di un’alternativa.

    electrician fixing an opened switchboard

    Ad ogni modo il cambio dei contratti generalmente avviene in maniera semplice e con la burocrazia gestita dal nuovo operatore: basterà indicare nel nuovo contratto le nostre generalità e un codice identificativo indicato in bolletta (codice di migrazione per le offerte internet e telefoniche , codice pod per la luce, e codice PDR per il gas).

    A seconda della tipologia dell’utenza il cambio può richiedere il cambio di apparati, come nel caso di un router internet, di una sim o avvenire in maniera del tutto trasparente come nel caso della fornitura elettrica: in questo caso, dato che i tempi di cambio possono essere di diverse settimane , durante il cambio potrebbe non essere chiaro quale operatore ci stia fornendo il servizio al momento.

    E in quest’ultimo caso bisogna essere particolarmente accorti a non firmare cambi di contratto indesiderati, magari rispondendo ad una telefonata di call center truffaldini, che una volta ottenuto il nostro codice POD, magari con la scusa di una consulenza o spacciandosi per il nostro operatore potrebbe attivare a vostra insaputa  un nuovo contratto di cui potreste accorgervi dopo qualche mese al ricevimento di una bolletta di un operatore sconosciuto per la vostra utenza, a differenza di altre tipologie di contratto, dove il contatto di di un installatore o la ricezione di un apparato potrebbe mettervi subito in guardia da un cambio di contratto indesiderato.

    Ad ogni modo se si vuole risparmiare è essenziale conoscere bene, quanto, come consumiamo e quali sono le nostre condizioni contrattuali al momento, di modo da poterle confrontare con quelle di un ipotetico nuovo operatore, facendo attenzione alla stagionalità dei consumi: ovviamente a seconda dei nostri impianti spenderemo di più in inverno per riscaldarci, con consumi di gas o di elettricità maggiori, così come avremo dei consumi più alti nei mesi più caldi se utilizziamo i condizionatori, quindi è bene prendere a riferimento i consumi annuali, facendo attenzione al fatto che potremmo usare sistemi differenti per lo stessi servizio, come  riscaldarci (ad esempio caldaie a gas, stufe elettriche o a pellet), cucinare (gas o elettricità) o per caricare un eventuale auto elettrica che potrebbero spostare consumi e quindi convenienza da una tipologia di utenza ad un‘altra, vanificando le nostre stime.

    blue solar panel board

    Voi cambiate spesso operatore o preferite evitare di impelagarsi in calcoli astrusi per risparmiare pochi euro?

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