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  • Come ricaricare le auto elettriche

    Come ricaricare le auto elettriche

    Le auto elettriche volenti o nolenti sono sempre più presenti nel mercato, e può capitare di doverne guidare una, magari perchè ci viene prestata , fornita dall’azienda o noleggiata, o magari semplicemente perchè ne stiamo valutando l’acquisto, magari per sostituire un’auto termica o per cercare di proteggersi dal caro carburanti.

    Ad ogni modo diventa essenziale capire come, dove e quando ricaricare le auto e quanto ci può costare farlo. Infatti ricaricare una macchina elettrica è qualcosa di più complesso di una macchina termica, dove l’unica cosa che dobbiamo sapere è se è a benzina o a gasolio, considerato che i distributori sono super diffusi e che soprattutto possiamo fare il pieno in pochi minuti e poter ripartire per centinaia di chilometri senza doversi più fermare a rifornire.

    Sulle elettriche oltre al prezzo per la ricarica, cambia il tipo di attacco, la velocità di ricarica, l’autonomia, infatti generalmente le auto possono essere caricate, a seconda dei modelli, in corrente alternata, generalmente più lenta o in corrente continua, pertanto cambia il connettore che deve avere la macchina e la colonnina alla quale la ricarichiamo.

    In Europa le auto hanno sostanzialmente due tipi di attacchi il tipo 2 o Mennekes che supporta generalmente fino ai 22kW in corrente alternata, e il CCS2 che invece consente la ricarica in corrente continua ultra rapida anche fino ai 350kw sempre che sia la macchina che la colonnina supporti tale velocità.

    Nel primo caso generalmente abbiamo bisogno di tenere in auto il cavo di ricarica per attaccarsi alla colonnina, nel secondo utilizzeremo quello integrato, sempre che i ladri di rame non lo abbiano rubato mettendo fuori uso la colonnina, cosa che purtroppo non è così rara.

    Ovviamente sia la macchina che la colonnina devono supportare tali velocità, altrimenti la ricarica andrà alla velocità più lenta: ad esempio se la nostra auto permette ricariche sino a 11kW e noi la carichiamo in una colonnina da 22 andrà comunque a 11.

    E la velocità di ricarica è essenziale, perché una ricarica lenta, a seconda della dimensione della batteria e della quantità di carica residua, significa dover tenere in carica l’automobile per svariate ore.
    Ovviamente più le colonnine sono veloci e più costa la ricarica, quindi la comodità di ripartire dopo mezz’ora anziché dopo 3 o 4 ore potrebbe costarci anche 3 o 4 volte tanto a parità di ricarica.

    Infatti la soluzione più economica per la ricarica è utilizzare una wallbox in casa o in garage, possibilmente alimentata da un fotovoltaico o comunque da un contratto di fornitura elettrica con tariffe vantaggiose, magari con l’aiuto di una wallbox intelligente per ottimizzare tempi e costi di ricarica senza dover paralizzare l’impianto elettrico casalingo.

    Ma se non si ha un garage dove poter ricaricare l’auto, la colonnina è l’unica soluzione, e non solo quando siamo in viaggio. 

    Ovviamente tutte le colonnine hanno prezzi differenziati a seconda del gestore e della velocità, e in qualche caso come qualche hotel o supermercato possono offrire la possibilità di una ricarica gratuita ai propri clienti.

    Ma ovviamente nella maggior parte dei casi la ricarica è a pagamento, e spesso in mancanza di abbonamenti o convenzioni rischia di essere particolarmente salata, e sicuramente non competitiva coi costi di rifornimento di una termica.

    Inoltre accedere ad alcune colonnine richiede una certa burocrazia per l’abilitazione della ricarica, come la richiesta di una card o l’installazione di un’app specifica che poco si presta per un uso sporadico della colonnina, magari in emergenza perchè abbiamo la batteria quasi a zero.

    Esistono però delle app per trovare e confrontare le colonnine, per permetterci di risparmiare e soprattutto di localizzare una colonnina compatibile con la nostra auto, specie se ce ne occorre una veloce o comoda per i nostri spostamenti.

    Inoltre ci sono degli abbonamenti in roaming che permettono di utilizzare colonnine di più gestori senza doversi abbonare ad ogni singolo operatore, consentendoci di risparmiare con delle tariffe convenzionate o acquistando dei pacchetti di energia prepagata.

    Altra cosa a cui fare attenzione sono le tariffe di stazionamento: soprattutto nelle colonnine rapide lasciare attaccata la macchina dopo che la ricarica è completa comporta degli addebiti extra per ogni minuto oltre il necessario, visto che si toglie spazio ad un altro utente che potrebbe avere bisogno di ricaricare. Infatti se nelle colonnine più lente lasciare attaccata l’auto è più tollerato, o comunque ha dei periodi di grazia più lunghi dato che è normale lasciare la macchina in carica anche per delle ore, in una colonnina veloce dove , se la macchina lo permette riusciamo a dare una buona ricarica anche in mezzora, lasciarla in carica mentre andiamo per otto ore in ufficio, sfruttando la colonnina come un parcheggio potrebbe costarci davvero caro.

    E infine quello che conta è calcolare l’autonomia residua della macchina, in funzione del percorso che prevediamo di fare e della disponibilità di una colonnina nel nostro tragitto, che sia libera e funzionante, magari mantenendo un margine per una soluzione alternativa in caso di colonnina fuori uso, specie se stiamo facendo un viaggio lungo o fuori programma, ragione per cui è sempre bene tenere la batteria ben carica e non rasentare la riserva con il rischio di dover chiamare un carroattrezzi per farci raggiungere una colonnina. 

    Alla fine la ricarica di una macchina elettrica è sicuramente più complicata di una termica, perché richiede di conoscere tante procedure e tanti trucchetti che una termica non necessita, da come sfruttare i tempi morti durante una ricarica, a come risparmiare o arrivare a destinazione senza brutte sorprese, cose che non sono necessarie con una termica.

    Voi guidate una moderna macchina elettrica, o preferite la semplicità di una termica?

  • Inflazione: la tassa invisibile che mangia i nostri risparmi

    Inflazione: la tassa invisibile che mangia i nostri risparmi

    Purtroppo esiste una tassa invisibile che può fare male ai nostri portafogli, è l’inflazione che nasce quando i prezzi si alzano più dei nostri stipendi, facendoci perdere potere d’acquisto, che ci porta ad acquistare meno beni con la stessa quantità di denaro.

    E in questo periodo tra guerre, tensioni geopolitiche, blocco dei canali commerciali, mancanza di petrolio e materie prime i prezzi non possono fare altro che salire, e dato che l’economia è stagnante siamo destinati a perdere potere d’acquisto.

    E per difenderci quello che possiamo fare è attivare delle strategie che possono metterci almeno parzialmente al riparo da questi aumenti.

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    Ad esempio se abbiamo dei risparmi fermi sul conto tenendoli fermi banalmente varranno di meno, se ad esempio con le stesse 10 euro fino a ieri potevamo comprare 10 penne , aumentando i prezzi, magari tra un anno ne potremmo comprare solo 8, quindi per fare in modo di poter comprare le stesse 10 penne i nostri 10 euro devono diventare 12.50.

    In alternativa dobbiamo trovare una diversa penna o un diverso fornitore che continui a venderle ad 1 euro l’una.

    Nel primo caso avremmo bisogno di investire i nostri denari di modo che ci venga dato un interesse che possa far crescere quei nostri 10 euro iniziali, ovviamente ci si esporrà al rischio che se sbagliamo investimento potremmo perdere i nostri soldi, pertanto maggiore sarà questo rischio e maggiore sarà quanto potremmo ottenere in più dal nostro investimento: quelli più sicuri renderanno poco, quelli che promettono grandi guadagni potrebbero farci perdere il nostro denaro, ed in un periodo di crisi gli investimenti che storicamente sono stati ritenuti come sicuri potrebbero non esserlo in futuro.

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    Questo significa che per investire bisogna capire bene come funzionano questi meccanismi, magari facendosi aiutare da dei consulenti indipendenti che facciano i nostri interessi e non quelli di chi ci propone l’investimento.

    Alternativamente quello che si può fare è cercare di spendere meno, modificando le nostre abitudini, cercando alternative più economiche o fornitori meno cari, magari facendo scorta quando troviamo offerte convenienti.

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    Ovviamente fare scorta è possibile per dei beni durevoli : se troviamo la carta igenica o il cibo in scatola a lunga conservazione a un prezzo più basso del solito ha senso farne incetta, se compriamo una cassetta di frutta e non la consumiamo in fretta finiremo per buttarne una parte, facendo aumentare il reale costo.

    Tralaltro fare scorta in un periodo di tensioni geopolitiche ci mette anche al riparo da possibili aumenti futuri a causa della scarsità della produzione: se domani le aziende avranno difficoltà a produrre la carta igienica facilmente le poche confezioni disponibili sul mercato aumenteranno di prezzo, diciamo da 3 a 6 euro, e se noi le abbiamo pagate in offerta prima degli aumenti magari 2 euro l’una abbiamo fatto un risparmio notevole, che magari ci consente di permetterci di comprare un prodotto fresco a prezzo maggiorato di cui giocoforza non abbiamo potuto fare scorta.

    Alla fine proteggersi dall’inflazione diventa un gioco di strategia per cercare di risparmiare il più possibile senza rinunciare ai nostri consumi, dato che visto il periodo è sempre più difficile aumentare le entrate cercando un lavoro con uno stipendio più alto.

    Voi avete altre strategie per mettervi al riparo da questi aumenti?

  • Le auto elettriche ci salveranno dal caro petrolio?

    Le auto elettriche ci salveranno dal caro petrolio?

    Purtroppo la chiusura dello stretto di Hormuz ha portato a dei rincari importanti dei carburanti, che nonostante il temporaneo taglio delle accise sta portando il prezzo di diesel e benzina a livelli mai visti, con lo spauracchio di una difficoltà di rifornimento che potrà portare a vendite calmierate, blocco delle auto o circolazione a targhe alterne.

    Pertanto chi ha una macchina a benzina o a gasolio magari può pensare che il momento possa essere favorevole per passare ad una macchina elettrica che non risente degli aumenti della benzina, ma che comunque non è esente da tutti gli altri aumenti che il blocco dello stretto provoca, compreso quello per l’energia elettrica.

    Infatti ad aumentare non è solo la benzina, e nel conto che bisogna fare per capire se la soluzione di cambiare auto possa essere conveniente va considerato il costo del kilowattora.

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    E questo dipende da tanti fattori, ma soprattutto dove andremo a ricaricare la macchina: nel nostro garage, magari alimentando la nostra wallbox da un impianto fotovoltaico o alla colonnina.

    Infatti ricaricare esclusivamente alla colonnina, soprattutto da quelle più veloci, già da prima della crisi petrolifera era particolarmente costoso, rendendo il costo del nostro pieno meno conveniente di un equivalente auto termica, che a seconda dei casi rendono il prezzo della ricarica veloce anche due o tre volte più costoso di un pieno di benzina, rendendo la soluzione delle colonnine veloci un’opzione valida solo per chi ha la necessità estemporanea di rifornire in viaggio, non certo per un uso continuativo.

    Se invece ci si avvale della ricarica nelle colonnine lente, scegliendo bene contratti e fornitori, e sperando che quelle a noi più comode possano accedere alle migliori tariffe, si può arrivare ad eguagliare i costi di rifornimento di un benzina, magari a seconda dei casi essere leggermente più competitivi, ma generalmente non si risparmia e considerati anche i costi di acquisto della nuova auto, i conti ci dicono che se vogliamo risparmiare nei rifornimenti il gioco non vale la candela.

    Qualche chance di convenienza potrebbe esserci ricaricando in casa la macchina, specie se si ha un contratto , magari a prezzo bloccato, con delle tariffe a kilowattora molto convenienti o ancora meglio se abbiamo un impianto fotovoltaico che ci fornisce energia a costo zero.

    Il problema però diventa ammortizzare questo risparmio: infatti per via della crisi difficilmente si ripeteranno i generosi incentivi all’acquisto delle auto elettriche, e anche ipotizzando di avere l’energia gratis per recuperare la spesa di decine di migliaia di euro necessarie all’acquisto del veicolo servirebbero anni di lunghe percorrenze, superiori probabilmente alla vita utile della stessa vettura.

    Quindi difficilmente l’idea di cambiare tipologia di auto per salvarsi dai costi del blocco del petrolio ha senso, ma al limite può essere valutata se già dovevamo cambiare auto.

    electric car charging at station in australia

    Resta però da capire se l’uso che facciamo della macchina e le nostre abitudini sono compatibili con l’uso di una macchina elettrica, dato che i tempi e le modalità di ricarica possono essere un problema per chi magari ha necessità di fare lunghe percorrenze o non ha modo di pianificare i propri spostamenti in anticipo, soprattutto se non si ha la possibilità di ricaricare la macchina nel proprio garage di casa.

    Sicuramente resta una possibilità da valutare, ma difficilmente la scelta ha senso per motivi economici, magari meglio pensarla come uno sfizio, o per provare una nuova tecnologia o magari per motivi etici, ma ragionando con il portafoglio difficilmente è la scelta migliore.

    stylish and functional home ev charger blending seamlessly with modern home exteriors

    Voi cosa ne pensate?Acquisterete una macchina elettrica o magari ne avete già una?

  • Monopattini : Ora targa e assicurazioni sono obbligatorie

    Monopattini : Ora targa e assicurazioni sono obbligatorie

    Una delle ultime modifiche del codice della strada è appena entrata in vigore: l’obbligo di targa per i monopattini, con necessità di assicurare il veicolo e adeguarsi a nuove disposizioni per l’utilizzo, come l’obbligo di casco, il divieto di trasportare passeggeri o circolare contromano.

    Va anche ricordato che la velocità massima è ora di 20 km/h sulle strade urbane e di 6 km/h nelle aree pedonali e che nella guida notturna è obbligatorio indossare giubbotto o bretelle catarifrangenti.

    E dal 16 maggio 2026 è scattato l’obbligo del targhino, da richiedere in motorizzazione e che va applicato al mezzo pena una multa da 100 fino a 400 euro.

    Per richiedere il contrassegno, da applicare sul monopattino, ci si può rivolgere ad una agenzia di pratiche con i documenti di riconoscimento e il codice fiscale, o compilando un form online sul portale dell’automobilista , accedendo con spid o cie e successivamente, una volta trasmessi i documenti e ottenuta la conferma, ritirare il contrassegno in motorizzazione dopo aver pagato i relativi bolli e diritti per una spesa complessiva di circa 35 euro.

    Se si posseggono più monopattini, presentando un’unica domanda, il bollo (16 euro) si paga una volta sola, mentre costo del contrassegno e diritti di motorizzazione si pagano per ciascun mezzo (rispettivamente 8.66 e 10.20 euro).

    Il contrassegno, sarà legato al codice fiscale del richiedente e non al mezzo, come avviene per le automobili e dovrà essere applicato, sotto il parafango posteriore , se presente, o sul piantone dello sterzo

    E dal 16 luglio 2026 anche l’assicurazione dei mezzi diventa obbligatoria per poter circolare per strada, che andrà stipulata con un’ agenzia assicurativa  e sarà legata al codice fiscale e al contrassegno.

    Questo significa un esborso che potrà variare a seconda dei casi e delle garanzie richieste tra i 25 e 150 euro all’anno.

    Il motivo di queste date differenti dei due obblighi dipende dal posticipo richiesto dalle assicurazioni, in difficoltà per riuscire ad integrare il nuovo sistema di targhe nei loro sistemi.

    Ma non sono solo le assicurazioni ad essere in ritardo, anche il rilascio dei targhini sta avvenendo in maniera molto lenta a causa del picco di richieste, cosa che porterà molti utenti a rischiare delle salate multe o a non circolare col proprio mezzo in attesa di ricevere la targa.

    E un altra categoria colpita sono i noleggiatori di monopattini elettrici, che se non hanno ricevuto in tempo le targhe saranno costretti a fermare i mezzi sospendendo il servizio, creando un disservizio agli utenti.

    Alla fine se da una parte questa modifica al codice della strada dà modo di avere maggiori controlli contro l’uso spericolato,  specie da parte dei più giovani, e di avere una copertura assicurativa  dei monopattini, dall’altra aggiunge inutile e costosa burocrazia, che porterà molti utenti a sbarazzarsi o a cestinare il monopattino, magari tornando ad utilizzare mezzi di trasporto più inquinanti per la propria mobilità.

    Voi sapevate di questa novità? Utilizzate i monopattini elettrici?

  • Chip alle stelle: Crisi e IA accoppiata letale per i nostri portafogli

    Chip alle stelle: Crisi e IA accoppiata letale per i nostri portafogli

    Per il portafoglio degli appassionati di tecnologia il momento è veramente spaventoso, infatti se da una parte dovremmo essere contenti degli sviluppi dell’intelligenza artificiale dall’altra ci scontriamo sulla carenza di chip di memoria che ha spostato le produzioni dei chip verso le più remunerative tecnologie per i datacenter dove i sistemi di intelligenza artificiale sono ospitati.

    E dato che ogni dispositivo elettronico moderno, anche quello più insospettabile, ha a bordo delle memorie , in mancanza di disponibilità la produzione si ferma e i prezzi di quel poco che è disponibile schizzano alle stelle.

    Ma purtroppo al peggio non c’è mai fine e il blocco dello stretto di Hormuz ha peggiorato le cose, infatti tra i sottoprodotti del petrolio bloccati a causa della guerra abbiamo anche dei gas come l’elio indispensabili per la produzione di microchip in generale, peggiorando la già limitata disponibilità.

    central processor of a computer

    Inoltre i blocchi navali e la scarsità di kerosene per gli aerei rallentano la consegna dei prodotti finiti dalla Cina, portando a potenziali shortage che provocano ulteriori aumenti dei prezzi.

    E le tensioni geopolitiche tra Usa e Cina non fanno altro che peggiorare la situazione tra veti e divieti incrociati di esportare tecnologie e materie prime, e rischi di nuovi dazi all’orizzonte comprare anche un banale smartphone o laptop potrebbe costarci molto di più di quanto siamo abituati.

    Ma basta vedere cosa è successo al mondo delle console da videogiochi per capirlo: se un tempo col passare del tempo i prezzi diminuivano dopo il lancio, ormai siamo al quarto aumento dal lancio di Playstation 5, passata in sei anni ,un rincaro alla volta, da costare 399 euro al lancio ai 599 odierni con la versione Pro arrivata a costare ben 899 euro.

    a person holding a game controller

    Inoltre questi rincari stanno ammazzando prodotti di sicuro interesse che si trovano a posticipare a data indefinita il rilascio, come nel caso di Steam Machine ma anche le schede grafiche della serie 6000 di Nvidia, e comunque bloccando il consueto rilascio di aggiornamenti di dispositivi hardware.

    Ma anche altri dispositivi non se la passano meglio, dai pc che con prezzi di ram e schede video alle stelle hanno raddoppiato i prezzi, spesso tagliando pure le prestazioni, al mercato degli smartphone che si ritrova con aumenti e carenza di disponibilità.

    Insomma il periodo pare essere particolarmente funesto per tutti i dispositivi elettronici, e nonostante qualche nuova tecnologia per ridurre il consumo di memoria per i sistemi di intelligenza artificiale faccia ben sperare, dovremo a lungo convivere con la penuria di componenti.

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    E questo non fa che cambiare il paradigma della tecnologia, rallentando l’innovazione e aumentando i costi.

    La speranza è che qualcosa possa cambiare ma gli interessi della finanza, uniti alle tensioni geopolitiche in atto difficilmente potranno portare a qualcosa di buono.

    Avete notato anche voi questi aumenti?

  • Addio Posta1 : dal 1 maggio sparisce la posta prioritaria

    Addio Posta1 : dal 1 maggio sparisce la posta prioritaria

    Una notizia importante riguarda il servizio postale italiano: dal 1 maggio 2026 sparisce la posta prioritaria dai servizi erogati dalle Poste nel perimetro del Servizio Universale.

    Questo significa che nella legge di bilancio 2026 si è stabilito che questo prodotto, molto utilizzato per via delle spedizioni rapide, economiche e soprattutto tracciate, venga cessato.

    Ricordiamo che il servizio , denominato commercialmente Posta1, permetteva di spedire lettere e documenti sino ai 2kg di peso, con tracciamento, consegnati generalmente nel giorno lavorativo successivo a quello di accettazione, con un costo a partire da 3 euro.

    Viene utilizzato quando si vuole spedire velocemente una lettera e/o quando si vuole essere sicuri che venga consegnata, grazie al tracciamento: questo ha fatto sì che sia molto usata nelle spedizioni di piccoli acquisti online, venduti sia da privati che da commercianti, dato che , se ci si mantiene nei pesi e nelle dimensioni previste, permette di avere un servizio simile a quello dei corrieri espresso a circa la metà del prezzo.

    E il cancellare questo diffusissimo prodotto creerà problemi non solo al negoziante, o a chi vende l’usato su Ebay, ma anche a chi acquista prodotti economici online, come ad esempio accessori, custodie per il telefono, cavetteria che hanno dimensioni, valore e peso contenuto: se la spedizione ci costa più del valore della merce probabilmente o non la compriamo online, o siamo costretti a dover raggiungere un certo minimo d’ordine per la spedizione gratuita, vanificando la convenienza del nostro acquisto.

    Il piccolo commerciante soprattutto si vedrà soffiare la vendita dalle grosse piattaforme internazionali che possono accorpare le spedizioni o che forniscono spedizioni gratuite, ma è il consumatore che dovrà pagare di più, perchè i maggiori costi di spedizione, sia che siano affogati in un ordine più grande o se paga la singola spedizione avrà comunque degli aumenti.

    E le alternative ancora disponibili nel servizio postale universale poco si sposano con gli acquisti online: la posta ordinaria (commercialmente chiamata Posta4), se è pur vero che è più economica, non solo ha tempi di consegna più lunghi, almeno quattro giorni oltre il giorno di accettazione, ma manca di tracciabilità, cosa che la rende incompatibile con gli acquisti online dove la prova della consegna è indispensabile per evitare truffe.

    La raccomandata invece ha una gestione molto più complessa e prezzi poco competitivi rispetto ad un corriere espresso, e lo stesso dicasi per l’assicurata: questo significa che i commercianti dovranno gioco forza orientarsi sui servizi di corriere espresso, più costosi.

    E ovviamente spariranno le spedizioni gratuite o saranno vincolate ad un  certo minimo d’ordine, che probabilmente non raggiungerete facilmente specie se acquistate da un negozio specializzato, e questo favorirà i grandi marketplace dove è possibile cumulare le spedizioni, sempre che la spedizione non sia comunque gestita dal singolo venditore e che quindi soffrirà del problema, costringendolo ad alzare i prezzi.

    Alla fine, questa mossa nasce per far risparmiare qualcosa allo stato, ma genera problemi per i cittadini , e se magari si può soprassedere se si ha l’esigenza di spedire una lettera o dei documenti, dato che lo si fà sempre più raramente, almeno in forma cartacea, il problema si crea quando dobbiamo spedire qualcosa di fisico: quindi quella spedizione economica che spesso ci veniva omaggiata, in assenza di alternative, ora in qualche modo la dovremmo pagare.

    Voi eravate al corrente della notizia? Usavate la posta prioritaria? Con cosa la sostituirete?

  • Il conto della guerra in Iran lo paghiamo noi europei

    Il conto della guerra in Iran lo paghiamo noi europei

    Purtoppo il periodo storico non è il migliore a causa delle varie guerre in giro per il pianeta, alle quale si è recentemente aggiunta quella in Iran.

    E quest’ultima a causa della posizione geografica rischia di costare molto cara ai consumatori europei.

    Infatti la zona del golfo persico diventata teatro di guerra è cruciale per la produzione di gas e petrolio, e con l’abbandono delle forniture russe a basso prezzo a causa della guerra in Ucraina, a meno di non acquistare a prezzi altissimi dagli Stati Uniti,i nostri maggiori fornitori attualmente provengono da quelle aeree.

    E se anche magari non si acquistava gas e petrolio direttamente dall’Iran, le navi gasiere e petroliere provenienti dai paesi del golfo devo passare dalle coste iraniane che ora a causa della guerra, tra blocchi navali e regole assicurative che vietano alle navi di transitare in zone di guerra, sono diventate off limits.

    gasoline pumps in close up photography

    Inoltre la posizione delle raffinerie dei vari emirati costringono obbligatoriamente le petroliere a passare davanti alle coste iraniane, non essendoci altri sbocchi al momento, togliendo dal mercato dei fornitori fondamentali, che sono costretti ad interrompere la produzione facendo salire i prezzi.

    Aggiungiamo poi che gli attacchi iraniani a impianti di produzione di gas e petrolio ai paesi confinanti per costringerli a fare pressione nei confronti degli Stati Uniti per terminare la guerra, unite al blocco navale stanno causando minore produzione e quindi un immediato aumento dei prezzi all’ingrosso dei prodotti energetici, soprattutto del gas qatariota che rappresenta circa il 20% della produzione mondiale.

    industrial buildings at night

    E questo significa aumenti immediati per il pieno della nostra auto, del gas per il riscaldamento, per l’energia elettrica, e se la guerra si protrarrà causerà aumenti a catena anche del costo di trasporto delle merci che si riverbererà sui prezzi di tutti i prodotti.

    Ma non è solo l’energia a soffrire a causa delle guerre in medio oriente, ma anche il turismo e il traffico aereo, visto il ruolo dei paesi arabi nelle rotte aeree internazionali delle compagnie del golfo, che hanno fatto diventare gli aeroporti della zona scali obbligatori nelle maggiori rotte aeree intercontinentali.

    E il problema non è solo dei turisti, o di influencer e fuffaguru che fanno la bella vita a Doha o a Dubai, ma dello scalo delle merci che viaggiano sulle stesse rotte aeree, con le compagnie del golfo costrette a lasciare a terra aerei e passeggeri.

    Inoltre l’Iran sia come ritorsione, che come arma di pressione, ma soprattutto per proteggersi sta bombardando i paesi confinanti, distruggendo sia le basi militari statunitensi dalle quali arrivano i missili a lei destinati, ma anche strutture civili come porti, aeroporti e hotel legati alle attività dei militari, estendendo l’area di guerra a tutto il golfo persico.

    Ovviamente poi questa escalation porta ulteriori problemi con Israele che approfitta della situazione per bombardare i paesi che aiutano l’Iran con il risultato di un allargamento del conflitto, cosa che posticipa sempre più la risoluzione delle ostilità.

    E più passa il tempo e più il contraccolpo sull’economia mondiale è importante, e a pagare il conto non sono tanto gli USA o Israele, ma in parte gli altri stati del golfo, che perdono non solo introiti dalla vendita di prodotti petroliferi, ma anche lo status di ricchi e sicuri rifugi nel deserto costruiti coi petrodollari, ma soprattutto quei paesi che il gas e petrolio arabo lo acquistano, come gli europei.

    Il blocco navale sulle coste iraniane blocca inoltre ai paesi europei la ricezione di merci provenienti dall’Asia, con aumento dei costi e dei tempi di trasporto, dovendo le navi circumnavigare l’Africa per raggiungere le nostre coste.

    Infatti energia alle stelle, costi dei trasporti che gioco forza lieviteranno, minore disponibilità di prodotti cinesi e l’incertezza dovuta alla guerra faranno rapidamente salire l’inflazione.

    E questa tassa nascosta colpirà i nostri portafogli come abbiamo già sperimentato nelle crisi degli ultimi anni: i prezzi vanno alle stelle, ma gli stipendi restano fermi, costringendoci a ulteriori sacrifici in un momento poco roseo, anche a causa della guerra in Ucraina che continua e degli strascichi del periodo Covid che non sono stati ancora completamente assorbiti.

    Quello che si può fare è sperare che questa guerra possa finire prima possibile, perchè più si protrae nel tempo, e visti i presupposti potrebbe rivelarsi molto lunga, e più saremo noi europei a pagare il conto, anche a causa dei rapporti interrotti con la Russia, nostro vecchio fornitore energetico ormai abbandonato.

    Insomma le cose sembrano volgere al peggio, considerato che volenti o nolenti saremo chiamati a pagare i conti di questa spiacevole situazione. Cosa ne pensate?

    iran flag and toy soldiers on map
  • Arriva l’arbitro assicurativo

    Arriva l’arbitro assicurativo

    Quando abbiamo una controversia con la nostra impresa assicurativa, per una polizza vita, danni o rcauto spesso diventa inutile o costoso far valere i propri diritti senza dover ricorrere ai servizi di un avvocato e soprattutto anticipare le spese, cosa che fa venir meno la convenienza di un ricorso quando le cifre in ballo sono piuttosto modeste.

    Un classico esempio è il sinistro stradale, magari per un danno da 2000 euro, tolte le franchigie l’assicurazione magari ve ne liquida solo 1000, ma mettere un avvocato significa anticipare una cifra pari o superiore al danno e attendere anni che la giustizia faccia il suo corso: in pratica non ne vale la pena, a meno che le cifre in ballo non siano davvero importanti.

    car crash on dirt road

    Ma da gennaio c’è una novità: l’arbitro assicurativo (AAS), una figura terza, gestita dall’IVASS, che per legge si occupa delle dispute tra assicurato e assicuratore che da una parte fa da filtro alle richieste giudiziali e dall’altra permette agli assicurati di difendersi in maniera più rapida, economica e con tempi certi, previsti dalla nuova procedura.

    In pratica in caso di controversia con un’impresa di assicurazione o un intermediario assicurativo, eccetto alcuni casi specifici in cui questa procedura non è disponibile (ad esempio in caso di alcune imprese estere che hanno dichiarato di utilizzare il sistema analogo del proprio paese, risarcimenti oltre determinati importi, sinistri per cui intervengono il CONSAP o il fondo vittime della strada o della caccia, le assicurazioni grandi rischi, etc.) si dovrà attingere a questo strumento dopo il reclamo fatto all’assicurazione e prima di un’eventuale causa, qualora non si ottenga comunque soddisfazione dalla procedura.

    La cosa interessante sono i costi, solo 20 euro da pagare tramite pagoPA che verranno restituiti in caso di vittoria e senza la necessità di ricorrere ad un avvocato: l’unica cosa a cui fare attenzione é che la procedura si basa solo sulla documentazione inviata, quindi non potranno essere chiamati in causa testimoni o documentazione creata successivamente, oltre alle limitazioni di valore della controversia, quando si richiede un pagamento alla controparte.

    Infatti l’arbitro non interviene su polizze vita oltre i 300.000 euro in caso di morte o 150.000 negli altri casi, polizze danni oltre i 25.000 euro e controversie oltre i 2.500 in caso di indennizzo diretto: ciò significa che in caso di sinistro stradale se la differenza tra il danno effettivo e quello liquidato è superiore a questa cifra (facile che succeda se l’assicurazione non vuole pagare il danno, meno se c’è soltanto disaccordo sulla cifra) l’arbitro non interviene e bisogna andare in causa, cosa comunque giustificata dalle cifre in ballo.

    La procedura prevede che in primis l’assicurato faccia reclamo all’assicuratore, che deve rispondere entro 45 giorni, se non si trova un accordo o manca la risposta, l’assicurato apre la procedura presso l’arbitro fornendo , accedendo al sito tramite spid o cie,  tutta la documentazione, il reclamo e la risposta allo stesso, copia dei documenti e del pagamento di 20 euro.

    Entro 10 giorni la segreteria tecnica verifica l’ammissibilitá e la presenza della documentazione ed eventualmente chiede integrazioni, poi contatta l’assicuratore che entro 40 giorni deve fare una sua controdeduzione, al quale noi avremo 20 giorni per una nostra eventuale replica, e altri 20 giorni per una controreplica dell’assicurazione. Al termine di questo periodo il collegio esaminerá la pratica entro 90 giorni (prorogabili di altri 90 in caso di situazioni particolarmente complesse) e comunicherá l’esito del ricorso a cui l’impresa dovrà ottemperare entro 30 giorni e rimborsare il contributo versato: quindi a meno di complicanze dopo 6 mesi dall’inizio della procedura di arbitrato si ha un esito e in meno di 9 mesi dal sinistro si ha il rimborso: decisamente piú conveniente di una causa.

    judgement scale and gavel in judge office

    Ovviamente ci sono alcuni paletti che non permettono di usare lo strumento in tutte le situazioni, ma in caso di una controversia non particolarmente grave ci consente di far valere i nostri diritti anche quando non vale la pena mettere di mezzo un avvocato, e se poi non ci si riesce nulla vieta di intraprendere successivamente un’azione legale.

    Voi conoscevate questo strumento? Pensate sia utile o sia dell’ulteriore complicata burocrazia?

  • E’ la fine per il car sharing?

    E’ la fine per il car sharing?

    Nelle cittá un modo innovativo di muoversi in autonomia senza spendere troppo è certamente il car sharing, dove si ha la possibilitá di avere a propria disposizione un’auto per raggiungere la nostra destinazione noleggiandola solo per il tempo necessario alla nostra commissione, spesso potendola rilasciare nei pressi della nostra destinazione e magari noleggiarne un’altra per tornare a casa quando abbiamo terminato i nostri affari. 

    Con questo sistema oltre al risparmio rispetto ad un mezzo equiparabile come un taxi, organizzandosi per bene si ha il vantaggio di poter fare a meno di avere la macchina o quanto meno poter rinunciare ad una seconda vettura in famiglia. 

    Inoltre la possibilitá di accedere a ZTL e parcheggi gratuiti creano una comoditá e un risparmio anche nei confronti dell’auto privata se accediamo spesso alle zone a traffico limitato gravate da ticket di ingresso o dove comunque parcheggiare gratuitamente é una chimera.

    Ma questi servizi che andavano tanto di moda prima del covid, con la diffusione dello smartworking hanno perso appeal e soprattutto clienti, e anche col ritorno alla normalitá i numeri dei noleggi non sono tornati a quelli dei primi tempi, portando alla chiusura di alcuni operatori, gravati da costi sempre piú alti, inciviltá degli utenti che comporta spese di ripristino delle vetture  a carico degli operatori e canoni comunali sempre piú alti.


    Ma anche riducendo l’offerta, per le compagnie che hanno resistito, i conti non riescono a tornare, e se i primi a cadere sono stati gruppi internazionali che hanno gradualmente venduto le attivitá o abbandonato il nostro paese per dedicarsi a localitá piú redditizie, quello che fá riflettere è la trasformazione di enjoy, il servizio di car sharing di eni leader del mercato che in pratica sta rivoluzionando il servizio rendendolo simile a quello di un autonoleggio a breve termine, simile a quelli che troviamo in aeroporto, operando solo dalle stazioni di servizio della casa madre e da alcuni parcheggi convenzionati.

    In pratica dal 2026 non si potrá piú prendere una macchina disponibile per strada e rilasciarla a destinazione, né si avrá piú il libero accesso alle ztl e ai parcheggi blu: si noleggerá , prenotando l’auto tramite la app, che tralaltro smetterá di accettare le carte di credito prepagate, e riportandola solo nel punto di ritiro dove la si è noleggiata o in un parcheggio convenzionato.

    Ovviamente questo cambiamento la rende utile solo per chi ha bisogno di un mezzo temporaneo per qualche ora o al limite per pochi giorni, come un turista, un trasfertista o per chi ha la macchina di proprietá indisponibile magari a causa di una riparazione, ma non per l’uso quotidiano in sostituzione di un veicolo di proprietá, vanificando la possibilitá di fare a meno dell’auto di casa, anche in considerazione della minore disponibilitá di mezzi. 

    Ma Enjoy non é l’unica a capitolare, anche Zity il noleggio di auto elettriche di Mobilize, branchia dedicata alla micromobilitá del gruppo Renault chiude il servizio, lasciando in pratica solo un grande operatore sul mercato a fare il servizio di car sharing free floating nel nostro paese, al netto di qualche piccolo operatore locale e di operatori che noleggiano da stazioni fisse su prenotazione, dove comunque si perde il vantaggio di poter noleggiare una macchina come fosse un mezzo pubblico.

    Ma anche chi rimane non se la passa benissimo, quindi non sarebbe strano che nel giro di poco tempo questi operatori vadano a sparire o comunque ad abbandonare il servizio di free floating, magari spostando le auto, distribuendole in altre cittá inizialmente non coperte dal servizio in modalitá station based, un po come ha fatto la stessa enjoy con i point che hanno raggiunto buona parte del territorio nazionale, estendendosi dalle grandi metropoli anche alle cittá piú piccole, che per ragioni di turismo o di affari possono assorbire una piccola  flotta, magari molto meno capillare rispetto alle metropoli, ma rivolgendosi a una clientela diversa.

    Voi utilizzate i servizi di car sharing? Vi trovate bene? Sapevate di questa novitá?

  • Come salvarsi dalle bollette

    Come salvarsi dalle bollette

    Uno dei modi per ottimizzare le spese familiari è quello di risparmiare sulle bollette, cosa che può essere fatta limitando i consumi utilizzando comportamenti più virtuosi e apparecchi più efficienti, ma anche scegliendo degli operatori più economici e delle tariffe che meglio rispettano le nostre esigenze di consumo.

    Cambiare operatore, sia che si tratti di telefonia, di connessione internet o di luce e gas generalmente potrebbe farci risparmiare se sul mercato sono comparse offerte più convenienti, magari con delle condizioni molto vantaggiose per convincerci al cambio.

    Ma non sempre il cambio è vantaggioso, perchè magari abbiamo sottoscritto degli abbonamenti quando i prezzi erano più bassi o perché il nuovo operatore ha dei costi o delle tariffe che non sono convenienti per l’uso che facciamo della nostra utenza, o perchè ha delle fasce orarie o delle limitazioni che non si addicono alle nostre esigenze.

    Questo significa che prima di cambiare operatore dobbiamo conoscere bene quanto paghiamo abitualmente , quanto e come consumiamo , sia essa telefonia, connessione a internet , luce o gas, e leggere attentamente le condizioni dell’operatore con il quale vorremmo cambiare il nostro contratto, andando a simulare la spesa dell’ultimo anno per capire se, e quanto avremmo potuto risparmiare cambiando operatore.

    Volendo cercare il miglior operatore, ci si deve però districare in una giungla di offerte, operatori e condizioni che possono variare molto, con il rischio , se si sceglie quello sbagliato, di trovarci a pagare anche di più del nostro attuale contratto, al quale difficilmente potremmo ritornare dopo un cambio azzardato.

    Questo significa che prima di firmare un nuovo contratto, magari pressati da un venditore o un call center con un’offerta a breve scadenza bisogna essere ben consci delle nuove condizioni e di quanto si potrà effettivamente risparmiare.

    Il consiglio è quindi quello di farsi mandare tutta la documentazione , magari per mail, con indicate chiaramente le tariffe, prima della firma in modo da poter simulare i costi e confrontarla con le bollette del nostro attuale operatore, senza che un venditore interessato a piazzare un contratto possa farci credere che ci sia un risparmio in realtà inesistente, o addirittura farci spendere di più.

    close up photo of accounting documents

    Alternativamente una buona idea è quella di informarci in autonomia senza attendere che un venditore venga a proporci un nuovo contratto, magari utilizzando dei comparatori e approfondendo le offerte dei vari operatori.

    Per farlo si dovrà avere a disposizione le ultime bollette, preferibilmente quelle dell’ultimo anno , specie per quelle utenze come luce e gas dove i consumi variano in base alla stagione, per individuare consumi e modalità.

    person putting coin in a piggy bank

    Ricordiamoci anche che i comparatori privati, cioè non afferenti ad un autorità indipendente come il portale offerte di arera per luce e gas, guadagnano dagli operatori e quindi vi proporranno offerte solo degli operatori con i quali hanno degli accordi , magari nascondendovi offerte più vantaggiose.

    Esistono poi dei servizi più evoluti di comparazione che permettono di caricare le nostre bollette in una app o in un sito per sapere se e quanto è possibile risparmiare, semplificandoci la vita nei calcoli: anche in questo caso il servizio potrebbe non essere convenzionato con l’offerta migliore sul mercato , che magari riesce a mantenere i prezzi più bassi proprio perchè non paga intermediari, ma comunque il solo fatto di indicarci che esistono offerte migliori di quella attualmente in uso può stimolarci nella ricerca di un’alternativa.

    electrician fixing an opened switchboard

    Ad ogni modo il cambio dei contratti generalmente avviene in maniera semplice e con la burocrazia gestita dal nuovo operatore: basterà indicare nel nuovo contratto le nostre generalità e un codice identificativo indicato in bolletta (codice di migrazione per le offerte internet e telefoniche , codice pod per la luce, e codice PDR per il gas).

    A seconda della tipologia dell’utenza il cambio può richiedere il cambio di apparati, come nel caso di un router internet, di una sim o avvenire in maniera del tutto trasparente come nel caso della fornitura elettrica: in questo caso, dato che i tempi di cambio possono essere di diverse settimane , durante il cambio potrebbe non essere chiaro quale operatore ci stia fornendo il servizio al momento.

    E in quest’ultimo caso bisogna essere particolarmente accorti a non firmare cambi di contratto indesiderati, magari rispondendo ad una telefonata di call center truffaldini, che una volta ottenuto il nostro codice POD, magari con la scusa di una consulenza o spacciandosi per il nostro operatore potrebbe attivare a vostra insaputa  un nuovo contratto di cui potreste accorgervi dopo qualche mese al ricevimento di una bolletta di un operatore sconosciuto per la vostra utenza, a differenza di altre tipologie di contratto, dove il contatto di di un installatore o la ricezione di un apparato potrebbe mettervi subito in guardia da un cambio di contratto indesiderato.

    Ad ogni modo se si vuole risparmiare è essenziale conoscere bene, quanto, come consumiamo e quali sono le nostre condizioni contrattuali al momento, di modo da poterle confrontare con quelle di un ipotetico nuovo operatore, facendo attenzione alla stagionalità dei consumi: ovviamente a seconda dei nostri impianti spenderemo di più in inverno per riscaldarci, con consumi di gas o di elettricità maggiori, così come avremo dei consumi più alti nei mesi più caldi se utilizziamo i condizionatori, quindi è bene prendere a riferimento i consumi annuali, facendo attenzione al fatto che potremmo usare sistemi differenti per lo stessi servizio, come  riscaldarci (ad esempio caldaie a gas, stufe elettriche o a pellet), cucinare (gas o elettricità) o per caricare un eventuale auto elettrica che potrebbero spostare consumi e quindi convenienza da una tipologia di utenza ad un‘altra, vanificando le nostre stime.

    blue solar panel board

    Voi cambiate spesso operatore o preferite evitare di impelagarsi in calcoli astrusi per risparmiare pochi euro?