I prodotti detergenti sulla casa sono uno degli elementi della spesa che si prestano ai maggiori risparmi per svariati motivi: non essendo facilmente deperibili potremmo avvalerci di offerte famiglia su grandi formati o confezioni multiple, farne incetta in caso di sottocosto, oltre ad essere una categoria di prodotti dove si possono trovare sostituti validi non di marca.
Ovviamente, come già detto, il prodotto discount va sperimentato, ma spesso la qualità dei prodotti no-brand è buona, specie su alcuni prodotti per la casa e gli accessori per la pulizia (secchi, stracci, scope, etc.)
Questo significa che l’opzione discount può essere presa in considerazione, ma non solo: anche i prodotti sfusi (alla spina), reperibili in negozi specializzati e in qualche supermercato possono essere un’idea: portandoci da casa il contenitore, andremmo a pagare solo per la quantità desiderata, risparmiando sul prezzo perchè non si paga l’imballaggio e i costi di trasporto per il venditore sono più contenuti.
Altra possibilità sono i centri specializzati in prodotti per la casa (ad esempio le catene Risparmio Casa, Maury’s, Acqua e Sapone), questi negozi di grandi superficie riescono a fare prezzi più convenienti dei supermercati, per via delle quantità trattate: non essendo prodotti deteriorabili possono stoccare le merci anche per lungo tempo, pertanto possono piazzare ordini più consistenti ai produttori spuntando dei prezzi più bassi, che si traducono in un risparmio per il cliente. Inoltre, similmente ai discount, si possono trovare dei prodotti col marchio della catena, a prezzi molto conveniente anche fuori dalle offerte volantino, e spesso di ottima qualità .
Poi ci sono sempre le offerte dei supermercati: spesso vengono fatte delle offerte civetta molto convenienti su confezioni multiple (generalmente non mancano mai nei volantini detersivo per lavatrice, per i piatti, ammorbidente, oltre a carta igienica e carta casa): non andando a male, possiamo approfittarne, spazio in dispensa permettendo, magari permettendoci di acquistare 3 confezioni a poco più del prezzo che pagheremmo per una sola.
Ad ogni modo, teniamo sempre a mente il prezzo fuori offerta e la confezione del prodotto desiderato, spesso in queste offerte i formati o le fragranze dei prodotti possono non essere quelli più comuni, e ciò potrebbe trarre in inganno facendo pensare a un risparmio maggiore di quello effettivo, quando ad essere in offerta multipla è la varietà meno costosa di quel determinato prodotto.
Da qualche anno si è affacciato nelle abitudini degli italiani un nuovo gadget tecnologico: il tablet, la tavoletta che possiamo considerare come anello di congiunzione tra lo smartphone e il computer.
Dallo smartphone eredita il sistema operativo (Android, Apple iOS o Windows) con le relative app, seppur con qualche aggiustamento per via dello schermo più ampio, lo schermo touch-screen e alcune volte la parte telefonica. Dal pc eredita parte delle funzioni, dato che il tablet può essere comodamente utilizzato per le funzioni più semplici generalmente demandate al computer, come navigare, leggere la posta elettronica, sentire la musica o guardare un film.
Come detto è un’anello di congiunzione tra i due mondi ma non li sostituisce completamente: non si ha la potenza di calcolo, l’espandibilità e le periferiche di un pc, ne l’estrema trasportabilità dello smarphone, che abbiamo sempre in tasca in ogni momento della giornata.
Sostanzialmente quando si va a scegliere il tablet abbiamo da fare alcune considerazioni: ci serve la funzionalità telefonica, quale è la dimensione corretta che ci è più comoda, quale sistema operativo scegliere?
Per la prima domanda la risposta dipende dall’uso che ne andremo a farne, da dove lo utilizzeremo più frequentemente e dalla disponibilità di connessioni wi-fi. Se abbiamo in mente di usarlo principalmente a casa (o comunque in luoghi dove è disponibile un’accesso a internet in wifi) e abbiamo già un’accesso a internet potremmo pensare a un modello solo wi-fi, se invece lo usiamo nei tragitti casa-lavoro (magari come navigatore satellitare, o per navigare in internet sui mezzi pubblici), o pensiamo di portarcelo in vacanza o nella seconda casa, o comunque di usarlo dove non abbiamo connessione può avere senso sceglierne uno con connessione 3G.
Ovviamente se lo scegliamo con connessione 3G dovremmo dotarci di un’abbonamento dati , dove a fronte di un costo mensile avremmo a disposizione un tot di dati o di ore di navigazione, oltre a mettere in conto una spesa maggiore per l’apparecchio. Il vantaggio però può essere che è possibile acquistare dei pacchetti tablet + piano dati direttamente dai gestori telefonici, con cui è possibile pagare la rata mensile del tablet direttamente nella bolletta dell’abbonamento.
Per il discorso dimensioni, la scelta dipende un po dai gusti e da come si pensa di utilizzarlo. Quelle più comuni sono da 7, 8 e 10 pollici. Esiste poi qualche prodotto di dimensioni ancora superiori , ma superati i 10 pollici , peso e dimensioni ne rendono sconsigliabile il trasporto e l’uso al di fuori delle mura domestiche. Difatti per un uso in mobilità sono da preferire quelli più piccoli, da 7 pollici, che pur pagando lo scotto di risoluzioni minori (e quindi meno indicati per l’uso frequente sui testi o per godersi un film) possono stare più comodamente in una borsetta, ed essere portati con noi quotidianamente. Un’altro vantaggio è che possono essere tenuti anche con una sola mano, rendendo più comodo l’uso a letto. Per contro i 10 pollici, che avendo lo schermo più grande e risoluzioni maggiori permettono di leggere o scrivere i testi , navigare o guardare i video più comodamente, sono più scomodi da trasportare. Esistono poi delle dimensioni intermedie , gli 8 pollici , formato dell’ ipad mini, che pescano dai due mondi rimanendo comunque trasportabili senza sacrificare troppo dimensioni e risoluzione dello schermo : la scelta anche qui dipende dall’uso che prevediamo di farne.
Per quanto riguarda il sistema operativo, come per gli smartphone, è più una scelta di gusti personali, dato che bene o male le funzionalità sono molto simili. Magari su ipad (che a parità di dimensioni è più costoso dei concorrenti) possiamo trovare qualche applicazione dedicata a usi specifici (esempio in campo musicale o fotografico) non ancora disponibile per altri sistemi , ma a causa di un app store più chiuso e controllato si trovano meno app gratuite e non si ha a disposizione il player flash (utile per visualizzare i siti non pensati per i dispositivi mobili) che è disponibile su Android, seppur non in tutte le versioni, oltre a una più vasta scelta di accessori dedicati. Su Android , soluzione sicuramente più economica (si trovano tablet low cost addirittura per meno di 50 euro!), si trova il più ampio catalogo di applicazioni di cui buona parte gratuite, ma si paga un po in fatto di sicurezza, poichè a causa di controlli più blandi potremmo scaricarne di malevole. Windows invece sul fronte app ha il catalogo più limitato, anche se le principali applicazioni sono comunque disponibili, ma ha il vantaggio di avere di serie Office per poter creare i propri documenti evitando la spesa dell’acquisto di una app dedicata.
Da qualche tempo anche in Italia sono arrivati i servizi di car sharing, dove si può utilizzare un’automobile comune pagando esclusivamente un conto orario di noleggio.
Questo genere di servizio ha alcuni pregi e alcuni difetti, che andranno accuratamente messi sulla bilancia per capire se ci conviene o meno l’uso di questo utilizzo evoluto dell’automobile.
Sicuramente per l’ambiente è un vantaggio, il sistema, almeno in teoria nasce per fare a meno di un’auto di proprietà, e meno auto che girano per la città significano meno traffico e meno inquinamento.
Sicuramente per l’auto che prendiamo a noleggio non pagheremo la rata, l’assicurazione, il bollo, la manutenzione, il cambio dei pneumatici, il carburante: tutte spese importanti nel bilancio familiare, ma ci conviene davvero abbandonare l’auto di proprietà per il car sharing ?
Il discorso dipende tanto dall’uso che facciamo della macchina, dalla quantità di chilometri che percorriamo mensilmente, dalla presenza di congestion charge zone (ad esempio l’Area C di Milano, dove si pagano 5 euro per entrare nel centro storico con l’automobile) e parcheggi a pagamento nei nostri tragitti e dalla disponibilità di mezzi pubblici per i tragitti abituali.
La cosa è importante, perchè questi servizi sono erogati nelle città più grandi del nostro paese, che pullulano di divieti, zone a traffico limitato e scarseggiano i parcheggi liberi e non nel paesino di provincia, dove il sistema avrebbe meno senso.
Se prendiamo in considerazione i costi e il funzionamento dei due servizi più sviluppati nel nostro paese, Car2go del gruppo Mercedes (che usa le Smart) , e Enjoy del gruppo Eni (che usa le Fiat 500 e 500L) vedremo che i servizi sono accomunati da una tariffa oraria, pagata a minuto valida entro i primi 50 km di utilizzo, al quale si aggiunge un extra a chilometro qualora si superino i 50km inclusi. Esistono anche meccanismi di “price cap” che limitano il costo massimo orario e giornaliero del noleggio fino a un massimo stabilito. Il sistema made in italy inoltre fa una differenziazione tra tariffa di marcia e di sosta , definendo un costo più basso per quando teniamo parcheggiata la macchina, senza renderla disponibile ad altri clienti.
Il funzionamento pratico è relativamente semplice, una volta iscritti al servizio è possibile prenotare l’automobile più vicina , che può essere in una qualunque parte dell’area di copertura del servizio, via internet, call center o smartphone oppure prenderne una disponibile per strada . Le auto sono facilmente riconoscibili per via della loro colorazione e per la presenza di adesivi col nome del servizio. A seconda del servizio saliremo sulla vettura avvicinando la nostra tessera a un lettore posto sull’autovettura, o sbloccando le portiere con il proprio telefono cellulare tramite app o sms. Una volta saliti in auto si inserisce un PIN, si risponde ad alcune brevi domande sullo stato della vettura e si parte per la nostra destinazione.
Una volta arrivati si parcheggerà (nel caso di Milano gratuitamente nei parcheggi blu a pagamento e in quelli gialli riservati ai residenti) e si potrà scegliere se mantenere a nostra disposizione l’auto, chiudendola con la chiave fino al termine della nostra commissione o terminare il noleggio, rendendola disponibile per il successivo cliente.
Il vantaggio di non dover perdere tempo a trovare un parcheggio gratuito, vista anche la disponibilità di parcheggi dedicati, unito all’ingresso gratuito al centro sono sicuramente un risparmio di tempo e di soldi, ma a livello economico conta tanto il fatto che sia un percorso abituale o uno sporadico.
Infatti il sistema ha dei costi non proprio bassi (sempre nel caso di Milano 0.29 al minuto + 0.29 al km dopo i primi 50 per Car2Go e 0.25 al minuto in marcia e 0.10 al minuto in sosta + 0.25 al km dopo i primi 50 per Enjoy) che li rendono concorrenziale nei confronti del taxi, ma non dei confronti di un’auto privata specie se usata con frequenza.
Infatti con un’uso molto moderato dell’auto per un breve tragitto casa-lavoro quotidiano e qualche noleggio lungo alla settimana (tipo per fare la spesa, o un’ uscita da parenti o amici) si superano molto facilmente i 500 euro mensili, quota che basta per acquistare un’utilitaria e pagarci tranquillamente tutte le spese.
A parte l’uso sporadico in sostituzione del taxi, magari perchè si deve raggiungere il centro in auto, se tuttavia generalmente ci spostiamo coi mezzi o con lo scooter , limitando l’uso del car sharing a quando proprio non ne possiamo fare a meno (magari perchè piove o perchè ci occorre un mezzo provvisto di bagagliaio per poter caricare qualcosa) la cosa inizia ad avere senso anche per un’uso un più frequente .
Diciamo che potrebbe evitare l’acquisto dell’auto al lavoratore single o allo studente fuori sede che comunque userebbe sporadicamente l’auto di proprietà , e al limite può sostituire un’eventuale seconda o terza auto in famiglia, ma difficilmente può essere l’unica autovettura in casa.
Anche in Italia, da qualche tempo a questa parte sono arrivate le carte fedeltà multi esercizio. Sono evoluzioni delle carte fedeltà tradizionalmente rilasciate dai supermercati, per fidelizzare la clientela in cambio di sconti o premi, che col tempo sono diventate indipendenti dal supermercato e che consentono di raccogliere punti anche in altre tipologie di negozi.
Infatti queste carte consentono l’accumulo di punti non soltanto presso una determinata catena di supermercati, ma anche presso i distributori di carburante, negozi di elettrodomestici, determinati negozi in franchising, per gli acquisti online in alcuni siti convenzionati, ricariche telefoniche, acquisto di biglietti aerei, etc.
Il funzionamento è semplice, presentando la carta all’atto dell’acquisto si accumulano dei punti che possono essere utilizzati per ritirare dei premi (a volte con un integrazione in denaro), oppure come buono sconto sulla spesa (opzione che generalmente è più vantaggiosa) al raggiungimento di un determinato numero di punti.
In pratica cumulando gratuitamente i punti si ottiene una sorta di sconto (che come detto può essere erogato come premio o come buono spesa), che a conti fatti equivale a circa il 2-3% di quanto speso. Ovviamente il vantaggio per gli esercenti è la fedeltà ,dato che per raccogliere i punti tendenzialmente preferiremo i negozi convenzionati con la nostra carta, e l’utilizzo dei dati del cliente sia per indagini di mercato (esempio lo studio delle abitudini dei clienti), sia per l’invio di comunicazioni promozionali.
Da noi la pioniera è stata Nectar, carta di origini inglesi , ma evoluzione di una carta fedeltà di una compagnia aerea canadese, che ha coinvolto i supermercati del gruppo Auchan, i benzinai IP, la catena di elettronica Unieuro e alcune altre insegne e siti on-line.
Da poco è arrivata nel nostro paese la carta concorrente, di origine tedesca, chiamata Payback, che in Italia può godere del supporto del gruppo Carrefour, dei distributori Esso, della compagnia telefonica 3 e di Alitalia.
Ad ogni modo, dato che l’uso per il cliente è gratuito, e spesso da diritto a delle promozioni riservati ai titolari della carta, è consigliabile parteciparvi qualora siamo soliti fare la spesa nei punti vendita convenzionati dalla carta prescelta.
Ovviamente però è bene conoscere i prezzi di ciò che compriamo : se per accumulare punti spendiamo più di quanto spenderemmo in un’altro negozio il gioco non vale la candela, se la differenza di prezzo è nell’ordine della percentuale media dello sconto praticato o più basso, l’acquisto con carta fedeltà si rivela conveniente, altrimenti meglio acquistare dove l’articolo che ci interessa costa meno.
iPhone, iPad, Mac: i prodotti dell’azienda fondata da Steve Jobs sono da sempre caratterizzati da un appeal modaiolo che si traduce in prezzi sul mercato prezzi notevolmente più alti della concorrenza.
Che si tratti di computer, tablet o smartphone la differenza con un omologo windows o android in termini di prezzo esiste ed è ben marcata.
I fan della mela obietteranno che quel surplus è il prezzo da pagare per la semplicità e l’esclusività del loro sistema operativo preferito.
Lungi da me fare una guerra di religione su quale sistema sia il migliore, ma non si può obiettare che un prodotto apple sia più caro a parità di prestazioni.
A livello hardware ormai non esiste una esclusività tale da giustificare i prezzi superiori alla media, ma si sa che c’entra anche il discorso moda.
Daltronde se una t-shirt di una marca di haute coiture può costare anche 30 volte il prezzo di una simile ma di un marchio economico, perchè non fare lo stesso con l’informatica?
Il discorso è , se devo cambiare il mio gadget tecnologico, mi conviene prendere un apple, sapendo che mi costerà di più?
A naso potremmo dire no, dato che costa di più per fare le stesse cose, quindi sto spendendo dei soldi per la moda di possedere una mela sul retro del nostro prodotto, ma la risposta non è uno secco no, ma è un dipende.
Questo perché un po la moda e un po i prezzi più alti da nuovo, permettono ai prodotti apple di mantenere dei valori sul mercato dell usato sostanzialmente più alti della concorrenza.
Se un pc usato dopo qualche mese dall’acquisto perde quasi completamente il suo valore, un apple mantiene buona parte del suo: daltronde è una legge del mercato, la richiesta è alta, dato che costando molto da nuovo la gente cerca di accapparrarsene uno usato, mentre la disponibilità limitata, quindi il prezzo dell’usato sale.
Questo significa che se abbiamo a cuore la rivendibilità del nostro prodotto, nonostante il prezzo di partenza più alto, prendere un apple ha senso.
Se ci pensiamo succede qualcosa di simile con le automobili, le flotte aziendali sono piene di automobili di taluni marchi premium, non tanto per questione di immagine o affidabilità quanto di rivendibilità, se il valore residuo sarà più alto, il costo effettivo sarà minore, nonostante si sia pagato di più , e anche sulla tecnologia possiamo fare lo stesso discorso , qualora si abbia intenzione di rivendere il nostro usato e non di portarlo fino al termine del suo ciclo di vita.
Ma se abbiamo in mente di non disfarci a breve del nostro prodotto, o non vogliamo / possiamo spendere più di un certo tanto , o ancora necessitiamo della massima potenza possibile per il nostro budget, è meglio evitare i prodotti della mela.
La risposta alla nostra domanda quindi sta tutta nelle nostre esigenze.
Come un pò tutte le cose l’uso di internet aiuta a risparmiare, e anche per il conto in banca non si fanno eccezioni.
Difatti l’avvento dell’home banking, quindi la possibilità di gestire il conto senza dover andare allo sportello ha permesso la nascita di banche telematiche , generalmente facenti parte di grossi gruppi bancari, dove tutta l’operatività del conto avviene via internet, telefono, promotore finanziario o bancomat, tagliando i costi dovuti alla presenza sul territorio di una rete di filiali. Nei rari casi in cui non si può fare a meno dello sportello casi ci si può appoggiare a banche convenzionate (generalmente ad alcuni sportelli della banca capogruppo) per alcune attività , che altrimenti sarebbero complicate da gestire solamente online o con spedizione, come l’emissione di assegni circolari o il versamento di assegni.
Ma anche le banche tradizionali hanno adottato lo stesso modello creando dei conti “low cost” dove viene premiato l’uso dei canali telematici, infinitamente meno costosi per le banche, permettendo dei risparmi sulla gestione del conto, ma mantenendo in caso di necessità l’uso di una filiale diretta.
In entrambi i casi il fatto di ridurre all’osso le operazioni allo sportello ha fatto ridurre all’osso anche le spese: spesso i canoni mensili di tenuta del conto sono azzerati o fortemente ridotti, le commissioni per operazioni effettuate per via telematica o negli sportelli bancomat (per esempio i bonifici o il versamento assegni) sono gratuite o offerte a una frazione del costo che la stessa operazione avrebbe allo sportello.
L’uso dell’home banking inoltre ci permette di controllare al meglio , e in tempo reale , entrate e uscite del nostro conto, ricevere ed effettuare bonifici, verificare il buon fine delle nostre operazioni bancarie.
Ovviamente è richiesto, per accedere al proprio conto , oltre a un computer connesso a internet, un minimo di conoscenza informatica, ma c’è da dire che piano piano anche le banche stanno semplificando i loro sistemi rendendo più agevole la cosa anche a chi non è un “nativo digitale”, mettendo a disposizione l’accesso al conto anche da smartphone, tablet e in qualche caso anche dalla tv.
Ma se è vero che il risparmio esiste, ogni banca ha i suoi prezzi , le sue procedure e limitazioni. Ad esempio con questa tipologia di conto in alcuni casi l’uso del bancomat per i prelievi è sempre gratuito, in altri solo negli sportelli bancomat di certe banche o fino a un certo numero di operazioni. Stessa cosa per le operazioni allo sportello, in alcuni casi non sono previste o possono avere costi molto salati, in altri possono essere comprese un certo numero di operazioni annuali. Stessa cosa per alcuni servizi particolari (versamento di assegni esteri, emissione di assegni circolari, etc.) che potrebbero non essere disponibili con il conto online.
Pertanto è bene informarsi prima su costi, procedure e limitazioni sia chiedendo sia in banca, sia a chi ha già quel prodotto (in rete esistono molti forum dedicati alla finanza, dove il problema dei conti online viene dibattuto correntemente), che confrontando le spese coi comparatori online, simili a quelli esistenti per mutui e assicurazioni. Esistono su internet infatti sia comparatori specializzati dedicati ai conti correnti ( es. ConfrontaConti ) , sia dei comparatori multicanale che oltre ai conti correnti, permettono il confronto di mutui, assicurazioni e altri servizi finanziari (es. Money360, Segugio, Facile, SosTariffe, etc.) permettendoci di fare la scelta del conto che più si addice alle nostre esigenze.
Anche se la nostra vena ecologica, o semplicemente il nostro portafoglio ce lo suggerisce al giorno d’oggi difficilmente si riesce a fare a meno di avere almeno un’automobile in famiglia.
Quindi sia che l’esigenza in famiglia richieda l’acquisto di una nuova autovettura , magari perchè quella attualmente in uso è giunta alla fine dei suoi giorni o non sia conveniente ripararla in seguito a un guasto grave o a un’incidente, sia perchè ci si vuole togliere uno sfizio prima o poi avremo a che fare con l’acquisto di un auto.
Il dilemma è sempre il solito: nuovo, usato, chilometri zero, aziendale? Dirimerlo dipende molto dalle esigenze e dal budget a disposizione.
Solo se il budget è risicatissimo l’unica scelta è l’usato, con i rischi che questo comporta: di un’auto usata , a meno di non conoscere personalmente il precedente proprietario , non sappiamo mai perfettamente quanto e come è stata sfruttata, se ha dei problemi, non siamo neanche tanto sicuri del chilometraggio, dato che nonostante sia una truffa taroccare il contachilometri è una pratica comune ai venditori disonesti.
Ovviamente se abbiamo un meccanico di fiducia che può darci un parere sull’acquisto avremo modo di fare il nostro acquisto in maniera più serena, ma ad ogni modo anche un attento esame della vettura può fare emergere delle magagne che ci possono evitare l’acquisto di un bidone.
Qualche veloce consiglio è vedere gli accoppiamenti delle lamiere, e la verniciatura degli interni delle portiere: delle irregolarità con il resto della vettura possono nascondere un intervento importante di carrozzeria in seguito ad un incidente.
La corona del volante, il pomello del cambio e i comandi degli alzacristalli troppo lucidi, i pedali consumati o sostituiti possono essere sospetti in una macchina con pochi chilometri dichiarati: potemmo trovarci di fronte a una macchina coi chilometri scalati.
Rumori sospetti sullo scarico, marce che non entrano con facilità o reazioni troppo brusche sulle buche possono nascondere noie meccaniche costose .
Ad ogni modo un’auto venduta da un concessionario o rivenditore professionale di automobili gode per legge di due anni di garanzia (che possono essere ridotti a uno di comune accordo col venditore), quindi almeno in teoria dovremmo stare tranquilli.
In realtà in caso di problemi non sempre tutto fila liscio, perchè le parti soggette ad usura non sono comunque in garanzia, ed eventuali rimborsi di interventi meccanici possono non essere pagati per l’intero valore a causa della vetustà del mezzo, specie se l’assistenza viene demandata dal venditore a una società specializzata esterna e non seguita direttamente nella propria officina.
Ma ovviamente ogni medaglia ha il suo rovescio: un’auto usata costa molto meno di una nuova, perchè ha già scontato la svalutazione: si compra con una cifra inferiore, e dovendola rivendere non si svaluterà più di tanto, mentre l’auto nuova appena mette le ruote fuori dalla concessionaria perde generalmente dal 20 al 30% del suo valore.
Se si ha la fortuna di trovare l’usato giusto il risparmio è tanto, e magari ci si può permettere un auto più grande o più sfiziosa rispetto a quella avremmo potuto prendere nuova con lo stesso budget.
Se invece siamo sfortunati il rischio è di dover fare frequenti visite dal meccanico , e ciò può significare spese impreviste anche di una certa entità, specie se magari abbiamo preso un macchinone che da nuovo costava cifre importanti.
Nel limbo tra nuove e usate troviamo le aziendali e le chilometri zero: le prime sono degli usati giovani e con pochi chilometri, provenienti da flotte aziendali o autonoleggi, che rinnovano con frequenza il proprio parco auto. Il vantaggio è che essendo l’auto semi nuova, probabilmente godrà ancora della garanzia residua della casa, e ad ogni modo il precedente proprietario non ha avuto il tempo di maltrattarla fino al suo limite (anche se sapendo di non doverla tenere a lungo potrebbe aver fatto quei pochi chilometri nei peggiori modi possibili…)
Troviamo poi le chilometri zero: formalmente sono degli usati, in realtà sono auto nuove immatricolate dalle case o dai concessionari per raggiungere determinati obiettivi di vendita (che magari danno diritto a delle scontistiche per il concessionario o permettono di non perdere la concessione del marchio), che vengono rivendute a prezzo scontato in virtù del fatto che hanno qualche mese di immatricolazione sulle spalle e già un proprietario sul libretto.
Sul nuovo esistono poi delle marche low cost che hanno a listino modelli a prezzi più bassi della diretta concorrenza (per via di progettazione datata o comunque semplificata, costruzione in paesi in via di sviluppo e dotazioni ridotte all’osso) e dei modelli a fine carriera (che si rivelano un’ottima scelta se non abbiamo in mente di rivendere a breve la nostra vettura, visto che con l’arrivo del nuovo modello subirà una maggiore svalutazione rispetto al modello appena arrivato sul mercato) o poco richiesti dal mercato che godono di elevate scontistiche sul prezzo di listino.
Quindi il mercato mette a disposizione varie combinazioni, sta a noi trovare quella combacia al meglio con le nostre esigenze, i nostri gusti e sopratutto con il budget a nostra disposizione.
Ricordiamoci però di una cosa: l’acquisto della macchina è una cosa seria, non stiamo comprando un paio di scarpe che possiamo dimenticare nella scarpiera quanto ci hanno stufato: quella che compriamo ci deve piacere veramente, perchè avremo a che fare con lei quotidianamente e per lungo tempo, ed essendo un bene costoso non è semplice cambiarla o comprarne una nuova se ci accorgiamo che non ci piace più, sia per la svalutazione che per i costi , importanti, del passaggio di proprietà, quindi è bene cercare di indovinare per quanto possibile la nostra scelta per evitare di pentirsene una volta portata a casa.
Per tanti anni il leader indiscusso per le piccole vendite online è stato Ebay. Un privato che voleva vendere un prodotto usato o un piccolo venditore che voleva iniziare ad espandere il suo business online, trovava nel popolare sito di aste un’alleato prezioso.
Il vantaggio è presto detto, si ha a disposizione un’ampia platea di potenziali compratori, attirati sia dall’offerta che dalla protezione sugli acquisti, data da una parte dal feedback rilasciato dall’acquirente, dall’altra parte da Paypal , il sistema di pagamento posseduto dalla stessa Ebay, che protegge l’acquirente in caso di frodi.
Il problema però è dato dall’evoluzione stessa di ebay, che nato come sito di aste online si sta lentamente trasformando in un marketplace dove venditori professionali vendono in quantità prodotti economici, spesso di scarsa qualità.
Infatti per certi versi ebay inizia ad assomigliare ai megastore cinesi situati nelle periferie delle nostre città: l’assortimento spesso è il medesimo, con il vantaggio di prezzi leggermente più bassi e la comodità di ricevere il prodotto direttamente a casa.
Infatti il venditore tipo è diventato il cinese, produttore o grossista, che spedisce direttamente dall’asia il nostro prodotto (che quindi verrà fermato dalla dogana nostrana, allungando per effetto della italica burocrazia i tempi di consegna e gravando il pacco di poco simpatici ed incerti oneri doganali), oppure il rivenditore europeo che acquista dalla cina una selezione di prodotti più o meno richiesti dal mercato e li rivende in europa, nei casi più fortunati facendo magazzino sul suolo europeo, evitando quindi la dogana all’acquirente finale o nei casi meno fortunati facendo dropshipping (quindi acquistando a richiesta dalla cina il prodotto, che verrà spedito direttamente dal produttore asiatico per conto del venditore ebay)
Il vecchio venditore di ebay invece sta emigrando su altri lidi: il privato sulle sezioni mercatino dei forum di settore e/o sui siti di annunci, il piccolo venditore locale su altri marketplace legati a grandi siti e-commerce (ad esempio amazon o pixmania) oppure aprendo un proprio sito di e-commerce.
La motivazione purtroppo è dovuta dal tipo di tariffazione che va a escludere i piccoli venditori con margini limitati: infatti tra commissioni sulla vendita, costi di inserzione, compralo subito e prezzo di riserva si rischia che per vendere un telefonino del valore di 300 euro se ne debba pagare circa 50 tra tariffe ebay e costi di paypal, incidendo sul valore con commissioni percentuali non trascurabili e rendendo poco conveniente la stessa vendita su ebay.
Potemmo noi stessi verificare il tariffario, o simulare i costi sul comodo calcolatore di tariffe, messo a disposizione in maniera non ufficiale da alcuni utenti del sito d’aste per renderci se vale la pena utilizzare ebay per la nostra vendita.
Per questo motivo i prodotti usati stanno lentamente sparendo per lasciar posto alle vendite di massa, recentemente affiancate dai negozi ebay di grandi e-commerce nazionali e internazionali, presenti anche in un’apposita sezione con offerte periodiche a prezzo fisso e spedizione gratuita (dove tralaltro spesso si fanno affari interessanti)
Ebay rimane comunque , nonostante queste tariffe, indispensabile quando abbiamo da vendere un prodotto di nicchia, apprezzato da pochi amatori (magari esteri) e non esistano mercatini specializzati per la vendita di quel genere di prodotto.
Quando dovevamo spedire un pacco fino a qualche tempo fa andavamo alle poste: prima si usava il pacco ordinario, che arrivava in 5 giorni e non era tracciabile (quindi mancava un tracking code per seguire la spedizione), poi arrivò il Paccocelere 3, che costava poco di più , arrivava in 3 giorni ed era tracciabile, insieme al suo fratello Paccocelere 1 che arrivava in un giorno.
Poi un pò per i prezzi che via via sono aumentati, e un pò per la modifica delle aliquote IVA sui pacchi, che hanno perso le agevolazioni fiscali , con ovvie ricadute sul listino, spedire un pacco alle poste è diventato abbastanza caro (si superano i 10 euro a spedizione), inoltre ci si deve sorbire un bella fila allo sportello, e comunque i tempi di consegna non sono così brevi, specie se non si vuole prendere i servizi più costosi.
E qualcosa di simile accade coi pacchi per l’estero, dove le tariffe sono sensibilmente più alte: spedire un modesto pacchetto a un parente fuori dei confini nazionali , se le dimensioni non ci consentono di spedirlo per raccomandata, può costare oltre 50 euro!
Ma fortunatamente la soluzione esiste, basta guardarsi un po intorno: avete notato che quando facciamo degli ordini per corrispondenza le spese di spedizione con corriere sono generalmente modeste anche per pacchi di dimensioni generose?
Bene, direte voi la soluzione è rivolgersi ai corrieri espresso, ma purtroppo non è cosi semplice: in assenza di abbonamenti e convenzioni spedire un pacco “una-tantum” per un privato è molto costoso, anche tre volte tanto quanto si spenderebbe alle poste.
Anche in questo caso però la rete è nostra amica, infatti esistono siti di società specializzate che mettono a disposizione i loro abbonamenti coi principali corrieri, dando la possibilità anche al privato che fa una spedizione sporadica di accedere alle scontistiche riservate alle grandi aziende, comportandosi come una sorta di “broker”, rivendendo il servizio del corriere, ottenuto con sconti importanti per via del numero elevato di spedizioni, con un piccolo margine.
Il funzionamento è semplice, si va nel sito del broker si inseriscono dati di mittente, destinatario, peso e dimensioni del pacco e una volta pagato con carta di credito la cifra stabilita, si riceve nel giro di qualche ora per mail una lettera di vettura (di uno dei principali corrieri nazionali) che andrà stampata e incollata sul pacco.
Il giorno dopo l’incaricato del corriere mandato dal broker, della compagnia indicata sulla lettera di vettura, passerà a casa nostra per prelevare il pacco e consegnarlo (generalmente entro 48 ore) al nostro destinatario. Potremmo anche seguire il nostro pacco inserendo il numero di spedizione nella sezione tracking del corriere espresso che ha ritirato il nostro pacco.
Ovviamente le società che forniscono il servizio sono tante e in concorrenza tra loro, pertanto anche gli scaglioni tariffari (che variano in base al peso , e al volume del pacco: il cosiddetto “peso volumetrico”, oltre che a seconda del corriere utilizzato) variano da sito a sito , facendo si che per un determinato pacco possa convenire servirsi di un sito, mentre per un altro magari un poco piu pesante, o diretto in una diversa città convenga un diverso fornitore.
Dato il proliferare di questi siti anche alcuni corrieri (tra cui le stesse poste) hanno iniziato a vendere i loro servizi a prezzi scontati ai privati tramite internet, oppure si sono convenzionati con i siti di annunci (per esempio ebay) per praticare tariffe scontate per chi vende online mettendo un’inserzione per cui è prevista la spedizione.
Addirittura ora esistono dei comparatori online (ad esempio Spediscimeglio.it, Iospedisco.it, Truckpooling.it o Ecoparcel.eu) che come quelli di viaggi e hotel, mettono in concorrenza i vari spedizionieri , e dove inserendo la destinazione, il peso e le dimensioni del pacco verremo indirizzati da chi fà il prezzo migliore per la nostra particolare spedizione.
La sostanza è che si riesce a spedire, risparmiando anche il 50% rispetto alle tariffe delle poste, ottenendo un servizio più celere, evitando le file allo sportello e senza doversi spostare da casa.
Con la crisi sono cambiate le abitudini degli italiani, e ciò si nota anche nel modo e nei luoghi dove si fa la spesa.
Se prima si metteva nel carrello ogni articolo che ammiccava dallo scaffale o nella pubblicità, ora si sta più attenti, cosi come per il luogo dove si fa la spesa: botteghe e piccoli supermercati hanno lasciato il posto ai discount.
Appena arrivati in italia , importando il concetto dagli omologhi del nord-europa, questi negozi erano caratterizzati da ridotto personale, vendevano esclusivamente prodotti di marche sconosciute , spesso di bassa qualità, disposti alla rinfusa ancora nelle scatole e con prezzi molto bassi. Chi andava in questi negozi quasi lo faceva con vergogna e circospezione, ma ora i tempi sono cambiati.
Gli Hard Discount sono diventati “Discount”, sono comparsi gli scaffali e il personale, la qualità dei prodotti è aumentata, i prezzi sono sempre convenienti, e non ci si vergogna più a comprare in questa tipologia di negozi.
Quello che non è cambiata è la presenza di prodotti di marche “sconosciute”: anzichè trovare i prodotti dei grandi marchi (che talvolta, a seconda del discount, sono pure presenti seppure con un assortimento limitato) , troveremo ancora prodotti dai marchi di fantasia venduti a prezzi convenienti.
Questi prodotti a volte sono buoni, quanto e più di quelli delle grandi marche, a volte invece la qualità può essere più scadente o comunque non risultare di nostro gradimento.
Il segreto sta nel provare quel prodotto, e se ci soddisfa potremmo continuarlo ad acquistare risparmiando rispetto al prodotto di marca, se non ci soddisfa potremmo provare un’analogo prodotto in un discount concorrente o tornare al prodotto di marca.
Quello che è meno noto, e che spiega come mai spesso questi prodotti sono buoni quanto il prodotto di marca, è che spesso sono prodotti nelle stesse fabbriche e dagli stessi fornitori dei prodotti più rinomati.
Ovviamente questo non succede sulla totalità dei prodotti: a volte i reali produttori sono fabbriche di più modeste dimensioni, o delle società specializzate nella produzione conto terzi ( e a volte questi stabilimenti sono comunque delle controllate dei grandi marchi), o dei produttori locali scelti per esigenze di distanza dai centri logistici, specie se i prodotti sono particolarmente deperibili, ma spesso il reale produttore è la grande marca, magari sotto mentite spoglie per questioni di immagine.
Infatti, vuoi per ammortizzare meglio i costi di ricerca e dei macchinari, vuoi per essere presenti in tutti i canali del mercato, le stesse fabbriche producono anche conto terzi, e questi terzi sono in genere discount e catene di supermercati, per i loro prodotti a marchio commerciale (come i prodotti che hanno sulla confezione l’insegna del supermercato o quelli coi nomi di fantasia dei discount, o delle linee primo prezzo di certi supermercati).
Spesso i prodotti sono i medesimi, magari solo insacchettati in confezioni differenti, a volte la ricetta o la qualità può variare leggermente dall’originale , un pò per differenziare il prodotto evitandosi la concorrenza in casa, un pò per ridurre all’osso il prezzo di vendita, secondo le richieste del committente.
Quello che va verificato sull’etichetta è il vero produttore: difficilmente sarà scritto in bella mostra , celato da sigle e abbreviazioni, ma l’indirizzo dello stabilimento non mente.
Se confrontiamo il prodotto discount da quello della marca che lo ha prodotto infatti noteremo che l’indirizzo di produzione sarà il medesimo, e in tal caso abbiamo individuato il produttore: scopriremo infatti che i veri produttori dei prodotti discount sono le più insospettabili e famose case, e questo ci garantisce quanto meno la qualità e la cura nella lavorazione.
Per alcune tipologie di prodotti (ad esempio per i latticini) lo stabilimento non è sempre indicato con l’indirizzo, ma con un codice identificativo europeo : un ovale con dentro la scritta CE , la sigla della nazione seguita da un codice alfanumerico che identifica lo stabilimento , in questo caso a parità di codice lo stabilimento è il medesimo: se si vuole conoscere la corrispondenza del codice con il produttore, basterà consultare le tabelle presenti nel sito del Ministero della salute
Facciamo un esempio verosimile, leggiamo il codice presente su un cartone di latte del discount : seguendo il link qui sopra scopriremo che il codice CE IT 08 4 corrisponde allo stabilimento GRANAROLO SPA situato in via VERDI, 74 – SOLIERA – MO, oppure che il codice CE IT 08 1 allo stabilimento PARMALAT SPA situato in via MILANO, 1 – COLLECCHIO – PR : ebbene abbiamo scoperto che il nostro latte scontato del discount è prodotto da un marchio importante e riconosciuto.
Quindi per scoprire la qualità e andare a colpo sicuro nell’acquisto al discount non dimentichiamo di leggere l’etichetta, potremmo trovare delle gradite sorprese !!