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  • Le compagnie energetiche ci tartassano

    Le compagnie energetiche ci tartassano

    In un periodo dove i costi dell’energia sono alle stelle i gestori si fanno le guerra per farci cambiare fornitore proponendoci delle formule allettanti che poi possono nascondere se non delle vere e proprie fregature, ma delle sgradite sorprese.

    Chi ha infatti un contratto energetico vecchio, allo scadere di eventuali promozioni si troverà sicuramente degli aumenti, cosi come chi ha un contratto vincolato al costo all’ingrosso dell’energia, il famoso PUN, che risente dei momenti poco felici sui mercati internazionali.

    E sicuramente guardarsi intorno non è una scelta sbagliata, ma districarsi nella giungla di offerte non è semplice, anche perchè i gestori si danno parecchio da fare per confonderci le idee, con il rischio di sottoscrivere un’offerta che non fa al caso nostro, ritrovandoci magari a spendere di più del precedente gestore.

    Infatti è bene capire come e quanto consumiamo prima di sottoscrivere un nuovo contratto, e in questo possono venirci in aiuto dei comparatori di offerta, da quello dell’autorità dell’energia, a quelli commerciali che analizzano la bolletta per proporci un contratto più vantaggioso, guadagnandosi un gettone alla sottoscrizione del contratto, cosa che potrebbe portare a nascondere alcune offerte che per tagliare ulteriormente i costi non corrispondono un gettone al procacciatore o lo fanno in forma ridotta.

    Volendo procedere in autonomia è bene sapere, quando, quanto e come consumiamo: ad esempio esistono contratti a fascia bioraria che hanno tariffe più alte nelle ore di picco, ma che fanno risparmiare parecchio se riusciamo ad utilizzare gli elettrodomestici più energivori la sera o nei weekend.

    Se invece consumiamo poco , perché magari stiamo poco a casa o si tratta di una seconda casa, dobbiamo fare attenzione più ai costi fissi che a quelli del singolo kilowattora, di contro se siamo grandi consumatori, magari perché usiamo la corrente quotidianamente per riscaldarci, cucinare, caricare l’auto elettrica o raffrescarci, un canone fisso più alto verrà diluito nei consumi, soprattutto se abbiamo un costo della componente energia più basso.

    Attenzione però alle pubblicità con tariffe allettanti, spesso il prezzo indicato non include le perdite di rete, pari a circa il 10% in più, ma soprattutto i costi di commercializzazione, una spesa fissa da corrispondere al gestore indipendentemente dai consumi.

    Ovviamente i gestori non sono enti di beneficenza, più il prezzo del singolo kw è basso, e più  i costi di commercializzazione sono alti e viceversa, specie poi in caso di offerte bloccate per anni, o che hanno uno spread sul costo all’ingrosso dell’energia.

    Sta a noi trovare il giusto compromesso tra spese fisse e variabili, facendo attenzione ad eventuali vincoli necessari per accedere alla tariffa scontata: dalle assicurazioni, ai contratti internet o telefonici o alla sottoscrizione in bolletta di altri abbonamenti.

    A seconda dei casi questi abbonamenti potremmo vederceli appioppati senza saperlo o quasi, magari a causa di un venditore volutamente poco chiaro che ci ha ammaliato con un prezzo allettante dell’energia che in realtà nascondeva la fregatura.

    Il problema diventa sbarazzarsene, perché potrebbero esserci penali, costi di disattivazione , perdita delle agevolazioni sul contratto o banalmente anche la sola a burocrazia necessaria, magari per ritornare al nostro gestore internet o telefonico storico che abbiamo cambiato in un contratto combinato.

    Quindi prima di sottoscrivere bisogna leggere per bene le condizioni, possibilmente evitando call center o venditori sbrigativi che vogliono estorcervi velocemente una firma millantando una scadenza rapida dell’offerta.

    In tempi di turbolenze geopolitiche è vero che i prezzi possono cambiare da un giorno all’altro, ma meglio rischiare di perdere l’offerta, magari spendendo pochi centesimi in più ma conoscendo esattamente le condizioni, che rischiare fidandosi ciecamente del venditore.

    Occhio anche alle offerte con sconti a tempo, magari il prezzo vantaggioso vale solo per il primo periodo, ad esempio i primi 12 mesi, con condizioni capestro al termine dell’offerta e se ci dimentichiamo di cambiare contratto al termine dei vantaggi o peggio se esiste un vincolo di permanenza più lungo del periodo scontato, potremmo finire a dover pagare delle penali o dei costi di disattivazione che si mangiano il risparmio.

    Insomma riuscire a risparmiare diventa un ginepraio, quindi diventa essenziale informarsi molto bene. Voi avete altri suggerimenti sul cambio di gestore?

  • Sbarazzarci dei rifiuti elettronici non é piú un problema

    Sbarazzarci dei rifiuti elettronici non é piú un problema

    Disfarsi dei rifiuti elettronici è sempre una seccatura dovendoli generalmente conferire all’ecocentro, e ciò significa caricarseli in macchina, fare la fila, recuperare la tessera, etc.

    Ma fortunatamente non esiste solo l’ecocentro, se l’oggetto può avere ancora una seconda vita , anche a costo di regalarlo o di venderlo online su un sito di usato è relativamente facile sbarazzarsene, ma se il prodotto è guasto, difettoso, ingombrante o particolarmente obsoleto l’unica strada è quella di considerarlo un rifiuto.

    E’ vero che si potrebbe provare a ripararlo, ma se non si è in grado di farlo da soli con un po di fai da te, magari con qualcosa che già abbiamo in casa,  probabilmente procurarsi attrezzatura e ricambi per la riparazione, con il rischio di fallire, potrebbe rendere poco conveniente l’operazione, figuriamoci se dobbiamo pagare e aspettare le tempistiche di un tecnico specializzato.

    Sicuramente vale la pena informarsi sulla riparazione prima di buttarsi a capofitto su amazon per acquistare l’ultimo modello, ma se il verdetto ci porta alla rottamazione, possiamo evitare di chiamare il servizio rifiuti ingombranti o di caricarci la macchina coi prodotti fuori uso per raggiungere la discarica. 

    Infatti  se noi stiamo acquistando un nuovo prodotto elettronico, per rimpiazzarne uno dello stesso tipo, possiamo gratuitamente restituire quello vecchio al venditore, sia esso un negozio fisico che un rivenditore online, che non potrà rifiutarsi di portarsi via l’usato ne chiedere dei costi per il servizio, previsto dalla legge come ritiro uno contro uno.

    E’ sicuramente un servizio comodo per i pezzi più grandi, come i grandi elettrodomestici o i televisori, ma generalmente lo è di meno per quelli più piccoli, che storicamente finivano in discarica.

    Ma per loro da qualche mese c’è una novità, esiste ora infatti anche il ritiro uno contro zero: in pratica se abbiamo dei rifiuti elettrici o elettronici di piccola dimensione, fino a 25 cm di lato li possiamo consegnare presso un rivenditore , senza l’obbligo di un acquisto e senza pagare per il servizio, a patto che il negozio abbia una superficie di almeno 400mq,  in pratica tutte le grandi catene di elettronica , e spesso il reparto elettronica dei grandi supermercati possono dare questo servizio.

    Questo significa che se abbiamo un vecchio asciugacapelli rotto, i cavetti del cellulare, un vecchio tablet, l’alimentatore di qualche vecchio dispositivo dimenticato in un cassetto basta portarlo in negozio per sbarazzarsene facilmente, come si fa per le batterie esauste.

    Se invece si tratta di un pezzo più grande, se stiamo acquistando il sostituto possiamo farcelo ritirare gratuitamente alla consegna di quello nuovo, se invece lo stiamo rottamando senza sostituirlo dovremo come sempre o contattare il servizio rifiuti ingombranti del comune o conferirlo all’ecocentro.

    Voi sapevate di questa novità? Generalmente fate gli accumulatori seriali di elettronica obsoleta o ve ne sbarazzate rapidamente?

  • Price cap e pompe bianche: salasso in arrivo?

    Price cap e pompe bianche: salasso in arrivo?

    Guerre e crisi petrolifere in corso hanno dato una grossa mazzata ai nostri portafogli, dato che il costo di benzina e gasolio ha abbondantemente superato la soglia psicologica dei 2 euro al litro.

    E se la causa scatenante sono le guerre, sia quella in Ucraina che quella in Iran, il problema è vero che dipende dal coinvolgimento di  alcuni dei più grandi produttori mondiali di idrocarburi, ma se poi a questo si sommano alcune scelte scellerate dell’unione europea in tema green, ecco che il danno per il consumatore diventa insostenibile.

    Infatti per inseguire l’ambientalismo a tutti i costi sono chiuse centrali nucleari che producevano energia pulita a basso prezzo, ma sono anche stati limitati tutti gli impianti industriali che producono anidride carbonica, costringendo le aziende a comprare crediti energetici da aziende più virtuose, o che per loro natura non inquinano o peggio a comprare dei titoli dai broker, che consentono alle aziende di continuare ad inquinare durante la loro normale produzione.

    Il problema è che una della tipologia di industria che ha sofferto maggiormente queste politiche energetica è quella della raffinazione del petrolio, cosa che ha reso poco sostenibile tenere aperte le raffinerie, soprattutto quelle che hanno necessità di costosi investimenti per rispettare le nuove regole, e questo ha portato ad una riduzione del 30% delle raffinerie in Europa, costringendoci ad acquistare dall’estero a caro prezzo il prodotto già raffinato.

    E questo significa doverlo trasportare, con costi importanti, soprattutto quando le guerre impediscono il passaggio negli stretti che ci separano dal Medio Oriente, inquinando ulteriormente ma anche dovendo entrare in competizione per una risorsa scarsa che verrà venduta al miglior offerente.

    Questo ha portato ,vista la domanda che non accenna a diminuire, ad aumentare i profitti delle poche compagnie di raffinazioni superstiti, cosa che spiega perché nonostante il costo del barile di greggio sia più basso di altri periodi di crisi petrolifera, il costo alla pompa non ha mai raggiunto livelli così alti.

    gas pump nozzle filling the white car

    E lo stato, ha provato con un taglio delle accise sempre più modesto a mettere una pezza ai prezzi di benzina e gasolio diventati insostenibili, ma la situazione di crisi si è protratta per più di quanto le casse dello stato potevano permettersi la riduzione, cosa che ha portato progressivamente a tagliare gli sconti, riportando i prezzi alla pompa a quelli del mercato.

    Fortunatamente è intervenuta l’Eni, compagnia petrolifera controllata dallo stato, a metterci una pezza temporanea auto imponendosi , inizialmente per un mese, un limite massimo al prezzo alla pompa.

    Questa mossa è possibile solo grazie al fatto che l’Eni sacrifica i margini sulla vendita grazie ai margini favorevoli della raffinazione, con il vantaggio di non affossare la domanda di carburanti e di dare un colpo basso alla concorrenza, che non disponendo di raffinerie proprie ha difficoltà a contrastare questa mossa commerciale.

    Le reti più grosse, che hanno il controllo su alcune raffinerie sono riuscite in qualche modo, anche se non con la stessa efficienza di eni, che ha applicato il limite a tutti i suoi punti vendita anche quelli piu remoti o storicamente più cari, a fare degli sconti che si avvicinano o in qualche caso pareggiano i prezzi di eni.

    Il problema è per le pompe bianche, quegli impianti che non fanno parte di grosse catene, e che hanno come loro business acquistare e rivendere prodotti petroliferi al minor prezzo possibile , risparmiando sui costi di pubblicità, carte fedeltà, servizi aggiuntivi, etc.

    Queste catene si trovano paradossalmente a pagare all’ingrosso , al netto delle accise, più di quanto il consumatore paga all’Eni, quindi a meno di aiuti da parte della raffineria dove si appoggia, è costretto o a vendere sottocosto o a praticare prezzi fuori mercato.

    gasoline pumps in close up photography

    Questo significa che se la situazione si protraesse le pompe bianche potrebbero chiudere, con il risultato di avere meno pompe di benzina a nostra disposizione, togliendoci uno strumento che in tempi normali ci permette di risparmiare.

    E purtroppo anche se le guerre finissero in uno schiocco di dita, ritornare ai livelli , anche solo di 2 anni fà sara molto difficile se non impossibile.

    Qualcuno inizia a farsi due calcoli sulla possibilità di cambiare auto scegliendo alimentazioni che possono soffrire meno del problema, dalle elettriche al GPL, ma anche lì la situazione non è rosea, visto che con i listini delle auto alle stelle ammortizzare l’acquisto di una nuova vettura non è semplice.

    Un pò meglio, per chi riuscirà ad accedere ai bonus statali per montare un impianto GPL o metano, dove è previsto un contributo, applicato direttamente in fattura dall’installatore, di 400 o 800 euro rispettivamente per GPL o Metano, rendendo questi impianti nuovamente competitivi, dopo anni in cui erano praticamente passati di moda.

    Ad ogni modo, comunque la si guardi evitare la mazzata sarà impossibile, costringendoci a limitare fortemente l’uso delle nostre autovetture. Voi cosa ne pensate? Avete delle strategie per risparmiare qualcosa?

  • Rampocalipse: Ora anche l’hardware é a noleggio

    Rampocalipse: Ora anche l’hardware é a noleggio

    Ormai l’hardware costa sempre di più e la richiesta di ram e memorie fisiche per l’intelligenza artificiale ha fatto sì che ormai comprare un computer, uno smartphone, una consolle per videogiochi o comunque un qualsiasi prodotto elettronico dotato di memorie costi uno sproposito per via della scarsità della disponibilità dei componenti.

    E i prezzi di computer, memorie, schede grafiche e console per videogiochi non fanno che aumentare con prezzi triplicati nel giro di meno di un anno per colpa della cosiddetta rampocalipse, con console che aumentano tranquillamente anche di 200 euro da un giorno all’altro, dopo essere stati colpiti da un aumento solo qualche mese prima.

    E se anche i giganti dell’hardware che, forti di grandi ordini piazzati quando i prezzi delle memorie erano più bassi, hanno mantenuto invariati i listini,  finiscono le scorte,  quando si trovano a rimpiazzarle anche loro devono giocoforza aumentare i prezzi.

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    Infatti sia con Playstation che con Apple nei mesi scorsi si è notato un certo congelamento dei prezzi , che  grazie ai loro grandi contratti di fornitura riuscivano ad assorbire gli aumenti, rendendosi miracolosamente più convenienti di marchi solitamente più aggressivi, ma anche per loro i magazzini si sono svuotati e hanno iniziato a colpire pesante sui prezzi.

    E purtroppo la situazione, almeno nel breve periodo non è previsto che si stabilizzi, rendendo incomprabili certe categorie di prodotti, soprattutto quelli più economici pensati per lo svago, come appunto handheld, console per videogiochi , e pc da gaming di fascia bassa: ormai se si vuole giocare riuscire a spendere meno di 1000 euro per una macchina da gioco appena decente è diventata un’utopia, e con l’avvento della prossima generazione, con ulteriori aumenti all’orizzonte sarà sempre peggio: l’utente non avrà soldi per comprare, quindi rinuncerà all’acquisto.

    handheld gaming console

    E quando la gente vorrebbe comprare ma non può permettersi l’acquisto ecco che entrano in gioco le finanziarie, che si stanno organizzando per vendere computer e console per videogiochi in abbonamento o con formule capestro simili al finanziamento delle automobili.

    Anche lì il problema era il medesimo, il costo delle auto è aumentato talmente tanto che la gente non se le poteva più permettere, quindi la soluzione è stata quella di trasformare l’acquisto della macchina in un prodotto finanziario, dove attratti da un anticipo e una piccola rata e dalla possibilità di cambiare veicolo dopo pochi anni possiamo portarci a casa una macchina importante ma ci troviamo a dover pagare due finanziamenti, uno per la piccola rata iniziale e uno più importante per ripagare il valore futuro garantito, se non vogliamo perdere l’investimento o se abbiamo sforato il limite di chilometraggio previsto.

    macbook pro on brown wooden table

    E il mondo dell’informatica si sta muovendo su quella direzione con i rumor che vedono la possibilità che la prossima playstation possa venire fornita con una formula in abbonamento, una sorta di noleggio perpetuo, per evitare di dover comprare cash la console per una cifra che verosimilmente supererà i 1000 euro.

    E anche Apple sta iniziando a fornire i propri computer con delle formule finanziarie, attualmente disponibili negli stati uniti, estendendo quello che già faceva sui telefonini con Apple Upgrade a quasi tutto il suo parco hardware , con formule in leasing dedicate anche ai privati dove è possibile ottenere per due o tre anni un mac, iphone, ipad o apple watch pagando una rata agevolata, al termine del periodo decidere se versare una maxi rata per tenere il prodotto , chiudere il contratto restituendo il dispositivo, o ricominciare da capo con un nuovo leasing.

    close up shot of a person holding a cellphone

    Insomma dopo la musica, i film o le auto anche possedere un computer diventerà se non un lusso probabilmente un ricordo del passato, e per poterne usufruire , se non cambieranno le cose, saremo costretti a pagare una rata perpetua per noleggiarlo, con il rischio che chi ce lo fornisce possa cambiare le condizioni in corso d’opera o peggio chiuderci il contratto a sua discrezione togliendoci dalle mani un dispositivo ormai indispensabile.

    Voi cosa ne pensate? Anche l’elettronica in futuro esisterà solo in abbonamento trasformandosi in un prodotto finanziario, o i prezzi dopo la bolla dell’IA torneranno a livelli umani, consentendoci di riacquistare i nostri prodotti elettronici a prezzi decenti?

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  • Europa: Addio ai voli low cost

    Europa: Addio ai voli low cost

    Viaggiare in aereo con le compagnie low cost ci ha permesso di volare dall’altra parte d’europa al prezzo di una pizza, seppure con qualche rinuncia in fatto di comodità o di servizi inclusi.

    Infatti queste compagnie riescono ad avere prezzi più bassi rispetto alla concorrenza, nonostante abbiano aerei anche più moderni, grazie all’estrema ottimizzazione dei costi, ad esempio scegliendo aeroporti secondari o riducendo i tempi di sosta per fare volare il più possibile l’aereo e possibilmente riempiendo tutti i posti.

    Inoltre riducendo all’osso i servizi compresi nel prezzo, la compagnia non solo mantiene bassi i costi dei biglietti, ma riesce anche a vendere come extra servizi che gli altri comprendono nel prezzo.

    an airplane in flight

    Quindi dal rinfresco che diventa un servizio bar a pagamento, alla scelta del posto , della priorità di accesso o anche al bagaglio che imbarchiamo o portiamo con noi in cabina diventa un extra da pagare a parte.

    Inoltre costringendo il passeggero ad utilizzare le app o il sito della compagnia per il check-in, si moltiplicano le possibilità per proporgli di acquistare questi servizi extra.

    Alla fine però rendendo questi servizi opzionali, si può fare pagare il meno possibile chi si accontenta di un viaggio senza fronzoli e magari riesce a viaggiare con solo uno zainetto da tenere sotto il sedile o non ha problemi a sedersi lontano dal proprio compagno di viaggio, facendo pagare solo i servizi che realmente utilizziamo.

    Ma le cose stanno cambiando, sia per motivi commerciali che soprattutto normativi, infatti molte compagnie si sono accorte che possono guadagnare di più spremendo un po di più i propri clienti tra prezzi meno scontati e servizi aggiuntivi da vendere piuttosto che cercare ossessivamente di riempire a tappo i voli svendendo gli ultimi posti rimanenti.

    E a questo si aggiunge la solita macchina burocratica europea che ha ben pensato, probabilmente per favorire le compagnie di bandiera, con un aggiornamento al regolamento sui diritti dei passeggeri, di vietare alle aviolinee di pubblicizzare il costo base dei voli obbligandole a comunicare su pubblicità e siti web il prezzo comprensivo di alcuni servizi extra come priorità, bagaglio in cabina e scelta del posto, nonostante restino, a discrezione della compagnia, dei servizi opzionali.

    In pratica, a breve, quando vedremo la pubblicità di un volo o peggio quando cercheremo di acquistarlo dal sito della compagnia vedremo in partenza il prezzo comprensivo di alcuni servizi che probabilmente non ci interessano e che dovremmo togliere manualmente per poter pagare il prezzo base.

    Quindi la Ryanair o la Easyjet di turno anziché pubblicizzare il nuovo volo a 19.99 euro dovrà obbligatoriamente indicare sui manifesti magari 69.99 euro perché si aggiunge il costo della priorità e del bagaglio in cabina.

    Ma la fregatura più grande è che quel prezzo diventerà quello di partenza, rendendo il volo più caro ai meno informati, che non sanno di dover  togliere di proposito quei servizi aggiuntivi se non li vorranno pagare, rendendo un cattivo servizio ai consumatori.

    Inoltre pubblicizzare una tariffa più alta scoraggerà il viaggiatore con poco budget che probabilmente ignorerà un banner o un manifesto che pubblicizza un volo a 70 euro, specie quando non sa che potrebbe pagarlo solo 20 rinunciando ai servizi non essenziali.

    E se poi in una fase successiva si andrà per legge a obbligare le compagnie di fornire gratuitamente il bagaglio a mano in cappelliera, e non solo quello più piccolo da stivare sotto il sedile come avviene attualmente, quel costo verrà giocoforza inglobato nel costo del biglietto , facendo lievitare i costi anche a chi non necessita di quel servizio, rendendo impossibile viaggiare al minor costo e creando confusione negli imbarchi, dato che gli aerei non hanno generalmente sufficiente spazio per contenere un bagaglio in cappelliera per ogni posto a sedere.

    an easyjet plane taking off from bristol airport
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    Questa mossa sembra nascere per disincentivare la mobilità dei cittadini, mettendo forti paletti alle compagnie low cost che abbassando i costi di ingresso ai voli aerei hanno reso comune questo mezzo di trasporto che ha accorciato tempi e distanze dei nostri spostamenti.
    Gli intenti possono essere molteplici, dai deliri green che vedono l’aereo come un veicolo fortemente inquinante, al cercare di ridurre il consumo di prodotti petroliferi in tempi di tensioni geopolitiche o soltanto favorire le compagnie aeree tradizionali, fatto sta che la possibilità di volare a prezzi low cost si riduce, e meno si potrà volare e più i prezzi dei voli saliranno per compensare i posti rimasti invenduti.

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    Insomma i nostri viaggi low-cost, tra aumenti di alloggi, ristorazione, attrazioni e trasporti diventeranno sempre più rari e costosi. Voi sapevate di questa novità? Cosa ne pensate?

  • Richiamo Airbag? Macchina ferma!

    Richiamo Airbag? Macchina ferma!

    Le automobili moderne, ricche di elettronica, dispositivi telematici e di sicurezza sono sicuramente meno affidabili di quelle di un tempo, anche perché banalmente quello che non c’è non si può rompere, come dicevano i venditori di automobili italiane che volevano convincere all’acquisto un cliente che aveva visto una vettura full optional straniera che magari costava pure di meno.

    Ma che siano mediamente più difettose, soprattutto nelle parti elettroniche e di sensoristica per la sicurezza non è un mistero, tanto da dover essere spesso richiamate presso la rete ufficiale per risolvere problemi di sicurezza del veicolo.

    Infatti quando si scoprono dei difetti di progettazione sulla vettura che potrebbero compromettere la sicurezza del veicolo, le case sono obbligate a richiamare il veicolo nella propria rete ufficiale e ripristinare a proprie spese il difetto, anche se la garanzia è scaduta.

    man in black crew neck t shirt fixing a car

    E le difettosità possono essere banalità come un tubo che si può staccare, un fusibile sottodimensionato che potrebbe prendere fuoco o un difetto all’impianto frenante che in qualche particolare condizione potrebbe rivelarsi meno efficiente del previsto.

    In quei casi la casa avvisa il proprietario dell’autoveicolo per raccomandata, pec e/o pubblicando il richiamo presso un’apposita sezione del sito del ministero dei trasporti e del sito UNRAE, dove inserendo i dati del veicolo (marca, modello e numero di telaio) si potrà sapere se il mezzo è soggetto o meno al richiamo.

    mechanic checking the engine of a car

    Nel caso lo fosse si dovrà prendere contatto con la rete ufficiale della casa, e si fisserà un appuntamento per la risoluzione del problema senza oneri a nostro carico, anche se la macchina fosse fuori garanzia. 

    Ma non sempre il messaggio che informa del richiamo riesce a raggiungere il proprietario del veicolo, magari perchè è intestato ad un parente, si tratta di un veicolo a noleggio, perchè banalmente abbiamo cambiato residenza, senza magari aggiornare i dati sul libretto, perchè abbiamo la pec non funzionante o per una qualsiasi motivazione per cui probabilmente anche se siamo colpiti dal richiamo non ne siamo a conoscenza, e a meno che non sappiamo di un difetto noto del nostro modello difficilmente ci capiterà di andare negli appositi siti per verificare la presenza di un richiamo.

    person holding blue diagnostic tool

    E se dovesse succedere che non sapevamo del richiamo e lo ignoriamo in teoria non dovrebbe succedere nulla grave di , anche se ovviamente ci esporremo al rischio di un problema di sicurezza, rischiando magari un incidente, che la macchina vada a fuoco o non freni in determinate situazioni.

    Il problema però potrebbe nascere con alcune assicurazioni, che potrebbero rivalersi in caso di incidente in quanto la macchina non era sicura, soprattutto se l’incidente è direttamente collegato al mancato richiamo: se ad esempio il richiamo riguarda i freni e noi andiamo a tamponare, corriamo il rischio non solo di trovarci aumentata la nostra classe di merito, ma rischiamo, se non è prevista una clausola di rinuncia alla rivalsa, che l’assicurazione ci chieda di risarcire la somma pagata al danneggiato, soprattutto se riesce a dimostrare che la casa madre vi aveva avvertito del richiamo.

    workers in uniforms at car accident site

    Si tratta di casi rari, ma quando c’è un’ assicurazione di mezzo che cerca qualsiasi scusa per non pagare, l’aver evitato il richiamo potrebbe rivelarsi una amara sorpresa.

    Ma c’è un richiamo che ha delle conseguenze particolari: quello relativo agli airbag Takata, che montati a partire dal 2019 su milioni di autoveicoli di tantissimi marchi, soffrono di un difetto nella composizione chimica che degrandandosi col tempo potrebbe farli esplodere anche in assenza di un impatto, potenzialmente causando lesioni gravissime.

    black car air vent and airbag

    Ma la cosa più grave è che una recente circolare del ministero dei trasporti blocca la revisione della macchina coinvolta nel richiamo, se non è stata fatta la sostituzione dell’airbag difettoso.

    Infatti prima di procedere alla revisione l’addetto verifica dal numero di telaio se la macchina è coinvolta e vi chiederà l’attestato di avvenuta riparazione, se non lo avete la macchina non passa la revisione e quindi non può circolare se non per raggiungere l’officina per la riparazione.

    E siccome si tratta di modelli datati, con anche più di dieci anni di vita, che magari sono passati di mano più volte e/o che essendo usciti dalla garanzia non fanno la manutenzione presso la rete ufficiale è possibile che il proprietario non ne sapesse nulla, e considerato che i veicoli coinvolti sono oltre un milione solo in italia, e riguardano quasi tutte le case, il rischio di trovarsi la macchina bloccata in revisione non è così remoto.

    Il consiglio quindi è di verificare se il nostro veicolo è coinvolto e  nel caso lo fosse di prenotare per tempo, ben prima della scadenza della revisione, l’intervento di riparazione, anche perchè a causa di questa direttiva le reti ufficiali si ingolferanno e quindi potrebbero darvi appuntamento anche dopo mesi, e questo significa girare senza revisione, con il rischio di multe e fermo amministrativo del veicolo.

    Voi sapevate di questo richiamo? La vostra macchina è stata coinvolta?

  • Arriva Amazon Family ed é pure gratis!

    Arriva Amazon Family ed é pure gratis!

    Quasi tutte le piattaforme di streaming hanno iniziato una lotta senza quartiere alla condivisione degli account, dopo avere utilizzato questo strumento per far conoscere i propri servizi al grande pubblico.

    Infatti sino a qualche anno fa era prassi comune condividere un abbonamento family con amici o parenti dividendo le spese o scambiandosi gli account.

    Ma poi le piattaforme si sono rese conto che spremere di più gli utenti e magari costringerli a passare ad un piano individuale con pubblicità dove la profilazione degli utenti diventa particolarmente appetibile per gli inserzionisti, li fa guadagnare molto di più.

    hand holding smartphone with streaming apps

    E quindi prima hanno aumentato i prezzi dei piani family rendendo meno conveniente la condivisione, poi hanno limitato la condivisione nel numero dei dispositivi concessi, poi controllando i documenti o gli ip dei dispositivi per stanare i furbetti, costringendo chi condivideva senza essere effettivamente parte dello stesso nucleo familiare a passare ad un account personale.

    Ma c’è una piattaforma che sta facendo il contrario, che non aveva un servizio di condivisione e ora addirittura lo sta regalando: si tratta di Amazon Family.

    person holding black remote control

    Infatti la novità degli ultimi tempi è che ora è possibile collegare il nostro account Amazon Prime a quello di un familiare gratuitamente, pagando un unico abbonamento a Prime e poter entrambi sfruttare la condivisione dei servizi, dalla consegna gratuita degli acquisti,a Prime Video, dai contenuti musicali di Amazon Music Prime, ai servizi inclusi nell’abbonamento come gli e-book di Kindle o i videogiochi di Amazon Luna.

    Ci sarà un account amministratore, quello che paga l’abbonamento , che potrà invitare un familiare adulto alla condivisione dei servizi, mantenendo ognuno una propria cronologia, sia per gli acquisti che per la fruizione dei servizi.

    Il problema però è che condividendo l’account, si va a condividere obbligatoriamente l’uso della carta che paga il servizio, ragion per cui è bene effettuare questa condivisione solo con un familiare di cui fidiamo ciecamente (magari il partner o il figlio, non certo il vicino di casa), infatti seppure le transazioni tra i due account restino separate, quelle fatte con la carta di credito condivisa che paga il servizio si vedranno anche sul profilo dell’amministratore.

    Ovviamente gli account non sono obbligati ad utilizzare la carta condivisa, ma sono comunque abilitati a farlo e questo significa che magari condividendo l’account con la moglie o con il figlio questo possa sfruttare la nostra carta, magari senza permesso.

    package from amazon prime carried by the delivery man

    Quindi può essere sicuramente una comodità o un risparmio, ma anche un’insidia in caso di usi non concordati, magari perchè abbiamo abilitato il servizio a nostro figlio per consentirgli di vedere le proprie serie tv preferite e poi finisce per fare acquisti su amazon usando la carta di credito condivisa a nostra insaputa.

    Per abilitare il servizio, che viene rilasciato gradualmente agli utenti italiani, bisognerà andare nelle impostazioni dell’account Amazon abbonato a Prime e invitare un altro utente Amazon al nostro nucleo familiare, che avrà 14 giorni per accettare l’invito recapitato nella propria casella di posta.

    logo on vehicle livery

    Una volta accettato poi potrà accedere ai benefici di Prime senza necessità di pagare un’altro abbonamento, mantenendo separate tutte le cronologie all’interno dell’account.

    Quello che però non va dimenticato è che l’account ospite può, anche se non è obbligato, utilizzare la carta di credito che paga il servizio e che questa condivisione della carta è un requisito obbligatorio per poter condividere gratuitamente il nostro Prime con il familiare ospite. 

    Voi conoscevate questa nuova funzionalità? Vi è gia stata abilitata nel vostro account Amazon? Pensate di utilizzarla o la ritenete pericolosa?

  • Ricondizionati: Come risparmiare sugli acquisti tecnologici

    Ricondizionati: Come risparmiare sugli acquisti tecnologici

    Quando si è alla ricerca di un prodotto tecnologico, un elettrodomestico o un prodotto per la mobilità esiste un modo per risparmiare, a volte anche in maniera consistente senza fare troppe rinunce.

    Infatti a mano di non bramare soltanto l’ultimo ritrovato della tecnologia, magari pagando pure un extra per riceverlo in anteprima, la soluzione è puntare al prodotto che sta venendo sostituito che spesso viene messo in offerta dai grossi negozi per svuotare i magazzini, consentendo di portarci a casa un prodotto ancora valido ad un prezzo più ragionevole, specie in un periodo dove i listini, causa guerre e inflazione non fanno altro che salire.

    online shopping with credit card and laptop

    Se volessimo risparmiare ancora di più, potremmo puntare al mercato dell’usato, giocando su chi si libera del prodotto precedente per acquistare l’ultimo uscito, riuscendo magari a portarsi a casa un prodotto premium al prezzo di uno economico.

    Ma andare sul mercato dell’usato ci espone a dei rischi, specie se non conosciamo il compratore e come è stato utilizzato quell’oggetto: soprattutto certi articoli tecnologici potrebbero nascondere dei difetti la cui riparazione costerebbe cifre importanti che annullerebbero il nostro risparmio.

    a laptop with a broken screen sitting on a table

    E se si tratta di un difetto palese che si presenta subito, magari litigando un po col venditore, si può provare ad annullare il nostro acquisto o farci restituire parte della spesa, ma se il difetto, magari dovuto all’usura del prodotto stesso si presentasse dopo qualche mese difficilmente il venditore vi verrà incontro, trasformando quello che pensavamo essere un affare in una fregatura.

    Acquistando un usato da un privato infatti non esiste garanzia di conformità, quindi a meno non ci sia una residua garanzia del produttore, e che vi sia stato fornito lo scontrino o la fattura di vendita, non esiste una copertura a meno di vizi occulti nascosti in malafede dal venditore, dato che si utilizza la formula visto e piaciuto.

    technician repairing computer in electronics store

    Le cose sono differenti se si acquista da un commerciante professionista, che è tenuto a dare una garanzia di conformità anche su un usato, seppur più limitata rispetto ad un prodotto nuovo, dato che può essere ridotta ad un solo anno, non copre l’usura o eventuali difetti già specificati all’atto dell’acquisto, e che in caso di problemi potrebbe portare ad una soluzione in economia poco gradita all’acquirente , come una riparazione in luogo di una sostituzione, un parziale rimborso o alla risoluzione del contratto lasciandoci senza il nostro prodotto e costringendoci a doverlo ricomprare, magari a prezzo pieno altrove.

    Ma esiste anche una terza strada, che è una sorta di via di mezzo tra nuovo ed usato: il ricondizionato. Si tratta di prodotti venduti da venditori specializzati o da delle apposite sezioni di grandi e-commerce come Amazon o MediaWorld dove vengono venduti i prodotti resi dagli acquisti online, i prodotti rientrati dai centri assistenza dopo una sostituzione in garanzia, gli articoli di esposizione che non possono essere venduti come nuovi magari a causa di un difetto estetico o della mancanza di qualche accessorio o degli imballi originali.

    racks with cardboard boxes in a warehouse

    In alcuni casi possono essere dei prodotti tecnologici, come smartphone o computer dati in leasing o in noleggio alle aziende che alla fine del contratto vengono rimessi a nuovo e rivenduti. Il vantaggio di queste soluzioni è che si ha un prodotto che spesso è praticamente nuovo, venduto con una garanzia pari al nuovo, ma al prezzo di un usato.

    E quando a vendere sono grandi e-commerce che devono svuotare i magazzini, può capitare che durante alcuni periodi dell’anno facciano delle promozioni che aumentano lo sconto sul prezzo di vendita, magari ad un prodotto pari al nuovo normalmente scontato del 20%, si aggiunge un 50% ulteriore, riuscendo a farci portare a casa un prodotto ad una frazione del prezzo, soprattutto se si tratta di prodotti di scarso appeal: difficilmente troverete super scontato un iphone, ma magari riuscirete a portarvi a casa un forno a microonde, un deumidificatore  o un amplificatore hifi a un quinto del suo prezzo di listino. 

    vintage cameras displayed at tbilisi market

    Ovviamente non stiamo acquistando un prodotto nuovo quindi si dovrà fare attenzione alla serietà del venditore, ma sopratutto alle condizioni e al suo prezzo.

    Infatti in queste tipologie di acquisto occorre prestare particolare attenzione alle condizioni sia estetiche che funzionali, chiaramente indicate nella scheda prodotto, e magari visibili nelle foto a corredo: a volte un’offerta molto allettante è dovuta alla mancanza di un accessorio indispensabile per il funzionamento o a dei difetti importanti, altre magari si tratta della mancanza dei manuali, degli imballi o di un graffio o un’ammaccatura , cosa che a seconda degli utilizzi potrebbe non essere un problema specie in relazione al prezzo pagato.

    man fixing a computer

    Altra cosa a cui stare attenti in caso di prodotti tecnologici sono le caratteristiche tecniche, a volte lo sconto sembra allettante rispetto al prezzo di listino di quando sono stati messi in commercio, ma se si tratta di fondi di magazzino o di prodotti rientrati da leasing aziendali non molto recenti, a parità di spesa si potrebbero trovare prodotti nuovi con caratteristiche superiori, dato che un prodotto medio gamma attuale è tendenzialmente più potente di un prodotto di fascia alta con alcuni anni alle spalle, e magari supporta tecnologie più moderne, diventando una scelta più oculata.

    Ma conoscendo cosa si sta andando a comprare, e sfruttando magari sconti aggiuntivi e periodi promozionali si rischia di fare degli affari importanti. Voi conoscevate questi prodotti?

    african american engineer conducting hardware diagnostic in repair shop
  • Unipolmove aumenta i prezzi, il telepedaggio diventa piú caro

    Unipolmove aumenta i prezzi, il telepedaggio diventa piú caro

    Fino a poco fa la concorrenza nei sistemi di telepedaggio aveva fatto sì che potevamo avere dei dispositivi concorrenti del Telepass, che offrivano gli stessi servizi a un prezzo molto vantaggioso.

    Ma Telepass forte del suo nome che è sinonimo di telepedaggio, non temendo più di tanto la concorrenza ha pure aumentato i prezzi giustificandoli con qualche servizio aggiuntivo non indispensabile offerto nel pacchetto.

    I concorrenti, principalmente Unipolmove e Moneygo quindi diventavano particolarmente convenienti rispetto al gestore storico, dato che grazie a prezzi piu bassi e delle promozioni perennemente rinnovate hanno concesso di offrire il servizio a dei prezzi molto concorrenziali.

    Ma purtroppo la pacchia dei canoni mensili a 1 euro , 1.50 o 1.90 è finita anche per questi nuovi operatori bramosi di farsi conoscere, che alla fine hanno alzato i prezzi.

    Infatti anche UnipolMove, che era certamente quello dai prezzi più concorrenziali, ha cambiato le condizioni andando ad eliminare gli sconti in essere, riportando al prezzo attuale di listino chi aveva un canone scontato.

    Gli utenti sono infatti stati informati della variazione che dal 28 Settembre porta a 2.50 mensili il prezzo della propria offerta, mantenendo a 1 euro mensile il canone per l’eventuale dispositivo aggiuntivo.

    Il nuovo prezzo resta concorrenziale rispetto a quello di Telepass, ma arrivando a costare 2.50 al mese si equipara  alla cifra richiesta da MooneyGo, lasciando poco spazio a soluzioni alternative: l’unica soluzione per risparmiare qualcosa per chi è stato colpito dagli aumenti è usufruire del primo anno gratuito offerto da tutti i concorrenti , eventualmente dando disdetta al termine del periodo gratuito.

    Inoltre come succede di solito, l’operatore alla ricezione della disdetta potrebbe farvi delle controfferte con dei mesi gratuiti per convincervi a non chiudere il contratto, riuscendo quantomeno a rimandare il problema per qualche tempo.

    view of cars on the street in city

    Ad ogni modo tutto aumenta, e anche il costo del telepedaggio non è da meno, e quindi volenti o nolenti , se usiamo questo servizio, ci si trova a dover pagare il balzello aggiuntivo.

    Voi sapevate di questi aumenti? Utilizzate il telepedaggio?

  • Playstation dice addio al disco fisico, noi alla nostra libertá digitale

    Playstation dice addio al disco fisico, noi alla nostra libertá digitale

    Sony ha recentemente fatto un annuncio importante per gli utenti Playstation, comunicando l’abbandono del formato fisico per i suoi giochi a partire dal 2027.

    Questo significa che a breve l’unico modo per acquistare giochi Playstation sarà in digitale, e se per qualcuno può sembrare una notizia insignificante, va a cambiare di parecchio la fruizione dei nostri dispositivi e soprattutto la possibilità di farci risparmiare nell’acquisto dei giochi.

    Infatti il gioco fisico, che anche se richiede di scaricare degli aggiornamenti online, ci consente di prestare, regalare, scambiare o vendere sul mercato dell’usato la nostra copia del gioco dandogli una seconda vita dopo averlo giocato.

    a white game console

    Questo significa recuperare parte della spesa, di giochi che costano sempre di più, ma che con il digitale non potremmo piu fare, cosi come collezionare il nostro gioco per poterlo rigiocare tra qualche anno.

    Infatti, a meno che non vengano implementati dei sistemi di revoca e di compravendita della licenza digitale che al momento non esistono, il gioco acquistato digitalmente rimarrà sempre vincolato all’account dell’utente senza possibilità di trasferire questa licenza, andando ad uccidere il mercato dell’usato.

    E se è vero che sul PC è prassi comune acquistare i giochi in digitale, a differenza del mondo console dove si è vincolati al canale ufficiale, gli store sono tanti in concorrenza tra loro, quindi i prezzi, soprattutto dei titoli meno recenti, si abbassano tantissimo, dato che lo stesso gioco potremmo trovarlo non solo sullo store ufficiale ma anche su Steam, su Epic Store, su GOG etc.

    Sulla console esiste solo lo store ufficiale, e al limite qualche venditore di chiavi quindi le possibilità di risparmiare, e soprattutto le politiche commerciali le fa solo uno store consentendo di fare solo i propri interessi e non quelli dei consumatori.

    Ma c’è un lato ancora più oscuro della cosa, eliminare il fisico significa anche passare dall’acquisto di una copia che rimane sempre di nostra proprietà, e che a meno che non spengano i server dei giochi online rimarrà giocabile e collezionabile per sempre , all’ottenimento di una licenza che , anche se sembra perpetua, di per sé è revocabile.

    E proprio Playstation di recente ce lo ha fatto capire quando scaduto un accordo con Studio Canal ha cancellato dallo store ben 500 film, anche a chi li aveva comprati e quindi in teoria aveva il diritto di poter usufruire per sempre della visione di quel film, ma se lo è visto cancellato tralaltro senza neanche  la possibilità di ottenere un rimborso in quanto questa procedura era esplicitamente consentita dai termini di licenza a cui generalmente nessuno fa attenzione.

    E non è la prima volta che succedono cose simili, in passato anche Amazon ha cancellato alla stessa maniera dei libri digitali dai Kindle degli utenti per la stessa ragione.

    D’altronde si tratta di una licenza e non del possesso di una copia di un opera , come potrebbe essere un dvd, un cd o un disco in vinile, che finchè non si rompe, potremmo sempre goderci senza neanche necessità di collegarci a internet.

    Ma purtroppo il problema è comune con tutte le piattaforme digitali in abbonamento , da quelle di streaming ai servizi online, ci danno a noleggio la licenza di alcuni contenuti, che potranno sempre toglierci nonostante abbiamo pagato il nostro canone.

    a person holding a game controller

    E questo significa che se tutti i servizi digitali, nati per costringerci a pagare un abbonamento e trasformare un comune acquisto in un finanziamento perenne, diventano l’unico modo di accedere a quei contenuti, eliminando la concorrenza del fisico, qualcuno per qualsiasi ragione può escluderci dalla loro fruizione nonostante li abbiamo pagati.

    Potranno essere ragioni commerciali, ma anche geopolitiche o anche di repressione dei nostri diritti commerciali, ma cosi come eliminare il contante per passare esclusivamente a dei sistemi digitali , cancellando le alternative, questo gioco serve solamente ad ingabbiare gli utenti.

    Il problema diventano le finalità di chi ci vuole ingabbiare, fare più soldi, smettere di pagare un fornitore, bloccare un oppositore politico, cancellare un certo servizio ad un intero paese nemico.

    Diciamo che è un tassello in più che, quando non esiste alternativa ,anche se fosse più scomoda, rende la nostra vita sempre controllata e pericolosa, e che se agli occhi di un utente comune questo può sembrare un argomento da complottista in realtà è una sempre maggiore limitazione delle nostre libertà digitali.

    Voi cosa ne pensate? Siete team solo digitale o preferite che il fisico comunque rimanga?