Autore: admin

  • iRobot: l’inventore del Roomba sta fallendo

    iRobot: l’inventore del Roomba sta fallendo

    Gli aspirapolvere robot sono ormai presenti nelle nostre case da tempo, grazie alla loro comodità e al prezzo contenuto, almeno per i modelli meno sofisticati.

    Certo non possono sostituire una accurata pulizia manuale, ma aiutano certamente a raccogliere lo sporco e grazie alla loro automazione fanno risparmiare tempo prezioso, magari relegando le più accurate pulizie tradizionali ad un evento periodico, lasciando alla macchina le pulizie quotidiane.

    Quelli piú evoluti hanno anche la possibilitá di pulire i pavimenti con acqua e detergente, di scaricare in autonomia la sporcizia e di lavare autonomamente le spazzole, così come la possibilitá di mappare la casa con sistemi lidar per garantire migliore copertura ed evitare gli ostacoli.

    black round device on brown wooden flooring

    Insomma nel tempo questo elettrodomestico si è evoluto e da primizia tecnologica è diventato un prodotto adatto a tutte le tasche e le esigenze.

    Ovviamente visto il successo tante case produttrici sono entrate nel mercato consentendo innovazione e prezzi sempre piú bassi, tanto che addirittura si può trovare qualche modello anche a prezzo volantino nei reparti no food dei discount.

    Ma se facciamo un pó di mente locale ricorderemo i primi robot presenti sul mercato, i Roomba della casa americana iRobot che li ha inventati negli anni 90: costosi e indistruttibili erano la novitá tecnologica piú desiderata delle nostre case, almeno prima dell’avvento di tanti cloni orientali altrettanto validi ma sicuramente piú a buon mercato.

    Questa azienda era stata creata da alcuni professori di robotica del MIT che decisero di mettersi in proprio e offrire sul mercato i frutti delle loro ricerche, sia in ambito militare che civile.

    Infatti da iRobot nascerá la tecnologia del rover spaziale Sojorner della Nasa, così come un robot da ricognizione usato anche tra le macerie dell’attentato al World Trade Center, oltre al famosissimo Roomba che divenne un successo planetario.

    Ma questo successo portò nel tempo l’azienda a decidere di vendere la propria divisione militare per concentrarsi su quella civile, senza considerare gli effetti della concorrenza orientale che nel tempo fecero perdere al Roomba quella posizione di innovatore a vantaggio dei produttori cinesi, che miglioravano i loro prodotti molto rapidamente e con costi molto ridotti, tanto che la stessa iRobot é stata costretta a demandare la produzione ad aziende cinesi per poter rimanere competitiva.

    Ma nonostante le difficoltá il colpo di grazia è arrivato quando Amazon si offrì di acquistare l’azienda: questa operazione , che avrebbe potuto sistemare le traballanti finanze dell’azienda fú bloccata dalle autoritá antitrust temendo per l’eccessiva mole di dati che il colosso dell’e-commerce potesse ottenere dall’operazione, obbligando l’azienda di Jeff Bezos a ritirarsi dall’affare e lasciando iRobot in condizioni finanziariamente critiche che hanno portato recentemente a dover accedere al famigerato Chapter 11, l’anticamera al fallimento negli Stati Uniti.

    E a salvare la storica azienda sará un suo fornitore cinese, Picea , che realizza robot aspirapolvere conto terzi per marchi come General Electric, Xiaomi,Electrolux, Karcher, Haier, Shark,Whirpool, Anker, Philips e appunto iRobot oltre che con il suo marchio 3i.

    Questa azienda cinese acquisterá la storica casa americana, i marchi, i brevetti e la distribuzione salvandola dal fallimento.

    E ironia della sorte questo accade in un’America dove si alzano barriere protezionistiche nei confronti della Cina , ad esempio come successo coi droni DJI, ma si lascia scappare un’azienda fortemente innovativa, che nonostante non abbia piú lo smalto dei primi tempi è sicuramente importante per l’indipendenza tecnologica occidentale.

    Ovviamente il nuovo proprietario garantirà l’assistenza e la disponibilità di ricambi, quindi i prodotti già acquistati resteranno funzionanti, anche se i prodotti che utilizzano servizi in cloud o modelli molto datati potrebbero risentire di problemi e limitazioni.

    Voi sapevate di questo fallimento? Usate i prodotti di iRobot?

  • Le auto termiche sono salve?

    Le auto termiche sono salve?

    Una notizia importante per gli automobilisti, come ampiamente prevedibile é saltato il divieto di immatricolazione di nuove auto termiche, previsto inizialmente per il 2035, questo permetterá alle case automobilistiche, seppure con delle limitazioni, di continuare a vendere auto a motore termico, ripensando l’idea iniziale di avere esclusivamente auto elettriche.

    Fortunatamente la ragionevolezza ha prevalso sull’ideologia, dato che tecnicamente ne le case automobilistiche europee ne le reti elettriche erano pronte al cambiamento dell’intero parco circolante, e ne i consumatori ne gradivano l’acquisto , dato che nonostante generosi incentivi e limitazioni sempre piú stringenti per le auto termiche non hanno cambiato le abitudini di acquisto, relegando le elettriche pure a numeri bassi.

    Inoltre ci si scontra con problemi economici, dato che le auto elettriche , a paritá di caratteristiche, costano piú delle termiche e soprattutto il periodo non florido non permette ai consumatori di poter cambiare auto facilmente, evitando l’acquisto di nuove auto, e se proprio costretti tendono a scegliere quelle piú economiche.

    woman in yellow shirt while filling up her car with gasoline

    Inoltre anche i costi per alimentarle non rendono le elettriche convenienti a causa dei costi dell’energia alle stelle a causa di guerre e situazioni geopolitiche instabili e dell’abbandono dell’energia nucleare da parte di alcuni paesi, rendendo importante la differenza col termico specialmente quando si fa uso di colonnine pubbliche veloci per la ricarica, mantenendo una certa convenienza solo se si ha la possibilitá di ricaricarle in casa, magari grazie ad un impianto fotovoltaico, condizione che ovviamente é riservata solo ad una piccola fetta della popolazione.


    Inoltre questa imposizione stava rovinando l’industria automobilistica europea, tradizionalmente molto forte coi motori termici, ma in ritardo sulle tecnologie elettriche, cosa che avrebbe eccessivamente avvantaggiato i produttori cinesi, con conseguente chiusura di stabilimenti e marchi europei in favore di quelli orientali leader del mercato che ne avrebbero assorbito produzione e vendite facendo scompare la nostra industria, come successo in altri settori.

    Questo non significa che le elettriche smetteranno di essere vendute, ma ci sará un assorbimento piú graduale che permetterá sia ai costruttori, che specialmente agli operatori elettrici di adeguarsi, potenziando le reti, la produzione e l’installazione piú capillare di colonnine e punti di ricarica.

    Nel frattempo la quota di auto ibride ed elettrificate, ad esempio quelle dotate di range extender andranno a prendere quote di mercato delle termiche pure, abituando gli utenti a viaggiare anche in elettrico, magari nelle aree urbane dove ha piú senso, utilizzando il motore termico per i viaggi extraurbani o per consentire la ricarica delle batterie in assenza di colonnine.

    E nel tempo , quando i costi dell’elettrico scenderanno, la tecnologia sará piú rodata anche il mix  di auto termiche, ibride ed elettriche si rimodellerá naturalmente sulle tecnologie migliori per il consumatore, dato che soprattutto per alcuni usi , come i viaggi a lunga percorrenza o per la rapiditá nella ricarica,  la versatilitá delle auto termiche è al momento inarrivabile dalle elettriche.

    Inoltre gli obblighi di riduzione delle emissioni comunque rimangono, seppur fissando target un po meno stringenti, aprendo la strada a biocarburanti, idrogeno, auto ibride e alla compensazione delle emissioni grazie a crediti verdi ad esempio con l’uso di acciai meno inquinanti o con la vendita di minicar elettriche.

    gas pump nozzle filling the white car

    Ad ogni modo si è scampato un pericolo, anche se alla fine il diavolo sta nei dettagli ed eventuali passi falsi rischiano di costare parecchio ai consumatori europei.

    Voi sapevate di questa novitá? Avreste mantenuto il divieto? Preferite le termiche o le elettriche?

  • Trump fa fuori i droni made in china?

    Trump fa fuori i droni made in china?

    Brutte notizie nel mondo dei droni, almeno sul territorio americano con il ban dei prodotti di produzione estera, che si vedranno negate le autorizzazioni al commercio di nuovi prodotti, sia per prodotti finiti che per la componentistica.

    In pratica i maggiori produttori, che sono di origine cinese come i leader di mercato DJI e Autel vengono inseriti nelle entity list dell’ FCC per problemi di sicurezza nazionale, così come è stato fatto in passato coi prodotti elettronici e di rete di Huawei e ZTE o gli antivirus Kaspersky, leader di mercato ai quali è stato tagliato il mercato americano, compromettendo le vendite anche nei paesi amici degli Stati Uniti.

    L’ inserimento in questa lista rende impossibile l’approvazione  sul suolo americano di nuovi modelli, ma comunque consente l’utilizzo dei prodotti già in commercio e già nelle mani dei consumatori, ovviamente il problema si riscontrerá solo coi nuovi prodotti e probabilmente nei ricambi.

    flying white drone tilt shift lens photography

    E la perdita di un mercato importante diventa un problema per un’azienda globale come DJI, che magari dovrá ripensare i propri prodotti per il mercato domestico e dei paesi alleati della Cina, rallentando , almeno sulla carta, l’innovazione non potendo piú spalmare i costi di ricerca e sviluppo, essenziali per le aziende ad alta tecnologia, sui numeri globali.

    C’è da dire che l’azienda sta iniziando a prendere le proprie contromisure estendendo la produzione ad altri articoli meno sensibili per la sicurezza , come i robot aspirapolvere.

    two assorted quadcopter drones with controllers

    Inoltre il ban americano non significa che automaticamente ci sarà una misura simile anche in Europa, ma il rischio che per motivi geopolitici anche da noi ci possa essere una mossa simile non é certamente da escludere.

    Il problema peró é che , almeno sul mercato consumer, non esistono alternative non cinesi che permettano di avere gli stessi risultati, la stessa tecnologia e gli stessi prezzi.

    Questo significa che le attività che fanno uso di droni civili, dall’agricoltura all’ingegneria o alle creazione di contenuti video subiranno forti rallentamenti in assenza di alternative, soprattutto ai prezzi economici a cui siamo abituati.

    green leafed plants

    E anche le motivazioni di sicurezza probabilmente sono pretestuose, servono piú per colpire un avversario commerciale molto forte nel suo settore con delle barriere protezionistiche che rischiano di rivelarsi controproducenti, almeno nell’ambito civile.

    E’ magari vero che in ambito militare dipendere troppo da fornitori esteri, di paesi per giunta non amici può essere pericoloso, così come il fatto che il drone civile puó trasformarsi con apposite modifiche in un’arma, ma in assenza di alternative il rischio è che la toppa sia peggio del buco.

    person holding white and black quadcopter drone

    Ad ogni modo attendiamo di capire come vorrá muoversi l’Europa, se seguire la mossa dell’amministrazione Trump rinunciando all’innovazione dei droni cinesi o se continuare per la propria strada.

    Voi utilizzate i droni cinesi?

  • E’ la fine per il car sharing?

    E’ la fine per il car sharing?

    Nelle cittá un modo innovativo di muoversi in autonomia senza spendere troppo è certamente il car sharing, dove si ha la possibilitá di avere a propria disposizione un’auto per raggiungere la nostra destinazione noleggiandola solo per il tempo necessario alla nostra commissione, spesso potendola rilasciare nei pressi della nostra destinazione e magari noleggiarne un’altra per tornare a casa quando abbiamo terminato i nostri affari. 

    Con questo sistema oltre al risparmio rispetto ad un mezzo equiparabile come un taxi, organizzandosi per bene si ha il vantaggio di poter fare a meno di avere la macchina o quanto meno poter rinunciare ad una seconda vettura in famiglia. 

    Inoltre la possibilitá di accedere a ZTL e parcheggi gratuiti creano una comoditá e un risparmio anche nei confronti dell’auto privata se accediamo spesso alle zone a traffico limitato gravate da ticket di ingresso o dove comunque parcheggiare gratuitamente é una chimera.

    Ma questi servizi che andavano tanto di moda prima del covid, con la diffusione dello smartworking hanno perso appeal e soprattutto clienti, e anche col ritorno alla normalitá i numeri dei noleggi non sono tornati a quelli dei primi tempi, portando alla chiusura di alcuni operatori, gravati da costi sempre piú alti, inciviltá degli utenti che comporta spese di ripristino delle vetture  a carico degli operatori e canoni comunali sempre piú alti.


    Ma anche riducendo l’offerta, per le compagnie che hanno resistito, i conti non riescono a tornare, e se i primi a cadere sono stati gruppi internazionali che hanno gradualmente venduto le attivitá o abbandonato il nostro paese per dedicarsi a localitá piú redditizie, quello che fá riflettere è la trasformazione di enjoy, il servizio di car sharing di eni leader del mercato che in pratica sta rivoluzionando il servizio rendendolo simile a quello di un autonoleggio a breve termine, simile a quelli che troviamo in aeroporto, operando solo dalle stazioni di servizio della casa madre e da alcuni parcheggi convenzionati.

    In pratica dal 2026 non si potrá piú prendere una macchina disponibile per strada e rilasciarla a destinazione, né si avrá piú il libero accesso alle ztl e ai parcheggi blu: si noleggerá , prenotando l’auto tramite la app, che tralaltro smetterá di accettare le carte di credito prepagate, e riportandola solo nel punto di ritiro dove la si è noleggiata o in un parcheggio convenzionato.

    Ovviamente questo cambiamento la rende utile solo per chi ha bisogno di un mezzo temporaneo per qualche ora o al limite per pochi giorni, come un turista, un trasfertista o per chi ha la macchina di proprietá indisponibile magari a causa di una riparazione, ma non per l’uso quotidiano in sostituzione di un veicolo di proprietá, vanificando la possibilitá di fare a meno dell’auto di casa, anche in considerazione della minore disponibilitá di mezzi. 

    Ma Enjoy non é l’unica a capitolare, anche Zity il noleggio di auto elettriche di Mobilize, branchia dedicata alla micromobilitá del gruppo Renault chiude il servizio, lasciando in pratica solo un grande operatore sul mercato a fare il servizio di car sharing free floating nel nostro paese, al netto di qualche piccolo operatore locale e di operatori che noleggiano da stazioni fisse su prenotazione, dove comunque si perde il vantaggio di poter noleggiare una macchina come fosse un mezzo pubblico.

    Ma anche chi rimane non se la passa benissimo, quindi non sarebbe strano che nel giro di poco tempo questi operatori vadano a sparire o comunque ad abbandonare il servizio di free floating, magari spostando le auto, distribuendole in altre cittá inizialmente non coperte dal servizio in modalitá station based, un po come ha fatto la stessa enjoy con i point che hanno raggiunto buona parte del territorio nazionale, estendendosi dalle grandi metropoli anche alle cittá piú piccole, che per ragioni di turismo o di affari possono assorbire una piccola  flotta, magari molto meno capillare rispetto alle metropoli, ma rivolgendosi a una clientela diversa.

    Voi utilizzate i servizi di car sharing? Vi trovate bene? Sapevate di questa novitá?

  • Grande schermo TV o Videoproiettore ?

    Grande schermo TV o Videoproiettore ?

    Chi ha la necessità di cambiare televisore avrà sicuramente pensato a come risparmiare qualcosa, soprattutto se punta a modelli di grandi dimensioni.

    E per risparmiare ci sono tante opzioni, magari rivolgersi a un marchio meno blasonato, scegliere un modello non recentissimo, o scegliere una tecnologia più economica, al prezzo di qualche rinuncia sulla qualità o sulle funzionalità.

    Ma esiste anche una soluzione un pò particolare che ci può permettere di avere schermi enormi a un prezzo molto conveniente: i videoproiettori.

    Infatti nel tempo le tecnologie si sono evolute e i prezzi diminuiti, consentendo di avere proiettori in alta definizione, con funzionalità smart anche al prezzo di poche decine di euro.

    Questo perché alcuni produttori asiatici sono riusciti ad adattare la tecnologia di un comune smartphone, ad una lampada consentendo la proiezione a costi bassissimi, e se fino a poco tempo fà con queste soluzioni si pagava pegno nella definizione e nella risoluzione, almeno nei modelli più economici, ora si riesce ad avere proiettori con un’alta definizione reale a prezzi impensabili solo qualche anno fa, specie quando non hanno marchi altisonanti sulla scocca.

    Ovviamente non sono prodotti perfetti, ma possono essere un’alternativa economica a chi sogna di avere una sala cinema low cost, a patto di avere un ambiente non troppo illuminato e un telo o una parete sgombra per la proiezione.

    Infatti se questo genere di prodotti lowcost hanno un difetto è la luminosità, che anche scegliendo i modelli migliori tende a scarseggiare , non consentendo la visione in stanze illuminate a differenza di un televisore che può essere goduto anche in piena luce.

    La soluzione può essere abbassare le serrande e goderselo con il buio, ma considerato anche la necessità di avere un telo o uno spazio apposito sul quale proiettare li rende poco versatili, quindi magari non saranno un sostituto della tv, ma sicuramente un valido complemento.

    Ma con un po’ di fantasia, e grazie ai sistemi di regolazione automatica nulla ci vieta magari di proiettare sul soffitto o su un telo retrattile magari motorizzato.

    Altri difetti di questi proiettori lowcost possono essere la disponibilità di ricambi, ma va considerato che spesso questi proiettori finiscono per costare meno del costo di una lampada di ricambio per un proiettore di marca, quindi considerato il costo, in caso di guasto a fine garanzia non ci si fà tanti problemi nel rottamarli e magari sostituirli da un modello più aggiornato.

    Va ovviamente tenuto conto nella scelta che ci sono ancora sul mercato modelli vecchi con risoluzione non full hd nativa, da scartare vista la differenza di prezzo esigua con un modello moderno, così come modelli poco luminosi o con caratteristiche palesamente fantasiose e non corrispondenti al vero, motivo per cui meglio leggere qualche recensione prima dell’acquisto per accertarsi che il prodotto scelto sia valido.

    Accertatevi anche della presenza di tutte le porte necessarie per collegare i vostri dispositivi e di un comparto audio o multimediale adeguato, e se ha le funzionalità smart tv che abbia le certificazioni per i contenuti protetti come netflix e la possibilità di installare delle app grazie a sistemi operativi comunemente supportati.

    Ad ogni modo se ne trovano in rete di origine cinese , spesso con marchi di fantasia, a prezzi molto abbordabili che meritano quanto meno un test per capire se possono fare al caso nostro, magari riservandovi di fare un reso se non siete soddisfatti.

    Voi li conoscevate? Ne avete uno? Li utilizzate o preferite la classica TV?

  • Calze da neve: l’inverno non fá piú paura

    Calze da neve: l’inverno non fá piú paura

    Con l’arrivo dell’inverno arriva anche l’obbligo dell’utilizzo di pneumatici invernali o catene nelle strade di montagna dove è probabile incontrare neve o ghiaccio. Ovviamente l’obbligo non riguarda tutte le strade ma solo quelle dove è presente l’apposita segnaletica valida dal 15 novembre al 15 aprile, pena una multa compresa tra i 41 e i 338 euro e tre punti sulla patente,  a seconda della tipologia della strada.

    E per ottemperare a questo obbligo ci si puó dotare di diverse soluzioni: gli pneumatici invernali con l’indicazione M+S, le catene e da qualche anno anche le calze da neve, purché omologate e della misura corretta.

    E la scelta dipende da dove e come usiamo la macchina in inverno, ma spesso anche dalla tipologia di vettura. Se si abita in una zona montana, dove il rischio di trovare neve o ghiaccio é reale e frequente, la soluzione ideale, non solo per praticitá ma anche per sicurezza sono i pneumatici invernali, che se è vero che sono costosi e richiedono di essere cambiati a fine stagione, durano di piú e soprattutto sono piú efficaci in caso di condizioni metereologiche impreviste.

    L’alternativa, per chi va in montagna sporadicamente o per essere sempre in regola  é l’uso delle catene da neve da tenere in macchina e montare solo in caso di necessitá: il loro vantaggio é il costo, dato che sono relativamente economiche, specie per le misure piú comuni, e la durata dovuta alla loro robustezza, ma sono complesse da montare e da gestire, specie per chi non è abituato alle strade innevate. Inoltre alcune auto, specie quelle piú sportive, con cerchi grandi e assetti ribassati spesso non sono catenabili, o nelle migliori delle ipotesi richiedono delle catene specifiche, piú costose e di difficile reperibilitá.

    La soluzione per gli usi sporadici e per le vetture non catenabili sono le ultime arrivate, e omologate per l’uso solo da pochi anni: le calze da neve, una sorta di guanto di uno speciale tessuto tecnico da montare sopra la gomma in maniera estremamente rapida , che possono rimanere nel cofano dell’auto ed essere utilizzate rapidamente senza doversi fermare per tesare le catene e utilizzare astruse istruzioni per agganciarle, cosa cruciale per chi magari vede la neve raramente e che sicuramente avrá dimenticato la giusta procedura per montarle e utilizzarle.

    Anche il costo delle calze è relativamente economico, oltre al fatto che la stessa misura di calza tende ad adattarsi a piú misure di pneumatici, e questo ci consente di risparmiare, trovare quelle giuste con piú facilitá e magari anche riuscire a farcele prestare in caso di necessitá.

    Ovviamente pagano una durata molto limitata , essendo generalmenre testate per soli 120 km, e il limite di  velocità , quando in uso, di 50 km/h, che comunque non è un grosso problema in considerazione del fatto che in presenza di neve normalmente si guida a bassa velocità.

    Per farle durare piú a lungo è consigliato rimuoverle appena  in assenza di neve o ghiaccio e di evitare accelerazioni e frenate brusche.

    Come per le catene, bisogna accertarsi che siano omologate e che corrispondano alla misura del pneumatico, vanno montate almeno nelle ruote motrici dell’auto, anche se non è sbagliato montarle su entrambi gli assi per maggiore sicurezza.

    A livello prestazionale sono ottime su neve fresca, ma sono meno efficaci in presenza di ghiaccio o neve abbondante rispetto alle catene, ma la loro versatilitá e soprattutto la facilitá di montaggio la rendono la soluzione ideale per gli usi sporadici, magari per attraversare una strada soggetta ad obbligo di catene rimanendo in regola in caso di controlli.

    Voi cosa usate in inverno per usare l’auto sulle strade innevate? Preferite le gomme invernali, le catene o le calze da neve?

  • Amazon ammazza la pirateria

    Amazon ammazza la pirateria

    La maggiore concorrenza delle piattaforme di streaming, e gli aumenti sempre piú frequenti degli abbonamenti alle piattaforme hanno ricreato un terreno fertile per la pirateria, dove trovare il nostro evento sportivo, il nostro film o la nostra serie tv preferita senza dover necessariamente pagare la piattaforma che lo trasmette, magari al costo di sorbirsi un po di pubblicitá o di navigare in qualche sito sospetto.

    Infatti è scomparso il netflix o lo spotify degli albori dove con pochi euro al mese, per di piú condivisibili con alcuni amici, si poteva avere accesso ad un catalogo di contenuti pressoché infinito e senza pubblicitá ,ma con il tempo le cose sono cambiate e in peggio

    L’avvento di nuove  piattaforme , ingolosite dal successo dei primi arrivati, hanno fatto sì che ci si dovesse dotare di piú account per fruire degli stessi contenuti, visto che sono nate le esclusive delle singole piattaforme. 

    couple love sitting evening

    Ma comunque anche questo scoglio all’inizio è stato superato con la condivisione degli account: magari io prestavo il mio account di netflix al mio amico che in cambio mi dava quello suo di disney plus, e complice il fatto che la condivisione, pensata ufficialmente per l’ambito familiare, era tollerata specie negli abbonamenti piú costosi, si riusciva ad usare lo streaming senza bisogno di ricorrere alla pirateria.

    Ma le piattaforme col tempo sono diventate piú avare e da un lato hanno iniziato a bloccare la condivisione, e ad aumentare sostanzialmente i prezzi degli abbonamenti family in modo da renderli meno competitivi, in seguito hanno lanciato dei piani con pubblicitá al prezzo della quota di questa condivisione degli abbonamenti in modo da cercare di non perdere utenza.

    woman in white shirt using silver macbook

    Ma anche questo non è bastato alle piattaforme, e col tempo, hanno iniziato a far scomparire i piani base senza pubblicitá , e aumentare il prezzo del piano con pubblicitá fino al prezzo originario del piano base, in pratica costringendo l’utente sia a pagare il prezzo pieno che sorbirsi la pubblicitá.

    E oltre a questo, rimane il problema che se la serie tv che mi interessa non è presente nella piattaforma al quale sono abbonato, dovró attivare piú abbonamenti, che non potendo piú condividere sono diventati un salasso.

    E la soluzione, complice anche un periodo di inflazione alle stelle , non potendosi abbonarsi a tutte le piattaforme sul mercato , non può essere che quella di rinunciare a vedere il contenuto o di rispolverare , nostro malgrado, la pirateria.

    Television screen with Netflix logo

    E inutile dire che questa seconda alternativa  è tornata in voga, complice anche applicazioni per smartphone, tablet e smart tv capaci di intercettare flussi streaming pirata e visualizzarli direttamente sulla tv.

    Questi flussi, reperibili in siti poco raccomandabili facendo slalom tra mille pubblicità o pagando un piccolo obolo, sostanzialmente piú abbordabile degli abbonamenti regolari, consente di vedere un po’ tutti i contenuti del momento.

    E come detto poter trasmettere questi contenuti sul grande schermo di casa è quasi un gioco da ragazzi grazie alle smart tv e ai dongle per vedere lo streaming da attaccare alla tv, come chromecast o fire stick, reperibili in rete per pochi euro ed estremamente comodi.

    Questi apparecchi, pensati per le piattaforme ufficiali, con pochi smanettamenti permettono l’installazione di app terze non previste dal produttore, e complice il sistema operativo android, lo stesso degli smartphone, consentono l’installazione di programmi non presenti negli store ufficiali, capaci di visualizzare questi flussi pirata in maniera piú o meno lecita: alcuni sono dei player universali, capaci coi giusti settaggi di intercettare anche i segnali pirata, e altri ancora piú loschi sono espressamente pensati con lo scopo di diffondere contenuti pirata.

    E tutto sommato questi smanettamenti sono alla portata di quasi tutti, alla fine basta seguire qualche guida disponibile in rete e avere un minimo di dimestichezza con i computer per farli funzionare.

    E questa facilitá di accedere alla pirateria ovviamente non piace alle piattaforme, in primis quelle sportive che pagando fior di quattrini per i diritti vogliono bloccare ogni possibilitá di visione non autorizzata, facendo la guerra al cosiddetto `pezzotto`, il decoder pirata che con un abbonamento minimo consentiva la visione delle partite di serie a e dei maggiori eventi sportivi live.

    E per la prima volta ad essere multati e a rischiare il carcere non sono stati solo i responsabili delle trasmissioni pirata, ma anche gli utenti che si sono visti recapitare a casa delle multe di diverse centinaia di euro.

    Inoltre si è messa in piedi una struttura , chiamata piracy shield per bloccare in maniera immediata la trasmissione illegale di eventi sportivi in diretta, a cui hanno dovuto per legge aderire tutti i provider internet del nostro paese, e che per come è pensata va a bloccare anche siti che non hanno nulla a che fare con la pirateria, ma che hanno la sfortuna di condividere lo stesso server con il flusso pirata.

    E come se non bastasse questo sistema all’italiana, è stato esteso anche a contenuti non in diretta come film e serie tv, aumentando i problemi di falsi positivi, andando a bloccare per diverso tempo anche siti legalissimi.

    Ma non basta, ora anche i dispositivi come le chiavette fire tv stanno iniziando a bloccare le app pirata, e se in un primo tempo nascondevano la possibilitá di installare app terze, con gli ultimi aggiornamenti hanno iniziato a disabilitare alcune app `ambigue` per problemi di sicurezza, mettendo cosí fine alla visione di molte app pirata e addirittura utilizzando un nuovo sistema operativo non piú basato su android per bloccare le app terze alla radice.

    Inizialmente questo nuovo sistema operativo di Amazon, chiamato VegaOS e basato su Linux, viene installato nei nuovi dispositivi Fire Tv Select, che spesso vengono venduti a prezzo scontato e proposti come upgrade per chi possiede i vecchi modelli, ma col tempo potrá sostituire con un aggiornamento di sistema il vecchio FireOs basato su Android sui dispositivi in circolazione.

    Inutile dire che per chi vuole continuare ad usufruire  di quei contenuti, dovrá cercare di evitare aggiornamenti o di comprare la nuova versione o rivolgersi ai tv box con sistema Android nativo, che al momento possono bypassare questa limitazione, almeno sino alle prossime contro misure che sicuramente verranno implementate in futuro.

    Alla fine si ritorna alla solita lotta del gatto contro il topo, dove il pirata e le piattaforme si inseguono per avere la meglio, non avendo capito che la chiave per debellare la pirateria era stata trovata agli albori delle piattaforme: se si forniscono contenuti interessanti a prezzi umani gli utenti non hanno bisogno di piratare, se le piattaforme si accontentano di incassare qualche euro in meno dal singolo utente , e soprattutto rendono fruibili i contenuti con un unico abbonamento, otterranno sempre piú utenti felici di pagare il proprio abbonamento, senza dover spendere soldi in contromisure tecniche e legali per inseguire i pirati.

    netflix on an imac

    Voi utilizzate le piattaforme di streaming? Siete dalla parte dei pirati o delle piattaforme?

  • Ryanair: carte di imbarco solo su App

    Ryanair: carte di imbarco solo su App

    Ryanair ha introdotto una novitá sulle procedure di check-in che potrebbe causare qualche problema a chi non è al corrente della cosa o poco avvezzo alla tecnologia.

    Infatti la compagnia irlandese ha recentemente smesso di accettare carte di imbarco stampate, costringendo gli utenti a fare il check-in online, dall’app o dal sito,  prima di recarsi in aeroporto e di avere installata l’app Ryanair sul proprio smartphone o tablet per accedere al gate.

    Questo significa, che se non abbiamo pagato l’extra per il posto assegnato, scegliendo il posto gratuito dovremo fare il check in online, da sito o a app, da 24 ore a 2 ore prima della partenza e avere con noi la app Ryanair per visualizzare il QR code che ci dará accesso al gate in aeroporto.

    people boarding an airplane

    Ovviamente per chi é poco tecnologico significa che se possiamo fare il check in gratuitamente da casa prima della partenza, magari usufruendo dell’aiuto di un parente o un amico piú abituato alla tecnologia,  probabilmente dovremo fare il nostro check in per il ritorno in autonomia tramite la app nella localitá di  destinazione.

    C’è da sapere che se acquistiamo il posto a sedere a pagamento si ha la possibilitá di fare il check in anche 60 giorni prima della partenza, togliendoci il problema di dover fare il checkin online fuori casa, magari in un paese estero dove non abbiamo connessione, ma comunque dovremo avere con noi il telefono.

    Ovviamente se non abbiamo uno smartphone, o se abbiamo smarrito il telefono dove abbiamo la app con il nostro check in o banalmente si é scaricato, se abbiamo dimenticato o non aver potuto fare il nostro check in il giorno prima della partenza in quel caso dovremmo rivolgerci al banco dei check in in aeroporto per risolvere la situazione, ma a seconda dei casi potremmo dover pagare un supplemento che puó arrivare a 55 euro. 

    Se peró abbiamo effettuato il check in online per tempo, o stiamo partendo dal Marocco dove le carte di imbarco digitali non sono accettate, il banco checkin potrá stamparci gratuitamente la carta di imbarco, altrimenti dovremmo pagare il supplemento in aeroporto, ad ogni modo non vi lasceranno a terra.

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    Ma perché questi cambiamenti? Nonostante ve li vendano come un sistema per risparmiare tempo e denaro o per salvaguardare l’ambiente, sono come per la verifica di identità richiesta quando si acquista il biglietto fuori dal sito ufficiale, un modo per costringere il viaggiatore ad utilizzare la app Ryanair.

    Questo perché diventa un modo più semplice per la compagnia di mettersi in contatto con il cliente per comunicare magari delle variazioni sul volo, ad esempio un ritardo o un cambio di gate, ricordargli di effettuare il check in o di recarsi all’imbarco ma è soprattutto un modo per cercare di vendergli qualche extra, dal posto assegnato al bagaglio in stiva, dal servizio bar alla navetta per il centro, dall’hotel all’autonoleggio dove intascare delle commissioni.

    Ovviamente vale il solito discorso con Ryanair, ma é simile per un po tutte le low cost, che se è vero che si risparmia sul costo del biglietto, non informarsi sulle loro regole, a volte volontariamente astruse, puó crearci problemi e costose penali da pagare.

    Alla fine si tratta solo di organizzarsi, se abbiamo familiarità con le app basta usare lo smartphone per il check in, magari sfruttando il wifi dell’albergo o di un ristorante. 

    Se invece siete allergici alla tecnologia un buon trucco è quello di viaggiare col posto a pagamento assegnato, utile anche per viaggiare accanto al vostro compagno di viaggio , in modo da poter fare il check in direttamente quando state acquistando il biglietto e di recarvi in aeroporto per farvi stampare gratuitamente la carta di imbarco.

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    Voi sapevate di questa novitá? Viaggiate spesso con Ryanair e usate la loro app?

  • Arrivano nuove tasse sui prodotti cinesi

    Arrivano nuove tasse sui prodotti cinesi

    Un nuovo balzello é in arrivo per i consumatori europei che acquistano prodotti cinesi, infatti é allo studio l’anticipo al 2026 dell’eliminazione del de minimis sui dazi per pacchi in arrivo da fuori l’unione europea, questo significa dover pagare oltre all’iva che giá si paga, anche un dazio aggiuntivo, che attualmente non é previsto per le spedizioni di basso valore, sotto i 150 euro.

    Questo vuol dire che ci sará una tassa aggiuntiva, che nella migliore delle ipotesi allo studio potrebbe essere forfettaria di 2 euro a pacco, ma che comunque bloccherá i pacchi alla dogana, rallentando i tempi di consegna, con lo scopo di disincentivare gli acquisti low cost dall’oriente nella speranza di frenare il fast fashion e gli acquisti di cianfrusaglia, elettronica e non di bassa qualitá reperibili online a prezzi molto convenienti.

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    Il problema é che così facendo si va soltanto a creare problemi all’acquirente che comunque difficilmente rinuncerá a risparmiare per acquistare prodotti molto simili, e comunque di provenienza orientale, nei negozi fisici.

    Così come difficilmente abbandonerá il fast fashion per acquistare un prodotto sartoriale di alta gamma, al massimo acquisterá qualcosa di analogo in un negozio fisico o in una catena specializzata, che si rifornisce presso le stesse fabbriche orientali, a un prezzo maggiorato o si rassegnerá a ricevere il pacco in tempi piú lunghi, magari con la scomoditá di dover pagare una tassa al postino.

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    Infatti la seccatura non é tanto dover pagare una piccola tassa aggiuntiva, che pagata in proporzione, su importi di scarso valore non sará particolarmente esosa, ma la burocrazia legata alla riscossione di questa tassa, visto che lo spedizioniere potrebbe richiedere dei costi per la gestione della pratica di sdoganamento che possono superare non solo il costo della tassa ma anche il valore stesso della merce, ma soprattutto si ha la scomoditá di dover attendere i tempi di sdoganamento, dato che dovendo fermare tutti i pacchi alla dogana, si allungheranno a dismisura bloccando magari per settimane i pacchi prima della consegna. Inoltre si aggiunge il rischio di dover pagare la tassa in contrassegno al postino, cosa che complica la ricezione dei pacchi se non siamo presenti a casa, non consentendo ad esempio di poter lasciare il pacco nella cassetta delle lettere o ad un vicino, costringendoci ad attendere un nuovo tentativo di consegna o a recuperare il pacco presso la sede dello spedizioniere.

    Al momento non c’è ancora una decisione definitiva, anche perché la data originaria del 2028 nasceva dalla necessitá che prima entri in vigore un nuovo sistema doganale europeo ancora in fase di sviluppo, altrimenti lo sdoganamento potrebbe avvenire in un paese europeo non ancora pronto alla riscossione, permettendo l’elusione della tassa. 

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    E’ stato comunque proposto in sede europea un contributo forfettario per i prodotti sotto i 150 euro di valore che dovrebbe entrare in vigore dal 2028, ma i singoli stati, tra cui l’Italia, si stanno muovendo anche in autonomia per anticipare i tempi, e non potendo decidere sui dazi hanno allo studio ulteriori tassazioni che si sommerebbero al dazio, come ad esempio una tassa ambientale di 2 euro per i pacchi fino ai 2kg di peso da applicare giá dal 2026.

    Come detto il problema non è tanto una tassa aggiuntiva, che comunque non scoraggerá gli acquirenti, ma la burocrazia necessaria e i costi che questa burocrazia si porterá dietro pagati dal consumatore, ma probabilmente anche dai singoli stati se saranno obbligati ad assumere maggiore personale doganale.

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    Ma il vero discorso è che questa decisione non serve per l’ambiente o per la tutela dei commercianti come la politica vorrebbe far credere, ma è una mossa geopolitica nei confronti della Cina, da cui arrivano la maggior parte di quel genere di pacchi, che alla fine finiranno per pagare i consumatori.

    Voi eravate a conoscenza di questa nuova tassa? Acquistate spesso online dalla Cina?

  • Steam Machine: Le console hanno i giorni contati?

    Steam Machine: Le console hanno i giorni contati?

    Ciao Amici del risparmio, il mondo dei videogiochi sta cambiando e se un tempo lo gli strumenti piú in voga per giocare a casa erano le console come xbox o playstation ora, statistiche alla mano, non sono piú il dispositivo piú usato soppiantate dai pc.

    Infatti i prezzi delle console e dei giochi nel tempo si sono sempre piú alzati, e se un tempo le consolle venivano vendute sottocosto, dando la possibilitá anche allo studente squattrinato o al ragazzino di giocare, recuperando la spesa con il costo piú alto dei giochi ormai il costo di entrata in queste piattaforme si é alzato parecchio, richiedendo diverse centinaia di euro per l’hardware, oltre al prezzo dei giochi sicuramente piú alto dei corrispettivi per PC e con meno possibilitá di accedere a sconti ed offerte.

    Infatti a conti fatti un PC, nonostante costi di piú rispetto al passato, garantisce prestazioni superiori, maggiore versatilitá visto che puó essere utilizzato per altri scopi oltre al gioco, e prezzi del software molto piú abbordabile.

    Inoltre anche le esclusive per console col tempo sono sparite o si sono ridotte a brevi finestre temporali che rendono l’alternativa PC molto attraente.

    E questo successo dei PC sta cambiando il mondo dei videogiochi, con Xbox che sta cambiando pelle trasformandosi da console ad un ambiente PC ottimizzato per il gioco, lasciando il mercato delle console pure solo a Playstation, che comunque rende disponibili i suoi titoli anche su PC e al mondo Nintendo, che peró rivolgendosi ai piú piccoli ha un suo personale mercato e una sua clientela affezionata.

    Inoltre stanno nascendo validi servizi di gioco in streaming come GeForce Now che permettono di giocare senza avere in casa hardware costoso, giusto uno schermo, come quello di un tv o uno smartphone, una connessione a banda larga  e un controller.

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    Questo rinnovato interesse al mondo PC sta permettendo di invadere anche gli spazi tradizionalmente occupati dalle console, dai dispositivi portatili ai salotti di casa.

    Infatti il grande successo degli handeld pc, come Steamdeck, ROG Ally, Legion Go e simili ha permesso di utilizzare i giochi per PC in mobilitá mobile come fossero delle console, tanto che anche Xbox ha finito per firmare e personalizzare un proprio modello, iniziando la propria trasformazione da console ad ambiente multipiattaforma.

    Ma anche la prossima Xbox diventerá un PC sotto mentite spoglie, grazie ad un’interfaccia windows semplificata e ottimizzata per il gaming, utilizzabile anche da joypad, mutuando l’esperienza da Xbox Ally.

    Il suo problema è che dovrà scontrarsi con un altro rivale pronto a fare il salto da dispositivo portatile al salotto di casa: Steam Machine.

    Infatti è fresca di presentazione l’evoluzione fissa dello Steamdeck che diventa un piccolo cubetto di 15cm di lato contenente un mini pc da attaccare al televisore , dotato di un controller dedicato e un sistema operativo basato su linux pensato per il gioco.

    E se le prestazioni non fanno gridare al miracolo, é la compatibilità col parco titoli dei PC, un’interfaccia semplificata pronta all’uso videoludico, uniti al prezzo dell’hardware vicino a quello di una Playstation che sono riusciti a portare un PC con steam in salotto.

    E i tempi ora sono maturi, dato che Valve , la casa madre di Steam aveva provato una strada simile una decina di anni fa con una fallimentare prima versione che ebbe vita breve.

    Ma i tempi sono cambiati, e se la gente è ormai disposta a fare a meno di un supporto fisico per giocare è pronta anche a fare entrare un PC con un catalogo online di giochi nel proprio salotto, anche a costo di qualche compromesso sull’hardware.

    Voi cosa pensate di questa evoluzione? Giocate col PC o con una console? E con cosa pensate di giocare in futuro?