Autore: admin

  • Vendite private: un diverso modo di acquistare online

    Da qualche tempo a questa parte esiste una tipologia di siti di e-commerce particolare: i siti di vendite private o private deals.

    Si tratta di una sorta di club di acquisto dove l’offerta non è pubblica e riservata a tutti, ma accessibile solo agli utenti che decidono di registrarsi, e che grazie a una newsletter verranno informati delle vendite.

    Questo perchè le offerte presenti sono particolarmente vantaggiose, dato che generalmente si tratta di avanzi di magazzino smerciate a prezzi di saldo dalle case produttrici.

    Le case infatti mettono a disposizione degli stock, che il sito di private deals si preoccupa di proporre e vendere sul sito, la casa nel frattempo recapiterà al sito lo stock (ci possono volere da qualche giorno a oltre un mese), che poi provvederà a smistare nelle case dei vari clienti.

    Per questo motivo non solo la spedizione, ma anche il reso e la modifica dell’ordine non è immediata come in un e-commerce tradizionale, dato che il sito fa da intermediario con la casa produttrice, quindi ogni vendita fa storia a sè, quindi persino mettere nel carrello prodotti di più marchi è una cosa generalmente poco fattibile.

    Come detto la vendita non segue i dettami di un e-commerce tradizionale, dove si acquista quando più ci viene comodo tutto ciò che è in vetrina, che generalmente è disponibile in magazzino e viene spedito quasi immediatamente.

    Qui i tempi di spedizione sono lunghi e le vendite sono limitate nel tempo, ma gli sconti sono elevati:  generalmente i prodotti proposti sono di marche rinomate, che potremmo acquistare a prezzi difficilmente riscontrabili nei negozi tradizionali.

    Nell’e-commerce standard inoltre si cerca di mettere nel carrello tanti articoli , anche di diverse tipologie e marche per ammortizzare le spese di spedizione, ma nel sito di vendite private non funziona cosi :  le vendite sono suddivise per marchio e quindi ogni marchio avrà una spedizione a se stante (con le rispettive spese di consegna), quindi per risparmiare sulle spese dovremmo mettere nel carrello solo prodotti dello stesso marchio.

    L’inizio delle vendite viene segnalato nella newsletter inviata all’utente, dato che le scorte sono limitate, quindi chi primo arriva meglio alloggia, specie se si tratta di abbigliamento e calzature dove alcune taglie spariscono in fretta.

    Inoltre questo sistema funziona col passaparola, invitando amici al club si ottengono dei buoni sconto da utilizzare nei successivi acquisti.

    Il vantaggio di tale tipologia di siti è dato dai prezzi praticati, visto che come detto, si tratta  generalmente di stock di prodotti di marca, quindi si tratta di una sorta di outlet online: se si ha la fortuna di trovare qualcosa che ci interessa, il risparmio sarà importante.

    Ma è altrettanto importante  non farsi prendere la mano dagli sconti allettanti: si rischia di mettere nel carrello della roba che magari non useremo mai, solo perchè il prezzo è buono!

     

  • Risparmiare con l’assicurazione auto

    Se abbiamo un’automobile, una delle poche spese irrinunciabili è l’assicurazione auto, e sfortunatamente una delle più care, sia come spesa generale che in confronti di altri paesi.

    Infatti in Italia, a causa di truffe e scorrettezze varie perpetrate ai danni delle assicurazioni, le stesse sono costrette ad aumentare i premi , e in alcune zone d’Italia ritenute più a rischio, generalmente al Sud, le cifre sono talmente elevate da rendere quasi impossibile assicurare la propria vettura, specie se neopatentati.

    Per questa ragione riuscire a risparmiare sulla polizza, significa alleggerirsi le spese di un peso importante.

    Sostanzialmente per risparmiare possiamo usare varie tecniche: ridurre le garanzie, scatola nera, decreto Bersani, assicurazione storica, assicurazione online, contrattare.

    La  prima tecnica è quella di ridurre le garanzie non obbligatorie: tenendo i massimali minimi di legge, levando le polizze accessorie come furto e incendio, atti vandalici, polizza cristalli, infortunio del conducente, tutela legale, assistenza stradale, etc. si abbassano i premi, ma anche le garanzie fornite: sul piano dei costi può essere una buona idea, ma se malauguratamente dovesse servirci quella copertura potremmo maledire quei pochi euro risparmiati: è una valutazione quindi da ponderare molto bene.

    Magari il furto e incendio è bene averlo su una macchina nuova, superati i tre o quattro anni di età, in considerazione del fatto che in caso di sinistro verrà ripagato il valore dell’auto sul mercato dell’usato, se volessimo avere una auto nuova dovremmo comunque aggiungere una cifra importante al rimborso dell’assicurazione. A volte poi può essere conveniente prendere questa garanzia direttamente dal concessionario, combinandolo con il finanziamento dell’auto, grazie a delle convenzioni spesso  è possibile ridurre considerevolmente il premio, integrandolo con la rata della macchina.

    Per atti vandalici e polizza cristalli dipende un pò dalla zona in cui parcheggiamo di solito la nostra auto, e dalle strade che frequentiamo: se siamo sufficientemente sicuri che non avremmo bisogno, considerata anche la franchigia potremmo anche decidere di fare a meno di questa garanzia.

    Per l’assistenza stradale verifichiamo che non sia compresa con l’acquisto dell’auto: sulle auto nuove alcune le case automobilistiche regalano questo servizio per i primi anni di vita, sarebbe sciocco pagare due volte questo servizio. Inoltre potremmo avere l’assistenza stradale con la tessera dell’ACI o facendo il check-up dell’auto durante le campagne promozionali stagionali.

    Potemmo inoltre risparmiare qualche soldo, scegliendo il pagamento in un’unica soluzione: frazionandolo semestralmente o trimestralmente si pagano degli interessi che avendo la disponibilità dell’intero premio annuale potremmo evitare di pagare.

    Se stiamo stipulando una nuova polizza senza spostare l’assicurazione da un’auto precedentemente posseduta in famiglia, possiamo avvalerci del cosiddetto “Decreto Bersani”, che consente di ereditare la classe di merito da un nostro familiare convivente presente nello stato di famiglia, evitando così di entrare in 14 classe. Ovviamente il premio non sarà lo stesso che pagherebbe il nostro familiare, perchè le assicurazioni in mancanza di continuità assicurativa nell’attestato di rischio applicano dei sovrapprezzi, ma comunque, potendolo fare, il gioco vale la candela (quanto meno dopo i 5 anni spariranno le tracce della Bersani dall’attestato, permettendoci di raggiungere la migliore tariffa, se non si sono fatti incidenti, con nove anni di anticipo).

    Altra possibilità per risparmiare, da verificare col proprio assicuratore, sono le formule di assicurazione a chilometraggio e/o con scatola nera: tali formule moderne consentono dei risparmi se si usa poco l’autovettura (generalmente sotto i 10.000 km l’anno), oppure se si accetta l’installazione di una scatola nera sulla propria autovettura, che registrando tutti gli spostamenti dell’auto permette alle assicurazioni di tutelarsi meglio contro eventuali truffe, permettendo quindi di praticare prezzi più contenuti.

    Se la nostra macchina avesse almeno vent’anni ed è in buone condizioni potrebbe essere un’idea farla diventare un veicolo storico: le assicurazioni per tali veicoli sono molto meno esose, poichè si presume se ne faccia un’uso sporadico. L’operazione richiede un pò di burocrazia, ma permette dei considerevoli risparmi se rientriamo nei parametri previsti.

    Quello che probabilmente è il metodo migliore per risparmiare è rivolgersi alle compagnie telefoniche o via internet: tali compagnie , generalmente costole di grandi gruppi assicurativi, riescono a praticare dei prezzi più bassi, poichè fanno a meno della rete commerciale, sostituita da internet e call center. Il problema , è che non avendo un interlocutore diretto che ci attende in agenzia, in caso di problemi sarà un po più complesso districarsi, ma generalmente il risparmio fa soprassedere queste mancate comodità, considerato il risparmio che si fa considerevole alla prima stipula (grazie a promozioni , buoni acquisto, e sconti speciali reperibili su internet), un pò meno al rinnovo.

    Ma non è sempre detto che l’assicurazione telefonica sia l’opzione migliore, conviene sempre fare un confronto, per questo ci viene d’aiuto uno strumento messo a disposizione dall’IVASS, l’istituto di vigilanza sulle assicurazioni e dal ministero dello sviluppo economico, chiamato TuoPreventivatore , un sito web dove  inserendo i dati che troviamo sull’ultimo attestato di rischio e sul libretto dell’auto ci manderà per e-mail in maniera automatica i preventivi di tutte le compagnie assicurative , consentendoci di scegliere la più economica.

    In aggiunta a questo servizio statale, limitato alla sola RCA, ne esistono di più raffinati, che consentono di preventivare anche le garanzie accessorie (i vari Facile, Segugio, Chiarezza, 6Sicuro,  ComparaMeglio, Assicurazione.it, Cercassicurazioni, etc. di cui spesso vediamo gli spot in televisione), che operando come dei broker, possono ottenere delle scontistiche extra rispetto al premio standard richiesto dalla compagnia, specie sulle assicurazioni telematiche.

    Ad ogni modo dopo un confronto e con dei preventivi più convenienti in mano potremmo sempre andare dal nostro assicuratore e negoziare uno sconto superiore minacciandolo di passare a un’altra compagnia, solitamente i margini per poter ridurre il nostro premio esistono, anche se non è detto che possa scendere sino alla cifra del nostro migliore preventivo: se cosi non fosse basterà cambiare assicurazione, tralaltro non è neanche più necessario mandare una disdetta a quella attuale: per effetto di una recente normativa  la polizza decade automaticamente se non si paga il rinnovo.

  • Libri digitali: convengono o no?

    Grande dilemma tra i divoratori di libri: passo o meno alla versione digitale? Abbandono il magico mondo della carta , fatto di sensazioni tattili, odore e ritualità per il freddo mondo digitale?

    In realtà è una questione di gusti personali, ma c’è da dire che il passaggio porta in se alcune comodità: innanzitutto gli ebook reader ,gli apparecchi appositi per la lettura dei libri digitali, nonostante siano un prodotto di nicchia, sono comodissimi: leggeri, hanno una capienza enorme, che ci permette di portaci dietro una libreria di 2000 libri in un etto di peso, sono poco costosi (il modello più diffuso nel nostro paese costa 59 euro) , hanno una durata della batteria veramente invidiabile (una carica dura anche due mesi!) e non affaticano la vista, come potrebbe pensare chi non li ha mai provati, grazie a degli schermi (e-paper) pensati specificatamente per la lettura.

    Ovviamente i libri in formato digitale si possono leggere anche con uno smartphone, un computer o un tablet,  installando un’apposita applicazione : ma se si risparmia sull’acquisto del lettore, si perde in fase di lettura: gli schermi a cristalli liquidi , non essendo pensati per la lettura dei libri , affaticano la vista, rendendo la cosa fattibile per un uso sporadico , ma non una lettura frequente.

    In digitale si trovano molti titoli, ma non tutto: non troveremo testi molto vecchi o di alcune case editrici poco avvezze al digitale, ma in compenso potremmo trovare titoli di autori indipendenti, che magari hanno pubblicato il loro libro tramite piattaforme di self-publishing, evitando i costi di un vero editore,  dando la possibilità di vendere il proprio libro a un’ampia platea e a un prezzo ridotto.

    Altro vantaggio è la disponibilità immediata dei libri digitali, solitamente un problema per i titoli meno richiesti che vanno ordinati in libreria: col formato digitale si bypassano le spedizioni fisiche dei volumi, che oltretutto generano dei costi importanti per via del peso.

    Dal punto di vista fiscale però i libri digitali non godono delle agevolazioni sull’IVA , quindi sono tassati al 22%, mentre i libri cartacei al 4%: fortunatamente però per via dei mancati costi di carta, stampa e spedizioni i prezzi di listino dei libri in formato digitale normalmente sono più bassi della rispettiva versione cartacea.

    Inoltre una recente normativa (lobbisticamente creata per favorire i librai dall’assalto di grande distribuzione e vendita online) vieta sui libri cartacei  degli sconti superiori al 15%, sui libri digitali questa normativa non è applicabile, quindi è possibile trovare titoli interessanti anche per meno di un euro.

    Tralaltro esistono buone collezioni di libri gratuiti, alcuni messi a disposizione dagli autori , magari per farsi conoscere, altri perchè semplicemente sono scaduti i diritti d’autore dell’opera: è quindi possibile trovare gratis in formato digitale i grandi classici della letteratura.

    Poi essendo dei beni digitali, come per la musica esiste anche la pirateria, anche in virtù dell’esiguo peso di un libro digitale (consideriamo che è possibile stipare migliaia di libri in una schedina di memoria o un cd-rom,  quindi scaricarli diventa una cosa immediata): non è etico avvalersene, specie nei confronti degli autori,  ma è una possibilità che a onor della cronaca esiste , anche se per via del fatto che si tratta di un prodotto di nicchia , la cosa non è così sviluppata come per la musica.

    Piuttosto attenzione ai formati: alcuni ebook reader sono pensati per leggere solamente i  libri acquistati nel proprio book store di riferimento:  se è pur vero che i libri possono essere acquistati dove preferiamo e convertiti di formato sul proprio computer e successivamente caricati sul reader per via di un cavetto usb, in presenza di libri protetti da diritti d’autore, questa conversione non è una procedura semplicissima alla portata di tutti gli utenti.

    La conversione è sicuramente meno problematica  sui libri gratuiti, che magari non sono disponibili nel formato compatibile col nostro lettore,  anche se talvolta la conversione può non essere perfetta (tipici difetti sono la presenza di qualche carattere strano in mezzo alle pagine, delle parti vuote di troppo in mezzo al testo o la numerazione delle pagine sballata) avremo nel nostro lettore dei buoni libri a costo zero!

     

  • Viaggiare risparmiando: l’albergo

    Come detto in un precedenza , l’avvento delle compagnie low cost ha portato sensibili risparmi sul costo dei viaggi: sia perchè generalmente , pur considerando qualche rinuncia, i prezzi dei biglietti con queste compagnie sono più economici, sia perchè hanno stimolato la concorrenza, costringendo le compagnie tradizionali ad abbassare i prezzi e a fare pure loro tariffe scontate.

    Ma un viaggio non è solo un biglietto aereo, quindi si puo risparmiare anche su altre voci.

    E la prima su tutte è il soggiorno: a meno di non avere qualcuno che ci ospita come un amico un parente o un couchsurfer ( per chi non lo sapesse il couchsurfing è un servizio di scambio gratuito di ospitalità) avremmo necessita di un posto per dormire a pagamento.

    Le soluzioni sono tante, dall’ostello , all’affitto di appartamenti, dal bed and breakfast all’hotel più o meno lussuoso (in certe città ce ne sono alcuni semi-automatizzati, che funzionano come le compagnie aeree low cost): ma anche qui con l’uso della rete e di un po’ di esperienza si possono fare risparmi interessanti.

    Uno dei trucchi è quello di muoversi per tempo, specie se ci occorre una camera in un periodo richiesto (alta stagione o in occasione di eventi, partite o concerti importanti): anche se la meta è una grande città dove gli hotel non mancano, prenotando troppo a ridosso si rischia di trovare brutte sistemazioni , sia come qualità della struttura che di distanza dal centro, e sopratutto prezzi poco economici:  trovare una topaia a mezzora dal centro al prezzo di un 4 stelle centrale potrebbe rovinare la qualità della nostra vacanza!

    Ma se proprio non siamo riusciti a prenotare con il giusto anticipo non disperiamo: anche il last minute può dare buone possibilità, esistono siti specializzati e addirittura delle app per lo smartphone (per esempio Blink o Airbnb) che permettono di comprare all’ultimo secondo e a prezzi scontati le camere rimaste invendute: il problema piuttosto è che non abbiamo la certezza che ci sia disponibilità nelle date e nelle zone di nostro interesse.

    Per trovare  il prezzo migliore basterà aiutarsi con i comparatori di hotel: questi siti specializzati (come ad esempio Kayak, Trivago o Google Hotel Finder) metteranno a confronto sia i siti degli alberghi o delle catene alberghiere, sia le agenzie di viaggio online che i siti specializzati in vendite di camere di hotel a prezzo scontato (a volte questi siti prevedono scontistiche molto importanti a fronte di pagamenti anticipati, specie in presenza di offerte non rimborsabili), permettendo di trovare non solo il prezzo migliore per una sistemazione , di una determinata categoria, in una determinata città (e magari quartiere) e data, ma confronterà i prezzi per ogni singolo albergo, permettendo di risparmiare anche sul nostro eventuale albergo preferito.

    Il prezzo ovviamente non è tutto, potremmo aver trovato un albergo a pochi spiccioli, ma se fosse sporco, rumoroso, distante dal centro, mal collegato coi trasporti pubblici, non adatto a viaggi con bambini, disabili o animali domestici? Che ne sappiamo se non fosse disponibile o funzionasse male il wifi , se manca il servizio ristorante o il personale fosse scortese, se la zona fosse malfamata e pericolosa? Per scoprire queste magagne o per evitare sorprese (che potrebbero anche essere gradite, come degli omaggi in camera, un aperitivo gratuito nella hall, le mappe o l’abbonamento ai mezzi compreso nel prezzo, una cucina particolarmente soddisfacente o tante altre…) basta aiutarsi con le opinioni di chi ha già soggiornato in quella struttura.

    Forum di viaggi e siti di recensioni specializzate (come il famosissimo TripAdvisor, Zoover o anche quelle lasciate sui siti delle agenzie di viaggio) ci vengono in aiuto, raccontandoci le esperienze di chi c’è già passato prima di noi.  Anche qui però è importante fare un distinguo, a volte le recensioni possono essere pilotate nel male o nel bene: recensioni troppo compiacenti potrebbero essere state messe dal personale dall’albergo, cosi come un piccolo problema può essere stato ingigantito sulla recensione a causa di qualche diverbio con la struttura: ciò significa che non bisogna fidarsi ciecamente: anche le recensioni vanno sapute leggere, generalmente un’opinione è veritiera quanto più è comune alla maggioranza dei commenti.

     

     

  • Un biglietto aereo costa meno di quello che si crede

    E’ opinione comune che viaggiare sia un divertimento da benestanti: in realtà non è più cosi da tempo.

    Prima dell’avvento di internet se si decideva di fare un andare a visitare una meta più o meno esotica si andava all’agenzia di viaggio, che ci trovava (a caro prezzo) un biglietto aereo della compagnia di bandiera e un hotel mai troppo economico, col risultato che per un viaggetto di pochi giorni si andava a spendere cifre considerevoli.

    Fortunatamente le cose non funzionano più in questo modo,grazie all‘avvento delle compagnie low cost, che hanno portato la possibilità di reperire biglietti aerei a prezzi molto interessanti, a costo di qualche piccola rinuncia, come il servizio bar a pagamento, i sedili non reclinabili, o l’utilizzo di aeroporti secondari.

    Ovviamente i prezzi interessanti non sono per tutti, ma solo per chi sa cogliere l’occasione: sostanzialmente perchè le compagnie low cost non sono enti di beneficenza che ci trasportano da un capo all’altro del continente al costo di una pizza, anche se per ragioni di marketing magari  ce lo vogliono far credere.

    Ma sapendosi muovere con un po di esperienza i biglietti a prezzi stracciati si trovano eccome: basta capire come ragionano le low cost, e non farsi fregare da alcuni trabocchetti, messi lì per cercare si spillare qualche soldo in più allo sprovveduto viaggiatore che vanificherà parte del risparmio.

    La regola principale è informarsi bene su tutte le clausole e limitazioni, e già in fase di prenotazione ce ne accorgiamo: i pagamenti con determinate carte di credito, la scelta del posto, l’assicurazione sul viaggio o l’imbarco in stiva della valigia che sembrano compresi nel costo del biglietto non lo sono: ma basterà rimuovere l’opzione per pagare la cifra reclamizzata.

    Peggio è rimanere fregati una volta in aeroporto: con le low cost anche il check-in si fa online, se ce ne dimenticassimo farlo in aeroporto costerà molto caro (anche 60 euro!), stesso discorso per le valigie:  come accennavo generalmente è compreso nel prezzo del biglietto  l’imbarco di un solo bagaglio a mano di determinate dimensioni e peso (che variano da compagnia a compagnia) , qualora volessimo imbarcare in stiva una valigia, superare le dimensioni o il peso consentito dovremmo pagare degli extra salati alla biglietteria dell’aeroporto, se non ne potessimo fare a meno, richiedere questi extra in fase di emissione del biglietto costa decisamente meno che farlo in aeroporto.

    Ovviamente il biglietto a prezzo di saldo non è disponibile sempre: difficilmente lo sarà a Natale , a Ferragosto o nei ponti, in questi casi sarà difficile viaggiare con pochi spiccioli, anzi in questi periodi di alta stagione probabilmente vi costerà meno una compagnia tradizionale, anche considerando il costo dell’imbarco in stiva della valigia,  che magari  proprio in queste occasioni, dove generalmente ci si trattiene più di qualche giorno, ci fà comodo avere,  e i maggiori costi per raggiungere la meta finale dall’aeroporto.

    Dicevamo che va sempre messo nel piatto il fatto che probabilmente atterreremo in aeroporti non principali , quindi raggiungere la nostra meta potrà essere più scomodo e più costoso (può capitare di pagare il transfer per il centro città più di quanto abbiamo pagato il biglietto aereo, specie se lo abbiamo trovato in offerta) , dato che generalmente gli aeroporti secondari sono anche quelli più lontani, quindi bisogna farsi sempre bene i conti,  a maggior ragione se abbiamo necessità di imbarcare la valigia, considerando che se aggiungiamo questi extra potrebbe costare meno una compagnia tradizionale, specie se si riesce a trovare il biglietto in offerta.

    Ma se dobbiamo fare un viaggetto breve ,magari di un week-end , sappiamo dribblare i trabocchetti in fase di prenotazione e non abbiamo l’abitudine di portarci appresso l’intero armadio per un paio di giorni fuori casa il risparmio con le low cost sarà considerevole.

    Una dritta poco nota invece è il quando prenotare, dato per scontato che difficilmente si fanno affari nei periodi di punta, generalmente il momento migliore per comprare un volo al miglior prezzo è  circa 40 giorni prima della partenza: comprando il biglietto con troppo anticipo si rischia che non siano ancora partite le offerte sul volo di nostro interesse, arrivando troppo tardi si rischia che i biglietti in offerta per quel volo (che sono comunque in numero limitato, e crescono di prezzo man mano che l’aereo si riempe) siano già andati esauriti.

    Ad ogni modo iscriversi alle newsletter delle compagnie e frequentare forum di viaggiatori può farvi venire a conoscenza col dovuto anticipo delle offerte più interessanti, sempre considerando che chi prima arriva meglio alloggia, riuscire a comprare appena parte l’offerta può fare la differenza: anche mezzora di ritardo può significare perdere l’occasione, sopratutto negli orari e nelle date più comode.

  • Videogiochi: online si risparmia

    Se siete appassionati videogiocatori o comunque vi piace svagarvi ogni tanto alla console avrete sicuramente notato che il vostro non è un hobby dei più economici.

    Storicamente videogiocare ha avuto costi alti, sia per chi viene dal mondo PC ,dove se è vero che si può usare il computer di casa per giocare, è altrettanto vero che se il computer non è sufficientemente carrozzato (e questo significa spendere continuamente belle cifre per aggiornare il computer per stare al passo coi giochi più recenti) l’esperienza di gioco ne risente parecchio, sia per chi invece è della scuola delle console, dove se è pur vero che non dovremmo rinnovare continuamente l’hardware (almeno fino alla prossima generazione di console), i giochi sono più cari per via del costo di licensing imposti dai produttori delle consolle alle software house.

    Ovviamente risparmiare si può, e lo si può fare in tanti modi: il primo che ci può venire in mente è quello di rivolgersi alle grandi catene che vendono anche usato: purtroppo però , a meno di offerte speciali, il risparmio rispetto al nuovo sarà esiguo.

    Cercare invece su internet può dare delle belle soddisfazioni: tra offerte speciali dei megastore di elettronica, siti di e-commerce ed ebay si rischia di spendere meno per lo stesso gioco nuovo , rispetto all’usato preso nel negozio vicino a casa.

    Ma se si vuole risparmiare ancora di più (senza tirare in ballo modifiche e piraterie varie, che pagano l’inaffidabilità, i costi non proprio economici delle modifiche, sempre se si è in possesso della giusta versione della console, l’impossibilità degli aggiornamenti e i rischi di ban per i giochi online ) la soluzione è rivolgersi all’estero.

    Ebbene si, i giochi fuori dai confini italiani costano meno, inoltre anche la spedizione internazionale non ha dei costi esagerati, visto che un gioco può essere spedito anche in una normale busta da lettera, a prezzi modesti.

    Generalmente la nazione europea dove cercare le offerte migliori è l’Inghilterra, questo perchè,  specie fino a poco tempo fa , esistevano delle zone del paese (in particolare le Channel Island) dove esisteva una sorta di zona franca: sotto una certa cifra (20 sterline)  non si andava a pagare l’IVA, pertanto in queste zone sono sorti diversi store online che sfruttando questa esenzione potevano offrire prezzi veramente bassi su dischi e videogiochi, che generalmente avevano prezzi che non superavano quella cifra.

    Nonostante adesso le regole siano un po cambiate, gli inglesi sono abituati ai prezzi e alla concorrenza spietata di questi rivenditori, pertanto i prezzi praticati nonostante siano aumentati rispetto a qualche anno fa, sono comunque più bassi rispetto ad altri paesi europei.

    Inoltre acquistare dal Regno Unito, ci garantisce che quanto meno la presenza della lingua inglese: infatti il discorso lingua è molto importante: se infatti un gioco acquistato in Europa sarà utilizzabile nelle consolle di qualsiasi paese europeo (mentre, a seconda della console, potrebbe non funzionare se il gioco provenisse dall’ Asia o dall’America) non è detto che il gioco abbia la lingua italiana.

    La cosa si fa sentire specialmente sui giochi per Xbox 360, dato che la capacità dei dischi non è particolarmente elevata, pertanto è possibile, specie se si tratta di un gioco con una bella grafica e tanti effetti, che il disco contenga soltanto poche lingue, specie per quanto riguarda la traccia audio (magari i sottotitoli in italiano possiamo anche trovarli, ma per l’audio è più difficile)

    Per le software house differenziare i dischi ha un costo, e quindi un produttore, se non è costretto da limitazioni tecniche, o più raramente commerciali, cerca di fare dei dischi multilingua, traducendo per i singoli mercati solo le copertine.

    In quel caso comprare all’estero si rivela un grande affare: a volte, accettando di avere la copertina del gioco in un’altra lingua, si riesce a comprare giochi anche a un quinto del prezzo che troveremmo in negozio, specie se il gioco inizia ad avere qualche mese alle spalle (purtoppo sui titoli appena usciti, anche oltre confine non si strappano risparmi eclatanti, ma conviene sempre verificare…)

    Ovviamente il discorso ha senso se il nostro titolo preferito ha la traccia audio nella nostra lingua, finire un gioco in tedesco, se non conosciamo la lingua teutonica non è certo un’esperienza esaltante, ma per fortuna anche in questo caso ci aiuta la rete: esistono forum e siti specializzati con liste dei giochi import: ci diranno, grazie alle esperienze di altri utenti, se il gioco che a noi interessa, acquistato in una determinata nazione è multilingua e se nel caso ha traccia audio in italiano o quantomeno i sottotitoli nella nostra lingua.

    Discorso similare per gli abbonamenti online: anche quelli, manco a farlo apposta costano meno all’estero che da noi: addirittura esistono dei siti che vendono i codici direttamente online evitando la spedizione fisica (ottenendo quindi una consegna immediata), con sconti molto consistenti rispetto ai prezzi di listino che troveremmo in negozio: la cosa si fa molto interessante per chi ha una Xbox (la live gold membership è uguale in tutto il mondo, quindi potremmo comprarla anche in Giappone o negli Stati Uniti e usarla nella nostra consolle italiana), mentre non lo è per chi ha una Playstation (l’abbonamento al PSN è nazionale, quindi può essere utilizzato solo nel paese dove è stato comprato, perciò saremmo costretti ad acquistarne uno italiano)

     

     

     

  • Smartphone: abbonamento si o no?

    Smartphone: abbonamento si o no?

    Ormai non si può più quasi fare a meno di non possedere uno smartphone: sia esso fiammante iphone, un android o un windows phone (giusto per citare i tre sistemi operativi per smartphone più noti) avremmo necessità di un piano dati per navigare in mobilita.

    Questo perchè tutti gli smartphone sono pensati per svolgere delle funzioni tipiche di un computer collegato a internet: leggere o mandare una mail, navigare, accedere ai social network, messaggiare o usare una app, e sebbene ci si possa collegare anche col solo wi-fi , che magari abbiamo in casa o in ufficio il funzionamento sarà monco (ad esempio senza un piano dati non potrete ricevere i messaggi quando siete fuori casa, o usare in auto il navigatore del telefono).

    Inoltre se malauguratamente non abbiamo una qualche promozione sui dati, l’accesso anche involontario a internet dal cellulare può costare caro (anche 5 euro per una connessione di pochi secondi), quindi un pò per la comodità di navigare dappertutto e un pò per il rischio di spendere comunque cifre importanti per delle connessioni dati saltuarie, la soluzione migliore è dotarsi di un piano dati.

    Questi piani, sia ricaricabili che in abbonamento, offrono a fronte di una spesa certa mensile , un certo numero di megabyte di traffico alla settimana o al mese, spesso insieme a un forfait di chiamate e sms.

    Il vantaggio è quello della spesa certa: a meno che non si sforino i limiti (e questo può succedere se si guardano spesso video, si ascolta molta musica in streaming o se si scaricano gli aggiornamenti dalla rete cellulare anzichè dal wi-fi, oppure ovviamente se ci si fa prendere la mano con telefonate o sms) si pagherà solo la quota mensile , ed eventualmente la tassa di concessione governativa se si tratta di un’abbonamento.

    Ovviamente è bene, prima di scegliere l’offerta capire quanto utilizziamo il telefono, conteggiando i minuti e gli sms che facciamo in un mese, registrandoci all’area clienti del nostro gestore telefonico dove è possibile scaricare il dettaglio di tutte le nostre chiamate.

    Altra cosa da verificare sono i vincoli: alcuni dei piani piu vantaggiosi, specie quelli che danno (gratuitamente o con un piccolo contributo mensile) insieme al piano un telefono richiedono un vincolo, solitamente di 30 mesi, di adesione all’offerta: recedendo anticipatamente, magari perche si vuole cambiare telefono , gestore o solo per passare a una nuova offerta più conveniente, si dovranno pagare delle penali salate, che renderanno sconveniente il recesso.

    Se però l’offerta è interessante : spesso si ottengono i telefoni piu blasonati con  una piccola rata, inferiore a quella che si avrebbe comprando il telefono a rete autonomamente, o addirittura si ottengono gratis i telefoni di fascia media e  se si ritiene accettabile il vincolo contrattuale è una buona idea rivolgersi a queste forme di abbonamento.

    L’importante è però capire esattamente quali sono i nostri consumi: un piano con soglie troppo limitate, ci farà sforare dicendo addio alla convenienza e ai costi certi, per contro se si sceglie un piano troppo generoso invece si rischia di pagare per un servizio che non usiamo!

     

  • Scegliere la stampante

    Scegliere una stampante non è una cosa banale: prendere la prima che troviamo al centro commerciale attirati dal basso prezzo può rivelarsi una scelta poco saggia.

    Solitamente infatti a bassi prezzi di acquisto della stampante corrispondono alti prezzi dei consumabili (cartucce e toner) e difficoltà di reperimento di consumabili compatibili e/o impossibilità alla rigenerazione, per via dell’implementazione di sistemi pensati per consentire esclusivamente l’uso di consumabili originali: questo perchè i margini di guadagno sulle stampanti più economiche, quelle messe sul carrello così senza troppi pensieri per via del prezzo allettante, sono veramente bassi, o addirittura sono vendute sottocosto: i produttori quindi guadagneranno dalla vendita delle cartucce, anche in considerazione che l’inchiostro prima o poi finisce, quindi saremo giocoforza obbligati a comprare delle nuove cartucce.

    Il problema è che i produttori se sottomarginano sulle stampanti, hanno dei margini enormi sui consumabili: una cartuccia che costa in negozio 60 euro, costa al produttore non più di un paio di euro. Per questo il mercato dei consumabili di concorrenza è florido: facendo dei margini più umani sulle cartucce, riescono a vendere una cartuccia anche a un decimo del prezzo di quella originale.

    Ovviamente con il compatibile se siamo sicuri del risparmio, non sempre lo siamo della qualità, ma la differenza di prezzo sinceramente vale il rischio.

    Il problema però, se ci si vuole rivolgere al mercato dei consumabili di concorrenza, è la reperibilità della nostra cartuccia: se la stampante è troppo recente difficilmente si riuscirà a trovare la cartuccia di concorrenza, anche perchè i produttori di compatibili hanno bisogno di tempo per progettare delle soluzioni che bypassino i sistemi “anticontraffazione” che permettono l’uso esclusivo di consumabili originali.

    Inoltre questi sistemi “anticontraffazione” sono generalmente più blandi nei prodotti più costosi, dove esiste un guadagno per il produttore anche sulla vendita dell’apparecchio e non del solo consumabile, e anche le stesse cartucce originali tendono ad essere più economiche, difatti il ragionamento del produttore è che se uno può spendere per una stampante costosa, probabilmente è perchè stamperà molto, quindi può permettersi di marginare meno sui consumabili, rispetto alla stampantina entry level che magari farà solo una stampa ogni tanto, e quindi avrà bisogno di poche cartucce nel suo ciclo di vita.

    Ma indipendentemente dalla scelta di usare cartucce originali o di concorrenza , la prima cosa da controllare per scegliere la nostra stampante è il costo (e la reperibilità nel caso di quelle di concorrenza) delle cartucce: a parità di funzionalità della stampante il costo dei consumabili può variare sensibilmente: magari una stampante un po più cara si ripaga la differenza al primo cambio cartucce, inoltre quella più cara è possibile pure che abbia qualche caratteristica aggiuntiva che potrebbe tornarci utile.

    Detto questo la seconda importante caratteristica da considerare è la tecnologia della stampante: le due piu diffuse sono quelle a getto di inchiostro e quelle laser: entrambe  le soluzioni hanno i loro pregi e difetti, vediamo di fare una rapida analisi.

    Le stampanti a getto di inchiostro sono sicuramente le più economiche come prezzo di acquisto, come sono economiche le cartucce. Inoltre sono sempre a colori e hanno una resa sulla stampa fotografica veramente invidiabile, ma hanno un grosso tallone d’achille: se non le si usa frequentemente gli ugelli  tendono ad otturarsi e le cartucce a seccarsi, quindi per riutilizzare la stampante è necessario fare dei cicli di pulizia, che consumano pesantemente le cartucce : possono anche esaurire  un’intera cartuccia in un solo ciclo di pulizia.

    Le stampanti laser invece non soffrono di problemi legati al poco utilizzo, cosi come sono tendenzialmente molto convenienti sui grossi volumi di stampa: questo perche i toner (cosi si chiamano le cartucce per le laser) hanno serbatoi molto più grandi, pertanto si dovrà cambiarli molto meno spesso (fate sempre attenzione al numero di pagine dichiarato per la cartuccia quando scegliete la stampante!). Per questo motivo però le cartucce , ma anche la stampante in se, hanno un prezzo di acquisto molto più alto, quindi sarà necessario più tempo, e una quantità maggiore di stampe per ammortizzare la maggiore spesa. Fortunatamente è possibile far rigenerare i toner da un centro specializzato, anzichè doverlo ricomprare, risparmiando parecchio.

    Inoltre non tutte le stampanti laser sono a colori, quelle più economiche sono in bianco e nero, questo può essere un limite se si stampano spesso fotografie (ma se la cosa è sporadica conviene affidarsi ai servizi di stampa fotografica online).

    Solo dopo aver scelto la tecnologia e verificato il costo dei consumabili è la volta di controllare le funzionalità aggiuntive, come ad esempio la multifunzionalità: molte stampanti integrano anche uno scanner, quindi possono essere usate come fotocopiatore di emergenza, e a volte hanno anche la funzionalità fax.

    Nei modelli un po più evoluti, si possono avere l’alimentatore automatico di documenti, molto utile per le funzioni di fax e fotocopiatore, come può essere utile (ma costoso) il fronte-retro automatico, utile per risparmiare carta stampando in entrambi i lati del foglio.

    Una cosa da ponderare è la connettività: finchè la si vuole attaccare solo al PC basta una sola porta USB, se invece vogliamo condividere la stampante con altri computer in casa o magari con il nostro tablet, è necessaria quanto meno una porta ethernet o il wifi (utile anche se vogliamo posizionare la stampante non troppo vicina al computer). Può anche essere comodo in presenza di wifi o ethernet una funzionalità di stampa online che permetta di inviare alla nostra stampante i documenti tramite internet.

    Altre funzionalità più frivole, possono essere il display LCD, utile per stampare le foto direttamente dalla macchina fotografica, senza accendere il pc, che potremmo collegare a una specifica porta usb o  magari a un lettore di schede di memoria integrato nella stampante.

  • Lampade a risparmio energetico: LED o CFL?

    Un metodo per risparmiare sulla bolletta della luce è sicuramente fare uso di lampade a risparmio energetico: la cosa è talmente importante che una direttiva della comunità europea ha vietato la vendita delle lampadine tradizionali.

    Ovviamente per sostituire le lampadine tradizionali senza mettere mano all’impianto elettrico abbiamo tre soluzioni: le lampade alogene, quelle fluorescenti o CFL, Compact Fluorescent Lamp e quelle a LED .

    Le alogene, le hanno sostituite per via del prezzo molto vicino a  quelle vecchie, e risultano essere la soluzione più economica in commercio:  a parità di consumi riescono a rendere circa il 20-30% in più rispetto a una lampadina tradizionale (quindi una lampadina da 18 Watt farà la stessa luce di una da 24).

    La loro caratteristica è che sono fin troppo simili alle tradizionali, quindi sia la loro efficienza che la durata non sono molto superiori: la vita di buona lampadina alogena è infatti  di circa 1500-2000 ore contro i 1000 di una lampadina standard.

    Le CFL invece sono quelle comunemente dette “a risparmio energetico”: costano più di una lampadina tradizionale (per sostituire una lampadina da 60W bisogna spendere circa 6 euro contro i 2,50 di un alogena e i 15 di una a LED)  ma riescono a rendere circa 4,5-5 volte rispetto alla classica lampadina , e hanno una durata tra le 6 e le 10 volte la lampadina tradizionale.

    Tutto sommato sono un buon compromesso tra costo , durata e consumi, ma hanno qualche difetto: innanzitutto non sono dimmabili, cioè non possono essere usate coi variatori di luce, inoltre l’accensione non è immediata: questo significa che hanno bisogno di tempo, dai pochi secondi fino a qualche minuto, per poter emettere completamente tutta la quantità di  luce.

    Le lampade a LED sono quelle più recentemente entrate sul mercato, per questo ancora relativamente costose e quindi nonostante la maggior efficenza e durata, il costo della singola lampadina può scoraggiare, specie se sono tante quelle da sostituire (per esempio in un lampadario), visto che al momento una buona lampadina a led che sostituisca una 60W su internet costa tra i 10 e 15 euro.

    Dal punto di vista dell’efficenza, confrontandoci con la solita lampadina tradizionale, riescono a parita di wattaggio a rendere 6 volte tanto (quindi potremmo sostituire una 60W con una a led da soli 10.8W) , durano circa 15 volte tanto (a seconda dei produttori si hanno cicli di vita dalle 15.000 fino ai 50.000 ore) , non hanno problemi di accensione lenta e riscaldano meno.

    Ma hanno anche loro però qualche difetto, che probabilmente col tempo e la ricerca tenderà a scomparire: i costi di una singola lampadina rispetto alle altre tecnologie sono elevati, anche mettendo sulla bilancia risparmio ed efficienza migliori.

    Inoltre non sono disponibili wattaggi elevati, se fino all’equivalente dei 60W tradizionali (800 lumen) esiste una buona scelta, e quindi una certa convenienza, se si richiede più luce, le proposte nei cataloghi dei vari produttori sono limitatissime, e quindi le lampadine hanno costi davvero improponibili (una lampadina può venire a costare anche 100 euro!)

    Quando abbiamo a che fare con la scheda tecnica di una lampadina quello che dobbiamo controllare sono ovviamente  il consumo (espresso in Watt), la luminosità (espressa in lumen), la durata , la dimmabilità, la temperatura di colore (espressa in gradi kelvin), l’attacco del portalampade (E14, E27, etc.)  e le dimensioni.

    Dicevamo della luminosità, i lumen , ossia la luce che fa la lampadina: maggiore è questo valore , maggiore è la luce emessa e ovviamente il consumo. A titolo di confronto con le lampadine tradizionali 350 lumen corrispondono a una 25W , 500ln a una 40W, 800ln a una 60W, 1000ln a una 75W, 1500ln a una 100W, quindi dovremmo scegliere una lampadina che dia una quantità di luce non inferiore a quella che andiamo a sostituire.

    Altro fattore da considerare è la durata , anche qui per fare il confronto, una classica lampadina  durava circa 1000 ore, una alogena dura generalmente dai 1500 ai 2000, una CFL tra le 6000 e le 10.000 ore, una a LED tra le 15.000 e le 50.000 ore nei casi migliori, e la differenza la fa la qualità della lampadina che andremo a scegliere.

    Un’ulteriore cosa da verificare è nel caso si debba utilizzare la lampada con un variatore di luce è  la dimmabilità: mentre le alogene non hanno problemi, per le LED dipende dal modello, mentre le CFL generalmente non sono utilizzabili insieme al varioluci.

    Un’altra cosa da verificare nelle schede tecniche, quando si sceglie una lampadina, è la temperatura di colore , la scelta di una luce più o meno calda: un valore in kelvin più basso corrisponde a una luce più calda (sotto i 3300 K), quindi tendente al rosso, mentre più il valore è elevato e più la luce è fredda e quindi tendente al blu: la scelta dipende dai gusti personali e dall’ambiente dove andrà installata la lampadina.

    Per finire non tralasciate le dimensioni fisiche della lampadina stessa: quelle piu grandi ( ad esempio le CFL a spirale, che fanno molta luce, ma hanno dimensioni importanti) potrebbero non entrare nel lampadario.

    Ad ogni modo, facendo una considerazione generale, il consiglio è , indipendentemente dal tipo di lampadina scelta, di rivolgersi a un prodotto di marca, essendo il costo della singola lampadina non trascurabile e dovendo durare a lungo la qualità e l’affidabilità sono importanti.

    Inoltre i produttori di marca mettono a disposizione delle schede tecniche dettagliate che permettono di farsi un’idea più dettagliata dei consumi e quindi del risparmio, cosa che difficilmente avremo per un prodotto da supermercato.

    Va anche considerato che il prodotto da supermercato (o peggio cinese)  è stato progettato con l’obbiettivo di mantenere il prezzo al dettaglio il più basso possibile, magari a scapito di efficienza, qualità e consumi, quindi è probabile che la differenza di prezzo con il prodotto di qualità venga ampiamente ripagata col maggiore risparmio in bolletta.

  • Riparare un microonde con 4 euro

    Riparare un microonde con 4 euro

    A volte con un po di manualità si possono evitare spese importanti, un’esempio classico, capitato personalmente in questi giorni è con il formo a microonde.

    Il comodo elettrodomestico dopo 13 anni di onorato servizio ha iniziato a fare strani rumori con una sorta di sfiammata all’interno del forno,  visto il costo ormai esiguo di tali elettrodomestici mi sono immediatamente messo a scandagliare la rete in cerca di un sostituto, trovando offerte veramente interessanti.

    Ma navigando mi imbatto, con un po di sana curiosità, su dei siti che spiegano un po meglio come funzionano i microonde, quali possono essere i difetti e come ripararli, e scopro che il mio caso non è cosi strano e sopratutto di facile diagnostica e riparazione.

    Infatti tutti i microonde hanno loro interno un generatore di microonde (chiamato magnetron), che convoglia le onde su una guida d’onda, che per farla semplice fa arrivare le onde all’interno del forno,  a sua volta è protetta da una sorta di lamina per evitare che le onde elettromagnetiche e  i residui di cibo possano ritornare  indietro e raggiungere i due componenti citati rovinandoli.

    Questa lamina, una sorta di cartoncino fissata ad incastro  e/o con qualche vite all’interno del vano di cottura,  col tempo, venendo  a contatto con gli schizzi e i residui di cibo tende a deteriorarsi,  fino a bucarsi, e ovviamente bucandosi perde la sua funzione di schermatura generando un arco elettrico (la famosa “sfiammata” di cui parlavo).

    La soluzione è quindi sostituire quella lamina, che in realtà  non è un vero cartoncino (nonostante la somiglianza),  ma mica, un materiale che permette la schermatura di calore e sopratutto onde elettromagnetiche.

    Questo materiale lo si trova in fogli dai ricambisti di elettrodomestici,  basterà quindi procurarsi un pezzo di questo materiale della misura del pezzo ormai rovinato,  disegnare con una matita la sagoma del pezzo originale sul foglio di mica e con forbici, taglierino (e magari un buca cintura se ci sono dei fori) ritagliare a misura l’esatta forma del pezzo ormai andato.

    Basterà poi rimontare il nuovo pezzo nel forno e come per magia il fornetto non sfiammerà più, evitandoci una bella spesa,  dato che un foglio di mica nel mio caso è costato solo 4 euro (volendo si può comprare anche online ma le spese di spedizioni sono più alte del valore del “ricambio”).

    Ovviamente questo è stato un caso facile, altri problemi sono di più difficile risoluzione, e sopratutto agire  all’interno del fornetto (e non del vano cottura,  come in questo caso) può essere molto pericoloso per chi non sa cosa sta facendo, essenzialmente per due motivi, sia perchè il telaio del fornetto in genere è pensato per schermare le onde elettromagnetiche e quindi un’errato rimontaggio potrebbe far perdere tale schermatura con conseguenti fughe di radiazioni,  ma sopratutto per la presenza di condensatori ad alto voltaggio (come nei cinescopi o nei flash delle macchine fotografiche) che se non correttamente scaricati, possono produrre una scarica letale all’improvvisato riparatore.