Contenuti Digitali

  • Il pericolo della censura digitale

    Il pericolo della censura digitale

    Come conseguenza dell’assalto a Capitol Hill il 6 gennaio 2021 è accaduta in rete qualcosa di molto serio per le libertà digitali, l’oscuramento oltre di post e profili riconducibili a Trump e ai suoi sostenitori , anche di alcuni social network non allineati come Parler rei di avere una politica incentrata alla massima liberta di espressione, dove la moderazione e la censura non sono di casa e perciò diventati l’ultima roccaforte dei sostenitori di Trump già in precedenza bannati dalle molte delle principali piattaforme online.

    Inoltre questi blocchi non si sono limitati a bloccare i post ritenuti pericolosi dai vari social network, bloccando i profili dei sostenitori, ma si è provveduto a cascata a bloccare anche chi fosse lontamente collegato all’ex presidente degli Stati Uniti, come chi vendeva cappellini e merchandising, a bloccare gli incassi delle donazioni dei supporters sospendendo gli incassi delle carte di credito, ma soprattutto a bloccare l’hosting di chi non osteggiava Trump, ma cosi facendo hanno bloccato migliaia di contenuti che nulla hanno a che fare con questa storia, con un attacco raramente cosi pesante anche se non si tratta della prima volta che accade, dato che qualcosa di simile era già successo in passato con Wikileaks prima e più recentemente con Pornhub anche se in maniera meno plateale.

    Direte voi si tratta di aziende private e saranno loro a decidere chi ospitare nei propri server o a chi fornire i propri servizi, in realtà non è proprio così per una questione di responsabilità

    Infatti il nocciolo della questione è l’hosting, chi fornisce servizi online in genere affitta i propri server a utenti terzi che hanno la responsabilità di cio che pubblicano, esulando il proprietario dei server da responsabilità: per fare un esempio è come se noleggiassi un’automobile e con questa ammazzassi delle persone o la usassi per una rapina, la responsabilità è la mia non di chi mi ha affittato la macchina.

    Ovviamente ai social network inquadrarsi come hosting permette di poter scaricare sugli utenti le responsabilità di cio che viene scritto sulle loro piattaforme, e permette loro di non dover controllare, moderare , cancellare i contenuti dato che sulla carta il loro ruolo è solo quello di mettere a disposizione degli spazi sul web in cambio di un corrispettivo che può essere economico oppure la possibilità di vendere la loro pubblicità

    Il problema nasce quando chi fa hosting si mette a fare l’editore decidendo chi è degno o meno di utilizzare i propri spazi cosi come normalmente fanno i giornali o le emittenti televisivi, che però per fare questo hanno delle regole da seguire e soprattutto si assumono la responsabilità di tutto cio che pubblicano e non solo di quello che gli fa comodo.

    Ovviamente essendo editori possono decidere di avere una linea editoriale pro o contro un determinato argomento, o fazione politica, cosi come esistono testate  schierate a  sinistra, a destra o che sostengono determinate cause, sarà poi l’utente a scegliere quel social cosi come sceglie di comprare quel giornale schierato o di guardare quel programma televisivo, ma se sono editori si devono anche assumere gli oneri che questo comporta

    Non si può tenere il piede in due staffe e fare quando fa comodo l’editore per cancellare i contenuti sgraditi e nel resto del tempo fingere di essere soltanto hosting e magari tenere in rete chi commette reati senza essere perseguito

    La cosa diventa essenziale quando gli utenti dovessero commettere reati sulle piattaforme online, da quello che incita alla rivolta o che vende armi e droga, a chi commette crimini più o meno gravi, chi incita al suicidio, magari stupra in diretta social, pubblica foto pedopornografiche , ricatta degli utenti la responsabilità ricadrebbe non più solo sull’utente che ha postato quel contenuto ma anche sulle piattaforme stesse.

    Il problema è quando le piattaforme ad esempio usano la scusa di bloccare l’hate speech  o altri comportamenti a loro dire scorretti per tenere il piede su due staffe, facendo nella pratica gli editori quando però si professano hosting: anche perché se è la stessa azienda a fare da giudice che autorità ha per decidere, quando la azienda stessa potrebbe avere un suo orientamento politico e che quindi potrebbe usare due pesi e due misure a seconda dei casi e non lasciare a un’entità terza la decisione? E tralaltro nulla cambierebbe se è l’azienda stessa a scegliere un arbitro sulla carta terzo ma che invece potrebbe essere , magari sotto mentite spoglie, di parte.

    Pertanto se la linea è quella di bannare chi incita all’odio dovrà essere fatto nella stessa maniera per esempio sia nei confronti di chi è a favore, nel caso in questione , di Trump, ma anche di chi lo osteggia, secondo dei criteri di trasparenza e non essere pronti a bloccare solo chi ci fa comodo.

    Il problema è che nel caso specifico di Capitol Hill è stato deciso da qualcuno che non è un tribunale che dovessero essere silenziati i sostenitori di Trump e tutti hanno seguito chi più e chi meno a ruota bloccando tutte le piattaforme legate anche in maniera marginale all’allora in carica presidente degli Stati Uniti.

    La decisione è stata politica e nasceva dalla voglia di ingraziarsi il nuovo presidente Biden ben sapendo che ormai l’uscente Trump di li a pochi giorni sarebbe stato fuori gioco, cercando di mettersi al riparo da possibili politiche fiscali e normative che potrebbero minare l’attuale business, salendo sul carro del vincitore per poter riscuotere in seguito, ad esempio evitando possibili operazioni antitrust come smembramenti di società divenute ormai troppo grandi , nuovi obblighi fiscali che rendano più difficile l’elusione delle tasse, norme sulla pubblicità e sulla privacy più stringenti che frenerebbero il business di chi fa soldi con gli interessi e le abitudini dei propri utenti ma soprattutto delle norme che obbligherebbero le piattaforme digitali ad assumersi le proprie responsabilità.

    Voi cosa ne pensate a riguardo? Hanno fatto bene le piattaforme digitali a bloccare Trump e i suoi seguaci, e soprattutto questo secondo voi potrebbe ledere i vostri futuri diritti digitali? Fatecelo sapere nei commenti.

  • Abbonamenti digitali col 90% di sconto

    Abbonamenti digitali col 90% di sconto

    Se vi dicessimo che potreste abbonarvi a servizi digitali come Netflix, Disney plus, Spotify e simili con pochi euro al mese, risparmiando anche il 90% rispetto ai prezzi di listino?

    Se infatti andate su Aliexpress il più famoso e-commerce cinese cercando tra i tanti prodotti in vendita , troverete centinaia di abbonamenti ai vari servizi digitali per 1, 3, 6, 12 mesi o a volte anche a vita a prezzi molto più bassi del listino, andando a spendere a seconda dei prodotti e della durata richiesta dagli 1 ai 3 euro al mese, contro listini che vanno normalmente dagli 8 ai 30 euro.

    C’è da stare attenti che venga specificato che il servizio funzioni anche in Italia, ma basta leggere attentamente la descrizione, cosi come in che modo vengono fornite le credenziali: ricaricando un account esistente, in questo caso per maggiore sicurezza vi suggerisco di cambiare la password e di usarne una diversa da eventuali altri account che possedete,  tramite un account fornito dal venditore, con account privati o condivisi.

    Ovviamente i prezzi variano in base alla tipologia di abbonamento, al numero di connessioni contemporanee e al tipo di credenziali fornito, ma una volta trovato quello che fa per noi basta metterlo sul carrello e acquistarlo come un normale prodotto in vendita, ma anziché avere una spedizione fisica riceveremo un messaggio dal venditore con le credenziali e le istruzioni per poter attivare il nostro prodotto, e iniziare a guardare i nostri film o ascoltare la nostra musica da pc, telefono, tablet o smart tv.

    In realtà tutto cio è possibile sfuttando alcune zone grigie come la condivisione dell’account con altri utenti e l’acquisto di credenziali all’ingrosso o in paesi dove per via di maggiore concorrenza o cambio di valuta favorevole costano meno, cosa che ci impedisce magari alcune personalizzazioni dell’account , come il nome utente, a volte la password o la nazionalità o ci richiede qualche accortezza che ci viene comunicata da chi ci ha venduto le credenziali ma che ci dà un prodotto completo e funzionante a una frazione del prezzo

    Essendo una pratica non vista di buon occhio dai fornitori di servizio è possibile che la casa madre riscontri delle irregolarità, o che cambi le regole di utilizzo del servizio , e quindi ci venga staccato in quel caso è importante che ci venga risolto il problema da parte del venditore , che potremmo contattare dalla stessa sezione messaggistica dove ci ha fornito le credenziali, magari dandoci una nuova password o restituendoci i soldi per il periodo non usufruito.

    Un problema possono essere alcuni venditori furbetti che magari hanno fatto prezzi troppo bassi, e che quindi non riescono ad onorare per l’intera durata le promesse bloccando i pagamenti al fornitore o peggio che hanno ottenuto le credenziali in maniera illecita rubandole a ignari utenti regolari o utilizzando carte di credito rubate o clonate, e quindi il servizio si interrompe, ma loro si renderanno indisponibili non rispondendo ai messaggi o peggio cancellando l’account.

    Pertanto è essenziale cercare un venditore affidabile, controllando i feedback del venditore e magari evitare abbonamenti troppo lunghi, anche se più vantaggiosi, perché il venditore affidabile potrebbe crollare magari dopo qualche mese, ma se voi avete pagato per 12 nonostante probabilmente avrete ammortizzato la spesa rispetto ai prezzi dei canali ufficiali vi trovete senza quello per cui avete pagato e senza la possibilità di ottenere un rimborso perché ormai sono decorsi i termini per la contestazione.

    Probabilmente anche nella peggiore delle ipotesi avrete risparmiato dei soldi, quindi il gioco varrà comunque la candela, anche perché male che vada mediamente non ci si rimette più di una trentina di euro quindi è un rischio che comunque vale la pena correre, al massimo perdete la visione del vostro servizio ma potrete sempre comprare l’abbonamento da un altro venditore.

  • Windows e Microsoft Office legali per meno di 10 euro

    Windows e Microsoft Office legali per meno di 10 euro

    Non è un titolo acchiappaclic, in realtà è possibile ottenere delle licenze legali dei piu diffusi software della Microsoft, come il quasi indispensabile Office o il sistema operativo Windows10 per pochi spiccioli , anche per meno di 10 euro.

    Si tratta di copie digitali o ESD (Electronic Software Delivery), quindi senza supporti fisici come cd o dvd, che vanno scaricate dal sito ufficiale della Microsoft inserendo il codice Product Key fornito dal venditore dal quale si acquista la licenza.

    Ma se il prezzo di listino di questi software a seconda delle versioni si aggira tra i 150 e i 600 euro come è possibile che costino cosi poco  e siano legali?

    In realtà la questione è un pò controversa perchè si tratta di licenze formalmente usate, spesso acquistate in origine in sovranumero da grosse organizzazioni per ottenere maggiori scontistiche o che provengono da computer dismessi e che poi vengono rivendute al pubblico.

    Dal punto di vista tecnico la licenza è pienamente valida, a maggior ragione perchè il software viene scaricato direttamente dal sito del produttore inserendo l’apposito codice product key, che se non fosse valido non permetterebbe il download.

    white and black compact discs

    Dal punto di vista legale ci sono alcune perplessità dovute al fatto che nelle licenze di Microsoft è esclusa la possibilità di rivendita della licenza usata, ma in Europa una sentenza della corte di giustizia europea ne consente la vendita superando i termini della licenza (EULA) stessa, quindi diciamo che a seconda delle interpretazioni delle normative può essere vista come una cosa legale, magari un pò border-line o illegale.

    Diciamo che per un uso domestico dei software , usare le licenze ESD è una soluzione che permette di avere dei software regolari per pochi euro senza dover ricorrere alla pirateria, e quindi esponendosi al rischio di virus e altri problemi di sicurezza informatica nel tentativo di bypassare le protezioni anti-pirateria dei software, e ottenere in quanto licenze ufficiali tutti gli eventuali aggiornamenti, anche di sicurezza, del programma.

    Per l’uso dei software in ambiente lavorativo diciamo che il rischio di interpretare a nostro sfavore la normativa rischiando delle multe per pirateria potrebbe rendere più conveniente l’acquisto di una licenza dai canali ufficiali, specie quando quel software si ripaga da solo col nostro giro di affari , ma in ogni caso la licenza ESD non è illegale, ma va ben documentata, specie nella sua provenienza lecita, in caso di controlli, quindi una possibile scocciatura che magari non vale quelle poche centinaia di euro di risparmio che invece contano in maniera più pesante in ambito domestico, dove tralaltro è difficile che ci siano controlli.

    Per avere una sicurezza in più ,specie in ambito business in caso di controlli, sarebbe preferibile avere della documentazione della vita precedente della licenza usata, in modo da escludere che l’origine della licenza non fosse oggetto di furto o soggetta a vincoli di utilizzo specifico (ad esempio educational o per sviluppatori) per i quali potremmo essere fuori licenza.

    Esistono anche delle società specializzate in relicencing che acquistano a volume grosse quantità di licenze che poi spacchettano in singole licenze consegnando accurata documentazione e supporto necessario garantendo maggiore sicurezza in ambito business, specie in caso di controlli, ovviamente a prezzi un po piu alti di quelli che invece un privato, che ha meno preoccupazioni legali, può trovare in rete al minore prezzo possibile.

    Ma come reperire queste licenze? E’ piu facile di quanto si creda, basta andare su Ebay, talvolta sul marketplace di Amazon o nei siti di vendita di copie digitali di videogames come G2A o Gamivo, e cercare il nome e la versione del software seguito dal codice ESD (per esempio Windows 10 Professional ESD o Microsoft Office 2019 Professional ESD) e  ordinare per prezzo, scegliendo quello che , una volta verificata l’affidabilità del venditore tramite il feedback, ha il prezzo minore, facendo attenzione che versione e lingua siano quelle desiderate.

    Si troveranno le versioni dei software più equipaggiate come le Professional a prezzi che a seconda dei casi, del venditore e del momento oscillano tra i 5 e i 20-30 euro, ragione per cui è meglio puntare alle versioni migliori e con la licenza perpetua (evitando quindi le versioni 365 la cui licenza dura un’anno), dato che il prezzo di quelle base ha prezzi molto simili, e la differenza di pochi euro non giustifica la scelta della versione base; addirittura può capitare che la versione base, meno diffusa, costi più di quella full-optional.

    Una volta effettuato il pagamento generalmente nel giro di qualche minuto, alla peggio entro 24/48 ore, si riceve sulla mail il codice product key ed il link al sito Microsoft dove scaricare il nostro software, che potremmo installare direttamente sul nostro PC , mettere su una chiavetta USB o masterizzare su un supporto fisico.

    Quello a cui stare attenti è l’affidabilità del venditore in caso di problemi: se la licenza non dove essere funzionante si deve essere sicuri che il venditore risponda e nel caso ce la sostituisca o ci rimborsi, pertanto è preferibile pagare con PayPal , che ci tutela in caso di truffe, anche perchè per queste licenze, non essendo direttamente supportate da Microsoft, in caso di problemi occorre necessariamente rivolgersi al venditore.

  • Condividere gli account digitali

    Ormai molti servizi via internet di ultima generazione, da quelli per lo streaming di contenuti video o audio, ai videogiochi, ad addirittura la fornitura software sono passati dal paradigma di vendere una licenza a prezzo fisso al concetto di abbonamento mensile o annuale.

    La cosa ha convenienza per i gestori dei servizi in quanto tende ad abbattere la pirateria , non richiedendo una grossa cifra una tantum per accedere al servizio, dato che si va a trasformare in un canone mensile di pochi euro e permette sopratutto di tagliare il servizio ai clienti che non pagano, come accade per le utenze, dove se non si paga la bolletta il gestore può cessare l’erogazione dei servizi fino al pagamento dei debiti pregressi.

    Fortunatamente questi servizi sono totalmente online e generalmente permettono di non avere contratti capestro che ci legano al servizio per un lungo periodo di tempo, consentendoci di disdire o bloccare il servizio mese per mese.

    Spesso poi il primo periodo è pure gratis per invogliarci a provare il servizio e capire se effettivamente andremo ad utilizzarlo. Essendo però dei servizi legati ad un’account, se in famiglia più membri volessero utilizzare lo stesso servizio (esempio i genitori guardare un film mentre il bambino vuole vedere i cartoni, oppure se due fratelli vogliono ascoltare musica in streaming  ciascuno nella propria stanza nello stesso momento) servirebbero in teoria più account moltiplicando la spesa per il servizio.

    Anche qui le compagnie tecnologiche hanno messo una pezza inventando degli account family, che ad un canone un pò più alto di quello standard consentono di condividere più account all’interno della stessa famiglia.

    Questi account family però, nelle pieghe dei contratti dei vari gestori, possono, a seconda dei casi, permettere una condivisione con amici e parenti: da un punto di vista tecnico è possibile se non si vanno a superare un certo numero di utenti attivi nello stesso momento, pena il blocco dell’erogazione del servizio, dal punto di vista legale dipende da servizio a servizio: qualcuno è legalmente condivisibile con gli amici, qualcun’altro solo con familiari, qualcun’altro con conviventi (esempio dei coinquilini che si dividono un’appartamento e quindi possono condividere il loro account family): quindi per un servizio che costerebbe 15 euro al mese, diviso per 5 , che generalmente è il limite massimo degli utenti contemporanei consentiti, significa spendere solo 3 euro al mese ad utente se si riescono a trovare altre 4 persone con cui dividere la spesa.

    Ovviamente i condivisori non possono a loro volta ri-condividere l’account ne usare due istanze del servizio in contemporanea pena creare problemi ai colleghi di condivisione che potrebbero non avere più accesso al servizio poichè si supererebbe il limite, inoltre un uso contemporaneo troppo frequente può far insospettire il gestore che a seconda dei casi può sospendere l’account.

    Per chi si vuole cimentare in queste condivisioni, sempre se il servizio legalmente lo permetta, è nato un sito che le gestisce, chiamato Toghter Price, che facilita la condivisione degli account e permettere di trovare, tramite una sorta di bacheca online, colleghi di condivisione a cui vendere gli slot, e sopratutto riscuotere le quote, prendendo a seconda dei casi una piccola percentuale per la transazione.

    Comodo e geniale, ma ovviamente, lo ripetiamo, può essere utilizzato solamente per servizi che legalmente permettano la condivisione e che si rispettino le condizioni imposte dal gestore (esempio fare parte di una stessa famiglia o abitare allo stesso indirizzo).

  • Libri digitali: convengono o no?

    Grande dilemma tra i divoratori di libri: passo o meno alla versione digitale? Abbandono il magico mondo della carta , fatto di sensazioni tattili, odore e ritualità per il freddo mondo digitale?

    In realtà è una questione di gusti personali, ma c’è da dire che il passaggio porta in se alcune comodità: innanzitutto gli ebook reader ,gli apparecchi appositi per la lettura dei libri digitali, nonostante siano un prodotto di nicchia, sono comodissimi: leggeri, hanno una capienza enorme, che ci permette di portaci dietro una libreria di 2000 libri in un etto di peso, sono poco costosi (il modello più diffuso nel nostro paese costa 59 euro) , hanno una durata della batteria veramente invidiabile (una carica dura anche due mesi!) e non affaticano la vista, come potrebbe pensare chi non li ha mai provati, grazie a degli schermi (e-paper) pensati specificatamente per la lettura.

    Ovviamente i libri in formato digitale si possono leggere anche con uno smartphone, un computer o un tablet,  installando un’apposita applicazione : ma se si risparmia sull’acquisto del lettore, si perde in fase di lettura: gli schermi a cristalli liquidi , non essendo pensati per la lettura dei libri , affaticano la vista, rendendo la cosa fattibile per un uso sporadico , ma non una lettura frequente.

    In digitale si trovano molti titoli, ma non tutto: non troveremo testi molto vecchi o di alcune case editrici poco avvezze al digitale, ma in compenso potremmo trovare titoli di autori indipendenti, che magari hanno pubblicato il loro libro tramite piattaforme di self-publishing, evitando i costi di un vero editore,  dando la possibilità di vendere il proprio libro a un’ampia platea e a un prezzo ridotto.

    Altro vantaggio è la disponibilità immediata dei libri digitali, solitamente un problema per i titoli meno richiesti che vanno ordinati in libreria: col formato digitale si bypassano le spedizioni fisiche dei volumi, che oltretutto generano dei costi importanti per via del peso.

    Dal punto di vista fiscale però i libri digitali non godono delle agevolazioni sull’IVA , quindi sono tassati al 22%, mentre i libri cartacei al 4%: fortunatamente però per via dei mancati costi di carta, stampa e spedizioni i prezzi di listino dei libri in formato digitale normalmente sono più bassi della rispettiva versione cartacea.

    Inoltre una recente normativa (lobbisticamente creata per favorire i librai dall’assalto di grande distribuzione e vendita online) vieta sui libri cartacei  degli sconti superiori al 15%, sui libri digitali questa normativa non è applicabile, quindi è possibile trovare titoli interessanti anche per meno di un euro.

    Tralaltro esistono buone collezioni di libri gratuiti, alcuni messi a disposizione dagli autori , magari per farsi conoscere, altri perchè semplicemente sono scaduti i diritti d’autore dell’opera: è quindi possibile trovare gratis in formato digitale i grandi classici della letteratura.

    Poi essendo dei beni digitali, come per la musica esiste anche la pirateria, anche in virtù dell’esiguo peso di un libro digitale (consideriamo che è possibile stipare migliaia di libri in una schedina di memoria o un cd-rom,  quindi scaricarli diventa una cosa immediata): non è etico avvalersene, specie nei confronti degli autori,  ma è una possibilità che a onor della cronaca esiste , anche se per via del fatto che si tratta di un prodotto di nicchia , la cosa non è così sviluppata come per la musica.

    Piuttosto attenzione ai formati: alcuni ebook reader sono pensati per leggere solamente i  libri acquistati nel proprio book store di riferimento:  se è pur vero che i libri possono essere acquistati dove preferiamo e convertiti di formato sul proprio computer e successivamente caricati sul reader per via di un cavetto usb, in presenza di libri protetti da diritti d’autore, questa conversione non è una procedura semplicissima alla portata di tutti gli utenti.

    La conversione è sicuramente meno problematica  sui libri gratuiti, che magari non sono disponibili nel formato compatibile col nostro lettore,  anche se talvolta la conversione può non essere perfetta (tipici difetti sono la presenza di qualche carattere strano in mezzo alle pagine, delle parti vuote di troppo in mezzo al testo o la numerazione delle pagine sballata) avremo nel nostro lettore dei buoni libri a costo zero!