Autore: admin

  • Come trovare mascherine gel mani e altri prodotti difficili da recuperare

    Come sappiamo bene in questo periodo per via del coronavirus alcuni articoli come mascherine, gel igenizzanti per le mani o lievito sono diventati difficili da trovare, e quando si trovano i prezzi sono esageratamente alti, quindi ecco qualche dritta per aiutarvi a risolvere la situazione.

    Purtoppo è una legge del mercato, se la domanda è superiore all’offerta i prezzi salgono. Questo non significa che necessariamente chi ce li vende stia necessariamente speculando, perché semplicente anche lui potrebbe averli pagati cari dal suo grossista ma decide di vendere il prodotto seppure a prezzi normalmente fuori mercato per rendere un servizio ai suoi clienti.

    Ovviamente c’è chi se ne approfitta e quando si vede lo stesso prodotto dello stesso produttore e dello stesso formato a 1.50 euro in supermercato e a 6.99 in un altro il dubbio che qualcuno ci stia marciando è quanto meno lecito.

    Pertanto quando andiamo ad acquistare un prodotto di cui sappiamo la forte richiesta è bene non farci fregare dal prenderlo ad ogni costo senza accertarsi del prezzo, magari fidandoci del suggerimento di un’amico che lo ha già acquistato o del prezzo praticato il giorno precedente, e nel caso fosse troppo caro non abbiate remore a lasciarlo sullo scaffale, anche perché seppure importanti molti di questi beni super richiesti per molti di noi non sono effettivamente di così vitale importanza.

    Ho sentito di mascherine vendute a 18 euro l’una , quando prima del virus si trovavano a 30 centesimi, confezioni di 100ml da gel per le mani venduti a 10 euro quando si potevano trovare tra gli 1 e i 3 euro al massimo prima del virus: in questi casi meglio lasciare perdere: se ci laviamo spesso le mani con acqua e sapone non è necessario il gel per le mani, cosi come le mascherine in molti casi non sono utili se non a consentirci l’ingresso nei negozi che altrimenti ci verrebbe negati, ma anche li piuttosto che strapagare una mascherina certificata o acquistare a caro prezzo qualcosa di non conforme se non si trova di meglio ci si puo organizzare con soluzioni fai da te.

    Il discorso quindi verte sulla disponibilità effettiva dei prodotti, della qualità e dal prezzo. Il suggerimento è di vedere cosa si trova nei negozi fisici della zona, anche mettendo in conto di pagare un po di più , ma come dicevo prima , evitando di strapagare perche non si tratta di una questione di vita o di morte.

    Se non troviamo nulla cerchiamo bene in rete, molti di noi saranno a casa e avranno tempo per scandagliare offerte varie, ma senza farsi fregare: purtroppo ci sono venditori che si approfittano della situazione gonfiando i prezzi oltre misura, in qualche caso dove seppure i prezzi sono accettabili le spese di spedizione o i tempi o le modalità di consegna rendono l’offerta poco praticabile .

    Un suggerimento è scandagliare oltre i soliti siti dove fate acquisti online, anche i siti delle catene di articoli casalinghi, brico, parafarmacie online o simili che possono trattare quegli articoli anche se non è il loro principale genere di prodotti, sempre che abbiate la fortuna che ci sia la disponibilità , magari controllando giorno per giorno che non sia arrivata nuova merce e sempre con un‘occhio ai prezzi. Io stesso ho trovato il gel per le mani a prezzi pre virus e in quantità nel sito di una nota catena di articoli casalinghi e ho fatto subito scorta.

    Guardate anche i vari marketplace, le piattaforme dove è possibile per i commercianti vendere i propri prodotti: amazon, ebay, eprice, anche facebook hanno le loro: potreste avere la fortuna di incontrare venditori con disponibilità della merce a prezzi accettabili, verificate però la serietà del venditore, dato che qualcuno poco serio potrebbe approfittare della situazione: i prodotti devono essere effettivamente disponibili e recapitabili in breve tempo, quindi devono essere fisicamente se non in italia almeno in europa,  oltre ad essere di qualità: in giro visto la penuria di prodotti girano mascherine fatte in casa o non certificate a prezzi alti: se proprio devo spendere, meglio qualcosa di sicuro.

    Altra soluzione sono i marketplace cinesi come gearbest, banggood, aliexpress,  tomtop, tinydeal, joybuy e simili, spesso hanno magazzini di appoggio in europa e in questo periodo c’è molta disponibilità di articoli contro il coronavirus, anche se a prezzi non sempre economici. Nel caso valutate bene i costi e i tempi di consegna, preferendo la spedizione dall’europa se possibile o quanto meno la modalita italy direct/europe direct che consente di accellerare i tempi di consegna bypassando le dogane.

    Diciamo che trovare certi articoli sta diventando difficile ma non impossibile. Voi come vi state organizzando? Se avete suggerimenti o qualche domanda fatemela pure nei commenti e vi risponderemo.

  • Come scegliere la connessione Internet

    Le connessioni internet sono un tema caldo di questi tempi visto che sono strumenti essenziali per chi ha necessità di studiare o lavorare da casa.

    Scegliere bene è importante, anche perché nonostante i prezzi dei vari operatori grossomodo si equivalgono, cambiano la tecnologia , l’affidabilità e la trasparenza dei singoli gestori.

    Dal punto di vista economico infatti bisogna fare attenzione più che al costo mensile dell’abbonamento quanto a costi nascosti o a pratiche poco trasparenti che qualche gestore utilizza per sembrare più conveniente della concorrenza.

    Date sicuramente un’occhio ai costi di attivazione e di fornitura del modem (dato che in molti casi è obbligatorio utilizzare quello fornito dall’operatore) e disattivazione: a volte questi costi vengono spalmati nel canone mensile facendolo lievitare di qualche euro rispetto alla cifra pubblicizzata e possono bloccare la disdetta del servizio se non saldati.

    Bisogna anche fare attenzione ad eventuali canoni promozionali  e servizi validi solo per un certo periodo di tempo : qualche operatore usa la tattica poco trasparente di pubblicizzare un canone mensile molto vantaggioso per i primi mesi , oppure regalare servizi digitali o incrementi di velocità che diventano a prezzo pieno al termine del periodo promozionale e che rischiano di far lievitare parecchio il canone mensile quando torna a regime.

    A volte eliminare questi extra al termine della promozione non è possibile o richiede il pagamento di penali, quindi se pensate che non vi servano non fatevi abbindolare dal “tanto è gratis”, ma evitate proprio di richiederli o quanto meno fatevi spiegare esattamente come e quando disattivarli, magari impostandovi un promemoria per evitare di dimenticarvene e trovarvi in bolletta sorprese sgradite.

    Occhio anche agli sconti sul listino: in caso di disattivazione potrebbe essere richiesta la differenza tra prezzo di listino e prezzo scontato se si abbandona il gestore prima di un certo periodo di tempo, in genere il primo anno, quindi anche eventuali offerte con sconti speciali “per sempre” potrebbero nascondere qualche insidia, pertanto leggete bene i termini del contratto.

    Superata la giungla delle offerte è bene capire anche le tecnologie a disposizione: purtroppo la scelta dipende più da cio che è disponibile nella vostra zona che non dal prezzo: nonostante le prestazioni possono essere parecchio differenti anche 100 volte superiori tra una tecnologia e un’altra la spesa mensile grossomodo si equivale: quindi piuttosto che scegliere il gestore per la pubblicità più simpatica, meglio scegliere quello che vi può fornire la migliore tecnologia disponibile a casa vostra, dato che non tutti i gestori possono fornire con la migliore tecnologia tutti gli indirizzi.

    Facciamo un breve escursus delle tecnologie: quelle via cavo come la fibra ottica e l’adsl hanno il vantaggio di essere stabili, veloci e non dipendono dalle condizioni atmosferiche, ma richiedono grossi investimenti da parte degli operatori perchè i cavi che portano il segnale internet devono passare sotto le strade di ogni singolo utente. Per questo non tutti gli operatori coprono tutte le utenze: nelle zone molto popolate dove è conveniente investire ci saranno più operatori in concorrenza con le tecnologie più veloci come la fibra ottica, in altre zone solo pochissimi o magari un solo operatore le forniscono, lasciando alla concorrenza le tecnologie più scarse, e nelle zone meno remunerative per gli operatori ci si deve accontentare di cio chè passa il convento.

    La soluzione migliore è la fibra ottica FTTH, fiber to the home, dove abbiamo un cavo in fibra ottica che entra direttamente dentro la casa dell’utente e consente di raggiungere velocità eccezionali sino a 1 Gbps, la riconosciamo perché viene pubblicizzata con un bollino verde con una F. Esiste poi una sorta di fibra ottica un po’ più economica per gli operatori perché entra nelle case usando i cavi del telefono fisso evitando lavori di muratura: è la FTTC (fiber to the cabinet) o fibra misto rame , reclamizzata col bollino giallo FR che consente velocita massime di 100 o 200 mega, quindi 5 o 10 volte più lente della vera fibra. In fondo alla classifica abbiamo la buona vecchia ADSL, pubblicizzata col bollino rosso R, non utilizzando la fibra ottica si ferma a un massimo di 20 mega, quindi 50 volte più lenta della fibra ottica, e 5/10 volte più lenta del misto rame.

    Quando si ha bisogno di una connessione sporadica, di emergenza oppure non si è coperti dalle connessioni via cavo ci si può rivolgere alle tecnologie senza fili: la connessione 3G o 4G dei gestori di telefonia mobile, le connessioni fixed-wireless e quelle via satellite.

    Usare il segnale il segnale mobile del cellulare, che puo essere facilmente condiviso , è semplice ma ci sono due svantaggi: il traffico incluso negli abbonamenti non è illimitato, quindi non possiamo utilizzare la connessione senza pensieri: attività come guardare video, giocare online ma anche solo fare gli aggiornamenti del computer possono farci terminare i giga a disposizione: quindi o la connessione si blocca, oppure dovremo pagare , generalmente salato, lo sforamento del plafond e inoltre non sempre nei piccoli centri sono disponibili le tecnologie più recenti che consentono di navigare a velocità sostenuta, pertanto è una soluzione valida da usare in emergenza ma non il massimo se la si vuole utilizzare in pianta stabile,

    Il fixed wireless è una soluzione ibrida, concettualmente simile a quella della fibra-rame che abbiamo nel fisso: una connessione veloce che anziché arrivare in strada arriva ad un ripetitore al quale ci si collega per mezzo di un’apposita antenna installata in casa. Questo ci permette di ottenere velocità simili alla fibra-rame, fino a 100 mega e con connessione illimitata come nel fisso. Anche in questo caso la troviamo pubblicizzata col bollino giallo FR. Essendoci un’antenna di mezzo soffre un po’ le condizioni atmosferiche, e la copertura è limitata sono ad alcune zone del paese, ma non essendoci costi fissi legati ai cavi esiste la possibilità di attivare il servizio anche per periodi di tempo limitati rendendo la cosa interessante per le seconde case, tant’è che è un servizio molto diffuso nelle località montane.

    Soluzione estrema per chi non ha copertura di nessuna di queste tecnologie è la connessione via satellite, ha dalla sua una copertura estrema, quindi sarà coperta anche la casetta sperduta in campagna, ma soffre di problemi di latenza per via del fatto che il segnale deve rimbalzare dal satellite e questo rimbalzo richiede qualche secondo rendendo la navigazione un po’ complicata, inoltre spesso i piani più economici hanno pesanti limitazioni di velocità , e/o di traffico, come per i piani dei cellulari.

    Altra cosa da vedere è l’affidabilità del gestore e il servizio clienti: a volte quell’euro in più al mese rispetto alla concorrenza serve a pagare un servizio clienti più efficiente e/o maggiori investimenti sulla rete, a volte serve solo a remunerare costose campagne di marketing o una rete di negozi sicuramente comoda ma non indispensabile , valutate bene sentendo anche le esperienze di qualcuno che ha non solo lo stesso gestore, ma anche la stessa tecnologia e sia nella stessa zona.

    Voi avete già trovato il vostro provider internet? Scrivetelo nei commenti, cosi come se avete qualche dubbio o curiosità e nei limiti del possibile vi risponderemo

  • 5G: Dovremo cambiare televisore?

    Il 5G e i televisori, sebbene siano due argomenti ben distinti, hanno una cosa che li accomuna: le frequenze utilizzate per la trasmissioni del segnale. Infatti il governo ha previsto di dedicare al 5G , utilizzato per la telefonia e per portare la connessione internet in mobilità a velocità elevate, alcune frequenze attualmente utilizzate dai canali televisivi, indicendo una gara grazie al quale gli operatori telefonici prenderanno possesso entro il 2022 di alcune di queste frequenze, costringendo le televisioni a riorganizzarsi per trasmettere in meno banda lo stesso numero di canali.

    Le frequenze a disposizione per la televisione che nel tempo si sono ridotte dal passaggio dalla televisione analogica a quella digitale, avvenuta tra il 2008 e il 2012 diventeranno ancora meno costringendo a utilizzare degli accorgimenti tecnici per poter trasmettere lo stesso numero di canali in una banda a disposizione ancora più ristretta, utilizzando delle tecnologie di trasmissione più efficienti. Per questo motivo cambierà ancora una volta il sistema di trasmissione, cosa che ci porterà per poter continuare a vedere la tv terrestre a dover cambiare di nuovo i televisori, a meno di non volerci dotare di un decoder esterno, come era già avvenuto una decina di anni fa.

    Tralaltro il sistema di trasmissione , a meno di ulteriori modifiche della legge , che a dire il vero è già stata cambiate due volte e quindi non si esclude che possa cambiare ancora, cambierà non una ma 2 volte, e l’impatto per le nostre tasche cambierà molto in base a quanto il nostro televisore è recente: se lo avete cambiato da poco, diciamo da non più di un paio d’anni, riuscirete a passare indenni a entrambi i cambiamenti, ma se la tv ha qualche anno alle spalle probabilmente passerà indenne al primo passaggio ma non al secondo, sempre che la legge nel frattempo non cambi e si salti una di queste fasi, cosa da non escludere a priori.

     Si passerà infatti dall’attuale sistema DVB-T compresso in MPEG-2, in una prima fase sempre al DVB-T ma compresso in MPEG-4, cosa che dovrebbe salvare molti televisori anche con qualche anno sulle spalle, ma non i primissimi televisori ad essere cambiati col primo passaggio al digitale terrestre vecchi una decina di anni, cosi come sono a rischio alcuni dei televisori economici di piccole dimensioni ,anche un po’ più recenti, che generalmente si usano nelle cucine e nelle camerette. Per sapere se il televisore dovrà essere cambiato oppure no in questa fase, si può fare un semplice controllo: se il televisore riesce a ricevere i canali in HD , che si trovano intorno alla posizione 500 del telecomando, non ci sarà bisogno di cambiarlo o di comprare un decoder in questa fase, ma basterà a tempo debito effettuare una risintonizzazione dei canali.

    Il problema si pone invece col secondo passaggio , al DVB-T2 HEVC dove i televisori non recentissimi nulla possono e tranne qualche televisore di alta gamma un po’ più moderno della concorrenza ,ammesso e non concesso che possa ricevere le trasmissioni a 10bit, dovrà essere affiancato da un decoder esterno o sostituito. Qui per sapere se il vostro televisore è compatibile andate a vedere, eventualmente dopo aver fatto una risintonizzazione dei canali, se sono presenti i canali test Test HEVC Main10 alle posizioni 100 e 200 del telecomando. Se non sono presenti il vostro televisore non è compatibile con la seconda fase, quindi entro il 2022 dovrete intervenire per poter continuare a ricevere la tv.

    Diciamo che ad ogni modo almeno un cambiamento entro il 2022 sarà fatto perché altrimenti lo stato dovrà pagare delle penali alle compagnie telefoniche che hanno lautamente pagato per ottenere quelle frequenze 5G, quindi a seconda della regione esiste un calendario con la data massima entro la quale le frequenze saranno liberate: Valle d’Aosta, Piemonte, Lombardia, provincia di Trento, provincia di Bolzano, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna dal 1° settembre 2021 al 31 dicembre 2021 , Liguria, Toscana, Umbria, Lazio, Campania, Sardegna dal 1° gennaio 2022 al 31 marzo 2022; Sicilia, Calabria, Puglia, Basilicata, Abruzzo, Molise e Marche dal 1° aprile 2022 al 20 giugno 2022

    C’è da dire che un decoder costa in media una cinquantina di euro, anche meno se lo si compra online ,e sono previsti degli incentivi per le famiglie non abbienti a seconda del reddito ISEE, ma che comunque un decoder esterno richiede un telecomando aggiuntivo e l’uso di una porta HDMI , Scart o RCA del televisore che magari è gia occupata da altri apparecchi quali lettori dvd, console di videogiochi o box per la smart tv, costringendoci a rinunciare a uno di questi apparecchi, o a doverli scollegare di volta in volta o ancora a dover comprare degli adattatori particolari, gli switch HDMI, che risultano essere abbastanza scomodi nell’utilizzo perché generalmente non gestibili dal telecomando.

    La soluzione più comoda , ma più costosa, è invece quella di sostituire il televisore con uno più moderno, i nuovi anche di grandi dimensioni costano meno rispetto al passato (un buon 55 pollici lo si porta a casa anche a meno di 400 euro, quando al primo switch-off un 42 pollici in alta definizione ne costava quasi 2000), hanno qualità superiore  e tecnologie più moderne come il 4K e HDR, anche se generalmente tendono a peccare un po sull’audio ed essendo mediamente più grandi rispetto al passato potrebbe essere difficoltoso trovargli spazio in un mobile preesistente e/o in spazi di piccole dimensioni, senza contare che un conto è sostituire soltanto l’unico televisore della casa , mentre ben diverso per le nostre finanze cambiarli tutti se se ne ha uno in ogni camera.

    Diciamo quindi che a breve è previsto che dovremo fare questa spesa, sempre che non vogliamo decidere di rinunciare all’antenna terrestre per sostituirla con il segnale satellitare, dove però si perdono molte delle tv locali e i telegiornali regionali di rai3, o via internet. Abbiamo quindi il tempo di guardarci attorno e iniziare a valutare qualche soluzione in modo da non trovarci impreparati al momento del cambio.

    Voi vi state gia attrezzando? Scrivetelo nei commenti, cosi come se avete qualche dubbio o curiosità e nei limiti del possibile vi risponderemo.

  • Come sarà la vita dopo il Coronavirus?

    Questa vuole essere una piccola riflessione sul dopo coronavirus, infatti nonostante in questo momento ci troviamo ancora in lockdown prima o poi l’emergenza finirà e potremmo finalmente uscire di casa, ma purtroppo almeno sino a quando non si sarà trovata una cura definitiva alla malattia o un vaccino rimarranno comunque in vigore delle limitazioni che cambieranno le nostre abitudini.

    Infatti a cancelli riaperti si dovranno ancora mantenere le distanze, quindi questo condizionerà il nostro modo di fruire quasi tutti i servizi: pensate di dover fare qualsiasi operazione fuori casa a 1 metro di distanza da altre persone, siano esse commercianti, camerieri, altri clienti o utenti. Pensate anche alla necessità di dover sanificare frequentemente ambienti e superfici dove prima del virus passava tanta gente e in brevi lassi di tempo. Se per alcune attività seppur con qualche fastidio o limitazione ci si può in qualche modo adattare, per altre significherà cambiare pelle o addirittura chiudere.

    Ovviamente non avendo la sfera di cristallo non possiamo sapere con esattezza quali saranno le limitazioni che saranno imposte, ma possiamo immaginare i risvolti che si avranno specie su alcune categorie di business.

    Pensiamo infatti al turismo e a tutto ciò con esso collegato:  probabilmente per almeno qualche mese non sarà consentito viaggiare all’estero, o comunque è probabile che sarà necessaria una quarantena quando si arriva o si andrà fuori dai confini nazionali e questo farà diventare i viaggi , specie quelli internazionali esclusiva di chi si sposta per lavoro, con conseguenze nefaste per alberghi e strutture turistiche, e  se magari nelle città  qualcosa potrà muoversi seppur con difficolta, le località prettamente turistiche come quelle balneari o sciistiche rischiamo di non aprire la stagione.

    Altro problema saranno i mezzi di trasporto pubblici come aerei, treni, bus o metropolitane per evitare gli assembramenti probabilmente sarà necessario limitare pesantemente il numero di utenti per mezzo, quindi per rendere sostenibile il collegamento probabilmente i prezzi dei biglietti dovranno compensare i posti rimasti vuoti, aumentando anche di 10 volte: rendendo i collegamenti riservati a chi proprio non ne può farne a meno, o in alternativa i collegamenti potranno essere cancellati sospesi o fortemente limitati sino alla completa rimozione delle limitazioni, sempre che le compagnie non chiudano nel frattempo.

    Questo significherà fare a meno dei mezzi pubblici come bus, treni e metro ma anche di taxi, car sharing e simili, con un maggior ritorno al mezzo di trasporto personale cosa che avrà un impatto anche sull’inquinamento delle nostre città.

    La ristorazione è un’altra categoria che subirà diversi problemi:  se si dovrà mantenere distanze di un metro e saranno necessarie sanificazioni dopo ogni servizio, cosa che richiede tempo e personale extra, mangiare fuori diventerà un lusso perché i posti nei locali saranno giocoforza limitati, quindi trovare posto anche nei giorni meno ricercati diventerà problematico, e i prezzi nei pochi posti disponibili probabilmente aumenteranno considerevolmente: una pizza che pagavamo 5 euro magari ne costerà 30, rendendo il mangiare fuori un lusso per pochi. Magari ci si inventerà qualcosa di specifico come divisori nei locali e un maggiore ricorso alla consegna a domicilio, dove i prezzi probabilmente rimarranno simili a quelli pre virus, e magari le cene con amici si faranno in casa ordinando i cibi preparati dai ristoranti.

    Altro problema saranno gli eventi, sportivi, musicali per evitare assembramenti i posti disponibili saranno molti meno, rendendo meno sostenibile l’evento,  sarà difficile raggiungere il luogo dell’evento per gli spettatori, i tempi di attesa per entrare si allungheranno  ed alcuni eventi sportivi, a patto che non vengano completamente cancellati, verranno giocati a porte chiuse e magari trasmessi in tv o via internet.

    Altro problema sarà per le aziende che a causa dei flussi di cassa interrotti a causa del virus potrebbero essere costrette a chiudere o comunque ridimensionarsi pesantemente, specie se avevano problemi pregressi e quindi saranno necessari licenziamenti: tanta gente specie i lavoratori interinali e gli stagionali rischiano di non tornare al lavoro, quindi aumenterà la disoccupazione, e con questo il numero di persone che potranno permettersi di fare acquisti specie non indispensabili o comunque rimandabili: probabilmente si venderanno meno prodotti di cui si può fare a meno e magari anziché cambiare l’arredamento o automobile la si terrà più a lungo, mettendo in circolo meno moneta.

    E in tutto questo i prezzi di molti beni toccati da questi cambiamenti aumenteranno rendendo un lusso ciò che era in passato la normalità: se l’attività ha subito pesanti limitazioni , e seppur con mille difficoltà non avrà chiuso, queste limitazioni verranno riversate nel prezzo che pagheremo.

    Alla fine il mondo dopo il virus cambierà almeno per qualche tempo la nostra vita in attesa di un vaccino o della scomparsa della malattia. Voi cosa ne pensate? Scrivetelo nei commenti.

  • Cambiare i fornelli: meglio il gas o le piastre a induzione?

    Cambiare i fornelli: meglio il gas o le piastre a induzione?

    Piano di cottura a gas

    I piani di cottura delle cucine generalmente utilizzate nel nostro paese sono a gas, o  ad aria propanata.

    Questa soluzione dal costo ragionevole e tutto sommato comoda, specie se nella nostra abitazione arriva il gas di città, nonostante sia collaudata col tempo, espone sempre a qualche rischio in materia di sicurezza.

    Inoltre anche la pulizia diventa scomoda in caso di residui che fuoriescano dalla pentola.

    La soluzione per evitare il problema gas è cuocere con delle piastre elettriche.

    Queste piastre si presentano con un elegante piano in vetro facile da pulire, ma hanno delle caratteristiche particolari che potrebbero rivelarsi poco pratiche per qualcuno.

    Sostanzialmente nel mondo delle piastre elettriche esistono due tecnologie: le piastre tradizionali con resistenza (che a loro volta può essere alogena o radiante)  e quelle più moderne ad induzione.

    Piastra in vetroceramica

    La piastra con la resistenza è il sistema più collaudato, ma è pure quello meno efficiente: i consumi sono elevati senza grossi benefici nei tempi di cottura, o nella qualità della stessa. Anche se l’efficienza è migliore rispetto al gas (si passa da un rendimento del 40% del gas, al 47% della vetroceramica radiante , al 58% dell’alogena) dato che la potenza viene concentrata in meno spazio senza dissipare il calore,  il piano in vetro, altamente scenografico,  rimane comunque caldo e ci si può scottare. Le potenze assorbite inoltre sono importanti (un singolo fuoco può assorbire tranquillamente oltre 2 kilowatt, cio significa che con una stufa, una pompa di calore o un microonde acceso in contemporanea alla cottura, si rischia di far saltare il contatore per sovraccarico), anche se non arrivano ai picchi di quelle a induzione.

    Piastra a induzione

    Le piastre a induzione invece non trasmettono il calore, quindi sono fredde, dato che funzionano per mezzo di una bobina, che creerà un campo magnetico con la pentola, che pero’ dovrà essere di materiale ferroso.  Il risultato è che non ci scotterà se malauguratamente dovessimo mettere le mani sul fornello. Infatti solo il contatto con il pentolame apposito (infatti con questo tipo di piastra solo alcuni materiali possono essere usati per la cottura, banalmente quelli a cui si può attaccare una calamita, quindi niente pentolame antiaderente, moka e in alluminio) attiverà il processo di cottura. Altro problema sono i consumi: un fuoco di una piastra a induzione può toccare anche i 6 kilowatt di consumo, rendendo necessario un adeguamento del nostro contatore elettrico. Fortunatamente alcune piastre hanno una modalità che permette di limitare l’assorbimento sotto i 3 kilowatt limitando la potenza, quindi allungando i tempi di cottura. Il grosso vantaggio pero è che i tempi di cottura rispetto alla classica vetroceramica sono dimezzati, data l’efficienza che sale al 90%: consumeranno pure tanta corrente, ma per molto meno tempo.

    Quale scegliere? Dipende da quanto siamo paranoici per la nostra sicurezza,  e dal costo dell’energia del nostro fornitore elettrico. Purtroppo un pò la moda e un pò la tecnologia relativamente giovane non giovano alle piastre a induzione anche sul fronte dei costi, anche se faranno la loro scena in una casa hi-tech. Le piastre in vetroceramica classiche invece possono essere convenienti dove l’uso del gas diventa un problema, ma lo sono meno se raffrontate con il gas (costano molto di più nell’acquisto e nella gestione, ma i benefici che si ottengono sono limitati), ma anche con quelle a induzione, che pur costando ancora di più sono molto più efficienti, mantenendo il vantaggio della pulizia semplificata e il design moderno.

  • Come acquistare su internet a rate senza interessi

    C’è una funzionalità che è stata aggiunta di recente ad Amazon e che può essere utile a chi ha in mente di fare una spesa importante: il pagamento a rate senza interessi.

    Infatti Amazon ha esteso anche all’Italia questo servizio già disponibile in altre parti del mondo e che consente di pagare in 5 rate senza interessi alcuni prodotti venduti e spediti da Amazon.

    Ovviamente non tutti i prodotti rientrano nell’operazione, cosi come prodotti marketplace , cioè venduti da venditori terzi e prodotti ricondizionati sono esclusi dall’operazione.

    Una delle cose più interessanti è la facilità di utilizzo, infatti è possibile scegliere la modalità di pagamento a rate nella pagina descrittva del prodotto consentendoci di scegliere tra pagamento in un’unica soluzione o in 5 rate.

    Scegliendo questa opzione verrà accreditato solo un quinto della spesa, facciamo un esempio un televisore o una macchina fotografica, e nei prossimi 4 mesi verrà accreditata una spesa pari a un quinto del valore iniziale del prodotto.

    Ovviamente per accedere a questà modalità serve qualche requisito, ma non essendoci di mezzo finanziarie non ci si trova di mezzo a strana burocrazia, necessità di inviare buste paga o pagare bolli. Il requisito infatti è essere clienti amazon da più di un’anno, avere un’uso non fraudolento del proprio account e soprattutto avere memorizzato su amazon una carta di credito non prepagata con scadenza successiva a 5 mesi.

    Attenzione giusto a qualche particolare: acquistando a rate non è possibile fare un cambio prodotto, e in caso di mancato incasso di una rata, può essere bloccato a distanza il prodotto acquistato quando tecnicamente possibile , ad esempio un prodotto digitale o un dispositivo amazon, e che ci sono limitazioni al numero di articoli acquistabili a rate contemporaneamente se abbiamo ancora in pagamento degli acquisti a rate precedenti.

    Alla fine però si tratta di un servizio comodo, senza sbattimenti burocratici e senza interessi, che nasce per farvi preferire l’acquisto su Amazon anziché da altri store fisici e online, come se la famosa attenzione al cliente non fosse sufficiente.

    Si sa i prezzi di Amazon non sempre sono i migliori della rete, ma spesso prezzi troppo bassi possono nascondere evasione di iva e truffe varie, mentre acquistando dal famoso store online si è sicuri di poter fare affidamento su un servizio impeccabile, veloce e pronto a risolvere i problemi che dovessero capitare.

    Voi avete già usufrito di questo servizio? Fatemelo sapere nei commenti. A presto!

  • La spesa ai tempi del coronavirus

    Questo articolo vuole essere una riflessione sulla spesa in questo periodo di coronavirus, visto che l’obbligo di stare a casa per molti di noi ha fatto cambiare le nostre abitudini in fatto di spesa.

    E’ infatti preferibile per tante ragioni sia sanitarie che pratiche non fare piccole spese quotidiane, ma concentrarle in una più grande da fare una o due volte la settimana, vuoi perché più si si sta a casa e meno si rischia di infettarsi e di infettare, ma anche perché a causa dell’ingresso contingentato e l’obbligo di grandi distanze di sicurezza, ci troviamo costretti a fare lunghe file solo per accedere al supermercato.

    Anche il supermercato dove facciamo la spesa potrebbe non essere più quello dove ci rifornivamo prima del virus , dato che non è generalmente consentito spostarsi  in un comune diverso da quello dove di risiede, e spesso gli ipermercati non sono situati nel nostro, e quindi saremo costretti a rivolgerci a un diverso punto vendita , magari di una diversa catena, con prezzi e assortimenti differenti da quelli di cui ci eravamo abituati, quindi si esce dalla nostra confort zone.

    Infatti vuoi per la mancanza o la scarsa disponibilità di alcuni articoli, vuoi perché facendo la spesa con meno frequenza si acquistano prodotti diversi,  e cambiano anche i prezzi che paghiamo.  Alcuni prodotti meno disponibili vengono sostituiti con altri simili, che magari sono di diversa qualità o più costosi, e un po’ perchè al supermercato non si può più perder tempo come un tempo, e un po’ per evitare di doverci tornare si prende quello che c’è disponibile al momento, anche se costa di più o non è della marca che preferiamo.

    Questo nuovo atteggiamento rende quasi inutile il ruolo del volantino delle offerte, dato che non è più possibile saltare da un supermercato all’altro, e quindi la disponibilità dei prodotti, la possibilità di fare meno fila o la vicinanza da casa sono più importanti del prezzo dei prodotti stessi.

    Ma cambia anche quello che compriamo: stando maggiormente in casa si comprano più certi prodotti di altri, per esempio molta gente si sta cimentando ai fornelli,  nel fare il pane o i dolci quindi spariscono velocemente lieviti e farina, divenuti rari quanto amuchina e mascherine, mentre si comprano meno altri prodotti, come i prodotti pasquali: considerato che dovremo stare a casa a pasqua e pasquetta senza amici e parenti, gli agnelli, le colombe e le uova di pasqua si vendono meno e si trovano in offerta, anche nei giorni precedenti le feste quando di solito i prezzi si alzavano per via della grande domanda.

    Per molti questa clausura forzata ci ha fatto conoscere la spesa a domicilio, sia online che telefonica , praticata sia dal mercato o dalla bottega sotto casa, sia da grossi supermercati e siti specializzati, e probabilmente nel modo più traumatico, dato che essendoci una richiesta elevata i disservizi spesso sono all’ordine del giorno: dai tempi di consegna biblici , anche dopo 10 giorni dall’ordine , a orari di consegna non rispettati, a prodotti esaurito o non consegnati , al servizio clienti non raggiungibile per poter risolvere i problemi.

    Anche chi vende non era certo preparato al servizio a domicilio, c’è chi lo ha dovuto implementare in fretta e furia e c’è chi già lo aveva ma era pensato per una ristretta nicchia di persone, ora è diventato richiestissimo, tanto che alcuni supermercati si sono dovuti inventare la fila online per accedere al sito per cercare di evitare eccessive lentezze nella navigazione, oltre alla necessità di ricollegarsi dopo la mezzanotte per trovare delle finestre di consegna libere ,e li giù altra fila…, mancate consegne e tanti altri disservizi.

    Code alla spesa online

    Insomma, anche il modo di fare la spesa è cambiato , e probabilmente questo condizionerà anche il modo di farla ad emergenza finita, ci ha fatto cambiare i nostri punti di riferimento , conoscere nuovi prodotti, nuovi negozi e nuovi metodi di fare la spesa, e chissa che questo non sia un bene.

    Voi come fate la spesa in questo periodo? Fatecelo sapere nei commenti.

  • Mascherine contro il coronavirus

    Mascherine contro il coronavirus

    Le mascherine di protezione sono ormai sulla bocca di tutti, uno strumento ormai difficile da trovare perchè dovrebbe , e ribadisco il dovrebbe perché non è sempre vero, proteggerci dal coronavirus. Vediamo perchè e come si usano, e quali sono le differenze tra i vari tipi in commercio.

    Innanzitutto c’è da dire che esistono vari tipi di mascherine, quelle chirurgiche che non proteggono dal contrarre il virus ma evitano qualora fossimo infetti di contagiare altre persone. Queste tra quelle utili sono le meno costose.  

    Mascherina Chirurgica

    Poi abbiamo le FFP2 o FFP3 , chiamate anche N95 nei paesi asiatici che invece proteggono chi le indossa dall’infezione, e possono avere o no una valvola: se ce l’hanno sono più comode nell’uso prolungato ma le particelle di saliva posso uscire dalla valvola e in quel caso proteggono chi ha la mascherina ma non impediscono di infettare qualora fossimo positivi al virus, infatti per questa ragione il personale medico le usa mettendoci davanti la mascherina chirurgica.

    Mascherina FFP2 con valvola

    Tutte queste mascherine sono monouso, quindi non possono essere riutilizzati e hanno una durata molto limitata, di circa 6 ore , quindi vanno cambiate spesso.

    Verificate sempre che sia presente la classificazione della maschera e il marchio CE stampato sulla maschera.

    Data l’elevata richiesta , la scarsa disponibilità e i prezzi ovviamente saliti alle stelle, tante aziende che producevano altro, specie industrie grafiche o tessili si sono riconvertiti alla produzione di mascherine, cosi come tanti privati hanno iniziato a costruirsele in casa.

    Purtoppo l’efficacia di queste mascherine improvvisate è quasi sempre ZERO, purtoppo non solo non proteggono dal ricevere il virus ma neanche fanno da barriera in caso foste infetti, cosi come non serve usare una sciarpa o un fazzoletto: purtoppo il virus è talmente piccolo che penetra le fibre e fuoriesce, rendendo inutile la mascherina improvvisata.

    L’unico vantaggio è che vi permette di entrare nei supermercati dove è obbligatorio avere la mascherina per poter accedere al negozio, ma a quel punto tanto vale farsela a casa con la carta da forno, che tra le tante soluzioni fatte in casa è quella più semplice e più vicina al concetto della mascherina chirurgica.

    Ma ricordate: le mascherine autocostruite, o quelle prodotte senza la certificazione non servono a proteggersi ne a proteggere gli altri, gira un video molto esplicativo fatto da un dottore spagnolo che fa un semplice esperimento spruzzando un deodorante dall’interno della mascherina , come fosse la bocca di chi la indossa, e tutte le varie mascherine fatte in casa fanno uscire lo spray all’esterno, mentre la chirurgica e la FFP2 senza filtro la bloccano.

    Pensateci quando acquistate le mascherine ed evitate prodotti inutili e costosi, buoni solo per fare marketing , ma che non proteggono: se lo scopo è solo entrare nei supermercati in assenza di una mascherina certificata, piuttosto che spendere tanti soldi fatevela in casa con la carta forno, se invece vi occorre veramente acquistatene una certificata.

    Ovviamente i prezzi in giro sono saliti alle stelle, e se una mascherina FFP2 prima del virus costava anche 30 centesimi, ora trovarne sotto i 3 euro è già quasi un miracolo, e spesso le più economiche che si trovano su internet arrivano dall’estero, Cina in primis, con tempi di spedizione piuttosto lunghi, e chi le ha disponibili in Italia se le fa pagare care, anche perché probabilmente le ha pagate care dal suo fornitore e non necessariamente ci sta speculando.

    Fate attenzione quindi alle possibili truffe, acquistando solo da rivenditori affidabili che vi garantiscano che le mascherine siano effettivamente certificate, che arrivino in tempi brevi e quindi non vengano bloccate in dogana nel tragitto, quindi possibilmente spedite se non dall’italia quanto meno dall’europa, anche a costo di pagarle un po di più , ma purtoppo è la  legge del mercato: se la domanda è superiore all’offerta i prezzi salgono.

  • Scegliere il portatile

    In questo periodo di reclusione forzata dovuta al coronavirus probabilmente molte persone avranno la necessita di acquistare un nuovo computer portatile, sia per poter lavorare in modalità smart working, sia per permettere ai figli di seguire le lezioni a distanza, o per poter passare il tempo in casa guardando un film in streaming o ai videogiochi.

    Ma vediamo qualche caratteristica che deve avere un buon portatile e qualche dritta per evitare qualche fregatura. Sicuramente la prima dritta che posso darvi è che generalmente chi poco spende più spende, infatti esistono soluzioni super-economiche che permettono di portarsi a casa un notebook anche per poco piu di 200 euro, ma la velocità sarà limitata e quindi potrebbero rilevarsi inadeguati per molti usi che non siano quello di navigare sul web o di scrivere una lettera , specie se avete intenzione di tenere il pc a lungo: infatti le prestazioni limitate tendano a stancare presto, facendovi venire voglia di cambiare il pc già dopo qualche mese dall’acquisto, e se lo andrete a rivendere recupererete ben poco, quindi il rischio è di tenersi un pc insoddisfacente o di perdere molti soldi.

    Ma se il budget è limitato o si tratta di un pc secondario, acquistato magari per risolvere una necessità temporanea cerchiamo quanto meno di limitare i danni, e su due cose non si può transigere: la ram e l’hard disk: con una dotazione di memoria giusta e un disco SSD si può compensare in parte la lentezza del processore. Il mio consiglio è di montare quanta più ram possibile e comunque non meno di 8GB: se il pc economico magari scovato in offerta ne monta di meno accertatevi della quantità massima di RAM supportata dal computer e nel caso aumentatela, è una cosa economica e che nella maggioranza dei computer potete fare da soli, inserendo il banco di ram aggiuntivo dentro uno sportellino che trovate sul fondo del computer, cosi come se il pc ha un hard disk meccanico sostituitelo con un SSD: con una spesa di una trentina di euro accendere il pc o caricare un programma diventa sensibilmente più veloce, rendendo più appagante l’uso del computer.

    Questi due trucchi sono validi anche se avete un pc datato da ringiovanire, magari da passare a un familiare e con poca spesa possiamo allungare la vita del computer di qualche anno, specie se il pc è destinato a delle attività base come navigare, chattare o usare il pacchetto Office. In questo caso se il pc è vecchiotto mettete in conto di dover sostituire la batteria (in rete si trova per una trentina di euro di concorrenza) e/o l’alimentatore (circa 15-20 euro sempre di concorrenza).

    Un pc base con un processore economico ,tipo amd delle serie A  (A4/A6) , intel atom o celeron riuscite a portarlo a casa con meno di 400 euro, e sinceramente è una scelta che tendo a sconsigliare preferendogli probabilmente un buon usato ricondizionato recente di  fascia più alta se dotato di un processore veloce, e come detto di ssd e almeno 8gb di ram: se ne trovano in rete su Ebay, Amazon e presso siti web specializzati in usato che forniscono regolare garanzia e assistenza come se fosse nuovo .

    Se invece prevedete di fare un’uso piu gravoso del computer , come ad esempio montare dei video, fare del fotoritocco, usare programmi che fanno uso del 3d, o videogiocare avrete bisogno di un pc più carrozzato, quindi con un processore veloce, una scheda grafica con memoria ram dedicata e ancora più ram, e qui i costi salgono.

    Infatti per la fascia medio alta del mercato, quindi dotata di processori Ryzen di Amd e serie core i per intel, si parte da almeno 400 per i meno performanti intel core i3 e amd ryzen 3, che sono a mio avviso il minimo sindacale per portare a casa qualcosa che possa durare nel tempo, si sale intorno ai 550-600 per la fascia media (ryzen 5 o intel core i5)  e buona soluzione di compromesso tra prestazioni e costo, capace di sfangare anche qualche compito gravoso e ottima scelta in assenza di offerte sulla fascia superiore, per stare sui 700-800 per la fascia alta (quindi i7 e ryzen 5), e che consiglio specie se si riesce a trovare qualcosa in offerta volantino e si riesce a portarseli a casa con 600-650 euro, magari mettendo in conto un upgrade della ram. Poi per videogiocatori ed esigenze particolare c’è la fascia altissima (i9/ryzen 9) ma si superano abbondantemente i 1000 euro.

    Ovviamente se abbiamo bisogno di un pc con uno schermo di dimensioni diverse dai canonici ed economici 15.6 pollici, magari se si vuole un pc superportatile, quindi più leggero e maneggevole, magari con rifiniture premium oppure un pc per il gaming  dotato di schede grafiche più potenti e magari lo schermo da 17 pollici i prezzi salgono e anche sensibilmente: a parita di processore potreste spendere da qualche centinaio di euro in piu fino a triplicare la spesa, valutate voi in base alle esigenze se è il caso di avere queste caratteristiche aggiuntive o di prendere a parità di spesa un pc più performante o ancora di risparmiare qualche soldo da dedicare ad altro, magari ad accessori come monitor, tastiera esterna o stampante.

    Se poi la scelta, vuoi per esigenze specifiche o per moda vuole essere quella di andare verso un macbook di apple, i prezzi rispetto a un pc di pari caratteristiche possono più che raddoppiare: se è pur vero che sono di ottima qualità e molto utilizzati in ambienti creativi per fare musica, video, fotografia o grafica, e quindi possono essere ideali per interfacciarsi con qualche periferica particolare necessaria per questi usi , è pur vero che con un pc si riescono a fare le stesse cose spendendo molto meno anche se magari in maniera meno cool. Quello che va però riconosciuto ad Apple è il valore residuo sul mercato dell’usato, se un pc già di qualche mese vale probabilmente meno della metà di quanto lo avete pagato un mac mantiene meglio il suo valore e rivendendolo con intelligenza nei giusti periodi ci si può aggiornare acquistando l’ultimo modello senza rimetterci troppo ed avere un computer sempre valido e scattante.

    Riassumendo i parametri di scelta sono tanti, ma una volta individuato il tipo di processore, e le caratteristiche peculiari (trasportabilità, leggerezza, finiture, dimensione dello schermo, etc.), verifichiamo la presenza di SSD e quantitativo di ram, e se volete giocare o utilizzare in maniera gravosa il computer la scheda grafica, che non deve essere integrata e avere una sua memoria RAM, anche in questo caso la massima possibile per il nostro budget. Buona scelta!

  • Il noleggio a lungo termine conviene anche ai privati?

    Chi ha intenzione di cambiare auto a breve avrà probabilmente valutato la possibilità di noleggiare l’auto anzichè comprarla, cosi come fanno le aziende, ma può essere conveniente anche per un privato?

    Ovviamente è un discorso che cambia tanto da persona a persona , dalle percorrenze, dal tipo di macchina scelta, dalla rata e dall’anticipo che possiamo versare, ma a grandi linee , se per un’azienda per via delle leggi fiscali è un’opportunità, per un privato lo è di meno.

    Infatti se si ragiona col solo portafoglio tendenzialmente acquistare una macchina è ancora la soluzione migliore per un privato, ma se si vogliono evitare sbattimenti quali dover pensare ai bolli, alle assicurazioni e alla manutenzione, e se magari temiamo che le norme antinquinamento ci vietino l’accesso in città della nostra auto prima di averla finita di pagare, magari qualche dubbio può sovvenire. Inoltre anche gli sconti e le proposte dei concessionari spesso sono vincolate a dei finanziamenti, quindi dovendo pagare comunque degli interessi forse anche il noleggio potrebbe essere vantaggioso.

    Ma come funziona la cosa? Sostanzialmente si sceglie dal catalogo del noleggiatore l’auto di nostro interesse tra quelle proposte, generalmente tra quelle più richieste dal mercato , e quindi che potranno meglio essere rivendute al termine del noleggio, per permettere di tenere il più possibile bassa la rata: un’auto più economica ma poco richiesta tendenzialmente si svaluterà di più di un’auto più costosa ma che mantiene il prezzo, e questa svalutazione incide sulla rata mensile, arrivando al paradosso che un’auto più prestigiosa potrebbe avere una rata uguale o addirittura inferiore di una super-economica. Ovviamente scegliendo da un catalogo la scelta sarà più limitata rispetto ad un’ordine piazzato ex-novo al concessionario, cosi come probabilmente saremo costretti a scegliere obbligatoriamente determinati allestimenti o optional di cui forse avremmo fatto a meno, e che comunque ci troveremo a pagare.

    Come per un normale finanziamento avremo da pagare un’anticipo e un numero prefissato di rate (24,48,36,60, etc.), al termine delle quali dovremo restituire la macchina, ma con due vincoli importanti pena il dover pagare salate penali alla riconsegna: lo stato d’uso e il chilometraggio. Quindi se abbiamo danneggiato la macchina dovremmo ripristinarla a nostre spese oppure pagare un costo per il ripristino, cosi come se abbiamo superato il chilometraggio concordato, dove pagheremo un extra per ogni chilometro sforato, ma sopratutto dopo aver pagato questo finanziamento la macchina non resterà nelle nostre mani, ma ritornerà al noleggiatore che poi la rivenderà come usata diventando probabilmente una delle tante auto “aziendali” che si trovano spesso negli autosaloni. In qualche caso è possibile riscattare l’auto pagandone il valore da usato al noleggiatore, ma ad ogni modo abbiamo pagato per un finanziamento di una macchina che poi andiamo a perdere, con una rata prossima a quella che avremo con un normale finanziamento, magari di quelli che permettono di finanziare per periodi non troppo lunghi la metà dell’auto con una rata conveniente e che ci permettono al termine del finanziamento di scegliere se restituire l’auto senza ulteriori costi o riscattarla pagando l’altrà metà.

    La differenza sostanziale però è che nella rata sono incluse anche tante altre spese che avremmo sostenuto se la macchina fosse stata di nostra proprietà: bollo, assicurazione, gomme, tagliandi, manutenzione, che a seconda dei casi possono cubare anche per qualche migliaia di euro all’anno: quindi tante cose in meno a cui pensare e da dover pagare, quindi si ha un costo fisso ben preciso e stabilito a priori, tranne forse in caso di un’incidente con colpa in mancanza di una polizza kasko, rispetto a un veicolo di proprietà dove se è vero che possiamo preventivare i costi delle spese fisse (bolli, manutenzione, gomme e assicurazione, etc.) una rottura meccanica fuori garanzia non prevista potrebbe portare a pesanti spese impreviste.

    Oltre alla tranquillità e alla certezza dei costi l’altro vantaggio è che noleggiando si tende a cambiare più spesso l’auto, quindi con una macchina più nuova tendenzialmente si è meno soggetti alle limitazioni del traffico per inquinamento imposte in molte città, oltre ad evitare lo sbattimento di vendere la nostra auto usata quando la dovremo cambiare.

    Dall’altra parte della bilancia però abbiamo i costi: tendenzialmente nei 3/4 anni di contratto di noleggio copriremo tutto o poco meno il prezzo di listino della macchina, che ricordiamo dovremmo restituire, e se è pur vero che non andremo a pagare i costi fissi (bollo, assicurazione, manutenzione, etc.), non avremo una macchina che seppur con qualche anno alle spalle ha sempre un suo valore sul mercato dell’usato.

    Va anche valutato il chilometraggio previsto, a parte il fatto che non sappiamo se in fase di stipula del contratto se il chilometraggio previsto sarà tale anche fra un anno, col rischio di dover pagare delle penali, o di aver pagato una rata più alta per coprire un chilometraggio non necessario, ma sopratutto chi fà tanti chilometri e che quindi ha interesse a cambiare spesso la macchina andrà a pagare per via del maggiore chilometraggio previsto una rata più alta che potrebbe vanificare la convenienza del noleggio (ma fatevi comunque i vostri conti, perchè è una cosa soggettiva che dipende da tanti fattori), mentre chi ne fà pochi non sfruttando i chilometri del pacchetto di noleggio, ha probabilmente più convenienza a comprare, possibilmente in contanti, una macchina nuova da tenere sino alla rottamazione per quei 7/10 anni o anche più, che anche considerando costi fissi, la manutenzione ordinaria e un’extra per possibili noie meccaniche , comunque meno probabili con bassi chilometraggi, sarà piu basso dei costi che sosterrà nei 3/4 anni di noleggio, ma che saranno spalmati sull’intera vita dell’auto

    Da ricordare anche che si passa al noleggio, l’assicurazione del veicolo sarà a nome del noleggiatore, e se questo può essere un vantaggio per chi per varie motivazioni (giovane età, residenza in zone ad alto rischio assicurativo, storia assicurativa sfavorevole con alta classe di merito , etc.) paga premi assicurativi particolarmente importanti, si rischia di perdere la classe assicurativa se entro 5 anni non si sposta la polizza su un’altra auto di nostra proprietà, costringendoci , in mancanza di altre agevolazioni assicurative, a ripartire dalla 14 classe se al termine del noleggio volessimo tornare ad avere una macchina di proprietà.

    Alla fine della fiera , ognuno ha le proprie esigenze e fa delle scelte che sono soggettive, ma a grandi linee col noleggio si paga di più per avere un servizio con meno sbattimenti e più tranquillità , specie a livello di pianificazione dei costi, mentre con l’acquisto se è pur vero che si rischiano degli esborsi extra, magari quando entriamo in officina, sul lungo periodo tendenzialmente avremmo speso meno soldi.