Autore: admin

  • Le auto elettriche ci salveranno dal caro petrolio?

    Le auto elettriche ci salveranno dal caro petrolio?

    Purtroppo la chiusura dello stretto di Hormuz ha portato a dei rincari importanti dei carburanti, che nonostante il temporaneo taglio delle accise sta portando il prezzo di diesel e benzina a livelli mai visti, con lo spauracchio di una difficoltà di rifornimento che potrà portare a vendite calmierate, blocco delle auto o circolazione a targhe alterne.

    Pertanto chi ha una macchina a benzina o a gasolio magari può pensare che il momento possa essere favorevole per passare ad una macchina elettrica che non risente degli aumenti della benzina, ma che comunque non è esente da tutti gli altri aumenti che il blocco dello stretto provoca, compreso quello per l’energia elettrica.

    Infatti ad aumentare non è solo la benzina, e nel conto che bisogna fare per capire se la soluzione di cambiare auto possa essere conveniente va considerato il costo del kilowattora.

    distributor on a petrol station

    E questo dipende da tanti fattori, ma soprattutto dove andremo a ricaricare la macchina: nel nostro garage, magari alimentando la nostra wallbox da un impianto fotovoltaico o alla colonnina.

    Infatti ricaricare esclusivamente alla colonnina, soprattutto da quelle più veloci, già da prima della crisi petrolifera era particolarmente costoso, rendendo il costo del nostro pieno meno conveniente di un equivalente auto termica, che a seconda dei casi rendono il prezzo della ricarica veloce anche due o tre volte più costoso di un pieno di benzina, rendendo la soluzione delle colonnine veloci un’opzione valida solo per chi ha la necessità estemporanea di rifornire in viaggio, non certo per un uso continuativo.

    Se invece ci si avvale della ricarica nelle colonnine lente, scegliendo bene contratti e fornitori, e sperando che quelle a noi più comode possano accedere alle migliori tariffe, si può arrivare ad eguagliare i costi di rifornimento di un benzina, magari a seconda dei casi essere leggermente più competitivi, ma generalmente non si risparmia e considerati anche i costi di acquisto della nuova auto, i conti ci dicono che se vogliamo risparmiare nei rifornimenti il gioco non vale la candela.

    Qualche chance di convenienza potrebbe esserci ricaricando in casa la macchina, specie se si ha un contratto , magari a prezzo bloccato, con delle tariffe a kilowattora molto convenienti o ancora meglio se abbiamo un impianto fotovoltaico che ci fornisce energia a costo zero.

    Il problema però diventa ammortizzare questo risparmio: infatti per via della crisi difficilmente si ripeteranno i generosi incentivi all’acquisto delle auto elettriche, e anche ipotizzando di avere l’energia gratis per recuperare la spesa di decine di migliaia di euro necessarie all’acquisto del veicolo servirebbero anni di lunghe percorrenze, superiori probabilmente alla vita utile della stessa vettura.

    Quindi difficilmente l’idea di cambiare tipologia di auto per salvarsi dai costi del blocco del petrolio ha senso, ma al limite può essere valutata se già dovevamo cambiare auto.

    electric car charging at station in australia

    Resta però da capire se l’uso che facciamo della macchina e le nostre abitudini sono compatibili con l’uso di una macchina elettrica, dato che i tempi e le modalità di ricarica possono essere un problema per chi magari ha necessità di fare lunghe percorrenze o non ha modo di pianificare i propri spostamenti in anticipo, soprattutto se non si ha la possibilità di ricaricare la macchina nel proprio garage di casa.

    Sicuramente resta una possibilità da valutare, ma difficilmente la scelta ha senso per motivi economici, magari meglio pensarla come uno sfizio, o per provare una nuova tecnologia o magari per motivi etici, ma ragionando con il portafoglio difficilmente è la scelta migliore.

    stylish and functional home ev charger blending seamlessly with modern home exteriors

    Voi cosa ne pensate?Acquisterete una macchina elettrica o magari ne avete già una?

  • Monopattini : Ora targa e assicurazioni sono obbligatorie

    Monopattini : Ora targa e assicurazioni sono obbligatorie

    Una delle ultime modifiche del codice della strada è appena entrata in vigore: l’obbligo di targa per i monopattini, con necessità di assicurare il veicolo e adeguarsi a nuove disposizioni per l’utilizzo, come l’obbligo di casco, il divieto di trasportare passeggeri o circolare contromano.

    Va anche ricordato che la velocità massima è ora di 20 km/h sulle strade urbane e di 6 km/h nelle aree pedonali e che nella guida notturna è obbligatorio indossare giubbotto o bretelle catarifrangenti.

    E dal 16 maggio 2026 è scattato l’obbligo del targhino, da richiedere in motorizzazione e che va applicato al mezzo pena una multa da 100 fino a 400 euro.

    Per richiedere il contrassegno, da applicare sul monopattino, ci si può rivolgere ad una agenzia di pratiche con i documenti di riconoscimento e il codice fiscale, o compilando un form online sul portale dell’automobilista , accedendo con spid o cie e successivamente, una volta trasmessi i documenti e ottenuta la conferma, ritirare il contrassegno in motorizzazione dopo aver pagato i relativi bolli e diritti per una spesa complessiva di circa 35 euro.

    Se si posseggono più monopattini, presentando un’unica domanda, il bollo (16 euro) si paga una volta sola, mentre costo del contrassegno e diritti di motorizzazione si pagano per ciascun mezzo (rispettivamente 8.66 e 10.20 euro).

    Il contrassegno, sarà legato al codice fiscale del richiedente e non al mezzo, come avviene per le automobili e dovrà essere applicato, sotto il parafango posteriore , se presente, o sul piantone dello sterzo

    E dal 16 luglio 2026 anche l’assicurazione dei mezzi diventa obbligatoria per poter circolare per strada, che andrà stipulata con un’ agenzia assicurativa  e sarà legata al codice fiscale e al contrassegno.

    Questo significa un esborso che potrà variare a seconda dei casi e delle garanzie richieste tra i 25 e 150 euro all’anno.

    Il motivo di queste date differenti dei due obblighi dipende dal posticipo richiesto dalle assicurazioni, in difficoltà per riuscire ad integrare il nuovo sistema di targhe nei loro sistemi.

    Ma non sono solo le assicurazioni ad essere in ritardo, anche il rilascio dei targhini sta avvenendo in maniera molto lenta a causa del picco di richieste, cosa che porterà molti utenti a rischiare delle salate multe o a non circolare col proprio mezzo in attesa di ricevere la targa.

    E un altra categoria colpita sono i noleggiatori di monopattini elettrici, che se non hanno ricevuto in tempo le targhe saranno costretti a fermare i mezzi sospendendo il servizio, creando un disservizio agli utenti.

    Alla fine se da una parte questa modifica al codice della strada dà modo di avere maggiori controlli contro l’uso spericolato,  specie da parte dei più giovani, e di avere una copertura assicurativa  dei monopattini, dall’altra aggiunge inutile e costosa burocrazia, che porterà molti utenti a sbarazzarsi o a cestinare il monopattino, magari tornando ad utilizzare mezzi di trasporto più inquinanti per la propria mobilità.

    Voi sapevate di questa novità? Utilizzate i monopattini elettrici?

  • Chip alle stelle: Crisi e IA accoppiata letale per i nostri portafogli

    Chip alle stelle: Crisi e IA accoppiata letale per i nostri portafogli

    Per il portafoglio degli appassionati di tecnologia il momento è veramente spaventoso, infatti se da una parte dovremmo essere contenti degli sviluppi dell’intelligenza artificiale dall’altra ci scontriamo sulla carenza di chip di memoria che ha spostato le produzioni dei chip verso le più remunerative tecnologie per i datacenter dove i sistemi di intelligenza artificiale sono ospitati.

    E dato che ogni dispositivo elettronico moderno, anche quello più insospettabile, ha a bordo delle memorie , in mancanza di disponibilità la produzione si ferma e i prezzi di quel poco che è disponibile schizzano alle stelle.

    Ma purtroppo al peggio non c’è mai fine e il blocco dello stretto di Hormuz ha peggiorato le cose, infatti tra i sottoprodotti del petrolio bloccati a causa della guerra abbiamo anche dei gas come l’elio indispensabili per la produzione di microchip in generale, peggiorando la già limitata disponibilità.

    central processor of a computer

    Inoltre i blocchi navali e la scarsità di kerosene per gli aerei rallentano la consegna dei prodotti finiti dalla Cina, portando a potenziali shortage che provocano ulteriori aumenti dei prezzi.

    E le tensioni geopolitiche tra Usa e Cina non fanno altro che peggiorare la situazione tra veti e divieti incrociati di esportare tecnologie e materie prime, e rischi di nuovi dazi all’orizzonte comprare anche un banale smartphone o laptop potrebbe costarci molto di più di quanto siamo abituati.

    Ma basta vedere cosa è successo al mondo delle console da videogiochi per capirlo: se un tempo col passare del tempo i prezzi diminuivano dopo il lancio, ormai siamo al quarto aumento dal lancio di Playstation 5, passata in sei anni ,un rincaro alla volta, da costare 399 euro al lancio ai 599 odierni con la versione Pro arrivata a costare ben 899 euro.

    a person holding a game controller

    Inoltre questi rincari stanno ammazzando prodotti di sicuro interesse che si trovano a posticipare a data indefinita il rilascio, come nel caso di Steam Machine ma anche le schede grafiche della serie 6000 di Nvidia, e comunque bloccando il consueto rilascio di aggiornamenti di dispositivi hardware.

    Ma anche altri dispositivi non se la passano meglio, dai pc che con prezzi di ram e schede video alle stelle hanno raddoppiato i prezzi, spesso tagliando pure le prestazioni, al mercato degli smartphone che si ritrova con aumenti e carenza di disponibilità.

    Insomma il periodo pare essere particolarmente funesto per tutti i dispositivi elettronici, e nonostante qualche nuova tecnologia per ridurre il consumo di memoria per i sistemi di intelligenza artificiale faccia ben sperare, dovremo a lungo convivere con la penuria di componenti.

    pexels-photo-34338596.jpeg

    E questo non fa che cambiare il paradigma della tecnologia, rallentando l’innovazione e aumentando i costi.

    La speranza è che qualcosa possa cambiare ma gli interessi della finanza, uniti alle tensioni geopolitiche in atto difficilmente potranno portare a qualcosa di buono.

    Avete notato anche voi questi aumenti?

  • Riusciremo a viaggiare con la crisi petrolifera?

    Riusciremo a viaggiare con la crisi petrolifera?

    La chiusura dello stretto di Hormuz sta rivoluzionando i trasporti e giocoforza anche i viaggi, portando a delle situazioni inaspettate anche al più preciso pianificatore.

    Infatti venendo a mancare il kerosene necessario ad alimentare gli aerei le compagnie si vedono costrette ad attuare delle contromisure che possono costare caro a chi ha organizzato un viaggio, magari con un certo anticipo per massimizzare il risparmio.

    E queste contromisure sono sostanzialmente due: ottimizzare i voli, cancellandoli o accorpandoli, o chiedere delle integrazioni al prezzo già pagato per il biglietto invocando le cause di forza maggiore previste dal contratto.

    pexels-photo-9969359.jpeg

    Infatti alcune compagnie come Volotea, stanno facendo valere una clausola che prevede il pagamento di un supplemento per il maggiore costo dei carburanti , da pagare prima dell’imbarco pena la cancellazione del volo: si tratta di pochi euro a tratta, ma che non ci si aspetta di dover pagare dopo l’emissione del biglietto: anche se probabilmente è il minore dei mali.

    volotea airplane at sunset

    Infatti per altre compagnie intervenire sulla scarsità di kerosene, che ha aumentato consistentemente i prezzi del carburante, può significare che magari un certo volo diretto venga tramutato in uno con scalo in modo da riempire l’aereo, o che vengano ridotti o cancellati dei voli, spostandovi su un volo alternativo che potrebbe essere più scomodo, perchè magari cambia di data costringendoci a variare il nostro piano ferie, cambiando magari l’aeroporto o addirittura cancellando i voli meno remunerativi, come ha fatto Ryanair su un certo numero di tratte previste per la prossima estate.

    E se le compagnie in qualche modo ci possono venire incontro trovando, seppure con qualche disagio una soluzione alternativa o il rimborso dei biglietti, modificando o cancellando il volo potremmo avere problemi con il resto della vacanza.

    ryanair plane on runway at airport

    E la cosa più problematica è l’alloggio, specie se per risparmiare o per assenza di alternative avevamo scelto una tariffa non modificabile o non rimborsabile, ma lo stesso problema potremmo averlo con eventuali biglietti e prenotazioni di attività e spostamenti pianificati a destinazione.

    E non sempre fare modifiche ai nostri piani è possibile, possono esserci a seconda dei casi delle penali o si rischia addirittura di non recuperare quanto già pagato, specie in caso di offerte speciali, o di non trovare alternative, che ci costringono a cancellare la nostra vacanza.

    Immaginate di aver pianificato il viaggio per andare a vedere una partita o un concerto di un artista famoso, faticando per trovare un biglietto e vi viene spostato il volo al giorno dopo l’evento: magari recuperate il costo del volo, se siete fortunati magari riuscite a trovare una soluzione per l’albergo ma perdete il concerto, quindi soldi buttati e vacanza rovinata anche potendo riuscire ad arrivare a destinazione…

    people inside building while light turned off

    Questo significa che a seconda dei casi, e della possibilità di rimborso cancellare per intero la vacanza,  magari cambiando completamente destinazione potrebbe essere la scelta più conveniente. 

    Tralaltro questo genera un fenomeno piuttosto strano: i prezzi dei voli più lontani stanno scendendo di prezzo perchè la gente che li ha già comprati, magari con largo anticipo, rinuncia per paura di vedersi il volo cancellato all’ultimo momento e quindi vengono rimessi in vendita a prezzi stracciati.

    Questo potrebbe significare riuscire a prendere un volo intercontinentale con poche centinaia di euro, accollandosi il rischio di una cancellazione dell’ultimo minuto , plausibile perché svendendo i posti operare il volo potrebbe risultare antieconomico per la compagnia, specie in periodo di rincari dei carburanti.

    elegant boutique hotel entrance in baghdad

    Ma in quel caso se ci si organizza scegliendo sistemazioni cancellabili e rimborsabili, mantenendo una certa flessibilità negli itinerari , e magari dotandosi di una buona assicurazione viaggi, potrebbe essere un’occasione molto ghiotta per raggiungere destinazioni altrimenti fuori budget. 

    Il problema potrebbe però sorgere se ad essere cancellata , magari all’ultimo momento, è solo una tratta del viaggio, che facendo scali intermedi, potrebbe lasciarci a terra dall’altra parte del mondo, costringendoci magari a trovare all’ultimo minuto un salatissimo volo alternativo per tornare a casa.

    La cosa quindi potrebbe essere un rischio salato ma anche un opportunità specie per chi riesce a sapersi organizzare e mettere in campo soluzioni di emergenza in caso di bisogno.

    passenger plane at hamad international airport

    Ad ogni modo il modo di viaggiare in questi periodi cambierà parecchio e ci dovremo abituare a un tipo di viaggio differente, magari scegliendo destinazioni e mezzi di trasporto diversi da quelli soliti e per cui siamo abituati.

    Voi cosa ne pensate? Viaggerete comunque o rinuncierete a viaggiare per evitare lo stress di una vacanza rovinata?

  • Smart Glasses : il gadget del momento

    Smart Glasses : il gadget del momento

    Ultimamente c’è un dispositivo elettronico che sta salendo alla ribalta, grazie anche al lavoro di Meta, che grazie ad alcune collaborazioni di successo lo sta spingendo sul mercato: parliamo degli smart glasses.

    Sono quegli occhiali intelligenti che consentono di integrare quello che vediamo e sentiamo con informazioni provenienti da internet per creare una sorta di realtà aumentata.

    Ne esistono di vari tipi e prezzi , con differenti funzionalità e utilizzi: ad esempio potremmo annoverare in questa categoria i visori 3d, come i Meta Quest, che mettiamo sugli occhi e degli schermi creano un ambiente tridimensionale dove immergerci: in realtà però , a meno di non utilizzare delle fotocamere per vedere all’esterno del visore, otteniamo una rappresentazione di un ambiente virtuale, utile per attività ludiche o scientifiche ma non adatte ad uno costante, anche perchè peso, autonomia, dimensioni e soprattutto l’impossibilità di vedere nativamente il mondo esterno ne consentono un uso limitato nel tempo e nella funzionalità.

    Ci sono poi degli occhiali con schermo, come i TCL RayNeo, che invece trasformano dei normali occhiali in un mega schermo consentendoci di immergerci in film o spettacoli meglio che al cinema e senza avere necessità di uno spazio dedicato, ma possiamo considerarli come dei televisori portatili indossabili più che degli occhiali smart.

    Ma forse la tipologia più famosa, e sicuramente sulla cresta dell’onda per via della collaborazione tra la casa madre di Facebook e Rayban, sono gli smart glasses RayBan Meta, dove nella montatura di un normale occhiale Rayban trovano spazio una telecamera, degli altoparlanti e una batteria, che si collegano con una app da installare sul proprio smartphone.

    Questo ci permette di registrare video POV, scattare immagini dagli occhiali e chiedere all’intelligenza artificiale cosa stiamo vedendo, ascoltare la musica o interagire con un assistente vocale direttamente dagli occhiali, tradurre quello che un nostro interlocutore ci dice, postare sui social cio che vediamo o ascoltiamo anche quando magari siamo alla guida di un auto o mentre facciamo una passeggiata.

    E tutto questo lo si fa con un dispositivo che è praticamente indistinguibile da un normale paio di occhiali, e che addirittura puo essere dotato di lenti graduate in caso di problemi di vista, anche perchè le lenti, a differenza dei prodotti precedentemente citati, non visualizzano nulla, ma sono normali lenti, magari neutre, fotocromatiche  o da sole.

    Questo significa che non avendo display anche il consumo è limitato, quindi la batteria necessaria riesce ad essere inglobata nelle stanghette, consentendo di avere un peso simile a quello di un comune paio di occhiali.

    Inoltre grazie al consumo e al peso limitato si riescono ad utilizzare come fossero un accessorio del nostro smartphone da usare costantemente, alla stregua di uno smartwatch, non avendo la necessità di essere collegati con un filo ad un dispositivo elettronico o a un powerbank , come succede con gli Apple Vision Pro.

    Tra l’altro i modelli di Meta hanno anche una custodia che ricarica gli occhiali come delle cuffiette bluetooth, consentendo un uso prolungato anche fuori casa.

    I prezzi per questi modelli vanno dai circa 250 euro della prima generazione di RayBan Meta, a intorno ai 400 per quelli di seconda generazione, anche se esistono dei modelli imitazione di origine cinese che riescono a costare anche un decimo di questa cifra e che tutto sommato si avvicinano con qualche limitazione agli originali.

    Generalmente sono venduti in portali come Amazon, Aliexpress o Temu , spesso spacciati negli annunci per grossi marchi di tecnologia, quando in realtà si riceve un prodotto generico senza marca,  e si avvalgono di una app, HeyChan , che consente l’integrazione di camera e microfono con un assistente basato su ChatGpt, di registrare video, foto e audio, rispondere alle chiamate o ascoltare la musica.

    Ovviamente si tratta di prodotti molto meno raffinati di quelli di Meta, ma che possono servire a farci capire se questo genere di gadget possa fare al caso nostro senza spendere cifre importanti, tralaltro col vantaggio , a differenza degli originali, di poter teoricamente nascondere il led che segnala la registrazione consentendoci di fare delle registrazioni senza farlo sapere a chi abbiamo davanti.

    Attenzione però che sui soliti marketplace cinesi esistono anche degli occhiali spacciati per smart che in realtà non lo sono: integrano infatti su una comune montatura un auricolare bluetooth, quindi si collegano col cellulare ma hanno ben poco di smart, l’unico vantaggio è il prezzo generalmente super economico e magari il non dimenticarsi gli auricolari dato che ce li portiamo appresso con gli occhiali.

    Stanno poi per arrivare sul mercato anche degli occhiali ancora più avanzati, i Meta Ray-Ban Display, dove si riesce a proiettare sulla lente delle informazioni senza perdere la visione esterna, che consentono una vera realtà aumentata senza dover avere in mano lo smartphone, grazie anche ad un braccialetto da indossare per poter comandare le funzioni a mani libere.

    Insomma sono un gadget a prova di futuro che può essere utile anche nella vita di tutti i giorni e che integrandosi con lo smartphone consente di accedere a informazioni e servizi in maniera più naturale che attraverso lo schermo di un telefono.

    Non sono sicuramente dei gadget indispensabili al momento, ma comunque molto comodi e sicuramente un regalo interessante per gli appassionati di tecnologie.

    Voi li conoscevate?

  • Gli sportelli bancari stanno scomparendo

    Gli sportelli bancari stanno scomparendo

    In Italia già da qualche anno assistiamo ad una moria di sportelli bancari che ha del preoccupante: infatti a causa sia di fusioni bancarie che di riduzione dei costi le filiali continuano a sparire, lasciando la metà dei comuni italiani senza uno sportello bancario.

    Ma se i piccoli comuni sono quelli più colpiti, anche chi vive in città avrà notato la sempre più spietata chiusura di sportelli e lo spostamento su altre filiali, con conseguente spostamento del conto e dell’iban verso un altra filiale, magari lontana o difficile da raggiungere.

    person pressing keys of an atm

    E cambiare l’IBAN genera problemi burocratici , dovendo comunicare il nuovo codice al datore di lavoro e aggiornare il metodo di pagamento di utenze e contratti sottoscritti, e se poi ci si trova magari a doverlo cambiare anche due o tre volte l’anno la situazione diventa poco sostenibile, facendoci magari cambiare banca per qualcuna più seria o direttamente per un conto esclusivamente on-line.

    E questo disservizio genera problemi a chi ha necessità di soldi spiccioli o non vuole o può pagare con carte, dato che insieme alle filiali spariscono anche gli sportelli automatici che ci consentono di prelevare o versare sul conto contanti ed assegni.

    banknote lot

    E non si dica che la motivazione sia solo la riduzione del costo del personale: un bancomat, magari di quelli evoluti può sopperire alla maggior parte delle operazioni che si fanno allo sportello senza la necessità di dipendenti, e inoltre occupa molto meno spazio di una filiale fisica, quindi con costi di affitto bassissimi, e spesso i locali sono addirittura messi a disposizione gratuitamente dai comuni per non perdere un servizio a favore dei cittadini.

    a person holding a bank card

    La verità è che riducendo gli sportelli si riduce il contante in circolazione, e quindi si costringe l’utente ad utilizzare dei servizi alternativi, dalle carte ai bonifici, dove si pagano delle commissioni che vengono incamerate dalle banche e dai relativi circuiti.

    Infatti anche se il pagare con carta non ha costi extra per chi paga, in realtà si sta probabilmente pagando un canone annuale per l’utilizzo della carta ma soprattutto il commerciante paga una commissione su ogni transazione, così come qualsiasi scambio di denaro non liquido genera comunque delle commissioni.

    Ma anche volendo, per propria comodità, usare il meno possibile il contante, magari perchè in possesso di un conto digitale che ci permette di fare gran parte delle operazioni online, ogni tanto si ha la necessità di dover fare delle operazioni per cassa, allo sportello o quanto meno da un bancomat, ma se spariscono o se magari la filiale convenzionata più vicina sta a 40 km da casa anche gestire un conto digitale diventa un problema.

    Figuriamoci poi se l’utente della banca è una persona poco digitalizzata che ha problemi con la gestione del conto tramite una app o via web, che rischia di cadere facilmente vittima di truffe.

    Se poi si guarda ai numeri questa moria di filiali , ben 516 hanno chiuso nel solo anno 2025, ha portato ad una diffusione di sportelli bancari ben al di sotto della media europea, solo 33 ogni 100.000 abitanti , con il rischio di esclusione sociale di una importante fascia della popolazione, quella più fragile o debole che magari a causa della condizione anagrafica non può spostarsi o accedere agevolmente ai servizi digitali.

    E fortunatamente in molti piccoli centri ancora resiste la presenza degli uffici postali, che seppure anche loro in diminuzione, consentono l’accesso ai servizi finanziari in comuni dove la presenza di sportelli bancari è solo un ricordo del passato.

    Ad ogni modo questo taglio selvaggio dei servizi bancari non accenna a diminuire e crea enormi disservizi all’utenza. Avete notato anche voi questo problema?

  • Anche i giapponesi si arrendono: le loro TV ai giganti cinesi

    Anche i giapponesi si arrendono: le loro TV ai giganti cinesi

    Storicamente quando pensiamo a un televisore di qualità pensiamo a marchi storici che da sempre sono nel settore e con i quali possiamo andare sul sicuro anche comprando un prodotto non necessariamente di alta gamma.

    Quelle aziende che storicamente producevano tutto in casa, dallo chassis all’elettronica, allo schermo a differenza di marchi piu economici che si trovavano ad assemblare pezzi prodotti da terzi, che non si potevano permettere di fare brutta figura.

    Ma il mercato nel tempo si è fatto molto agguerrito e se un tempo i leader del mercato erano aziende europee o americane, lo scettro è passato in mano ad ottime aziende asiatiche, generalmente taiwanesi, giapponesi o coreane.

    Ma anche loro hanno sofferto la concorrenza, soprattutto nella fascia più economica dove produttori cinesi e turchi riescono, lavorando sulla quantità, riescono a sfornare prodotti appena decenti ma a prezzi fortemente ridotti, e usando spesso marchi di fantasia si possono pure permettere di mettere sul mercato prodotti scadenti senza fare grandi figuracce.

    Ma a furia di sfornare migliaia di televisori questi produttori nel tempo hanno migliorato la loro qualità e riescono a mettere sul mercato anche prodotti di fascia medio alta a prezzi comunque competitivi.

    E spesso per aggredire il mercato fanno incetta di vecchi marchi caduti in disuso, acquisendo su licenza storici marchi per rimarchiare prodotti orientali: per questo potete trovare nei mercatoni o nei supermercati televisori con marchi del passato a prezzi low-cost.

    Qualche produttore asiatico, quelli più strutturati, ha col tempo acquisito le divisioni di progettazione e di componentistica dei produttori storici portandosi in casa il know-how e utilizzando per lanciare i propri marchi premium, magari mantenendo una collaborazione col marchio storico per il quale si occupano di produrre le linee più economiche conto terzi.

    Ma anche questo tipo di collaborazioni , dove il grande marchio tiene in casa la produzione della linea premium demandando al partner orientale la linea entry level rivendendola  a prezzo maggiorato sta iniziando a venire meno, dato che spesso allo stesso prezzo dell’entry level del grande marchio si porta a casa un prodotto di gamma alta del marchio orientale.

    Questo significa che al grande marchio non conviene più stare sul mercato, a causa della concorrenza, dei margini risicati e della ridotta competitività finendo per dover alzare bandiera bianca.

    Quelle che resistevano, anche per motivi culturali, sono state le case giapponesi, che seppur con qualche compromesso tenevano alta la bandiera nipponica in fatto di qualità, anche se ultimamente meno competitivi rispetto ai marchi cinesi emergenti.

    Ma anche loro sono iniziate a cadere, consegnando la loro divisione TV nelle mani di giganti cinesi, come fece qualche anno fa il leader europeo Philips, che cedette il marchio a TPVision, azienda cinese nota per i monitor AOC. 

    La prima giapponese a cadere è stata Sharp, finita nelle mani di Foxconn, seguita da Toshiba che ha ceduto la propria divisione TV ad Hisense (e a Vestel per il mercato europeo).
    Ma di recente due colossi giapponesi, famosi per le innovazioni in ambito televisivo, hanno finito per cedere la loro divisione TV al nemico cinese: si tratta di Sony, finita nelle mani di TCL e Panasonic che invece si è alleata a Skyworth.

    Questi due marchi storici continueranno a fornire una sorta di consulenza al partner cinese, ma la produzione, l’assistenza e la distribuzione, appena smaltite le scorte a magazzino passano di mano, sancendo la fine dei grandi nomi storici delle TV.

    Al momento giusto i coreani mantengono in casa la produzione delle linee di prodotto più costose, ma anche loro dopo avere ceduto la produzione dei pannelli a terzi, hanno demandato la produzione dei tv di fascia media ed economica a produttori esterni.

    In pratica diventerà quasi impossibile fare a meno di trovarsi in casa un televisore made in China, nelle migliore delle ipotesi sarà fatto in Turchia, o assemblato nell’Europa dell’Est con componentistica cinese.

    C’è però da dire che i prodotti cinesi sono migliorati tanto, e le loro linee migliori non hanno nulla a che invidiare ai marchi storici, anche perchè spesso, come detto, finiscono per uscire dalle stesse fabbriche o comunque ne hanno acquisito la tecnologie.

    Voi acquisterete ancora i marchi storici, o tanto vale preferite i brand asiatici più economici?

  • Addio Posta1 : dal 1 maggio sparisce la posta prioritaria

    Addio Posta1 : dal 1 maggio sparisce la posta prioritaria

    Una notizia importante riguarda il servizio postale italiano: dal 1 maggio 2026 sparisce la posta prioritaria dai servizi erogati dalle Poste nel perimetro del Servizio Universale.

    Questo significa che nella legge di bilancio 2026 si è stabilito che questo prodotto, molto utilizzato per via delle spedizioni rapide, economiche e soprattutto tracciate, venga cessato.

    Ricordiamo che il servizio , denominato commercialmente Posta1, permetteva di spedire lettere e documenti sino ai 2kg di peso, con tracciamento, consegnati generalmente nel giorno lavorativo successivo a quello di accettazione, con un costo a partire da 3 euro.

    Viene utilizzato quando si vuole spedire velocemente una lettera e/o quando si vuole essere sicuri che venga consegnata, grazie al tracciamento: questo ha fatto sì che sia molto usata nelle spedizioni di piccoli acquisti online, venduti sia da privati che da commercianti, dato che , se ci si mantiene nei pesi e nelle dimensioni previste, permette di avere un servizio simile a quello dei corrieri espresso a circa la metà del prezzo.

    E il cancellare questo diffusissimo prodotto creerà problemi non solo al negoziante, o a chi vende l’usato su Ebay, ma anche a chi acquista prodotti economici online, come ad esempio accessori, custodie per il telefono, cavetteria che hanno dimensioni, valore e peso contenuto: se la spedizione ci costa più del valore della merce probabilmente o non la compriamo online, o siamo costretti a dover raggiungere un certo minimo d’ordine per la spedizione gratuita, vanificando la convenienza del nostro acquisto.

    Il piccolo commerciante soprattutto si vedrà soffiare la vendita dalle grosse piattaforme internazionali che possono accorpare le spedizioni o che forniscono spedizioni gratuite, ma è il consumatore che dovrà pagare di più, perchè i maggiori costi di spedizione, sia che siano affogati in un ordine più grande o se paga la singola spedizione avrà comunque degli aumenti.

    E le alternative ancora disponibili nel servizio postale universale poco si sposano con gli acquisti online: la posta ordinaria (commercialmente chiamata Posta4), se è pur vero che è più economica, non solo ha tempi di consegna più lunghi, almeno quattro giorni oltre il giorno di accettazione, ma manca di tracciabilità, cosa che la rende incompatibile con gli acquisti online dove la prova della consegna è indispensabile per evitare truffe.

    La raccomandata invece ha una gestione molto più complessa e prezzi poco competitivi rispetto ad un corriere espresso, e lo stesso dicasi per l’assicurata: questo significa che i commercianti dovranno gioco forza orientarsi sui servizi di corriere espresso, più costosi.

    E ovviamente spariranno le spedizioni gratuite o saranno vincolate ad un  certo minimo d’ordine, che probabilmente non raggiungerete facilmente specie se acquistate da un negozio specializzato, e questo favorirà i grandi marketplace dove è possibile cumulare le spedizioni, sempre che la spedizione non sia comunque gestita dal singolo venditore e che quindi soffrirà del problema, costringendolo ad alzare i prezzi.

    Alla fine, questa mossa nasce per far risparmiare qualcosa allo stato, ma genera problemi per i cittadini , e se magari si può soprassedere se si ha l’esigenza di spedire una lettera o dei documenti, dato che lo si fà sempre più raramente, almeno in forma cartacea, il problema si crea quando dobbiamo spedire qualcosa di fisico: quindi quella spedizione economica che spesso ci veniva omaggiata, in assenza di alternative, ora in qualche modo la dovremmo pagare.

    Voi eravate al corrente della notizia? Usavate la posta prioritaria? Con cosa la sostituirete?

  • Auto PHEV: altro che elettriche, le usano solo a benzina!

    Auto PHEV: altro che elettriche, le usano solo a benzina!

    Esiste una categoria di automobili a cavallo tra termiche ed elettriche che dovrebbe sulla carta unire i vantaggi di questi due mondi: le ibride plug-in.

    Sono quelle macchine che hanno sia un motore elettrico che uno termico e che hanno la possibilità di essere caricate alla spina da una normale wall box o colonnina di ricarica, consentendo una discreta autonomia in elettrico, ma anche di poter effettuare lunghe percorrenze senza dover ricaricare, grazie al loro motore termico.

    Ma questo sistema che sulla carta è geniale, allo stato dei fatti fà lievitare i costi, vista la complessità della doppia trazione, il peso della vettura e conseguentemente anche i consumi. 

    Il vantaggio è principalmente normativo, consentendo di accedere alle agevolazioni dedicate alle macchine elettriche anche in presenza di un motore termico, sistema che diventa interessante sulle auto sportive altrimenti limitate per le emissioni quando dotate esclusivamente di motore termico.

    Ma i costruttori sfruttano le zone grigie della omologazioni che non tengono conto dell’uso effettivo dell’auto e dell’inquinamento reale , visto che tendono a premiare l’uso del motore elettrico che su una macchina sportiva è utilizzato poco, specie se il proprietario tende a non ricaricare la macchina alla presa.

    E infatti uno studio tedesco sui consumi effettivi di migliaia di auto con a bordo un sistema di monitoraggio dei consumi rivela che il consumo effettivo delle PHEV è ben più alto del dichiarato, anche del 300% in più rispetto ai valori di omologazione.

    Inoltre queste macchine tendono ad essere utilizzate in modalità full electric per meno del 30% della loro percorrenza, scendendo sotto il 15% per i modelli più sportivi.

    Questo accade perché l’utente di queste tipologie di auto dimentica di usare la funzionalità elettrica della propria auto, utilizzandola soltanto come se fosse un benzina ma con l’aggravante di consumare di più in quanto penalizzata dal peso di batteria e trasmissione elettrica.

    Ma se i costruttori sono obbligati per legge a ridurre le emissioni non possono permettersi il lusso, a meno di non pagare delle compensazioni, di mettere sul mercato macchine a motore termico puro, specie su macchine grandi o prestazionali e le PHEV si rivelano una scelta furba per gabbare il sistema normativo, anche se tecnicamente si rivela una scelta poco felice.

    C’è però da dire che anche le omologazioni stanno cambiando, stringendo un po le maglie di queste zone grigie, costringendo i produttori ad aumentare l’autonomia in elettrico per rientrare nei parametri di inquinamento, aumentando però peso e costi specie per chi non ha intenzione di usarle in modalità elettrica pura.

    E con buona pace dei listini e dei consumi effettivi, tutto sommato se uno può permettersi certi macchinoni, il prezzo o il consumo effettivo sono probabilmente problemi trascurabili.

    Voi conoscevate le PHEV? Cosa ne pensate? Ne avete una?

  • Chi paga i conti della guerra? Aumenti e Benzina Razionata!

    Chi paga i conti della guerra? Aumenti e Benzina Razionata!

    Uno degli effetti della guerra in Iran è sicuramente l’aumento dei costi dell’energia, dato che una consistente parte di gas e petrolio arrivano da quelle parti, e tra blocchi navali e bombardamento agli impianti, non solo di Iran ma anche dei paesi limitrofi , non solo la distribuzione ma anche la produzione si è quasi interrotta, proprio in un momento dove al termine della stagione fredda si fanno scorte per l’inverno successivo.

    Questo porta ad un aumento dei prezzi ed ad una maggiore concorrenza nell’acquisto che porta, per via della legge della domanda e dell’offerta a fare schizzare in alto i prezzi.

    E se da noi il problema dei prezzi, in parte è compensato da un temporaneo taglio delle accise per i carburanti da autotrazione, nella speranza che la situazione si possa risolvere a breve, non è il solo a cui dovremo far fronte.

    white and black gas pumps

    Infatti la maggior richiesta, unita alla necessità di accaparrarsi delle scorte prima di ulteriori aumenti o anche quella di doversi approvvigionare da fonti alternative a quelle del golfo persico fa sì che la disponibilità di gas e petrolio sui mercati mondiali stia diminuendo.

    E questo non significa solo un problema prezzi, che diventerà molto più evidente al termine del taglio temporaneo delle accise, ma soprattutto di disponibilità: infatti gas e petrolio stanno iniziando a scarseggiare.

    In molti paesi, specialmente in quelli particolarmente dipendenti dalle importazioni di gas e petrolio infatti sta iniziando una sorta di razionamento delle energie, con stazioni di servizio chiuse e con lunghe code in quelle dove il prodotto è disponibile, stop a produzioni energivore e black out elettrici.

    Ma anche dalle nostre parti, alcune stazioni di servizio, soprattutto nelle zone più periferiche, iniziano a funzionare a singhiozzo a causa della mancanza di carburanti e la situazione non potrà fare altro che peggiorare , soprattutto se la guerra si allunga.

    E per l’Italia c’è da ricordare che importa la maggior parte del suo fabbisogno energetico dall’estero, e una volta tagliati i ponti con la Russia ci stavamo fornendo di gas in buona parte dal Qatar, da un impianto che è stato bombardato e che potrà ritornare pienamente operativo solo nel giro di alcuni anni.

    Ciò significa essere con il coltello alla gola nella ricerca di fornitori alternativi, con il rischio di prezzi ancora più cari ma soprattutto di dover competere con chi ne ha assolutamente bisogno e quindi disposto a pagarlo di più, alzando l’asticella dei prezzi.

    Ma soprattutto si rischia di non trovarne, neanche a volerlo pagare dieci volte tanto quanto costava prima della guerra, ed essendoci necessario per riscaldarci e creare energia elettrica si rischiano i razionamenti.

    Inoltre il nostro mix energetico è fortemente sbilanciato sugli idrocarburi, non avendo più centrali nucleari in attività che potrebbero consentire una produzione costante di energia senza dipendere dall’estero.

    rows of solar modules in photovoltaic power station

    E anche volendo aumentare la produzione da fonti rinnovabili come solare o eolico ci si scontrerebbe con la dipendenza dall’estero, dai tempi di messa in opera ma soprattutto da una produzione che funziona solo in determinati periodi o ore della giornata, cosa che non riuscirebbe, se non solo in parte, a risolvere i nostri problemi di approvvigionamento.

    Ciò significa che dovremmo prepararci a periodi di scarsità di energia che si protrarranno nel tempo anche al termine delle ostilità, visto che le catene di approvvigionamento e gli impianti distrutti richiederanno tempi lunghi per tornare a regime, con il rischio, anche per noi, di razionamenti e blackout.

    clouds over wind turbine

    Quindi quello che possiamo fare , nel nostro piccolo, per alleviare il problema è fare scorta di carburante, magari dotandosi anche di un generatore di emergenza, e di fare scorta di prodotti derivati dal petrolio che possono risentire della scarsità di materie prime e di difficoltà nei trasporti, ma la cosa si può estendere a qualsiasi prodotto che viaggiando su gomma, subirà problemi di disponibilità e aumenti di prezzo, e di cercare contratti di fornitura di luce e gas a prezzo fisso per mettersi a riparo dagli aumenti, che probabilmente dureranno a lungo. 

    Voi avete altre idee su come salvarsi da questi problemi di prezzi e disponibilità?