Tag: mp3

  • La tassa anti pirateria colpisce ancora: tassati anche cloud e ricondizionati

    La tassa anti pirateria colpisce ancora: tassati anche cloud e ricondizionati

    In Italia esiste una tassa anacronistica che nasce per tutelare i titolari dei diritti di contenuti audiovisivi dalla copia, ridistribuendo loro parte di questa tassa.

    Questa tassa nasce oltre 20 anni fà quando era normale piratare su musicasette, cd o videocassette il nostro album o film preferito, pertanto si era pensato di tassare i supporti vergini per creare una sorta di rimborso ai titolari dei diritti d’autore.

    Era una norma, seppur corretta nella finalità, iniqua in partenza perché nel supporto vergine non è detto che venisse registrata un’opera coperta da diritti d’autore, ma magari solo nostri dati privati o le foto o i filmati delle nostre vacanze.

    portrait shot of a woman

    Ed era ancora più ingiusta perchè è stata estesa a tutti quei dispositivi che possono, anche solo potenzialmente, registrare delle opere coperte dal diritto d’autore, quindi anche chiavette usb, schede di memoria, dischi rigidi e ssd per il computer, ma anche i dispositivi stessi dai videoregistratori, masterizzatori, ai lettori mp3 , dagli smartphone ai computer, anche se si tratta di dispositivi aziendali dove è poco verosimile che vengano stoccati file pirata.

    E dato che la tassa viene riscossa dai produttori, su alcuni dispositivi che astrattamente potrebbero registrare contenuti multimediali le case preferiscono disabilitare le funzioni per i prodotti destinati al nostro mercato, ad esempio smartwatch o decoder per il digitale terrestre, dove la funzionalità multimediale non è essenziale spesso si preferisce castrare il dispositivo per non pagare questa tassa.

    several transparent compact audio cassettes with visible tape and red inner reels placed randomly on a blue background selective focus technique

    Ma se può essere tollerabile pensare di pagare una tassa sui supporti CD, DVD o Bluray vergini, e in astratto anche i masterizzatori, anche se obiettivamente sono ormai superati sia dalla tecnologia che dallo streaming che ha sconfitto quel tipo di pirateria diffusa sino ai primi anni 2000, questa tassa colpisce dispositivi che difficilmente vengono usati per la pirateria. Infatti pagano la tassa anche le schedine SD per le macchine fotografiche, le chiavette usb che usiamo per spostare i dati nei computer, ma anche gli stessi dischi , interni o esterni, che usiamo per il backup dei nostri computer, così come i televisori, tablet e i computer stessi.

    A seconda del dispositivo, specie sui dischi e le memorie più grandi, pagando la tassa a seconda della capacità in gigabyte la spesa non è trascurabile e può arrivare a decine di euro che si sommano al prezzo del dispositivo, anche se non è destinato a contenere file multimediali.

    an external storage drive on wooden table

    E queste tariffe sono state recentemente riviste al rialzo, mantenendo la tassazione su dispositivi obsoleti ormai spariti dal mercato ma rivendendo gli scaglioni per colpire i dispositivi più capienti arrivati sul mercato, aumentando tra il 15 e il 40% le precedenti tariffe e estendendole a dispositivi di nuova concezione.

    E tra le novità c’è il pagamento della tassa anche sui dispositivi ricondizionati, quindi soggetti ad una doppia tassazione, sia quando sono stati venduti da nuovi che quando vengono rivenduti come usati, ma quella più pericolosa è la tassazione sul cloud.

    modern and vintage data storage solutions

    Infatti i servizi di cloud storage dovranno ogni mese pagare una tassa su ogni giga fornito ai propri utenti, anche se in forma gratuita e indipendentemente dall’utilizzo dello spazio, pagando di fatto una doppia tassa, dato che il compenso è già stato pagato all’acquisto del server e dei dischi.

    Inoltre nel cloud difficilmente vengono caricate opere piratate, anche perché questo violerebbe le norme dei gestori, dato che vengono perlopiù utilizzati per backup e conservazione di dati privati come file di lavoro, documenti o fotografie.

    La norma paradossalmente colpisce anche servizi come quelli di posta elettronica o di backup che superando il giga di spazio sono costretti a pagare una tassa, anche se offrissero il servizio in forma gratuita, con il rischio che decidano di bloccarlo nel nostro paese o costringerci a pagare un abbonamento.

    box server illuminated on blue

    E colpire il cloud significa azzoppare la digitalizzazione del paese e favorire i gestori cloud esteri che possono eludere la legge non dovendo sottostare alla nostra legislazione, ma soprattutto costringere i provider cloud italiani creare delle procedure costose ad hoc per il conteggio e la riscossione di questa tassa, nata ignorando le richieste delle associazioni di categoria.

    Ma quello che infastidisce di più è che la pirateria è solo una scusa per una tassa extra, visto che il fenomeno grazie allo streaming legale, è praticamente scomparso, tanto più che la tassa si paga principalmente su dispositivi, come pennette usb, schede di memoria e dischi che si usano principalmente per scopi leciti ben lontani dalla pirateria.

    stack of discs in close up shot

    Purtroppo se acquistiamo i nostri dispositivi in Italia siamo costretti a pagarla, e a seconda della capienza dei dispositivi non si tratta di qualche centesimo in più pagato su un cd vergine, ma a seconda dei casi di decine di euro.

    Voi eravate al corrente di questa novità? Utilizzate dispositivi soggetti alla tassazione?

  • Streamer di rete: come rendere moderno un vecchio hi-fi

    Streamer di rete: come rendere moderno un vecchio hi-fi

    Per ascoltare musica con una qualitá superiore a quella di un telefonino, una cassa bluetooth, una soundbar o un’assistente vocale l’ideale é passare ad un impianto hi-fi, un tempo presente in tutte le case e ora relegato alle sale dei soli appassionati, che lo hanno reso quasi un prodotto di nicchia.

    Ma questo non vuol dire che sia un prodotto superato, anzi anche un vecchio stereo recuperato in cantina o comprato usato per pochi soldi riesce a darci molta piú soddisfazione di una cassa bluetooth o di una soundbar, grazie a un suono nettamente migliore.

    Il problema é che se utilizziamo un prodotto con tanti anni sulle spalle potrebbe non essere dotato delle ultime comodità soprattutto per chi ascolta musica liquida , sia da chiavetta che in streaming

    woman in white shirt using silver macbook

    In realtá convertire un apparecchio hi-fi , anche datato, alle ultime tecnologie non é nulla di particolarmente complesso basterá collegare ad un ingresso dell’amplificatore uno scatolotto chiamato streamer di rete, che ci consente appunto di ascoltare la musica dalla rete, sia locale ad esempio se utilizziamo un nas , che via internet collegando il nostro servizio di streaming musicale come Amazon Music o Spotify o quelli in alta qualitá come Qobuz o Tidal.

    Lo scatolotto, in realtá é una sorta di piccolo computer che tramite un cavo lan o una connessione wifi si collegherà in rete e potrá essere comandato da una app sul vostro cellulare con la quale selezionare le canzoni da ascoltare in alta qualitá nel vostro impianto stereo.

    Avendo piú scatolotti attaccati ad altri impianti stereo sarete pure in grado di gestire un impianto multi room che consente di ascoltare contemporaneamente la stessa musica in piú punti della stessa casa

    Inoltre potrá essere dotato, a seconda dei modelli di una o piú prese USB dove attaccare dei dispositivi di archiviazione come pennette USB o hard disk esterni dal quale leggere la musica, della connessione bluetooth con la quale ricevere da un cellulare o dalla tv o anche trasmettere la vostra musica ad una cuffia bluetooth.

    Ma la magia avviene tramite il DAC il dispositivo che converte il segnale digitale della vostra musica liquida in un segnale analogico per l’amplificatore dell’impianto stereo, che puó essere integrato nello scatolotto o essere un dispositivo dedicato esterno per avere la massima qualitá.

    La maggiore qualitá della conversione unita alla potenza di casse e amplificatore ci consentono un suono nettamente superiore, anche a quello che potremo avere collegando direttamente il telefono all’amplificatore tramite cavo o bluetooth.

    Ovviamente gli streamer di rete hanno prezzi molto vari in base alla loro qualità , alla marca e alle loro funzionalità e possono costare da una cinquantina di euro fino a qualche migliaia.

    Ma essendo dei piccoli computer nulla ci vieta di costruirne uno in casa da soli recuperando un vecchio computer inutilizzato, un mini pc dal costo contenuto o un single board computer come un raspberry PI ai quale collegare un DAC, che si può recuperare anche per poche decine di euro e installando dei software dedicati come Volumio, Daphile, Rune Audio , Moode, PiCorePlayer o simili si puó avere con qualche decina di euro e un po di tempo per documentarsi, installare e configurare il software il un suono simile ad apparecchi stand alone e soprattutto sempre aggiornabile alle ultime tecnologie del momento.

    Alla fine la differenza salta all’orecchio anche di chi non è abituato ad ascoltare la musica in alta fedeltà, mantenendo la comodità della musica liquida ma con la qualità di un vero hifi.

    E considerando che con un po ‘di ingegno si può recuperare a basso costo un impianto hi fi e uno streamer di rete, magari salvando dell’elettronica  dalla discarica si fa un piacere all’ambiente, al portafoglio ma soprattutto al nostro orecchio.

    Voi li conoscevate?