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  • Chi paga i conti della guerra? Aumenti e Benzina Razionata!

    Chi paga i conti della guerra? Aumenti e Benzina Razionata!

    Uno degli effetti della guerra in Iran è sicuramente l’aumento dei costi dell’energia, dato che una consistente parte di gas e petrolio arrivano da quelle parti, e tra blocchi navali e bombardamento agli impianti, non solo di Iran ma anche dei paesi limitrofi , non solo la distribuzione ma anche la produzione si è quasi interrotta, proprio in un momento dove al termine della stagione fredda si fanno scorte per l’inverno successivo.

    Questo porta ad un aumento dei prezzi ed ad una maggiore concorrenza nell’acquisto che porta, per via della legge della domanda e dell’offerta a fare schizzare in alto i prezzi.

    E se da noi il problema dei prezzi, in parte è compensato da un temporaneo taglio delle accise per i carburanti da autotrazione, nella speranza che la situazione si possa risolvere a breve, non è il solo a cui dovremo far fronte.

    white and black gas pumps

    Infatti la maggior richiesta, unita alla necessità di accaparrarsi delle scorte prima di ulteriori aumenti o anche quella di doversi approvvigionare da fonti alternative a quelle del golfo persico fa sì che la disponibilità di gas e petrolio sui mercati mondiali stia diminuendo.

    E questo non significa solo un problema prezzi, che diventerà molto più evidente al termine del taglio temporaneo delle accise, ma soprattutto di disponibilità: infatti gas e petrolio stanno iniziando a scarseggiare.

    In molti paesi, specialmente in quelli particolarmente dipendenti dalle importazioni di gas e petrolio infatti sta iniziando una sorta di razionamento delle energie, con stazioni di servizio chiuse e con lunghe code in quelle dove il prodotto è disponibile, stop a produzioni energivore e black out elettrici.

    Ma anche dalle nostre parti, alcune stazioni di servizio, soprattutto nelle zone più periferiche, iniziano a funzionare a singhiozzo a causa della mancanza di carburanti e la situazione non potrà fare altro che peggiorare , soprattutto se la guerra si allunga.

    E per l’Italia c’è da ricordare che importa la maggior parte del suo fabbisogno energetico dall’estero, e una volta tagliati i ponti con la Russia ci stavamo fornendo di gas in buona parte dal Qatar, da un impianto che è stato bombardato e che potrà ritornare pienamente operativo solo nel giro di alcuni anni.

    Ciò significa essere con il coltello alla gola nella ricerca di fornitori alternativi, con il rischio di prezzi ancora più cari ma soprattutto di dover competere con chi ne ha assolutamente bisogno e quindi disposto a pagarlo di più, alzando l’asticella dei prezzi.

    Ma soprattutto si rischia di non trovarne, neanche a volerlo pagare dieci volte tanto quanto costava prima della guerra, ed essendoci necessario per riscaldarci e creare energia elettrica si rischiano i razionamenti.

    Inoltre il nostro mix energetico è fortemente sbilanciato sugli idrocarburi, non avendo più centrali nucleari in attività che potrebbero consentire una produzione costante di energia senza dipendere dall’estero.

    rows of solar modules in photovoltaic power station

    E anche volendo aumentare la produzione da fonti rinnovabili come solare o eolico ci si scontrerebbe con la dipendenza dall’estero, dai tempi di messa in opera ma soprattutto da una produzione che funziona solo in determinati periodi o ore della giornata, cosa che non riuscirebbe, se non solo in parte, a risolvere i nostri problemi di approvvigionamento.

    Ciò significa che dovremmo prepararci a periodi di scarsità di energia che si protrarranno nel tempo anche al termine delle ostilità, visto che le catene di approvvigionamento e gli impianti distrutti richiederanno tempi lunghi per tornare a regime, con il rischio, anche per noi, di razionamenti e blackout.

    clouds over wind turbine

    Quindi quello che possiamo fare , nel nostro piccolo, per alleviare il problema è fare scorta di carburante, magari dotandosi anche di un generatore di emergenza, e di fare scorta di prodotti derivati dal petrolio che possono risentire della scarsità di materie prime e di difficoltà nei trasporti, ma la cosa si può estendere a qualsiasi prodotto che viaggiando su gomma, subirà problemi di disponibilità e aumenti di prezzo, e di cercare contratti di fornitura di luce e gas a prezzo fisso per mettersi a riparo dagli aumenti, che probabilmente dureranno a lungo. 

    Voi avete altre idee su come salvarsi da questi problemi di prezzi e disponibilità?

  • Il conto della guerra in Iran lo paghiamo noi europei

    Il conto della guerra in Iran lo paghiamo noi europei

    Purtoppo il periodo storico non è il migliore a causa delle varie guerre in giro per il pianeta, alle quale si è recentemente aggiunta quella in Iran.

    E quest’ultima a causa della posizione geografica rischia di costare molto cara ai consumatori europei.

    Infatti la zona del golfo persico diventata teatro di guerra è cruciale per la produzione di gas e petrolio, e con l’abbandono delle forniture russe a basso prezzo a causa della guerra in Ucraina, a meno di non acquistare a prezzi altissimi dagli Stati Uniti,i nostri maggiori fornitori attualmente provengono da quelle aeree.

    E se anche magari non si acquistava gas e petrolio direttamente dall’Iran, le navi gasiere e petroliere provenienti dai paesi del golfo devo passare dalle coste iraniane che ora a causa della guerra, tra blocchi navali e regole assicurative che vietano alle navi di transitare in zone di guerra, sono diventate off limits.

    gasoline pumps in close up photography

    Inoltre la posizione delle raffinerie dei vari emirati costringono obbligatoriamente le petroliere a passare davanti alle coste iraniane, non essendoci altri sbocchi al momento, togliendo dal mercato dei fornitori fondamentali, che sono costretti ad interrompere la produzione facendo salire i prezzi.

    Aggiungiamo poi che gli attacchi iraniani a impianti di produzione di gas e petrolio ai paesi confinanti per costringerli a fare pressione nei confronti degli Stati Uniti per terminare la guerra, unite al blocco navale stanno causando minore produzione e quindi un immediato aumento dei prezzi all’ingrosso dei prodotti energetici, soprattutto del gas qatariota che rappresenta circa il 20% della produzione mondiale.

    industrial buildings at night

    E questo significa aumenti immediati per il pieno della nostra auto, del gas per il riscaldamento, per l’energia elettrica, e se la guerra si protrarrà causerà aumenti a catena anche del costo di trasporto delle merci che si riverbererà sui prezzi di tutti i prodotti.

    Ma non è solo l’energia a soffrire a causa delle guerre in medio oriente, ma anche il turismo e il traffico aereo, visto il ruolo dei paesi arabi nelle rotte aeree internazionali delle compagnie del golfo, che hanno fatto diventare gli aeroporti della zona scali obbligatori nelle maggiori rotte aeree intercontinentali.

    E il problema non è solo dei turisti, o di influencer e fuffaguru che fanno la bella vita a Doha o a Dubai, ma dello scalo delle merci che viaggiano sulle stesse rotte aeree, con le compagnie del golfo costrette a lasciare a terra aerei e passeggeri.

    Inoltre l’Iran sia come ritorsione, che come arma di pressione, ma soprattutto per proteggersi sta bombardando i paesi confinanti, distruggendo sia le basi militari statunitensi dalle quali arrivano i missili a lei destinati, ma anche strutture civili come porti, aeroporti e hotel legati alle attività dei militari, estendendo l’area di guerra a tutto il golfo persico.

    Ovviamente poi questa escalation porta ulteriori problemi con Israele che approfitta della situazione per bombardare i paesi che aiutano l’Iran con il risultato di un allargamento del conflitto, cosa che posticipa sempre più la risoluzione delle ostilità.

    E più passa il tempo e più il contraccolpo sull’economia mondiale è importante, e a pagare il conto non sono tanto gli USA o Israele, ma in parte gli altri stati del golfo, che perdono non solo introiti dalla vendita di prodotti petroliferi, ma anche lo status di ricchi e sicuri rifugi nel deserto costruiti coi petrodollari, ma soprattutto quei paesi che il gas e petrolio arabo lo acquistano, come gli europei.

    Il blocco navale sulle coste iraniane blocca inoltre ai paesi europei la ricezione di merci provenienti dall’Asia, con aumento dei costi e dei tempi di trasporto, dovendo le navi circumnavigare l’Africa per raggiungere le nostre coste.

    Infatti energia alle stelle, costi dei trasporti che gioco forza lieviteranno, minore disponibilità di prodotti cinesi e l’incertezza dovuta alla guerra faranno rapidamente salire l’inflazione.

    E questa tassa nascosta colpirà i nostri portafogli come abbiamo già sperimentato nelle crisi degli ultimi anni: i prezzi vanno alle stelle, ma gli stipendi restano fermi, costringendoci a ulteriori sacrifici in un momento poco roseo, anche a causa della guerra in Ucraina che continua e degli strascichi del periodo Covid che non sono stati ancora completamente assorbiti.

    Quello che si può fare è sperare che questa guerra possa finire prima possibile, perchè più si protrae nel tempo, e visti i presupposti potrebbe rivelarsi molto lunga, e più saremo noi europei a pagare il conto, anche a causa dei rapporti interrotti con la Russia, nostro vecchio fornitore energetico ormai abbandonato.

    Insomma le cose sembrano volgere al peggio, considerato che volenti o nolenti saremo chiamati a pagare i conti di questa spiacevole situazione. Cosa ne pensate?

    iran flag and toy soldiers on map