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  • Amazon ammazza la pirateria

    Amazon ammazza la pirateria

    La maggiore concorrenza delle piattaforme di streaming, e gli aumenti sempre piú frequenti degli abbonamenti alle piattaforme hanno ricreato un terreno fertile per la pirateria, dove trovare il nostro evento sportivo, il nostro film o la nostra serie tv preferita senza dover necessariamente pagare la piattaforma che lo trasmette, magari al costo di sorbirsi un po di pubblicitá o di navigare in qualche sito sospetto.

    Infatti è scomparso il netflix o lo spotify degli albori dove con pochi euro al mese, per di piú condivisibili con alcuni amici, si poteva avere accesso ad un catalogo di contenuti pressoché infinito e senza pubblicitá ,ma con il tempo le cose sono cambiate e in peggio

    L’avvento di nuove  piattaforme , ingolosite dal successo dei primi arrivati, hanno fatto sì che ci si dovesse dotare di piú account per fruire degli stessi contenuti, visto che sono nate le esclusive delle singole piattaforme. 

    couple love sitting evening

    Ma comunque anche questo scoglio all’inizio è stato superato con la condivisione degli account: magari io prestavo il mio account di netflix al mio amico che in cambio mi dava quello suo di disney plus, e complice il fatto che la condivisione, pensata ufficialmente per l’ambito familiare, era tollerata specie negli abbonamenti piú costosi, si riusciva ad usare lo streaming senza bisogno di ricorrere alla pirateria.

    Ma le piattaforme col tempo sono diventate piú avare e da un lato hanno iniziato a bloccare la condivisione, e ad aumentare sostanzialmente i prezzi degli abbonamenti family in modo da renderli meno competitivi, in seguito hanno lanciato dei piani con pubblicitá al prezzo della quota di questa condivisione degli abbonamenti in modo da cercare di non perdere utenza.

    woman in white shirt using silver macbook

    Ma anche questo non è bastato alle piattaforme, e col tempo, hanno iniziato a far scomparire i piani base senza pubblicitá , e aumentare il prezzo del piano con pubblicitá fino al prezzo originario del piano base, in pratica costringendo l’utente sia a pagare il prezzo pieno che sorbirsi la pubblicitá.

    E oltre a questo, rimane il problema che se la serie tv che mi interessa non è presente nella piattaforma al quale sono abbonato, dovró attivare piú abbonamenti, che non potendo piú condividere sono diventati un salasso.

    E la soluzione, complice anche un periodo di inflazione alle stelle , non potendosi abbonarsi a tutte le piattaforme sul mercato , non può essere che quella di rinunciare a vedere il contenuto o di rispolverare , nostro malgrado, la pirateria.

    Television screen with Netflix logo

    E inutile dire che questa seconda alternativa  è tornata in voga, complice anche applicazioni per smartphone, tablet e smart tv capaci di intercettare flussi streaming pirata e visualizzarli direttamente sulla tv.

    Questi flussi, reperibili in siti poco raccomandabili facendo slalom tra mille pubblicità o pagando un piccolo obolo, sostanzialmente piú abbordabile degli abbonamenti regolari, consente di vedere un po’ tutti i contenuti del momento.

    E come detto poter trasmettere questi contenuti sul grande schermo di casa è quasi un gioco da ragazzi grazie alle smart tv e ai dongle per vedere lo streaming da attaccare alla tv, come chromecast o fire stick, reperibili in rete per pochi euro ed estremamente comodi.

    Questi apparecchi, pensati per le piattaforme ufficiali, con pochi smanettamenti permettono l’installazione di app terze non previste dal produttore, e complice il sistema operativo android, lo stesso degli smartphone, consentono l’installazione di programmi non presenti negli store ufficiali, capaci di visualizzare questi flussi pirata in maniera piú o meno lecita: alcuni sono dei player universali, capaci coi giusti settaggi di intercettare anche i segnali pirata, e altri ancora piú loschi sono espressamente pensati con lo scopo di diffondere contenuti pirata.

    E tutto sommato questi smanettamenti sono alla portata di quasi tutti, alla fine basta seguire qualche guida disponibile in rete e avere un minimo di dimestichezza con i computer per farli funzionare.

    E questa facilitá di accedere alla pirateria ovviamente non piace alle piattaforme, in primis quelle sportive che pagando fior di quattrini per i diritti vogliono bloccare ogni possibilitá di visione non autorizzata, facendo la guerra al cosiddetto `pezzotto`, il decoder pirata che con un abbonamento minimo consentiva la visione delle partite di serie a e dei maggiori eventi sportivi live.

    E per la prima volta ad essere multati e a rischiare il carcere non sono stati solo i responsabili delle trasmissioni pirata, ma anche gli utenti che si sono visti recapitare a casa delle multe di diverse centinaia di euro.

    Inoltre si è messa in piedi una struttura , chiamata piracy shield per bloccare in maniera immediata la trasmissione illegale di eventi sportivi in diretta, a cui hanno dovuto per legge aderire tutti i provider internet del nostro paese, e che per come è pensata va a bloccare anche siti che non hanno nulla a che fare con la pirateria, ma che hanno la sfortuna di condividere lo stesso server con il flusso pirata.

    E come se non bastasse questo sistema all’italiana, è stato esteso anche a contenuti non in diretta come film e serie tv, aumentando i problemi di falsi positivi, andando a bloccare per diverso tempo anche siti legalissimi.

    Ma non basta, ora anche i dispositivi come le chiavette fire tv stanno iniziando a bloccare le app pirata, e se in un primo tempo nascondevano la possibilitá di installare app terze, con gli ultimi aggiornamenti hanno iniziato a disabilitare alcune app `ambigue` per problemi di sicurezza, mettendo cosí fine alla visione di molte app pirata e addirittura utilizzando un nuovo sistema operativo non piú basato su android per bloccare le app terze alla radice.

    Inizialmente questo nuovo sistema operativo di Amazon, chiamato VegaOS e basato su Linux, viene installato nei nuovi dispositivi Fire Tv Select, che spesso vengono venduti a prezzo scontato e proposti come upgrade per chi possiede i vecchi modelli, ma col tempo potrá sostituire con un aggiornamento di sistema il vecchio FireOs basato su Android sui dispositivi in circolazione.

    Inutile dire che per chi vuole continuare ad usufruire  di quei contenuti, dovrá cercare di evitare aggiornamenti o di comprare la nuova versione o rivolgersi ai tv box con sistema Android nativo, che al momento possono bypassare questa limitazione, almeno sino alle prossime contro misure che sicuramente verranno implementate in futuro.

    Alla fine si ritorna alla solita lotta del gatto contro il topo, dove il pirata e le piattaforme si inseguono per avere la meglio, non avendo capito che la chiave per debellare la pirateria era stata trovata agli albori delle piattaforme: se si forniscono contenuti interessanti a prezzi umani gli utenti non hanno bisogno di piratare, se le piattaforme si accontentano di incassare qualche euro in meno dal singolo utente , e soprattutto rendono fruibili i contenuti con un unico abbonamento, otterranno sempre piú utenti felici di pagare il proprio abbonamento, senza dover spendere soldi in contromisure tecniche e legali per inseguire i pirati.

    netflix on an imac

    Voi utilizzate le piattaforme di streaming? Siete dalla parte dei pirati o delle piattaforme?

  • I supporti fisici stanno scomparendo

    I supporti fisici stanno scomparendo

    Viviamo in un periodo dove la fruizione di film, musica, videogiochi e intrattenimento avviene sempre piú in forma digitale, spesso in streaming o in abbonamento. Questo ha portato a far scomparire i supporti fisici o quantomeno a ridurre notevolmente la loro diffusione, tanto che in molte case non si trovano piú lettori per cd, dvd o blu ray soppiantati dagli streaming sui cellulari, tv o su altri dispositivi connessi a internet.

    E ovviamente col venire meno della richiesta anche i produttori di hardware hanno smesso di produrre i lettori dvd e blu ray, con giganti come LG che ha dismesso la produzione da qualche anno, Samsung che smaltita la giacenza nei magazzini sta scomparendo dagli scaffali, lasciando a Panasonic e Sony l’incombenza di tenere a listino qualche sparuto modello con diversi anni sulle spalle, e che approfittando della situazione ogni tanto pensano a mettere sul mercato aggiornamenti che tolgono funzioni e aumentano i prezzi di listino.

    Infatti trovare i lettori blue ray nei centri di elettronica diventa sempre piú complicato, e i prezzi per via della mancanza di offerte e di interesse da parte del pubblico si mantengono alti, relegandoli a un prodotto di nicchia.

    Ma quando anche l’ultimo samurai smetterá di vendere gli apparecchi come potremo vedere i film che abbiamo nella nostra libreria se il nostro apparecchio tirasse le cuoia? Beh la domanda non è banale , e sicuramente ci costerá parecchio perché ripararlo, ammesso che esistano ancora i ricambi, potrebbe costare piú di quanto pagammo il lettore e reperire qualche lettore new old stock, fondo di magazzino rimasto invenduto potrebbe costarci uno sproposito.

    Un consiglio infatti é quello di accaparrarsi nel mercato dell’usato , finché se ne trovano, qualche lettore inutilizzato, reperito a prezzi di saldo, visto che nel futuro potrebbero diventare rari e ricercati, in previsione che possa rompersi quello che usate abitualmente. 

    Ma anche i supporti non se la passano bene, la stessa Sony che se al momento continua a produrre qualche lettore ha da poco dismesso la produzione di dischi vergini, ed é pure scoppiato un caso per una grossa partita di DVD della Warner Bros che si é scoperto degradare col tempo a causa di un pigmento di scarsa qualitá utilizzato nella produzione dei dischi.
    Anche Disney sta valutando di non vendere piú supporti fisici in alcuni mercati, cosa che non stupisce visto che la casa americana ha spesso sfruttato la distribuzione digitale delle sue opere per manipolare in maniera postuma i contenuti, effettuando montaggi, tagli o aggiungendo messaggi che alterano il significato originale dell’opera , magari per andare incontro alle mode woke o inclusive del momento ma stravolgendo capolavori figli del proprio tempo.

    Infatti uno dei vantaggi di avere una copia fisica della nostra opera è proprio l’immutabilitá, a differenza del digitale, che all’occorrenza puó essere spento o modificato a comando, la nostra copia fisica sará sempre uguale e il contenuto non cambierá tra 10, 20 o 30 anni perché cambiano le mode o perché un autore proviene da una nazione con cui nel frattempo siamo finiti in guerra.

    person putting a cd in a computer

    Ovviamente sempre se la nostra copia fisica non si disintegri , si perda o ci venga rubata, ma avere tra le mani il disco di un’opera a cui teniamo é importante, visto che significa tutelare un pezzo della nostra vita e i ricordi che abbiamo associato alla fruizione di quell’opera che un domani potrebbe scomparire perché il servizio di streaming ha chiuso o ha perso i diritti di un’opera passata di moda dopo tanti anni.

    Anche nei videogiochi le copie fisiche stanno scomparendo, insieme alle catene specializzate come GameStop, così come le versioni con lettore delle console, soppiantate da versioni digitali che paradossalmente costano di piú delle copie fisiche nonostante non abbiano i costi di distribuzione.

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    Alla fine il digitale , seppur comodo, rischia di diventare un’arma a doppio taglio per la fruizione dei contenuti, specialmente quelli di nicchia che possono diventare poco remunerativi per le piattaforme digitali e che potrebbero nel tempo scomparire, portando nell’oblio conoscenza e ricordi.

    Voi cosa ne pensate? Siete ancora affezionati ai supporti fisici o preferite la comodità del digitale?

  • Arrivano aumenti shock per le piattaforme di streaming

    Arrivano aumenti shock per le piattaforme di streaming

    Purtroppo chi usa i servizi in streaming , da quelli per i video, a quelli per la musica o per i videogames se ne sarà accorto: stanno aumentando i prezzi e in molti casi viene meno la possibilità di condividere l’abbonamento laddove era tollerato.

    E gli aumenti , soprattutto per le piattaforme che trasmettono eventi sportivi sono aumentati considerevolmente, basti pensare a Dazn che per il pacchetto che include la serie A chiede 40.99 euro al mese contro i 30.99 della stagione precedente, aumenti mitigabili leggermente se si acconsente a perdere uno dei più apprezzati vantaggi degli abbonamenti in streaming: la possibilità di disdire quando si vuole l’abbonamento.

    people watching soccer game

    Ma anche gli altri servizi non sono da meno, Disney plus da novembre passerà da 8.99 a 11.99 al mese e introduce dei piani piu’ economici per chi rinuncia alla condivisione delle password o visualizza la pubblicità introducendo il piano Standard con solo due 2 stream contemporanei, senza il 4K e il Dolby Atmos al prezzo precedente di 8.99 e il piano con la pubblicità a 5.99 dove si rinuncia anche al download dei contenuti per la visione offline

    Anche NowTv da fine settembre rimodula l’offerta abbassando leggermente il prezzo di alcuni pacchetti ma lanciando la pubblicità sui contenuti on demand che si potrà evitando pagando 5 euro al mese della nuova opzione premium: in pratica un aumento mascherato per chi non vorrà sorbirsi la pubblicità, Netflix già da qualche mese ha eliminato la condivisione degli account e rimodulato i piani aggiungendo un piano base con pubblicità,  Spotify ha aumentato da luglio i piani premium di 1 o 2 euro al mese a seconda del prodotto scelto, Amazon prime aveva gia’ aumentato il canone di 1 euro al mese (e non è escluso che arrivi a breve un nuovo ritocco), cosi come ha fatto Apple TV+ passata a  6.99 mensili e pure gli abbonamenti ai videogiochi di Xbox e Playstation hanno subito rincari. 

    man and woman sitting on a couch in front of a television

    Tra i pochi servizi ad essere passati indenni agli aumenti al momento c’è Paramount+ ma considerato che negli USA ha da poco ritoccato i listini non è escluso che tra qualche tempo succeda altrettanto dalle nostre parti, così come per YouTube Premium e YouTube Music che hanno da poco subito dei ritocchi ai listini negli states.

    Alla fine se si sommano tutti gli abbonamenti , almeno quelli a cui si farebbe fatica a rinunciare si finisce a pagare più della pay tv unica con tutte le opzioni attive, cosa che porterà il pubblico, in un momento dove l’inflazione è alle stelle a fare delle rinunce per dei servizi di cui, magari controvoglia, se ne può comunque fare a meno.

    woman in white shirt using silver macbook

    Per arginare il problema molte piattaforme hanno introdotto dei profili con pubblicità ad un prezzo più basso, vicino a quanto si spendeva condividendo l’abbonamento, ma altrettanto vicino al prezzo del servizio senza interruzioni pubblicitarie richiesto prima degli aumenti .

    E volendo difendersi da queste mosse, ci sono poche soluzioni e anche i servizi che favorivano la condivisione degli abbonamenti mettendo a disposizione una piattaforma per dividere la spesa stanno venendo meno, un po’ perchè sono sempre meno i servizi dove è rimasta possibile la condivisione ma anche perchè queste piattaforme iniziano ad essere assimilate alla pirateria e quindi osteggiate o bloccate dai servizi di streaming e dalle autorità anti pirateria.

    person holding cds

    E complici gli aumenti , la rinuncia forzata a qualche abbonamento e la frammentazione dell’offerta sta riportando in auge la pirateria che nei tempi era passata di moda. C’è da dire che la lotta alla pirateria, specie per quanto riguarda gli eventi sportivi in diretta si sta inasprendo, con pene importanti comminate non solo a chi organizza, trasmette o rivende sistemi di pirateria come il celebre “pezzotto”, ma anche a chi fruisce del servizio pirata che se beccato rischia di dover pagare multe da migliaia di euro rendendo poco conveniente la cosa. Ma anche chi si rivolgeva agli streaming esteri gratuiti facendo lo slalom tra le varie pubblicità si troverà a doverci rinunciare perchè con le nuove normative i flussi di streaming pirata potranno essere bloccati all’istante , quindi durante la partita, senza attendere l’intervento di un giudice, cosa che ne complicherà la visione in Italia. Probabilmente con l’uso di una VPN si potranno bypassare alcune di queste limitazioni, ma se si deve spendere dei soldi per un servizio tanto vale farlo per quello legale.

    netflix on an imac

    Insomma comunque la si veda usare i nostri amati servizi in streaming ci costerà sempre di più, magari si puo’ mitigare ingoiando la pillola amara della pubblicità o rinunciando a quelli che usiamo di meno, magari stando attenti a mantenere attivo l’abbonamento solo quando usiamo effettivamente il servizio. Voi come pensate di reagire a questa valanga di aumenti? Scrivetelo nei commenti!

  • Streaming: si ritorna alla Pirateria?

    Streaming: si ritorna alla Pirateria?

    Parliamo delle piattaforme streaming per vedere film, serie tv e sport via internet: ormai ce ne sono tante e tante ne stanno nascendo, al punto che quasi ogni major cinematografica ha la propria , oltre a quelle locali, quelle indipendendenti, quelle finanziate dalla pubblicitá , quelle che vendono i contenuti on demand, quelle che sono emanazione di emittenti televisive o a quelle che trattano solo eventi sportivi. Insomma trovare un contenuto diventa complicato, anche se ci si puó aiutare con applicazioni come JustWatch che permettono una ricerca sui vari cataloghi delle piattaforme indicandoci dove e a quali condizioni è disponibile il contributo che stiamo cercando.

    Il problema é che spesso il contenuto di nostro interesse è a pagamento, e magari per vedere solo un contenuto non vale la pena abbonarsi all’ennesimo servizio di streaming. E anche a volersi abbonare a tante piattaforme non si avrebbe il tempo per usufruire del servizio rischiando di pagare un abbonamento per vedere magari uno o due ore di contenuti in un mese o forse anche meno.

    Certo molti servizi consentono di abbonarsi gratuitamente per qualche giorno allo scopo di provare il servizio, cosa che si puó certamente fare la prima volta o se si cerca un film da guardare una tantum, meno se vogliamo vedere una serie tv, sempre ricordandoci che per l’abbonamento di prova è generalmente richiesta una carta di credito e se ci dimentichiamo di disattivare il servizio per tempo ci troveremo addebitato almeno il primo mese di abbonamento. E per fortuna che quasi tutte permettono di disattivare il servizio senza troppi problemi alla fine del primo mese utile , anche se per qualcuna ci si deve ricordare di dare disdetta un certo periodo di tempo prima della scadenza.

    Ma il problema è che le piattaforme sono tante e non si puó pensare ad abbonarsi a tutte, ed infatti spesso si usava lo stratagemma di scambiarsi gli accessi con gli amici o di condividere i costi di un abbonamento famiglia con gli amici suddividendo la spesa dell’abbonamento, sempre se questa possibilitá veniva tollerata dalla piattaforma di nostro interesse.

    Il problema è che tra inflazione, cambio euro dollaro e maggiori costi per l’acquisizione dei diritti dovuta alla maggiore competizione con le piattaforme concorrenti i costi si sono alzati e quindi anche le politiche di condivisione stanno iniziando a diventare piú ostiche: a seconda della piattaforma, molte hanno smesso di tollerare questa pratica consentendo la visione contemporanea solo se scaturita da uno stesso ip, rompendo le scatole anche a chi usava onestamente la piattaforma solo in famiglia dove magari il figlio guardava la serie tv sull’autobus dalla connessione del cellulare e la mamma dalla tv di casa in salotto connessa alla fibra ovviamente da ip diversi.

    Qualche piattaforma dopo avere aumentato i costi dell’opzione che permette la condivisione sta iniziando a bloccarla o a chiedere delle verifiche a chi ha un piano family, qualche altra tagliando la testa al toro ha aumentato i prezzi a tutti gli utenti o comunque ha preannunciato degli aumenti, qualche altra ha pianificato delle formule con pubblicitá in mezzo ai contenuti che permetteranno di abbattere il costo del piano base per recuperare parte degli utenti che non potranno piú condividere l’abbonamento.  

    Insomma i costi giocoforza sono aumentati o stanno aumentando, la dispersione delle piattaforme aumenta e anche i metodi piú o meno legali per abbonarsi a basso costo stanno venendo meno: questo significa solo una cosa , che ritornerá a prendere piede la pirateria aiutata anche dal fatto che con le moderne connessioni veloci anche scaricare illegalmente un film richiederá non piú ore o giorni come in passato ma giusto qualche minuto. 

    Alla fine se il buono delle piattaforme streaming era quello di essere riuscite a mettere un freno alla pirateria, l’eccessiva ingordigia delle case incapaci di creare una piattaforma unica o comunque pochissime piattaforme indipendenti rischia di diventare un boomerang, e l’utente tolto qualche caso specifico non potrá fare altro che difendersi con la vecchia arma della pirateria.

    Voi cosa ne pensate? Vi siete abbonati a tutte le piattaforme o condividete gli account con gli amici? Fatecelo sapere, e se avete qualche dritta da suggerire, qualche domanda, qualcosa da segnalare, scrivetelo nei commenti.