Casa e Energia

  • Come rubare un’automobile

    Come rubare un’automobile

    Rubare un’automobile al giorno d’oggi è una cosa relativamente semplice, meno complessa di quello che si pensi, quello che sono cambiate rispetto al passato sono le competenze tecniche necessarie: se prima erano necessarie doti meccaniche, ora servono competenze elettroniche, al pari di quello che succede nelle officine per le riparazioni.

    Infatti è l’elettronica la chiave di tutto, se all’inizio la complessità di bus e centraline faceva si che rubare le auto fosse diventata un’attività complessa alla portata di pochi esperti, ora con la diffusione della conoscenza e il calo dei prezzi delle attrezzature necessarie , rubare un’auto è diventata una cosa alla portata di molti, specie se si ha familiarità con le nuove tecnologie.

    Un tempo infatti per accedere all’auto era necessario scassinare serrature e/o rompere i vetri per accedere all’auto, col rischio di dare nell’occhio, ora non è più strettamente necessario: per aprire un’auto senza dover mettere mano ad uno spadino basta una ricetrasmittente dal costo di poche decine di euro: impostando la giusta frequenza si va a disturbare il segnale del telecomando dell’auto non consentendo la chiusura delle porte, a quel punto se il legittimo proprietario non si è sincerato della effettiva chiusura  a distanza delle serrature, basterà aprire la porta non appena il malcapitato si sarà allontanato dalla propria auto, consentendo il furto di effetti personali e bagagli.

    Questa tattica è un classico degli autogrill dove la gente in viaggio ha probabilmente in valigia effetti personali preziosi che possono essere trafugati nel tempo di un caffè o di una sosta al bagno. Ovviamente una volta dentro l’auto, se l’obbiettivo è l’auto stessa e non qualcosa contenuta , come bagagli o anche apparecchiature elettroniche come autoradio, sistemi di navigazione o i costosissimi fari a led, servirà un po più di tecnica per avviarla e portarla via.

    Uno dei problemi è infatti l’antifurto satellitare che molte auto montano, diventato molto comune perchè consente la riduzione del premio assicurativo, che trasmette le coordinate GPS con la posizione dell’auto tramite una sim-card come quelle dei telefonini, quando la centralina rileva un’anomalia nell’utilizzo dell’auto, quale un tentativo di furto. Molte di queste centraline sono talmente economiche che sono facili da disattivare o ingannare e delle volte non sono in grado di rilevare il tentativo di furto, ma anche le migliori sono facilmente bypassabili con un apparecchio che scherma il segnale GPS e telefonico , da inserire nell’accendisigari dell’auto, dal costo di un paio di euro.

    L’altro problema è avviare l’auto: se la macchina è  una di quelle che si avvia a pulsante senza blocchetto d’accensione è un gioco da ragazzi: ci si procura una centralina modificata specifica per il modello di auto che si vuole rubare e la si sostituisce a quella originale e si avvierà l’auto con la chiave abbinata alla nostra centralina modificata.

    Se la macchina ha il blocchetto di accensione e/o qualche antifurto meccanico potrà essere necessaria qualche vecchia dote da scassinatore, ma non è sempre così: alcune automobili si avviano anche con un comando dalla porta OBD, quella porta utilizzata dai meccanici per interagire con la centralina dell’auto in fase di riparazione, bypassando il blocchetto di accensione.

    Alcune macchine però hanno sistemi antifurto elettronici più complessi e più difficili da bypassare, ma anche li esistono delle adeguate soluzioni, seppure un po’ più costose: ad esempio se la macchina ha il telecomando di tipo keyless go, di quelli che aprono la macchina se si ha la chiave in tasca e la richiudono quando ci si allontana: se sia ha la possibilità di avvicinarci alla chiave originale, magari se è in casa del malcapitato , ancor meglio se nel muro esterno, o ci si può avvicinare con una scusa (magari un’intervista, un sondaggio, una richiesta di donazione o elemosina, etc.) alla persona che ha con se la chiave, basta un trasmettitore nei pressi della chiave e un complice con un’adeguato ricevitore nei pressi dell’auto, che potrà cosi aprire l’auto, metterla in moto e duplicare il codice della chiave sempre tramite la porta OBD di cui parlavamo poche righe sopra per poterla riavviare quando allontanati dalla chiave originale.

    Ovviamente esistono anche altri sistemi più o meno complessi che servono a bypassare le varie contromisure, ma si sa che vige il detto che fatta la legge trovato l’ingannno, anche se una adeguata contromisura , specie se meccanica , fa perdere tempo prezioso al ladro, che quindi potrebbe desistere e/o riservare le sue attenzioni su una differente preda.

    Il succo del discorso però è che se qualcuno vuole rubare proprio quella macchina troverà il modo di farlo, anche a costo di caricarla su un carroattrezzi o su un rimorchio schermato per farla sparire come si fà per le auto di super lusso, oppure quello di simulare un danno o un piccolo incidente all’auto in marcia dove il malcapitato scenderà per verificare cosa sia successo, e se nella concitazione avrà lasciato le chiavi nel quadro sarà facile mettersi alla guida e rubarla.

    Quindi il consiglio per evitare di farsela rubare è cercare di evitare atteggiamenti sbadati, come non verificare la effettiva chiusura delle portiere o lasciare le chiavi nel quadro quando si scende dall’auto, e cercare di attuare delle contromisure, anche se più o meno blande: dall’antifurto satellitare, al blocca pedali meccanico, alla blindatura della porta OBD  e della centralina dell’auto, al blocco meccanico con chiave del piantone dello sterzo, alla modifica personalizzata dell’accensione: tutta roba che come detto fà perdere tempo al ladro, aumentando il rischio di essere scoperti.

    Un’altra soluzione, che non risolve al 100% il problema è una polizza assicurativa contro il furto, che però generalmente non ripaga dell’intero valore della vettura, e che spesso non copre in determinate situazioni come il furto in aree private come garage o cortili condominiali, e a seconda delle polizze non copre il furto parziale (come quello di impianti audio, navigatori e luci) o danneggiamenti in caso di tentato furto o che comunque ha delle franchigie che non coprono l’intero danno: anche le polizze quindi vanno scelte con cura, verificando per bene cosa è coperto e cosa no, magari preferendo a quella più economica, quella con le maggiori garanzie.

  • Lampade a risparmio energetico: LED o CFL?

    Un metodo per risparmiare sulla bolletta della luce è sicuramente fare uso di lampade a risparmio energetico: la cosa è talmente importante che una direttiva della comunità europea ha vietato la vendita delle lampadine tradizionali.

    Ovviamente per sostituire le lampadine tradizionali senza mettere mano all’impianto elettrico abbiamo tre soluzioni: le lampade alogene, quelle fluorescenti o CFL, Compact Fluorescent Lamp e quelle a LED .

    Le alogene, le hanno sostituite per via del prezzo molto vicino a  quelle vecchie, e risultano essere la soluzione più economica in commercio:  a parità di consumi riescono a rendere circa il 20-30% in più rispetto a una lampadina tradizionale (quindi una lampadina da 18 Watt farà la stessa luce di una da 24).

    La loro caratteristica è che sono fin troppo simili alle tradizionali, quindi sia la loro efficienza che la durata non sono molto superiori: la vita di buona lampadina alogena è infatti  di circa 1500-2000 ore contro i 1000 di una lampadina standard.

    Le CFL invece sono quelle comunemente dette “a risparmio energetico”: costano più di una lampadina tradizionale (per sostituire una lampadina da 60W bisogna spendere circa 6 euro contro i 2,50 di un alogena e i 15 di una a LED)  ma riescono a rendere circa 4,5-5 volte rispetto alla classica lampadina , e hanno una durata tra le 6 e le 10 volte la lampadina tradizionale.

    Tutto sommato sono un buon compromesso tra costo , durata e consumi, ma hanno qualche difetto: innanzitutto non sono dimmabili, cioè non possono essere usate coi variatori di luce, inoltre l’accensione non è immediata: questo significa che hanno bisogno di tempo, dai pochi secondi fino a qualche minuto, per poter emettere completamente tutta la quantità di  luce.

    Le lampade a LED sono quelle più recentemente entrate sul mercato, per questo ancora relativamente costose e quindi nonostante la maggior efficenza e durata, il costo della singola lampadina può scoraggiare, specie se sono tante quelle da sostituire (per esempio in un lampadario), visto che al momento una buona lampadina a led che sostituisca una 60W su internet costa tra i 10 e 15 euro.

    Dal punto di vista dell’efficenza, confrontandoci con la solita lampadina tradizionale, riescono a parita di wattaggio a rendere 6 volte tanto (quindi potremmo sostituire una 60W con una a led da soli 10.8W) , durano circa 15 volte tanto (a seconda dei produttori si hanno cicli di vita dalle 15.000 fino ai 50.000 ore) , non hanno problemi di accensione lenta e riscaldano meno.

    Ma hanno anche loro però qualche difetto, che probabilmente col tempo e la ricerca tenderà a scomparire: i costi di una singola lampadina rispetto alle altre tecnologie sono elevati, anche mettendo sulla bilancia risparmio ed efficienza migliori.

    Inoltre non sono disponibili wattaggi elevati, se fino all’equivalente dei 60W tradizionali (800 lumen) esiste una buona scelta, e quindi una certa convenienza, se si richiede più luce, le proposte nei cataloghi dei vari produttori sono limitatissime, e quindi le lampadine hanno costi davvero improponibili (una lampadina può venire a costare anche 100 euro!)

    Quando abbiamo a che fare con la scheda tecnica di una lampadina quello che dobbiamo controllare sono ovviamente  il consumo (espresso in Watt), la luminosità (espressa in lumen), la durata , la dimmabilità, la temperatura di colore (espressa in gradi kelvin), l’attacco del portalampade (E14, E27, etc.)  e le dimensioni.

    Dicevamo della luminosità, i lumen , ossia la luce che fa la lampadina: maggiore è questo valore , maggiore è la luce emessa e ovviamente il consumo. A titolo di confronto con le lampadine tradizionali 350 lumen corrispondono a una 25W , 500ln a una 40W, 800ln a una 60W, 1000ln a una 75W, 1500ln a una 100W, quindi dovremmo scegliere una lampadina che dia una quantità di luce non inferiore a quella che andiamo a sostituire.

    Altro fattore da considerare è la durata , anche qui per fare il confronto, una classica lampadina  durava circa 1000 ore, una alogena dura generalmente dai 1500 ai 2000, una CFL tra le 6000 e le 10.000 ore, una a LED tra le 15.000 e le 50.000 ore nei casi migliori, e la differenza la fa la qualità della lampadina che andremo a scegliere.

    Un’ulteriore cosa da verificare è nel caso si debba utilizzare la lampada con un variatore di luce è  la dimmabilità: mentre le alogene non hanno problemi, per le LED dipende dal modello, mentre le CFL generalmente non sono utilizzabili insieme al varioluci.

    Un’altra cosa da verificare nelle schede tecniche, quando si sceglie una lampadina, è la temperatura di colore , la scelta di una luce più o meno calda: un valore in kelvin più basso corrisponde a una luce più calda (sotto i 3300 K), quindi tendente al rosso, mentre più il valore è elevato e più la luce è fredda e quindi tendente al blu: la scelta dipende dai gusti personali e dall’ambiente dove andrà installata la lampadina.

    Per finire non tralasciate le dimensioni fisiche della lampadina stessa: quelle piu grandi ( ad esempio le CFL a spirale, che fanno molta luce, ma hanno dimensioni importanti) potrebbero non entrare nel lampadario.

    Ad ogni modo, facendo una considerazione generale, il consiglio è , indipendentemente dal tipo di lampadina scelta, di rivolgersi a un prodotto di marca, essendo il costo della singola lampadina non trascurabile e dovendo durare a lungo la qualità e l’affidabilità sono importanti.

    Inoltre i produttori di marca mettono a disposizione delle schede tecniche dettagliate che permettono di farsi un’idea più dettagliata dei consumi e quindi del risparmio, cosa che difficilmente avremo per un prodotto da supermercato.

    Va anche considerato che il prodotto da supermercato (o peggio cinese)  è stato progettato con l’obbiettivo di mantenere il prezzo al dettaglio il più basso possibile, magari a scapito di efficienza, qualità e consumi, quindi è probabile che la differenza di prezzo con il prodotto di qualità venga ampiamente ripagata col maggiore risparmio in bolletta.

  • Riparare un microonde con 4 euro

    Riparare un microonde con 4 euro

    A volte con un po di manualità si possono evitare spese importanti, un’esempio classico, capitato personalmente in questi giorni è con il formo a microonde.

    Il comodo elettrodomestico dopo 13 anni di onorato servizio ha iniziato a fare strani rumori con una sorta di sfiammata all’interno del forno,  visto il costo ormai esiguo di tali elettrodomestici mi sono immediatamente messo a scandagliare la rete in cerca di un sostituto, trovando offerte veramente interessanti.

    Ma navigando mi imbatto, con un po di sana curiosità, su dei siti che spiegano un po meglio come funzionano i microonde, quali possono essere i difetti e come ripararli, e scopro che il mio caso non è cosi strano e sopratutto di facile diagnostica e riparazione.

    Infatti tutti i microonde hanno loro interno un generatore di microonde (chiamato magnetron), che convoglia le onde su una guida d’onda, che per farla semplice fa arrivare le onde all’interno del forno,  a sua volta è protetta da una sorta di lamina per evitare che le onde elettromagnetiche e  i residui di cibo possano ritornare  indietro e raggiungere i due componenti citati rovinandoli.

    Questa lamina, una sorta di cartoncino fissata ad incastro  e/o con qualche vite all’interno del vano di cottura,  col tempo, venendo  a contatto con gli schizzi e i residui di cibo tende a deteriorarsi,  fino a bucarsi, e ovviamente bucandosi perde la sua funzione di schermatura generando un arco elettrico (la famosa “sfiammata” di cui parlavo).

    La soluzione è quindi sostituire quella lamina, che in realtà  non è un vero cartoncino (nonostante la somiglianza),  ma mica, un materiale che permette la schermatura di calore e sopratutto onde elettromagnetiche.

    Questo materiale lo si trova in fogli dai ricambisti di elettrodomestici,  basterà quindi procurarsi un pezzo di questo materiale della misura del pezzo ormai rovinato,  disegnare con una matita la sagoma del pezzo originale sul foglio di mica e con forbici, taglierino (e magari un buca cintura se ci sono dei fori) ritagliare a misura l’esatta forma del pezzo ormai andato.

    Basterà poi rimontare il nuovo pezzo nel forno e come per magia il fornetto non sfiammerà più, evitandoci una bella spesa,  dato che un foglio di mica nel mio caso è costato solo 4 euro (volendo si può comprare anche online ma le spese di spedizioni sono più alte del valore del “ricambio”).

    Ovviamente questo è stato un caso facile, altri problemi sono di più difficile risoluzione, e sopratutto agire  all’interno del fornetto (e non del vano cottura,  come in questo caso) può essere molto pericoloso per chi non sa cosa sta facendo, essenzialmente per due motivi, sia perchè il telaio del fornetto in genere è pensato per schermare le onde elettromagnetiche e quindi un’errato rimontaggio potrebbe far perdere tale schermatura con conseguenti fughe di radiazioni,  ma sopratutto per la presenza di condensatori ad alto voltaggio (come nei cinescopi o nei flash delle macchine fotografiche) che se non correttamente scaricati, possono produrre una scarica letale all’improvvisato riparatore.