Autore: admin

  • Arrivano le auto che si rubano da sole

    Arrivano le auto che si rubano da sole

    I prezzi delle auto sono sempre piú alti e , vuoi per la maggiore tecnologia, vuoi per l’inflazione o per le nuove norme ambientali ormai per comprare un’utilitaria ormai si spende la stessa cifra necessaria fino a pochi anni fa per una berlina media.

    Inoltre per accedere a sconti e agevolazioni offerte dal concessionario sul prezzo si é quasi sempre costretti a pagare con finanziamento, visto che il guadagno del rivenditore é spesso sull’aggio che gli viene corrisposto della finanziaria e  sulla manutenzione futura dell’auto che non sulla vendita, che spesso avviene se non sottocosto con dei margini esigui.

    In piú si aggiunge il fatto che molti concessionari si stanno trasformando in agenti, quindi la proprietá della vettura passa direttamente dalla casa all’utente finale, pertanto la casa produttrice ha interesse a mantenere il controllo almeno finché non l’avremo finita di pagare.

    E grazie alle tecnologie connesse delle auto, per alcune case, abbiamo anche la possibilitá di attivare delle funzioni della macchina solo per il periodo di nostro interesse, ad esempio i sedili riscaldati solo d’inverno o le mappe estere del navigatore solo quando stiamo per partire in vacanza, potendo pagare queste funzionalitá nella rata della macchina. 

    Il rovescio della medaglia é peró che la stessa tecnologia puó essere utilizzata per disattivare delle funzioni della macchina a distanza, perché magari non abbiamo pagato una rata o perché abbiamo dimenticato di fare il tagliando o la revisione o magari in seguito ad un incidente o ad un’ infrazione la casa decide che non possiamo piú superare una certa velocitá o peggio ancora usare la nostra macchina.

    E non si tratta di fantascienza, ma di un recente brevetto della Ford che permette appunto di disattivare da remoto delle funzionalitá della macchina, limitandone le prestazioni o l’uso in determinate condizioni.

    Ad esempio se non abbiamo pagato la rata la macchina potrebbe inizialmente avvisarci con dei messaggi o dei suoni ogni volta che saliamo in auto, per poi disattivare alcune comoditá come radio, navigatore o aria condizionata, per poi ridurre le prestazioni, e se ancora non abbiamo regolarizzato permetterci l’uso solo per alcune ore al mese, ad esempio permettendoci di andare a lavoro ma non di andare a fare una scampagnata, intervenendo anche sulla posizione rilevata dal GPS.

    E se poi non abbiamo ancora saldato potrebbe completamente negarci l’accesso all’auto e magari se dotata di guida autonoma tornare da sola al piú vicino autosalone per poter ritornare in possesso della casa automobilistica.

    Si tratta al momento solo di un brevetto non ancora implementato sulle auto in commercio, ma é qualcosa di facilmente realizzabile specie per quelle macchine infarcite di tecnologia, diventate ormai degli smartphone con le ruote.

    Teoricamente molte auto elettriche evolute, ad esempio le Tesla, sono praticamente controllabili completamente da remoto, tanto che molte delle riparazioni possono essere effettuate a distanza senza che un tecnico metta le mani fisicamente sull’auto.

    E soprattutto per questo genere di auto, che sono quelle piú costose e che magari abbiamo preso a noleggio proprio per via dei costi saranno quelle per cui non saremo padroni del nostro mezzo.

    Se ci pensiamo é il concetto degli abbonamenti in streaming: quando ci abboniamo a Netflix o a Spotify abbiamo accesso ad una libreria infinita di titoli, ma che non sono nostri. Se per qualche motivo, e non solo perché non abbiamo pagato e quindi ci viene bloccato il servizio, ma perché magari il nostro cantante preferito litiga con la piattaforma non potremo piú ascoltare il nostro disco preferito a differenza di avere una copia fisica che sará sempre nostra qualunque cosa accada.

    Ebbene le nuove macchine super tecnologiche che magari paghiamo in abbonamento non sono nostre e quindi per un qualsiasi motivo potrebbero venirci tolte, il problema potrebbe diventare se un sistema di controllo remoto di questo genere diventasse uno standard, magari richiesto in fase di omologazione perché a quel punto potrebbe essere qualcun altro a bloccarci o portare via il mezzo, non solo la casa automobilistica o la finanziaria ma un malintenzionato o un ente pubblico, magari perché stiamo antipatici a qualcuno, abbiamo violato qualche norma o perché semplicemente abbiamo un’idea diversa dalla massa.

    Per fortuna esisteranno sempre le auto tradizionali dove magari le marce o il freno a mano le inseriamo noi e non un computer quindi anche volendo non ci possono essere portate via da remoto.

    La cosa triste che questi discorsi sembrano tratti da un romanzo di fantascienza ma sono piú vicini di quanto non si creda, e con l’elettrificazione forzata delle nostre auto ci si avvicina sempre piú a questi scenari e diventerá sempre piú difficile farne a meno, anche perché le buone vecchie macchine analogiche stanno scomparendo e piú passa il tempo anche quelle usate diventeranno sempre piú vecchie e difficilmente riparabili.

    Siamo davvero alle porte di un mondo fantascientifico o alla fine si tratta solo di normalissime auto con la tecnologia al passo coi tempi? Voi cosa ne pensate? Avete qualche dritta da suggerire, qualche domanda, qualcosa da segnalare? Scrivetelo nei commenti!

  • I cd stanno per tornare di moda?

    I cd stanno per tornare di moda?

    Il mondo della musica negli ultimi tempi ha visto tanti cambiamenti, e se ormai lo streaming e comunque i formati digitali la fanno da padrone,  i vinili sono tornati di moda, probabilmente piú come feticcio da possedere per sostenere il cantante di cui siamo fan che non come supporto per ascoltare la musica.

    Infatti non é raro che molti acquirenti di dischi non abbiano neanche un giradischi o che ascoltino principalmente il disco che hanno acquistato, in forma digitale, magari scaricando i file ottenuti insieme al disco.

    Ma il vinile purtroppo ha un grosso limite, costa parecchio produrlo, spedirlo e distribuirlo e se davvero raramente verrá solcato da una puntina ha senso spendere 40 euro quando lo stesso titolo in cd da nuovo ne costa 10?

    Considerando poi che a differenza del passato, un disco moderno nasce in digitale e viene comunque convertito in analogico per potere essere stampato su vinile si perde anche filosoficamente il vantaggio di avere un costoso supporto analogico.

    Quindi per chi vuole solo la trasposizione fisica di un disco che poi ascolterá in streaming ha senso comprare un vinile a quei prezzi? 

    Probabilmente no, ma se si vuole possedere fisicamente quel disco, e magari risparmiare non solo solo soldi ma anche spazio nelle libreria, il modo più conveniente è di acquistare il tanto bistrattato cd.

    E’ finito fuori moda, è stato quasi completamente soppiantato dal ritorno del vinile nei pochi negozi di dischi superstiti ma in realtà è ancora vivo e considerato che è poco richiesto costa poco, soprattutto in confronto ai 33 giri.

    Così come costa poco riprodurlo, perché nonostante il lettore cd sia sparito dai nostri computer può essere letto da un qualsiasi lettore di dvd o blueray attaccato alla tv o con un lettore o un masterizzatore usb che si può ancora comprare con poca spesa.

    E a differenza delle cassette, altro formato concorrente dell’epoca, è piú facile riprodurlo, in quanto i lettori a cassette sono praticamente spariti dal mercato del nuovo e a differenza di cd o giradischi riesumare un apparecchio fermo da anni richiede molto probabilmente la manutenzione di un tecnico per la sostituzione delle cinghie sciolte dal tempo.

    collection of assorted music discs in shop

    Essendo il CD passato di moda qualcuno se ne disfa e si possono trovare titoli importanti su cd nelle bancarelle e nei mercatini al prezzo di un caffé o poco piú.

    Ed é il momento di approfittarne e farne incetta perché con il costo dei vinili che aumenta sempre, i cd anche da nuovi nel giro di qualche tempo sicuramente torneranno di moda come è stato per i vinili ed allora  i loro prezzi aumenteranno.

    white and black compact discs

    Probabilmente non arriveranno al livello attuale dei vinili in quanto piú economici da produrre, ma è verosimile che possano arrivare a costare la metá del costo attuale di un vinile, e se abbiamo comprato oggi un cd a 2 euro magari nel giro di qualche anno potrebbe tranquillamente costarne 20, quindi diventare paradossalmente pure un ottimo investimento.

    collection of compact disc

    Inoltre si trasportano piú facilmente, pesano ed ingombrano meno, e comunque non sono certo il male assoluto per l’ascolto dei nostri album, se poi col costo di un solo vinile nuovo magari ci portiamo a casa 10 cd usati forse è anche un modo piú democratico per avvicinarci alla musica e magari scoprire degli artisti che non conoscevamo.

    Voi come ascoltate la musica? In streaming , su vinile o usate il tanto bistrattato cd? Avete qualche dritta da suggerire, qualche domanda, qualcosa da segnalare? Scrivetelo nei commenti

  • Siae e Meta : cosa succede ai video di Facebook e instagram?

    Siae e Meta : cosa succede ai video di Facebook e instagram?

    Come vi sarete sicuramente se guardate i video su instagram o facebook sono spariti o sono stati silenziati quei video che contenevano della musica italiana.

    Questo perché META, la casa madre di facebook e instagram per poter utilizzare la musica pagava i diritti d’autore tramite un accordo con la SIAE che è arrivato a scadenza e dato che le parti non sono riuscite a trovare un accordo per rinnovarlo META ha dovuto smettere di utilzzare la musica per cui non aveva piú i diritti.

    Purtroppo quando entrambe le parti vogliono fare la voce grossa è difficile venire ad un accordo, infatti SIAE voleva piú soldi sulla base di un proprio metodo di conteggiare il numero di ascolti nettamente diverso dalle metodologie applicate dai corrispettivi enti omologhi della SIAE nel resto del mondo, e considerato il piccolo mercato italiano e la possibilitá di creare un pericoloso precedente META si è vista costretta a non rinnovare questo accordo.

    Il problema è che il mancato accordo danneggia un pó tutti, gli utenti che si troveranno senza i video dei propri creator preferiti a meno che questi non li ricarichiano con musica non tutelata da SIAE, ad esempio musica internazionale o royalty free al posto di quella italiana,  i creator che perdono la monetizzazione dei video rimossi oltre a dover rimontare e ricaricare tantissimi video dei propri archivi, gli artisti che perderanno i diritti d’autore dell’esecuzione dei propri brani e soprattutto le case discografiche che perdono la principale fonte di promozione di dischi e artisti, dato che sono state silenziate anche le clip dei cantanti che promuovono i propri brani.

    Visto che è qualcosa di giá successo in passato da altri parti del mondo, dove in assenza di accordi coi detentori dei diritti o a causa di normative locali molto differenti da quelle applicate nel resto del mondo le varie piattaforme preferiscono perdere un singolo mercato che sviluppare una soluzione ad hoc che impatta su pochi utenti locali rispetto alla propria utenza globale, ce lo si poteva aspettare.

    Si spera pertanto che SIAE possa tornare sui propri passi e trovare un accordo con META, e a meno che SIAE non riesca a portare dalla propria parte i propri omologhi di un certo numero di nazioni che possano avere impatto importante sull’utenza di facebook e instagram, difficilmente META tornerá sui propri passi assecondando le richieste dell’ente italiano.

    Vedremo cosa succederá in futuro, è probabile che alla fine un accordo dopo un pó di rimpalli lo si trovi, anche perché è interesse di tutti che lo si trovi, ma nel frattempo resteremo per un pó di tempo coi video silenziati o peggio con della musica straniera al posto di quella italiana.

    Voi cosa ne pensate? State dalla parte di SIAE o di META? Avete riscontrato problemi a causa di questa situazione? Scrivetelo nei commenti

  • Come farsi un vero impianto hi-fi spendendo meno di una cassa bluetooth

    Come farsi un vero impianto hi-fi spendendo meno di una cassa bluetooth

    L’ascolto della musica in casa generalmente é relegato alle cuffie collegate allo smartphone, alle casse bluetooth o ad un assistente vocale come Echo di Amazon o il Google Nest dove la qualitá dell’ascolto seppur accettabile per le dimensioni dell’apparecchio non puó mai essere granché.

    E lo stesso dicasi per le soundbar che attacchiamo alla tv per migliorare l’audio e la motivazione é la stessa: le dimensioni delle casse contano per ottenere un bel suono, non si può pensare di avere un audio di qualitá in uno spazio di pochi centimetri dove manca fisicamente lo spazio per la cassa armonica come nel retro di una tv a schermo piatto.

    Certo si possono usare stratagemmi software per simulare la spazialitá dell’audio e migliorare leggermente le cose, ma spesso queste soluzioni di compromesso finiscono per creare un suono artificiale e poco piacevole. 

    Inoltre acquistare un prodotto migliore dello stesso tipo non porta miglioramenti significativi a fronte della spesa investita, passare da una cassa bluetooth da 30 euro a una da 300 o da una soundbar da 80 euro a una da 600 migliora un po le cose ma non risolve il problema, soprattutto considerando che con quella spesa o anche meno si può iniziare a portare a casa un impianto hifi vero, magari recuperando qualche pezzo sul mercato dell’usato.

    Infatti inseguendo le inserzioni e schivando qualche fregatura ci si puó portare a casa un amplificatore, un paio di casse decenti e un lettore cd anche con 150 euro, meno del costo di una cassa bluetooth di marca.

    Infatti i prodotti hifi degli anni 90-2000, forse gli ultimi presenti in massa nelle case si portano a casa a prezzi interessanti , spesso sono prodotti di qualitá, fatti per durare, progettati e realizzati in Europa o in Giappone e non prodotti in massa da un terzista cinese che per tagliare i costi al massimo usa componentistica di scarsa qualitá e lesina sul controllo qualitá degli apparecchi. 

    E pazienza se si dovrá rinunciare ad avere integrata qualche comoditá dei prodotti piú moderni , come radio dab , connessione bluetooth o streaming di rete, anche se la presenza di tanti ingressi ci permette di collegarci un dispositivo esterno come un ricevitore bluetooth che con una manciata di euro, permette di collegare l’amplificatore allo smartphone e godere della musica liquida in streaming.

    Anche collegare il TV ad un impianto non recente è possibile tramite un DAC che si può attaccare alla presa ottica del televisore da una parte e all’impianto hifi dall’altra tramite un cavo apposito ottenendo un risultato migliore di una soundbar.

    Infatti a differenza di certi prodotti recenti le possibilitá di collegamento non mancano anche su apparecchi di fascia economica e poiché il bello di queste soluzioni é la possibilitá di abbinare prodotti diversi per marca, tipologia, qualitá ci si puó divertire nell’ottenere la migliore resa comprando vendendo o scambiando i componenti.

    E trattandosi di modelli usati rivendendo e scambiando, a differenza del nuovo, non ci si perde tanti soldi dato che il deprezzamento lo hanno gia avuto.

    Anzi se uno poi inizia a smanettare può divertirsi a comprare pezzi guasti a prezzo simbolico e aggiustarli da solo risparmiando parecchio, salvandoli dalla discarica e con maggiore soddisfazione di comprare un prodotto giá a posto.

    Tralaltro a differenza di quello che avveniva in passato, su certi apparecchi moderni i produttori lesinano sui collegamenti, magari nei prodotti piu economici , non solo si ha un wattaggio, impedenza delle casse o alcune funzioni in meno, ma vanno ad eliminare collegamenti come la presa phono per i giradischi (problema ovviabile tramite un pre-phono esterno), l’uscita ottica, quella per le cuffie o il numero di uscite di linea, quindi comprare usato ha senso anche per la versatilitá e non solo per il portafoglio.

    Certo c’è da stare attenti ad evitare prodotti difettosi o comunque delicati specie per quelli dove i ricambi non si trovano o la manodopera per la riparazione costerebbe più del valore del prodotto in ottime condizioni, oltre a fare attenzione a non strapagare certi prodotti particolarmente di moda tra gli appassionati e prestare particolare attenzione su alcuni prodotti , in origine piu economici, che possono risentire più di altri dei segni del tempo (esempio le sospensioni in foam anziche in gomma di certi altoparlanti che col tempo tendono a sbriciolarsi e la riparazione non sempre è conveniente).

    Alla fine un buon impianto hifi usato , ha un suono migliore, è più divertente ed economico di una cassa bluetooth o di una soundbar, voi siete d’accordo? Avete qualche dritta da suggerire, qualche domanda, qualcosa da segnalare? Scrivetelo nei commenti!

  • Siamo all’alba di una nuova guerra fredda?

    Siamo all’alba di una nuova guerra fredda?

    Purtoppo la situazione geopolitica internazionale si complica giorno per giorno e nulla lascia presagire una buona soluzione per gli europei. 

    Infatti sono emerse prove che a far saltare il gasdotto nord stream 2 siano stati gli Stati Uniti, verosimilmente per tagliare i ponti tra Germania e Russia al fine di rendere meno competitive le produzioni europee che in mancanza dell’energia a basso costo russa sará costretta a dipendere sempre di più dagli USA e ora prepara un secondo colpo imbastendo una guerra, per il momento commerciale, ma non é escluso che possa estendersi pure militarmente, alla Cina.

    Il pretesto é quello di parteggiare per la Russia nel conflitto ucraino, che in realtá si sta dipingendo come una guerra per procura della Nato, che l’ha provocata in maniera subdola, con i paesi che possono minare l’egemonia commerciale americana, soprattutto se facessero fronte comune, come la Germania con la Russia o la Cina.

    Il fine è quello di disaccoppiare il mondo occidentale quindi gli Stati Uniti e il proprio giardino di casa, quegli stati come quelli europei che nonostante sulla carta siano indipendenti in realtá dipendono dalla politica estera decisa a Washington, dalle nazioni in cui questa influenza americana non è presente.

    Si tornerá presumibilmente quindi ad una situazione simile a quella della guerra fredda con due blocchi contrapposti, ma stavolta la situazione potrebbe essere piú rischiosa che in passato.

    Questo perché la Cina è diventata la fabbrica del mondo e quindi il suo potere commerciale è diventato molto rilevante, anche perché tagliare i ponti con la Cina significa rinunciare alla produzione a basso costo, dovuta sia al costo del lavoro piú basso che all’assenza di regole, talvolta eccessivamente penalizzanti, impossibili da rispettare dalle nostre parti.

    Ma soprattutto anni di produzione in Cina, hanno fatto sì che il know how della produzione, e molto spesso anche della progettazione, sia in mano ai cinesi, quindi per riportarla  in casa serviranno ingenti investimenti e soprattutto molto tempo.

    E nel frattempo i cinesi, con cospicui investimenti in giro per il mondo, si sono assicurati immense scorte di materie prime, anche quelle piú rare e indispensabili per le piú svariate produzioni.

    Quindi appena l’America deciderá questo strappo, e da come si stanno evolvendo le relazioni internazionali non si tratta di un se ma di un quando, ci troveremo con grossi problemi.

    Problemi di costi, dato che produrre un bene in un paese industrializzato costa anche 10 volte tanto che farlo in Cina, quindi se una lampadina prodotta in Cina ci costava 1 euro , la stessa lampadina prodotta in America o in Europa ce ne costerà 10, e difficilmente i nostri stipendi si moltiplicheranno per 10 dall’oggi al domani.

    Ma questo non è il solo problema, perché avendo perso la conoscenza necessaria alla progettazione e alla manifattura non saremo in grado, a meno di non dover reinventarla, di produrre molti beni , ammesso e non concesso di riuscire a reperire le materie prime per la loro costruzione. 

    Questo potrebbe portare ad una carenza di prodotti in attesa che nuove fabbriche possano essere costruite, e nuove filiere produttive vengano reingegnerizzate, e per questo potrebbero servire tanti anni, visto che quasi tutto quello che utilizziamo arriva dal paese della grande muraglia.

    È probabile che il mondo occidentale, gli europei soprattutto, visto che dipendono per energia e materie prime da altri,  abbiano puntato sul cavallo sbagliato, dato che le nazioni insofferenti alle politiche americane sono molte di piú, sia per numero, che per estensione territoriale che per popolazione di quelle filo americane.

    E basta guardare alle sanzioni della guerra in Ucraina, comminate soltanto da Europa, paesi anglofoni e Giappone per capire come il mondo potrá dividersi.

    Infatti il resto del mondo anche senza gli USA ha tecnologia, risorse, energia, capacitá produttiva, know how, riserve di denaro per vivere piú che dignitosamente , e soprattutto un conto è isolare una nazione ostile , come è stato fatto con Cuba o con la Corea del Nord, che seppur con difficoltá hanno comunque continuato ad esistere, e un conto cercare di isolare ¾ del pianeta, con il risultato che quelli a finire isolati dal resto del mondo potremmo essere noi.

    Voi cosa ne pensate? Siamo davvero sull’orlo di una nuova guerra fredda, e soprattutto siamo davvero nella parte sbagliata della terra? Avete qualche dritta da suggerire, qualche domanda, qualcosa da segnalare? Scrivetelo nei commenti!

  • Anche le poste ora vendono gas e luce

    Anche le poste ora vendono gas e luce

    Negli uffici postali da tempo non si va solo per spedire o ricevere corrispondenza o per pagare i bollettini ma anche per una lunga schiera di prodotti e servizi che sfruttano la capillarità degli uffici postali per essere piazzati. 

    Infatti ormai le poste vendono di tutto,  dai prodotti finanziari a quelli assicurativi, carte prepagate, sistemi di identità digitale, telefonia mobile, abbonamenti internet e chi più ne ha più ne metta.

    In passato hanno addirittura provato a trasformarsi in una sorta di bazar con articoli di cartoleria ed elettronica, anche se è un servizio che è andato a scomparire nel tempo.

    il problema è che a volte ciò che offrono non è sempre quello che ci conviene ma la comodità o l‘inesperienza dell’utente porta a sottoscrivere dei contratti che potrebbero non essere la migliore opzione per le proprie esigenze, altre volte l’offerta anche se é non la migliore in assoluto è comunque competitiva.

    E ora ad aggiungere carne al fuoco è anche la novitá che le poste entrano nel mercato della fornitura di gas e energia elettrica, con una mossa furba che sfrutta le difficoltá degli operatori concorrenti rimasti bloccati dalle iniziative del governo e che hanno in pratica fatto scomparire le offerte a prezzo fisso, potendo lanciare come nuovo operatore delle offerte sia a prezzo bloccato per 24 mesi che a canone fisso rinegoziabile dopo 12 mesi in base ai consumi pregressi.

    Anche se le tariffe non sono le piú basse in assoluto la certezza di non sforare i budget familiari dati i continui aumenti di gas e luce dovuto alla situazione internazionale faranno gola a tanti e comunque avere un operatore in piú con le spalle larghe non puó che fare gioco ai consumatori costringendo la concorrenza , nei limiti del possibile, a reagire.

    C’è da segnalare che l’offerta al momento è destinata solo a chi cambia operatore, quindi non è possibile attivare contratti ex novo o subentrare sul contatore di un precedente inquilino, ma solo cambiare operatore su un contratto di fornitura preesistente.

    Insomma una possibilitá in piú per cercare di tenere a freno il costo delle utenze, voi fidate di un operatore postale che vende anche energia? Avete pensato di sottoscrivere il servizio o resterete con il vostro operatore abituale? Avete qualche dritta da suggerire, qualche domanda, qualcosa da segnalare? Scrivetelo nei commenti!

  • La domotica puó aiutarci a risparmiare corrente

    La domotica puó aiutarci a risparmiare corrente

    Con l’aumento del costo dell’energia si é piú attenti a spegnere e a comandare a distanza le apparecchiature elettriche che magari in precedenza non ci si faceva problemi a tenere sempre accese.

    E per questi scopi ci viene in aiuto la domotica, ma non pensiamo a qualcosa di costoso e complicato, bastano dei piccoli adattatori del costo di pochi euro che possono essere attaccati alle nostre prese e che nella maggior parte dei casi possono essere installati senza dover chiamare un elettricista.

    Si tratta infatti di piccoli apparecchi che danno o tolgono la corrente ad una presa elettrica collegandosi tramite il wifi di casa ad una app sul cellulare con la quale impartire i comandi a distanza.

    Molti di loro poi possono essere comandati dagli assistenti vocali come Google Nest o Amazon Echo o dalle app di domotica giá presenti nei nostri cellulari consentendo di poter accendere e spegnere l’apparecchio con la voce, anche se siamo fuori casa.

    Possiamo anche impostare degli scenari per i quali al verificarsi di una specifica situazione uno o piú apparecchi possono accendersi o spegnersi.

    Magari al mattino spegnendo la sveglia sul nostro assistente vocale si alzeranno le tapparelle, vi leggerá le notizie e accenderá la macchinetta del caffé e magari un quarto d’ora prima dell’ora per cui abbiamo puntato la sveglia accenderá lo scaldabagno per farvi trovare l’acqua calda senza sprechi e poi lo spegnerá un’ora piú tardi.

    Oppure quando ci avviciniamo a casa si accenderanno le luci, si alzerá la serranda del garage e partirá la vostra musica preferita ad accoglierci , oppure si potrá simulare la presenza di qualcuno in casa accendendo le luci e la tv per far desistere eventuali ladri.

    Poi sará solo la vostra fantasia a creare le situazioni giuste, magari con l’ausilio di sensori e telecamere che possono essere utili per far partire dei determinati comandi solo quando si verifica una determinata situazione, ad esempio quando inizia a far buio, passa qualcuno davanti al cancello, si abbassa la temperatura o se c’è dell’acqua sul pavimento.

    Alla fine con poca spesa e qualche smanettamento su una app nello smartphone si possono impostare e risolvere delle situazioni di tutti i giorni con estrema facilitá consentendoci anche di risparmiare spegnendo luci, scaldabagni e stufe che fanno girare velocemente il nostro contatore.

    Voi conoscevate questi apparecchi, ne avete giá qualcuno in casa o pensate di comprarne qualcuno? Avete qualche dritta da suggerire, qualche domanda, qualcosa da segnalare? Scrivetelo nei commenti!

  • L’intelligenza artificiale é giá tra di noi

    L’intelligenza artificiale é giá tra di noi

    Ultimamente si sente tanto parlare di intelligenza artificiale e addirittura qualcuno intravede pericoli derivanti dall’uso di queste tecnologie dal lavoro, alla democrazia, ma di cosa si tratta?

    Sono dei software, che a dispetto del nome non sono realmente intelligenti ma che hanno accesso a enormi database con i quali trarre spunto basandosi sulle esperienze passate per rispondere a delle domande basandosi sull’esperienza immagazzinata in questi database, e a seconda dei casi ampliare i propri database in maniera autonoma.

    Quello piú sulla cresta dell’onda é ChatGPT un motore di intelligenza artificiale che puó essere utilizzato gratuitamente e  che scrive dei testi a partire da semplici domande: ad esempio puó scrivere articoli, tesi e addirittura software basandosi sulle nostre richieste impartite in un linguaggio naturale.

    Ed è quello piú facile da capire perché aperto al pubblico e semplice da essere utilizzato senza richiedere complessi setup, interfacce software o linguaggi .

    Ma non é il solo, ci sono strumenti simili per creare immagini, video , parlato, capire il testo, il parlato, fare una conversazione interattiva, etc.

    Ovviamente questi strumenti sono visti da alcuni come un pericolo, ed in alcuni casi a ragione, in altri un pó meno, sicuramente tutto ciò che è nuovo e che rivoluziona l’esistente mette paura, ma soprattutto puó rendere obsolete certe attivitá umane, soprattutto quelle piú ripetitive e che traggono maggiori vantaggi dall’esperienza pregressa: pensiamo al lavoro di un avvocato in un processo, avendo accesso e conoscendo tutte le sentenze pregresse possiamo ottenere in meno tempo e in maniera piú precisa la nostra difesa, oppure al dover scrivere dei contenuti pubblicitari o anche articoli di giornali, ne potremmo sfornare a centinaia in poco tempo trattando lo stesso argomento in forma differente prediligendo quello che ha riscosso maggior successo tra il pubblico.

    Insomma sono in pericolo i lavori piú ripetitivi, ma occorrerá qualcuno di umano che validi il risultato fornito dall’IA e qualcun altro formato a fare le corrette richieste al sistema.

    Questo anche perché basandosi su un database ampio ma non infinito é possibile che il risultato non sia utilizzabile in quanto volontariamente il sistema puó essere programmato per evitare o avere una accuratezza limitata trattando certi argomenti, non essere particolarmente aggiornato o semplicemente poco utile in alcuni campi specifici.

    Nasceranno probabilmente delle nuove professioni e qualcuna si perderá ma dopotutto é il progresso e l’innovazione che avanza.

    Voi la conoscevate? Pensate che l’IA possa essere un vantaggio o un pericolo? Avete qualche dritta da suggerire, qualche domanda, qualcosa da segnalare? Scrivetelo nei commenti!

  • Le auto elettriche stanno passando di moda?

    Le auto elettriche stanno passando di moda?

    Pare che crisi, guerre e scarsitá di fonti energetiche stiano cambiando le carte in tavola ai talebani dell’ambientalismo che volevano il passaggio di tutte le automobili alla trazione elettrica entro il 2035.

    Infatti come stanno facendo notare le case automobilistiche, non sará possibile rispettare quelle date perché mancano le infrastrutture per poter ricaricare una quantitá enorme di automobili contemporaneamente, e non si tratta solo di costruire colonnine di ricarica ma di potenziare le reti di distribuzione e di produzione dell’energia.

    Per quella data si potrá verosimilmente avere la mobilitá elettrica solo mantenendo le attuali automobili termiche ed ibride, riservando alle elettriche solo una parte del parco circolante.

    Inoltre fare investimenti per produrre batterie, colonnine e le stesse automobili elettriche diventa piú costoso per via dell’inflazione ai massimi livelli , tanto che che diverse startup per la produzione di batterie o di auto elettriche hanno chiuso prima di arrivare sul mercato poiché è diventato particolarmente costoso e rischioso reperire i fondi per finanziarsi.

    Inoltre sanzionando il paese maggiore produttore di gas , diventá piú difficile e costoso produrre energia, quindi viene a mancare la materia prima che verrá quindi riservata a scopi piú importanti che per far muovere le macchine, dato che possono farlo con i derivati del petrolio. 

    Questo sta portando al paradosso che alcuni stati che fino a qualche mese fa elargivano contributi per acquistare le auto elettriche le stiano vietando a causa della scarsitá di energia elettrica disponibile.

    E questo é un brutto segnale per quelle case automobilistiche che hanno fatto all-in sull’elettrico: rischiano la sopravvivenza, tanto che sono giá stati annunciati importanti licenziamenti e qualche casa che prometteva l’elettrificazione dell’intera gamma addirittura in anticipo di anni inizia non solo a fare marcia indietro, ma proprio ad estendere la produzione delle auto termiche.

    E qualche grosso nome che ha ridimensionato gli impianti di produzione dei motori termici o addirittura venduto la propria divisione motori rischia seriamente di scomparire o quanto meno di ridimensionarsi fortemente.

    D’altronde le auto elettriche costano di piú, sono piú scomode nell’utilizzo e se poi perdono il vantaggio dei costi del carburante non le vorranno più non solo gli automobilisti ma neanche gli ambientalisti più incalliti.

    Voi cosa ne pensate? Acquisterete una macchina elettrica o vi terrete la vostra macchina con motore termico? Avete qualche dritta da suggerire, qualche domanda, qualcosa da segnalare? Scrivetelo nei commenti!

  • I pannelli fotovoltaici da balcone plug and play

    I pannelli fotovoltaici da balcone plug and play

    Ultimamente si sempre spesso parlare di sistemi di pannelli fotovoltaici da balcone, chiamati plug and play o micro fotovoltaico, che vengono spacciati per dei sistemi che permettono dei grossi risparmi sulla bolletta elettrica con un investimento contenuto, ma é davvero cosi?

    Possiamo spoilerarvi giá la risposta , un minimo di risparmio esiste ma é molto meno di quello che le pubblicitá vorrebbero farvi credere: questo per una serie di motivi sia tecnici che burocratici tali per cui la produzione di energia é comunque limitata sia dalla normativa che dalla posizione in cui andremo ad installare l’impianto sicuramente meno ottimale di un impianto fotovoltaico tradizionale.

    Ma cerchiamo di capire cosa sono e perché se ne parla: tecnicamente sono dei pannelli fotovoltaici piú piccoli (a seconda della tipologia possono arrivare a 350 o a 800W) che integrano l’inverter al loro interno e che possono essere facilmente installati in un balcone.

    Per via della loro dimensione e della loro la limitata potenza hanno molte meno complicazioni burocratiche rispetto a un impianto fotovoltaico tradizionale, costano anche molto meno, specie se si accede agli sconti in fattura, ma ovviamente anche la loro resa é inferiore, ma soprattutto rispetto ad un impianto tradizionale l’energia prodotta che non utilizziamo non ci viene pagata e, a norma di legge non possiamo immagazzinarla con dei sistemi di accumulo

    A livello burocratico esiste una differenziazione sulla potenza: quelli piú piccoli, sino a 350W chiamati plug and play potrebbero essere installati anche dall’utente senza la necessitá di un installatore a condizione che venga fatta un’apposita richiesta e data comunicazione al gestore elettrico in modo che il contatore venga reso bidirezionale, altrimenti si pagherebbe anche l’energia autoprodotta, mentre quelli fino a 800W o  mini fotovoltaico richiedono che ci siano accortezze tecniche ulteriori, come la presenza del magnetotermico, che richiedono l’intervento di un installatore.

    Ad ogni modo il prezzo di questi pannelli é limitato , si parla di 5/600 euro per i plug and play e circa il doppio per il mini fotovoltaico, al quale aggiungere l’eventuale costo di installazione, e considerato che si potrebbe accedere agli incentivi del 50% l’esborso é sicuramente limitato.

    Il problema é che anche la produzione é limitata, e considerato che l’energia da noi prodotta che non utilizziamo non ci viene pagata e ne la possiamo immagazzinare questo significa che puó esserci utile solo per ridurre le spese di quegli apparecchi come frigoriferi o i router sempre accessi a meno di non utilizzare gli apparecchi elettrici di giorno quando il pannello sta producendo energia, ma anche qui considerando che la potenza del pannello é limitata, quindi se se riusciamo ad alimentare dall’energia prodotta dal pannello un computer o un televisore, forse un aspirapolvere, non sará sufficiente per un asciugacapelli o per un forno elettrico che consumano 3 volte quanto il pannello riesce a produrre.

    C’é anche da tenere a mente che anche volendo acquistare piú pannelli non si possono superare gli 800W complessivi sull’impianto e che non é possibile installarli in presenza di un impianto fotovoltaico tradizionale, almeno se si vuole rientrare nella burocrazia ridotta e che se é pur vero che non necessitano di autorizzazione da parte del comune, bisogna sottostare a regolamenti condominiali che potrebbero vietarne l’installazione.

    E non ultimo il problema é che stando su un balcone la posizione non é ideale per la produzione di energia , sia per esposizione che per inclinazione, quindi renderanno molto meno della loro potenza teorica, quindi verosimilmente produrranno circa la metá di quanto indicato nei dati di targa, e questo significa ritornare dall’investimento nel doppio del tempo rispetto a quanto preventivato.

    Infatti verosimilmente a seconda dell’esposizione del nostro balcone e del tipo di impianto potremmo grossomodo risparmiare tra le 100 e le 150 euro all’anno, questo significa rientrare dei costi dell’impianto  in un periodo tra i 4 e gli 8 anni, quindi diventa essenziale che i pannelli siano garantiti per almeno 10 anni altrimenti se dovessero guastarsi dopo 5 anni non  solo non avremmo risparmiato ma neanche recuperato la spesa dei pannelli.

    Diciamo che quindi possono essere d’aiuto, a patto che il nostro balcone sia a sud e che il condominio ci permetta di installarli, ma sicuramente non ci porteranno risparmi stratosferici.

    Voi li conoscevate? Pensavate di installarli a casa vostra? Avete qualche dritta da suggerire, qualche domanda, qualcosa da segnalare? Scrivetelo nei commenti!