Tag: ricondizionati

  • Ricondizionati: Come risparmiare sugli acquisti tecnologici

    Ricondizionati: Come risparmiare sugli acquisti tecnologici

    Quando si è alla ricerca di un prodotto tecnologico, un elettrodomestico o un prodotto per la mobilità esiste un modo per risparmiare, a volte anche in maniera consistente senza fare troppe rinunce.

    Infatti a mano di non bramare soltanto l’ultimo ritrovato della tecnologia, magari pagando pure un extra per riceverlo in anteprima, la soluzione è puntare al prodotto che sta venendo sostituito che spesso viene messo in offerta dai grossi negozi per svuotare i magazzini, consentendo di portarci a casa un prodotto ancora valido ad un prezzo più ragionevole, specie in un periodo dove i listini, causa guerre e inflazione non fanno altro che salire.

    online shopping with credit card and laptop

    Se volessimo risparmiare ancora di più, potremmo puntare al mercato dell’usato, giocando su chi si libera del prodotto precedente per acquistare l’ultimo uscito, riuscendo magari a portarsi a casa un prodotto premium al prezzo di uno economico.

    Ma andare sul mercato dell’usato ci espone a dei rischi, specie se non conosciamo il compratore e come è stato utilizzato quell’oggetto: soprattutto certi articoli tecnologici potrebbero nascondere dei difetti la cui riparazione costerebbe cifre importanti che annullerebbero il nostro risparmio.

    a laptop with a broken screen sitting on a table

    E se si tratta di un difetto palese che si presenta subito, magari litigando un po col venditore, si può provare ad annullare il nostro acquisto o farci restituire parte della spesa, ma se il difetto, magari dovuto all’usura del prodotto stesso si presentasse dopo qualche mese difficilmente il venditore vi verrà incontro, trasformando quello che pensavamo essere un affare in una fregatura.

    Acquistando un usato da un privato infatti non esiste garanzia di conformità, quindi a meno non ci sia una residua garanzia del produttore, e che vi sia stato fornito lo scontrino o la fattura di vendita, non esiste una copertura a meno di vizi occulti nascosti in malafede dal venditore, dato che si utilizza la formula visto e piaciuto.

    technician repairing computer in electronics store

    Le cose sono differenti se si acquista da un commerciante professionista, che è tenuto a dare una garanzia di conformità anche su un usato, seppur più limitata rispetto ad un prodotto nuovo, dato che può essere ridotta ad un solo anno, non copre l’usura o eventuali difetti già specificati all’atto dell’acquisto, e che in caso di problemi potrebbe portare ad una soluzione in economia poco gradita all’acquirente , come una riparazione in luogo di una sostituzione, un parziale rimborso o alla risoluzione del contratto lasciandoci senza il nostro prodotto e costringendoci a doverlo ricomprare, magari a prezzo pieno altrove.

    Ma esiste anche una terza strada, che è una sorta di via di mezzo tra nuovo ed usato: il ricondizionato. Si tratta di prodotti venduti da venditori specializzati o da delle apposite sezioni di grandi e-commerce come Amazon o MediaWorld dove vengono venduti i prodotti resi dagli acquisti online, i prodotti rientrati dai centri assistenza dopo una sostituzione in garanzia, gli articoli di esposizione che non possono essere venduti come nuovi magari a causa di un difetto estetico o della mancanza di qualche accessorio o degli imballi originali.

    racks with cardboard boxes in a warehouse

    In alcuni casi possono essere dei prodotti tecnologici, come smartphone o computer dati in leasing o in noleggio alle aziende che alla fine del contratto vengono rimessi a nuovo e rivenduti. Il vantaggio di queste soluzioni è che si ha un prodotto che spesso è praticamente nuovo, venduto con una garanzia pari al nuovo, ma al prezzo di un usato.

    E quando a vendere sono grandi e-commerce che devono svuotare i magazzini, può capitare che durante alcuni periodi dell’anno facciano delle promozioni che aumentano lo sconto sul prezzo di vendita, magari ad un prodotto pari al nuovo normalmente scontato del 20%, si aggiunge un 50% ulteriore, riuscendo a farci portare a casa un prodotto ad una frazione del prezzo, soprattutto se si tratta di prodotti di scarso appeal: difficilmente troverete super scontato un iphone, ma magari riuscirete a portarvi a casa un forno a microonde, un deumidificatore  o un amplificatore hifi a un quinto del suo prezzo di listino. 

    vintage cameras displayed at tbilisi market

    Ovviamente non stiamo acquistando un prodotto nuovo quindi si dovrà fare attenzione alla serietà del venditore, ma sopratutto alle condizioni e al suo prezzo.

    Infatti in queste tipologie di acquisto occorre prestare particolare attenzione alle condizioni sia estetiche che funzionali, chiaramente indicate nella scheda prodotto, e magari visibili nelle foto a corredo: a volte un’offerta molto allettante è dovuta alla mancanza di un accessorio indispensabile per il funzionamento o a dei difetti importanti, altre magari si tratta della mancanza dei manuali, degli imballi o di un graffio o un’ammaccatura , cosa che a seconda degli utilizzi potrebbe non essere un problema specie in relazione al prezzo pagato.

    man fixing a computer

    Altra cosa a cui stare attenti in caso di prodotti tecnologici sono le caratteristiche tecniche, a volte lo sconto sembra allettante rispetto al prezzo di listino di quando sono stati messi in commercio, ma se si tratta di fondi di magazzino o di prodotti rientrati da leasing aziendali non molto recenti, a parità di spesa si potrebbero trovare prodotti nuovi con caratteristiche superiori, dato che un prodotto medio gamma attuale è tendenzialmente più potente di un prodotto di fascia alta con alcuni anni alle spalle, e magari supporta tecnologie più moderne, diventando una scelta più oculata.

    Ma conoscendo cosa si sta andando a comprare, e sfruttando magari sconti aggiuntivi e periodi promozionali si rischia di fare degli affari importanti. Voi conoscevate questi prodotti?

    african american engineer conducting hardware diagnostic in repair shop
  • La tassa anti pirateria colpisce ancora: tassati anche cloud e ricondizionati

    La tassa anti pirateria colpisce ancora: tassati anche cloud e ricondizionati

    In Italia esiste una tassa anacronistica che nasce per tutelare i titolari dei diritti di contenuti audiovisivi dalla copia, ridistribuendo loro parte di questa tassa.

    Questa tassa nasce oltre 20 anni fà quando era normale piratare su musicasette, cd o videocassette il nostro album o film preferito, pertanto si era pensato di tassare i supporti vergini per creare una sorta di rimborso ai titolari dei diritti d’autore.

    Era una norma, seppur corretta nella finalità, iniqua in partenza perché nel supporto vergine non è detto che venisse registrata un’opera coperta da diritti d’autore, ma magari solo nostri dati privati o le foto o i filmati delle nostre vacanze.

    portrait shot of a woman

    Ed era ancora più ingiusta perchè è stata estesa a tutti quei dispositivi che possono, anche solo potenzialmente, registrare delle opere coperte dal diritto d’autore, quindi anche chiavette usb, schede di memoria, dischi rigidi e ssd per il computer, ma anche i dispositivi stessi dai videoregistratori, masterizzatori, ai lettori mp3 , dagli smartphone ai computer, anche se si tratta di dispositivi aziendali dove è poco verosimile che vengano stoccati file pirata.

    E dato che la tassa viene riscossa dai produttori, su alcuni dispositivi che astrattamente potrebbero registrare contenuti multimediali le case preferiscono disabilitare le funzioni per i prodotti destinati al nostro mercato, ad esempio smartwatch o decoder per il digitale terrestre, dove la funzionalità multimediale non è essenziale spesso si preferisce castrare il dispositivo per non pagare questa tassa.

    several transparent compact audio cassettes with visible tape and red inner reels placed randomly on a blue background selective focus technique

    Ma se può essere tollerabile pensare di pagare una tassa sui supporti CD, DVD o Bluray vergini, e in astratto anche i masterizzatori, anche se obiettivamente sono ormai superati sia dalla tecnologia che dallo streaming che ha sconfitto quel tipo di pirateria diffusa sino ai primi anni 2000, questa tassa colpisce dispositivi che difficilmente vengono usati per la pirateria. Infatti pagano la tassa anche le schedine SD per le macchine fotografiche, le chiavette usb che usiamo per spostare i dati nei computer, ma anche gli stessi dischi , interni o esterni, che usiamo per il backup dei nostri computer, così come i televisori, tablet e i computer stessi.

    A seconda del dispositivo, specie sui dischi e le memorie più grandi, pagando la tassa a seconda della capacità in gigabyte la spesa non è trascurabile e può arrivare a decine di euro che si sommano al prezzo del dispositivo, anche se non è destinato a contenere file multimediali.

    an external storage drive on wooden table

    E queste tariffe sono state recentemente riviste al rialzo, mantenendo la tassazione su dispositivi obsoleti ormai spariti dal mercato ma rivendendo gli scaglioni per colpire i dispositivi più capienti arrivati sul mercato, aumentando tra il 15 e il 40% le precedenti tariffe e estendendole a dispositivi di nuova concezione.

    E tra le novità c’è il pagamento della tassa anche sui dispositivi ricondizionati, quindi soggetti ad una doppia tassazione, sia quando sono stati venduti da nuovi che quando vengono rivenduti come usati, ma quella più pericolosa è la tassazione sul cloud.

    modern and vintage data storage solutions

    Infatti i servizi di cloud storage dovranno ogni mese pagare una tassa su ogni giga fornito ai propri utenti, anche se in forma gratuita e indipendentemente dall’utilizzo dello spazio, pagando di fatto una doppia tassa, dato che il compenso è già stato pagato all’acquisto del server e dei dischi.

    Inoltre nel cloud difficilmente vengono caricate opere piratate, anche perché questo violerebbe le norme dei gestori, dato che vengono perlopiù utilizzati per backup e conservazione di dati privati come file di lavoro, documenti o fotografie.

    La norma paradossalmente colpisce anche servizi come quelli di posta elettronica o di backup che superando il giga di spazio sono costretti a pagare una tassa, anche se offrissero il servizio in forma gratuita, con il rischio che decidano di bloccarlo nel nostro paese o costringerci a pagare un abbonamento.

    box server illuminated on blue

    E colpire il cloud significa azzoppare la digitalizzazione del paese e favorire i gestori cloud esteri che possono eludere la legge non dovendo sottostare alla nostra legislazione, ma soprattutto costringere i provider cloud italiani creare delle procedure costose ad hoc per il conteggio e la riscossione di questa tassa, nata ignorando le richieste delle associazioni di categoria.

    Ma quello che infastidisce di più è che la pirateria è solo una scusa per una tassa extra, visto che il fenomeno grazie allo streaming legale, è praticamente scomparso, tanto più che la tassa si paga principalmente su dispositivi, come pennette usb, schede di memoria e dischi che si usano principalmente per scopi leciti ben lontani dalla pirateria.

    stack of discs in close up shot

    Purtroppo se acquistiamo i nostri dispositivi in Italia siamo costretti a pagarla, e a seconda della capienza dei dispositivi non si tratta di qualche centesimo in più pagato su un cd vergine, ma a seconda dei casi di decine di euro.

    Voi eravate al corrente di questa novità? Utilizzate dispositivi soggetti alla tassazione?