Tag: petrolio

  • Inflazione: la tassa invisibile che mangia i nostri risparmi

    Inflazione: la tassa invisibile che mangia i nostri risparmi

    Purtroppo esiste una tassa invisibile che può fare male ai nostri portafogli, è l’inflazione che nasce quando i prezzi si alzano più dei nostri stipendi, facendoci perdere potere d’acquisto, che ci porta ad acquistare meno beni con la stessa quantità di denaro.

    E in questo periodo tra guerre, tensioni geopolitiche, blocco dei canali commerciali, mancanza di petrolio e materie prime i prezzi non possono fare altro che salire, e dato che l’economia è stagnante siamo destinati a perdere potere d’acquisto.

    E per difenderci quello che possiamo fare è attivare delle strategie che possono metterci almeno parzialmente al riparo da questi aumenti.

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    Ad esempio se abbiamo dei risparmi fermi sul conto tenendoli fermi banalmente varranno di meno, se ad esempio con le stesse 10 euro fino a ieri potevamo comprare 10 penne , aumentando i prezzi, magari tra un anno ne potremmo comprare solo 8, quindi per fare in modo di poter comprare le stesse 10 penne i nostri 10 euro devono diventare 12.50.

    In alternativa dobbiamo trovare una diversa penna o un diverso fornitore che continui a venderle ad 1 euro l’una.

    Nel primo caso avremmo bisogno di investire i nostri denari di modo che ci venga dato un interesse che possa far crescere quei nostri 10 euro iniziali, ovviamente ci si esporrà al rischio che se sbagliamo investimento potremmo perdere i nostri soldi, pertanto maggiore sarà questo rischio e maggiore sarà quanto potremmo ottenere in più dal nostro investimento: quelli più sicuri renderanno poco, quelli che promettono grandi guadagni potrebbero farci perdere il nostro denaro, ed in un periodo di crisi gli investimenti che storicamente sono stati ritenuti come sicuri potrebbero non esserlo in futuro.

    euro banknotes and coins on a table

    Questo significa che per investire bisogna capire bene come funzionano questi meccanismi, magari facendosi aiutare da dei consulenti indipendenti che facciano i nostri interessi e non quelli di chi ci propone l’investimento.

    Alternativamente quello che si può fare è cercare di spendere meno, modificando le nostre abitudini, cercando alternative più economiche o fornitori meno cari, magari facendo scorta quando troviamo offerte convenienti.

    dynamic financial analysis with technology tools

    Ovviamente fare scorta è possibile per dei beni durevoli : se troviamo la carta igenica o il cibo in scatola a lunga conservazione a un prezzo più basso del solito ha senso farne incetta, se compriamo una cassetta di frutta e non la consumiamo in fretta finiremo per buttarne una parte, facendo aumentare il reale costo.

    Tralaltro fare scorta in un periodo di tensioni geopolitiche ci mette anche al riparo da possibili aumenti futuri a causa della scarsità della produzione: se domani le aziende avranno difficoltà a produrre la carta igienica facilmente le poche confezioni disponibili sul mercato aumenteranno di prezzo, diciamo da 3 a 6 euro, e se noi le abbiamo pagate in offerta prima degli aumenti magari 2 euro l’una abbiamo fatto un risparmio notevole, che magari ci consente di permetterci di comprare un prodotto fresco a prezzo maggiorato di cui giocoforza non abbiamo potuto fare scorta.

    Alla fine proteggersi dall’inflazione diventa un gioco di strategia per cercare di risparmiare il più possibile senza rinunciare ai nostri consumi, dato che visto il periodo è sempre più difficile aumentare le entrate cercando un lavoro con uno stipendio più alto.

    Voi avete altre strategie per mettervi al riparo da questi aumenti?

  • Le auto elettriche ci salveranno dal caro petrolio?

    Le auto elettriche ci salveranno dal caro petrolio?

    Purtroppo la chiusura dello stretto di Hormuz ha portato a dei rincari importanti dei carburanti, che nonostante il temporaneo taglio delle accise sta portando il prezzo di diesel e benzina a livelli mai visti, con lo spauracchio di una difficoltà di rifornimento che potrà portare a vendite calmierate, blocco delle auto o circolazione a targhe alterne.

    Pertanto chi ha una macchina a benzina o a gasolio magari può pensare che il momento possa essere favorevole per passare ad una macchina elettrica che non risente degli aumenti della benzina, ma che comunque non è esente da tutti gli altri aumenti che il blocco dello stretto provoca, compreso quello per l’energia elettrica.

    Infatti ad aumentare non è solo la benzina, e nel conto che bisogna fare per capire se la soluzione di cambiare auto possa essere conveniente va considerato il costo del kilowattora.

    distributor on a petrol station

    E questo dipende da tanti fattori, ma soprattutto dove andremo a ricaricare la macchina: nel nostro garage, magari alimentando la nostra wallbox da un impianto fotovoltaico o alla colonnina.

    Infatti ricaricare esclusivamente alla colonnina, soprattutto da quelle più veloci, già da prima della crisi petrolifera era particolarmente costoso, rendendo il costo del nostro pieno meno conveniente di un equivalente auto termica, che a seconda dei casi rendono il prezzo della ricarica veloce anche due o tre volte più costoso di un pieno di benzina, rendendo la soluzione delle colonnine veloci un’opzione valida solo per chi ha la necessità estemporanea di rifornire in viaggio, non certo per un uso continuativo.

    Se invece ci si avvale della ricarica nelle colonnine lente, scegliendo bene contratti e fornitori, e sperando che quelle a noi più comode possano accedere alle migliori tariffe, si può arrivare ad eguagliare i costi di rifornimento di un benzina, magari a seconda dei casi essere leggermente più competitivi, ma generalmente non si risparmia e considerati anche i costi di acquisto della nuova auto, i conti ci dicono che se vogliamo risparmiare nei rifornimenti il gioco non vale la candela.

    Qualche chance di convenienza potrebbe esserci ricaricando in casa la macchina, specie se si ha un contratto , magari a prezzo bloccato, con delle tariffe a kilowattora molto convenienti o ancora meglio se abbiamo un impianto fotovoltaico che ci fornisce energia a costo zero.

    Il problema però diventa ammortizzare questo risparmio: infatti per via della crisi difficilmente si ripeteranno i generosi incentivi all’acquisto delle auto elettriche, e anche ipotizzando di avere l’energia gratis per recuperare la spesa di decine di migliaia di euro necessarie all’acquisto del veicolo servirebbero anni di lunghe percorrenze, superiori probabilmente alla vita utile della stessa vettura.

    Quindi difficilmente l’idea di cambiare tipologia di auto per salvarsi dai costi del blocco del petrolio ha senso, ma al limite può essere valutata se già dovevamo cambiare auto.

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    Resta però da capire se l’uso che facciamo della macchina e le nostre abitudini sono compatibili con l’uso di una macchina elettrica, dato che i tempi e le modalità di ricarica possono essere un problema per chi magari ha necessità di fare lunghe percorrenze o non ha modo di pianificare i propri spostamenti in anticipo, soprattutto se non si ha la possibilità di ricaricare la macchina nel proprio garage di casa.

    Sicuramente resta una possibilità da valutare, ma difficilmente la scelta ha senso per motivi economici, magari meglio pensarla come uno sfizio, o per provare una nuova tecnologia o magari per motivi etici, ma ragionando con il portafoglio difficilmente è la scelta migliore.

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    Voi cosa ne pensate?Acquisterete una macchina elettrica o magari ne avete già una?

  • Chip alle stelle: Crisi e IA accoppiata letale per i nostri portafogli

    Chip alle stelle: Crisi e IA accoppiata letale per i nostri portafogli

    Per il portafoglio degli appassionati di tecnologia il momento è veramente spaventoso, infatti se da una parte dovremmo essere contenti degli sviluppi dell’intelligenza artificiale dall’altra ci scontriamo sulla carenza di chip di memoria che ha spostato le produzioni dei chip verso le più remunerative tecnologie per i datacenter dove i sistemi di intelligenza artificiale sono ospitati.

    E dato che ogni dispositivo elettronico moderno, anche quello più insospettabile, ha a bordo delle memorie , in mancanza di disponibilità la produzione si ferma e i prezzi di quel poco che è disponibile schizzano alle stelle.

    Ma purtroppo al peggio non c’è mai fine e il blocco dello stretto di Hormuz ha peggiorato le cose, infatti tra i sottoprodotti del petrolio bloccati a causa della guerra abbiamo anche dei gas come l’elio indispensabili per la produzione di microchip in generale, peggiorando la già limitata disponibilità.

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    Inoltre i blocchi navali e la scarsità di kerosene per gli aerei rallentano la consegna dei prodotti finiti dalla Cina, portando a potenziali shortage che provocano ulteriori aumenti dei prezzi.

    E le tensioni geopolitiche tra Usa e Cina non fanno altro che peggiorare la situazione tra veti e divieti incrociati di esportare tecnologie e materie prime, e rischi di nuovi dazi all’orizzonte comprare anche un banale smartphone o laptop potrebbe costarci molto di più di quanto siamo abituati.

    Ma basta vedere cosa è successo al mondo delle console da videogiochi per capirlo: se un tempo col passare del tempo i prezzi diminuivano dopo il lancio, ormai siamo al quarto aumento dal lancio di Playstation 5, passata in sei anni ,un rincaro alla volta, da costare 399 euro al lancio ai 599 odierni con la versione Pro arrivata a costare ben 899 euro.

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    Inoltre questi rincari stanno ammazzando prodotti di sicuro interesse che si trovano a posticipare a data indefinita il rilascio, come nel caso di Steam Machine ma anche le schede grafiche della serie 6000 di Nvidia, e comunque bloccando il consueto rilascio di aggiornamenti di dispositivi hardware.

    Ma anche altri dispositivi non se la passano meglio, dai pc che con prezzi di ram e schede video alle stelle hanno raddoppiato i prezzi, spesso tagliando pure le prestazioni, al mercato degli smartphone che si ritrova con aumenti e carenza di disponibilità.

    Insomma il periodo pare essere particolarmente funesto per tutti i dispositivi elettronici, e nonostante qualche nuova tecnologia per ridurre il consumo di memoria per i sistemi di intelligenza artificiale faccia ben sperare, dovremo a lungo convivere con la penuria di componenti.

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    E questo non fa che cambiare il paradigma della tecnologia, rallentando l’innovazione e aumentando i costi.

    La speranza è che qualcosa possa cambiare ma gli interessi della finanza, uniti alle tensioni geopolitiche in atto difficilmente potranno portare a qualcosa di buono.

    Avete notato anche voi questi aumenti?

  • Riusciremo a viaggiare con la crisi petrolifera?

    Riusciremo a viaggiare con la crisi petrolifera?

    La chiusura dello stretto di Hormuz sta rivoluzionando i trasporti e giocoforza anche i viaggi, portando a delle situazioni inaspettate anche al più preciso pianificatore.

    Infatti venendo a mancare il kerosene necessario ad alimentare gli aerei le compagnie si vedono costrette ad attuare delle contromisure che possono costare caro a chi ha organizzato un viaggio, magari con un certo anticipo per massimizzare il risparmio.

    E queste contromisure sono sostanzialmente due: ottimizzare i voli, cancellandoli o accorpandoli, o chiedere delle integrazioni al prezzo già pagato per il biglietto invocando le cause di forza maggiore previste dal contratto.

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    Infatti alcune compagnie come Volotea, stanno facendo valere una clausola che prevede il pagamento di un supplemento per il maggiore costo dei carburanti , da pagare prima dell’imbarco pena la cancellazione del volo: si tratta di pochi euro a tratta, ma che non ci si aspetta di dover pagare dopo l’emissione del biglietto: anche se probabilmente è il minore dei mali.

    volotea airplane at sunset

    Infatti per altre compagnie intervenire sulla scarsità di kerosene, che ha aumentato consistentemente i prezzi del carburante, può significare che magari un certo volo diretto venga tramutato in uno con scalo in modo da riempire l’aereo, o che vengano ridotti o cancellati dei voli, spostandovi su un volo alternativo che potrebbe essere più scomodo, perchè magari cambia di data costringendoci a variare il nostro piano ferie, cambiando magari l’aeroporto o addirittura cancellando i voli meno remunerativi, come ha fatto Ryanair su un certo numero di tratte previste per la prossima estate.

    E se le compagnie in qualche modo ci possono venire incontro trovando, seppure con qualche disagio una soluzione alternativa o il rimborso dei biglietti, modificando o cancellando il volo potremmo avere problemi con il resto della vacanza.

    ryanair plane on runway at airport

    E la cosa più problematica è l’alloggio, specie se per risparmiare o per assenza di alternative avevamo scelto una tariffa non modificabile o non rimborsabile, ma lo stesso problema potremmo averlo con eventuali biglietti e prenotazioni di attività e spostamenti pianificati a destinazione.

    E non sempre fare modifiche ai nostri piani è possibile, possono esserci a seconda dei casi delle penali o si rischia addirittura di non recuperare quanto già pagato, specie in caso di offerte speciali, o di non trovare alternative, che ci costringono a cancellare la nostra vacanza.

    Immaginate di aver pianificato il viaggio per andare a vedere una partita o un concerto di un artista famoso, faticando per trovare un biglietto e vi viene spostato il volo al giorno dopo l’evento: magari recuperate il costo del volo, se siete fortunati magari riuscite a trovare una soluzione per l’albergo ma perdete il concerto, quindi soldi buttati e vacanza rovinata anche potendo riuscire ad arrivare a destinazione…

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    Questo significa che a seconda dei casi, e della possibilità di rimborso cancellare per intero la vacanza,  magari cambiando completamente destinazione potrebbe essere la scelta più conveniente. 

    Tralaltro questo genera un fenomeno piuttosto strano: i prezzi dei voli più lontani stanno scendendo di prezzo perchè la gente che li ha già comprati, magari con largo anticipo, rinuncia per paura di vedersi il volo cancellato all’ultimo momento e quindi vengono rimessi in vendita a prezzi stracciati.

    Questo potrebbe significare riuscire a prendere un volo intercontinentale con poche centinaia di euro, accollandosi il rischio di una cancellazione dell’ultimo minuto , plausibile perché svendendo i posti operare il volo potrebbe risultare antieconomico per la compagnia, specie in periodo di rincari dei carburanti.

    elegant boutique hotel entrance in baghdad

    Ma in quel caso se ci si organizza scegliendo sistemazioni cancellabili e rimborsabili, mantenendo una certa flessibilità negli itinerari , e magari dotandosi di una buona assicurazione viaggi, potrebbe essere un’occasione molto ghiotta per raggiungere destinazioni altrimenti fuori budget. 

    Il problema potrebbe però sorgere se ad essere cancellata , magari all’ultimo momento, è solo una tratta del viaggio, che facendo scali intermedi, potrebbe lasciarci a terra dall’altra parte del mondo, costringendoci magari a trovare all’ultimo minuto un salatissimo volo alternativo per tornare a casa.

    La cosa quindi potrebbe essere un rischio salato ma anche un opportunità specie per chi riesce a sapersi organizzare e mettere in campo soluzioni di emergenza in caso di bisogno.

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    Ad ogni modo il modo di viaggiare in questi periodi cambierà parecchio e ci dovremo abituare a un tipo di viaggio differente, magari scegliendo destinazioni e mezzi di trasporto diversi da quelli soliti e per cui siamo abituati.

    Voi cosa ne pensate? Viaggerete comunque o rinuncierete a viaggiare per evitare lo stress di una vacanza rovinata?

  • Chi paga i conti della guerra? Aumenti e Benzina Razionata!

    Chi paga i conti della guerra? Aumenti e Benzina Razionata!

    Uno degli effetti della guerra in Iran è sicuramente l’aumento dei costi dell’energia, dato che una consistente parte di gas e petrolio arrivano da quelle parti, e tra blocchi navali e bombardamento agli impianti, non solo di Iran ma anche dei paesi limitrofi , non solo la distribuzione ma anche la produzione si è quasi interrotta, proprio in un momento dove al termine della stagione fredda si fanno scorte per l’inverno successivo.

    Questo porta ad un aumento dei prezzi ed ad una maggiore concorrenza nell’acquisto che porta, per via della legge della domanda e dell’offerta a fare schizzare in alto i prezzi.

    E se da noi il problema dei prezzi, in parte è compensato da un temporaneo taglio delle accise per i carburanti da autotrazione, nella speranza che la situazione si possa risolvere a breve, non è il solo a cui dovremo far fronte.

    white and black gas pumps

    Infatti la maggior richiesta, unita alla necessità di accaparrarsi delle scorte prima di ulteriori aumenti o anche quella di doversi approvvigionare da fonti alternative a quelle del golfo persico fa sì che la disponibilità di gas e petrolio sui mercati mondiali stia diminuendo.

    E questo non significa solo un problema prezzi, che diventerà molto più evidente al termine del taglio temporaneo delle accise, ma soprattutto di disponibilità: infatti gas e petrolio stanno iniziando a scarseggiare.

    In molti paesi, specialmente in quelli particolarmente dipendenti dalle importazioni di gas e petrolio infatti sta iniziando una sorta di razionamento delle energie, con stazioni di servizio chiuse e con lunghe code in quelle dove il prodotto è disponibile, stop a produzioni energivore e black out elettrici.

    Ma anche dalle nostre parti, alcune stazioni di servizio, soprattutto nelle zone più periferiche, iniziano a funzionare a singhiozzo a causa della mancanza di carburanti e la situazione non potrà fare altro che peggiorare , soprattutto se la guerra si allunga.

    E per l’Italia c’è da ricordare che importa la maggior parte del suo fabbisogno energetico dall’estero, e una volta tagliati i ponti con la Russia ci stavamo fornendo di gas in buona parte dal Qatar, da un impianto che è stato bombardato e che potrà ritornare pienamente operativo solo nel giro di alcuni anni.

    Ciò significa essere con il coltello alla gola nella ricerca di fornitori alternativi, con il rischio di prezzi ancora più cari ma soprattutto di dover competere con chi ne ha assolutamente bisogno e quindi disposto a pagarlo di più, alzando l’asticella dei prezzi.

    Ma soprattutto si rischia di non trovarne, neanche a volerlo pagare dieci volte tanto quanto costava prima della guerra, ed essendoci necessario per riscaldarci e creare energia elettrica si rischiano i razionamenti.

    Inoltre il nostro mix energetico è fortemente sbilanciato sugli idrocarburi, non avendo più centrali nucleari in attività che potrebbero consentire una produzione costante di energia senza dipendere dall’estero.

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    E anche volendo aumentare la produzione da fonti rinnovabili come solare o eolico ci si scontrerebbe con la dipendenza dall’estero, dai tempi di messa in opera ma soprattutto da una produzione che funziona solo in determinati periodi o ore della giornata, cosa che non riuscirebbe, se non solo in parte, a risolvere i nostri problemi di approvvigionamento.

    Ciò significa che dovremmo prepararci a periodi di scarsità di energia che si protrarranno nel tempo anche al termine delle ostilità, visto che le catene di approvvigionamento e gli impianti distrutti richiederanno tempi lunghi per tornare a regime, con il rischio, anche per noi, di razionamenti e blackout.

    clouds over wind turbine

    Quindi quello che possiamo fare , nel nostro piccolo, per alleviare il problema è fare scorta di carburante, magari dotandosi anche di un generatore di emergenza, e di fare scorta di prodotti derivati dal petrolio che possono risentire della scarsità di materie prime e di difficoltà nei trasporti, ma la cosa si può estendere a qualsiasi prodotto che viaggiando su gomma, subirà problemi di disponibilità e aumenti di prezzo, e di cercare contratti di fornitura di luce e gas a prezzo fisso per mettersi a riparo dagli aumenti, che probabilmente dureranno a lungo. 

    Voi avete altre idee su come salvarsi da questi problemi di prezzi e disponibilità?

  • Siamo all’alba di una nuova guerra fredda?

    Siamo all’alba di una nuova guerra fredda?

    Purtoppo la situazione geopolitica internazionale si complica giorno per giorno e nulla lascia presagire una buona soluzione per gli europei. 

    Infatti sono emerse prove che a far saltare il gasdotto nord stream 2 siano stati gli Stati Uniti, verosimilmente per tagliare i ponti tra Germania e Russia al fine di rendere meno competitive le produzioni europee che in mancanza dell’energia a basso costo russa sará costretta a dipendere sempre di più dagli USA e ora prepara un secondo colpo imbastendo una guerra, per il momento commerciale, ma non é escluso che possa estendersi pure militarmente, alla Cina.

    Il pretesto é quello di parteggiare per la Russia nel conflitto ucraino, che in realtá si sta dipingendo come una guerra per procura della Nato, che l’ha provocata in maniera subdola, con i paesi che possono minare l’egemonia commerciale americana, soprattutto se facessero fronte comune, come la Germania con la Russia o la Cina.

    Il fine è quello di disaccoppiare il mondo occidentale quindi gli Stati Uniti e il proprio giardino di casa, quegli stati come quelli europei che nonostante sulla carta siano indipendenti in realtá dipendono dalla politica estera decisa a Washington, dalle nazioni in cui questa influenza americana non è presente.

    Si tornerá presumibilmente quindi ad una situazione simile a quella della guerra fredda con due blocchi contrapposti, ma stavolta la situazione potrebbe essere piú rischiosa che in passato.

    Questo perché la Cina è diventata la fabbrica del mondo e quindi il suo potere commerciale è diventato molto rilevante, anche perché tagliare i ponti con la Cina significa rinunciare alla produzione a basso costo, dovuta sia al costo del lavoro piú basso che all’assenza di regole, talvolta eccessivamente penalizzanti, impossibili da rispettare dalle nostre parti.

    Ma soprattutto anni di produzione in Cina, hanno fatto sì che il know how della produzione, e molto spesso anche della progettazione, sia in mano ai cinesi, quindi per riportarla  in casa serviranno ingenti investimenti e soprattutto molto tempo.

    E nel frattempo i cinesi, con cospicui investimenti in giro per il mondo, si sono assicurati immense scorte di materie prime, anche quelle piú rare e indispensabili per le piú svariate produzioni.

    Quindi appena l’America deciderá questo strappo, e da come si stanno evolvendo le relazioni internazionali non si tratta di un se ma di un quando, ci troveremo con grossi problemi.

    Problemi di costi, dato che produrre un bene in un paese industrializzato costa anche 10 volte tanto che farlo in Cina, quindi se una lampadina prodotta in Cina ci costava 1 euro , la stessa lampadina prodotta in America o in Europa ce ne costerà 10, e difficilmente i nostri stipendi si moltiplicheranno per 10 dall’oggi al domani.

    Ma questo non è il solo problema, perché avendo perso la conoscenza necessaria alla progettazione e alla manifattura non saremo in grado, a meno di non dover reinventarla, di produrre molti beni , ammesso e non concesso di riuscire a reperire le materie prime per la loro costruzione. 

    Questo potrebbe portare ad una carenza di prodotti in attesa che nuove fabbriche possano essere costruite, e nuove filiere produttive vengano reingegnerizzate, e per questo potrebbero servire tanti anni, visto che quasi tutto quello che utilizziamo arriva dal paese della grande muraglia.

    È probabile che il mondo occidentale, gli europei soprattutto, visto che dipendono per energia e materie prime da altri,  abbiano puntato sul cavallo sbagliato, dato che le nazioni insofferenti alle politiche americane sono molte di piú, sia per numero, che per estensione territoriale che per popolazione di quelle filo americane.

    E basta guardare alle sanzioni della guerra in Ucraina, comminate soltanto da Europa, paesi anglofoni e Giappone per capire come il mondo potrá dividersi.

    Infatti il resto del mondo anche senza gli USA ha tecnologia, risorse, energia, capacitá produttiva, know how, riserve di denaro per vivere piú che dignitosamente , e soprattutto un conto è isolare una nazione ostile , come è stato fatto con Cuba o con la Corea del Nord, che seppur con difficoltá hanno comunque continuato ad esistere, e un conto cercare di isolare ¾ del pianeta, con il risultato che quelli a finire isolati dal resto del mondo potremmo essere noi.

    Voi cosa ne pensate? Siamo davvero sull’orlo di una nuova guerra fredda, e soprattutto siamo davvero nella parte sbagliata della terra? Avete qualche dritta da suggerire, qualche domanda, qualcosa da segnalare? Scrivetelo nei commenti!

  • L’inflazione galoppa

    L’inflazione galoppa

    Purtroppo a causa della concatenazione di una serie di fattori i prezzi dei beni di consumo stanno aumentando pesantemente e questa ascesa non si fermerà a breve.

    Infatti tra la pandemia che ha rivoluzionato la richiesta di alcune categorie di prodotti, le difficolta nei trasporti, le sempre più stringenti normative anti inquinamento che hanno portato ad un’aumento dei costi di materie prime, il prezzo di gas e petrolio alle stelle a causa di problemi geopolitici e che si riverbera nel costo dei trasporti e dei prodotti lavorati, la penuria di componenti elettronici compromette la produzione di tutti quei beni che hanno dei chip al loro interno stanno facendo si che i prezzi stiano salendo in maniera consistente.

    D’altronde è la legge della domanda e dell’offerta: se ci sono più prodotti di quelli che la gente è disposta a comprare i prezzi scendono, ma se al contrario come sta succedendo ci sono meno prodotti in vendita di quelli che la gente vuole comprare i prezzi saliranno.

    Ed è una reazione a catena, se sale il petrolio salgono i costi dei trasporti, se salgono i costi dei trasporti salgono i costi delle materie prime, se salgono i costi delle materie prime sale il prezzo del prodotto finito e cosi via, e l’ultimo che paga il conto è sempre il consumatore quello che appunto acquista il prodotto finito.

    Purtroppo come cittadini più che fare pressioni ai politici che abbiamo votato e alle istituzioni che ci rappresentano, magari organizzando scioperi e proteste che difficilmente porteranno particolare fieno in cascina, specie di questi tempi dove la libertà di espressione non se la passa benissimo con la scusa della pandemia, non possiamo fare.

    Quello che nel nostro piccolo possiamo fare invece è stare particolarmente attenti ai nostri consumi e alle nostre spese, cercando di risparmiare il più possibile, evitando gli sprechi, selezionando con cura dove fare i nostri acquisti alla ricerca del prezzo migliore, magari procrastinando delle spese non necessarie in attesa di tempi migliori, insomma aprendo gli occhi come non mai.

    Infatti l’aumento dei prezzi, a parità di stipendi eroderà il nostro potere d’acquisto e la somma di quei pochi euro di aumento che sembrano risibili se visti solo su un prodotto, ma che diventano tanti perché sono tutti i prodotti che acquistiamo per la nostra vita quotidiana ad aumentare: se aumentasse solo un particolare prodotto ad esempio il caffè potremmo pensare di comprarne meno o sostituirlo con un prodotto simile, magari il tè, ma se aumenta tutto non abbiamo quella difesa.

    E dalla somma dei pochi centesimi di aumento di alcuni generi alimentari agli aumenti importanti sull’energia, essenziale per i trasporti e per il riscaldamento, la spesa per il nostro bilancio familiare aumenta e a meno di non garantirci nuove entrare avremo meno risorse da dedicare alle nostre passioni, dovendo giocoforza tagliare quelle spese meno utili: magari andare meno a mangiare fuori con gli amici, rinunciare a cambiare i mobili o la macchina, non fare quella vacanza che tanto desideravamo, etc.

    I tempi che corrono non sono buoni e anche le previsioni non sono rosee con aumenti importanti previsti sulla benzina, qualche esperto ipotizza che possa addirittura arrivare a 4 euro al litro, ma anche su pasta, pomodori, grano, farina e tante derrate alimentari tanto che non sarebbe male fare un po’ di scorta dei prodotti a più lunga conservazione.

    Addirittura c’è il rischio di un Natale senza regali, a causa della scarsità dei prodotti soprattutto quelli elettronici, ad esempio pure la Apple che ha un elevato potere contrattuale nell’acquisto dei microchip ha dovuto rallentare la produzione dei nuovi iPhone, e dai costi alle stelle di molti prodotti che ci faranno desistere dall’acquisto, ma anche la stessa tavola natalizia sarà meno imbandita a causa dei prezzi dei prodotti alimentari.

    Insomma non si prospetta nulla di buono almeno per i prossimi anni, quindi occorre fare molta più attenzione del solito ai bilanci familiari.

    Voi ne eravate al corrente? scrivetelo nei commenti, cosi come se avete dubbi o curiosità.