Tag: pec

  • Richiamo Airbag? Macchina ferma!

    Richiamo Airbag? Macchina ferma!

    Le automobili moderne, ricche di elettronica, dispositivi telematici e di sicurezza sono sicuramente meno affidabili di quelle di un tempo, anche perché banalmente quello che non c’è non si può rompere, come dicevano i venditori di automobili italiane che volevano convincere all’acquisto un cliente che aveva visto una vettura full optional straniera che magari costava pure di meno.

    Ma che siano mediamente più difettose, soprattutto nelle parti elettroniche e di sensoristica per la sicurezza non è un mistero, tanto da dover essere spesso richiamate presso la rete ufficiale per risolvere problemi di sicurezza del veicolo.

    Infatti quando si scoprono dei difetti di progettazione sulla vettura che potrebbero compromettere la sicurezza del veicolo, le case sono obbligate a richiamare il veicolo nella propria rete ufficiale e ripristinare a proprie spese il difetto, anche se la garanzia è scaduta.

    man in black crew neck t shirt fixing a car

    E le difettosità possono essere banalità come un tubo che si può staccare, un fusibile sottodimensionato che potrebbe prendere fuoco o un difetto all’impianto frenante che in qualche particolare condizione potrebbe rivelarsi meno efficiente del previsto.

    In quei casi la casa avvisa il proprietario dell’autoveicolo per raccomandata, pec e/o pubblicando il richiamo presso un’apposita sezione del sito del ministero dei trasporti e del sito UNRAE, dove inserendo i dati del veicolo (marca, modello e numero di telaio) si potrà sapere se il mezzo è soggetto o meno al richiamo.

    mechanic checking the engine of a car

    Nel caso lo fosse si dovrà prendere contatto con la rete ufficiale della casa, e si fisserà un appuntamento per la risoluzione del problema senza oneri a nostro carico, anche se la macchina fosse fuori garanzia. 

    Ma non sempre il messaggio che informa del richiamo riesce a raggiungere il proprietario del veicolo, magari perchè è intestato ad un parente, si tratta di un veicolo a noleggio, perchè banalmente abbiamo cambiato residenza, senza magari aggiornare i dati sul libretto, perchè abbiamo la pec non funzionante o per una qualsiasi motivazione per cui probabilmente anche se siamo colpiti dal richiamo non ne siamo a conoscenza, e a meno che non sappiamo di un difetto noto del nostro modello difficilmente ci capiterà di andare negli appositi siti per verificare la presenza di un richiamo.

    person holding blue diagnostic tool

    E se dovesse succedere che non sapevamo del richiamo e lo ignoriamo in teoria non dovrebbe succedere nulla grave di , anche se ovviamente ci esporremo al rischio di un problema di sicurezza, rischiando magari un incidente, che la macchina vada a fuoco o non freni in determinate situazioni.

    Il problema però potrebbe nascere con alcune assicurazioni, che potrebbero rivalersi in caso di incidente in quanto la macchina non era sicura, soprattutto se l’incidente è direttamente collegato al mancato richiamo: se ad esempio il richiamo riguarda i freni e noi andiamo a tamponare, corriamo il rischio non solo di trovarci aumentata la nostra classe di merito, ma rischiamo, se non è prevista una clausola di rinuncia alla rivalsa, che l’assicurazione ci chieda di risarcire la somma pagata al danneggiato, soprattutto se riesce a dimostrare che la casa madre vi aveva avvertito del richiamo.

    workers in uniforms at car accident site

    Si tratta di casi rari, ma quando c’è un’ assicurazione di mezzo che cerca qualsiasi scusa per non pagare, l’aver evitato il richiamo potrebbe rivelarsi una amara sorpresa.

    Ma c’è un richiamo che ha delle conseguenze particolari: quello relativo agli airbag Takata, che montati a partire dal 2019 su milioni di autoveicoli di tantissimi marchi, soffrono di un difetto nella composizione chimica che degrandandosi col tempo potrebbe farli esplodere anche in assenza di un impatto, potenzialmente causando lesioni gravissime.

    black car air vent and airbag

    Ma la cosa più grave è che una recente circolare del ministero dei trasporti blocca la revisione della macchina coinvolta nel richiamo, se non è stata fatta la sostituzione dell’airbag difettoso.

    Infatti prima di procedere alla revisione l’addetto verifica dal numero di telaio se la macchina è coinvolta e vi chiederà l’attestato di avvenuta riparazione, se non lo avete la macchina non passa la revisione e quindi non può circolare se non per raggiungere l’officina per la riparazione.

    E siccome si tratta di modelli datati, con anche più di dieci anni di vita, che magari sono passati di mano più volte e/o che essendo usciti dalla garanzia non fanno la manutenzione presso la rete ufficiale è possibile che il proprietario non ne sapesse nulla, e considerato che i veicoli coinvolti sono oltre un milione solo in italia, e riguardano quasi tutte le case, il rischio di trovarsi la macchina bloccata in revisione non è così remoto.

    Il consiglio quindi è di verificare se il nostro veicolo è coinvolto e  nel caso lo fosse di prenotare per tempo, ben prima della scadenza della revisione, l’intervento di riparazione, anche perchè a causa di questa direttiva le reti ufficiali si ingolferanno e quindi potrebbero darvi appuntamento anche dopo mesi, e questo significa girare senza revisione, con il rischio di multe e fermo amministrativo del veicolo.

    Voi sapevate di questo richiamo? La vostra macchina è stata coinvolta?

  • Nuova tassa: lo SPID diventa a pagamento

    Nuova tassa: lo SPID diventa a pagamento

    Come qualsiasi italiano alle prese con la burocrazia ha imparato, per gestire tutte le pratiche della pubblica amministrazione on-line in autonomia dal proprio computer, tablet o smartphone abbiamo bisogno di un sistema di identificazione pubblico riconosciuto dall’ente del quale vogliamo usufruire i servizi.

    Questo sistema serve per certificare che la persona che accede al servizio pubblico digitale sia effettivamente chi dichiara di essere, dato che dietro al sito dell’ente non ci puó essere un impiegato che possa verificare la corrispondenza del documento del richiedente.

    Pertanto l’utente per farsi riconoscere, evitando che qualcun’altro spacciandosi per lui possa accedere a dati personali importanti come fascicoli sanitari, fiscali, pensionistici etc. deve avere un dispositivo che attesti ufficialmente l’identitá, che sia sicuro ed univoco, e che possa comunicare con il sito dell’ente pubblico.

    Esistono diversi metodi per avere questo servizio, dalla carta di identita digitale, all’app IO (IT Wallet), alla tessera sanitaria con CNS, ai sistemi di identitá digitale con token, tessere o chiavi digitali, ma quello generalmente piú compatibile, visto che per legge deve essere reso  disponibile da tutte le varie amministrazioni è lo SPID.

    SPID, acronimo di servizio pubblico di identitá digitale é un sistema nato nel 2014 dalla AgID, Agenzia per l’Italia Digitale, ente pubblico che si occupa della digitalizzazione della pubblica amministrazione, per consentire un accesso unico ai vari servizi digitali della pubblica amministrazione.

    Il sistema richiede che l’utente si registri al sistema presso un identity provider, che dovrá certificare la corrispondenza dell’utenza col documento di riconoscimento, e quando accederá all’ente erogatore del servizio (service provider) questo si collegherá con l’identity provider e ne consentirá l’accesso.

    L’identity provider può essere un ente pubblico o una società privata autorizzata a fornire il servizio, che spesso avveniva erogato gratuitamente o a costi molto ridotti, in quanto storicamente sovvenzionato da contributi statali.

    Qualcuno di questi provider riesce a coprire i costi chiedendo un contributo di attivazione una tantum, o vendendo dei servizi aggiuntivi, come l’identificazione con modalitá piú comode, o maggiori livelli di sicurezza, ma più o meno tutti gli identity provider, magari con qualche piccola limitazione, davano modo di avere uno SPID in modalitá gratuita.

    Il problema é che questi contributi col tempo sono andati a scomparire, rendendo insostenibile economicamente mantenere il servizio gratuito, specie per le società private.

    E se qualcuna (Intesa) ha cessato il servizio, altri come Aruba, InfoCert o Poste sono state costrette a chiedere un canone annuale per il servizio, nella migliore delle ipotesi gratuito per il primo anno.

    E il caso che ha fatto piú rumore é stato Poste, che è quello piú utilizzato in Italia, grazie alla facilitá di recarsi in un ufficio postale per la attivazione, che dal 2026 passa da essere totalmente gratuito al canone annuo di 6 euro, eccetto per alcuni utenti svantaggiati, minorenni o over 75.

    Ovviamente se ci siamo abituati ad usare SPID e non vogliamo pagarlo, quello che possiamo fare è cancellare la nostra utenza contattando il nostro identity provider , spesso con una procedura nell’area riservata o con l’invio di una apposita modulistica per la cancellazione, e parallelamente fare la registrazione con uno dei provider che continua a fornire il servizio gratuitamente, sperando di non scoprire di essere stati vittima della truffa del secondo spid, dove alcuni malintenzionati riuscivano a creare , presso un diverso provider, un secondo spid a insaputa della vittima rubando copie dei documenti: in quel caso se il vostro codice fiscale fosse giá utilizzato il nuovo provider non vi potrebbe rilasciare lo SPID.

    Il problema, è però,  che in assenza di contributi pubblici, sia per spending review che per favorire l’uso di un sistema totalmente senza costi di gestione per lo stato come la carta d’identità elettronica,  i pochi fornitori residui getteranno la spugna nel prossimo futuro e ci troveremo volenti o nolenti a dover pagare un canone annuo, così come successo per la PEC, inizialmente gratuita, che poi qualcuno la rese a pagamento dopo il primo anno e poi divenuta a pagamento senza alternative presso tutti i fornitori.

    E se come per la PEC i piú grandi fornitori del servizio (Poste ed Aruba) sono diventati a pagamento, purtroppo anche i piú piccoli finiranno per seguirli, anche solo per non dover trovarsi a gestire i clienti che si trasferiranno per scappare dal canone annuale.

    L’alternativa è iniziare ad utilizzare, laddove é supportata, al posto dello SPID, la CIE, che non ha bisogno dei servizi, e quindi dei costi, di un ente terzo: il problema é che l’adozione nelle pubbliche amministrazioni è ancora limitata, anche perché piú complessa da implementare, quindi al momento non si risolverebbe il problema al 100%, nonostante le promesse di una implementazione completa entro il 2026 .

    Voi avete uno SPID vittima del canone annuale? Con cosa lo sostituirete?