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  • E’ arrivato il momento di cambiare le gomme?

    Prima o poi arriva il momento per chi ha un’automobile di cambiare i pneumatici del proprio mezzo, vuoi perchè talmente consumate da non passare la revisione, vuoi per una foratura o perchè consigliato dal meccanico, una cosa è certa: bisognerà mettere mano al portafoglio.

    Ma è possibile risparmiare qualcosa? La risposta è SI, ma sempre tenendo a mente che i pneumatici sono l’interfaccia della nostra auto col terreno, quindi una scelta sbagliata può minare la sicurezza, sopratutto sul bagnato oltre a durare meno o essere più rumorosa di una gomma concorrente.

    Innanzitutto il risparmio presuppone un pò di conoscenza e sopratutto non avere urgenza, come nel caso di una foratura lontana di casa dove ci si dovrà affidare alle soluzioni proposte da un gommista che probabilmente non conosciamo, che anche dando per scontato che sia onesto, potrebbe avere una scelta di soluzioni limitata e/o poco conveniente per le nostre esigenze.

    Se invece non si è con l’acqua alla gola, si ha il tempo di farsi fare qualche preventivo, informarsi dell’affidabilità del gommista, della qualità dei prodotti e pure di rivolgersi a internet o ai volantini degli ipermercati per trovare eventuali offerte.

    Il problema è , per chi non è del settore, capire se il prodotto che ci è stato proposto faccia al caso nostro , sia compatibile con la nostra auto, sia di qualità e sia effettivamente conveniente.

    Se ci rivolgiamo a un gommista sicuramente non avremo dubbi sulla compatibilità con la nostra auto, ma quanto a convenienza e, sopratutto se chiediamo la soluzione più economica, a qualità non è detto che sia la soluzione migliore, anche se va valutato caso per caso.

    Ovviamente per poter confrontare una gomma con una concorrente, avremo bisogno di alcune piccole nozioni tecniche e alcuni parametri di valutazione.

    Innanzitutto, specie se ci si rivolge a internet o ai volantini dei supermercati, bisogna individuare la tipologia (estivo, invernale o 4 stagioni) e la misura dei pneumatici adatti alla nostra auto. Questa la si trova stampigliata nel fianco del pneumatico attualmente montato, ed è una sigla del tipo 195/55 R 15 91V che dovrà essere identica sul nuovo pneumatico per essere sicuri che possa essere montata senza problemi.

    Dicevamo del codice del nostro esempio 195/55 R 15 91V , 195 identifica la larghezza in millimetri della gomma, 55 il rapporto percentuale tra altezza e larghezza (in pratica identifica la spalla del pneumatico, piu è basso il numero e più è bassa la spalla) , R 15 il diametro in pollici, 91 l’indice di carico (il peso che può sopportare il pneumatico) e V il codice di velocità (una lettera maggiore identifica la possibilità del pneumatico di sopportare maggiori velocità).

    In realtà è possibile montare pneumatici differenti da quelli montati in precedenza, ma si dovranno rispettare alcune limitazioni: innanzi tutto le misure di pneumatici ammesse per la macchina sono indicate nel libretto di circolazione, quindi la misura delle nuove gomme deve essere necessariamente presente a libretto (sono ammesse alcune deroghe sull’indice di velocità che può essere superiore a quello indicato a libretto, e solo nel caso di gomme invernale è tollerato un’indice di velocità inferiore a condizione di non superare la velocità massima consentita dal pneumatico), e sopratutto dovranno essere compatibili con il cerchio preesistente se non si vuole essere costretti a cambiare i cerchi con altri di differente misura, problema che non si ha mettendo un pneumatico della stessa misura del precedente.

    Ma perchè cambiare misura delle gomme? In realtà le motivazioni sono diverse: per ragioni estetiche (un cerchio più grande e quindi una gomma più grande e con la spalla più bassa è più bello da vedere), per ottimizzare comfort e consumi (una gomma più piccola e quindi con una spalla più alta è piu confortevole nella guida e farà consumare la macchina di meno) ed economici: le misure di gomme più diffuse, quindi montate sul maggior numero di auto, costano meno di gomme con misure meno comuni, dove è minore la concorrenza tra i produttori e la loro reperibilità e quindi i prezzi sono più alti.

    Dicevamo per trovare gomme più economiche, oltre che fare il giro dei gommisti della zona (quelli più grandi e quelli affiliati a qualche catena tendenzialmente avendo più giro dovrebbero avere prezzi migliori, a volte migliori di quelli internet, anche se non è la regola) , si può verificare se nei supermercati le gomme della nostra misura sono in offerta (spesso lo sono nelle misure più comuni nei periodi dell’anno dove vengono messi in promozione a volantino gli accessori per auto) e sui numerosi siti internet che vendono pneumatici online, facendo attenzione a selezionare la misura corretta, e sopratutto scegliendo un sito affidabile.

    Se si acquistano le gomme al supermercato o su internet va considerato il montaggio: generalmente i siti web specializzati in pneumatici e i supermercati hanno uno o più gommisti convenzionati per il montaggio, e a volte il prezzo del servizio è già incluso nel prezzo dei pneumatici o comunque viene effettuato a un prezzo di favore, anche se è possibile che il gommista vi chiederà degli extra per la sostituzione delle valvole o per la convergenza, qualora necessario. Se invece non c’è una convenzione è possibile accordarsi con un qualsiasi gommista per il montaggio, magari cercando chi ci fà il prezzo migliore, tenuto conto non tutti i gommisti accettano di montare gomme non acquistate da loro.

    In fase di confronto, specie sui siti web, a parità di prodotto va verificato se il montaggio è compreso o meno, e se no quale è il prezzo richiesto dal gommista convenzionato, e i costi di spedizione, che può avvenire direttamente dal gommista evitandoci di doverle caricare in auto per farcele montare, facendo attenzione al fatto che la spedizione gratuita sbandierata in molti siti non è sempre valida per tutti gli acquisti (ad esempio se si acquista una sola gomma o se si spedisce verso sud italia, isole o località remote quasi sempre non è compresa).

    Ma dato che il prezzo non è l’unica discriminante nella scelta come è possibile scegliere e confrontare la qualità di una gomma? Sicuramente la notorietà di una marca è un buon inizio: tendenzialmente una gomma di un marchio famoso dovrebbe essere migliore , almeno sulla carta, di uno mai sentito, magari di provenienza cinese: se ci troviamo a scegliere tra due opzioni, magari in emergenza, col marchio famoso si è più tranquilli di non aver preso una fregatura.

    In realtà non sempre è cosi perchè ci sono marchi meno noti che producono gomme di buona qualità, che magari si sono affacciati recentemente sul mercato e fanno prezzi migliori per farsi conoscere, ma come riuscire a farsi un’idea senza essere esperti del settore?

    Fortunatamente ci viene in aiuto la comunità europea che ha previsto una etichetta obbligatoria per la comparazione dei pneumatici, simile a quella per il confronto degli elettrodomestici , dove una lettera da A (la migliore) a G (la peggiore) ci permette di confrontare efficienza nei consumi e aderenza sul bagnato, oltre a indicare la rumorosità di rotolamento in decibel (minore il valore è più sarà silenzioso il pneumatico).

    Ovviamente questa etichetta , anche perchè si basa su una autocertificazione dei produttori, non è un riferimento assoluto: non necessariamente una gomma C è necessariamente molto peggiore di una con la lettera B , ma sicuramente una gomma A è molto migliore di una marchiata G. Considerato che i parametri da confrontare sono 3 (consumi, aderenza, rumorosità) e non uno solo come per gli elettrodomestici, può capitare che una gomma nella media (B o C) su tutti e tre i parametri può essere considerata migliore di un’altra che eccelle in uno ed è molto carente negli altri due.

    Ad ogni modo potendo confrontare più offerte si possono scegliere gomme migliori a parità di prezzo, evitando di prendere per questioni di budget limitato il prodotto più economico proposto dal primo gommista, che potrebbe rivelarsi di qualità particolarmente scarsa e magari offerto allo stesso prezzo di gomme ben superiori reperibili altrove.

  • Come rubare un’automobile

    Come rubare un’automobile

    Rubare un’automobile al giorno d’oggi è una cosa relativamente semplice, meno complessa di quello che si pensi, quello che sono cambiate rispetto al passato sono le competenze tecniche necessarie: se prima erano necessarie doti meccaniche, ora servono competenze elettroniche, al pari di quello che succede nelle officine per le riparazioni.

    Infatti è l’elettronica la chiave di tutto, se all’inizio la complessità di bus e centraline faceva si che rubare le auto fosse diventata un’attività complessa alla portata di pochi esperti, ora con la diffusione della conoscenza e il calo dei prezzi delle attrezzature necessarie , rubare un’auto è diventata una cosa alla portata di molti, specie se si ha familiarità con le nuove tecnologie.

    Un tempo infatti per accedere all’auto era necessario scassinare serrature e/o rompere i vetri per accedere all’auto, col rischio di dare nell’occhio, ora non è più strettamente necessario: per aprire un’auto senza dover mettere mano ad uno spadino basta una ricetrasmittente dal costo di poche decine di euro: impostando la giusta frequenza si va a disturbare il segnale del telecomando dell’auto non consentendo la chiusura delle porte, a quel punto se il legittimo proprietario non si è sincerato della effettiva chiusura  a distanza delle serrature, basterà aprire la porta non appena il malcapitato si sarà allontanato dalla propria auto, consentendo il furto di effetti personali e bagagli.

    Questa tattica è un classico degli autogrill dove la gente in viaggio ha probabilmente in valigia effetti personali preziosi che possono essere trafugati nel tempo di un caffè o di una sosta al bagno. Ovviamente una volta dentro l’auto, se l’obbiettivo è l’auto stessa e non qualcosa contenuta , come bagagli o anche apparecchiature elettroniche come autoradio, sistemi di navigazione o i costosissimi fari a led, servirà un po più di tecnica per avviarla e portarla via.

    Uno dei problemi è infatti l’antifurto satellitare che molte auto montano, diventato molto comune perchè consente la riduzione del premio assicurativo, che trasmette le coordinate GPS con la posizione dell’auto tramite una sim-card come quelle dei telefonini, quando la centralina rileva un’anomalia nell’utilizzo dell’auto, quale un tentativo di furto. Molte di queste centraline sono talmente economiche che sono facili da disattivare o ingannare e delle volte non sono in grado di rilevare il tentativo di furto, ma anche le migliori sono facilmente bypassabili con un apparecchio che scherma il segnale GPS e telefonico , da inserire nell’accendisigari dell’auto, dal costo di un paio di euro.

    L’altro problema è avviare l’auto: se la macchina è  una di quelle che si avvia a pulsante senza blocchetto d’accensione è un gioco da ragazzi: ci si procura una centralina modificata specifica per il modello di auto che si vuole rubare e la si sostituisce a quella originale e si avvierà l’auto con la chiave abbinata alla nostra centralina modificata.

    Se la macchina ha il blocchetto di accensione e/o qualche antifurto meccanico potrà essere necessaria qualche vecchia dote da scassinatore, ma non è sempre così: alcune automobili si avviano anche con un comando dalla porta OBD, quella porta utilizzata dai meccanici per interagire con la centralina dell’auto in fase di riparazione, bypassando il blocchetto di accensione.

    Alcune macchine però hanno sistemi antifurto elettronici più complessi e più difficili da bypassare, ma anche li esistono delle adeguate soluzioni, seppure un po’ più costose: ad esempio se la macchina ha il telecomando di tipo keyless go, di quelli che aprono la macchina se si ha la chiave in tasca e la richiudono quando ci si allontana: se sia ha la possibilità di avvicinarci alla chiave originale, magari se è in casa del malcapitato , ancor meglio se nel muro esterno, o ci si può avvicinare con una scusa (magari un’intervista, un sondaggio, una richiesta di donazione o elemosina, etc.) alla persona che ha con se la chiave, basta un trasmettitore nei pressi della chiave e un complice con un’adeguato ricevitore nei pressi dell’auto, che potrà cosi aprire l’auto, metterla in moto e duplicare il codice della chiave sempre tramite la porta OBD di cui parlavamo poche righe sopra per poterla riavviare quando allontanati dalla chiave originale.

    Ovviamente esistono anche altri sistemi più o meno complessi che servono a bypassare le varie contromisure, ma si sa che vige il detto che fatta la legge trovato l’ingannno, anche se una adeguata contromisura , specie se meccanica , fa perdere tempo prezioso al ladro, che quindi potrebbe desistere e/o riservare le sue attenzioni su una differente preda.

    Il succo del discorso però è che se qualcuno vuole rubare proprio quella macchina troverà il modo di farlo, anche a costo di caricarla su un carroattrezzi o su un rimorchio schermato per farla sparire come si fà per le auto di super lusso, oppure quello di simulare un danno o un piccolo incidente all’auto in marcia dove il malcapitato scenderà per verificare cosa sia successo, e se nella concitazione avrà lasciato le chiavi nel quadro sarà facile mettersi alla guida e rubarla.

    Quindi il consiglio per evitare di farsela rubare è cercare di evitare atteggiamenti sbadati, come non verificare la effettiva chiusura delle portiere o lasciare le chiavi nel quadro quando si scende dall’auto, e cercare di attuare delle contromisure, anche se più o meno blande: dall’antifurto satellitare, al blocca pedali meccanico, alla blindatura della porta OBD  e della centralina dell’auto, al blocco meccanico con chiave del piantone dello sterzo, alla modifica personalizzata dell’accensione: tutta roba che come detto fà perdere tempo al ladro, aumentando il rischio di essere scoperti.

    Un’altra soluzione, che non risolve al 100% il problema è una polizza assicurativa contro il furto, che però generalmente non ripaga dell’intero valore della vettura, e che spesso non copre in determinate situazioni come il furto in aree private come garage o cortili condominiali, e a seconda delle polizze non copre il furto parziale (come quello di impianti audio, navigatori e luci) o danneggiamenti in caso di tentato furto o che comunque ha delle franchigie che non coprono l’intero danno: anche le polizze quindi vanno scelte con cura, verificando per bene cosa è coperto e cosa no, magari preferendo a quella più economica, quella con le maggiori garanzie.

  • E’ arrivato il momento delle auto elettriche?

    In un mondo sempre più attento all’ambiente le auto elettriche destano sicuramente interesse, ma sono la scelta migliore? Ovviamente la risposta non può essere univoca, perchè le esigenze cambiano a seconda delle nostre abitudini, ma la tecnologia delle batterie non ancora sufficientemente sviluppata relegano la convenienza di questo sistema di alimentazione sono ad alcuni casi specifici.

    Infatti sull’elettrico esistono tanti miti su sui pregi e difetti: se è vero che le auto sono silenziose, non è detto che siano davvero ecologiche o economiche come si crede.

    Certamente dire che una macchina elettrica non sia ecologica può sembrare una provocazione ma in realtà non lo è , perchè se è pur vero che non c’è emissione di inquinanti laddove l’auto è utilizzata, va considerato come l’energia che alimenta l’auto è prodotta: se tale energia proviene da un’inquinante centrale a carbone si è solo spostato il problema: anzichè inquinare in città si inquina nei pressi della centrale elettrica, inoltre la produzione e sopratutto lo smaltimento delle batterie è un processo altamente inquinante, tale che se secondo alcuni studi le emissioni complessive di una macchina elettrica nel suo intero ciclo di vita sarebbero addirittura superiori a un’auto diesel se si considera anche la produzione di energia e batterie.

    Ovviamente se le automobili elettriche, le batterie e l’energia che le alimenta e che è stata necessaria per la produzione provengono da fonti pulite e rinnovabili l’impronta sull’ambiente è minore e quindi più sostenibile, ma va anche considerato che la macchina più ecologica è quella che non viene prodotta, perchè l’inquinamento prodotto dallo smaltimento di un’automobile attualmente in circolazione e dalla produzione di una nuova, seppur meno inquinante, tendenzialmente è maggiore del risparmio sulle emissioni tra la nuova auto e quella che va a sostituire, specie se la macchina che si rottama è ancora efficiente e non troppo datata, pertanto già rispondente alle norme anti inquinamento, seppure non nelle ultimissime versioni.

    Anche l’economicità delle auto elettriche è tutta da vedere: sicuramente allo stato attuale una automobile a batterie costa molto di più di una a motore termico, anche se è vero che con una maggiore diffusione di questa tecnologia i costi, per via delle economie di scala, si abbasseranno. Inoltre è probabile ricadere in incentivi vari da parte di case costruttrici, governi e amministrazioni locali che possono abbattere almeno in parte il prezzo di acquisto e la differenza di prezzo con un’auto tradizionale.

    Discorso differente è l’energia elettrica che fa da “carburante” alla nostra auto, se è vero che si può ricaricare in garage attingendo all’impianto elettrico casalingo, magari dotato di un sistema di auto-generazione di energie rinnovabili come un’impianto fotovoltaico o minieolico, è anche vero che bisogna mettere in conto degli adeguamenti all’impianto elettrico, vuoi per l’acquisto di una wallbox per la ricarica dell’auto dal costo di alcune migliaia di euro, sia per l’adeguamento della potenza dell’impianto per permettere ricariche più veloci e l’utilizzo di altre apparecchiature elettriche della casa in contemporanea alla ricarica dell’auto.

    Ovviamente non tutti hanno un garage in casa dove poter ricaricare l’auto (e questo limita la platea di possibili acquirenti delle auto elettriche), ma è possibile ricaricare le proprie automobili alle colonnine pubbliche, ma qui il discorso si complica: se è vero che esistono delle colonnine pubbliche che consentono , a determinate condizioni, la ricarica gratuita delle auto elettriche, generalmente i tempi di ricarica sono molto lunghi, mentre quando le colonnine sono a pagamento i costi non sempre sono competitivi , a parità di chilometraggio, con il costo dei carburanti tradizionali, e le cose peggiorano quando si fa uso di stazioni di ricarica super veloci, dove spesso i costi di ricarica , vuoi anche per la comodità del servizio rapido, sono più esosi di quelli che si avrebbero con un’auto termica.

    A questo discorso vanno tenuti da conto i tempi di ricarica che sono molto più lunghi rispetto a quelli di un’automobile tradizionale di diversi ordini di grandezza: da una mezz’ora necessaria ad una ricarica superveloce alle 24-48 ore necessarie per una completa ricarica lenta casalinga in un’impianto standard, che impongono la necessità di ripensare l’uso dell’auto.

    Sopratutto per l’uso fuori città,  non potendo ricaricare alla bisogna l’autonomia dell’auto in tempi brevi si è costretti a pianificare il viaggio in funzione dei punti di ricarica e del tempo necessario per la ricarica stessa, e questo significa allungare i tempi di viaggio , seppure ottimizzando i tempi morti della ricarica con altre attività come pranzare o fare shopping, va a mancare la libertà di poter decidere all’ultimo secondo come e dove andare, togliendo all’auto il suo storico ruolo di strumento di libertà e finendo paradossalmente quasi a diventare schiavi delle necessità di ricarica dell’auto.

    Un’adeguata rete di colonnine per la ricarica, sopratutto quelle rapide, diventa essenziale per l’uso extra urbano, perchè l’assenza renderebbe impossibile raggiungere determinate destinazioni, o poter tornare a casa in assenza di punti di ricarica, creando un problema di copertura del servizio di mobilità alla stregua del segnale telefonico.

    Va anche considerato che al momento la tassazione delle auto elettriche è conveniente, ma non è detto che lo sia in futuro, perchè il gettito fiscale delle auto termiche che verranno a mancare per il passaggio all’elettrico dovrà essere in qualche modo compensato, e un modo potrebbe essere nella maggiore tassazione dell’energia elettrica, cosa che potrebbe sparigliare i conti sulla convenienza delle auto a batterie.

    Ovviamente con l’evoluzione della tecnologia, con batterie di nuovo tipo magari più capienti , più economiche, più leggere per limitare i consumi e con tempi di ricarica più brevi magari ci si avvicinerà al concetto di un’automobile tradizionale, ma allo stato attuale l’uso di un’auto elettrica presuppone dei compromessi che non tutti hanno la possibilità o la voglia di accettare, seppur animati dal più fervente spirito ecologico.

    Ad ogni modo la tecnologia compie sempre passi da gigante e nuove soluzioni sono all’orizzonte, come le fuel-cell: sostanzialmente delle auto elettriche dove al posto delle batterie è presente un sistema di generazione dell’energia che può essere ricaricato, con idrogeno ad alta pressione, in pochi minuti e che non produce inquinamento, garantendo autonomie comparabili alle automobili tradizionali, ma che al momento soffre di problematiche tecnologiche che non rendono particolarmente sostenibile economicamente la produzione di idrogeno.

    Tante nuove soluzioni, contemporaneamente all’evoluzione delle auto tradizionali, che vuoi per i costi, vuoi per le necessità di ricarica rapida, si ridurranno ma non potranno essere completamente eliminate nel breve periodo, porteranno in un futuro varie tipologie di automobili per rispecchiare diverse esigenze degli utilizzatori creando un mix più vario dell’attuale, rendendo l’elettrico una buona soluzione in ambito di una mobilità cittadina, specie se si ha la possibilità di ricaricare l’auto nel proprio garage, magari lasciando prima al diesel e poi alle fuel-cell il ruolo di tecnologia ideale per le lunghe distanze.

  • Il diesel conviene ancora?

    Se avete in mente di comprare o cambiare auto, sicuramente una delle cose da valutare oltre a prezzo, dimensioni e dotazioni è l’alimentazione del nostro mezzo. Meglio Benzina magari con impianto a GPL o metano, Diesel oppure orientarsi alle ibride o addirittura alle elettriche?

    Se fino a poco tempo fa ci si orientava sui benzina per basse percorrenze (entro i 10-15.000km.) e diesel se si superava quella soglia, ora i conti sono cambiati.

    I diesel infatti per via delle sempre più stringenti norme anti inquinamento richiedono sistemi sempre più complessi per poter non superare i limiti, e questo ha portato all’introduzione di sistemi come il FAP che richiedono una procedura di pulizia del filtro periodica che va fatto a velocità sostenuta per almeno 15/20 minuti, pena dover procedere allo svuotamento del filtro in officina o addirittura la sostituzione del catalizzatore con costi importanti o l’SCR che richiede un’additivo (adblue), che va aggiunto al gasolio in un’apposito serbatoio.

    Se si fa un uso prevalentemente cittadino dell’auto, vanno considerati i blocchi del traffico che colpiscono i diesel, anche i più recenti, più stringenti ci quelli per i benzina, oltre a questo i tragitti brevi cittadini non fanno bene alla longevità di motori pensati per le lunghe percorrenze, ma sopratutto non si avrebbe modo di attuare la procedura di pulizia del FAP, che richiede strada libera a velocità sostenuta, che non può esserci in città con code e semafori, cosa che può portare a seccature ed ingenti spese di manutenzione.

    Inoltre i benzina, grazie al downsizing dovuto all’introduzione di massa del turbo sono sempre più efficienti sia come prestazioni che come consumi,  e  l’erogazione di coppia in basso della turbina li rende più vivaci a bassi regimi rendendoli simili ai diesel. Va anche considerato che generalmente un benzina costa meno sia di acquisto che di manutenzione rispetto a un’omologo a gasolio, quindi anche la soglia chilometrica di convenienza si allunga a favore dei benzina.

    Altro aspetto da considerare è che rispetto a prima le auto a trazione elettrica, sia quelle completamente elettrica che quelle ibride costano molto meno di un tempo e iniziano in certi casi ad essere un’alternativa valida alle classiche benzina e diesel.

    Le ibride sopratutto, che aggiungono un motore elettrico a uno termico, non soffrono di problemi di autonomia e non costano troppo rispetto ai corrispettivi tradizionali, anche perchè ne derivano strettamente, e almeno al momento diventano un toccasana per i blocchi del traffico delle grandi città.

    Le vere elettriche alimentate solo a batteria sono più complesse, costose e spesso soffrono di problemi di ridotta autonomia, che non permettono lunghi viaggi, anche per via dei lunghi tempi necessari alla ricarica (che richiedono dal minimo di una mezzora a diverse ore a seconda di capacità della batteria e voltaggio della rete) ma sono la soluzione ideale per i patiti dell’ambiente che girano spesso in città (anche se a dire il vero andrebbe ben capito quanto e come impatta sull’ambiente la produzione dell’energia e lo smaltimento delle batterie) e dovrebbe garantire anche per il futuro l’esenzione da tasse e blocchi del traffico, oltre alla possibilità di ricaricare la propria auto nel proprio garage, cosa che potrebbe rivelarsi a seconda dei casi, anche in funzione di alcuni incentivi, non solo comodo ma anche molto conveniente.

    Anche GPL e metano sono delle interessanti ed economiche alternative ai combustibili tradizionali, anche se con alcuni contro che vanno comunque valutati. Infatti se è pur vero che la rete di distributori è meno capillare rispetto a gasolio e benzina (e al momento non esistono distributori automatici), che esistono alcune limitazioni nei parcheggi interrati, che necessitano di maggiore manutenzione e collaudi periodici da parte di impiantisti specializzati, che a seconda dei casi si perde spazio nel bagagliaio, ma il costo più basso del carburante fa ammortizzare i costi dell’impianto in breve tempo permettendoci di risparmiare anche la metà rispetto a un pieno tradizionale.

    Un vantaggio dei diesel rispetto ad altre alimentazioni era la maggior tenuta del valore dell’usato, anche in funzione di una presunta maggiore longevità del motore, cosa che potrebbe essere minata in futuro dai sempre più frequenti blocchi del traffico che li colpiscono e la sempre più probabile futura scomparsa dei diesel dal mercato specie nei segmenti più piccoli, per via della poca convenienza economica delle case ad investire per adeguarsi alle sempre più complesse normative ambientali, e dalla maggior convenienza della mobilità elettrica.

    Insomma alla fine, ci sono sempre più elementi e alternative da valutare in funzione dell’uso che si fa dell’auto e dei chilometraggi previsti. A voi la scelta!

  • Acquistare un’auto a rate: fate bene i vostri conti

    L’acquisto di un auto è una spesa importante, che date le cifre in ballo spesso si effettua per mezzo di una finanziaria,cosa che rischia di far aumentare considerevolmente le spese a preventivo, per via del costo degli interessi.

    Infatti spesso anche le campagne di finanziamento a tasso zero, che magari ci hanno fatto scegliere una determinata auto anzichè la concorrente, nascondono gli interessi sotto mentite spoglie: tra spese di incasso, spese di apertura pratica, bolli, assicurazioni più o meno facoltative, servizi accessori come ad esempio la marchiatura dei vetri quello che era un finanziamento senza spese si trasforma in un finanziamento che ha comunque dei costi, spesso non trascurabili.

    C’è infatti da sapere che esistono due tassi di interesse distinti, il TAN, Tasso Annuo Nominale, che rappresenta il solo costo degli interessi finanziari (ed è quello sbandierato nelle pubblicità) e il TAEG, Tasso Annuale Effettivo Globale, che somma agli interessi finanziari anche le varie spese accessorie che si dicevano, quindi mettendo in luce il vero costo del finanziamento.

    A volte un finanziamento a tasso basso o addirittura a tasso zero, può costarci di più di un finanziamento piu onesto dove magari il TAN è più alto, ma non ci sono (o sono particolarmente limitate) le spese extra: per confrontare i tassi infatti va usato esclusivamente il TAEG e non farsi abbindolare dal solo TAN.

    Altra cosa da conoscere sono i tipi di finanziamento: se prima esisteva solo il finanziamento classico dove si pagava un anticipo in contanti (in alcuni casi azzerato in caso di auto non troppo costose) e il resto della macchina veniva spalmato in un certo numero di rate (generalmente con un impegno tra i 2 e i 6 anni), al termine delle quali si era proprietari della vettura, ora esistono formule ben più complicate.

    Infatti per incentivare l’acquisto di automobili sono nate formule fantasiose che un pò per venire incontro alle esigenze di certa clientela , e un pò per dare l’illusione di potersi permettere un’auto più costosa hanno rivoluzionato il concetto stesso di finanziamento.

    Queste formule (a cui ogni casa da un suo nome e una sua peculiarità per distinguersi dalla concorrenza) prevedono generalmente un’anticipo sostanzioso (a seconda delle case circa il 40-50% del valore dell’auto, pagabile anche con il versamento del proprio usato), una rata molto leggera per un periodo di 2 o 3 anni (che copre più che altro gli interessi del finanziamento) , al termine dei quali si può decidere se saldare il rimanente con una maxi rata finale sostanziosa, eventualmente rifinanziabile oppure restituire l’auto perdendo la cifra pagata e rimanendo senza auto (come se si fosse noleggiato la propria auto per quei 2/3 anni avendo speso circa la metà del costo di listino dell’auto), o ancora sostituire l’auto con una nuova della stessa casa con la stessa formula finanziaria.

    Il vantaggio può esserci per chi cambia spesso l’auto ( o che comunque ha intenzione di disfarsi dell’auto dopo i 2-3 anni), e che quindi avrebbe comunque subito la svalutazione dell’usato dopo tale periodo, ma non dovendosi preoccuparsi della rivendita dell’auto, sempre a patto che comunque si abbia un’usato da versare o si possa versare un’anticipo sostanzioso, e che non si superi un determinato chilometraggio annuo, oltre il quale non è possibile aderire a questo tipo di formule.

    Ovviamente anche se non sembra gli interessi ci sono (e a volte sono più esosi di un finanziamento standard, a meno di qualche offerta particolare di talune case automobilistiche, che magari vincola uno sconto importante a questa tipologia di finanziamento) , cosi come si paga per intero il costo della macchina: il meccanismo di tale finanziamento porta erroneamente a pensare di pagare la macchina la metà (quindi magari ci fa puntare ad un’auto più costosa di quella che ci potremmo permettere) data dalla somma di anticipo e minirate, ma in realtà la si paga per intero, sempre che non ce ne si voglia sbarazzare dopo i 2/3 anni.

    Inoltre se si pensa di tenere l’auto a lungo (più dei 2/3 anni del finanziamento base) probabilmente un finanziamento standard ha più senso: si evita la mazzata della maxirata finale , sopratutto se si aveva idea di rifinanziarla,  spesso a tassi non piu agevolati poichè non più legati all’acquisto dell’auto:  finanziandola invece per intero dall’inizio, eventualmente anche allungando la durata del finanziamento o pagando una rata mensile un po più alta si avrà probabilmente un tasso più favorevole, e un costo effettivo dell’auto più basso, e senza avere vincoli di chilometraggio.

    Alla fine la scelta dipende molto dalle esigenze di ognuno, in ogni caso è bene farsi i propri conti con attenzione, dalle scontistiche applicate in virtù dell’adesione a quel particolare finanziamento, ai costi extra relativi al finanziamento stesso e  le eventuali limitazioni, ricordandoci sempre di confrontare le offerte finanziarie con il TAEG e non con il solo TAN.

     

  • Auto: fare il tagliando costa ma fa risparmiare

    Chiunque abbia un’automobile sa che a intervalli regolari (al raggiungimento  di un certo chilometraggio o comunque ogni anno) è previsto dal costruttore dell’auto un’intervento di manutenzione, praticamente obbligatorio, chiamato “tagliando”.

    L’intervento varia da automobile a automobile, e in base al chilometraggio, includerà dei controlli generali sull’efficienza della vettura, la sostituzione o il rabbocco dei liquidi, la pulizia o sostituzione dei filtri e di altre parti soggette ad usura, più alcuni interventi periodici necessari per evitare il cedimento di alcuni organi vitali dell’auto.

    Sostanzialmente fare manutenzione è una mossa vantaggiosa: un’auto trascurata (ad esempio per via di perdite, mancato cambio di olio e filtri) rischia di essere meno efficiente, quindi consumare di più, oltre ad esporsi più facilmente a guasti importanti , la cui riparazione costare anche più del valore della vettura.

    Altro aspetto è legato alla garanzia della vettura: si è obbligati a fare i tagliandi , come da specifica del produttore, per tutta la durata della copertura, pena la decadenza della garanzia stessa. Se questo prima significava rivolgersi esclusivamente presso le concessionarie e le officine autorizzate della casa, da qualche tempo a questa parte , per via di una direttiva della comunità europea, è possibile avvalersi di centri specializzati non facenti parte della rete di assistenza ufficiale, a patto che si rispettino i controlli , le tempistiche e le specifiche relative al tagliando, rilasciate dalla casa costruttrice.

    Ovviamente il costo dei tagliandi in concessionaria è abbastanza esoso, specie per i marchi più prestigiosi, quindi potersi rivolgersi a meccanici ugualmente preparati, ma che non hanno l’insegna della casa può significare un risparmio importante.

    Per questo sono nate delle catene di officine (ad esempio Midas,  A posto, Checkstar, Point Service, Bosch Car Service e simili) dove  è possibile fare il tagliando mantenendo la garanzia della casa , che grazie al coordinamento della sede centrale , permette gli aggiornamenti (sia a livello di formazione del personale, che di software e attrezzature) necessari a mantenere lo status di tagliando “ufficiale”, anche grazie al fatto di essere spesso emanazione di grossi produttori o distributori di componentistica per auto.

    Ovviamente il piano di manutenzione ufficiale a volte è un po troppo premuroso: qualche intervento a volte può essere evitato o rimandato, anche se è bene non tralasciare l’intervento senza un parere del meccanico, pertanto una volta scaduta la garanzia ci si può rivolgere senza problemi al meccanico di fiducia o a quello più comodo senza tante remore.

    Anche qui qualche piccolo consiglio: possibilmente è sempre meglio rivolgersi a un meccanico di fiducia, che volendosi tenere il cliente difficilmente vorrà tirarci una fregatura, magari suggerendo interventi non necessari.

    Altrimenti ,per risparmiare, le stesse catene di officine nominate poco più sopra, spesso fanno delle offerte sugli interventi di manutenzione, quindi sicuramente interpellarli per un preventivo potrebbe essere conveniente, oltre ad avere generalmente un tariffario competitivo.

    A volte poi è possibile risparmiare tramite i siti di coupon (ad esempio Groupon, Groupalia e simili) dove tra i vari deals può capitare anche il tagliando dell’auto presso un meccanico che magari vuole farsi conoscere, consentendoci di fare la manutenzione della nostra auto a prezzi stracciati.

  • Comprare l’auto è una cosa seria

    mercedes benz parked in a row

    Anche se la nostra vena ecologica, o semplicemente il nostro portafoglio ce lo suggerisce al giorno d’oggi difficilmente si riesce a fare a meno di avere almeno un’automobile in famiglia.

    Quindi sia che l’esigenza in famiglia richieda l’acquisto di una nuova autovettura , magari perchè quella attualmente in uso è giunta alla fine dei suoi giorni o non sia conveniente ripararla in seguito a un guasto grave o a un’incidente, sia perchè ci si vuole togliere uno sfizio prima o poi avremo a che fare con l’acquisto di un auto.

    Il dilemma è sempre il solito: nuovo, usato, chilometri zero, aziendale? Dirimerlo dipende molto dalle esigenze e dal budget a disposizione.

    Solo se il budget è risicatissimo l’unica scelta è l’usato, con i rischi che questo comporta: di un’auto usata , a meno di non conoscere personalmente il precedente proprietario , non sappiamo mai perfettamente quanto e come è stata sfruttata, se ha dei problemi, non siamo neanche tanto sicuri del chilometraggio, dato che nonostante sia una truffa taroccare il contachilometri è una pratica comune ai venditori disonesti.

    Ovviamente se abbiamo un meccanico di fiducia che può darci un parere sull’acquisto avremo modo di fare il nostro acquisto in maniera più serena, ma ad ogni modo anche un attento esame della vettura può fare emergere delle magagne che ci possono evitare l’acquisto di un bidone.

    Qualche veloce consiglio è vedere gli accoppiamenti delle lamiere, e la verniciatura degli interni delle portiere: delle irregolarità con il resto della vettura possono nascondere un intervento importante di carrozzeria in seguito ad un incidente.

    La corona del volante, il pomello del cambio e i comandi  degli alzacristalli troppo lucidi, i pedali consumati o sostituiti possono essere sospetti in una macchina con pochi chilometri dichiarati: potemmo trovarci di fronte a una macchina coi chilometri scalati.

    Rumori sospetti sullo scarico, marce che non entrano con facilità o reazioni troppo brusche sulle buche possono nascondere noie meccaniche costose .

    Ad ogni modo un’auto venduta da un concessionario o rivenditore professionale di automobili gode per legge di due anni di garanzia (che possono essere ridotti a uno di comune accordo col venditore), quindi almeno in teoria dovremmo stare tranquilli.

    In realtà in caso di problemi non sempre tutto fila liscio, perchè le parti soggette ad usura non sono comunque in garanzia, ed eventuali rimborsi di interventi meccanici possono non essere pagati per l’intero valore a causa della vetustà del mezzo, specie se l’assistenza viene demandata dal venditore a una società specializzata esterna e non seguita direttamente nella propria officina.

    Ma ovviamente ogni medaglia ha il suo rovescio: un’auto usata costa molto meno di una nuova, perchè ha già scontato la svalutazione: si compra con una cifra inferiore, e dovendola rivendere non si svaluterà più di tanto, mentre l’auto nuova appena mette le ruote fuori dalla concessionaria perde generalmente dal 20 al 30% del suo valore.

    Se si ha la fortuna di trovare l’usato giusto il risparmio è tanto, e magari ci si può permettere un auto più grande o più sfiziosa rispetto a quella avremmo potuto prendere nuova con lo stesso budget.

    Se invece siamo sfortunati il rischio è di dover fare frequenti visite dal meccanico , e ciò può significare spese impreviste  anche di una certa entità, specie se magari abbiamo preso un macchinone che da nuovo costava cifre importanti.

    Nel limbo tra nuove e usate troviamo le aziendali e le chilometri zero: le prime sono degli usati giovani e con pochi chilometri, provenienti da flotte aziendali o  autonoleggi, che rinnovano con frequenza il proprio parco auto. Il vantaggio è che essendo l’auto semi nuova, probabilmente godrà ancora della garanzia residua della casa, e ad ogni modo  il precedente proprietario non ha avuto il tempo di maltrattarla fino al suo limite (anche se  sapendo di non doverla tenere a lungo potrebbe aver fatto quei pochi chilometri nei peggiori modi possibili…)

    Troviamo poi le chilometri zero: formalmente sono degli usati, in realtà sono auto nuove immatricolate dalle case o dai concessionari per raggiungere determinati obiettivi di vendita (che magari danno diritto a delle scontistiche per  il concessionario o permettono di non perdere la concessione del marchio), che vengono rivendute a prezzo scontato in virtù del fatto che hanno qualche mese di immatricolazione sulle spalle e già un proprietario sul libretto.

    Sul nuovo esistono poi delle marche low cost che hanno a listino modelli a prezzi più bassi della diretta concorrenza (per via di progettazione datata o comunque semplificata,  costruzione in paesi in via di sviluppo e dotazioni ridotte all’osso)  e  dei modelli a fine carriera (che si rivelano un’ottima scelta se non abbiamo in mente di rivendere a breve la nostra vettura, visto che con l’arrivo del nuovo modello subirà una maggiore svalutazione rispetto al modello appena arrivato sul mercato) o poco richiesti dal mercato che godono di elevate scontistiche sul prezzo di listino.

    Quindi il mercato mette a disposizione varie combinazioni, sta a noi trovare quella combacia al meglio con le nostre esigenze, i nostri gusti e sopratutto con il  budget a nostra disposizione.

    Ricordiamoci però di una cosa: l’acquisto della macchina è una cosa seria, non stiamo comprando un paio di scarpe che possiamo dimenticare nella scarpiera quanto ci hanno stufato: quella che compriamo ci deve piacere veramente, perchè avremo a che fare con lei quotidianamente e per lungo tempo, ed essendo un bene costoso non è semplice cambiarla o comprarne una nuova se ci accorgiamo che non ci piace più, sia per la svalutazione che per i costi , importanti, del passaggio di proprietà, quindi è bene cercare di indovinare per quanto possibile la nostra scelta per evitare di pentirsene una volta portata a casa.

  • Risparmiare con l’assicurazione auto

    Se abbiamo un’automobile, una delle poche spese irrinunciabili è l’assicurazione auto, e sfortunatamente una delle più care, sia come spesa generale che in confronti di altri paesi.

    Infatti in Italia, a causa di truffe e scorrettezze varie perpetrate ai danni delle assicurazioni, le stesse sono costrette ad aumentare i premi , e in alcune zone d’Italia ritenute più a rischio, generalmente al Sud, le cifre sono talmente elevate da rendere quasi impossibile assicurare la propria vettura, specie se neopatentati.

    Per questa ragione riuscire a risparmiare sulla polizza, significa alleggerirsi le spese di un peso importante.

    Sostanzialmente per risparmiare possiamo usare varie tecniche: ridurre le garanzie, scatola nera, decreto Bersani, assicurazione storica, assicurazione online, contrattare.

    La  prima tecnica è quella di ridurre le garanzie non obbligatorie: tenendo i massimali minimi di legge, levando le polizze accessorie come furto e incendio, atti vandalici, polizza cristalli, infortunio del conducente, tutela legale, assistenza stradale, etc. si abbassano i premi, ma anche le garanzie fornite: sul piano dei costi può essere una buona idea, ma se malauguratamente dovesse servirci quella copertura potremmo maledire quei pochi euro risparmiati: è una valutazione quindi da ponderare molto bene.

    Magari il furto e incendio è bene averlo su una macchina nuova, superati i tre o quattro anni di età, in considerazione del fatto che in caso di sinistro verrà ripagato il valore dell’auto sul mercato dell’usato, se volessimo avere una auto nuova dovremmo comunque aggiungere una cifra importante al rimborso dell’assicurazione. A volte poi può essere conveniente prendere questa garanzia direttamente dal concessionario, combinandolo con il finanziamento dell’auto, grazie a delle convenzioni spesso  è possibile ridurre considerevolmente il premio, integrandolo con la rata della macchina.

    Per atti vandalici e polizza cristalli dipende un pò dalla zona in cui parcheggiamo di solito la nostra auto, e dalle strade che frequentiamo: se siamo sufficientemente sicuri che non avremmo bisogno, considerata anche la franchigia potremmo anche decidere di fare a meno di questa garanzia.

    Per l’assistenza stradale verifichiamo che non sia compresa con l’acquisto dell’auto: sulle auto nuove alcune le case automobilistiche regalano questo servizio per i primi anni di vita, sarebbe sciocco pagare due volte questo servizio. Inoltre potremmo avere l’assistenza stradale con la tessera dell’ACI o facendo il check-up dell’auto durante le campagne promozionali stagionali.

    Potemmo inoltre risparmiare qualche soldo, scegliendo il pagamento in un’unica soluzione: frazionandolo semestralmente o trimestralmente si pagano degli interessi che avendo la disponibilità dell’intero premio annuale potremmo evitare di pagare.

    Se stiamo stipulando una nuova polizza senza spostare l’assicurazione da un’auto precedentemente posseduta in famiglia, possiamo avvalerci del cosiddetto “Decreto Bersani”, che consente di ereditare la classe di merito da un nostro familiare convivente presente nello stato di famiglia, evitando così di entrare in 14 classe. Ovviamente il premio non sarà lo stesso che pagherebbe il nostro familiare, perchè le assicurazioni in mancanza di continuità assicurativa nell’attestato di rischio applicano dei sovrapprezzi, ma comunque, potendolo fare, il gioco vale la candela (quanto meno dopo i 5 anni spariranno le tracce della Bersani dall’attestato, permettendoci di raggiungere la migliore tariffa, se non si sono fatti incidenti, con nove anni di anticipo).

    Altra possibilità per risparmiare, da verificare col proprio assicuratore, sono le formule di assicurazione a chilometraggio e/o con scatola nera: tali formule moderne consentono dei risparmi se si usa poco l’autovettura (generalmente sotto i 10.000 km l’anno), oppure se si accetta l’installazione di una scatola nera sulla propria autovettura, che registrando tutti gli spostamenti dell’auto permette alle assicurazioni di tutelarsi meglio contro eventuali truffe, permettendo quindi di praticare prezzi più contenuti.

    Se la nostra macchina avesse almeno vent’anni ed è in buone condizioni potrebbe essere un’idea farla diventare un veicolo storico: le assicurazioni per tali veicoli sono molto meno esose, poichè si presume se ne faccia un’uso sporadico. L’operazione richiede un pò di burocrazia, ma permette dei considerevoli risparmi se rientriamo nei parametri previsti.

    Quello che probabilmente è il metodo migliore per risparmiare è rivolgersi alle compagnie telefoniche o via internet: tali compagnie , generalmente costole di grandi gruppi assicurativi, riescono a praticare dei prezzi più bassi, poichè fanno a meno della rete commerciale, sostituita da internet e call center. Il problema , è che non avendo un interlocutore diretto che ci attende in agenzia, in caso di problemi sarà un po più complesso districarsi, ma generalmente il risparmio fa soprassedere queste mancate comodità, considerato il risparmio che si fa considerevole alla prima stipula (grazie a promozioni , buoni acquisto, e sconti speciali reperibili su internet), un pò meno al rinnovo.

    Ma non è sempre detto che l’assicurazione telefonica sia l’opzione migliore, conviene sempre fare un confronto, per questo ci viene d’aiuto uno strumento messo a disposizione dall’IVASS, l’istituto di vigilanza sulle assicurazioni e dal ministero dello sviluppo economico, chiamato TuoPreventivatore , un sito web dove  inserendo i dati che troviamo sull’ultimo attestato di rischio e sul libretto dell’auto ci manderà per e-mail in maniera automatica i preventivi di tutte le compagnie assicurative , consentendoci di scegliere la più economica.

    In aggiunta a questo servizio statale, limitato alla sola RCA, ne esistono di più raffinati, che consentono di preventivare anche le garanzie accessorie (i vari Facile, Segugio, Chiarezza, 6Sicuro,  ComparaMeglio, Assicurazione.it, Cercassicurazioni, etc. di cui spesso vediamo gli spot in televisione), che operando come dei broker, possono ottenere delle scontistiche extra rispetto al premio standard richiesto dalla compagnia, specie sulle assicurazioni telematiche.

    Ad ogni modo dopo un confronto e con dei preventivi più convenienti in mano potremmo sempre andare dal nostro assicuratore e negoziare uno sconto superiore minacciandolo di passare a un’altra compagnia, solitamente i margini per poter ridurre il nostro premio esistono, anche se non è detto che possa scendere sino alla cifra del nostro migliore preventivo: se cosi non fosse basterà cambiare assicurazione, tralaltro non è neanche più necessario mandare una disdetta a quella attuale: per effetto di una recente normativa  la polizza decade automaticamente se non si paga il rinnovo.